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Niko

Che sta succedendo all'editoria?

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7 minuti fa, Fraudolente ha detto:

A me succede che un libro tiri l'altro, come i bagigi. Non sono grossi numeri, purtroppo, ma vendicchio... Direi un mercato di nicchia, ma sono contento perché mi legge anche gente che non conosco. Ho un paio di librerie che mi hanno scoperto e mi promuovono. Sono stato persino in vetrina! Ma ho dovuto fare tutto da solo... 

 

E' la stessa mia impressione. Lettori ci sono e le vendite si fanno. Nel mio caso i ricavi sono tagliati dal dover vendere a 30 cent a pezzo, però anche così un buona paghetta a fine mese me la faccio.

 

Mi immagino tra 1 anno quando avrò altra roba e potrò vendere a qualcosa in più. Per viverci mi ci vorra ancora qualche anno, ma più conosco questo mondo e più mi rendo conto che si può fare.

 

Quello che non capisco è come si faccia a non vivere di scrittura quando si pubblica con una casa editrice medio grande. Ci vorrà anche lì del tempo, ma se guadagno io, a maggior ragione dovrebbe guadagnare parecchio ma parecchio bene uno targato Rizzoli. Invece a sentire i report c'è gente di tale marca che supera a stento le 1000 copie. E io non capisco.

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1 ora fa, Fraudolente ha detto:

ristorantino sofisticato e pentastellato

Ci sono troppe stelle di questi tempi, quelle dei ristoranti sono al massimo tre... Se no insorge la Michelin.

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1 minuto fa, Marcello ha detto:
1 ora fa, Fraudolente ha detto:

ristorantino sofisticato e pentastellato

Ci sono troppe stelle di questi tempi, quelle dei ristoranti sono al massimo tre... Se no insorge la Michelin.

(y):bandiera:Ebbene sì! Ma, se non ricordo male:

Le stelle sono tante, milioni di milioni...

 

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Ospite
9 ore fa, Sarinsaretta ha detto:

Chi nel 2018 crede che gli algoritmi siano inaffidabili si mette al di fuori della realtà.

@Sarinsaretta  chiedo scusa se riprendo dopo un po' questa tua affermazione, vorrei solo farti delle domande visto che ti interessi proprio tu ad utilizzare l'algoritmo che hai citato.

1- l'algoritmo è stato testato anche con titoli che erano agli estremi della curva gaussiana, cioè con valori modali bassissimi, (immaginando che chiaramente avete preso quelli che erano con i valori modali più alti)?

2 - Avete utilizzato le stesse modalità di promozione/marketing per promuovere tali titoli che mi piacerebbe chiamare "derelitti"?

3 - Avete riscontrato che i titoli "nobili" hanno venduto di più e i "derelitti" molto ma molto meno?

Se le risposte sono tutte positive, allora vi devo fare una "levata di cappello" perché l'algoritmo è stato testato efficacemente e ha dato i risultati preventivati.

Altrimenti il tuo "algoritmo" non testato ha la stessa efficacia del mio che utilizzo tutti i giorni pari per giocarmi  i sei numeri del superenalotto.

 

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Ospite Alessandro Furlano

@Sarinsaretta,   l'auto che si guida da sola è un esempio che sinceramente non capisco.

E lo dico da Ingegnere e scrittore, quindi in me ci sono entrambe le "anime".

L'auto che si guida da sola è tecnologia al servizio della tecnologia, quindi va bene. La scrittura una volta (prima che voi cominciaste a pubblicare Fedez e Benedetta Parodi) era considerata un'arte, quindi ha ragione chi ha fatto il paragone con le poesie scritte da un computer.

Il fatto che una CE, soprattutto una grande, sia un'azienda e che come tale debba produrre profitti è non solo chiaro, ma condivisibile (siamo su writer's dream non fool's dream). Il fatto che l'aspetto artistico e la qualità letteraria non siano più presi in considerazione, ma solamente il marketing, magari ci perdonerai se ci fa un po' vomitare.

Solo poco, ma un po' sì.

 

Per anni ho collaborato con una grande CE (enorme direi), tramite il portale italiano di uno scrittore di "discreta" fama che amministravo da ormai 12 anni. Quando ho visto le cose da "dentro", li ho salutati. Ora il portale lo seguono i miei ex colleghi e stanno per prendere la stessa decisione.

