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Alypia

Riflessi

Post raccomandati

commento 

 

Partiti

sono i treni

partiti

sono i giorni

e io strido di

lamiera

nonostante i canti

del vino

nonostante gli incontri

di sera

 

Invano è

questo mio cercare

sulle sedie occupate

e sulle sedie sgombre

nei profili delle ombre

delle ombre

 

Non ti troverò che quaggiù

dentro questi pozzi profondi

stentando a riconoscerti.

 

poem_sounds_download.jpg

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@Alypia

 

Che bella poesia! A me è piaciuta e ti lascio solo questa impressione generale.

 

Il tema dei treni, poeticamente, è uno dei miei preferiti...

 

Mi ha molto colpito nonché  l'ho trovato originale questo inserimento dell'immagine dello "stridere di lamiera"... questa sorta di urlo sommesso nella poesia, fra i canti e il vino... riporta alla realtà che impatta nei sogni (o viceversa)... riporta gli incidenti lungo un percorso amato quanto idealizzato... almeno questa è l'impressione che mi ha rimandato.

18 ore fa, Alypia ha detto:

e io strido di

lamiera

 

Il tema è poi l'infinita ricerca... io ovviamente ci ho visto dell'amore verso una persona... ma nuovamente con un senso della realtà a far da padrone, o forse a sottolineare quanto forte sia l'elemento della crescita e dell'esperienza... come dire: si continua a sognare, consci però che la risposta non è "riconoscibile", o meglio definitiva, ma in qualche modo continuamente sfuggente, come un treno che riprende la sua corsa e lo si s'insegue, lo s'insegue... e un po', ci s'invecchia anche.

 

Questa ripetizione "delle ombre" è  poi molto particolare... alla prima lettura non ci ho fatto caso e mi era sembrato di leggere "nelle ombre" a fine verso. A prescindere (tieni poi presente che io non m'intendo tecnicamente di poesia) leggendolo e rileggendolo mi suona molto bene e mi piace, non so perché... però se analizzo logicamente noto questa ripetizione...

18 ore fa, Alypia ha detto:

Invano è

questo mio cercare

sulle sedie occupate

e sulle sedie sgombre

nei profili delle ombre

delle ombre

 

Tutta la poesia è molto musicale... anche quel "incontri" risuona bene, quasi in rima, tondo, ci si sofferma su.

18 ore fa, Alypia ha detto:

sono i giorni

e io strido di

lamiera

nonostante i canti

del vino

nonostante gli incontri

 

Complimenti e ciao!

 

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Ciao@AndC , mi fa molto piacere ritrovarti a commentare una mia poesia. Come al solito riesci in modo molto naturale e spontaneo a calartici dentro, a trovarci dei significati in cui mi ritrovo appieno: 

15 ore fa, AndC ha detto:

 

Il tema è poi l'infinita ricerca... io ovviamente ci ho visto dell'amore verso una persona... ma nuovamente con un senso della realtà a far da padrone, o forse a sottolineare quanto forte sia l'elemento della crescita e dell'esperienza... come dire: si continua a sognare, consci però che la risposta non è "riconoscibile", o meglio definitiva, ma in qualche modo continuamente sfuggente, come un treno che riprende la sua corsa e lo si s'insegue, lo s'insegue... e un po', ci s'invecchia anche.

 Non ti sfugge proprio niente, eh?;):bandiera:

Comunque, ritornando a fare i seri, lo stridere di lamiera per me è il dolore sottile e acuto della mancanza. Non chiedermi perché, ma non avrei saputo spiegare questa sensazione in nessun altro modo. Mi piace comunque anche il tuo urlo sommesso della poesia. :)

16 ore fa, AndC ha detto:

Questa ripetizione "delle ombre" è  poi molto particolare... alla prima lettura non ci ho fatto caso e mi era sembrato di leggere "nelle ombre" a fine verso. A prescindere (tieni poi presente che io non m'intendo tecnicamente di poesia) leggendolo e rileggendolo mi suona molto bene e mi piace, non so perché... però se analizzo logicamente noto questa ripetizione...

