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Niko

Che sta succedendo all'editoria?

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39 minuti fa, Marcello ha detto:

Un libraio è quello che, prima di ogni altra cosa, legge.

(y) Altrimenti è solo un commerciante...

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Io preciserei solo che un algoritmo lavora su statistica e probabilità. Per sua stessa natura eh, e non perché siamo contro la tecnologia. Inoltre per funzionare ha bisogno di un campione dati affidabile. Non è che funziona per grazia di Dio. A me sembra che qua chi ha problemi a intendere la tecnologia non siamo noi. Anche perché un algoritmo è inutile se il cervello che ci sta dietro non sa leggerne i risultati e investire di conseguenza.

 

 

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Ah e poi bisognerebbe sapere chi lo ha scritto e vedere come lo ha fatto. Perché non è che c'è un algoritmo che fa tutto, da scegliere libri a sbucciare patate. E se chi lo ha scritto ha fatto un pessimo lavoro, hai voglia di credere nel potere della tecnologia... oddio, vedendo lo stato della nostra editoria, e se è vero che ora funziona tutto con algoritmi, ci sarebbe da investigare un po' sullo stato delle nostre facoltà di matematica e informatica.

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Secondo me c'è un problema di fondo in questo discorso.

Se tutto è relativo e non esiste qualità in narrativa, allora non ha senso nemmeno parlarne. Come giustamente indica qualcuno, se i libri di Ciccio Gamer o di Francesco Sole vendessero quanto Martin Eden di Jack London, chi saremmo noi per dire che i primi sono brutti e il secondo è un capolavoro?

 

Ecco, a mio avviso la chiave per uscire dall'impasse della cultura libresca italiana è superare il relativismo. Capire che esistono dei criteri oggettivi per cui un libro, sotto attenta analisi, può essere considerato di qualità o meno. Parliamo di chiarezza d'immagine, cioè eleganze e concretezza visuale della prosa; percorso interiore del protagonista e caratterizzazione dei personaggi; premessa, coerenza della stessa e pregnanza del messaggio; bilanciamento della tensione narrativa eccetera eccetera eccetera. Ci sono scuole e fior di critici che, ormai, concordano su vari aspetti in grado di rendere un testo narrativo valido. Se nel 2018, in Italia, siamo ancora al relativismo totale in questo campo, quando già Aristotele ci aveva visto molto più lungo di noi, allora esiste un problema reale.

 

In soldoni, quindi, senza scadere in tecnicismi, credo che possiamo concordare tutti su due aspetti che rendono valido un romanzo contemporaneo. Universalità e Ricchezza. Con Universalità intendo che un testo debba essere scritto in modo tale da risultare scorrevole e piacevole a tutti, indipendentemente dal contesto, dal genere o dal messaggio. Un testo quindi accessibile, immediato, chiaro, visuale e, di conseguenza, stimolante dal punto di vista immaginifico. Con Ricchezza, invece, parlo dei dettagli e degli elementi implicati dalla prosa, tra cui la premessa, l'introiezione, la profondità dell'ambientazione, i cenni culturali, sociali e così via.

Un testo universale senza ricchezza risulta scialbo e si dimentica subito. Un testo ricco ma non universale è doloroso da leggere e piacerà a una persona su 100.

 

Come qualcuno ha giustamente sottolineato, oggi i romanzi devono competere con i film e i videogiochi. Se amate i videogiochi come me, capirete perché, spesso, si preferisce spendere il proprio tempo in quel modo. Con fiori di sceneggiatori e storie piene, intricate e significative, molto videogiochi battono tanti romanzi perfino dal punto di vista narrativo! Perché? Per il relativismo di cui sopra, senz'altro, che rende la lettura penosa o scialba. E perché bisognerebbe puntare sugli elementi distintivi del medium narrativo. Ma questo è un altro discorso e non voglio mischiare le cose.

 

Tornando a noi. Il riscontro col pubblico è da prendere in considerazione alla luce di quanto detto? Assolutamente sì, dal momento che Universalità e Ricchezza si giudicano in base al riscontro stesso. Il problema, però, rimane il medesimo: se una persona nella sua vita ha letto solo Fabio Volo, è chiaro che comprerà Fabio Volo. Fabio Volo non vende perché piace, ma piace perché vende. Chiedete a qualsiasi lettore forte cosa pensi dell'autore in questione. Non è per snobismo, ma perché il lettore forte può fare paragoni, a differenza di chi non legge. È questo il punto. Se (X) non ha mai letto Martin Eden, non saprà mai che esiste qualcosa di infinitamente più bello di 50 sfumature!