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Riccamaz...non è il "mio" algoritmo ma della società per cui lavoro (una delle prime tre) e non funziona come pensi tu. Ma funziona.

 

Aporima...e quindi pensi che un incidente fermi tutto? Pensi che le auto a guida autonoma non saranno il futuro per un incidente?  (che avevo già segnalato io) 

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9 minuti fa, Alessandro Furlano ha detto:

.....ci perdonerai se ci fa un po' vomitare.

Solo poco, ma un po' sì.

 

Per anni ho collaborato con una grande CE (enorme direi), tramite il portale italiano di uno scrittore di "discreta" fama che amministravo da ormai 12 anni. Quando ho visto le cose da "dentro", li ho salutati. 

 

Vomita pure....ma questa è la pura realtà.

 

Se hai visto le cose "da dentro" sai di cosa parlo.

E' così, punto.

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Ospite Alessandro Furlano
2 minuti fa, Sarinsaretta ha detto:

 

Vomita pure....ma questa è la pura realtà.

 

Se hai visto le cose "da dentro" sai di cosa parlo.

E' così, punto.

 

Ma infatti stiamo dicendo la stessa cosa.

1) Confermo che è la verità perché l'ho vista da dentro

2) Mi fa vomitare

 

"E' così punto" fa pensare che a te stia bene così. Questo è l'unico punto su cui dissento, ma non si può esserte d'accordo su tutto ;)

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12 ore fa, Sarinsaretta ha detto:

Infatti Bezos è l'uomo più ricco del mondo e Amazon capitalizza più di tutte le aziende quotate  (apple esclusa) e indovina un po'....è tutto generato da un algoritmo.

 

Peccato che lo sia a scapito nostro... Continuo a pensare che adattare delle formule matematiche ai comportamenti umani che sono basati spesso su logiche poco razionali e/o emotive sia molto aleatorio e prima o poi ci si ritorcerà contro pesantemente.

 

12 ore fa, Sarinsaretta ha detto:

E se il lettore compra, paga e legge Fabio Volo, allora vuol dire che Fabio Volo non solo è uno scrittore, ma è un ottimo scrittore.

Perlomeno in quel preciso momento.

 

Qui non siamo proprio d'accordo. Il fatto che la democrazia sia la forma di governo meno "ingiusta" non significa che la maggioranza abbia per forza ragione, anzi. La cultura, il progresso lo portano avanti le "avanguardie" che sono sempre minoranze...

Modificato da Spartaco per Tempesta Ed.
refusi
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7 minuti fa, Spartaco per Tempesta Ed. ha detto:

Qui non siamo proprio d'accordo. Il fatto che la democrazia sia la forma di governo meno "ingiusta" non significa che la maggioranza abbia per forza ragione, anzi. La cultura, il progresso lo protano avanti le "avanguardie" che sono sempr minoranze...

 

Evviva! Per fortuna esiste ancora qualcuno, anche su WD, che ha il coraggio di esprimere un'opinione che valga la pena di essere letta.  Ma non ditelo all'algoritmo, mi raccomando. :asd:

 

E, già che ci sono, voglio applaudire anche a quest'altra riflessione: 

30 minuti fa, Alessandro Furlano ha detto:

Il fatto che una CE, soprattutto una grande, sia un'azienda e che come tale debba produrre profitti è non solo chiaro, ma condivisibile (siamo su writer's dream non fool's dream). Il fatto che l'aspetto artistico e la qualità letteraria non siano più presi in considerazione, ma solamente il marketing, magari ci perdonerai se ci fa un po' vomitare.

Solo poco, ma un po' sì.

<3

 

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Beh, in fondo @Sarinsaretta ci ha raccontato solo quello che noi tutti già sapevamo: ai grandi editori non importa un fico secco della qualità! Guardano soltanto la vendibilità e il fatturato. Il problema è a valle: perché si vendono le fetecchie? Perché la domanda è orientata su Benedetta Parodi e i suoi manicaretti?

