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Niko

Casa editrice o Self Publishing? È questo il problema

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20 ore fa, Marcello ha detto:

Quindi io desidero che sotto al mio nome ci sia quello di una casa editrice, cioè di qualcuno che dopo avermi letto ha concluso: "bravo Marcello, hai fatto un buon lavoro", quello che io non sono capace di dirmi da solo.  Per questo ho in odio almeno quanto te le piccole case editrici che pubblicano chiunque senza fare distinzioni di merito e senza lavorare su un testo, al solo scopo di guadagnare qualche spicciolo da ognuno dei cento titoli che pubblicano in un anno. 

(y)

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Pubblicarsi da soli con l'autoproduzione non è impresa impossibile, ma di certo molto ardua. Secondo me dipende anche dal genere. Leggevo che su Amazon ad esempio tirano soltanto particolari generi e con un target preciso di pubblico. Inoltre serve una grossa capacità di autopromozione e di presenza all'interno dei social-network. Chi è un influencer, chi ha molti contatti su fb o simili, può innescare il meccanismo di diffusione del libro autoprodotto. Questo perchè i titoli pubblicati con il self sono davvero tantissimi ed è quindi come lanciare una goccia d'acqua in mare aperto. C'è da dire che però chi ha una forte capacità di autopromozione, viene anche contattato lui stesso dagli editori. Ed anche qui parliamo sempre di generi molto popolari, alla Fabio Volo per intenderci. Poi è ovvio che sarà il contenuto stesso del libro a portare avanti il discorso, ma la base di partenza di ogni autopubblicazione deve sempre essere una forte presenza dell'autore all'interno del web. Altrimenti si corre il rischio di essere ignorati. Non è poi così ovvio che la pubblicazione con una grossa casa editrice ti garantisca visibilità. Se ti pubblicano e nessuno ti supporta ne prima e ne dopo, anche lì si corre il rischio di rimanere in disparte. Penso in ogni caso che la discriminante sia proprio il genere di cui uno si occupa. Un mainstream magari intimista, complicato e profondo secondo me non si deve autoprodurre. Viceversa la narrativa di genere (romanzo rosa, thriller, fantasy e chi più ne ha più ne metta) può trovare sbocchi anche nel self. Fermo restando la qualità del testo e della storia che secondo me sono sempre la base di tutto.

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@Niko

Ciao, ho letto attentamente il tuo topic e trovo sia davvero interessante. Dopo la mia disastrosa esperienza con una CE che viaggia a doppio binario ( contributo per l'editing, proporzionale alle pagine del libro), assenza di distributore al Sud; mi hanno proposto di acquistare venti copie del mio romanzo per 210 euro (sic!), fare la presentazione, venderle e dare a loro tutto il ricavato ( ma che vadano a zappare o a raccogliere le erbacce dalla strada), cosa che sul contratto non era scritta, altrimenti col cavolo che firmavo! Sto seriamente pensando di pubblicare in self. Avrei il controllo su tutto e saprei sempre quante copie vendo e quante no. Perché devo far ingrassare gente ricca con i miei soldi? Ah, naturamente li ho mandati a quel paese e non mi importa più nulla di vendere il libro per loro. Quando scadrà il contratto lo pubblicherò in self e tanti saluti! 

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@Niko Ciao, sono nuova e girovagando sul sito mi sono imbattuta in questa discussione. :)

Tra le note positive delle case editrici free aggiungerei la possibilità di ricevere una valutazione esterna competente. Sembra banale ma non lo è. A volte, soprattutto quando si è alle prime armi, autovalutarsi in modo obiettivo può essere un compito arduo ed un parere disinteressato è fondamentale se non si vuole rischiare un flop (e di illudersi).

Ovviamente questo non significa che se un'opera viene rifiutata da una casa editrice allora è sicuramente poco valida, a volte bisogna solo stare attenti a capire se la C.E scelta sia la più adatta a noi e viceversa.

Buona serata :D

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55 minuti fa, Vanish ha detto:

Tra le note positive delle case editrici free aggiungerei la possibilità di ricevere una valutazione esterna competente.

Non è una cosa così automatica: ci sono ce che lo fanno, altre no. Come sempre, occorre valutare caso per caso.

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2 ore fa, M.T. ha detto:

Non è una cosa così automatica: ci sono ce che lo fanno, altre no. Come sempre, occorre valutare caso per caso.

Per "valutazione" intendevo la decisione da parte della c.e di pubblicare un libro , se si decide di investirci personalmente è perché si è valutata positivamente l'opera e si presuppone possa vendere. Con il self publishing si passa solo attraverso la propria auto valutazione, soggetta a distorsioni.

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@Vanish anche questo non è sinonimo di positività e validità: semplicemente pensa di poterci fare dei soldi, ma non significa che sia qualitativamente valida. Molti fanno l'associazione che se si è pubblicato significa che si è fatto un buon lavoro. Il che però non è necessariamente vero.

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@M.T. Questo sì, quanto ho scritto prima non è valido universalmente. Parlo basandomi sulla mia esperienza ed essendo molto giovane (ed esordiente), mi risultava difficile valutare da sola quanto fosse valido quello che stavo scrivendo. Inviarlo ad una casa editrice ed avere un riscontro da parte loro è stato chiarificatore.

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@Vanish Sono d'accordo con @M.T. e non lo metterei nei Pro, perché un fattore troppo legato alla specificità del caso, anche perché le Case Editrici non sono nemmeno tenute a dare rifiuti motivati.

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Parlando da lettore: una casa editrice, non a pagamento e valida, è un vaglio, a monte, di tutto quello che posso leggere. Seleziona e ci mette la faccia, ha scelto per il lettore fra le migliaia di manoscritti. Con questo non voglio dire che un testo autopubblicato non possa essere valido, ne ho acquistati e letti (e continuerò a farlo), solo che è più difficile scovarli.

Da scrittore, per come sono fatto, come persona intendo, se non mi sento scelto da un editore, non ho la giusta misura per capire se qualcosa valgo: ho troppa paura di deludere e di non essere all'altezza se qualcuno non mi dice «guarda vali, lo vedi che hai scritto qualcosa di buono, anzi molto buono». Certo me lo posso sentir dire dai lettori, in un secondo momento, ma è quel cancello da saltare che mi espone a un pubblico, anche se fatto da una sola persona, che mi lascia titubante.