 

È come la politica. Se non esiste, nei fatti, la par condicio, e in televisione, sui giornali, ovunque vanno sempre i soliti partiti, come potrà la massa degli elettori scegliere qualcosa di diverso, non potendo fare paragoni? Ecco perché i Big della politica crollano con estrema lentezza anche di fronte a un malcontento estremo (con le dovute eccezioni, eh, ma ora non voglio andare OT!).

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56 minuti fa, Marcello ha detto:

Gli addetti, esatto non i librai.

Perché un libraio che consiglia i libri che sono in testa alle classifiche di vendita e recensiti su tutti i quotidiani non è un libraio.

Un libraio è quello che, prima di ogni altra cosa, legge.  E dopo aver letto consiglia i libri che gli sono piaciuti, ma non a tutti.  Perché il libraio è quello che conosce la propria clientela e ne sa interpretare i gusti, e sa anche consigliare il libro che non ha apprezzato, se è quello che sta cercando il cliente.

Perché il libraio non è soltanto un semplice commerciante, ma un commerciante che commercia in cultura e contribuisce a innescare il "passaparola" e a far nascere l'amore per la lettura nel ragazzino che non ha mai preso in mano un libro in vita sua, al di là di quelli che gli sono stati imposti.

Se no al posto del libraio ci potete mettere l'algoritmo di cui sopra, gaussiano o no che sia.

 

Ah Marcè, nostra vox clamantis in deserto, mi sa che ti tocca rimetterti al lavoro in libreria... :D

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9 minuti fa, JPK Dike ha detto:

oddio, vedendo lo stato della nostra editoria, e se è vero che ora funziona tutto con algoritmi, ci sarebbe da investigare un po' sullo stato delle nostre facoltà di matematica e informatica.

 

Un'osservazione che avevo provato a fare anch'io, qualche post addietro, alla quale @Sarinsaretta si è ben guardata dal rispondere.

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6 minuti fa, Il Palombaro ha detto:

 

Ecco, a mio avviso la chiave per uscire dall'impasse della cultura libresca italiana è superare il relativismo.

 

Purtroppo viviamo nell'epoca del relativismo imperante, galoppante, inarrestabile. Vale in tutti i campi dell'agire sociale, altro che "cultura libresca italiana", e abbiamo appena cominciato a vederne i primi frutti. Quando tutto è uguale, ogni cosa è indifferente. Quindi tutto si può fare. Tutto ciò che è possibile è automaticamente anche lecito. Tanti auguri a chi verrà dopo di noi: ne hanno veramente bisogno.

 

11 minuti fa, Il Palombaro ha detto:

Il problema, però, rimane il medesimo: se una persona nella sua vita ha letto solo Fabio Volo, è chiaro che comprerà Fabio Volo. Fabio Volo non vende perché piace, ma piace perché vende. Chiedete a qualsiasi lettore forte cosa pensi dell'autore in questione. Non è per snobismo, ma perché il lettore forte può fare paragoni, a differenza di chi non legge.

 

Alleluia! Qualcuno che ci arriva (a capire perché l'opinione di chi conosce una cosa sola vale meno dell'opinione di chi ne conosce mille). (y)

 

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57 minuti fa, Sarinsaretta ha detto:

Libri: io non decido mai di pubblicare un libro considerando se è bello o no.

Io pubblico un libro se questo suscita EMOZIONI.

50 sfumature non so se sia bello o meno e non mi interessa. Ma so che suscita emozioni e quindi vendite.

@Sarinsaretta, forse abbiamo esagerato: tu lavori e difendi il tuo lavoro. Ma devi capere che noi ci mettiamo l'anima e sapere che saremo giudicati, e scartati, da un arido algoritmo non è gradevole...

Ci illudiamo così: non diventeremo mai famosi, ma non perché non siamo bravi, ma a causa dell'ignoranza altrui e del mercato infame! Non so se siamo bravi, ma di sicuro l'ignoranza dilaga e il mercato è infame...