(Per fortuna che, per risolvere tutta la faccenda, c’è la supercazzola di  Arianna Spezzaferro che ci insegna che basterebbe proporre con chiarezza il proprio progetto editoriale e culturale che abbia come obiettivo non la concorrenza, non il mercato, non i guadagni, ma quello di ripristinare il rapporto tra libro e i  lettori…)

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Diciamo che nella domanda "Che sta succedendo all'editoria?" c'è anche l'algoritmo della Mondadori di mezzo :asd: 

Forse per trovare una soluzione bisogna andare ancora più indietro, fino alla colonna portante della società: l'educazione. Mi ha fatto pensare l'articolo condiviso qualche post fa da @L'antipatico sugli analfabeti funzionali.

Mi sono reso conto, dopo averlo letto, di avere a che con analfabeti funzionali ogni giorno. Nella vita quotidiana, non solo qui sul forum.

Ormai è assodato che i lettori hanno una parte di "colpa", lo sappiamo un po' tutti, ma questa colpa proviene dall'educazione. Perché se a una coppia quarantenne piace leggere Cinquanta sfumature piuttosto che Nel mare ci sono i coccodrilli, qualcosa di sbagliato ci sarà pure.

Ho fatto un esempio banale per far capire cosa intendo, non cominciamo il dibattito su Cinquanta sfumature, per favore!

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40 minuti fa, Sarinsaretta ha detto:

Riccamaz...non è il "mio" algoritmo ma della società per cui lavoro (una delle prime tre) e non funziona come pensi tu. Ma funziona.

 

Siamo sempre lì: sei proprio sicura che funzioni? Se davvero funzionasse, non dovrebbero esserci più lettori in Italia? Non si dovrebbero vendere circa tre volte i libri che si vendono, per arrivare, che so, ai livelli tedeschi? Sei proprio convinta che le librerie andrebbero deserte in assenza dei capolavori della letteratura dei vari Moccia-Parodi-Hunziker-Volo-Cicciogamer e chi più ne ha più ne metta? Non vi è mai passato per la mente che, non trovando più le merendine ipercaloriche e piene di grassi idrogenati, qualcuno potrebbe perfino essere invogliato a fare uno spuntino a base di noci e mandorle (mi si perdoni l'analogia)?

In considerazione dello stato pietoso del mercato editoriale, dove possiamo dare per scontato che anche la big per la quali lavori tu fa i salti mortali per far quadrare i conti, io al posto vostro qualche domanda sulla bontà degli algoritmi e sulla convenienza di continuare a nutrire il gregge con "cinquanta sfumature" di spazzatura me la farei.

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7 minuti fa, Niko ha detto:

Forse per trovare una soluzione bisogna andare ancora più indietro, fino alla colonna portante della società: l'educazione.

 

7 minuti fa, Niko ha detto:

Mi sono reso conto, dopo averlo letto, di avere a che con analfabeti funzionali ogni giorno. Nella vita quotidiana, non solo qui sul forum.

 

Qual è il numero massimo di like che posso assegnarti? <3<3<3

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14 minuti fa, Sarinsaretta ha detto:

Aporima...e quindi pensi che un incidente fermi tutto?

Di sicuro ha fermato la vita di quella persona (e per noi vale tanto quanto quella di cento milioni di altre), rovinato quella dei suoi familiari e magari anche quella di coloro i quali  lavoravano a quel progetto,  che ora dovranno affrontare una bella causa di risarcimento danni: negli States su queste cose non scherzano.
A proposito di algoritmi... spero che ne inventiate presto anche uno in grado di correggere automaticamente i refusi: noi siamo Aporema, non Aporima. Per non sbagliare, sarebbe bastato copiare e incollare, oppure introdurre nell'equazione un calcolo in grado di identificare l'etimologia greca del nostro nome.
Comunque, per non andare O.T., noi non contestiamo il fatto che un algoritmo possa stabilire in anticipo, con bassissimo margine di errore, se un libro venderà oppure no. La  domanda da porsi è un'altra, ovvero: dove ci porterà tutto questo? Forse non sotto le ruote di in T.I.R. o a investire un ciclista, ma all'appiattimento, della cultura prima e dell'intelligenza poi, sicuramente.
Siamo stati i primi ad affermare la necessità di avere come punto di riferimento il mercato, perché affinché i libri siano letti, bisogna prima venderli. Ma se il guadagno diventa l'unico scopo di un editore, allora, signori miei, siamo del tutto fuori strada. Se sono solo i quattrini a interessarci, esistono attività assai più remunerative: spaccio di droga, vendita di armi e sfruttamento della prostituzione (in ambito illegale); lucrare sull'immigrazione clandestina o sul gioco d'azzardo (ambito semi-legale); cure odontoiatriche, medico specialistiche e, quando queste falliscono, servizio di pompe funebri (ambito legale).

