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Niko

Che sta succedendo all'editoria?

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1 ora fa, Sarinsaretta ha detto:

Ti dirò di più, è da 4 mesi che noi ci affidiamo ad un algoritmo che ha lo scopo di prevedere la bontà (in termini di vendita) del progetto editoriale.

Be', se ci vuole un algoritmo per capire quale libro può vendere e quale no, allora siamo davvero messi male e abbiamo rinunciato a priori alla professionalità.

Non contesto i ragionamenti sul profitto che l'editore deve perseguire: è sacrosanto.  

Ma l'algoritmo per capire se un libro può funzionare o no è un'ammissione d'incompetenza.  

In trent'anni di professione in libreria ho compilato migliaia e migliaia di cedole di prenotazione e spacchettato altrettanti "lanci novità"  e, basandomi sul nome dell'autore, la copertina, il titolo, il numero di pagine, il prezzo e la quarta di copertina, posso dire che mi è capitato molto raramente di "sballare" totalmente le previsioni di vendita (gli errori più clamorosi: Io speriamo che me la cavo e Io uccido li ricordo come fossero avvenuti ieri).

Questa rinuncia alla professionalità è molto triste, vista con i miei occhi.

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1 minuto fa, Marcello ha detto:

 

Questa rinuncia alla professionalità è molto triste, vista con i miei occhi.

 

Purtroppo è la verità ma allo stesso tempo è il futuro. Che piaccia o meno.

E noi (ma non solo noi) ci siamo adeguati.

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2 ore fa, Bango Skank ha detto:

Qualche giorno fa mi sono imbattuto in post FB di Franco Forte (scrittore, editore, editor e direttore delle collane da edicola Mondadori, quindi sicuramente una persona "dentro l'ambiente", per intenderci); ebbene, Forte si "lamentava" - e ho letto nelle sue parole anche un pizzico di frustrazione - del fatto che genericamente si dica "ah, le grandi CE pubblicano solo schifezze di youtube ecc ecc". Ecco, lui diceva con una certa amarezza che non è vero: le grandi CE pubblicano un po' di tutto. Ma se poi a vendere sono le "solite schifezze degli youtuber", la colpa di chi è? Della Mondadori? O di acquista i libri?

 

A mio parere, @Bango Skank ha centrato il problema. Non so se dico una cosa nota ai più, ma risulta che circa tre italiani su quattro vadano considerati "analfabeti funzionali", termine che ha implicazioni persino più profonde del già drammatico termine "analfabeti". Secondo voi, quali (e quanti) libri dovrebbero leggere? 

Qui un link a uno dei tanti articoli pubblicati in merito: http://www.lastampa.it/2017/01/10/blogs/il-villaggio-quasi-globale/il-per-cento-degli-italiani-analfabeta-legge-guarda-ascolta-ma-non-capisce-MDZVIPwxMmX7V4LOUuAEUO/pagina.html

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48 minuti fa, Fraudolente ha detto:

Un editore va a caccia degli utili e basta? L'unica soddisfazione è il denaro? Gli editori che partecipano al forum sono tutti d'accordo? @Aporema Edizioni, se ci sei, batti un colpo! Quindi un "bravo" scrittore si giudica solo dalla quantità di "merce" che vende? Questo potrebbe giustificare qualsiasi porcheria... Non scrivo quali siano le porcherie che le case editrici "importanti" pubblicano, ma solo perché si rischiano querele. Pubblichereste il diario di un pedofilo solo perché andrebbe a ruba?

A noi andrebbe benissimo riuscire a ricavare un dignitoso stipendio per l'editora e i suoi (pochi collaboratori). Per il resto lavoriamo per passione verso il "prodotto libro di qualità" ma, soprattutto, verso le tematiche che portiamo avanti. Vendere tanti libri per noi significa quindi sopravvivenza per la ce e diffusione delle idee che ci interessano. Proprio per questo ci è capitato di rifiutare libri che avrebbero potuto vedere ma che non rientravano nei nostri parametri. Ed è per questo penso che a distanza di 7 anni dal nostro inizio siamo ancora "vivi" nonostante tutto perché, piano piano, siamo riusciti a farci conoscere da un "nostro" pubblico che ci apprezza, che apprezza la coerenza e vuole approfondire le tematiche che i nostri autori portano avanti con i loro scritti. Parlo ovviamente soprattutto di saggistica.