 

 

57 minuti fa, Sarinsaretta ha detto:

Siete tutte brave persone, ma sbagliate a leggere le mie parole come ciniche quando invece non lo sono. Vi spiego solo come funziona l'editoria oggi. SENZA esprimere giudizi

Ebbene sì, siamo brave persone che coltivano un sogno! 

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24 minuti fa, JPK Dike ha detto:

E se chi lo ha scritto ha fatto un pessimo lavoro, hai voglia di credere nel potere della tecnologia... oddio, vedendo lo stato della nostra editoria, e se è vero che ora funziona tutto con algoritmi, ci sarebbe da investigare un po' sullo stato delle nostre facoltà di matematica e informatica.

 

13 minuti fa, L'antipatico ha detto:

 

Un'osservazione che avevo provato a fare anch'io, qualche post addietro, alla quale @Sarinsaretta si è ben guardata dal rispondere.

 

Scusate ragazzi, ma qui nessuno ha detto che gli algoritmi servano a incrementare il numero di lettori, ad accrescere il livello culturale della popolazione ecc ecc.

Lo "stato della nostra editoria" non dipende dagli algoritmi, non c'entra nulla con gli algoritmi... gli algoritmi servono a capire cosa venderà e cosa piace al pubblico, non a indirizzare il pubblico. Se il pubblico di lettori vuole acquistare quello che io e voi reputiamo, perdonatemi la parola, "merda", non è assolutamente logico dare la colpa all'algoritmo o a chi utilizza quell'algoritmo.

Prendetevela coi lettori, semmai.

E non ha molto senso neanche affermare che bisognerebbe "imporre" al pubblico solo le pubblicazioni "alte" ecc ecc, perchè questo si chiama fascismo. Il pensiero unico sta nei regimi, dove certi libri vengono messi al bando. Io avrei molta più paura di una società in cui qualcuno si alzasse un giorno e dicesse che Volo, gli youtuber e 50 sfumature sono "banditi per legge" perché fanno schifo e le grandi CE dovrebbero pubblicare solo grande letteratura... e ci sarebbe da vedere poi chi va a decidere quale sarebbe questa "grande letteratura". 

Se volete prendervela con qualcuno per la situazione editoriale italiana, per il fatto che Volo venda così tanto, per il fatto che Muccino sia da poco uscito con... la Nave di Teseo, per il fatto che 50 sfumature sia diventato un best seller, per il fatto che se Cracco fa un libro vende 10 volte tanto il migliore degli autori esordienti italiani... be', potete e dovete prendervela solo con una categoria: i lettori.

 

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26 minuti fa, L'antipatico ha detto:

 

Un'osservazione che avevo provato a fare anch'io, qualche post addietro, alla quale @Sarinsaretta si è ben guardata dal rispondere.

 

+ 9% in termini di vendite da quando utilizziamo questo algoritmo. Questa è la mia risposta.

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Vi faccio un esempio: conosco una ragazza che tempo fa ha fatto una torta ed era contenta perchè era venuta veramente buona.

Dove aveva letto la ricetta? In un libro di Benedetta Parodi.

Ecco, quel libro ha perseguito il suo scopo. Stop.

 

Chi considera tutto questo spazzatura e vorrebbe trovare in libreria solo testi tipo comma 22 di Joseph Heller non ha capito granché.

 

E se tutto il mondo legge e apprezza 50 sfumature vuol dire che quello è un libro giusto ed è uscito in un periodo giusto. Stop.

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14 minuti fa, Bango Skank ha detto:

 

 

Scusate ragazzi, ma qui nessuno ha detto che gli algoritmi servano a incrementare il numero di lettori, ad accrescere il livello culturale della popolazione ecc ecc.

Lo "stato della nostra editoria" non dipende dagli algoritmi, non c'entra nulla con gli algoritmi... gli algoritmi servono a capire cosa venderà e cosa piace al pubblico, non a indirizzare il pubblico. Se il pubblico di lettori vuole acquistare quello che io e voi reputiamo, perdonatemi la parola, "merda", non è assolutamente logico dare la colpa all'algoritmo o a chi utilizza quell'algoritmo.

Prendetevela coi lettori, semmai.