Scusate poi se dico una cosa cretina ma autopubblicato mi sentirei solo.

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Perdonatemi, ma secondo me non c'è partita. Rispondo editoria.

Continuerei a sostenerlo anche se tutte le case editrici mi voltassero le spalle. Non porterei rancore, anzi, mi porrei una domanda: il mio romanzo meritava davvero? mmh... forse no. Con questo non voglio sminuire i lavori di self publisher, non fraintendetemi. Lessi ciò che scrisse @Marcello in questa discussione, avrei dato 10 frecce verdi se avessi potuto :D 

Anche io non me la sento di dirmi "Bravo Luciano" davanti allo specchio, senza fatti concreti. Famiglia e amici mi inciterebbero sempre, anche nel self, ma così è troppo facile. Ogne scarrafone è bell' a mamma soja, inutile negarlo. In Editoria si hanno contatti con professionisti, il parere di esperti, persone con esperienza (di vita oltre che editoriale). Ogni consiglio è d'oro, e deve essere visto come tale da una persona razionale. Io ho 27 anni, mi iscrissi a Writer's Dream per questo motivo, ovvero entrare in contatto con chi ne sa più di me. Presunzione ed arroganza non mi appartengono, nessuno nasce pronto.

Nel maggio 2018 Rita Vivian mi scrisse: 

Mandi il suo lavoro e confidi. I libri buoni prima o poi vengono intercettati anche dalla macchina infernale dell'editoria.

Lei non mi prese ma la ringraziai per aver risposto. Poi firmai con un'altra agenzia.

 

I buoni libri vengono intercettati, non è vero che gli editori non capiscono i "geni incompresi". Non attaccherei l'editoria (quella seria intendo) anche se il mio romanzo dovesse finire nel caminetto. La soddisfazione di essere apprezzati da professionisti non ha prezzo. Pubblicherei con una CE anche se guadagnassi meno del self. Insegnamenti di vita, conoscenze, scambi di idee, collaborazione... auguri di Natale! 

La mia attuale agente me li inviò, ne fui felice :)  

 

 

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@Luciano91 ci sono esempi di autori a cui le ce davano risposta negativa, hanno autopubblicato e visto che hanno avuto successo, le ce poi li hanno contattati per metterli sotto contratto. Quindi il discorso "se un lavoro non viene pubblicato da una ce allora non è valido", non automaticamente vero. Non sempre le ce sanno valutare bene; esempio famoso quello di Mondadori che non volle pubblicare la serie di Harry Potter perché ritenne che avrebbe venduto poco. Come sempre, occorre valutare caso per caso perché non esistono risposte universali.

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@M.T.

Non posso darti torto, ci sono le eccezioni. Ma la situazione credo sia sfuggita di mano.

Ho sentito self publisher sminuire CE di ogni dimensione e credo fermamente si tratti di rancore. Il vero traguardo non è il self, tutti possono percorrere quella strada. È una strada lastricata, senza limiti o restrizioni, aperta sia a capolavori che obbrobri. Non è l'acropoli ma le pendici. Tanto di cappello a chi emerge, un grande in bocca al lupo a chi ha davvero passione. Purtroppo molti lo fanno per capriccio, vogliono essere scrittori punto e basta, ma non lo sono. È fondamentale lavorare con Professionisti (la P maiuscola è voluta).

Io ho avuto la fortuna di aver incontrato persone sincere e schiette, convinto che non sarebbe stato intelligente cullarmi sul parere dei familiari. Pensa che mia madre non lo ha neanche letto il testo! xD (loro ci ammireranno sempre). Racconterò una breve storia.

 

Una editor mi permise di allegare la mia scheda.

Buongiorno Luciano,
guardi, ho visto la scheda che mi ha mandato e, non ci rimanga male, ma non va bene....
Seguono numerosi consigli. Mi rendo conto che "il biglietto da visita" era confusionario. La mia reazione non fu rabbiosa, fui entusiasta della sua sincerità. Non le dissi: «aspetta che mi autopubblico che smentisco te, la tua CE, ed il mondo intero vendendo milioni di copie». Diedi vita ad una sinossi presentabile e la ringraziai teneramente.

 

Andare da soli contro il sistema, contro tutto e tutti, è una moda contemporanea ma non la strada giusta. Mio modesto parere. Abbiamo bisogno di confronti, opinioni e sani e spontanei pareri negativi. Spesso le critiche sono più utili delle lodi. Molti self publisher le temono.

Scusate la sincerità.

 

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6 minuti fa, Luciano91 ha detto:

Io ho avuto la fortuna di aver incontrato

Perdonate la frase ambigua, ho scritto senza rileggere. :)

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@Luciano91 Così esposta, la questione è di facile comprensione. Hai ragione tu, come Marcello del resto.

Ma... eh sì perché il ma c'è eccome e bello grosso.

1 ora fa, Luciano91 ha detto:

In Editoria si hanno contatti con professionisti, il parere di esperti, persone con esperienza (di vita oltre che editoriale). Ogni consiglio è d'oro

Ah certo, ma tu intendi Editoria, cioè quella seria e reale a cui non arrivi che tramite agente o conoscenza. O quella media e piccola, che a metterla tutta insieme arriva sì e no a 15/20 editori. Il resto non esiste. Contatti con professionisti... esperti? Ma dove? Quando? Sommando le varie esperienze di molti esordienti, tutti con CE diverse, poste a varie latitudini, ma risultati sempre uguali. Cioè pessimi, disastrosi! Case editrici per fare cassa o poco più. Correzioni bozze disastrose - editing... questo sconosciuto ( ah qui sì pacche sulle spalle e complimenti, un libro che non necessita nemmeno di editing, un vero genio! :) ) promozione e distribuzione non pervenute.

Questa è la stragrande maggioranza del mercato delle CE.