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2 minuti fa, Spartaco per Tempesta Ed. ha detto:

Proprio per questo ci è capitato di rifiutare libri che avrebbero potuto vedere ma che non rientravano nei nostri parametri. Ed è per questo penso che a distanza di 7 anni dal nostro inizio siamo ancora "vivi" nonostante tutto perché, piano piano, siamo riusciti a farci conoscere da un "nostro" pubblico che ci apprezza, che apprezza la coerenza e vuole approfondire le tematiche che i nostri autori portano avanti con i loro scritti. Parlo ovviamente soprattutto di saggistica.

(y)

 

Meno male... 

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10 minuti fa, Marcello ha detto:

Questa rinuncia alla professionalità è molto triste, vista con i miei occhi.

Concordo molto con la tristezza che porta l'uso di un algoritmo anche per capire se un libro possa più o meno piacere. Non credo nemmeno possa essere il futuro perché noto sempre più spesso quanto l'uso di questi algoritmi, nei campi più svariati, sia alquanto inaffidabile.

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Ospite

Vorrei difendere '' l'algoritmo '' con cui si cerca, tramite una formula matematica e delle variabili, a ricostruire una realtà complessa con degli assunti che necessariamente 'mediano' su un numero di dati significativo. L'affidabilità dell'algoritmo non sarà mai del 100%, pertanto ci sarà sempre la possibilità a degli 'outsider' di entrare nella casistica dei successi editoriali, ed è li che noi esordienti dobbiamo puntare.

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@Sarinsaretta Le corazzate (?) dell'editoria italiana dovrebbero avere il coraggio di aggiungere una fascetta con la scritta «Prodotto con l'aiuto di un anonimo ghostwriter» su tutti quei libri che risultano scritti da improbabili "autori" che non saprebbero mettere in fila quattro frasi decenti. E anche su tutti quelli che risultano scritti da autori che fanno tutt'altro nella vita e non ci pensano neppure a impegnarsi mesi, se non anni, a realizzare un libro degno di essere letto, ma di cui si vuole sfruttare la fama a fini esclusivamente commerciali.

Non so dire se le vendite di tali personaggi calerebbero drasticamente, però perlomeno sarebbe un bel segno di trasparenza nei confronti dei lettori. Pardon, volevo dire clienti... 

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8 minuti fa, Sarinsaretta ha detto:

 

E quello che voi giudicate porcheria, ricordatevi che lo è per voi, non per chi lo compra. E il vostro giudizio non vale di più.

Dietro le quinte posso assicutarvi che tutti noi siamo obbligati a pensare che un libro è bello in base al numero delle copie vendute.

Benedetta Parodi è una scrittrice?

No.

Quante case editrici farebbero carte false per metterla sotto contratto?

Tutte.

 

Chissà se chi compra il libro scritto dalla celebrità di turno lo legge davvero e soprattutto chissà se gli piace. 

Per far quadrare i conti di una CE è sufficiente che i libri siano venduti , il fatto che qualcuno li legga non ha importanza. 

 

Ma forse la diminuzione del numero dei lettori potrebbe essere dovuta alla montagna di cattivo materiale in circolazione che fa decidere al lettore occasionale di non ripetere l’esperienza ;) E allora chi pubblica buoni libri potrebbe davvero avvicinare alla lettura l’acquirente occasionale che di solito si ferma a pagina 10.

 

Per quanto possa sembrare strano, si può permettere di osare e proporre cose nuove solo una piccola CE: una grande CE è condannata a regionare nel breve periodo e a mantenere i volumi per non disaattendere le aspettative degli azionisti che sono molto poco pazienti.

Se chi intraprende un’attività fa come fanno tutti gli altri, se andrà bene avrà i risultati di tutti gli altri e i ritorni economici dell’editoria non sono particolarmente brillanti. 

Perciò non è utopia pensare a un approccio diverso al prodotto libro che valorizzi la qualità, ciò non vuol dire che sia la soluzione giusta per risollevare le sorti dell’editoria o per moltiplicare il numero di lettori ma in questo settore, più che in altri, è importante trovare il modo di accendere nei consumatori il “bisogno libro”.

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2 ore fa, Sarinsaretta ha detto:

Jpk....

Un libro culturalmente elevato?

Non so risponderti. 

Un libro culturalmente elevato per me potrebbe essere un banalissimo e semplicistico libriccino per te e viceversa.

 

Posso dirti che la mia sensazione è che colui che si sente un grande scrittore ma non è mai stato pubblicato o è stato pubblicato ma ha venduto un numero di copie risibile è convinto che Volo, Viscardi o i vari youtuber non siano scrittori ma anzi, il nulla.