E non ha molto senso neanche affermare che bisognerebbe "imporre" al pubblico solo le pubblicazioni "alte" ecc ecc, perchè questo si chiama fascismo. Il pensiero unico sta nei regimi, dove certi libri vengono messi al bando. Io avrei molta più paura di una società in cui qualcuno si alzasse un giorno e dicesse che Volo, gli youtuber e 50 sfumature sono "banditi per legge" perché fanno schifo e le grandi CE dovrebbero pubblicare solo grande letteratura... e ci sarebbe da vedere poi chi va a decidere quale sarebbe questa "grande letteratura". 

Se volete prendervela con qualcuno per la situazione editoriale italiana, per il fatto che Volo venda così tanto, per il fatto che Muccino sia da poco uscito con... la Nave di Teseo, per il fatto che 50 sfumature sia diventato un best seller, per il fatto che se Cracco fa un libro vende 10 volte tanto il migliore degli autori esordienti italiani... be', potete e dovete prendervela solo con una categoria: i lettori.

 

 

Ma io mica ho dato la colpa all'algoritmo. Poi io sono uno di quelli che non ha problemi a vedere Volo in vetrina, o a sapere che le CE usano gli algoritmi (che fa tanto figo, ma sempre ricerca di mercato è, solo più complessa e affidabile).

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Sarinsaretta ci stai dicendo che la tecnologia aiuta il processo editoriale e aumenta le vendite. Hai scoperto l'acqua calda via. 

 

Il problema non è che lo usate, ilproblema è che avete cominciato a usarlo in ritardo di almeno 15 anni. 

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1 ora fa, Marcello ha detto:

Perché il libraio non è soltanto un semplice commerciante, ma un commerciante che commercia in cultura e contribuisce a innescare il "passaparola" e a far nascere l'amore per la lettura nel ragazzino che non ha mai preso in mano un libro in vita sua, al di là di quelli che gli sono stati imposti.

Ecco questa era la figura del libraio che fa il suo lavoro per passione e come "missione". Ormai ne sono rimasti pochissimi, tu stesso ;( hai purtroppo smesso...

1 ora fa, Marcello ha detto:

Se no al posto del libraio ci potete mettere l'algoritmo di cui sopra, gaussiano o no che sia.

In questo caso sarebbe meglio l'algoritmo del personale disinteressato perché poco gratificato che c'è ora...

1 ora fa, Bango Skank ha detto:

gli investimenti del futuro (nonché del presente e dell’immediato passato) sono sui “dati sensibili” degli utenti. Più dati di più utenti ho, più sono in grado di sapere cosa a quelle persone piace acquistare

Non sono contrario alla tecnologia, anzi. Il problema è che non credo nell'attendibilità di una formula matematica applicata ai comportamenti umani. Nel mio piccolo ad esempio noto grandi strafalcioni proprio di facebook: mel mio profilo parlo spesso di religione in senso critico. L'algoritmo non è evidentemente in grado di valutare le mie parole per cui mi propone in continuazione attività, eventi, persone che hanno a che fare con la chiesa. Ora estendendo alle tante possibilità, all'interno sicuramente di tanti dati sensibili corretti, sono portato a immaginare ce ne siano quasi altrettanti scorretti, o no?

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6 minuti fa, Sarinsaretta ha detto:

@Sarinsaretta

 

E se tutto il mondo legge e apprezza 50 sfumature vuol dire che quello è un libro giusto ed è uscito in un periodo giusto. Stop.

 

Questo è l'esempio migliore, perché ha avuto un seguito il romanzo, il rosso e il nero. Chi ha letto il primo ha preso anche gli altri due. Non si è trattato di un caso, quindi, non esiste un indice di bello o brutto, ma ciò che va.

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6 minuti fa, JPK Dike ha detto:

Sarinsaretta ci stai dicendo che la tecnologia aiuta il processo editoriale e aumenta le vendite. Hai scoperto l'acqua calda via. 

 

Il problema non è che lo usate, ilproblema è che avete cominciato a usarlo in ritardo di almeno 15 anni. 

 

Ok, allora dicci tu cosa dovremmo utilizzare oggi per non essere in ritardo.

Diccelo però oggi riguardo al futuro, e non fra 15 anni riguardo al passato, perchè così è veramente troppo facile.

E banale.

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7 minuti fa, delon ha detto:

 

Questo è l'esempio migliore, perché ha avuto un seguito il romanzo, il rosso e il nero. Chi ha letto il primo ha preso anche gli altri due. Non si è trattato di un caso, quindi, non esiste un indice di bello o brutto, ma ciò che va.