Le altre per entrarci ci vuole un miracolo ( o conoscenza ). Vuoi perché ci sono troppi scrittori, pochi lettori, perché tanta è la roba impubblicabile. Tutto giusto, però è la realtà.

Quindi due possibilità: o ti armi da santa pazienza e aspetti magari 30/40 anni che ti contatti una CE seria, sperando che nel frattempo non ci siano troppi you tuber o vip a farti concorrenza.

Oppure non pubblicherai mai ( o postumo) :D

Scherzi a parte, la tua visione è condivisibile certo, credo che tutti noi ci abbiamo riflettuto sopra e anche in questi termini. Ma è una visione molto "romantica" e che non vedo attuabile; anche perché questa idea di grande cultura, di persone competenti, espertoni, negli anni è sempre stata più disattesa. Oggi regna il marketing nella scelta di un libro, spesso vale di più che la reale capacità di scrittura.

Se ora sei con un'agenzia sono contento per te, ti auguro il meglio. Lo dico davvero.

Ma qui la questione è se è meglio il self o la CE. Io rispondo così: se la casa editrice fa davvero la casa editrice, sì certo è meglio.

Ma davanti a una fasulla o sedicente casa editrice che non fa nulla, allora meglio il self. Hai anche una qualità più alta e un prezzo più basso. La maggior parte dei libri di piccole CE hanno prezzi assurdi, a volte al limite della decenza. Ma tanto sanno che un autore quelle 20 copie per parenti amici se le compra e così... voilà il rientro è assicurato.

E pensare che una volta ero schierato tutto a favore delle ce, anche della micro editoria. Si cambia... eccome se si cambia :)  Alla fine il self può essere una valida alternativa.

In un mondo perfetto il self nemmeno esisterebbe. Invece si rivela più valido di molta microeditoria. Su questo secondo me si dovrebbe riflettere.

@M.T. Condivido.

 

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@Luciano91 dipende tutto dall'approccio che si ha delle cose. Se si prende la strada dell'autopubblicazione come scorciatoia per non impegnarsi e migliorarsi, certo è sbagliato.

 

4 minuti fa, nemesis74 ha detto:

Ma qui la questione è se è meglio il self o la CE. Io rispondo così: se la casa editrice fa davvero la casa editrice, sì certo è meglio.

Ma davanti a una fasulla o sedicente casa editrice che non fa nulla, allora meglio il self.

Ecco uno dei punti su cui riflettere.

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3 minuti fa, nemesis74 ha detto:

Oggi regna il marketing nella scelta di un libro, spesso vale di più che la reale capacità di scrittura.

Tutti i miei amici self mi dissero «Rizzoli pubblica Totti e Mondadori pubblica Del Piero» e quindi non il loro best seller. Mondadori e Rizzoli hanno diritto di fare cassa. Credo che questa sia la classica frase consolatoria. Non può essere, invece, che Mondadori li abbia cestinati meritatamente? il guaio è che in pochi lo ammettono. Anche io fui cestinato e penso di non meritarli. Ora continuo ad acquistare i loro libri (ce ne sono di ottimi, ma tutti mi parlano di Del Piero, mai di Ken Follett), amici come prima xD

 

18 minuti fa, nemesis74 ha detto:

Ma davanti a una fasulla o sedicente casa editrice

Ovvio, non difenderei mai la disonestà. Però esistono case editrici attive anche fuori dall'Olimpo delle grandi, fanno quello che possono.

 

19 minuti fa, nemesis74 ha detto:

Contatti con professionisti... esperti? Ma dove? Quando?

A me qualcuno ha dato consigli, come ho scritto nei messaggi precedenti, forse perché sono stato fortunato o molto discreto (non saprei dire). Ricordiamoci che tanti aspiranti pretendono invece di chiedere.

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1 ora fa, nemesis74 ha detto:

Se ora sei con un'agenzia sono contento per te, ti auguro il meglio. Lo dico davvero.

Ti ringrazio, ma non ho illusioni. La possibilità di fare un buco nell'acqua è concreta. Sono le CE ad investire soldi, la strada è lunga e scivolosa. Se mi riterranno non idoneo io accetterò il loro giudizio. Metto in conto la possibilità di usare il libro come ferma porta, ho una porta che si chiude da sola come nella casa della vedova Winchester :D

Comunque vada sarà un'esperienza di cui farò tesoro. 

Mi scuso con lo staff per la duplice risposta.

 

 

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Provo a dirvi la mia.

Onestamente, non credo ci sia da battagliare tanto tra Self e CE.

Se la CE è valida e professionale (grande o piccola che sia), meglio la CE. In tutti gli altri casi meglio il Self.

Questo, attenzione, vale in relazione allo "scrittore medio", quello che non vuole essere un "venditore" o un "genio del marketing". Laddove lo scrittore in questione fosse invece fisiologicamente portato verso, capace a, disposto a spendere buona parte del suo tempo in... un approccio al Self come esperienza di vendita diretta e di crescita imprenditoriale potrebbe fargli preferire questa scelta a una CE piccola, per quanto dignitosissima. O anche a una CE grande, attenzione. Direttamente proporzionale a questa capacità imprenditoriali è l'asticella rispetto alla grandezza delle CE.

Un genio del marketing capace di autovendersi in Self 500mila copie a botta (per dire, per esagerare) preferirebbe  il Self anche a una Mondadori. Uno capace di vendersi 2000 copie probabilmente no, ma preferirebbe il Self a una CE piccola e dignitosa.

Ma qui, signori, siamo in un altro campo: siamo nel campo dello scrittore che si fa imprenditore. Possiamo dire che è un discorso a parte?

Possiamo dire che chi lo fa in un certo modo 1) sa scrivere quantomeno dignitosamente 2) si avvale comunque di professionisti del settore che paga anche profumatamente (editor, correttori di bozze, copertinisti, ufficio stampa ecc)?

Possiamo insomma dire che è a tutti gli effetti un imprenditore che (proprio come una CE) investe su un prodotto?

Si assume lui il "rischio di impresa" e ne ricava guadagni maggiori. Se spende mille, duemila o cinquemila euro per preparare il suo romanzo alla vendita, può rifarsi dell'investimento oppure no. Problemi suoi, non della CE.