Alle 4/4/2018 at 02:43, Alypia ha detto:

Invano è

questo mio cercare

sulle sedie occupate

e sulle sedie sgombre

nei profili delle ombre

delle ombre

 

Pensa che nella prima stesura ne avevo messe addirittura 3 di delle ombre! Il ripetere questa frase a oltranza è come il continuare a cercare una persona all'infinito, una sorta di eco della ricerca, disperato, fino a quando non trovi più niente, solo ombre di ombre di ombre di ombre... fantasmi. Ecco. Un po' così.

Ti ringrazio molto dei complimenti e sono contenta di aver beneficiato ancora una volta della tua sensibilità.

Ciao andc, a presto! :sss:

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Ospite ire70

Ciao @Alypia, mi colpiscono sempre le tue poesie;

in questa leggo una ricerca continua, e ancora impossibile da fermare, di qualcuno che è andato via (probabilmente lontano, dato che la poesia comincia con treni che partono). Trovo che le tre parti siano bene equilibrate: la prima espone la situazione: il tempo e le cose sono cambiate, c'è una lontananza/separazione e qualcuno che ancora stride di lamiera -  bellissima immagine, efficace e quasi onomatopeica  in quel grido strozzato e contorto di dolore - nonostante  si cerchi di ricominciare con la vita normale (incontri, uscite); la seconda parte analizza meglio la ricerca vana, ricerca che avviene ovunque, col pensiero (le sedie sgombre per me indicano una ricerca quasi ossessiva),  perfino, come dicevi tu, nelle ombre di altre ombre, come una sorta di gioco degli specchi; la terza parte chiude con l'amara presa di coscienza: solo nei pozzi profondi dei miei pensieri ti potrò ritrovare, ma quasi non ti riconoscerò.

Come sempre, delle tue poesie mi piace la (solo) apparente semplicità, la brevità e un modo molto diretto, sincero e coinvolgente di espressione.

Farei soltanto due  cambiamenti, sempre ovviamente da prendere come un qualcosa di relativo al gusto personale: il secondo delle ombre lo metterei  visivamente sfasato rispetto al primo, come fosse proprio l'ombra dell'ombra, così:

 

e sulle sedie sgombre

nei profili delle ombre

                           delle ombre

 

e poi, all'inizio,  il verbo partiti così solitario e subito ripetuto mi evoca qualcosa di troppo 'scattante' preferirei un attacco più lento, meno forte, per cui io comincerei così:

 

Sono partiti

i treni

sono partiti

i giorni

...              

Una bella poesia: lo stridore doloroso di quella ricerca è arrivato a chi legge! Ciao Alypia, alla prossima!

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Ciao @IreneM , grazie per il tuo passaggio e per le belle cose che mi dici: :)

1 ora fa, IreneM ha detto:

Come sempre, delle tue poesie mi piace la (solo) apparente semplicità, la brevità e un modo molto diretto, sincero e coinvolgente di espressione.

Mi colpisce, in te come in @AndC la capacità di capire cosa mi frulla nel cervello quando scrivo certe poesie. A volte mi sento talmente ermetica che non credo che molte persone capiscano. Ma non per una mancanza di fiducia nelle persone, ci mancherebbe, solo per una complessità mia. Quindi. Mi fa molto molto piacere essere compresa, un po' come quando da piccola ti nascondevi troppo bene e non ti trovavano. Lì per lì ti piaceva, poi alla fine volevi essere scovata, che ti sentivi troppo sola nel tuo nascondiglio perfetto. Ecco, una cosa così.

I tuoi mi sembrano ottimi suggerimenti

1 ora fa, IreneM ha detto:

e sulle sedie sgombre

nei profili delle ombre

                           delle ombre

 

Questo poi mi piace da morire, un po' surrealista. Magari forse dovrei metterne altri, sennò da solo soffre di solitudine;)

Anche il tuo suggerimento per l'incipit mi sembra molto valido.

Sono contenta che questo stridere di lamiera sia arrivato anche a te. In effetti è l'immagine (sull'onomatopeico non ci avevo pensato, è vero, la lamiera fa striiii!) che anche a me piace di più.

Grazie, a presto! :sss:

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Alle 5/4/2018 at 14:13, Alypia ha detto:

Pensa che nella prima stesura ne avevo messe addirittura 3 di delle ombre! Il ripetere questa frase a oltranza è come il continuare a cercare una persona all'infinito, una sorta di eco della ricerca, disperato, fino a quando non trovi più niente, solo ombre di ombre di ombre di ombre... fantasmi.

