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Niko

Casa editrice o Self Publishing? È questo il problema

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@flambar, @Ace, vi ho spostati in una discussione più pertinente l'argomento trattato, così da lasciare libero il topic del libro di @Aporema Edizioni alle recensioni e opinioni sullo stesso :)

 

3 ore fa, flambar ha scritto:

la cosa più importante del libro è la sua presentazione cioè come è impaginato, allora mi sono chiesto: ci sarà qualcuno nel  Wrter's Dream che sarà cosi bravo a impaginarlo da sembrare un capolavoro. La mia attenzione e caduta su la signora Beatrice Spada alias  @Miss Ribston che gentilmente ha accettato di aiutarmi ed io ringrazio con tutto il cuore.

Grazie a te, @flambar per la considerazione e l'apprezzamento. È stato un vero piacere progettare il tuo libro :rosa:

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2 minuti fa, Miss Ribston ha scritto:

Vi ho spostati in una discussione più pertinente.

Benfatto, grazie. :)

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Non pensavo che le parole fossero cosi potenti da fare sfuggire una lacrima  ad un soggetto come  della mia specie abituato alle maniere rozze dopo aver consumato una vita intera in mare  e porre a repentaglio se stesso per farsi valere. Grazie @Ace grazie di cuore 

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1 ora fa, flambar ha scritto:

Grazie @Ace grazie di cuore 

Grazie a te per la testimonianza!

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Ho leggo gran parte della discussione e voglio lasciare un'opinione sia da autrice e sia da lettrice. Come autrice mi sento di dire che pubblicare con una casa editrice, piccola o grande che sia, dà sempre e comunque un certo pregio. Un conto è dire a un parente, un amico o sconosciuto incontrato in negozio "Ehi, ho scritto libro pubblicato da Pincopalla", un altro è dire "Lo sai che su Amazon trovi il mio ebook a €2?". Nel primo caso anche se vendi poche copie la gente ti vede in un certo modo e ti considera con più facilità un autore/scrittore, nel secondo caso, invece, sei un "manoscrittaro" incallito di cui molti si prenderanno gioco. Questo è l'effetto che si fa alle persone. La cosa migliore secondo è pubblicare prima qualcosa con un editore e poi, dopo che ti sei fatto un piccolo pubblico che ti considera un autore vero, pubblicare in self publishing, perché diciamocelo: i piccoli editori fanno fatica a competere con i big, i big pubblicano ahimè libri che vanno bene per la lettiera del gatto, le agenzie letterarie sono costose e forse a questo punto è meglio autopubblicarsi e vendere poco, ma almeno quel poco che vendi ai quei pochi lettori lo intaschi quasi tu autore. Come lettrice qui l'impostazione diventa diversa: semplicemente ho smesso di comprare libri alla Mondadori, Feltrinelli, Rizzoli, le ho cancellate dalla mia vita perché non voglio alimentare il loro business e modo di fare editoria. Ho smesso di comprare i libri dei piccoli editori perché pensano a fare numero e non vogliono impegnarsi, perché riducono lo scrittore a un venditore porta a porta togliendo secondo me la dignità a chi scrive. Per lo più compro libri nei mercatini dell'usato oppure compro libri che vengono provati a vendere un ultima volta da Libraccio prima di finire al macero (si pagano pochissimo e sono pressoché nuovi), quando c'è un parente o un vicino di casa che vuole buttare libri per fare spazio in casa me li prendo io e se ho voglia di leggere un e-book ci sono siti da cui poter scaricare i grandi classici gratis. Quindi da lettrice ho semplicemente deciso di smettere di farmi spennare: i libri degli ultimi decenni oltre che più costosi sono pessimi, preferisco spendere 2-3-5 euro per salvare Shakespeare dal bidone della spazzatura.

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*un libro pubblicato da Pincopalla

*secondo me è pubblicare prima

*quasi tutto tu autore.

 

Chiedo scusa per refusi, rileggendomi ho avuto l'impressione di leggere il post di un dislessico. 

 

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10 minuti fa, Vanessa99 ha scritto:

semplicemente ho smesso di comprare libri alla Mondadori, Feltrinelli, Rizzoli, le ho cancellate dalla mia vita perché non voglio alimentare il loro business e modo di fare editoria
[...]
oppure compro libri che vengono provati a vendere un ultima volta da Libraccio prima di finire al macero 


Libraccio (così come IBS) è gestito per metà da Messaggerie, che controlla il secondo gruppo editoriale italiano, e per metà da Feltrinelli. 
Purtroppo, in un modo o nell'altro, si rientra in quel business e si finisce per alimentare quel modo di fare editoria... 
 

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Un conto è dire a un parente, un amico o sconosciuto incontrato in negozio "Ehi, ho scritto libro pubblicato da Pincopalla", un altro è dire "Lo sai che su Amazon trovi il mio ebook a €2?". Nel primo caso anche se vendi poche copie la gente ti vede in un certo modo e ti considera con più facilità un autore/scrittore, nel secondo caso, invece, sei un "manoscrittaro" incallito di cui molti si prenderanno gioco. Questo è l'effetto che si fa alle persone. 


In realtà ormai la confusione regna sovrana, e Amazon ha contributo a confondere le acque. Un comune lettore fatica a cogliere la differenza tra un libro auto-pubblicato su Amazon, e un libro pubblicato da un editore che (tramite il distributore) lo vende anche su Amazon. Vede entrambi i libri su Amazon, e gli sembra che sia la stessa cosa. 