 

E secondo te quanti e quali libri avrà letto il 90% di quelli che hanno acquistato il seguito? Il bello e il brutto esistono eccome.

 

Il problema non sta nell'imporre alcunché, ma nel cambiare il sistema (dall'interno, attraverso le leggi e sviluppando un modello alternativo) e la percezione della gente. Il "fascismo", se vogliamo straparlare come si usa fare oggi, sta casomai in un sistema che non dà le opportunità a prescindere e che mantiene le persone in una stagnante ignoranza. Cioè nel nostro.

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Mmm magari suggerire ai vostri autori di aprire canali youtube? Essere invitati su canali di youtuber? Tenere buone pagine Facebook e Goodreads? A chi può presenziare a manifestazioni come il Lucca Comix? E non solo alle fiere del libro?

 

Voi siete agli algoritmi, quando la pubblicità e il marketing di massa sono di nuovo tornati in piazza, reale e digitale, fondendosi con altre forme artistiche come televisione, cinema, fumetto e gaming. E' ormai tutto un mondo organico che si autoalimenta. 

 

Invece le nostre CE, tranne alcune tematiche, e i nostri autori stanno chiusi in libreria e nelle fiere del libro. Mi sembra chiaro che poi il mercato dentro cui pescare si restringe sempre di più.

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Adesso, JPK Dike ha detto:

Mmm magari suggerire ai vostri autori di aprire canali youtube? Essere invitati su canali di youtuber? Tenere buone pagine Facebook e Goodreads? A chi può presenziare a manifestazioni come il Lucca Comix? E non solo alle fiere del libro?

Ragion per cui sono sempre più propenso a proseguire la mia avventura in SELF...

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15 minuti fa, Bango Skank ha detto:

be', potete e dovete prendervela solo con una categoria: i lettori.

 

Questo è verissimo, e riporta a quel problema molto più vasto e profondo che non sono le CE a poter risolvere, ma semmai l'intero sistema scuola-società-famiglia, che è quantomai carente nel formare menti critiche e assetate di conoscenza (direi piuttosto il contrario).

 

Il mio dubbio sugli algoritmi, però, rimane ed è di natura empirica, non valoriale.

Se fosse vero che è così facile stabilire quali titoli venderanno e quali no, le CE italiane dovrebbero essere molto più solide di quello che sono, finanziariamente parlando, e tutto il sistema dovrebbe funzionare molto meglio di come funziona attualmente.

 

Mi spiego: se io sono la CE Pincopallo e desidero pubblicare 100 titoli all'anno, se davvero fossi in possesso dell'algoritmo magico di cui qui si favoleggia dovrei essere in grado di pubblicare dieci bestseller da oltre 100.000 copie, quaranta libri di successo tra le 10.000 e le 100.000 copie e altri cinquanta minori tra le 1.000 e le 10.000 copie (i numeri sono più o meno casuali ma servono a rendere l'idea). Ovviamente,  il rischio di pubblicare qualche titolo che nessuno vuole, di quelli che non arrivano alle 100 copie, dovrebbe essere pressoché nullo. Altrimenti l'algoritmo a cosa mi serve?

Ancora più importante, sarei in grado di stabilire in anticipo se di un titolo mi servono 5.000 copie o 20.000, il che dovrebbe servire a ridurre le rese al 10-20% del totale, anziché il patologico 50% e più di cui si parla oggi. Vi rendete conto di quanti più soldi veri girerebbero nel mondo editoriale, se si potessero ridurre le rese a un terzo di quelle attuali? Se fossi la CE Pincopallo di cui sopra, a queste condizioni navigherei nell'oro. Potrei financo pensare di investire su di un esordiente ogni tanto, arrivando perfino a pagargli un anticipo! Siccome tutto questo non mi pare sia avvenuto, continuo a restare scettico sulla validità dei fantomatici algoritmi.

 

25 minuti fa, Sarinsaretta ha detto:

+ 9% in termini di vendite da quando utilizziamo questo algoritmo. Questa è la mia risposta.

 

Questa, indubbiamente, è una risposta concreta (grazie). Il 9% è tanto, ma bisogna vedere se si riferisce solo ai titoli che effettivamente vendono, escludendo quindi tutti quelli che Messaggerie Libri tiene in magazzino per anni senza che ne esca una copia e che abbasserebbero notevolmente il dato statistico, o proprio a tutto il catalogo. Poi bisognerà vedere in futuro se il trend rimarrà questo di anno in anno o se si tratta di un successo isolato. I gusti e i comportamenti del pubblico, infatti, tendono a cambiare più rapidamente delle capacità di adattamento degli algoritmi. Bisogna essere veramente bravi ad aggiornarli con sufficiente rapidità.