Sì, capisco. E richiamare l'eco è molto espressivo.

Però trovo che dal punto di vista formale quel passo lo preferirei così:

Invano è

questo mio cercare

ombre

sulle sedie occupate

e sulle sedie sgombre

nei profili delle ombre

 

Noto che non usi segni d'interpunzione. È una scelta stilistica che non discuto, ma io in questi versi ne sento fortemente la mancanza:

Invano è

questo mio cercare

ombre

sulle sedie occupate,

e sulle sedie sgombre,

nei profili delle ombre.

 

Trovo che siano proprio espressività e cadenza a richiedere le due virgole e il punto fermo. Ma - come ti dicevo - non possono comparire "dal nulla" tre segni d'interpunzione in una poesia che per scelta stilistica non ne prevede.

 

Per il resto non ho molto da dire: è un componimento che mi piace e che riesce a raggiungermi dentro. Proprio quello che cerco leggendo poesia.

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Ciao @queffe , grazie del passaggio e dei suggerimenti.

Alle 7/4/2018 at 19:28, queffe ha detto:

Invano è

questo mio cercare

ombre

sulle sedie occupate

e sulle sedie sgombre

nei profili delle ombre

Questa strofa, messa così, mi sembra più equilibrata dal punto di vista musicale. Mi perde però un po' questa cosa dell'eco. Ma capisco che può non piacere o funzionare. 

Alle 7/4/2018 at 19:28, queffe ha detto:

Trovo che siano proprio espressività e cadenza a richiedere le due virgole e il punto fermo. Ma - come ti dicevo - non possono comparire "dal nulla" tre segni d'interpunzione in una poesia che per scelta stilistica non ne prevede.

Rileggendo la poesia, dopo il tuo suggerimento , devo riconoscere che hai ragione. Negli ultimi anni ho scelto di non usare la punteggiatura nelle poesie, ma in questo caso forse dovrei fare un' eccezione. Nella prima e nell'ultima strofa se ne sente meno il bisogno, secondo me, ma nella seconda (sia nella mia versione che nelle tua) sì. Quindi, come giustamente dici tu, non può essere una modifica isolata dal resto.

 

Alle 7/4/2018 at 19:28, queffe ha detto:

Per il resto non ho molto da dire: è un componimento che mi piace e che riesce a raggiungermi dentro. Proprio quello che cerco leggendo poesia.

 

Sono contenta che questo testo ti abbia raggiunto dentro. Anche io cerco principalmente questo in una poesia.

Grazie ancora per gli ottimi suggerimenti Queffe. Spero di beneficiarne ancora. Ciao.:)

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Ciao, 

a me la poesia è piaciuta perché fin dall'inizio ci sono dei richiami sonori interni: "canti-incontri" è quello più evidente, ma anche "treni" e "giorni"; questi richiami, come rime celate, mi coinvolgono nella lettura di un testo poetico.

"Io strido di lamiera" è un po' il cuore della poesia, credo, perché si avverte una sofferenza, quasi una frattura tra tempi diversi, luoghi diversi, passato e futuro.

Non ci sono più treni, non ci sono più passeggeri, però riecheggia ancora lo stridore della lamiera, ed è l'Io poetico che stride in prima persona. Come se per un

attimo ti fossi fatta anche tu, treno.

Poi c'è un climax ascendente verso il concetto del niente, dell'indefinito che si fa sempre più indefinito: prima ci sono "sedie occupate", che diventano "sedie sgombre";

poi rimangono solo sagome, "profili di ombre", di fantasmi; qualcosa insomma che assomiglia al niente, ma una leggere linea di definizione ancora ce l'ha.

Poi, infine, tutto si oscura sempre di più, e ci si cala nei pozzi profondi. 

Il suono dei canti, il sapore del vino, la vista delle persone incontrate di sera.

Tutto svanisce, tutto si spegne, tutto è stato vano.

Rimane il dubbio se in quello "stentando a riconoscerti" tu avrai la possibilità di riconoscerlo davvero, nonostante l'oscurità! 