Possiamo dire, in definitiva, che questo è davvero un discorso che esula completamente dal "cosa conviene fare all'aspirante scrittore" e che sarebbe invece centratissimo con un titolo dal sapore "cosa conviene fare a un aspirante imprenditore che investe sui suoi scritti"?

 

Io vorrei qui concentrarmi sullo scrittore che "non sa vendere". Non più di ognuno di noi, non più dell'italiano medio, per intenderci. 

Sono uno scrittore, ho un romanzo che mi piace, voglio pubblicarlo ma non posso permettermi un editing e una correzione di bozze (se non roba leggerissima), posso al limite contare sulla correzione di mia cugina Marta e del mio amico Piero, che comunque studiano lettere, sono grandi lettori e un po' ne sanno. ma certo non è che voglio "investire". Che mi conviene fare?

 

Qui ci sono due grandi macroaree, e le definirò in modo brutale.

La prima è: ho scritto qualcosa di davvero valido. Al di là dell'editing ancora da fare, di quello che ci sarebbe da sistemare, ho scritto qualcosa che "prende", anche solo a leggere la sinossi. Ho avuto "l'ideona", insomma.

In questo caso devo puntare a una CE di livello e, prima o poi, se il testo è davvero valido qualcosa uscirà fuori; magari colpirò un'agenzia, magari vincerò un concorso. Al limite, se sono davvero sfortunato, non arriverò al top ma a una media CE dignitosa sì, ci arriverò di sicuro. E in ogni caso avrò curato editing, coltiverò contatti con professionisti del settore. Grandi nomi o realtà emergenti che siano, imparerò qualcosa, aumenterò il mio "bagaglio in ambito editoriale", per così dire.

In questo caso, meglio la CE che il Self. Si deve puntare a un percorso di crescita che porti, pian piano, a scalare la filiera.

 

La seconda è: ho scritto una schifezza.

Semplicemente, non sono capace a scrivere. Forse un giorno imparerò a farlo, ma al momento scrivo schifezze. Solo che sono convinto di essere bravo, e quindi voglio, esigo che il mio testo entri nel mercato. Le CE grandi non mi rispondono, gli agenti non mi si filano, le CE - anche quelle piccole e dignitose - mi rispondono che non rientro nei loro dannati piani editoriali.

Ci sono però decine e decine di CE - alcune a pagamento, altre apparantemente free - che mi lusingano dicendomi che ho scritto un capolavoro, che il mercato italiano è quello che è.

La realtà, che vi piaccia o meno, è che vi stanno raccontando una montagna di balle per farvi abboccare all'amo di un contratto infame, studiato apposta per appesantire  il vostro ego e alleggerirvi il portafoglio (ultimamente ne ho letti di fantasiosi, proprio qui sul WD; da quelli che ti propinano clausole capestro con multe da 10mila uero se non fai questo o quello a quelli che ti pagano il 2% - in altri libri, per giunta... e saranno anche libri di merda aggiungo io - appena arrivi a un tot copie, tipo 100... quindi le prime 100 sono "aggratis").

A questo punto, la scelta è se affidarti a un criminale dell'editoria, una di quelle CE gestite da banditi e che propinano contratti capestro, oppure se pubblicarti la tua schifezza in Self.

Nessun dubbio: "Scegli il, Self... scegli la vita!" ti dico (e sì, immaginami come Ewan Mc Gregor nel finale di Trainspotting - il film - mentre te lo dico, perché per quanto tu sia un autore che ha scritto una schifezza, non meriti di rovinarti la vita finendo tra le grinfie di quei criminali).

 

Tra queste due macroaree, c'è il mondo.

Può capitare di scrivere un testo dignitoso, anche se non è un capolavoro. Oppure un capolavoro di nicchia, qualcosa che il mercato oggi non può ricevere. in questo caso non avrò offerte di agenti e di CE grandi o medie, ma avrò diverse offerte da CE piccole. Sia quelle dignitose che quelle truffaldine. E sarò anche tentato di percorrere la strada del Self, perché magari voglio tenermi i diritti, perché magari sono consapevole che una piccola CE mi farà vendere poche centinaia di copie, le stesse che potrei vender eio per inerzia in Self. Con la differenza che se in quel caso dovessi diventare un caso letterario, i diritti sarebbero i miei (parliamo di casi rari e particolari, non della norma, ovviamente).

Cosa fare, in questo caso?

Prima di tutto: scartare tutte le CE truffaldine. Secondo poi, valutare. E qui valgono tutte le parole spese in questo post... ognuno potrà decidere secondo le proprie esigenze. Certo, una CE piccola e ben strutturata l'editing te lo farà, ma è evidente che sarà più una correzione di bozze che un editing vero e proprio: se il testo dovesse necessitare di una riscrittura totale, di un professionista che ci lavora per 2 o 3 mesi a tempo quasi pieno, l'investimento non sarebbe di quelli che possono rientrare. Quindi io per primo so che dovrò presentare un testo già "formattato bene" (ed è paradossale, attenzione: si ha più possibilità di arrivare a una CE big che a una piccola CE con un testo tutto da editare. Questo perché se la grande CE ci vede l'idea, può anche permettersi di spenderci su 4-5mila euro, su quel testo. la piccola CE no, non può farlo, non può permetterselo, e quindi sarebbe costretta a rinunciare, pur fiutando l'idea buona). 

Insomma, qui vale tutto e vale niente.

Personalmente, ritengo che siano entrambe scelte valide. Piccola editoria preferibile in linea generale (digniotsa e professionale, ovviamente... non i truffatori, dai quali biusogna sempre guardarsi perché ci sono e non sono pochi) per essere comunque guidati attraverso un percorso, per iniziare a capire "come funziona". Self per rimanere invece padroni dei diritti di ciò che si è scritto (sarebbe questa, a mio avviso, l'unica cosa che farebbe pendere la bilancia dalla parte del Self... insomma, quel "credere nel miracolo" che, comunque, ci può anche stare. o anche, semplicemente, ritenere di poter "sfondare" col libro successivo e voler poter gestire il libro attuale in tutta autonomia, potendolo eliminare dal mercato quando si vuole per riproporlo in un secondo tempo. Ci sono varie opzioni.).