In ogni caso, permangono i miei dubbi di cui sopra.

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7 minuti fa, Spartaco per Tempesta Ed. ha detto:

Nel mio piccolo ad esempio noto grandi strafalcioni proprio di facebook: mel mio profilo parlo spesso di religione in senso critico. L'algoritmo non è evidentemente in grado di valutare le mie parole per cui mi propone in continuazione attività, eventi, persone che hanno a che fare con la chiesa. Ora estendendo alle tante possibilità, all'interno sicuramente di tanti dati sensibili corretti, sono portato a immaginare ce ne siano quasi altrettanti scorretti, o no?

In realtà non credo sia proprio così. Le imprecisioni tendono a essere statisticamente irrilevanti, sui grandi numeri (di norma chi inserisce contenuti religiosi lo fa perchè è interessato, non perché è critico. in questo caso specifico tu rientri nell'errore statistico, considerato marginale).

Il fatto è che per ora l'algoritmo è in grado di "capire" che la tua area di interesse su FB è la religione, ed è in grado di proporti argomenti simili. La "potenza" di un'arma simile è devastante, per me. tieni presente che io ho smesso di utilizzare FB in modo attivo da un paio d'anni, ovvero da quando mi sono reso conto che tra google, FB ecc ecc venivo spiato, monitorato ecc ecc: una ricerca su google significa che ti ritrovi pubblicità inerenti su FB, sulla mail e ovunque. io lo trovo inquietante. A me non piace, e quindi sui social cerco di essere il più possibile invisibile. Tutta la mia "idea narrativa di base", quella su cui si basano i  miei romanzi, parte da una presa di posizione "critica" verso questo fenomeno specifico, a mio avviso potenzialmente molto pericoloso.

Ciononostante, ovveo nonostante le mie "paure" sugli usi impropri di certi mezzi (alla Black Mirror, appunto) non posso fare a meno di ammettere serenamente che sono mezzi che già oggi hanno raggiunto una potenza enorme. Semplificando all'estremo: sapere in tempo reale  che milioni di lettori mettono like a una certa di categoria di romanzi  e che quei like a un certo punto iniziano a essere messi a un'altra categoria di romanzi, significa sapere in tempo reale che in quel preciso istante sta andando una nuova categoria di romanzi, che sta prendendo piede una nuova moda. Non si devono aspettare report di vendita, non si deovno aspettare riscontri effettivi da parte del mercato: lo so perchè "seguo in diretta i gusti del pubblico". Parliamo di un grande fratello 2.0, un qualcosa che ha una portata enorme in ogni campo commerciale, non per niente oggi avere i dati sui gusti della popolazione significa avere una miniera d'oro: tutti sono disposti a pagare carissimo per quei dati. Non conta quanto siano precisi al  millimetro per te o per me, conta quanto siano tendenzialmente veritieri sui grandissimi numeri, sui milioni. Lo sono? Lo sono eccome. Da qui la convinzione che gli algoritmi  siano utilissimi per chiunque faccia "commercio", quale esso sia, editoria compresa. 

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1 minuto fa, Il Palombaro ha detto:

 

E secondo te quanti e quali libri avrà letto il 90% di quelli che hanno acquistato il seguito? Il bello e il brutto esistono eccome.

 

Il problema non sta nell'imporre alcunché, ma nel cambiare il sistema (dall'interno, attraverso le leggi e sviluppando un modello alternativo) e la percezione della gente. Il "fascismo", se vogliamo straparlare come si usa fare oggi, sta casomai in un sistema che non dà le opportunità a prescindere e che mantiene le persone in una stagnante ignoranza. Cioè nel nostro.

 

E secondo te tutte le persone, manager, professori, scrittori e lavoranti dell'editoria sono tutti stupidi e impreparati?

Ma...diciamola tutta...gridiamo al complotto dai e ammettiamolo: noi pubblichiamo volutamente schifezze per rincretinire la gente.

Siamo persone messe li a caso e non sappiamo cosa facciamo ma pubblichiamo solo raccomandati o amici degli amici.