Non bisogna mai confondere il fine con i mezzi. Il fine di un editore è, o dovrebbe essere, quello di aprire le menti, di promuovere la circolazione delle idee e, in definitiva, di migliorare la vita emotiva e intellettiva della gente. Il mercato è il mezzo per raggiungere tale fine. Chi considera una casa editrice alla stregua di una qualsiasi altra impresa commerciale, non commette alcun errore da un punto di vista dell'analisi economica; al contrario: si adegua ai parametri dei tempi.
Noi siamo fatti di un'altra pasta.
Noi combattiamo contro i mulini a vento, come mostrato nella simpatica vignetta di @Fraudolente .
Noi crediamo che l'ignoranza e la stupidità dilaganti, non solo in Italia, non siano da sottovalutare e vadano perciò affrontate a colpi di bei libri sulla testa... metaforici, per il momento, in futuro non sappiamo.
Noi siamo convinti che se non si pone un argine al dilagare della vuotezza di valori e di contenuti nella prosa, ben presto non ci sarà alcun bisogno di algoritmi per prevedere le vendite, perché tutti sapranno già il risultato:  V=0, per i più ottimisti, "Farnenheit 451", per i più pessimisti.

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L'esempio della vettura a guida autonoma, a parer mio, non è troppo calzante. Neanche un essere umano avrebbe avuto modo di evitare l'incidente e, per quanto questa mia affermazione possa essere cinica, l'evoluzione scientifica e tecnologica porta fisiologicamente con se una serie di incidenti spiacevoli. Detto questo, l'intero contenuto di questa discussione non fa che confermare la mia idea, ovvero che il libro sia stato ridotto ad un "prodotto", da gestire secondo le esigenze del mercato. Non è una bella cosa, ma è così :(

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1 ora fa, Niko ha detto:

Diciamo che nella domanda "Che sta succedendo all'editoria?" c'è anche l'algoritmo della Mondadori di mezzo :asd: 

Forse per trovare una soluzione bisogna andare ancora più indietro, fino alla colonna portante della società: l'educazione. Mi ha fatto pensare l'articolo condiviso qualche post fa da @L'antipatico sugli analfabeti funzionali.

Mi sono reso conto, dopo averlo letto, di avere a che con analfabeti funzionali ogni giorno. Nella vita quotidiana, non solo qui sul forum.

Ormai è assodato che i lettori hanno una parte di "colpa", lo sappiamo un po' tutti, ma questa colpa proviene dall'educazione. Perché se a una coppia quarantenne piace leggere Cinquanta sfumature piuttosto che Nel mare ci sono i coccodrilli, qualcosa di sbagliato ci sarà pure.

Ho fatto un esempio banale per far capire cosa intendo, non cominciamo il dibattito su Cinquanta sfumature, per favore!

Per questo rilancio l'idea di andare nelle scuole a spiegare ai ragazzini che:

- esistono i libri e possono essere belli come i videogame (che ormai è l'ABC che manca perché le maestre non hanno tempo di farlo)

- esistono altri editori oltre a quelli che vedono in libreria che pubblicano anche roba migliore a volte. 

È l'unico modo per recuperare un minimo di cultura letteraria

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Sono cambiati i tempi. Ci sarebbe da parlarne per ore. Avvicinare i libri ai lettori? E i CD che non si vendono più a causa dei download gratuiti? E le videocamere e le macchine fotografiche soppiantate dagli smartphone? E Amazon che uccide il commercio tradizionale? E la cultura generale (compresa la conoscenza dell'italiano base) in caduta libera? Mi stupisco ancora che si venda qualche libro, che ci sia ancora qualcuno in questa massa di geni che incontro ogni giorno dietro i cui occhi si può scorgere il vuoto pneumatico che entri in una libreria. E che ne esca con un libro che non sia di uno youtuber, per la figlia di dieci anni. Secondo me paradossalmente ci sono troppe CE, troppi scrittori e un monopolio in mano a una decina di grandi CE che si trovano in ogni punto vendita e che soddisfano la maggior parte delle richieste del mercato. Se si desidera fare letteratura di qualità partendo da una micro CE che non ha visibilità e si affida a un autore esordiente sconosciuto e si rivolge a un pubblico di illetterati, io parlerei di impresa titanica.

