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Niko

Casa editrice o Self Publishing? È questo il problema

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Mi sono reso conto che qualsiasi discussione si apra sull'editoria in generale, molti utenti e Case Editrici finiscano poi per dibattere, con toni più o meno accesi, su quale strada sia meglio percorrere. Un po' di tempo fa ho scritto un articolo al riguardo; lo riporto qui, così da fornire una base per un dibattito (prego di mantenere toni civili e rispettare le opinioni altrui).

Sottolineo che queste sono mie personali considerazioni: che spero siano utili per lasciare che si formi un'idea chiara nelle testa di ognuno di voi, anche se in parte o completamente diversa dalla mia.

 

Quindi, veniamo alla domanda.

Self publishing o Casa Editrice tradizione? Entrambi hanno pro e contro; dipende da quello cui si aspira e quali necessità si hanno. Faccio una breve lista soggettiva di Pro e Contro delle due realtà.

Editoria tradizionale (Casa Editrice)

Pro

  • È basata su un sistema ben preciso e collaudato (che poi questo possa funzionare male è un altro discorso).

  • Teoricamente* dovrebbe affiancare/sostituire l'autore nella fase di pre-pubblicazione (correzione di bozza, editing, impaginazione, grafica di copertina) e fornire questi servizi in modo del tutto gratuito.

  • La casa editrice si occupa interamente della fase di pubblicazione (cartacea e/o digitale).

  • Teoricamente* dovrebbe affiancare/sostituire l'autore nella fase di post-pubblicazione (promozione, distribuzionevendita).

  • La media e la grande editoria hanno a disposizione mezzi quasi (attenzione al quasi) mai raggiungibili dal singolo autore che si autopubblica.

  • È possibile (e dovrebbe essere sempre così) pubblicare senza spendere nemmeno 1 euro.

  • È possibile guadagnare un anticipo sui libri, spesso conteggiato in migliaia di euro (vale solo per media e grande editoria).

  • Ha un marchio riconoscibile; il lettore medio è rassicurato dalla sua presenza e acquista più facilmente libri editi da case editrici: questo vale anche per le Piccole CE.

*Ho scritto "teoricamente" perché può capitare che molte piccole Case Editrici non facciano (o sappiano cosa sia) editing, né sono grafici o correttori di bozze professionisti, ma si improvvisano tali. La stessa cosa vale per il post (promozione): tutto fatto con poca professionalità. Questa non è la regola, ma visto il numero di piccole Case Editrici (superiamo le due migliaia di attive, in Italia) è facile trovarne di questo tipo.

Contro

  • La piccola editoria non ha infiniti mezzi per valorizzare un libro di un esordiente, quindi il punto relativo a distribuzione e promozione può risultare spesso sotto le aspettative di un ignaro esordiente. Attenzione: questo non succede perché i piccoli editori sono brutti e cattivi, ma per le falle del sistema in sé.
    La media e la grande editoria riescono a superare questi ostacoli, ma non è sempre detto che sia così: un libro può passare in sordina che sia pubblicato da PicoPalla Edizioni, da Mondadori, Marsilio o altro; dipende da quanto la Casa Editrice abbia intenzione di investire sull'autore (sono decisioni di natura aziendale, fatte per profitto; la grande Casa Editrice è un'azienda vera e propria e questo non dovrebbe mai essere dimenticato. Non è necessariamente un male).

  • È possibile che la piccola casa editrice cui ci si rivolge non sia seria né professionale come ami pensare, o che richieda dei contributi per i servizi collaterali, acquisto copie, eccetera. Anche per questo esiste il Writer's Dream.

  • Basso potere decisionale da parte dell'autore (a partire dal prezzo di copertina, per esempio).


    Self Publishing
    Pro

  • Offre molte soluzioni alternative. Potete affidarvi a piattaforme POD (Print on Demand) e/o POS (Print on Sale) o fare tutto da soli, letteralmente. Da sottolineare che può capitare che la piccola casa editrice stessa si affidi a piattaforme di POD o POS.

  • Le piattaforme di Self publishing possono affiancare/sostituire l'autore nella fase di pre-pubblicazione (correzione di bozza, editing, impaginazione, grafica di copertina) o post pubblicazione (promozione, vendita, distribuzione), ovviamente a pagamento.

  • Margini di guadagno molto più alti per l'autore esordiente.

  • Alto potere decisionale da parte dell'autore in tutte le fasi del processo.

