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Niko

Casa editrice o Self Publishing? È questo il problema

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2 ore fa, Mirtillasmile ha detto:

Ma a questo punto è di dovere una domanda: le CE  sono tutte in grado di compiere questo miracolo?

 

No, perché le piccole e neonate sono troppo prese a pubblicare se stessi e i soliti tre amici, oppure a girare intorno alla pubblicazione dell'autore emergente con servizi editoriali, corsi di scrittura, fritture varie e pacche sulle spalle tra di loro.

Le grandi CE, ma anche le medie, non ti pensano nemmeno. L'unica è trovare un piccolo editore indipendente mosso da una passione vera per l'oggetto libro e la narrativa e che punti alla crescita dell'autore nel tempo.

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2 ore fa, Fraudolente ha detto:

è necessario l'intervento di un buon editore per selezionare

ne esistono ancora ? :D (è una battuta, nessuno si offenda)

 

7 ore fa, Vincenzo Valenti ha detto:

Oppure aspetta una chiamata da Mondadori.

Non sopravvalutiamo questa ce. Forse ai tempi di Arnoldo era indice di qualità, ma dopo le cose sono cambiate (vedere una puntata di Report di qualche anno fa dove i soldi dei giochi online finivano nelle sue casse per pagare i suoi buchi).

 

2 ore fa, Mirtillasmile ha detto:

nessuno mette in dubbio il valore aggiunto che uno staff di persone competenti apporta ad un manoscritto. Il compito della CE è quello di far diventare un diamante grezzo un diamante splendente. 

Ma a questo punto è di dovere una domanda: le CE  sono tutte in grado di compiere questo miracolo?

La domanda da fare è: ma le ce hanno voglia di farlo? O vogliono che l'autore si paghi l'editor da sé, così da ottenere il lavoro già fatto e finito?

 

2 ore fa, Mirtillasmile ha detto:

Spinti dall'amore per i libri si sono cimentati in questo mestiere ma l'amore per i libri fa di una persona qualunque un editore?

La volontà è una bella cosa, ma serve anche esperienza e preparazione e queste sono cose che si ottengono con anni di pratica.

 

 

Modificato da M.T.
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1 ora fa, Mirtillasmile ha detto:

Un' altra questione. Il piccolo o piccolissimo editore ha fatto la gavetta, quindi sa il suo mestiere, ma di solito ha un budget così risicato che tutti quei servizi che dovrebbero far brillare il manoscritto (editing, copertina, impaginazione) sono costosi e lui non se li può permettere. Quindi le scelte sono due: o paghi o a livello grafico il tuo lavoro, pubblicato da una CE, sarà in tutto e per tutto simile ad uno auto pubblicato.

Qui mi sembra che stiamo andando fuori strada.

Ammesso e non concesso che un piccolo editore non abbia i mezzi per fornire un servizio di editing che comporti la riscrittura totale di una manoscritto di mille pagine (sempre che ne valesse la pena, cosa molto opinabile) ciò non significa che non dedichi la massima attenzione possibile a quelli che sceglie di pubblicare.  Quanto a far brillare un manoscritto ci dovrebbe pensare prima di tutto l'autore; io alla storia del diamante grezzo che prende luce divina se manipolato da un professionista credo fino a un certo punto.  Testi scritti così male che vengano vivificati dall'intervento di un editor, mah... Qualcuno ne esisterà pure, ma credo siano  più una rarità che una consuetudine.

E comunque editori piccoli che lavorano bene su tutti gli aspetti dei libri che scelgono di pubblicare ce ne sono.  Non faccio nomi, primo perché ovviamente non li conosco tutti, e secondo perché fare cinque nomi significherebbe escludere tutti gli altri.

Se poi qualcuno sostiene che è in grado di fare lo stesso lavoro da solo e autopubblicare un lavoro in tutto e per tutto identico a quello realizzato da un editore, va be'... ognuno crede ciò che vuole.

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Ospite Mirtillasmile

Scusa @Marcello ti sei un po’ contraddetto nel tuo post. 

Prima dici che a far brillare il manoscritto debba essere l’autore, poi che un self non possa raggiungere determinati livelli.

Quel’e’ secondo te il ruolo del editor?

 

Lo ripeto per l’ultima volta: non sto generalizzando, non sto dicendo che non ci siamo piccole realtà valide. Quello che sostengo io è: escluse le Big( in questa categoria ci inserisco anche le piccole e le medie), quelle poche realtà piccolissime non bastano a bilanciare le scarse. 