Se volete, crdetelo pure!

 

La verità è che le opportunità ci sono ma sono rivolte solo a chi le merita.

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@Il Palombaro Il bello e il brutto esiste, ceto hai ragione, ma è soggettivo, palesamente soggettivo. Quando un film di Zalone supera gli incassi di "La vita è bella" spiega bene il tutto. Una Farfalla è bella, ma anche uno scarafaggio è interessante, forse anche bello, dipende dai gusti. Per quanto riguarda i libri, incide molto la moda, l tendenza, la pubblicità, e chi lo fa. Mi immagino un libro pieno di parolacce: è cultura? No. Ma se lo fa Sgarbi forse vende e tanto. Quindi tutto è soggettivo e modaiolo.

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4 minuti fa, L'antipatico ha detto:

Il mio dubbio sugli algoritmi, però, rimane ed è di natura empirica, non valoriale.

Se fosse vero che è così facile stabilire quali titoli venderanno e quali no, le CE italiane dovrebbero essere molto più solide di quello che sono, finanziariamente parlando, e tutto il sistema dovrebbe funzionare molto meglio di come funziona attualmente.

Il punto però, è anche capire se senza il sistema funzionerebbe oggi assai peggio di come in effetti funziona.

Ora, io ignoro come funzionino questi algoritmi e su cosa lavorino, ma immagino che siano legati ai dati statistici raccolti, quindi non credo che nessuno degli operatori si aspetti che, una volta inseriti 1000 titoli con sinossi in un elaboratore, esca fuori la lista dei best seller con esatto numero di copie vendute... credo più che altro a un algoritmo che possa orientarli nella scelta dei titoli in base a genere, target di riferimento ecc ecc. In questo caso non credo che l'algortimo serva a incrementare i lettori (e come potrebbe?) quanto a capire, dati X lettori, quali sono tendenzialmente i gusti di questi X lettori. Poi è anche pacifico che se tutti iniziano a usare l'algoritmo, ecco che  tutti inizano a tirare fuori libri simili in un dato periodo, andandosi fisiologicamente a spartire quegli X lettori... ma se il numero di lettori cala di anno in anno, anche avendo il più potente algoritmo del mondo che ti dice esattamente cosa vogliono leggere queri 1000 lettori che sono rimasti be'... sempre 1000 sono!

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7 minuti fa, Sarinsaretta ha detto:

 

E secondo te tutte le persone, manager, professori, scrittori e lavoranti dell'editoria sono tutti stupidi e impreparati?

Ma...diciamola tutta...gridiamo al complotto dai e ammettiamolo: noi pubblichiamo volutamente schifezze per rincretinire la gente.

Siamo persone messe li a caso e non sappiamo cosa facciamo ma pubblichiamo solo raccomandati o amici degli amici.

Se volete, crdetelo pure!

 

La verità è che le opportunità ci sono ma sono rivolte solo a chi le merita.

 

Guarda che l'hai detto tu stessa: si lavora così per fare cassa nel modo più veloce e indolore possibile. Questo è quanto. Quello che ho scritto sono le implicazioni di tale mentalità, non le cause. Ho conosciuto un sacco di persone nelle categorie da te riportate che definirei a dir poco impreparate, sì, e altre che non lo sono. Infine, non vedo perché Francesco Sole meriti tali opportunità. Anzi sì: perché è un fico e fa guadagnare qualche spicciolo facile.

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2 ore fa, JPK Dike ha detto:

 

Questa è come dire a uno: dai non mangiare le pere, mangia le mele. Tralasciando che uno dovrà pur mangiare cosa gli pare, ma mangiare pere non significa non mangiare mele. Esempio calzante la Multiplayer.It che pubblica tutti libri derivati da prodotti di intrattenimento videoludico e/o cinematografico. E chi credi che glieli compri tutti i libri?

 

O come l'Armenia che al tempo pubblicò i romanzi su Forgotten Realms di R.A. Salvatore (non l'ultimo arrivato) e altri, e anche lì se li comprò chi come me si è sempre spappolato a viodeogiochi del genere e/o giochi ta valovo come D&D.

 

Io invece direi: dateci dentro di videogiochi, che è tutta abitudine allo storytelling e alle storie in generale. In vita mia gran parte di persone che giocano sono anche dei lettori accaniti. Al contrario chi non legge, difficilmente gioca.