 

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Ciao@Baucimonstra1987 , scusami se non ti ho risposto subito, ma ho avuto un po' da fare. Sono contenta che questa poesia ti sia piaciuta e che tu l'abbia trovata musicale. Sì, mi sono divertita un po' con le rime e un po' con le assonanze. Non sempre ne faccio uso.

Alle 10/4/2018 at 21:22, Baucimonstra1987 ha detto:

si avverte una sofferenza, quasi una frattura tra tempi diversi, luoghi diversi, passato e futuro.

Hai capito perfettamente quello che volevo esprimere. Proprio una sofferenza in luoghi e tempi diversi.

 

Alle 10/4/2018 at 21:22, Baucimonstra1987 ha detto:

Poi, infine, tutto si oscura sempre di più, e ci si cala nei pozzi profondi. 

Il suono dei canti, il sapore del vino, la vista delle persone incontrate di sera.

Tutto svanisce, tutto si spegne, tutto è stato vano.

Rimane il dubbio se in quello "stentando a riconoscerti" tu avrai la possibilità di riconoscerlo davvero, nonostante l'oscurità! 

 

Anche qui hai colto appieno il senso. Nello stentando a riconoscerti chissà. A volte si cerca da così tanto tempo che alla fine non si sa più nemmeno cosa si cerca oppure ci s'imbatte in qualcosa di estraneo che nobilita oppure al contrario vanifica la ricerca.

Grazie ancora per il tuo passaggio e i tuoi commenti! Ciao! :sss:

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Mamma mia, bellissima poesia, @Alypia

Non ho molto da aggiungere all'analisi dettagliata che hanno già fatto i miei 'colleghi', ma un contributo personalissimo volevo darlo. Ovvero, mi daresti il permesso di aggiungere la tua poesia a Sana Poetica (ovvero trasformare la tua poesia in un'elaborazione audio)?

Per favoooooreeee

shrek+gatto.jpg

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Ciao @Nerio, ma certo, per me è un onore! Mettila pure! Ho ascoltato qualcosa su Sana Poetica e mi sembrano dei bellissimi lavori. Sono proprio curiosa di assistere a questa contaminazione artistica!!!

Mi fai un grande regalo, grazie Nerio.:sss:

A presto!

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Buondì :D@Alypia

 

molto bella questa poesia, scorrevole e con una buona struttura. Vedo un riflesso triste .

 

Alle 4/4/2018 at 02:43, Alypia ha detto:

Partiti

sono i treni

 

Alle 4/4/2018 at 02:43, Alypia ha detto:

partiti

sono i giorni

 

Alle 4/4/2018 at 02:43, Alypia ha detto:

e io strido di

lamiera

nonostante i canti

del vino

 

Alle 4/4/2018 at 02:43, Alypia ha detto:

nonostante gli incontri Non ripetere nonostante

di sera

Noto che manca la punteggia. Io lo avrei diviso questo verso:

 

Alle 4/4/2018 at 02:43, Alypia ha detto:

Invano è

questo mio cercare

sulle sedie occupate

e sulle sedie sgombre

nei profili delle ombre

delle ombre

 

Non ti troverò che quaggiù

dentro questi pozzi profondi

stentando a riconoscerti.

Cerca ma non trova nulla. Forse "qualcosa" trova in una pozzanghera ma è troppo fragile per riflettere un immagine importante.

 

A rileggerti.

Floriana

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Grazie del passaggio @Floriana ! Sono contenta ti sia piaciuta questa poesia. Ii tuo suggerimento di togliere il secondo nonostante lo trovo azzecatissimo! 

A risentirci!!!:)

 

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Questa poesia a me pare una ballata. Inserendo note diventa un canto.  Lo stridore da l'idea della ferita che ognuno di noi ha. Interessante il ripetersi delle parole...

partiti..partiti

Sedie piene. .

Sedie vuote. .

Posso chiedere perché questa ripetizione?

Permette crea armonia rileggendola. 