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@Wanderer 

1 ora fa, Wanderer ha scritto:
1 ora fa, Vanessa99 ha scritto:

semplicemente ho smesso di comprare libri alla Mondadori, Feltrinelli, Rizzoli, le ho cancellate dalla mia vita perché non voglio alimentare il loro business e modo di fare editoria
[...]
oppure compro libri che vengono provati a vendere un ultima volta da Libraccio prima di finire al macero 


Libraccio (così come IBS) è gestito per metà da Messaggerie, che controlla il secondo gruppo editoriale italiano, e per metà da Feltrinelli. 
Purtroppo, in un modo o nell'altro, si rientra in quel business e si finisce per alimentare quel modo di fare editoria... 

La differenza è che comprando un libro a prezzo pieno il gruppo Messaggerie ci guadagna, comprando un libro che dovrebbe costare €15 a €5 o un libro di €10 a €3,00 il gruppo non guadagna, recupera giusto i costi di stampa e di tutto il resto, quindi non è proprio la stessa cosa. È sempre un metodo a parere mio per "spegnere" il sistema attuale. Probabilmente se tutti comprassero soltanto gli "avanzi" non guadagnerebbero più così tanto e comincerebbero a farsi delle domande. Lo so, è un po' utopico, ma a creare le grotte è lo sgocciolio di gocce minuscole e tenaci. Poi è chiaro: se uno fa un acquisto da qualche parte devono essere passati i libri, che siano usati o nuovi, e non è che ci siano tutti questi gruppi di distribuzione, se non è zuppa è pan bagnato. Per risolvere il problema definitivamente si dovrebbe vietare per gli editori l'acquisto di quote o alleanze con i distributori. È chiaro che se c'è un zio Paperone che compra le librerie, si apre la stamperia e fa acquisti in borsa o alleanze, direttamente o indirettamente, zio Paperone avrà il monopolio dei libri e decide lui quali libri avranno successo e quali saranno dimenticati. E non c'è nessun modo, se non un secondo zio Paperone di fargli concorrenza. Siccome la situazione è questa, la cosa più realistica da fare per un normale lettore che non vuole starci è comprare libri usati o "sottocosto" quando si vuole avere tra le mani un libro con le pagine bianche e non gialle.

 

 

Sul secondo punto la differenza la gente la capisce benissimo quando ti chiede "Si può ordinare in libreria?". Non sottovaluterei così tanto le masse. Magari un signore di 50 anni non comprende appieno la differenza tra pubblicazione e autopubblicazione, un giovane di 20-30 anni quasi sicuramente sì, anche se non è questo grande appassionato di lettura. 

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@Vanessa99
 

Credo che, tecnicamente, non sia così diversa la percentuale di guadagni nei due casi che poni. Se compri a una libreria Feltrinelli un libro Adelphi che costa 15 euro, allora quelle 15 euro sono ripartite tra Feltrinelli (come libraio), tra Messaggerie Libri (come distributore di Adelphi), tra Adelphi (che prende circa il 50%) e tra l’autore. Se invece compri un vecchio libro usato (di editore X) su Libraccio, che costa 5 euro, e che altrimenti sarebbe destinato al macero, credo che quei soldi li prende tutti l’azienda, o quasi. Quindi, possibilmente, in entrambi i casi Messaggerie guadagna più o meno la stessa cifra, che in entrambi in casi è ripartita con Feltrinelli.
 

Al di là di questo, purtroppo la situazione italiana attuale è quella di un’editoria in mano a tre-quattro gruppi, che possiedono diversi maschi editoriali ciascuno, e che vendono i loro servizi a tantissimi altri. La concorrenza in realtà c’è – ed è principalmente quella tra gruppo Mondadori e gruppo Messaggerie – ma è una concorrenza tra colossi, che esclude a priori tutti gli altri (tranne Feltrinelli e Giunti, che sono sempre più consorziati con Messaggerie). In parte, questi tre-quattro gruppi finiscono per controllare e condizionare tutte le altre case editrici indipendenti (almeno quelle che contano), perché l’unica speranza di sopravvivenza dei piccoli e medi editori è di coalizzarsi e di appoggiarsi sulla rete di distribuzione dei colossi, acquistandone i servizi. Se consideri che per ogni libro il distributore guadagna circa il 25%, allora si può avere l'idea di quanto guadagna il gruppo Messaggerie da centinaia di piccoli e medi editori italiani. E si tratta dello stesso gruppo che, tra le altre cose, controlla GeMS, quindi che possiede Longanesi, Guanda, Garzanti, e tanti altri. 
 

Come uscire da questa situazione ad oggi non è ben chiaro, ma di certo quello che si vede al di là del nostro paese non è per nulla più rassicurante (vedi la nascita di Penguin Random House, in confronto a cui i nostri colossi editoriali sono dei nani). Inoltre, chi crede che pubblicando in Self-publishing su Amazon stia facendo l'autore "indipendente dal sistema", in realtà sta sovvenzionando Amazon, e non ha le idee chiare su quanto Amazon sia più potente rispetto ai nostri gruppi editoriali. 

Tutto sommato, come scrittore, io preferisco che sul mio libro guadagni di più Messaggerie – che è un’azienda italiana – e meno Amazon, che è un colosso americano che condiziona la politica mondiale, producendo enorme ricchezza ed enorme povertà in giro per il mondo. 

Poi come lettore in generale sono d'accordo con te, sui libri usati e sottocosto, anche perché io leggo quasi esclusivamente classici e considero l'85% dei nuovi libri inutile ciarpame da ombrellone. Ma preferisco comprare quei libri in qualche bancarella, in qualche mercatino, in qualche libreria vintage: almeno si sovvenziona una piccola azienda locale che rischia il fallimento, e i soldi non finiscono sempre nelle casse degli stessi. 

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