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Eudes

[MI 111] Voci

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Commento - Prompt di mezzanotte

 

  Ho tanti personaggi che mi affollano la mente e che non riesco a controllare. A dire il vero, la maggior parte nemmeno mi sta simpatica. Ho la testa intasata da draghi che bruciano tutto, vampiri crudeli e affamati, uomini ridicoli e donne improbabili. Saranno anche frutto della mia fantasia, ma io non faccio altro che subirli, loro e le loro storie, senza riuscire a impormi. A trattenerli quando vorrei che restassero o viceversa. Vanno e vengono, fanno e disfano a piacer loro, interagiscono, si scannano, ogni tanto mi consultano ma il più delle volte neanche mi danno retta. Semplicemente, i meandri del mio cervello sono diventati il loro parco giochi.

 

  E pensare che io non amo il fantasy, l'horror e nessuno dei generi a cui, fossi capace di immortalarli su carta, questi tipi apparterebbero. Non so chi li mandi o cosa cerchino da me. Non credo vogliano esistere, nel qual caso si sarebbero rivolti alla persona sbagliata. Non sono capace di raccontare la mia di storia, figuriamoci le loro. E poi mi fanno paura. Ma, più di tutti, tra i mostri della mia mente, a farmi paura sono Marika e il Cavaliere. Marika è una donna bellissima, sensuale e senza pudore, con i capelli rossi e talmente lunghi da arrivare fin quasi al fondoschiena. Si muove nel mio mondo molto meglio di quando riesca a fare io. È sicura e seducente e si porta a letto tutti gli uomini che desidera e che abitano questo strano posto, preferendo quelli a cui, per motivi a me ignoti, finisco per affezionarmi.

 

  Quelli, lo so, prova maggior gusto a trattarli crudelmente. Si lascia guardare mentre fa l'amore, sa che la guardo, anzi fa di tutto affinché io guardi, sembra godere di più. Più dei draghi e dei vampiri, vorrei che ad andarsene fosse lei, invece nulla. Ad affollare la mia testa c'è anche un Cavaliere Nero, una figura simile a quella dei racconti gotici, col viso coperto da un elmo e il corpo avvolto in un mantello. Porta con sé diverse armi, tra cui una lancia, un mazzafrusto e la spada con le quali ogni tanto fa fuori quelli che definisce personaggi di troppo. In modo, ghigna, da ristabilire un mio equilibrio mentale. Secondo lui, dovrei anche ringraziarlo. Gli ho chiesto di far sparire anche Marika, ma niente. Lei non la tocca, non per farle del male almeno. Al massimo ne uccide gli amanti.

 

  Un paio li ha uccisi trafiggendoli proprio mentre facevano sesso con lei. Marika non ha battuto ciglio; ha scansato quei corpi divenuti inermi e si è ripulita del sangue che le era scivolato addosso; poi rivestendosi, si è lasciata aiutare dal cavaliere per montare in groppa al suo cavallo: mi ha guardato, ha accennato un sorriso e sono usciti di scena. Questa donna mi ossessiona, vorrei sparisse dalla mia mente eppure sento al tempo stesso di subirne il fascino, nonostante mi faccia paura.

Ma a terrorizzarmi più di tutto è la possibilità che Marika sia io.

 

  Una volta credevo di no, non era possibile, al massimo potevo essere stato uno dei suoi mille amanti, uno che magari aveva tentato di suicidarsi per lei, e che quella fosse la causa per cui mi trovo qui, ora. Il problema è che non ricordo niente di me, del mio passato, neanche se io sia uomo o donna. Né ho la possibilità di accertarmene, guardandomi allo specchio. Marika domina i miei pensieri, e questo mi lasciava supporre fossero quelli di un uomo. Di un uomo che quella donna ha fatto impazzire, spingendolo al suicidio.