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È stupefacente come molte delle discussioni in questa sezione siano per me stimolanti e deprimenti allo stesso tempo. Stimolanti perché permettono di leggere opinioni diverse provenienti da tutto il ventaglio del mondo letterario ed editoriale. Deprimenti perché spesso mettono in luce una realtà che, per i sognatori come noi, è quanto di più lontano dai nostri ideali.

 

Premesso ciò, questo è ciò che emerge da quanto scritto finora:
- in Italia ci sono pochi lettori;
- di questa ristretta cerchia la maggioranza legge "male";
- il mercato editoriale è controllato da poche grandi aziende, che per rimanere a galla lo "drogano" inondandolo ogni anno di titoli per far  fronte alle perdite dei periodi precedenti, dovute in gran parte alla distribuzione, ed è dunque naturale che puntino soprattutto al profitto, lasciando parzialmente da parte la qualità (del resto si tratta di aziende che devono pagare i dipendenti a fine mese, non di associazioni culturali tirate avanti da volontari, questo bisogna mettercelo bene in testa).

 

Se il primo e il terzo punto sono oggettivamente veri, dati alla mano, il secondo merita un discorso a parte. Chi definisce quale sia la letteratura "alta" e quella "bassa"? Ci sono dei criteri obiettivi e condivisi dalla maggioranza? Del resto i gusti cambiano di pari passo con l'evoluzione (alcuni diranno involuzione) della società, e ciò che oggi viene considerato una ciofeca può essere visto come un capolavoro nel futuro (e di esempi ve ne sono, se ci guardiamo indietro).

Vorrei dunque spezzare una lancia (e forse molti di coloro che mi leggeranno preferiranno spezzarmela in testa) a favore dei libri dei vari youtubers, soubrette, calciatori e quant'altro (premesso che non li leggo né mi attirano minimamente): se vendono significa che hanno un pubblico nutrito, che evidentemente si riconosce nei loro modelli ed è curioso di leggere ciò che hanno da scrivere. Ora, è verosimile che questo pubblico sia formato perlopiù da giovani, giovani che dunque leggono (male, obietteranno alcuni, ma comunque leggono), ed è questo il dato da cui partire. Io stesso, dopo un'infanzia da grande divoratore di libri, durante gli anni del liceo divenni un lettore sporadico (le ore passate sui libri di scuola mi toglievano ogni voglia di cimentarmi nella lettura, a meno che non si trattasse di fumetti o letteratura "leggerissima", un po' come il genere di cui stiamo parlando, e preferivo uscire con gli amici o sprofondare nei videogiochi). Tuttavia durante il periodo universitario c'è stata una rinascita in me della passione per la lettura, e oggi posso considerarmi un lettore forte, che spazia tra vari generi e sottogeneri.

Dunque, prendendo spunto dal mio esempio, perché dubitare che i lettori di youtubers di oggi non possano diventare lettori di classici (o comunque generi più impegnati) di domani? Ovviamente, come afferma @Niko, tutto parte dall'educazione, sia a scuola che in famiglia, ma questo merita un discorso a parte.

 

Sempre riguardo i giovani e la lettura, voglio riportare un'esperienza che sto attualmente sperimentando. Trattasi di Wattpad, piattaforma online che permette di pubblicare i propri romanzi a puntate. Ebbene, essa brulica di adolescenti che scrivono perlopiù fanfiction sui loro idoli e ricevono migliaia di visualizzazioni e commenti entusiastici dai loro coetanei. Si tratta di opere spesso sgrammaticate e piene di errori ortografici (e questo perché, a detta degli stessi giovani autori, scritti di fretta dalla tastiera del cellulare), che tuttavia hanno ampio seguito e alcune sono persino approdate in libreria, stampate da grandi marchi. Anche questa è letteratura, che ci piaccia o meno. E allora che fare? Relegare il diritto di scrivere a un'élite meritevole, tenendo il resto della popolazione in una beata ignoranza (e non siamo lontani da ciò, visto che 3 italiani su 4 sono analfabeti funzionali)?