 

Io ritengo che un grande scrittore per essere definito tale deve vendere, e non si parla di un libro stampato sull'onda del momento, ma per tutta la sua vita. Deve essere comprato, letto e ricomprato. Sia anche un bistrattato come Patterson o due denigrati dai cultori italiani come Follett e King.

 

E quindi ti do pienamente ragione sul fatto che una CE debba vendere sempre e comunque, anche cn i libri di youtuber (anche questa una categoria ingiustamente bistrattata).

 

Però, ed era qui che non condividevo il tuo pensiero, le CE nostrane pubblicano anche roba di qualità che comunque vende bene.

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Chi nel 2018 crede che gli algoritmi siano inaffidabili si mette al di fuori della realtà.

3 anni fa pensare che le auto si sarebbero guidate da sole era da considerarsi pazzo.

Facebook/Uber/Google....è tutto un algoritmo e funziona fin troppo bene.

Incluso il problema attuale di fb e l'incidente di uber.

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Scusate se mi permetto, ma chi è che deve decidere se un libro è di qualità oppure no?

 

Su quali basi? Su quali ragionamenti? Da quale posizione?

 

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1 minuto fa, Sarinsaretta ha detto:

Chi nel 2018 crede che gli algoritmi siano inaffidabili si mette al di fuori della realtà.

3 anni fa pensare che le auto si sarebbero guidate da sole era da considerarsi pazzo.

Facebook/Uber/Google....è tutto un algoritmo e funziona fin troppo bene.

Incluso il problema attuale di fb e l'incidente di uber.

 

Però ti ci vuole uno che il libro lo scriva... come ti ci vuole uno che la macchina la progetti... che programmi il software e costruisca l'hardware che la guidi... e infine uno che l'algoritmo te lo crei.

 

Io non so te dove lavori, ma non mi sembra che le nostre CE sfornino tutti questi libri super vendibili. E il problema non è l'algoritmo, ma chi i libri dovrebbe scriverli.

 

1 minuto fa, Sarinsaretta ha detto:

Scusate se mi permetto, ma chi è che deve decidere se un libro è di qualità oppure no?

 

Su quali basi? Su quali ragionamenti? Da quale posizione?

 

 

Sfortunatamente per tanti, il lettore. Sempre e solo il lettore.

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2 ore fa, Bango Skank ha detto:

domanda: come riavvicino libri a lettori, ovvero come faccio ad avvicinare i ragazzi al concetto  "leggo un libro perché voglòio emozionarmi per una storia (chiunque la abbia scritta)

 

Il problema è proprio questo: forse rispetto a una generazione fa è venuta a mancare, o almeno a indebolirsi, quella catena graduale di apprendistato/avvicinamento alla lettura che partiva dai fumetti, passava dai libri per ragazzi e arrivava a quelli "per grandi", insomma tutta la trafila Topolino/Tex/ Pinocchio-Salgari-Verne-Stevenson/... e poi i primi libri per grandi. 

 

12 minuti fa, wyjkz31 ha detto:

Ma forse la diminuzione del numero dei lettori potrebbe essere dovuta alla montagna di cattivo materiale in circolazione che fa decidere al lettore occasionale di non ripetere l’esperienza 

 

Infatti sembra un po' strana la logica: vendo spazzatura perché il pubblico la vuole, però poi mi lamento che quel pubblico diventi sempre più sia scarso.

Come se i produttori di bistecche invadessero il mercato di carne scadente e  poi si  lamentassero dell'aumento di vegani.

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8 minuti fa, Sarinsaretta ha detto:

Chi nel 2018 crede che gli algoritmi siano inaffidabili si mette al di fuori della realtà.

3 anni fa pensare che le auto si sarebbero guidate da sole era da considerarsi pazzo.

Facebook/Uber/Google....è tutto un algoritmo e funziona fin troppo bene.

Incluso il problema attuale di fb e l'incidente di uber.

Ne riparleremo fra qualche anno... intanto nel mio piccolo tasto con mano l'algoritmo del colosso delle vendite on line che ci rende libri per poi riordinarceli pochi giorni dopo, con notevole spreco di risorse e soldi per le spedizioni.

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1 minuto fa, JPK Dike ha detto:

 

Sfortunatamente per tanti, il lettore. Sempre e solo il lettore.

 

Esatto, bravo.