 

  Ma poi ho percepito qualcosa, come una voce lontana, chiedere a chissà chi «ma non crepa mai, questa?», e da lì ho iniziato a capire. Sono in coma e dovrei essere donna. Ho forse parenti ma, a quanto sembra, non troppo entusiasti dalla possibilità che io mi riprenda. Forse è per questo che episodi simili sono accaduti raramente e certe voci le ho percepite di rado: vengono a trovarmi in pochi, e neanche troppo spesso. E nelle rare occasioni in cui ho percepito le voci, non ho mai sentito nessuno pronunciare il mio nome. Per questo ho il timore che Marika sia una proiezione di me stessa. O forse è solo un alter ego, di ciò che vorrei essere o essere stata. Le macchine che mi tengono in vita rilevano un'attività cerebrale più o meno intensa ma il mio corpo non reagisce a nessuno stimolo. Da quel che ne so, anche i miei occhi sono chiusi.

 

  È come se fossi in un lungo sogno da cui non riesco a svegliarmi. Come se avessi perso la cognizione del tempo tuttavia, se non ho capito male, sono due anni che verso in queste condizioni. Una volta ho sentito confabulare qualcuno, forse i dottori, se non fosse il caso di spegnere i macchinari. Tanto non viene a trovarmi mai nessuno, e per l'ospedale sto diventando un costo eccessivo. Mi hanno sbattuta in un'area piuttosto solitaria e, per non correre il rischio che qualche malintenzionato possa intrufolarsi furtivamente dentro, le finestre sono quasi sempre chiuse e le tapparelle abbassate. Sembra ci siano stati dei ladri in passato, così ora nessuno vuole prendersi la responsabilità di lasciare aperte le finestre di settori incustoditi. Le aprono giusto quel tanto che basta per far cambiare l'aria, o durante l’orario dei visitatori. Ma più trascorrono i giorni, meno persone vengono a trovarmi. Inganno il mio tempo così, vagando tra le mie fantasie e i miei incubi nel buio più assoluto. Mi chiedo se abbia davvero il diritto di lamentarmene, o se questa non sia una condizione comune a tutti gli esseri umani: cercare tracce tra le proprie follie per capire chi siamo.

 

  Ignoro cosa mi sia successo, so a malapena di essere finita in coma circa due anni fa. E, dopo un periodo non so quanto lungo di incoscienza totale, la mia mente riesce quantomeno a pensare. Pensa cose strane ma pensa, ed è popolata soprattutto dalle mie paure. Il mio corpo invece ha smesso di rispondere al mio controllo, così per gli altri è impossibile capire mi stia succedendo.

 

  Se fossi capace, mi creerei un mondo su misura, ambientato nell'epoca vittoriana e con personaggi alla Jane Austen, popolato da affascinanti donzelle, facoltosi gentiluomini e simpatiche canaglie. Eppure, ogni volta che ci provo, arrivano Marika e gli altri a rovinare tutto. Così ho desistito. Del resto ho ormai capito che mi conviene tenermi i miei demoni così come sono perché, in un mondo in cui tutti mi hanno lasciato sola, la mia immaginazione, nonostante i suoi limiti, è l'unica a ricordarmi di essere viva. Una volta pensavo che quei mostri mi affollassero la testa perché per loro era l'unica possibilità di avere qualche forma di esistenza. Ormai sono del parere opposto, vengono a ricordarmi che sono io ad esistere ancora.

 

  Vivo sospesa tra inquietanti mostri immaginari e gente che non so davvero chi sia, presumibilmente parenti e personale medico a cui devo la vita. Ma coi mostri ho imparato a conviverci, la paura di affrontarli mi dà il coraggio di non cedervi; sono gli altri ad angosciarmi di più. Con loro sono inerme, tremo all'idea tanto che possano stufarsi di me a tal punto da decidere un giorno di staccare la spina.

 

 

 

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46 minuti fa, Eudes ha detto:

vampiri crudeli e affamati

forse è meglio "assetati": i vampiri classici si nutrono di sangue. Anche se è la loro forma di sostentamento, più che "mangiare", "bevono", quindi assetati si sposa meglio col bere.