Viviamo nell'epoca della democrazia culturale, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti: chiunque può improvvisarsi scrittore e autopubblicarsi. Sarà poi il pubblico a decretarne il successo o l'oblio, e se un'opera che vende milioni di copie viene considerata "spazzatura" da noi lettori un po' snob (mi ci metto anch'io), non per questo verrà relegata nel dimenticatoio.


Ci esorto dunque a metterci l'anima in pace: il livello culturale degli italiani si sta abbassando (almeno così sembra) ed è inutile stare a sputare veleno su quest'attore o quel cuoco che si è improvvisato scrittore. Quello che dobbiamo fare è non arrenderci e puntare sulla minoranza che ancora vuole leggere libri di contenuti, e non solo marchi, che vuole emozionarsi e riflettere, senza farci la guerra tra noi per chi vende di più e agire in sinergia, autori, piccoli editori (i grandi pensano prima di tutto al profitto, è assodato), librai e tutti gli altri attori del mondo editorial-letterario. Ci vogliono tempo e fatica, certo, ma arrendersi non è un'opzione. Chissà che il nostro granello non divenga una valanga.

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3 minuti fa, Valentina Capaldi ha detto:

Per questo rilancio l'idea di andare nelle scuole a spiegare ai ragazzini che:

- esistono i libri e possono essere belli come i videogame

 

 

Questa è come dire a uno: dai non mangiare le pere, mangia le mele. Tralasciando che uno dovrà pur mangiare cosa gli pare, ma mangiare pere non significa non mangiare mele. Esempio calzante la Multiplayer.It che pubblica tutti libri derivati da prodotti di intrattenimento videoludico e/o cinematografico. E chi credi che glieli compri tutti i libri?

 

O come l'Armenia che al tempo pubblicò i romanzi su Forgotten Realms di R.A. Salvatore (non l'ultimo arrivato) e altri, e anche lì se li comprò chi come me si è sempre spappolato a viodeogiochi del genere e/o giochi ta valovo come D&D.

 

Io invece direi: dateci dentro di videogiochi, che è tutta abitudine allo storytelling e alle storie in generale. In vita mia gran parte di persone che giocano sono anche dei lettori accaniti. Al contrario chi non legge, difficilmente gioca.

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Ospite

Io non sono titolato a parlare a nome degli scrittori, perché in fondo non sono uno scrittore, sono uno a cui piace leggere libri (da una vita) e a cui ora piace scriverli i libri. Per curiosità mi sono andato a leggere la lista dei libri che furono inizialmente rifiutati dagli editori perché "fuori mercato": mi si è aperto il cuore! Le grandi big potranno pure puntare solo al guadagno, il compito dei  loro dirigenti è solo quello, altrimenti verrebbero giustamente licenziati; ma chi scrive ha un altro compito, quello di remare, e cercare di far remare quanti più lettori possibili, verso lidi diversi, fatti di sogni, di emozioni, di cultura, e ultimo ma non ultimo, di formazione. A noi non compete altro.

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6 minuti fa, JPK Dike ha detto:

Io invece direi: dateci dentro di videogiochi, che è tutta abitudine allo storytelling e alle storie in generale. In vita mia gran parte di persone che giocano sono anche dei lettori accaniti. Al contrario chi non legge, difficilmente gioca.

Praticamente la genesi della mia trilogia!

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16 minuti fa, Valentina Capaldi ha detto:

ormai è l'ABC che manca perché le maestre non hanno tempo di farlo

A volte mancano anche capacità e voglia, purtroppo.
 

 

 

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11 ore fa, Il Palombaro ha detto:

i libri consigliati dagli addetti sono quelli

Gli addetti, esatto non i librai.

Perché un libraio che consiglia i libri che sono in testa alle classifiche di vendita e recensiti su tutti i quotidiani non è un libraio.