E se il lettore compra, paga e legge Fabio Volo, allora vuol dire che Fabio Volo non solo è uno scrittore, ma è un ottimo scrittore.

Perlomeno in quel preciso momento.

 

Il giudizio reale, concreto ed effettivo lo da solo chi compra e ricompra.

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4 ore fa, delon ha detto:

Perfetto. Io per principio vieterei la diffusione di libri a prestito che non trattino, storia, classici, tutto ciò che serve per le ricerche di ogni genere e altro per l'istruzione.

I romanzi cosa c'entrano? Che se li comprino, e vedrai il mercato riprendersi.

@delon stavi scherzando.... vero? xD

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1 minuto fa, Spartaco per Tempesta Ed. ha detto:

Ne riparleremo fra qualche anno... intanto nel mio piccolo tasto con mano l'algoritmo del colosso delle vendite on line che ci rende libri per poi riordinarceli pochi giorni dopo, con notevole spreco di risorse e soldi per le spedizioni.

Infatti Bezos è l'uomo più ricco del mondo e Amazon capitalizza più di tutte le aziende quotate  (apple esclusa) e indovina un po'....è tutto generato da un algoritmo.

Dove tu vedi spreco magari c'è un guadagno e tu manco ti immagino come questo possa avvenire....

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Mi toccherà difendere @Sarinsaretta.

Dice purtroppo perché lo sa, lo sa benissimo! Il suo è un mestieraccio: stimare quante copie venderà Benedetta Parodi per disquisire di risottini allo zafferano o di budini tremolanti, e senza che l'autrice novella, novella come il vino Tavernello, abbia mai preso in mano una penna, non credo sia una gran soddisfazione! Si prende un vip, si prende uno scrittore, e poi si miscela il tutto e lo si dà da bere al vulgo ignorante.  Il prodottino finisce in bella mostra in vetrina, il fatturato vola come con Fabio Volo, e le allegre comari cucineranno sognando di essere cuoche pluristellate.

Peccato solo che, per mangiar bene, sia meglio andare in quel ristorantino sofisticato e pentastellato, dove, per trovare posto, bisogna prenotare con qualche mese di anticipo... e non alla mensa aziendale, quella che ti consegna i pasti precotti e con il camioncino.

Per spiegarmi meglio: @Spartaco per Tempesta Ed. è il ristorantino suddetto, mentre invece...

 

16 minuti fa, Sarinsaretta ha detto:

Scusate se mi permetto, ma chi è che deve decidere se un libro è di qualità oppure no?

 

Su quali basi? Su quali ragionamenti? Da quale posizione?

Se, poco dopo aver finito di mangiare, devi precipitarti in bagno...

 

 

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3 minuti fa, Sarinsaretta ha detto:

E se il lettore compra, paga e legge Fabio Volo, allora vuol dire che Fabio Volo non solo è uno scrittore, ma è un ottimo scrittore.

 

Invito tutti a fare uno sforzo di analisi critica sul concetto di "ottimo scrittore". Qui si confrontano allegramente mele e pere senza rendersene conto.

Allora: le copie vendute sono un dato oggettivo e, mi dispiace per @Sarinsaretta , non ci dicono nulla sulle qualità letterarie di un autore, bensì solo e unicamente sulla sua appetibilità commerciale del momento.

Se uno scrittore sia mediocre, discreto o eccellente, invece, è un dato soggettivo, che dipende esclusivamente dal giudizio di chi legge. Al limite, si può assegnare un peso maggiore all'opinione di un esperto (per esempio un autore di nome, uno storico della letteratura, o magari un lettore forte) rispetto a quella del lettore medio, ma sempre di giudizio soggettivo si tratta.

Finché non si tiene conto di questa differenza di fondo, è perfettamente inutile accapigliarsi su chi o cosa sia un ottimo scrittore.

 

12 minuti fa, Sarinsaretta ha detto:

 

Il giudizio reale, concreto ed effettivo lo da solo chi compra e ricompra

 

E si scrive con l'accento.

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6 minuti fa, L'antipatico ha detto:

 

Invito tutti a fare uno sforzo di analisi critica sul concetto di "ottimo scrittore". Qui si confrontano allegramente mele e pere senza rendersene conto.

Allora: le copie vendute sono un dato oggettivo e, mi dispiace per @Sarinsaretta , non ci dicono nulla sulle qualità letterarie di un autore, bensì solo e unicamente sulla sua appetibilità commerciale del momento.