 

49 minuti fa, Eudes ha detto:

A trattenerli quando vorrei che restassero o viceversa

Non riesco a trattenerli quando...

 

50 minuti fa, Eudes ha detto:

Semplicemente, i meandri del mio cervello sono diventati il loro parco giochi.

Bell'immagine.

 

51 minuti fa, Eudes ha detto:

Marika

Mi sa che è intervenuto l'inconscio collettivo (questa la capirai poi :P )

 

53 minuti fa, Eudes ha detto:

Più dei draghi e dei vampiri, vorrei che ad andarsene fosse lei, invece nulla.

Più dei draghi e dei vampiri, vorrei che ad andarsene fosse lei; invece nulla.

 

55 minuti fa, Eudes ha detto:

Porta con sé diverse armi, tra cui una lancia, un mazzafrusto e la spada con le quali ogni tanto fa fuori quelli che definisce personaggi di troppo

Porta con sé diverse armi, tra cui una lancia, un mazzafrusto e una spada, con le quali ogni tanto fa fuori i personaggi che definisce di troppo

 

56 minuti fa, Eudes ha detto:

In modo, ghigna, da ristabilire un mio equilibrio mentale.

In modo, dice ghignando, da ristabilire un mio equilibrio mentale.

 

58 minuti fa, Eudes ha detto:

Una volta credevo di no, non era possibile, al massimo potevo essere stato uno dei suoi mille amanti, uno che magari aveva tentato di suicidarsi per lei, e che quella fosse la causa per cui mi trovo qui, ora.

Una volta credevo di no, che non era possibile; al massimo potevo essere stato uno dei suoi mille amanti, uno che magari aveva tentato di suicidarsi per lei, e che quella fosse la causa per cui mi trovo qui, ora.

 

1 ora fa, Eudes ha detto:

È come se fossi in un lungo sogno da cui non riesco a svegliarmi. Come se avessi perso la cognizione del tempo tuttavia, se non ho capito male, sono due anni che verso in queste condizioni.

È come se fossi in un lungo sogno da cui non riesco a svegliarmi, come se avessi perso la cognizione del tempo; tuttavia, se non ho capito male, sono due anni che verso in queste condizioni.

 

1 ora fa, Eudes ha detto:

Il mio corpo invece ha smesso di rispondere al mio controllo, così per gli altri è impossibile capire mi stia succedendo.

Il mio corpo invece ha smesso di rispondere al mio controllo, così per gli altri è impossibile capire cosa mi stia succedendo.

 

1 ora fa, Eudes ha detto:

Con loro sono inerme, tremo all'idea tanto che possano stufarsi di me a tal punto da  e decidere un giorno di staccare la spina.

 

Ho apprezzato il brano e l'ho trovato ben sviluppato. Molto apprezzata e ben sviluppata l'idea che non siamo noi a creare i personaggi, ma che siano entità a sé stanti che prendono vita e di cui noi siamo solo spettatori (chi scrive capisce cosa sta venendo detto); proiezioni dell'inconscio o quant'altro non importa: sono qualcosa fuori dal nostro controllo. Forse non vanno controllati, ma solo accettati, come fa la protagonista del racconto. Bella la parte in cui mostri come questi personaggi immaginari, con le loro particolarità, stranezze e crudeltà, abbiano più umanità dei veri uomini che, come spesso mostra la realtà, sono i veri mostri.

Un bel testo, maturo e profondo. Per me traccia centrata.

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2 ore fa, Eudes ha detto:

Si muove nel mio mondo molto meglio di quando quanto riesca a fare io.

 

2 ore fa, Eudes ha detto:

tremo all'idea tanto che possano stufarsi di me a tal punto da decidere un giorno di staccare la spina.

 

Ciao @Eudes, ti ho segnalato un paio di refusi. Il testo si potrebbe analizzare più nel dettaglio ma preferisco concentrarmi sul contenuto.