    Contro

  • Bisogna fare tutto da soli, o quasi (dipende dalla scelta di affidarsi o meno a piattaforme POD o POS). Per farlo, si dovrà quindi imparare a impaginare un testo, creare un ebook, capire quali piattaforme online possono distribuire ecc. (un esempio su tutti, Amazon con il servizio Kindle Direct Publishing).

    Perché è un contro? Perché non è da tutti saper fare bene le cose da soli; soprattutto in questo campo.

  • Richiede un investimento iniziale, che può essere minimo, di poche decine di euro per i semplici servizi POS o POD, e può arrivare a migliaia di euro nel caso si diventi veri e propri editori (e imprenditori) di sé stessi.

  • Non ha un marchio riconoscibile come avviene per la pubblicazione tramite casa editrice, e può capitare che un libro pubblicato in self venga "snobbato" a prescindere. In Italia, è fondamentalmente così (a torto o a ragione che sia).

  • Se non ci si impegna a fondo, è probabile fare un buco nell'acqua (vale anche per l'editoria tradizionale, certo, ma per il Self vale il doppio).

 

Bene, ci sarebbe molto altro da dire e approfondire, ma penso di aver gettato abbastanza sassi nello stagno da lasciarvi proseguire da soli.

Buon dibattito e, mi raccomando, toni conformi al Regolamento, punto 1.2 in particolare :) 

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6 minuti fa, Mauro Barbarito ha detto:

Solo un appunto, il punto 2 del Self dovrebbe spiegare il soggetto che può sostituire l'autore ;)

Fatto :) 

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La prima domanda che mi viene in mente è quella di sapere quanto mi costa un romanzo (cartaceo) in self, ipotizzando 300 pagine di 90 gr, copertina 300 gr 14X21 e con un ordine di 50 copie. da un editore mi costerebbe circa 7,50 Euro (50% di sconto) alcuni qualcosina di più, altri qualcosina di meno. Da qui partirebbe ogni mia analisi.

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8 minuti fa, delon ha detto:

La prima domanda che mi viene in mente è quella di sapere quanto mi costa un romanzo (cartaceo) in self, ipotizzando 300 pagine di 90 gr, copertina 300 gr 14X21 e con un ordine di 50 copie. da un editore mi costerebbe circa 7,50 Euro (50% di sconto) alcuni qualcosina di più, altri qualcosina di meno. Da qui partirebbe ogni mia analisi.

Posso dirti quanto costa un cartaceo di 150 pagine 14X21 da StreetLib: 2,50 ;)

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Le copie che acquisti come autore non riportano prezzo/ISBN e ora non ricordo se c'era il logo. Ad ogni modo puoi contattarli per vedere se è possibile apportare delle modifiche al cartaceo, sono molto disponibili.

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Chi ha avuto modo di leggere miei precedenti interventi sa già che sono fondamentalmente contrario all'autoproduzione ma sono altrettanto contrario alla proliferazione di tantissime ce (anche no EAP), nate per sfruttare la grande voglia di pubblicazione di tanti scrittori.  Entrambi i fenomeni inflazionano il mercato di libri non curati nei testi e nella grafica. Inoltre bisogna sottolineare anche la concorrenza economica perché un autopubblicato può mettere un libro di 150 pagine a meno di 10 euro, una ce, che deve caricare spese di gestione, distribuzione ecc. non potrà mai scendere sotto quella cifra.

 

29 minuti fa, delon ha detto:

La prima domanda che mi viene in mente è quella di sapere quanto mi costa un romanzo (cartaceo) in self, ipotizzando 300 pagine di 90 gr, copertina 300 gr 14X21 e con un ordine di 50 copie. da un editore mi costerebbe circa 7,50 Euro (50% di sconto) alcuni qualcosina di più, altri qualcosina di meno. Da qui partirebbe ogni mia analisi.

Perché dici che da un editore ti costerebbe 7,50 euro? Se trovi un editore che ti fa il conto deposito il libro ti costa nulla.

 

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@Spartaco per Tempesta Ed. Il mio pensiero riguarda solo le ripubblicazioni, quindi un libro curato nei testi. Faccio un esempio, a ottobre mi scade il contratto di un romanzo pubblicato con una C.E. che tra un paio di anni chiuderà . Cercare una nuova che pubblica un libro già venduto da altri e quindi con le risorse esaurite è dura. Io alla prima pubblico sempre con editore per principio, (ora penso così, in futuro non si può sapere).