 

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Ciao @giuseppina.quitadamoe grazie del passaggio!  Sì, effettivamente anch'io trovo questa poesia molto musicale. Non so dirti bene perché ho usato tutte queste ripetizioni, forse...mi servivano per la mia musica interiore. Non sono sempre consapevole di ciò che scrivo in poesia. Comunque devo dire che questa è una poesia (come molte di quelle che scrivo) di ricerca, nel senso che l'ho scritta per capire qualcosa di me, di quello che sento. Forse tutte queste ripetizioni mi sono servite a prendere tempo e coraggio per scavare sempre più a fondo. Prendila così. :)

Grazie ancora!

 

 

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Non esiste un non-luogo più spietato del treno: per pochi minuti delle loro vite, perfetti sconosciuti, con le loro esistenze lontane e irraggiungibili, sono costretti a conoscersi e confrontarsi. Per pochi minuti o magari qualcosa di più, ma solo per dividersi, una volta conclusa la parentesi del viaggio. E a chi questo viaggio lo vorrebbe continuarlo ancora e magari scoprire meglio lo/la sconosciuto/a davanti, non resta che tenersi aggrappato a quel vago ricordo di vita intravista e poi subito persa. Come l'istantanea di un paesaggio, visto fuori dal finestrino.

Non esiste un non-luogo più crudele del treno... per questo il frammento di Sana Poetica che segue, non poteva che essere registrato a bordo di un interegionale

(Giusto per rendere il tutto ancora più atroce :asd: )

 

 

Bravissima @Alypia:o

Hai saputo racchiudere in questo frammento di anima dolorante, tutta la disperazione, ma anche la bellezza fugace, di un passaggio in treno.

Poi, con un sapiente e maestoso rovesciamento di significato, hai spinto il ragionamento più avanti di quei pochi metri quadrati di vagone e sei andata oltre.

E ci hai lasciato intendere che la pausa che intercorre fra un viaggio e l'altro è essa stessa come un viaggio: sempre di fretta, mai comoda, mai in grado di farci capire dove stiamo andando.

Brividi...

 

Ti ringrazio ancora di avermi permesso di trasformarla in Sana Poetica :love: 

Spero ti piaccia Handel e il suo 'Adagio & Staccato'. Altrimenti...

Non ci scusiamo per il disagio

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Ciao @Nerio , che dire... Sono onorata. Hai fatto un bellissimo lavoro. Ottima la scelta della musica e l'idea del rumore del treno (ma davvero l'hai registrato su un inter regionale? O_O:D). In effetti il tutto così mirabilmente e genialmente condito amplifica il "disagio" di questa poesia. Mi piace da morire. E ne sono fiera. Letta da te mi sembra più bella come un quadro, non voglio dire mediocre ma tranquillo, acquista valore incastonato in una cornice lussoreggiante. Che sei bravissimo a leggere te lo avranno detto in molti, quindi ...che te lo dico a fare? ;)

Ancora grazie del tuo dono.:sss: (Che include anche il tuo commento, tipo questa roba qui: 

21 ore fa, Nerio ha detto:

Poi, con un sapiente e maestoso rovesciamento di significato, hai spinto il ragionamento più avanti di quei pochi metri quadrati di vagone e sei andata oltre.

)

:rosa:

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Ciao alypia
Una delle poesie più belle lette fino ad ora.
sembra cominciare con un abbandonarsi al circostante in modo malinconico
poi scrivi invano è questo mio cercare
arrivando a cercare nei profili delle ombre delle ombre
concludendo con
Non ti troverò che quaggiù
dentro questi pozzi profondi
stentando a riconoscerti
(qui a dire il vero mi hai quasi spiazzato)
Sono passato da un qualcosa che è andato via quasi fisicamente diciamo "Un amore?" forse, a un qualcosa che non si riconosce più (dentro questi pozzi profondi mi lascia un punto di domanda sul "vero" significato , ma bella così)
Solo complimenti
ciao
 

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Ciao @Andrea Libertà, grazie del tuo passaggio e dei complimenti. Sono contenta che la poesia ti sia piaciuta. Il mio "stentare a riconoscerti" è un po' come quando sai di aver idealizzato qualcuno e, andando a ricercarlo nella memoria, lo ritrovi diverso, forse come realmente era.  E questa cosa può essere spiazzante. :)

Grazie ancora, Francesco. 

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Ciao @_Alba_Chiara_ , grazie del passaggio! Sono contenta che ti sia piaciuta. :) Le occasioni perse, chissà... i treni che si allontanano... un po' come alcune cose della vita che vanno così veloci che non le puoi acchiappare.