 

Il racconto appartiene a quel particolare filone che indaga il rapporto tra l'autore e la sua creazione. Siamo noi a dar vita a qualcosa, o qualcosa di preesistente bussa alla nostra parte col desiderio di essere ascoltato e raccontato? Nel finale offri la tua chiave di lettura, lucida e ragionata. Il tutto viene calato in un contesto di isolamento sociale e familiare. La protagonista, quando assume consapevolezza di sé, dice in modo esplicito che teme le persone che la circondano più di quanto non tema le creature del suo immaginario.

 

La narrazione in prima persona, l'unica possibile per un racconto di questo tipo, secondo me ben si adatta al personaggio e a ciò che intendi comunicare. Il testo è ammantato da un alone di tristezza e disillusione, o almeno io ho percepito questo. È come se per la protagonista la propria immaginazione finisse per essere l'unico rifugio sicuro, l'unico posto che le dia serenità e conforto da una vita che non la soddisfa. Questo è quanto ho colto leggendo il racconto.

 

Nel complesso, trovo che si possa lavorare sulla forma per correggere qualche imperfezione (e questo è un discorso sempre valido, per qualsiasi testo). Sul contenuto, credo si tratti di una visione abbastanza personale sul mondo del fantastico, dell'immaginario. Non so se ci sia dentro anche qualche traccia di autobiografia, ma suppongo che ci sia quanto meno una tua precisa visione delle cose.

 

Rispetto al tema, forse non si riesce ad avvertire lo scivolamento dalla realtà alla fantasia, o viceversa. O almeno questa è stata la mia sensazione. Tuttavia, considerando i tuoi dubbi, penso di poter dire che il tema del fantastico/onirico sia ben presente e che si affianchi agli sporadici sprazzi di realtà.

 

A rileggerti!

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17 ore fa, Eudes ha detto:

non faccio altro che subirli, loro e le loro storie

...non faccio altro che subire loro, e le loro storie (mi sembra più agile, che ne dici?’

 

17 ore fa, Eudes ha detto:

impormi. A trattenerli

...a impormi o a trattenerli... (dato che fa parte dello stesso periodo)

 

17 ore fa, Eudes ha detto:

E pensare che io non amo il fantasy, l'horror e nessuno dei generi a cui, fossi capace di immortalarli su carta, questi tipi apparterebbero.

...a cui questi tipi apparterrebbero se (solo) fossi capace... (per semplificare)

 

17 ore fa, Eudes ha detto:

rossi e talm

...rossi, talmente

 

17 ore fa, Eudes ha detto:

meglio di quando riesca a fare io

meglio di quanto...

 

Commento

Ciao, @Eudes

Ho sospeso le segnalazioni, preferisco parlarti del contenuto.

Se il tuo intento era portarmi nel cervello di una persona in coma, ci sei riuscito perfettamente. Personaggi grotteschi, eroi, rivisitazioni oniriche fanno compagnia a un guscio tenuto in vita malvolentieri perchè è di peso, costa alla Sanità Pubblica (che notoriamente non spreca...). Da brividi che non abbia uno straccio di parente, un amico che gli tenga la mano. Non so se sei in tema, io ti ho letto volentieri.

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23 ore fa, Eudes ha detto:

Mi chiedo se abbia davvero il diritto di lamentarmene, o se questa non sia una condizione comune a tutti gli esseri umani: cercare tracce tra le proprie follie per capire chi siamo.

Segnalo la frase perché questo dubbio apre una nuova chiave di interpretazione al pezzo.

Che è ben concepito e scritto molto bene, nessun dubbio al riguardo e mi sento di fare un'unica osservazione, molto personale. Giudicherai tu quale peso attribuirle, magari zero, sempre che riesca a spiegarmi bene.

In effetti la storia si dipana: prima la presenza dei personaggi, poi i dubbi su di loro, poi quelli su se stesso/a, dato che chi narra non ricorda neppure il proprio sesso, poi la scoperta del coma, l'abbandono in una stanza solitaria, il desiderio di nuovi sogni.

