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Niko

Che sta succedendo all'editoria?

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@Aporema Edizioni L'invito agli editori non verteva sul rispondere all'autrice dell'articolo, o per lo meno non solo a quello. :asd:

Piuttosto sarebbe interessante sapere come lavorano e cosa fanno, se fanno, qualcosa di innovativo i nostri piccoli editori per contrastare questa "crisi". 

 

Come al solito il mio riportare determinati articoli ha lo scopo di invogliare al dibattito colpendo nervi scoperti :P

 

Per esempio, su una cosa sono molto in sintonia con voi: che significa ristabilire un rapporto tra libri e lettori? 

Una bella frase, ma in concreto? Come si potrebbe tramutare in realtà? Con le famose presentazioni? Sembra riduttivo...

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19 minuti fa, Niko ha detto:

Come al solito il mio riportare determinati articoli ha lo scopo di invogliare al dibattito colpendo nervi scoperti :P

E come al solito, @Niko , sei riuscito perfettamente nel tuo intento (y). Ci siamo riletti più volte il testo dell'articolo incriminato e, seppure ben scritto da un punto di vista del linguaggio, è un florilegio di contraddizioni e di aria fritta. Tornando al paragone con i politici, sembra scritto da uno di quei personaggi che sono diligenti e bravissimi, quando si tratta di fare l'analisi della situazione, banali o addirittura ridicoli, quando si tratta di proporre soluzioni degne di questo nome. Oppure par di sentire quei medici che, incapaci di tirar fuori una diagnosi precisa di una  malattia, non trovano di meglio che attribuirne la colpa al paziente... e in qualche caso avranno pure ragione; ma resta il fatto che il paziente in qualche modo bisogna pure guarirlo, no?

A proposito di soluzioni, nel nostro piccolo ne abbiamo provate, ne stiamo provando e ancora ne proveremo in futuro. Prima di parlarne, però, aspettiamo di leggere altri interventi sul tema e soprattutto di smaltire l'indignazione che ci ha provocato la supercazzola, anzi le supercazzole della Spezzaferro.

Modificato da Aporema Edizioni

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Mah. Per me c'è un banalissimo problema di investimenti, soprattutto pubblicità, immagine e autori.

Si sa che non si possono fare le nozze coi fichi secchi. Così qualunque idea non comporti mettere mano al portafoglio, secondo me ha le gambe corte.

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Ospite Alessandro Furlano

L'altro giorno leggevo le classifiche di TuttoLibri de La Stampa, senza guardare titolo e autore, ma soltanto le CE.

E mi è preso lo sconforto. Perché dopo aver fatto ciò ho letto autori e titoli: insomma basta pubblicare per Mondadori, Einaudi, Giunti, Feltrinelli e compagnia e la hit parade è assicurata a prescindere dalla qualità del libro. Perché il nocciolo della questione è lì e lo capiamo solo noi che bazzichiamo il settore: NON è vero che dato che il libro è edito da Mondadori allora è bello, così come non è vero che quello edito da Peppino Editore sia brutto, se Peppino lavora bene.

Il problema, secondo me insormontabile. è far capire al vulgo questa differenza, perché la maggior parte dei pochi che leggono non comprano i libri generando di conseguenza le classifiche, bensì il contrario: guardano le classifiche e vanno a comprare i libri.

Vige il "se lo leggono in tanti allora è bello".

 

Poi più avanti parlerò anche delle colpe degli altri: librai, case editrici e scrittori stessi. Per ora ho dato la loro razione ai lettori. (y)

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1 ora fa, Alessandro Furlano ha detto:

Vige il "se lo leggono in tanti allora è bello".

Interessante e purtroppo nella maggior parte dei casi vero.

Inoltre quando parliamo di classifiche parliamo di una sorta di passaparola di basso livello; servirebbe quello di alto livello, cioè due amici che si mettono a parlare di un libro perché l'hanno letto e lo consigliano a un terzo, a un quarto e così via.

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11 ore fa, Aporema Edizioni ha detto:
Alle 20/3/2018 at 16:51, Niko ha detto:

"...mostrando coerenza: basterebbe proporre con chiarezza il proprio progetto editoriale e culturale che abbia come obiettivo non la concorrenza, non il mercato, non i guadagni, ma quello di ripristinare il rapporto tra libro e i lettori."

Questa, perdonate lo sfogo, ma è la classica supercazzola, degna del peggior politico della prima repubblica...

 

 Ripristinare il rapporto tra libro e i lettori, che significa cambiare il mercato, in pratica convincere chi non legge a leggere

 

don_chisciotte_giornalino_3.jpg

 

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2 ore fa, camparino ha detto:

Mah. Per me c'è un banalissimo problema di investimenti, soprattutto pubblicità, immagine e autori.

Si sa che non si possono fare le nozze coi fichi secchi.