 

Ripeto - e ribadisco - che quanto detto vale per tutti gli scrittori che non se la sentono di fare gli imprenditori. Per tutti gli altri (quelli capaci di muovere dalle 1000 copie in su, ovviamente... altrimenti di cosa parliamo? Non di impenditoria) il self rimane la scelta più ragionevole, a meno di grandi offerte.

 

Considerazioni sparse.

Ogni tanto, in questa discussione come spesso capita sul forum, leggo dei luoghi comuni che non fanno bene a nessuno. Men che meno a un aspirante scittore: assimilarli vuol dire aver perso in partenza.

- alla grande CE si arriva (anche) per "conoscenza".

Scordatevelo. Semmai è l'opposto: alla piccola CE si può arrivare anche in quel modo. La grande CE è un'industria. I direttori editoriali sono dei manager che devono portare un fatturato. Provateci voi ad andare a proporre a ujna grande CE una schifezza di libro perché "siete amici". Non esiste. Non esiste nel modo più assoluto. I libri - belli o brutti che siano - li pubblicano per venderli. Per una grande CE investire su un'uscita significa investire migliaia di euro (o decine di migliaia). Un direttore editoriale che dovesse spendere quei soldi per far uscire prodotti che arrivano a vedere la luce "per conoscenza", verrebbe sbattuto fuori a calci nel culo dopo la prima stagione. senza se e senza ma. e chi crede il contrario vive nel mondo dei sogni. Se poi conoscenza significa, autore affermato che conosce il DE della Rizzoli piuttosto che quello della Salani o di Einaudi e gli passa il suo testo personalmente, io rispondo: grazie al cazzo. Ma questo non significa "pubblicare per conoscenza", questo significa decidere a chi proporre il proprio testo perché si è già conosciuti.

 

- per essere pubblicati dalle grandi CE bisogna essere youtuber ecc

Stupidaggini. Se volete piangervi addosso e cercare delle scuse per non esserci riusciti, accomodatevi. Percorrete pure la strada del vittimismo, prendetevela col sistema infame che non sa riconoscere i meriti di chi li ha e bla bla. Finirete la vostra carriera di scrittori ancor prima di iniziarla. Sarete per sempre scittori falliti, senza appello.

Ficcatevi in testa che non è così. I libri delle persone famose sono qualcosa di "a parte" che l'aspirante scrittore non deve neanche guardare. Non ci deve pensare. Non si deve parametrizzare a quei testi. Qualcuno si lamenta del fatto che vengono stampati, che so, i diari scolastici? O i testi di matematica? Ecco, è la stessa cosa. Quello è un altro campo. Così come lo sono le autobiografie degli sportivi.

 

- Apro parentesi sulle biografie sportive: Open, di Agassi (scritto in realtà da J. R. Moehringer, un premio Pulitzer, un giornalista e scrittore coi controcoglioni) è uno dei "romanzi" più belli che abbia mai letto. Non ho letto il libro di Totti, prima o poi lo farò. Mi piacciono le storie degli sportivi. Sono fighe, fatevene una ragione. E se a scriverle  è un bravo giornalista, saranno più fighe del 99% delle storie che potrete mai scrivere voi. o chge potrò mai scrivere io, naturalmente.

Scrivere significa emozionare. Le vite dei campioni sportivi emozionano. E allora? Perché questo vi fa rodere il culo? Dovrebbe sprpnarvi a capire quello che la gente vuol leggere, invece.

 

- Alle CE grandi gli esordienti non arrivano, perché sono troppo presi a pubblicare gli youtuber e gli sportivi di cui sopra.

Non è vero. Qualche mese fa ho visto su FB il post di un ragazzetto, tutto contento perché aveva firmato con la stessa agente che rappresenta me. Tempo 2 settimane e aveva firmato con Rizzoli. Altre 2 settimane e Rita lo aveva portato in sede, a Segrate. L'altro giorno ho letto l'articolo delle nuove uscite editoriali di inizio anno del Sole 24 Ore. Tra quelli della Rizzoli, citavano il suo libro. Primo libro, un esordio. In 4 mesi da non avere un'agente a essere citato come la novità principale in uscita a inizio anno (marzo) di Rizzoli. 

E quindi?

 

 

-  Il complesso di Harry Potter. Non sono d'accordo nel riportare l'esempio di HP come esempio di "libro scartato". Per me vale per dimostrare il concetto opposto, quel romanzo. Pensateci un attimo: fino al 2007 aveva vednuto 450 milioni (milioni!) di copie, ora non so. Vi sembra un romanzo che "nessuno voleva"? un romanzo che è stato censurato, schifato e riscoperto dopo centinaia di anni dalla morte dell'autrice? No.  Il romanzo era ottimo, l'idea geniale. Qualcuno avrà detto di no, ovvio. Ma alla fine della fiera, in una manciata di anni, ha venduto milioni di copie. In un modo o in altro, se hai scritto un cazzo di capolavoro, qualcuno se ne accorgerà, fidati. E se non se ne accorge nessuno è perché non hai scritto nessun cazzo di capolavoro: è perchè hai scritto una schifezza. Punto.
 

 

 

 

 

 

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20 minuti fa, Bango Skank ha detto:

Si deve puntare a un percorso di crescita che porti, pian piano, a scalare la filiera.

Credo sia indispensabile. Sono i contatti, i confronti e le critiche che ci fanno crescere professionalmente. Tutti commettiamo errori che non sempre possiamo correggere da soli. Io sono laureato in lettere, ma questo non implica una scrittura impeccabile, pura o perfetta. Ho bisogno di opinioni esterne (non quelle di amici).

È un po' come studiare la storia da Wikipedia per pigrizia o comodità. Se non prendi in mano testi autorevoli, di professori che hanno studiato tutta la vita, non sarai mai un conoscitore di storia. Io sto avendo delle tirate di orecchio da chi ne sa più di me, la cosa potrà solo giovarmi. 