Se uno scrittore sia mediocre, discreto o eccellente, invece, è un dato soggettivo, che dipende esclusivamente dal giudizio di chi legge. Al limite, si può assegnare un peso maggiore all'opinione di un esperto (per esempio un autore di nome, uno storico della letteratura, o magari un lettore forte) rispetto a quella del lettore medio, ma sempre di giudizio soggettivo si tratta.

Finché non si tiene conto di questa differenza di fondo, è perfettamente inutile accapigliarsi su chi o cosa sia un ottimo scrittore.

 

 

E si scrive con l'accento.

Si è vero.

Galante rimarcarlo da parte tua, complimenti.

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3 ore fa, Sarinsaretta ha detto:

Io lavoro per una casa editrice molto importante e ti posso assicurare che quando decido di pubblicare un autore esordiente valuto esclusivamente se e quanto questo libro possa vendere.


Riprendo questa frase di Sarinsaretta per introdurmi nella discussione.

Non so voi, ma io non voglio che una casa editrice mi pubblichi perché il mio romanzo le piace. Non mi basta. Io voglio che una casa editrice mi pubblichi perché pensa che il mio romanzo possa vendere un botto (scusando l'espressione poco letteraria).
Vendere tanto significa raggiungere tanti lettori, comunicare a tante e tante persone. È per questo che scrivo, e soprattutto è per questo che vorrei essere pubblicato. 

 

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13 minuti fa, L'antipatico ha detto:

 

Invito tutti a fare uno sforzo di analisi critica sul concetto di "ottimo scrittore". Qui si confrontano allegramente mele e pere senza rendersene conto.

Allora: le copie vendute sono un dato oggettivo e, mi dispiace per @Sarinsaretta , non ci dicono nulla sulle qualità letterarie di un autore, bensì solo e unicamente sulla sua appetibilità commerciale del momento.

Se uno scrittore sia mediocre, discreto o eccellente, invece, è un dato soggettivo, che dipende esclusivamente dal giudizio di chi legge. Al limite, si può assegnare un peso maggiore all'opinione di un esperto (per esempio un autore di nome, uno storico della letteratura, o magari un lettore forte) rispetto a quella del lettore medio, ma sempre di giudizio soggettivo si tratta.

Finché non si tiene conto di questa differenza di fondo, è perfettamente inutile accapigliarsi su chi o cosa sia un ottimo scrittore.

 

 

Però messa così le due cose si equivalgono. Se il giudizio di un lettore è soggettivo, il mio giudizio è uguale a chi ama Fabio Volo, quindi al momento Fabio Volo è un grande scrittore, proprio perché è uno che accumula decine di migliaia di vendite e giudizi positivi.

 

E ti dirò al momento non posso che considerare Fabio Volo uno dei migliori in Italia. Proprio perché vende e piace. E come lui altri bistrattati e denigrati. Prima tra tutti la Troisi.

 

2 minuti fa, GiD ha detto:


Riprendo questa frase di Sarinsaretta per introdurmi nella discussione.

Non so voi, ma io non voglio che una casa editrice mi pubblichi perché il mio romanzo le piace. Non mi basta. Io voglio che una casa editrice mi pubblichi perché pensa che il mio romanzo possa vendere un botto (scusando l'espressione poco letteraria).
Vendere tanto significa raggiungere tanti lettori, comunicare a tante e tante persone. È per questo che scrivo, e soprattutto è per questo che vorrei essere pubblicato. 

 

 

Il problema è che vendere non basta. Altrimenti le CE non avrebbero tutti questi problemi a stare a galla. Serve scrivere talmente bene da lasciare il lettore con la voglia di leggerti ancora dopo che ha finito.

 

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3 minuti fa, JPK Dike ha detto:

Il problema è che vendere non basta. Altrimenti le CE non avrebbero tutti questi problemi a stare a galla. Serve scrivere talmente bene da lasciare il lettore con la voglia di leggerti ancora dopo che ha finito

Tempo, pazienza e passaparola!

E, se sei davvero bravo, ti rileggeranno.

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4 minuti fa, Fraudolente ha detto:

Tempo, pazienza e passaparola!

E, se sei davvero bravo, ti rileggeranno.

 

Il passaparola funziona solo se il tuo lettore ha amici a cui piace il genere che piace a lui. E non è facile. Magari serve il passaparola digitale, ma i lettori italiani non commentano, non sono abituati a farlo. Lo fanno solo se hanno un incentivo a farlo: vedi soldi o classifiche recensore amazon o goodreads.

 

Andate a vedere la Ferrante su Goodreads... 90% dei commenti di non italiani.