Tutto ciò confligge in qualche modo con il tempo presente, un lago immoto senza tempo come il coma, senza sensazioni e senza ricordi, dove sembra che tutto sia successo in passato.

Cerco si spiegarmi con qualche esempio:

23 ore fa, Eudes ha detto:

Ma a terrorizzarmi più di tutto è la possibilità che Marika sia io

23 ore fa, Eudes ha detto:

Il problema è che non ricordo niente di me, del mio passato, neanche se io sia uomo o donna.

 

23 ore fa, Eudes ha detto:

Marika domina i miei pensieri, e questo mi lasciava supporre fossero quelli di un uomo. Di un uomo che quella donna ha fatto impazzire, spingendolo al suicidio.

 

23 ore fa, Eudes ha detto:

Ma poi ho percepito qualcosa, come una voce lontana, chiedere a chissà chi «ma non crepa mai, questa?», e da lì ho iniziato a capire. Sono in coma e dovrei essere donna.

 

23 ore fa, Eudes ha detto:

Come se avessi perso la cognizione del tempo tuttavia, se non ho capito male, sono due anni che verso in queste condizioni

 

23 ore fa, Eudes ha detto:

Ignoro cosa mi sia successo, so a malapena di essere finita in coma circa due anni fa.

 

Insomma, secondo me la sequenza temporale non è sempre chiara e logica e non si capisce bene a che punto è l'io narrante. Probabilmente il tempo passato potrebbe aiutare.

Peccati veniali, però, un bel racconto.

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Alle 8/4/2018 at 18:04, Eudes ha detto:

Vanno e vengono, fanno e disfano a piacer loro, interagiscono, si scannano, ogni tanto mi consultano ma il più delle volte neanche mi danno retta. Semplicemente, i meandri del mio cervello sono diventati il loro parco giochi.

molto vero ogni tanto, in realtà è anche una situazione molto interessante

Alle 8/4/2018 at 18:04, Eudes ha detto:

E pensare che io non amo il fantasy, l'horror e nessuno dei generi a cui, fossi capace di immortalarli su carta, questi tipi apparterebbero.

questa frase per me è complicata, forse se mettessi un se prima di fosse, scorrerebbe meglio

Alle 8/4/2018 at 18:04, Eudes ha detto:

Si muove nel mio mondo molto meglio di quando riesca a fare io.

quanto

Alle 8/4/2018 at 18:04, Eudes ha detto:

«ma non crepa mai, questa?», e da lì ho iniziato a capire. Sono in coma e dovrei essere donna.

questo mi confonde un po'. Mi sembra difficile che da un coma e immersi in un mondo popolato come quello che hai descritto il/la protagonista riesca a capire che questa voce viene dall'esterno e di essere in coma. Perché dovrebbe essere donna? Non ho capito questo. Dopo questa frase comincia una parte in cui ci sono troppe informazioni sull'esterno che non capisco come faccia a sapere, mi sa che c'è lo zampino dell'autore. Mi piace la prima persona, anche perché forse sarebbe difficile parlare dell'interno di una mente in altro modo. In realtà tutto il racconto è come un'emersione della sua coscienza dalla stessa coscienza. Mi è piaciuto e mi affascina l'idea, forse avrei fatto meno supposizioni su quello che potrebbe essere successo concentrandomi di più su quello che si sente, sia a livello uditivo che  di sensazioni, però io forse sono andata troppo oltre perché il finale non fa presagire nulla di buono. Bel racconto @Eudes, mi è piaciuto, anche se l'ho trovato difficile.

 

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Ciao, Eudes! :)

Davvero un bel racconto. Non ho osservazioni da fare, mi è piaciuto molto leggerlo. Ho trovato ben resi i demoni della protagonista e lo sviluppo del suo pensiero.

Complimenti! Alla prossima :D

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Ciao @Eudes 

ma cosa mangi tu per farti venire in mente questi racconti? :)

 

Alle ‎08‎/‎04‎/‎2018 at 17:04, Eudes ha detto:

Si lascia guardare mentre fa l'amore, sa che la guardo, anzi fa di tutto affinché io guardi,

le donne così non fanno all'amore lo sai? Le donne così scopano e basta.