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19 minuti fa, Marcello ha detto:

Ammesso e non concesso che un piccolo editore non abbia i mezzi per fornire un servizio di editing che comporti la riscrittura totale di una manoscritto di mille pagine (sempre che ne valesse la pena, cosa molto opinabile) ciò non significa che non dedichi la massima attenzione possibile a quelli che sceglie di pubblicare.  Quanto a far brillare un manoscritto ci dovrebbe pensare prima di tutto l'autore; io alla storia del diamante grezzo che prende luce divina se manipolato da un professionista credo fino a un certo punto.  Testi scritti così male che vengano vivificati dall'intervento di un editor, mah... Qualcuno ne esisterà pure, ma credo siano  più una rarità che una consuetudine.

Sono d'accordo: non si puo` pensare che l'editing, come una sorta di panacea, possa risolvere i problemi di un testo. Secondo me un libro deve arrivare all'editor gia` ampiamente "metabolizzato" dall'autore. Chiaramente per una CE, ci pensa l'editore o chi per lui a giudicare passabile un testo e darlo a un editor per smussarne gli angoli. Nel caso di un autore self published, forse una scheda di lettura da parte di un professionista del settore aiuterebbe a individuarne i punti deboli e quelli di forza. Esistono anche i cosiddetti beta-reader, eccetera.

 

19 minuti fa, Marcello ha detto:

Se poi qualcuno sostiene che è in grado di fare lo stesso lavoro da solo e autopubblicare un lavoro in tutto e per tutto identico a quello realizzato da un editore, va be'... ognuno crede ciò che vuole.

Bisogna ammettere che lavori benfatti da autopubblicati in italia, parlando di tutti gli aspetti (impaginazione, copertina, eccetera) ne ho visti pochi (ne vedo invece parecchi sul versante anglofono, ormai allo stesso livello di testi da CE importanti).

E` anche vero pero` che uno non deve immaginare un autore self published come un'unica entita`: un autore indipendente puo` pagare un grafico per la copertina, un editor per l'editing, eccetera eccetera, e magari trovare degli ottimi professionisti anche migliori di quelli che potrebbe avere con una CE.

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30 minuti fa, Marcello ha detto:

Se poi qualcuno sostiene che è in grado di fare lo stesso lavoro da solo e autopubblicare un lavoro in tutto e per tutto identico a quello realizzato da un editore, va be'... ognuno crede ciò che vuole.

È facile notare gli errori altrui, molto più difficile accorgersi dei propri.

Pensate a quante volte avete letto in modo corretto un vostro "refuso" senza vederlo... 

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37 minuti fa, Fraudolente ha detto:

È facile notare gli errori altrui, molto più difficile accorgersi dei propri.

Pensate a quante volte avete letto in modo corretto un vostro "refuso" senza vederlo... 

 

Fermo lì. Se si parla di refusi ed errori del genere, sì, serve una mano e non c'è storia.

 

Se invece si para di editing vero, allora un autore deve essere capace di farlo sul suo testo senza l'aiuto di nessuno. Non esiste editor professionista e di successo che si presti a fare il developmental editing, o il paragraph edit. Forse solo il secondo ma leggero leggero, solo e soltanto se il paragrafo in questione ha evidenti lacune.

 

Il resto dell'editing che un editor fa, ed è suo compito, sono i refusi, gli errori di battituta, e al massimo qualche suggerimento su come rendere il tutto più snello e veloce. Magari eliminando un personaggio secondario.

 

Poi è evidente che se il testo supera la 500 pagine allora un editor può lavorare gomito a gomito con l'autore durante la stesura, dando in questo caso sì di developmental e paragraph edit. Ma qui si parla di testi ampi e complessi, spesso romanzi storici che richiedono tonnellate e tonnellate di ricerca.

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1 ora fa, Marcello ha detto:

Quanto a far brillare un manoscritto ci dovrebbe pensare prima di tutto l'autore; io alla storia del diamante grezzo che prende luce divina se manipolato da un professionista credo fino a un certo punto.  Testi scritti così male che vengano vivificati dall'intervento di un editor, mah...

Lo scrittore deve presentare un testo nella miglior forma possibile; alle ce arrivano testi improponibili sia a livello d'italiano, sia a livello di trama: simili opere è logico che siano scartate. Ma è anche vero che ci sono tante ce che non vogliono fare editing per risparmiare.