 

P. S. che il self sia migliore delle CE truffaldine è innegabile, non mi permetterei di affermare il contrario.

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@Luciano91 Però il tuo ragionamento copovolge la causa con l'effetto. E' come affermare che i pomodori comprati alla Conad sono più buoni di quelli comprati al mercato perché dietro la grande distruibuzione ci sono gli espertoni che sanno come far funzionare una catena di supermercati. Un pomodoro è buono se chi lo produce sa come farlo (causa), ma vende bene se chi lo distribuisce ha la capacità e il potenziale di farlo arrivare a più persone possibili (effetto).

 

Se vuoi consigli sulla scrittura comprati "On Writing" di King, di sicuro ne sa di più di ogni editor che tu possa mai incontrare. Proprio perché un editor non è uno scrittore, ma al massimo un lettore specializzato nell'ottimizzare un testo. Il suo lavoro è standardizzare un testo perché rientri nei parametri editoriali di una CE e renderlo appetibile a più persone possibili per garantire buone vendite.

 

Ma ti devi levare dalla testa che l'editor ne sappia più di te. Forse all'inizio quando non hai mai scritto nulla, ma piano piano che scrivi e termini libri, il rapporto si capovolge velocemente. E questo non perché gli editor sono brutti e cattivi, ma semplicemente perché il loro lavoro non è lo scrivere, ma il leggere, correggere e ottimizzare. Se così non fosse tutti gli editor, magari delle grandi CE, sarebbe grandi scrittori. E meh, sappiamo tutti bene che non è questo il caso.

 

Con il Self tu come scrittore ti devi porre solo tre domande: quanto riesco a scrivere in dodici mesi? I miei lavori vengono letti dalla prima al'ultima pagina? Quando vengono finiti, al lettore resta voglia di leggermi ancora, o si dimentica di me in trenta secondi netti?

 

Il tuo spazio di manovra sta tra queste domande. Se la risposta è: più di un libro, sì e sì allora presto o tardi, se continui a scrivere, migliorarti e pubblicare, arrivi.

 

Il problema con le CE è che questo schemino si complica perché devi anche rispondere ad altre domandi tipo: la CE mi permetterà di rilasciare più di un libro all'anno? Accetterano ogni cosa che scrivo, o solo determinati generi che soddisfano la loro linea editoriale? A che prezzo mi faranno uscire? Siamo sicuri che riuscirò a competere con i grandi che escono al mio stesso prezzo, e con i self che magari scrivono bene come me ma vendono a 1/3 del mio prezzo?

 

E auguri a vendere e farti leggere se le risposte a queste nuove domande dovessero essere negative. E nemmeno considero la difficoltà di farsi notare da una grande CE da totale esordiente. E sebbene al momento in Italia l'ultima domanda possa sembrare poco incisiva, in posti come Inghilterra e Germania (tanto per rimanere in Europa) la questione ha già assunto un suo peso specifico.

 

Quindi il discorso va oltre i consigli e gli espertoni che ti affiancheranno nel processo editoriale con una grande CE. Nessuno ti insegnerà come scrivere un dialogo che catturi l'attenzione, impostare una scena d'azione, maneggiare il foreshadowing, costruire personaggi interessanti e padroneggiare il ritmo di una storia perché aumenti e rallenti nei punti giusti. Quello sta a te. Devi poggiare il culo sulla sedia e metterti a scrivere, provare, sbagliare, migliorarti, sbagliare ancora, e riprovare.

 

La bontà e la spendibilità di un testo nulla hanno a che fare con la scelta self o CE.

 

Self e CE sono due facce della solita medaglia. Hanno i loro pro e i loro contro, e le persone scelgono in base ai loro gusti e alle loro capacità. Io avevo poca voglia di spendere decine di mesi per ricevere una risposta positiva, e poi magari un altro anno per farmi pubblicare. Se mi fosse andato tutto bene fin da subito, ad oggi avrei rilasciato solo il primo libro. E per me sarebbe stata una cosa mortificante. Figuriamoci se nemmeno mi avessero detto di sì da subito: ancora non avrei fatto nulla.

 

E oltre a questo provo piacere a scrivere tanto, per rilasciare tanto, magari sempre di più, e soprattutto quel che piace a me. Vendo poco, non ci campo? Sono due cose che non mi interessano. E quindi il Self era perfetto.

 

Ma altri avranno aspettative e obiettivi differenti, e proveranno con le CE. A ognuno il suo.

 

Ma bisogna smetterla con le favole che un libro pubblicato da una CE sia meglio solo perché passato dal filtro editoriale. Sono bufale. Ci sono buone probabilità che sia meglio, ma si tratta appunto di probabilità, non di certezza.

 

Insomma tutta questa pappardella per dirti: il solo che può rendere un libro bello o brutto è chi lo scrive. Il resto è contorno che può trasformare un libro in più bello, o meno brutto. C'è da dire che se una CE può limare le storture ed esaltare i punti di forza, con un self hai sempre ben presente chi è lo scrittore e di cosa sia capace. Hai quello che scrive, senza filtri né orpelli artefatti che ne mascherino le debolezze.

 

 

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@JPK Dike

Non è una questione di "imparare a scrivere" , forse ho espresso male il concetto. Se si vuole emergere è fondamentale avere talento e non partire da zero. Io sto facendo più sacrifici di quanto credi, a gennaio tornerò in Germania dove lavoro molte più ore del previsto. Leggo la sera tardi con le pupille che giocano a ping pong se proprio lo vuoi sapere. Ma non è questo il punto. Sto solo dicendo che sfondare in solitaria sia per pochi. È plausibile che Tizio proponga un romanzo innovativo che l'editoria non è pronta a pubblicare. Un capolavoro incompreso insomma. Come la musica di Mozart, troppo innovativa per l'epoca in cui visse. Ma quanti Mozart ci sono in giro? direi pochi.

Io confido ancora nella buona selezione delle CE. In accordo con Bango, neanche io credo nelle conoscenze o favoritismi. Mi piace credere che il mondo editoriale onesto, quello senza trabocchetti, sia composto da gente qualificata. Forse sbaglierò, non mi reputo infallibile e non pretendo di aver ragione.

