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Nightafter

Il sogno dell’odio – Pt. 4

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Si sentivano i grilli, la luna era stata coperta da una nuvola di passaggio, fino a qualche momento prima illuminava il tracciato argento delle rotaie.

Potevi seguire quei nastri lucenti di metallo, correre in parallelo per due chilometri lungo la distesa buia della campagna, scomparendo poi dietro la massa nera della collina.

C’era l’umidità della notte, però non faceva freddo, trovavi una grande pace in quel silenzio, udivi solo il frinio degli insetti, ma non era continuo.

L’unico fastidio gli veniva dal trovarsi in ginocchio su quella traversina della ferrovia, il legno era scabro e pieno di rilievi nodosi.

Era ormai da un’ora che stava così: iniziava a sentire crampi lungo le cosce e gli dolevano i piedi nudi, poggiati sui grossi ciottoli duri e taglienti dello spazio tra le traverse.

Quello che più gli creava disagio non era il dolore fisico, ma quel vuoto pneumatico nella mente, quella specie di stordimento il non capire perché si trovasse li a quell'ora e per fare cosa.

Cercava inutilmente di mettere insieme delle idee in quel casino che aveva nella testa,

Ripensava alla serata: non ricordava di aver bevuto molto o di essersi fatto di qualche porcata, non si era impasticcato o aveva tirato, ne era sicuro.

Stava girovagando con l'auto e sentendo la radio, questo lo ricordava: poi a un certo punto aveva preso la tangenziale, l'autostrada in direzione sud, alla fine era uscito a quel casello, senza neppure far caso al nome del posto e si era trovato sulla statale nel mezzo della campagna.

Quando aveva visto la strada ferrata sfilare fra i campi, costeggiando la statale, aveva capito di essere arrivato: allora aveva parcheggiata l'auto in una piazzola deserta e con calma si era spogliato, poi aveva attraversato il tratto di terreno arato e raggiunto quel posto tra le rotaie.

Non c'era un solo motivo per quelle azioni, questo gli era chiaro, mica era scemo o gli si era fritto il cervello.

Eppure tutto quello che stava facendo gli appariva paradossalmente sensato, come se stesse eseguendo una perfetta procedura, la sensazione di un'esperienza collaudata, di qualcosa da compiere come un riflesso condizionato.

Non capiva perché lo stesse facendo, ma il fatto di doverlo fare era l'unico punto chiaro, sicuro e categorico, di tutta quella storia.

C’era quella sensazione di vuoto nella mente, un buio più oscuro del colore di quella notte, inoltre anche quella spossatezza mortale che gli intorpidiva le membra e gli toglieva la forza di alzarsi da terra.

Ci aveva provato diverse volte, ma nulla da fare, il corpo non rispondeva alla mente, si sentiva pesante come una cassa di piombo, la gravità lo inchiodava al terreno.

Era vigile e sveglio, ma prigioniero di quella morsa di impotenza che inghiottiva le sue energie residue.

Il tempo passava lento, ormai aveva perso la voglia di tenere mentalmente conto di quanto ne fosse trascorso, la luna ad occhio si era spostata di posizione nel cielo, potevano essere trascorse un'ora e mezza o forse due.

Era comunque una considerazione oziosa, del tempo e della luna in quel momento gli fregava meno che un cazzo.

Stranamente, invece di pensieri sensati, in quel momento gli venivano a mente ricordi lontanissimi, di quando era bambino e abitava in una casa di campagna, un posto simile a quello, con una ferrovia che gli passava accanto.

Ricordava che c'erano ancora delle locomotive che viaggiavano a nafta o a carbone in quel tempo, lasciavano un lungo filo di fumo nero al loro transito e quando attraversavano i passaggi a livello con le sbarre calate, emettevano un lungo fischio, per evitare che qualcuno si trovasse sui binari e ne venisse travolto.

Con gli altri ragazzini facevano un gioco, una prova di coraggio: si inginocchiavano in mezzo ai binari ed attendevano l'arrivo del treno, l'ultimo che si sollevava da terra per farsi da parte aveva vinto.

Lui era coraggioso e a quel gioco vinceva sempre, era una questione di sangue freddo e di gambe leste, lui aveva emtrambe le due cose.

Ora si sentiva stanco, esaurito, la sensazione che la sua mente svanisse iniziò a montare gradualmente, come l’acqua che sale nell’alta marea: i suoi pensieri si disciolsero liquidi e si spensero in una sorta di deliquio sonnolente.

 

(Continua)

 

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Grazie mia diletta amica e stimatissima socia @paolati

 

Sono grato e sempre onoratissimo che tu mi legga, per l'affetto che ti porto devo avvisarti che questa storia andrà un po' per le lunghe.

Dalle bozza d'intreccio prevedo uno sviluppo di almeno una trentina di capitoli (240 pagine mal contate), purtroppo non avendo il dono di una scrittura stringata temo che non mi sarà possibile scendere sotto questa stima preventiva.