 

50 minuti fa, Fraudolente ha detto:

È facile notare gli errori altrui, molto più difficile accorgersi dei propri.

Quanto è vero.

 

8 minuti fa, JPK Dike ha detto:

Se invece si para di editing vero, allora un autore deve essere capace di farlo sul suo testo senza l'aiuto di nessuno.

Vero. Ma è anche vero che un parere diverso dal suo può fargli vedere il testo sotto un'ottica diversa e così migliorarlo.

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5 minuti fa, M.T. ha detto:

Vero. Ma è anche vero che un parere diverso dal suo può fargli vedere il testo sotto un'ottica diversa e così migliorarlo.

 

Sì, ok. Poi il parere di un esperto che sa cosa funziona e cosa no ti aiuta a crescere.

 

Ma in prima battuta cosa funziona e cosa no, cosa mettere e come metterlo e quando metterlo lo dovrebbe sapere l'autore. A forza di scrivere si prende le misure, e si capisce cosa tira e cosa no, cosa migliora la storia e cosa no, cosa inserire e cosa lasciare fuori.

 

Leggo spesso la frase: Dan Brown con i suoi libri scritti con lo stampino. Appunto, è una qualità. Lui sa cosa funziona, cosa la gente vuole, e si regola di conseguenza. Ha la sua formula vincente e quella ripropina, magari mutandola poco alla volta a ogni libro. Vedrai che l'editing a Dan Brown è super leggero.

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6 minuti fa, JPK Dike ha detto:

Ma in prima battuta cosa funziona e cosa no, cosa mettere e come metterlo e quando metterlo lo dovrebbe sapere l'autore. A forza di scrivere si prende le misure, e si capisce cosa tira e cosa no, cosa migliora la storia e cosa no, cosa inserire e cosa lasciare fuori.

Certo, ma l'editor quando interviene lo fa più che altro a livello di stile e di sfumature: con la trama, arrivati a un certo punto, non dovrebbe farlo.

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10 minuti fa, M.T. ha detto:

Certo, ma l'editor quando interviene lo fa più che altro a livello di stile e di sfumature: con la trama, arrivati a un certo punto, non dovrebbe farlo.

 

Per un libro normale sulle 300 pagine sì.

 

Per i libri, ad esempio di Martin, che vadano sopra le 600 pagine, l'editor, e i vari aiutanti, lavorano gomito a gomito durante la stesura.

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1 ora fa, JPK Dike ha detto:

Se invece si para di editing vero, allora un autore deve essere capace di farlo sul suo testo senza l'aiuto di nessuno

Io credo che non si finisca mai di imparare, indipendentemente dall'abilità e dalla fama. Tutti i consigli, anche quelli che parrebbero i più strani, contengono un modo di interpretare diverso da quello di chi scrive. Se poi a darti le dritte è un professionista esperto...

Modificato da Fraudolente
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3 minuti fa, Fraudolente ha detto:

 

Io credo che non si finisca mai di imparare, indipendentemente dall'abilità e dalla fama. Tutti i consigli, anche quelli che parrebbero i più strani, contengono un modo di interpretare diverso da quello di chi scrive. Se poi a darti le dritte è un professionista esperto...

 

Questo è il problema. Dove sono i professionisti in Italia? Quelli che editano Volo? E cose simili? O anche quei thrillerini all'italiana copiati a carta carbone da quelli americani? Dove sono i grandi editor? Come mancano i grandi scrittori, così mancano i grandi operatori editoriali. E forse le due cose sono fortemente correlate.

 

Siamo finiti a credere che le nostre CE siano di valore perché pubblicano grandi successi mondiali, ma nessuno pensa che quei grandi successi sono stati editati da gente NON italiana. Noi li abbiamo solo tradotti, e molte volte anche male.

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2 ore fa, Mirtillasmile ha detto:

Prima dici che a far brillare il manoscritto debba essere l’autore, poi che un self non possa raggiungere determinati livelli.

Eppure mi sembrava chiaro...

Un autore deve presentare un testo che abbia una trama sensata, con dei personaggi tridimensionali e riconoscibili.  L'opera deve essere stata rivista – "metabolizzata" dall'autore come dice giustamente @Vincenzo Valenti – e deve essere scritta in una lingua il più possibile corretta, senza gravi problemi di grammatica e di sintassi, in uno stile accattivante e congruo alla vicenda e ai personaggi. 