Alle ‎08‎/‎04‎/‎2018 at 17:04, Eudes ha detto:

Ma a terrorizzarmi più di tutto è la possibilità che Marika sia io.

Gran colpo di scena!

Mi è piaciuto il tuo racconto, contorto e grottesco. Bello!

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@Eudes Ciao:)

Meglio staccare la spina o vivere inerme con i propri mostri?

Inquietante risposta del protagonista. Forse è un mostro anche lui.

Gran bel racconto. Bravo(y)

 

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ciao @Eudes:)

 

Mi è piaciuto molto il tuo racconto. L'ho trovato inquietante al punto giusto, ee si fa forma andando avanti nel testo. Fino alla scoperta del corpo che giace su un letto senza riconoscersi. Al punto di non sapere se è uomo o donna. Non avrei indirizzato la mia comprensione in tal senso, leggevo pensando mi presentassi un mondo fantasy per riportarmi nella realtà. Quindi mi hai sorpresa.

 

Anche tu in prima persona, eh? Anche io. Per te, però, la scelta era più obbligata. L'immaginazione, popolata dagli esseri che descrivi, alla fine sono l'unica realtà possibile per questa donna, mentale vita vera, è l'unica a non essere più. Resta sognata, forse. Immaginata. Anche il passaggio dall'una all'altra dimensione viene presentato in una forma che li amalgama in continuazione, nel senso che non sono separate, ma sembrano convivere in uno scivolamento continuo una dentro l'altra. Non so se è una pecca o una grande virtù. Perché a me sembrano passaggi difficile da presentare...

 

Se volevi trasmettere inquietudine, isolamento e forte senso di claustrofobia, con me ci sei riuscito alla perfezione.

Alla prossima, caro Eudes. :rosa:

Salud 

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Alle 8/4/2018 at 17:04, Eudes ha detto:

Si muove nel mio mondo molto meglio di quando riesca a fare io.

Di quanto, refuso

 

Ciao @Eudes! Il racconto mi è piaciuto tanto, come contenuto, un po' meno come forma. Avrei suddiviso diversamente i paragrafi, in alcuni passaggi, andando a capo. E avrei spostato qualche virgola. Ma è una questione di gusti e ho preferito non fare segnalazioni perché sono, appunto, inerzie. 

Mi piace in particolar modo come hai depistato il lettore sin dall'inizio, quando sembra di trovarsi di fronte a una specie di metaracconto in cui l'autore parla di personaggi che popolano la sua testa, dei semplici frutti della sua immaginazione. E arrivata alla parte che anticipa il finale, mi sono sorpresa piacevolmente perché non avevo pensato potesse trattarsi di una persona ricoverata in ospedale. Bello, e piuttosto inquietante aggiungerei, questo non riconoscersi più né avere la certezza se si è un uomo o una donna. Non so quanto rispecchi la realtà di una persona in coma, ma alla fine dei conti non è che importi molto. Né influenza il giudizio complessivo. Piaciuto, piaciuto assai. Bravo. 

 

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Alle 9/4/2018 at 17:45, Kikki ha detto:

questo mi confonde un po'. Mi sembra difficile che da un coma e immersi in un mondo popolato come quello che hai descritto il/la protagonista riesca a capire che questa voce viene dall'esterno e di essere in coma. Perché dovrebbe essere donna?

Proprio perché la voce che ode dice "ma non crepa mai, questA?". Questa, quindi al femminile.

Però hai ragione che lo stato di emersione dalla condizione immaginaria a quella reale si potesse gestire meglio. Da questo punto di vista, sia il tuo che il commento di Macleo mi hanno dato spunti preziosi per procedere in tal senso.

 

Ma grazie anche a tutti gli altri, per i consigli e l'apprezzamento. Non me l'aspettavo, ma mi fa piacere sia piaciuto.