Ah, la nostalgia... buona solo per scrivere.._.O_-;)

Grazie ancora, Alba Chiara!

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Sarà il mio tono d'umore nero,ma le poesie malinconiche mi catturano.

 

Il tema centrale è il tempo che passa lasciando un senso di vuoto.

I treni mi sembrano le occasioni perdute,inevitabili

 

Partiti

sono i treni

partiti

sono i giorni

e io strido di

lamiera

 

tutto questa nonostante le occasioni di gioia (i canti) non siano mancati gli incontri,non un abisso di solitudine,ma il lento logorio del tempo,che gradatamente spoglia l'albero della vita di tutte le sue foglie lentamente,lasciando il posto a una tenue malinconia che forse non è nient'altro che una colla che mette la nostra anima per fare stare insieme il puzzle della vita che perde i pezzi.

Dovevano arrivarne di nuovi e ricomporli e invece quei pochi che ci sono vengono portati via.

 

nonostante i canti

del vino

nonostante gli incontri

di sera

 

Invano è

questo mio cercare

sulle sedie occupate

e sulle sedie sgombre

nei profili delle ombre

delle ombre

 

Non ti troverò che quaggiù

dentro questi pozzi profondi

stentando a riconoscerti.

 

Le sedie sono ormai vuote,rimane l'eco dei treni che sono partiti.

Bello questa ricerca del perduto nelle ombre.

 

Non ti troverò che quaggiù

dentro questi pozzi profondi

stentando a riconoscerti.

 

Non c'è molto da commentare nel finale:è perfetto,un piccolo capolavoro.

Il pozzo profondo l'abisso è tutto ciò che rimane.

A rileggerti.

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Ciao @Ginseng , scusami per il ritardo, ma  ho avuto delle giornate piene, che non mi hanno concesso il tempo di dare la meritata attenzione a bei commenti come il tuo. Ti ringrazio prima di tutto per il passaggio e per i complimenti! :)

Il 1/6/2018 alle 00:09, Ginseng ha detto:

Sarà il mio tono d'umore nero,ma le poesie malinconiche mi catturano.

Anche io come te sono attratta da scritti che vibrano con il mio umore. Credo sia un po' come quando trovi una persona con cui ti senti a tuo agio e godi dell'incontro. Che non deve essere necessariamente allegro o di evasione. 

 

Il 1/6/2018 alle 00:09, Ginseng ha detto:

,ma il lento logorio del tempo,che gradatamente spoglia l'albero della vita di tutte le sue foglie lentamente,lasciando il posto a una tenue malinconia che forse non è nient'altro che una colla che mette la nostra anima per fare stare insieme il puzzle della vita che perde i pezzi.

Il tempo che passa senza pietà è un tema in cui tutti più o meno ci riconosciamo. Bella la tua metafora sulla malinconia, molto poetica. Mi piace molto quando una persona viene ispirata da una poesia per scrivere cose così, è come un flusso, anzi, meglio, un passarsi la staffetta di una torcia per non far spengere il fuoco. Penso che anche scrivere sia un altro modo che la nostra anima s'inventa per "far stare insieme il puzzle della vita che perde i pezzi".

 

Il 1/6/2018 alle 00:09, Ginseng ha detto:

Non c'è molto da commentare nel finale:è perfetto,un piccolo capolavoro.

Il pozzo profondo l'abisso è tutto ciò che rimane.

Grazie! :rosa:

Ancora grazie Ginseng e a presto! :)

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Ciao @Alypia! Partiamo subito dal presupposto che mi piace quando si riesce a scrivere poesia senza sfruttare l’utilizzo della punteggiatura e basando del tutto la scorrevolezza del testo su un accorto utilizzo delle pause e della lunghezza dei versi.

Mi sembra che il tema generale sia la ricerca di qualcosa di inarrivabile, qualcosa che sfugge a qualsiasi forma di definizione concreta e finita.