Da qui a ritenere che il manoscritto sia già pronto e che passarlo al vaglio di un editor non servirebbe a migliorarlo di una virgola...  Be', come dicevo, ognuno crede ciò che vuole.

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Ospite Mirtillasmile

@Marcello la mia era solo una provocazione. Ripeto: nessuno nega il plus aggiunto di uno staff di persone competenti e professionali. 

Ma per quanto poco letterale, mettiamola così, il mondo del self sta prendendo piede. Ma questo non ci deve stupire. YouTube non ha fatto diventare chiunque opinionisti, influencer, giornalisti? E vengono seguiti. 

Io mi chiedo perché alla professionalità si preferisce l’amatoriale? 

 

 

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 @Mirtillasmile concondo, infatti FaviJ, Cicciogamer, Francesco Sole pubblicano con Mondadori. Parliamo di due Youtuber "gamer" e di un individuo che spaccia le frasi di facebook come suoi scritti. Tutte le persone del forum, di sicuro hanno scritto molto ma molto meglio rispetto a questa (5 spazi). Dunque i veri giudici sono i milioni di lettori italiani, poco interessa la scelta tra self o editore. Il denaro decide tutto in questo mondo.

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4 ore fa, Mirtillasmile ha detto:

@Marcello la mia era solo una provocazione. Ripeto: nessuno nega il plus aggiunto di uno staff di persone competenti e professionali. 

Ma per quanto poco letterale, mettiamola così, il mondo del self sta prendendo piede. Ma questo non ci deve stupire. YouTube non ha fatto diventare chiunque opinionisti, influencer, giornalisti? E vengono seguiti. 

Io mi chiedo perché alla professionalità si preferisce l’amatoriale? 

 

 

 

Perché amatoriali non sono. Youtuber come Favij, Yotobi o il Merluzzo di Cotto e Frullato non sono dilettanti. Ma nemmeno per sbaglio. Poi anche qua in Italia siamo lontani anni luce da canali del mondo come i RocketJump, AntsCanada e Pelleko, ma scambiare Youtube con la patria del dilettantismo è non solo sbagliato ma anche da miopi.

 

Mirtilla non dico a te eh. Dico in generale che è diverso tempo che leggo precchi spregi sul forum verso youtube.

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15 ore fa, JPK Dike ha detto:

Perché amatoriali non sono.

Come ho detto in precedenza, mi trovo d'accordo. Per quanto demenziali, stupidi, imbarazzanti possano sembrare determinati personaggi, non posso che far loro tanto di cappello. Hanno occupato un mercato vuoto, nato dal desiderio di evasione di molti e hanno offerto al pubblico quello che voleva. Non tutti sono in grado di farlo (o per lo meno, non tutti hanno la faccia tosta per poterlo fare).

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Ospite Mirtillasmile

@JPK Dike non ho detto che Youtube è la patria dei dilettanti ma  è una piattaforma gratuita dove virtualmente tutti posso aprirsi un canale. Ho visto un video, mi sfugge il nome, di uno seguito da 100000 followers che alla domanda: perché ti sei aperto un canale su youtube? Ha risposto 'Perché seguivo tante persone e poi mi sono detto 'Ok adesso ne apro uno anche io e così eccomi qua."

Questo sistema è lo stesso che regola l'auto pubblicazione.

 

18 minuti fa, Mauro Barbarito ha detto:

Hanno occupato un mercato vuoto, nato dal desiderio di evasione di molti e

Il desiderio di evasione non necessariamente è spinto dal 'vuoto' anzi, l'evasione è spesso sintomo di un malessere.

 

19 minuti fa, Mauro Barbarito ha detto:

hanno offerto al pubblico quello che voleva

Esatto. Hanno dato al pubblico quello che voleva.

Io chiedo: perché non sono i professionisti  a dare al pubblico quello che vuole?

I professionisti hanno sempre ragione? Il pubblico ha bisogno di essere imboccato perché non  sa capire cos'è giusto e cosa è sbagliato?

Io avrei dei dubbi.

Come è stato già detto i veri giudici sono coloro che leggono, mettono i like, coloro che decretano se il tuo libro o video o altro sarà un masterpiece o un fiasco. 

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1 ora fa, Mirtillasmile ha detto:

@JPK Dike non ho detto che Youtube è la patria dei dilettanti ma  è una piattaforma gratuita dove virtualmente tutti posso aprirsi un canale. Ho visto un video, mi sfugge il nome, di uno seguito da 100000 followers che alla domanda: perché ti sei aperto un canale su youtube? Ha risposto 'Perché seguivo tante persone e poi mi sono detto 'Ok adesso ne apro uno anche io e così eccomi qua."