È vero. Era un esempio infelice :bandiera: 

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16 minuti fa, Il Palombaro ha detto:

 

Infine, non vedo perché Francesco Sole meriti tali opportunità. Anzi sì: perché è un fico e fa guadagnare qualche spicciolo facile.

 

Esatto, funziona proprio così!

Ed è GIUSTO.

 

E sai perchè? Perché le lettrici di Francesco Sole sono contente e soddisfatte di leggere i suoi libri. Questo si chiama mercato e non lo faccio ne io ne te. Semplicemente lo è.

 

Ed una casa editrice che proponesse alle lettrici di Francesco Sole, che so...magari Eyre sarebbe destinata a fallire.

 

 

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1 ora fa, Spartaco per Tempesta Ed. ha detto:

Ecco questa era la figura del libraio che fa il suo lavoro per passione e come "missione". Ormai ne sono rimasti pochissimi, tu stesso ;( hai purtroppo smesso...

E non è stata una scelta, purtroppo.  Se il mio titolare non fosse scomparso a poco più di cinquant'anni per una malattia crudele e vedova e figlio non fossero stati capaci di distruggere in pochi anni ciò che aveva creato (quattro librerie annuali e parecchie stagionali, tutte dislocate lungo la riviera romagnola), io sarei ancora là a dirigerle ;(.  

Ma ho lasciato dei validi "eredi" e ne sono molto fiero. 

  • Grazie 1

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5 minuti fa, Sarinsaretta ha detto:

 

Esatto, funziona proprio così!

Ed è GIUSTO.

 

E sai perchè? Perché le lettrici di Francesco Sole sono contente e soddisfatte di leggere i suoi libri. Questo si chiama mercato e non lo faccio ne io ne te. Semplicemente lo è.

 

Ed una casa editrice che proponesse alle lettrici di Francesco Sole, che so...magari Eyre sarebbe destinata a fallire.

 

 

 

Non dico che non sia giusto. È un'operazione commerciale come tante altre. Il problema è, come abbiamo già specificato in molti, a monte. Bisogna aumentare il numero di lettori; formare i lettori; cambiare la percezione delle persone in materia letteraria mettendole di fronte a una gamma di scelte reali; far sì che, come un bambino deve sviluppare il senso del gusto, le persone leggano opere diverse e possano operare paragoni e sviluppare delle preferenze. Per farlo, bisogna rilanciare la narrativa di qualità secondo criteri oggettivi, e non pubblicare Francesco Sole. Ecco perché occorre sviluppare un modello alternativo (e tante piccole CE si stanno già muovendo in questo senso, puntando su narrativa di livello, editing, high-concept intriganti eccetera, per non parlare della pubblicazione digitale) e muoversi sinergicamente nelle scuole, a livello legale eccetera. Bisogna elaborare un piano concreto e portarlo avanti in diverse sedi, attraverso associazioni e singoli, in modo tale da superare la stasi letteraria che ci attanaglia e sbloccare il mercato.

 

Fintanto che ci limitiamo a dire "è giusto, è il mercato" (che intanto continuiamo a deprimere) oppure "non esiste bello o brutto è tutto soggettivo" (mentre, da lettori forti, compriamo narrativa straniera perché in casa non siamo abbastanza bravi) non si va da nessuna parte e non ha senso lamentarsi. Gli esordienti saranno sempre penalizzati, gli scaffali saranno sempre ricolmi dei Sole di turno, i lettori non aumenteranno mai eccetera, almeno finché non si chiuderanno i rubinetti per i grandi marchi che, indebitati oltre ogni limite, saranno costretti a chiudere definitivamente. Non capisco perché si avallino tali pratiche, da lettori, invece di pensare a come cambiare le cose. 

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2 ore fa, L'antipatico ha detto:

Ah Marcè, nostra vox clamantis in deserto, mi sa che ti tocca rimetterti al lavoro in libreria.

Magari... Io sono ancora innamorato di quella professione, una delle più belle che esistano.

Solo che non mi ha più voluto nessuno: gli "addetti" di cui sopra costano meno, non pretendono di capire e che problema può mai essere se il giorno in cui viene a mancare la corrente elettrica non hanno idea di quali libri hanno esposti a scaffale?

Che venga a mancare la corrente in fondo è un fatto raro...

  • Triste 1

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