Ho apprezzato particolarmente strido di lamiera, che pare si ricolleghi alla presenza dei treni al v.2, intendendo forse che lo strumento di spostamento fisico della ricerca sono proprio questi particolari mezzi di trasporto. Del resto ciò mi pare confermato, almeno in parte, dalla seconda strofa. Il treno, forse più di altri mezzi, è quello per eccellenza più straniante: una moltitudine di persone raggruppate che si trova per caso nello stesso luogo, impossibilitate a creare collegamenti stabili gli uni dei confronti degli altri. È l’apoteosi dell’apersonalità (concedimi il “neologismo”) più pura. Tanto è straniante la scena che descrivi che mi pare quasi che la ricerca verta sulla propria identità. Forse il riferimento ad un “tu” generico nell’ultima strofa nasconde il tentativo di riferirsi a sé stessi?

Un’altra cosa che mi incuriosisce, ancora una volta nella strofa seconda, è la costruzione adoperata per il verbo “cercare”, perché a primo sguardo pare tu non gli abbia collegato alcun oggetto. Mi chiedo se delle ombre, in chiusura di strofa, non fosse una semplice ripetizione della parte conclusiva del verso precedente, ma il completamento della valenza del verbo di cui sopra. Se così fosse, ciò che viene ricercato sarebbero ombre.

Per dare una conclusione breve, mi sembra che i pozzi profondi di cui parli siano luoghi inabissati dell’anima, accordandomi ovviamente alla lettura personale che ho dato del tuo testo.

Comunque sia, una poesia davvero molto evocativa, complimenti!

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Dunque

 

A @Hero Haze è piaciuta particolarmente questa poesia, in quanto:

 

Secondo lui gli elementi per mezzo dei quali cerchi di evocare un pensiero o un sentimento non si rifanno a una dimensione astratta, bensì ad immagini presenti, nitide e ben distinte nell'immaginario collettivo (ad esempio i treni, la vita notturna, le sedie ecc...).

 

Nel procedere viene a verificarsi un callifonico e piacevole climax ascendente per quanto riguarda la lunghezza dei versi, o delle espressioni, elemento chiave della musicalità generale di un testo poetico che non andrebbe mai trascurato.

 

Lo colpisce particolarmente la ripetizione di termini come "partite" o "nonostante", "sedie", "ombre" ecc... In quanto secondo lui creano una studiata ripetizione che porta ad una situazione di stallo per sfociare in un verso di spicco che quindi rimane meglio impresso e colpisce di più.

 

 

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Caro@FrancescoCh , grazie del tuo passaggio e dell'apprezzamento. 

Il 6/6/2018 alle 23:36, FrancescoCh ha detto:

Mi sembra che il tema generale sia la ricerca di qualcosa di inarrivabile, qualcosa che sfugge a qualsiasi forma di definizione concreta e finita.

é la ricerca di qualcuno che non c'è più e che lo puoi ritrovare solo nei tuoi ricordi, ma mutato, irriconoscibile. Forse come realmente era prima che tu lo idealizzassi.

 

Il 6/6/2018 alle 23:36, FrancescoCh ha detto:

Tanto è straniante la scena che descrivi che mi pare quasi che la ricerca verta sulla propria identità. Forse il riferimento ad un “tu” generico nell’ultima strofa nasconde il tentativo di riferirsi a sé stessi?

Interessante questa tua interpretazione: forse spesso quando ci riferiamo ad altri ci proiettiamo in loro. Perché no. ;)

 

Il 6/6/2018 alle 23:36, FrancescoCh ha detto:

Un’altra cosa che mi incuriosisce, ancora una volta nella strofa seconda, è la costruzione adoperata per il verbo “cercare”, perché a primo sguardo pare tu non gli abbia collegato alcun oggetto. Mi chiedo se delle ombre, in chiusura di strofa, non fosse una semplice ripetizione della parte conclusiva del verso precedente, ma il completamento della valenza del verbo di cui sopra. Se così fosse, ciò che viene ricercato sarebbero ombre.

Il verbo cercare si riferisce e collega alla seconda persona dell'ultima strofa: Non ti troverò che quaggiù... Ma capisco che forse può non essere chiaro, inizialmente, infatti, avevo scritto questo mio cercarti.

Il 6/6/2018 alle 23:36, FrancescoCh ha detto:

i pozzi profondi di cui parli siano luoghi inabissati dell’anima

Mi sa che è proprio così, Francesco!

Grazie ancora, e a presto! 

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