Questo sistema è lo stesso che regola l'auto pubblicazione.

 

Non è forse il motivo che spinge l'essere umano a fare qualsiasi cosa? Da scrivere un libro ad aprire un'azienda per diventare una multinazionale? Vedi qualcosa, ti piace, ti ispira, vuoi fare qualcosa di simile, e allora ti rimbocchi le maniche a cominci a fare per raggiungere lo scopo. Poi ci puoi riuscire o no, ma lo sforzo è ammirabile.

 

Non capisco dove sia il problema.

 

1 ora fa, Mauro Barbarito ha detto:

Come ho detto in precedenza, mi trovo d'accordo. Per quanto demenziali, stupidi, imbarazzanti possano sembrare determinati personaggi, non posso che far loro tanto di cappello. Hanno occupato un mercato vuoto, nato dal desiderio di evasione di molti e hanno offerto al pubblico quello che voleva. Non tutti sono in grado di farlo (o per lo meno, non tutti hanno la faccia tosta per poterlo fare).

 

Non è solo quello. I video li devi scrivere, girare, montare e una volta pubblicati supportare con della pubblicità e presenza sui social. E' un lavoro a tempo pieno che richiede capacità molto, e aiutatemi a dire molto, qualificate.

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Alle 04/07/2018 at 18:09, Mirtillasmile ha detto:

Mi dispiace che ti sia sentito offeso, non era questo il mio intento. Ho specificato che non sto generalizzando ma, se ti prendi la briga e leggi le testimoniaze nella sezione CE free, allora forse comprenderai cosa voglio dire.

Nessuna offesa anche perché, purtroppo, sono il primo a pensare che ci siano tante, troppe case editrici improvvisate, dilettantesche e che cercano di sfruttare la "voglia" di pubblicare di tante (troppe?) persone. Per questo non amo le generalizzazioni, perché in questi, frettolosi, giudizi vengono seppellite anche molte realtà positive.

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3 ore fa, JPK Dike ha detto:

Non è solo quello. I video li devi scrivere, girare, montare e una volta pubblicati supportare con della pubblicità e presenza sui social. E' un lavoro a tempo pieno che richiede capacità molto, e aiutatemi a dire molto, qualificate.

Sì però ora non esageriamo, altrimenti un vero sceneggiatore, un valido regista, un buon attore che si sono fatti anni di gavetta e diplomati all'Accademia... cosa sono? Alieni?

Oggi, con i mezzi a disposizione, molti si possono improvvisare youtuber. Poi ad avere successo ce ne passa per carità.

Ma per farti riprendere mentre scorr.. ehm... emetti peti ai giardinetti davanti a ignari passanti e questo diventa un " che figo che bello, metto un like" e hai successo... a me mette una tristezza!

Non basta dire che tante persone apprezzano solo perchè un like fa numero e di conseguenza porta pubblicità e investitori. A me sembra molto aleatorio. Credo sia molto più facile e comodo per le persone, di questi tempi, impegnare poco la mente con cose di poco conto. Ecco allora che il demente su youtube ha successo. Poi la moda... la tendenza, se ne parla.

Sarò tra i pochi, ma ne sono altamente refrattario. Come se non esistessero.

Torniamo al discorso fatto giorni fa sulla qualità. Hanno successo perchè sono poco impegnativi, ma offri una valida alternativa e vediamo.

Un esempio televisivo: sono anni che ammorbano il pubblico con un prete in bicicletta e benchè io ami l'attore, non lo si può definire un prodotto di qualità. Però fa ascolti.

Poi prendi un Montalbano, prodotto di qualità, e fa numeri più alti. E allora?

Si potrebbe fare un parallelo anche con i cinepanettoni, sicuramente studiati a tavolino con alte :o competenze, ma non toglie che siano prodotti di bassissima qualità.

Esiste un bel proverbio arabo che farebbe al caso... ma ve e me lo risparmio. Sono diventato troppo serio :)  Il problema secondo me sono le alternative.

 

Alle 8/4/2018 at 14:06, Mirtillasmile ha detto:

YouTube non ha fatto diventare chiunque opinionisti, influencer, giornalisti? E vengono seguiti. 

Sì ma voglio vedere per quanto tempo. Tra cinque anni voglio vedere.