 

Quindi socia avvisata, socia salvata. :D (in ogni caso se vorrai saltare la lettura di una decina di capitoli, sappi che non te ne vorrò) :D

 

Un abbraccio :D

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Buon sabato @Nightafter:) spero che hai passato una gradevole settimana. Sono pronta per commentare questo quarto capitolo. Devo dire proprio mini:asd:

 

Alle 25/3/2018 at 23:59, Nightafter ha detto:

Si sentivano i grilli, la luna era stata coperta da una nuvola di passaggio, fino a qualche momento prima illuminava il tracciato argento delle rotaie.

fino a qualche momento Non mi piace  suona male

Consiglio: o elimini e inizi con prima...

Oppure: fai una nuova frase: Fino a qualche momento prima illuminava il tracciato argento delle rotaie.

 

Alle 25/3/2018 at 23:59, Nightafter ha detto:

C’era l’umidità della notte, però non faceva freddo, trovavi una grande pace in quel silenzio, udivi solo il frinio degli insetti, ma non era continuo.

Io scriverei:

C’era l’umidità della notte, trovavi soltanto una grande pace in quel silenzio, udivi solo il frinio degli insetti.

 

Alle 25/3/2018 at 23:59, Nightafter ha detto:

L’unico fastidio gli veniva dal trovarsi in ginocchio su quella traversina della ferrovia, il legno era scabro e pieno di rilievi nodosi.

Non mi convince: gli veniva dal trovarsi

 

Alle 25/3/2018 at 23:59, Nightafter ha detto:

Quello che più gli creava disagio non era il dolore fisico, ma quel vuoto pneumatico nella mente, quella specie di stordimento virgola il non capire perché si trovasse li a quell'ora e per fare cosa. Niente a capo Cercava inutilmente di mettere insieme delle idee Meglio nel in quel casino che aveva nella testa,

 

Alle 25/3/2018 at 23:59, Nightafter ha detto:

Stava girovagando con l'auto e sentendo la radio, questo Aggiungerei se lo ricordava: poi a un certo punto aveva preso la tangenziale, l'autostrada in direzione sud, alla fine era uscito a quel casello, senza neppure far caso al nome del posto e si era trovato sulla statale nel mezzo della campagna.

Il ritmo appare veloce.

 

Alle 25/3/2018 at 23:59, Nightafter ha detto:

Quando aveva visto la strada ferrata sfilare fra i campi, costeggiando la statale, aveva capito di essere arrivato: allora aveva parcheggiata l'auto in una piazzola deserta e con calma si era spogliato, poi aveva attraversato il tratto di terreno arato e raggiunto quel posto tra le rotaie.

Anche qui, hai messo la quarta:asd: Troppo veloce

 

Alle 25/3/2018 at 23:59, Nightafter ha detto:

la sensazione di un'esperienza collaudata, di qualcosa da compiere come un riflesso condizionato.

Spiegami questa frase.

 

Alle 25/3/2018 at 23:59, Nightafter ha detto:

Non capiva perché lo stesse facendo, ma il fatto di doverlo fare era l'unico punto chiaro, sicuro e categorico, di tutta quella storia.

Non capiva perché lo stesse facendo, ma il fatto di doverlo fare era l'unico punto chiaro,

Mi pare una contraddizione.

 

Alle 25/3/2018 at 23:59, Nightafter ha detto:

C’era quella sensazione di vuoto nella mente, già detta

un buio più oscuro del colore di quella notte, inoltre anche quella spossatezza mortale che gli intorpidiva le membra e gli toglieva la forza di alzarsi da terra. Cioè?

 

 

Alle 25/3/2018 at 23:59, Nightafter ha detto:

Ora si sentiva stanco, esaurito, la sensazione che la sua mente svanisse iniziò a montare gradualmente, come l’acqua che sale nell’alta marea: i suoi pensieri si disciolsero liquidi e si spensero in una sorta di deliquio sonnolente.

la sensazione che la sua mente svanisse  Cioè?

 

IV Conclusione: capitolo che narra di un gesto estremo, dell'attesa della morte e della follia. Hai trovato una buona struttura e un buon ritmo se non per quelle 4 righe troppo veloci. Certi concetti li ripeti come "in quel momento" che cambierei. Nel brano descrivi e trasmetti molto bene l'angoscia. Scorrevole e senza refusi. Finora i tuoi capitoli parlano di follia, di suicidi e di morte, mi chiedo se il sogno dell'odio è proprio questo rifiuto a vivere.

:flower:Ti auguro un buon Week-end

Continuerò a leggere :yupphi:

Floriana

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Ciao @Floriana

 

Grazie di continuare a leggermi e commentare, felice domenica a te :D

Alle ‎14‎/‎04‎/‎2018 at 10:57, Floriana ha detto:
Cita

C’era l’umidità della notte, però non faceva freddo, trovavi una grande pace in quel silenzio, udivi solo il frinio degli insetti, ma non era continuo.