Come è possibile crescere sul WD, ascoltando chi ha più esperienza di noi, così penso sia possibile diventare "veri scrittori" circondandosi di persone preparate. Non paragonerei l'editoria ai pomodori e convincermi che puntino solo sulla quantità. Se fossi stato di questo parere non avrei scritto neppure un rigo. L'editoria italiana non è morta. Almeno Io non lo credo.

Se nessuno pubblicherà il mio testo, non cambierò opinione. 

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1 ora fa, Luciano91 ha detto:

@JPK Dike

Non è una questione di "imparare a scrivere" , forse ho espresso male il concetto. Se si vuole emergere è fondamentale avere talento e non partire da zero. Io sto facendo più sacrifici di quanto credi, a gennaio tornerò in Germania dove lavoro molte più ore del previsto. Leggo la sera tardi con le pupille che giocano a ping pong se proprio lo vuoi sapere. Ma non è questo il punto. Sto solo dicendo che sfondare in solitaria sia per pochi. È plausibile che Tizio proponga un romanzo innovativo che l'editoria non è pronta a pubblicare. Un capolavoro incompreso insomma. Come la musica di Mozart, troppo innovativa per l'epoca in cui visse. Ma quanti Mozart ci sono in giro? direi pochi.

Io confido ancora nella buona selezione delle CE. In accordo con Bango, neanche io credo nelle conoscenze o favoritismi. Mi piace credere che il mondo editoriale onesto, quello senza trabocchetti, sia composto da gente qualificata. Forse sbaglierò, non mi reputo infallibile e non pretendo di aver ragione.

Come è possibile crescere sul WD, ascoltando chi ha più esperienza di noi, così penso sia possibile diventare "veri scrittori" circondandosi di persone preparate. Non paragonerei l'editoria ai pomodori e convincermi che puntino solo sulla quantità. Se fossi stato di questo parere non avrei scritto neppure un rigo. L'editoria italiana non è morta. Almeno Io non lo credo.

Se nessuno pubblicherà il mio testo, non cambierò opinione. 

 

Ma ci mancherebbe. Quello che volevo dirti è di non aspettarti che un CE ti insegni a scrivere o scriva per te. 

 

CE o no, editor o no, è il tuo lavoro che vale il 90% del valore finale del libro. 

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1 minuto fa, JPK Dike ha detto:

Ma ci mancherebbe. Quello che volevo dirti è di non aspettarti che un CE ti insegni a scrivere o scriva per te. 

 

CE o no, editor o no, è il tuo lavoro che vale il 90% del valore finale del libro. 

 

Infatti nessuno ha mai scritto qualcosa per me, parlavo di crescita professionale non di assistenza passo per passo. Ci siamo fraintesi.

 

A me piace quello che scrivo ma non me la sento di dire «Eccomi, sono Luciano91, scrittore di professione». Meriterò la dicitura “scrittore” sotto il mio nome quando dimostrerò di esserlo. Voglio sentirmelo dire prima di pensarlo. Le CE, a mio parere, hanno voce in capitolo. Penso che un «Ottimo lavoro Luciano» detto da una buona CE sia più attendibile di un complimento fatto dal compagno di banco. Con tutto il dovuto rispetto per il compagno di banco.

Non metto in dubbio le capacità di nessuno in self, ma ammetterete che, senza alcun filtro, amazon sia intasato di materiale discutibile. Al contrario non credo che le CE rispettabili pubblichino "ciofeche", molti lo dicono per sentirsi meglio. Le CE tentano di accontentare ogni lettore, come è giusto che sia: dall’erotico al religioso, fino alle biografie sportive. Dubito sia corretto giudicarli negativamente.

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@Bango Skank Sono d'accordo con la prima parte del tuo intervento. Nulla da dire.

Volevo solo ribadire un concetto del mio post che forse è stato frainteso. @Luciano91 Io non ho mai parlato di CE truffaldine. Io parlo di normalissime micro case editrici. Una fetta di mercato di libri usciti senza cura, senza editing, con correzioni bozze e impaginazione che aggiungono problemi o li creano, senza promozione e con una "fantasiosa" distribuzione. Nessun inganno e nessun tentativo di prendere soldi all'autore. Solo triste realtà.  Ecco, a quel punto è meglio il self, fa molti meno danni. Opinione personale.

L'idea di base sbagliata è pensare che presso le CE ci sia un filtro. A mio avviso ( sempre per la piccola e micro) si pubblica più o meno di tutto. Si legge qualche pagina e se l'italiano è corretto, si manda il contratto. La media per queste CE è di 5/10 libri al mese. Quelle davvero serie 5/6 all'anno!  Che filtro volete che si faccia con 100/120 libri l'anno?

Ma ripeto è tra micro editoria fatta male e self.

 

3 ore fa, Bango Skank ha detto:

Considerazioni sparse.

Ogni tanto, in questa discussione come spesso capita sul forum, leggo dei luoghi comuni

 

3 ore fa, Bango Skank ha detto:

a grande CE si arriva (anche) per "conoscenza".

Qui mi sento tirato in ballo e quindi rispondo. Ho detto arrivare e non per forza pubblicare. Cioè essere almeno letti, visto che sappiamo che molte big l'invio spontaneo è direttamente collegato al cestino. In ogni caso per me è vero, come in tanti altri settori. Parlando con amici librai e facendo un conto di vari autori "emergenti" quasi nessuno veniva dal nulla, ma tutti dal mondo editoriale. Chi lavorava in agenzie, chi come traduttore, chi come correttore, gruppi di lettura, scuole di scrittura etc. Un esordiente "puro" è rarissimo. Quindi sì, ci si arriva anche per conoscenza. E questo non vuol dire che soffro di un complesso di vittimismo; se i miei scritti fanno schifo è giusto che non vengano presi in considerazione. Il mio è un dato limitato, una casistica che lascia il tempo che trova, ma a mio avviso interessante.