 

6 minuti fa, Spartaco per Tempesta Ed. ha detto:

Perché dici che da un editore ti costerebbe 7,50 euro? Se trovi un editore che ti fa il conto deposito il libro ti costa nulla.

 Forse mi sono espresso male: mi costa 7,50 perché io li acquisto (ipotizzando 15 E) e ci guadagno la metà. I C/D non mi interessano, dal momento che sono un commerciante e so quanto vendo.

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7 minuti fa, Mauro Barbarito ha detto:

Con il conto deposito l'autore quanto guadagnerebbe?

Dipende dalla ce, comunque intorno al 40/45% royalties incluse.

8 minuti fa, delon ha detto:

a ottobre mi scade il contratto di un romanzo pubblicato con una C.E. che tra un paio di anni chiuderà . Cercare una nuova che pubblica un libro già venduto da altri e quindi con le risorse esaurite è dura.

In questo caso hai ragione...

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1 ora fa, Niko ha detto:

 Entrambi hanno pro e contro; dipende da quello cui si aspira e quali necessità si hanno. Faccio una breve lista soggettiva di Pro e Contro delle due realtà.

Sulla lista proposta da Niko, al momento, non ho da aggiungere nula tranne quello che ho scritto poco fa perché sostanzialmente la trovo corretta e precisa

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@Spartaco per Tempesta Ed. Leggendo sopra devo aggiungere che sono veramente poche le C.E. che danno un C/D con quelle percentuali, neanche nei giocattoli arrivi a tanto. Se voi di Tempeste, date queste opportunità a un autore devo farvi i complimenti. Termino qui perché sono andato fuori tema.

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Quello che manca ai piccoli editori è un vero editing. Se lo vuoi, bisogna che te lo paghi da solo.

Un vantaggio del self publishing è che tutti i diritti rimangono i tuoi, ma un grande problema è che, mentre per pubblicare con un vero editore free bisogna superare una selezione, chiunque con il self può pubblicare qualsiasi porcheria. Quindi si suppone che la qualità dei libri un piccola CE free sia mediamente superiore...

Per un autore sconosciuto o quasi la differenza in termini di utili è esigua.

 

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21 minuti fa, Fraudolente ha detto:

mentre per pubblicare con un vero editore free bisogna superare una selezione

In teoria dovrebbe essere come dici tu. In pratica, mi sono accorto, che non sempre è vero. Spesso le piccole CE puntano ad avere quante più pubblicazioni possibili :(

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Intervengo nella discussione prima di tutto in qualità di lettore, e senza affrontarne i risvolti economici perché non sufficientemente ferrato.

Se mi vengono proposti due libri, entrambi di autori sconosciuti, di cui il l'uno pubblicato da una ce (grande o piccola che sia) mentre l'altro in self, a pelle scelgo il primo, in quanto presumo che a monte vi sia un lavoro professionale frutto di più mani, nonché una selezione iniziale dell'opera da parte di chi di dovere. In una parola, ciò che dovrebbe garantirmi un prodotto con il marchio di una ce è qualità. Naturalmente ci sono le eccezioni: l'esperienza mi ha insegnato che per alcuni editori fare editing significa semplicemente impaginare il manoscritto e mandarlo in stampa, senza neppure controllare se vi siano refusi o se la trama è coerente; per contro si trovano lavori di autori self che non hanno nulla da invidiare ai libri di grandi case editrici messi in bella vista nelle vetrine.
In quanto autore (o aspirante tale) prediligo ugualmente la pubblicazione da parte delle case editrici, ma per motivi diversi. Innanzitutto, forse un po' romanticamente, sono legato all'idea dello scrittore come di "colui che scrive". A editare l'opera, pubblicarla, distribuirla e pubblicizzarla dovrebbero pensarci specifiche figure professionali, ognuna esperta nel proprio campo, e tutt'al più l'autore, una volta posata la penna, potrebbe intervenire nell'ultima di queste fasi, partecipando a incontri o essendo attivo sui social per far conoscere la propria opera. In caso contrario il tempo speso nelle altre attività è tempo rubato alla scrittura, e non è detto che lo scrittore riesca a gestirle tutte nel migliore dei modi.
In secundis, l'essere pubblicato da una ce è già di per sé un motivo di orgoglio: significa che qualcuno (che si presuppone qualificato) ha letto l'opera, l'ha apprezzata ed è disposto a investirvi tempo e denaro perché crede in essa, dandole la possibilità di raggiungere un pubblico di lettori. Questo, al di là del tornaconto finanziario che possono avere alcuni, non è forse uno dei motivi per cui si scrive?