Io scriverei:

C’era l’umidità della notte, trovavi soltanto una grande pace in quel silenzio, udivi solo il frinio degli insetti.

 

To dirò che il concetto "però non faceva freddo", qui mi è utile per giustificare un valore termico della stagione (posizionando la scena presumibilmente fine estate o primissimo autunno) e il fatto che il personaggio, in ginocchio e denudato, non batta i denti per la rigidità del clima, reazione plausibilmente fisiologica che altrimenti avrei dovuto descrivere nel testo.

 

Alle ‎14‎/‎04‎/‎2018 at 10:57, Floriana ha detto:
Cita

la sensazione di un'esperienza collaudata, di qualcosa da compiere come un riflesso condizionato.

Spiegami questa frase.

 

 

Il senso di deja vu, di un azione compiuta per un automatismo al quale non puoi sottrarti. Un po' come per il respirare o fare la pipì.

 

Alle ‎14‎/‎04‎/‎2018 at 10:57, Floriana ha detto:

Non capiva perché lo stesse facendo, ma il fatto di doverlo fare era l'unico punto chiaro,

Mi pare una contraddizione  

 

Lo è infatti, si tratta di una sensazione contradditoria, nella quale la parte razionale della mente è conscia che lui stia facendo una cosa senza un senso apparente, anzi addirittura una follia (stare in ginocchio, nudo,  tra i binari di una ferrovia, non è sicuramente una cosa molto sensata).

Però allo stesso tempo è cosciente che non può sottrarsi a ciò che sta facendo, il suo corpo si rifiuta di modificare le sue azioni, lui non è più padrone di sé e la sua volontà non riesce a dirigere il corpo, non è in grado di alzarsi e tornare sui suoi passi. Deve necessariamente obbedire a questo condizionamento.

 

Alle ‎14‎/‎04‎/‎2018 at 10:57, Floriana ha detto:
Cita

Ora si sentiva stanco, esaurito, la sensazione che la sua mente svanisse iniziò a montare gradualmente, come l’acqua che sale nell’alta marea: i suoi pensieri si disciolsero liquidi e si spensero in una sorta di deliquio sonnolente.

la sensazione che la sua mente svanisse  Cioè?

 

Cioè è come quando ti senti male per un abbassamento improvviso di pressione. Ti senti svuotato di ogni energia, talvolta provi nausea e la mente ti sembra che evapori perché stai per perdere conoscenza. Mai provato a star male da bestia? :D

 

Ciao grazie ancora e un abbraccio :D

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Amico Nightafter, rieccomi, come promesso (e rassicurati: non sono un incubo quale quello del prossimo racconto, sono solo il solito rompiscatole...)

 

Se lo consenti (silenzio - assenso: se posti, aspettatele) ti faccio "qualche pulce":

 

nella prima riga del testo: argento (argenteo)

[…] Questa è una quisquilia. "C’era l’umidità della notte, però non faceva freddo, trovavi una grande pace in quel silenzio, udivi solo il frinio degli insetti, ma non era continuo." Due incisi brevi nella stessa frase; forse sarebbe meglio (a mio gusto) inglobare il secondo, del tipo: "udivi solo il frinio, discontinuo, degli insetti". Inoltre: le cicale e i i grilli friniscono, gli altri insetti dipende da come producono il suono ( che potrebbe essere brusìo, fruscìo, rumorìo, sussurrìo, ronzìo ecc.)

[…] "Quello che più gli creava disagio non era il dolore fisico, ma quel vuoto pneumatico nella mente, quella specie di stordimento (manca una virgola) il non capire perché si trovasse li a quell'ora e per fare cosa."

[…]  "del tempo e della luna in quel momento gli fregava meno che un cazzo." Mi ripeto, ma il tono della narrazione è piuttosto alto e, nonostante l'allegoria del fregarsene, avrei preferito un normalissimo "niente" al posto di "cazzo".

"Ora si sentiva stanco, esaurito, la sensazione che la sua mente svanisse iniziò a montare gradualmente, come l’acqua che sale nell'alta marea: i suoi pensieri si disciolsero liquidi e si spensero in una sorta di deliquio sonnolente." Mi collego a quest'ultima, bellissima descrizione, per sottolineare la precisione, stilistica e formale, della psiche del personaggio che, riga dopo riga, traspare nella sua ineludibile completezza. Pare quasi che tu abbia studiato la psicologia del suicida (o potenzialmente tale nell'idea suicidaria) su un testo di psichiatria, rendendola narrativa. Davvero bravo!

 

A tra poco. Leggerò anche  l'ultimo, che hai appena inserito. 

 

(Continua)

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