4 ore fa, Bango Skank ha detto:

- per essere pubblicati dalle grandi CE bisogna essere youtuber ecc

Nel mio caso era solo una battuta. Anzi, sono del parere che loro, così come gli sportivi, non facciano nessun danno all'editoria, in quanto si rivolgono a un mercato che altrimenti un libro non lo comprerebbe proprio. ;)

Non ho capito perché tanti "cazzo" nel tuo intervento. Un paio per ribadire il concetto ok, così sembra di voler aprire un sexy shop! :lol:

In ogni caso... buona scrittura!

 

 

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4 minuti fa, nemesis74 ha detto:

Qui mi sento tirato in ballo e quindi rispondo. Ho detto arrivare e non per forza pubblicare. Cioè essere almeno letti, visto che sappiamo che molte big l'invio spontaneo è direttamente collegato al cestino. In ogni caso per me è vero, come in tanti altri settori. Parlando con amici librai e facendo un conto di vari autori "emergenti" quasi nessuno veniva dal nulla, ma tutti dal mondo editoriale. Chi lavorava in agenzie, chi come traduttore, chi come correttore, gruppi di lettura, scuole di scrittura etc. Un esordiente "puro" è rarissimo. Quindi sì, ci si arriva anche per conoscenza.

Ma questo di cui parli è un normale processo che, per me, è relazionabile alla "gavetta" nell'ambiente editoriale. Se lavori in quell'ambiente, se "mastichi" per lavoro queste cose, è più facile essere letti (almeno le prime pagine). Ma tra l'esser letti e l'esser pubblicati ci passa un mare. Ho interptreto il concetto come un: se conosco, allora mi pubblicano. Questo assolutamente no. Se il discorso è: se conosco, un'occhiata a ciò che propongo viene data, allora sì, sono perfettamente d'accordo. Ma non ci trovo nulla di strano e nulla di male, perché per arrivare a questo "essere presi in considerazione" si deve comunque far parte di, lavorare nell'ambiente. per me, rientra nella gavetta anche questo.
Che siano poi più questi ultimi a essere pubblicati che gli esordienti puri (e non ne ho idea, non ho dati statistici a riguardo, ma mettiamo pure che sia così) lo trovo quasi fisiologico: se lavoro come traduttore o in un'agenzia editoriale, se vengo da una scuola di scrittura ecc, si presume che abbia un minimo di idea su cosa sia un prodotto letterario vendibile e spendibile sul mercato rispetto a molti esordienti puri.

Però non la vedo come una forma di "ci si arriva per conoscenza" all'italiana, per intenderci.

 

11 minuti fa, nemesis74 ha detto:

Non ho capito perché tanti "cazzo" nel tuo intervento. Un paio per ribadire il concetto ok, così sembra di voler aprire un sexy shop! :lol:

Dici? Non pensavo di averne usati poi così tanti... per quanto riguarda aprire un sexy shop non sarebbe male... magari quando sarò uno scrittore fallito ci farò un pensierino, visto mai  :D 

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16 minuti fa, Luciano91 ha detto:

 

A me piace quello che scrivo ma non me la sento di dire «Eccomi, sono Luciano91, scrittore di professione». Meriterò la dicitura “scrittore” sotto il mio nome quando dimostrerò di esserlo. Voglio sentirmelo dire prima di pensarlo. Le CE, a mio parere, hanno voce in capitolo. Penso che un «Ottimo lavoro Luciano» detto da una buona CE sia più attendibile di un complimento fatto dal compagno di banco. Con tutto il dovuto rispetto per il compagno di banco.

 

Beh dipende. Il commento migliore è quello dell'estraneo. Di quello che si prende la briga di commentarti o venirti a cercare su Fb. Che sia un lettore, o un editor di professione poco importa. Chiaramente quello dell'editor ha maggiore peso qualitativo, ma non toglie il fatto che per il lavoro che fa resta comunque imbrigliato in quello che vuole la CE e può dirti "bello, ma impossibile da pubblicare con la mia CE".

 

E alla fine non hai risolto nulla.

 

Quello che devi ricercare è la crescita personale attraverso la scrittura terminando un libro dopo l'altro, non la pubblicazione attraverso il filtro editoriale. Quella arriverà di conseguenza se migliorerai abbastanza e se scriverai un genere giusto.

 

16 minuti fa, Luciano91 ha detto:

Non metto in dubbio le capacità di nessuno in self, ma ammetterete che, senza alcun filtro, amazon sia intasato di materiale discutibile. Al contrario non credo che le CE rispettabili pubblichino "ciofeche", molti lo dicono per sentirsi meglio.

 

Ma sai: chi non vende sparisce 48 ore dopo aver pubblicato. Quindi intasa davvero poco.

 

Mentre è indiscutibile il fatto che le CE, anche le migliori, pubblichino annualmente schifezze: e questo lo si può dire tranquillamente dopo 5 minuti che si comincia a sfogliare le pubblicazioni meno rinomate anche di Mondadori e Rizzoli. Figurati quelle di CE medie. Ed è normale: perché il livello attuale degli scrittori italiani è mediocre, e quindi anche le pubblicazioni delle grandi CE saranno mediocri.

 

Non è colpa loro. E ritorno all'inizio del mio discorso: se le CE come Mondadori e Rizzoli pubblicano schifezze è colpa di noi scrittori. Loro devono pubblicare tot libri all'anno ed è normale che dopo aver scartato il peggio del peggio, debbano accontentarsi della mediocrità. Ma son sicuro che se tu gli mandassi un gran bel libricino coi fiocchi ti prenderebbero al volo, proprio perché la concorrenza è quel che è: parecchio scarsa.

 

Tranne magari scartare generi assolutamente fuori dal mercato attuale o dal formato che differisca dalla norma del "romanzo da 300 pagine" o "triologia fantasy YA"

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2 minuti fa, JPK Dike ha detto:

Mentre è indiscutibile il fatto che le CE, anche le migliori, pubblichino annualmente schifezze

 

3 minuti fa, JPK Dike ha detto:

Loro devono pubblicare tot libri all'anno ed è normale che dopo aver scartato il peggio del peggio, debbano accontentarsi della mediocrità

 

Perdonami ma non sono affatto d'accordo. Vedo più astio che obiettività in queste frasi, sembra tu voglia sminuire chi riesce nell'impresa.

Pazienza, abbiamo opinioni differenti.

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