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5 minuti fa, JPK Dike ha detto:

Il passaparola funziona solo se il tuo lettore ha amici a cui piace il genere che piace a lui. E non è facile

A me succede che un libro tiri l'altro, come i bagigi. Non sono grossi numeri, purtroppo, ma vendicchio... Direi un mercato di nicchia, ma sono contento perché mi legge anche gente che non conosco. Ho un paio di librerie che mi hanno scoperto e mi promuovono. Sono stato persino in vetrina! Ma ho dovuto fare tutto da solo... 

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Se posso permettermi (non sono un esperto, quindi correggete pure eventuali strafalcioni)... 

Il signor (X) ha letto un paio di romanzi in vita sua e deve decidere quale libro comprare per regalo. Cosa comprerà? Viceversa, se dovesse capitare in libreria, quale libro pensate che acquisterà per sé stesso?

Oppure pensate a una nonna che voglia fare un regalo al nipote. Entrerà in libreria e... cosa comprerà?

Infine, pensate a una persona non ha mai letto in vita sua e che riceve un romanzo dai soggetti sopracitati. Diventerà un lettore? E, ammesso che il libro non gli sia dispiaciuto, cosa comprerà la prossima volta?

Tutte le domande hanno la stessa risposta. I libri pubblicizzati sono quelli, i libri sugli scaffali sono quelli, i libri consigliati dagli addetti sono quelli e via dicendo, perciò gireranno quei libri e basta, indipendentemente dalla loro qualità. I best seller nostrani vengono in gran parte creati a tavolino. Non è il riscontro col pubblico a creare il caso editoriale, ma il caso editoriale a generare artificialmente il riscontro. È un cane che si morde la coda.

 

Il risultato è la stasi totale del mercato e della cultura letteraria. Le eccezioni sono, ovviamente, il gruppo super-minoritario dei lettori forti, le piccole CE che puntano sulla nicchia per sopravvivere e quell'angolo di mercato digitale indipendente che sfugge dal controllo delle Big. Ma le Big non hanno una vera e propria competizione, quindi fanno cassa come meglio credono. La cosa funziona per loro? Forse. Da quanto so, però, sono per lo più indebitate fino al collo, e un gruppo compra l'altro in un gioco di scatole cinesi.

 

Ci vorrebbero due elementi, secondo me, per sbloccare le cose. Primo, un'azione sinergica che aumenti il numero di lettori in Italia. Secondo, lo sviluppo di un modello alternativo a quello dei grandi marchi editoriali. Domani, magari, scenderò nel dettaglio con un altro post su entrambi i punti.

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7 minuti fa, Fraudolente ha detto:

A me succede che un libro tiri l'altro, come i bagigi. Non sono grossi numeri, purtroppo, ma vendicchio... Direi un mercato di nicchia, ma sono contento perché mi legge anche gente che non conosco. Ho un paio di librerie che mi hanno scoperto e mi promuovono. Sono stato persino in vetrina! Ma ho dovuto fare tutto da solo... 

 

E' la stessa mia impressione. Lettori ci sono e le vendite si fanno. Nel mio caso i ricavi sono tagliati dal dover vendere a 30 cent a pezzo, però anche così un buona paghetta a fine mese me la faccio.

 

Mi immagino tra 1 anno quando avrò altra roba e potrò vendere a qualcosa in più. Per viverci mi ci vorra ancora qualche anno, ma più conosco questo mondo e più mi rendo conto che si può fare.

 

Quello che non capisco è come si faccia a non vivere di scrittura quando si pubblica con una casa editrice medio grande. Ci vorrà anche lì del tempo, ma se guadagno io, a maggior ragione dovrebbe guadagnare parecchio ma parecchio bene uno targato Rizzoli. Invece a sentire i report c'è gente di tale marca che supera a stento le 1000 copie. E io non capisco.

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1 ora fa, Fraudolente ha detto:

ristorantino sofisticato e pentastellato

Ci sono troppe stelle di questi tempi, quelle dei ristoranti sono al massimo tre... Se no insorge la Michelin.

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1 minuto fa, Marcello ha detto:
1 ora fa, Fraudolente ha detto:

ristorantino sofisticato e pentastellato

Ci sono troppe stelle di questi tempi, quelle dei ristoranti sono al massimo tre... Se no insorge la Michelin.

(y):bandiera:Ebbene sì! Ma, se non ricordo male:

Le stelle sono tante, milioni di milioni...

 

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