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58 minuti fa, Fraudolente ha detto:

Quello che manca ai piccoli editori è un vero editing. Se lo vuoi, bisogna che te lo paghi da solo.

Una volta tanto siamo in disaccordo con il buon @Fraudolente:) . Non sappiamo come si comportino la maggior parte dei piccoli editori... o meglio, lo sappiamo, ma preferiamo far finta di non saperlo; ma nel nostro caso l'editing è il vero valore aggiunto che noi forniamo ai nostri autori: a un libro di 200 pagine dedichiamo dai 3 ai 5 mesi di lavoro di un editor principale e di un editor secondario, che svolge un lavoro di rifinitura. 

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@Aporema Edizioni Mi dispiace dovervi correggere, ma stavolta il bravo @Fraudolente ha ragione.

Voi siete la mosca bianca, mentre la regola delle piccole Case Editrici è un editing blando nella migliore delle ipotesi, una correzione di bozza nella media, nulla nella peggiore.

Sottolineando poi che non siete gli unici, per carità. Un buon editing gratuito dalle piccole case editrici è cosa rara, però, questo lo posso assicurare. E per questo ancor più prezioso, perché so benissimo (lavorando da Editor) quanto tempo, impegno ed energie ci vogliano nello svolgere un editing professionale su un testo.

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1 ora fa, Aporema Edizioni ha detto:

Una volta tanto siamo in disaccordo con il buon @Fraudolente:) .

 

21 minuti fa, Niko ha detto:

@Aporema Edizioni Mi dispiace dovervi correggere, ma stavolta il bravo @Fraudolente ha ragione.

 

Intanto gongolo, perché abbiamo stabilto che sono buono e bravo...:D

E poi  confermo che @Aporema Edizioni  è una mosca bianca (da non confondere con la pecora nera!).

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Ospite Andrea.Dee

Già detto la mia nell'atro topic. In maniera decisamente ampia e articolata, tra l'altro. Quello che posso dire riguardo alla mera Self Vs CE è che se devi farti pubblicare da una stamperia NO EAP spero sia la prima pubblicazione e si abbiano dei contatti che non siano la mamma, oltre a un programma da seguire (recensioni, presentazioni, reading con musicisti, etc). Altrimenti vendi 50 copie e il tuo libro finisce lì. E c'è da pregare che la CE ti faccia l'editing e la qualità della stampa sia buona (ci sono copertine che sembrano ottime, poi con l'umidità si staccano).

Se pubblichi per una CE buona non c'è confronto. È come mettersi a fare la guerra contro un carro armato con una fionda che ti sei comprato tu (dopo aver speso soldi e asserendo che hai la fionda di platino). La casa editrice, a prescindere che queste famose 50 copie le vendi anche tu per conto tuo, vende e un minimo supporta.

Il discorso editing è relativo. Il tuo libro se la CE è buona non uscirà mai orrendo, per quanto magari in alcuni casi non venga fatto un lavoro certosino. Self devi pagare l'editor, fine. Quello che rende il discorso relativo è che se non hai le competenze per gestire un romanzo, anche fosse la necessità di un editing leggero, devi comunque pagare se intendi proporti a una CE ottima (e non solo buona) o al tempo stesso piccola ma selettiva. In tutto ciò io continuo a ribadire che se certi editori e autori del passato avessero visto come si è ridotto il mercato degli editori e dei loro clienti (gli autori), probabilmente si dedicherebbero al suicidio.

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Dipende. Diende chi sei, cosa fai, cosa scrivi, come lo scrivi, perché lo fai e dove vuoi arrivare.

 

Il dibattito sulla qualità del self è abbastanza inutile, consderata la marea di schifezze che mensilmente CE di ogni ordine e grado buttano fuori. La qualità è trasversale: se uno fa bene con una CE, farebbe bene anche in self, e viceversa.

 

Le capacità di un autore non si misurano sul suo essere self o no, ma solo con la sua scrittura.

 

 

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Casa Editrice Big 

Editing, correzione bozze, copertina, pagamento giusto, promozione, 500 libri diffusi in librerie, in tutta Italia.

Casa Editrice Small Onesta (No Eap)

Editing, correzione bozze, copertina, pagamento preciso, No promozione, No librerie, Si Fiere.