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Ciao @Eudes!

Per quanto riguarda il brano l'ho trovato piacevole e ben sviluppato. La mia unica perplessità è che più che onirico (tema indiscutibilmente presente eh) mi è parso una descrizione di uno stato di costrizione. Cerco di spiegarmi meglio: mi sarebbe forse piaciuto sapere di più circa questi esseri e su come agiscono rispetto alla condizione della protagonista. 

Ho trovato interessanti le due presenze. Le ho trovate molto azzeccate e mi hanno fornito un richiamo alle due energie che spingono l'individuo ad agire: Eros e Thanatos.

Nel complesso mi è piaciuto, quella perplessità riguarda l'attinenza al tema onirico che ripeto, l'ho percepito ma forse strideva un po' il fatto che anche la protanista potesse riconoscere quegli esseri come estranei alla realtà (tanto da contestarli) anzichè il percepirli come concreti e reali. Cosa che forse mi avrebbe coinvolto di più in quella sua condizione. Chiaramente è puro gusto personale e nulla di più :) 

Ciao, a rileggerti!

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Gran bel racconto, @Eudes. Mi ha colto di sorpresa la condizione comatosa della protagonista dopo la prima parte, in cui ero convinto che si trattasse di un autore che non riesce a immaginare quello che vuole. Così come il suo essere donna. Hai nascosto abilmente gli elementi principali e li hai svelati piano, con intelligenza.

C'è il tuo tocco sensibile e pacato, la capacità di fornire spunti di riflessioni in poche cartelle. Anche la forma è la tua, pacata. Ti avvolge piano e ti culla.

Rimane un retrogusto amaro.

Ho notato alcune cosucce in lettura, vedi se possono esserti utili i miei appunti.

 

Alle 08/04/2018 at 17:04, Eudes ha detto:

fanno e disfano a piacer loro, interagiscono, si scannano,

Si combattono il registro, questi "piacer loro" e "scannano". Ma il verbo scannarsi ci sta bene, in questo contesto. Ti suggerisco di cambiare in "loro piacere".

 

Alle 08/04/2018 at 17:04, Eudes ha detto:

Semplicemente, i meandri del mio cervello sono diventati il loro parco giochi.

Non serve l'intercalare in apertura di periodo.

 

Alle 08/04/2018 at 17:04, Eudes ha detto:

E pensare che io non amo il fantasy, l'horror e nessuno dei generi a cui, fossi capace di immortalarli su carta, questi tipi apparterebbero

Indovina cosa ti suggerisco? :D Di spostare l'inciso a fine frase.

 

Alle 08/04/2018 at 17:04, Eudes ha detto:

Ma, più di tutti, tra i mostri della mia mente, a farmi paura sono Marika e il Cavaliere.

La prima virgola è di troppo.

 

Alle 08/04/2018 at 17:04, Eudes ha detto:

Il mio corpo invece ha smesso di rispondere al mio controllo

Doppio "mio". Il primo è sacrificabile.

 

Alle 08/04/2018 at 17:04, Eudes ha detto:

la paura di affrontarli mi dà il coraggio di non cedervi

"Cedervi" non mi sembra corretto. "Cedergli" o "cedere loro" dovrebbe essere la soluzione giusta.

 

Alle 08/04/2018 at 17:04, Eudes ha detto:

Così ho desistito. Del resto ho ormai capito che mi conviene tenermi i miei demoni così come sono perché, in un mondo in cui tutti mi hanno lasciato sola, la mia immaginazione, nonostante i suoi limiti, è l'unica a ricordarmi di essere viva. Una volta pensavo che quei mostri mi affollassero la testa perché per loro era l'unica possibilità di avere qualche forma di esistenza. Ormai sono del parere opposto, vengono a ricordarmi che sono io ad esistere ancora.

Gran bella riflessione.

 

Realismo onirico fatto come si deve. Con tanto di colpo di scena, in qualche modo. Complimenti.

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