Un libraio è quello che, prima di ogni altra cosa, legge.  E dopo aver letto consiglia i libri che gli sono piaciuti, ma non a tutti.  Perché il libraio è quello che conosce la propria clientela e ne sa interpretare i gusti, e sa anche consigliare il libro che non ha apprezzato, se è quello che sta cercando il cliente.

Perché il libraio non è soltanto un semplice commerciante, ma un commerciante che commercia in cultura e contribuisce a innescare il "passaparola" e a far nascere l'amore per la lettura nel ragazzino che non ha mai preso in mano un libro in vita sua, al di là di quelli che gli sono stati imposti.

Se no al posto del libraio ci potete mettere l'algoritmo di cui sopra, gaussiano o no che sia.

Finché non si capirà il valore dell'esperienza, e non si farà nulla per garantire lo sviluppo delle librerie indipendenti, e per far sì che un libraio possa anche campare del proprio lavoro, e per far sì che un ragazzo dica "voglio fare il libraio", avremo sempre più delle proposte culturali appiattite e standardizzate.  

Mi rendo ben conto che occorre altro, a iniziare dal mondo della scuola e dell'educazione in genere, ma io preferisco parlare di ciò che conosco.

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Voglio tornare sul discorso algoritmo, perché mi sembra che ci sia da parte di tutti una sorta di “paura della tecnologia” immotivata, una sorta di luddismo del terzo millennio che reputo anacronistico.

Non credo che quando si dice che le aziende (CE in questo caso) si affidano a un algoritmo, si intenda che c’è un cervellone elettronico che tira fuori a caso i futuri best seller – monnezza “imponendo” a un pubblico di idioti cerebrolesi di leggere schifezze inenarrabili senza possibilità di scelta. Questo sarebbe un romanzo distopico, una puntata di Black Mirror. La realtà di norma funziona in modo più lineare di quanto immaginiamo: gli investimenti del futuro (nonché del presente e dell’immediato passato) sono sui “dati sensibili” degli utenti. Più dati di più utenti ho, più sono in grado di sapere cosa a quelle persone piace acquistare. I libri sono un bene acquistabile? Certo che sì, quindi rientrano in questo discorso. Ora, attenzione su questo passaggio, il punto non è: posso con i dati “influenzare” i gusti del pubblico. Questo sì può fare se posso andare a “lavorare” illegalmente sul social, ma lì siamo a livelli di governi, Trump e compagnia bella.

Il punto per noi è: una Mondadori o chi per lei non è che “interviene” su FB, non manipola o usa illegalmente nulla, non scherziamo. Una Mondadori potrà, in base ai dati raccolti (basta vedere quali sono le preferenze del pubblico, incrociare qualche dozzina di parametri presi da ogni parte, compresi i dati di vendita correnti) programmare un algoritmo capace di “restituire” la probabilità che un dato romanzo vada meglio di un altro.

Presumo che se io avessi una CE e tra 200 romanzi papabili di pubblicazione ne dovessi scegliere 20, avendo a disposizione un algoritmo del genere non avrei dubbi. Sarei pazzo a non usarlo. Un pessimo imprenditore. Potrei pubblicare magari anche, in piccola misura, quello che a me personalmente è piaciuto tanto ecc ecc? Certo potrei. Ma in linea di massima oggi ogni azienda “gira” in base ai Big Data, in base alle tendenze del pubblico. Non “impone” un bel niente: si adatta, semmai.

Personalmente penso che sia sbagliatissimo il discorso: “la grande CE impone al mercato il best seller”. Lo credevo anche io qualche anno fa, è uno degli errori più comuni che si fanno. In realtà era così un tempo, semmai, quando davvero con una passata al TG o sul giornale si lanciava un romanzo. Oggi la situazione è talmente complessa e talmente in evoluzione che le grandi CE non hanno letteralmente idea di quale romanzo venderà e quale no (a parte i soliti nomi), ed è per questo che c’è la tendenza a pubblicare youtuber e cuochi piuttosto che scrittori: quelli hanno un seguito che li fa vendere un minimo garantito. Quindi non è più la CE a dettare i gusti del pubblico, ma sono i gusti del pubblico (sempre più spesso “restituiti” da un algoritmo nutrito da dati statistici, almeno per chi può permettersi di usarlo) a “dettare” le scelte editoriali delle grandi CE.