Casa Editrice Eap = Truffa

Self = Tocca fare tutto a te, ma chi fa da sé fa per tre. Amazon = tutta Italia (traduzione in eng = tutto il mondo).

 

In definitiva in questo forum, l'80% non è contento di come gli siano andate le cose. Credo bisogni sempre pubblicare i propri scritti e che sia self o editore, si può emergere. Ex: Anna Todd Wattpad, che non si può nemmeno definire self.

 

In Italia vendono sempre gli autori stranieri, ritenuti sempre migliori. A volte ritenuti migliori solo perché hanno un nome straniero. Dunque, qualsiasi sia la scelta, è la gente che non vi fa emergere. Non dipende da voi.

 

 

 

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6 minuti fa, YumaKuga79 ha detto:

In Italia vendono sempre gli autori stranieri, ritenuti sempre migliori. A volte ritenuti migliori solo perché hanno un nome straniero. Dunque, qualsiasi sia la scelta, è la gente che non vi fa emergere. Non dipende da voi.

 

.

@YumaKuga79, nel genere che mi piace basterebbe citare Eco, Manfredi e Simoni per smentirti.

Se hai l'occasione per farti conoscere e sei bravo, emergerai e durerai a lungo.

Se hai solo l'occasione e sei una mezza calzetta, invece, sarai solo una meteora e non diventerai mai un classico.

4 ore fa, JPK Dike ha detto:

Le capacità di un autore non si misurano sul suo essere self o no, ma solo con la sua scrittura.

@JPK Dike, è giusto, ma una cosa è essere un bravo autore, e un'altra cogliere l'opportunità di uscire dalla "mediocrità". Potresti essere un eccellente scrittore, ma non un "imprenditore" capace e fortunato. E l'imprenditore dovrebbe essere il tuo editore...

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Tenendo in considerazione la classifica Amazon degli ultimi anni, direi che il selfpublishing conviene solo per il genere erotico (e derivazioni). Si sbatte una mezza dozzina di addominali e un paio di bicipiti in copertina e ci siamo. Per tutti gli altri: case editrici. E poi, diciamoci la verità, in lingua italiana l'autopubblicazione non è un'alternativa, ma una delle modalità attraverso cui si spera di raggiungere le grandi case editrici.
 

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@Lorenzo Manara sinceramente non capisco queste tue affermazioni. Che tra l'altro fanno a cazzotti con quanto si evince dalla tua pagina e dalle tue pubblicazioni. E non capisco il discorso secondo cui il self sarebbe un tramite per le CE. Questo ragionamento è più una eccezione che una regola....

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Ospite Mirtillasmile

In un mondo utopico il self publishing non dovrebbe proprio esistere perché gli agenti e le CE interagiscano con gli aspiranti. Sugli scaffali ci arrivano solo prodotti di alta qualità sia commerciabili.

Ma sto parlando di un’utopia!

 

Concretamente il self, fatto bene,  può essere un’ottima carta per abbattere i muri inaccessibili delle CE. Se l’obiettivo è quello di far leggere la propria opera allora il self è senza dubbio la strada più sgombra di ostacoli ( ammesso che una persona sappia fare tutto il lavoro che c'è intorno ad un libro). 

Come è stato detto pubblicare con una CE, grande o piccola che sia, non significa vittoria: un libro una volta pubblicato deve essere promosso o la sorte dello scrittore non cambia di una virgola.

Il self butta sul mercato prodotti scadenti? 

Vero ma purtroppo anche le CE, e questo lo dico con le lacrime agli occhi, non ci risparmiano obrobri e sottoprodotti. 

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2 ore fa, Lorenzo Manara ha detto:

Tenendo in considerazione la classifica Amazon degli ultimi anni, direi che il selfpublishing conviene solo per il genere erotico (e derivazioni). Si sbatte una mezza dozzina di addominali e un paio di bicipiti in copertina e ci siamo. Per tutti gli altri: case editrici. E poi, diciamoci la verità, in lingua italiana l'autopubblicazione non è un'alternativa, ma una delle modalità attraverso cui si spera di raggiungere le grandi case editrici.
 

 

MA perché siamo indietro, e non c'è mai stato lo sdoganamento del fenomeno con un successo nazionale (o oltre) che abbia acceso i riflettori del grande pubblico sul fenomeno. L'arte indipendente funziona in ogni paese del mondo, sono sicuro ingranerà anche in Italia. E sta ingranando.

 

 

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