 

5 ore fa, Mauro Barbarito ha detto:

Hanno occupato un mercato vuoto, nato dal desiderio di evasione di molti e hanno offerto al pubblico quello che voleva.

Su questo non so... mi sembra molto più verosimile che si prenda il" meno peggio". Forse non quello che voleva, ma semplicemente quello che viene offerto.

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2 ore fa, Spartaco per Tempesta Ed. ha detto:

sono il primo a pensare che ci siano tante, troppe case editrici improvvisate, dilettantesche e che cercano di sfruttare la "voglia" di pubblicare di tante (troppe?) persone.

Già è proprio questo il problema, che poi va a penalizzare anche chi lavora bene. E in entrambe le direzioni.

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9 minuti fa, nemesis74 ha detto:

Sì però ora non esageriamo, altrimenti un vero sceneggiatore, un valido regista, un buon attore che si sono fatti anni di gavetta e diplomati all'Accademia... cosa sono? Alieni?

Oggi, con i mezzi a disposizione, molti si possono improvvisare youtuber. Poi ad avere successo ce ne passa per carità.

 

 

Beh se parliamo di Italia, il cinema e la televisione sono comunque su livelli amatoriali, quindi anche Youtube non può essere gran cosa. Ma nel resto del mondo youtube/televisione e cinima sono anni che sono diventati interconnessi tra loro, con professionisti che passano da uno all'altro senza problemi. Basti guardare The Lonly Island o il canale First We Feast e le guest star che ospita. Per non parlare di Joss Whedon e del suo Dr. Horrible... no dico Joss Whedon che fa un prodotto per youtube. Così per...

 

Così come nell'editoria, se apriamo la visuale e riconsideriamo l'Italia in confronto con il resto del mondo il paragone non può che essere indecente.

 

Tornando al discorso del 3D, il risultato è lo stesso: nel resto del mondo self e editoria tradizionale sono ormai intercambiabili e a vasi comunicanti. Entrambi hanno i loro prodotto di qualità e la loro quota di dilettantismo, e non c'è problema a passare dall'uno all'altro quanto si vuole.

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4 minuti fa, JPK Dike ha detto:

Per non parlare di Joss Whedon e del suo Dr. Horrible... no dico Joss Whedon che fa un prodotto per youtube. Così per...

Sì concordo con quello che dici, pero qui è il contrario. Da regista affermato si è prestato a you tube, non è diventato famoso grazie a quello.

Che poi a me già piaceva quando girava Firefly. ma vabè vado OT :)

Che noi siamo indietro di venti anni, (30?) non posso che darti ragione. Ma qui viviamo e in questa realtà dobbiamo rapportarci.

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Ospite Mirtillasmile
22 minuti fa, nemesis74 ha detto:

Hanno successo perchè sono poco impegnativi, ma offri una valida alternativa e vediamo.

Perché un amatoriale deve necessariamente essere poco impegnativo o scarso? La mano del professionista lo rende più appetibile ma il contenuto non cambia (se il prodotto di base è di qualità).

 

@JPK Dike concordo.

Ormai non c'è più questa distinzione netta tra professionisti e amatoriali. Come giustamente dice @JKP Dike ormai il self e le CE sono vasi comunicanti. Sono tante le CE (Rizzoli per esempio) che pubblicano pescando dalle classifiche di Amazon. Si è detto più e più volte come agenti e Ce tengano d'occhio questa realtà per pescare il pesce più grosso. 

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7 minuti fa, nemesis74 ha detto:

Sì concordo con quello che dici, pero qui è il contrario. Da regista affermato si è prestato a you tube, non è diventato famoso grazie a quello.

Che poi a me già piaceva quando girava Firefly. ma vabè vado OT :)

Che noi siamo indietro di venti anni, (30?) non posso che darti ragione. Ma qui viviamo e in questa realtà dobbiamo rapportarci.

 

Va beh firefly è leggenda. Ma il trio Nathan Fillion, Neil Patrick Harris e Felicia Day non si batte xD

 

Siamo indietro e a quanto pare stiamo facendo di tutto per sottrarci al cambiamento. Ma tanto è una battaglia persa. Non si può chiudere il mondo fuori e pretendere di essere lasciati soli.

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7 ore fa, Mister Frank ha detto:

Qual è la risposta definitiva al questito: casa editrice o self-publishing?

 

Questa:

Alle 30/3/2018 at 11:02, Niko ha detto:

Entrambi hanno pro e contro; dipende da quello cui si aspira e quali necessità si hanno.

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