Dove questo ci porterà è tutto un altro discorso, però ribadisco che non demonizzerei gli algoritmi. In fondo se un algoritmo fosse in grado di dirmi con 2 mesi di anticipo che dopo 2 anni di brutti romanzi erotici usciti sulla scia delle Sfumature il pubblico si è stufato, io ne sarei felice. Perché di norma senza algoritmo magari l’editore continuerebbe a sfornare quella roba per altri 2 anni, prima di capire che in effetti non tira più. In soldoni: non è che escono cose reputate pessime da un pubblico “colto” perché lo dice l’algoritmo… semmai l’algoritmo sa dire all’editore, tra le tante cose reputate pessime da un pubblico “colto”, quali sono quelle che andranno e quelle che non andranno.

Semmai quello che trovo auspicabile è uno scenario dove  gli operatori del settore vanno a selezionare preventivamente 200 titoli ben scritti (di qualunque genere siano) e poi si aiutano con l'algoritmo per decidere quali portare alla pubblicazione effettiva. Questo già sarebbbe un passo avanti.

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Scusate ma io credo che leggiate le mie parole in modo prevenuto.

Cerco di rispondere un po' a tutti.

Aporema (a proposito, ho sbagliato a scrivere una lettera, ok, ma ti chiedo: è più grave il mio errore o il tuo modo di farmelo notare puntandomi sarcasticamente il ditino?) hai scritto un fiume di parole buoniste a proposito di quell'incidente. Hai ragione in pieno ma io ti chiedo: perchè anzichè parlare degli unici due incidenti mortali avvenuti con le auto automatiche non parli dei migliaia di incidenti mortali causati dalle auto con conducente.

E quando (grazie alle auto a conduzione automatica) gli incidenti saranno drasticamente ridotti, cosa dirai alle famiglie che (grazie alle auto a conduzione automatica) hanno ancora i famigliari vivi e vegeti?

 

Voi state facendo un grave errore: confondete l'esattezza dei calcoli degli algoritmi  (che sono matematica e non etica) con il fatto se siano giusti o meno.

Gli algoritmi funzionano. Punto.

Chi non lo capisce è fuori dal tempo.

 

Gli algoritmi  (come l'AI) ci farà più male che altro? Possibile, ma io non sto parlando di questo.

E io vi dico che penso che l'algoritmo (che funziona BENISSIMO) di Amazon sia il male assoluto.Distruggerà tutto.

 

Libri: io non decido mai di pubblicare un libro considerando se è bello o no.

Io pubblico un libro se questo suscita EMOZIONI.

50 sfumature non so se sia bello o meno e non mi interessa. Ma so che suscita emozioni e quindi vendite.

Poi, se io non dico per chi lavoro...non vedo perchè gli altri debbano dirlo al posto mio, ma fa lo stesso.

 

Siete tutte brave persone, ma sbagliate a leggere le mie parole come ciniche quando invece non lo sono. Vi spiego solo come funziona l'editoria oggi. SENZA esprimere giudizi.

 

Storie vere, possibilmente uniche, raccontate bene e che suscitino emozioni.

Questo è ciò che noi e tutti gli editori dovrebbero cercare.

Emozioni che cambiano per ogni lettore.

Youtuber=teen / Volo=donne single / 50 sfumature=casalinghe ecc.ecc.

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6 minuti fa, Sarinsaretta ha detto:

Poi, se io non dico per chi lavoro...non vedo perchè gli altri debbano dirlo al posto mio, ma fa lo stesso.

Se ti riferisci a me: io per chi lavori non lo so; ho citato Mondadori perché se si parla di grandi CE viene "naturale" citare quel gruppo. Ma potresti lavorare anche per un altro grande gruppo editoriale, presumo che i sistemi utilizzati siano più o meno simili.

 

 

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3 minuti fa, Bango Skank ha detto:

Se ti riferisci a me: io per chi lavori non lo so; ho citato Mondadori perché se si parla di grandi CE viene "naturale" citare quel gruppo. Ma potresti lavorare anche per un altro grande gruppo editoriale, presumo che i sistemi utilizzati siano più o meno simili.

 

 

No, non mi riferisco affatto a te ma a qualcuno che ha scritto prima...

Anzi, ho letto il tuo intervento e lo condivido in pieno. Tanta stima.

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