Ne siamo certi? Supponiamo che domattina noi si faccia un bel sei al Super Enalotto (il riferimento non è casuale e nelle prossime settimane capirete perché ;)) e che, invece di migrare in una confortevole località balneare a sfondarci di cocktail con l'ombrellino o altri sollazzi del genere, in preda a follia letteraria, il consiglio di amministrazione decida di investire buona parte del gruzzolo in pubblicità: fate voi la cifra, non importa. Supponiamo anche un bel milione di euro tondo tondo, così, tanto per cominciare con un'aperitivo. E' chiaro però che noi, sconosciuti editori X, stiamo provando a lanciare lo sconosciuto scrittore Y, perché se anche uno solo dei due fosse già ben noto al grande pubblico (casa editrice o autore che sia), il discorso sarebbe ben diverso e il ragionamento non starebbe in piedi. Supponiamo inoltre che, pur essendo entrambi sconosciuti, il libro da lanciare sia perlomeno un buon libro: non eccezionale, semplicemente un buon libro. Ebbene, siamo certi che quel milione di euro investito basterebbe a farne un best seller? Certo, sicuramente in molti lo comprerebbero, fosse anche solo per pura curiosità, anche se c'è da chiedersi in quanti poi lo leggerebbero davvero... Ma non è questo il punto. Il punto è: quante copie bisogna vendere per rientrare di un milione di euro speso in pubblicità?
Facciamo quattro conti. Stabiliamo un prezzo medio di 15 euro. Per ogni copia, una volta detratti tutti i costi, se il libro viene distribuito attraverso i circuiti tradizionali, all'editore resta una percentuale di utile netto che varia dal 3 al 5% (a proposito... strano che l'AIE non abbia fornito anche questo dato alla solerte autrice dell'articolo!). Quindi, nella migliore delle ipotesi, il 5% di 15 euro equivale a 0,75... Sì, avete letto bene: 75 centesimi. Ciò significa che, per ammortizzare l'investimento pubblicitario, bisognerà vendere 1.333.333,33 copie. Non male come prospettiva, no?
Abbiamo esagerato? Un milione in pubblicità è troppo? Va bene, dividiamo pure tutto per 10 e investiamone solo (si fa per dire) 100 mila: le percentuali non cambiano. Dovremo vendere almeno 133.333,33 copie: altro traguardo facilmente raggiungibile nel mercato italiano, giusto?
Tutto questo trascurando il piccolo e insignificante particolare che il libro non è prodotto assimilabile alla maggior parte degli altri presenti sul mercato. Se le persone non leggono, non leggono punto e basta, nemmeno quando il libro glielo regali. Figuriamoci se uno spot può convincerle a comprarlo!

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@Aporema Edizioni Beh, prima si dovrebbe lanciare il marchio (non l'autore). In questo modo l'investimento diventa bene immateriale, all'attivo dello stato patrimoniale.

Il prodotto dovrebbe beneficiare del marchio. In altri settori (vedi i quotidiani) si fa così.

Certo, tra il dire e il fare... ho visto valanghe di beni immateriali svalutati in meno di un anno. Il mio era un intervento ragionieristico, più che di marketing.

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3 minuti fa, Aporema Edizioni ha detto:

Se le persone non leggono, non leggono punto e basta, nemmeno quando il libro glielo regali.

 

Giusto! Comunque, chi legge ha gusti ben definiti, e i libri se li compera. Gli "omaggi" , quelli, per esempio, che ti regala la banca per Natale, vengono solo sfogliati velocemente e, spesso, finiscono sulle bancarelle dei mercatini,  e in vendita a prezzo irrisorio.

Conosco saggi che sono chicche per appassionati e che non hanno "mercato" neppure nei mercatini: perché qualità e quantità non vanno d'accordo!

Un buon libro è ormai un prodotto di nicchia e, purtroppo, i prodotti di nicchia non prendono il "Volo"!

Sarei curioso di sapere quanti acquirenti dei capolavori di Volo abbiano letti davvero i suoi libri... 

All'estero, invece, pare che non sia così...

 

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52 minuti fa, Aporema Edizioni ha detto:

Abbiamo esagerato? Un milione in pubblicità è troppo? Va bene, dividiamo pure tutto per 10 e investiamone solo (si fa per dire) 100 mila: le percentuali non cambiano. Dovremo vendere almeno 133.333,33 copie: altro traguardo facilmente raggiungibile nel mercato italiano, giusto?
Tutto questo trascurando il piccolo e insignificante particolare che il libro non è prodotto assimilabile alla maggior parte degli altri presenti sul mercato. Se le persone non leggono, non leggono punto e basta, nemmeno quando il libro glielo regali. Figuriamoci se uno spot può convincerle a comprarlo!

Concordo in pieno.

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Alle 21/3/2018 at 09:40, Nativi Digitali Edizioni ha detto:

E potrebbe essere di aiuto l'ALI, se non fosse un'associazione quasi ridicola...

Vogliamo parlare dell'AIE, l'associazione editori italiani?
Quando due anni fa abbiamo deciso di intraprendere la nostra avventura editoriale, venuti a conoscenza di uno specifico corso organizzato dall'associazione in questione, li abbiamo interpellati. Questo in sintesi il testo della surreale telefonata.

- Buongiorno, ho visto che per il vostro corso sono previste riduzioni della quota d'iscrizione per chi è iscritto... Vorrei iscrivermi. Quant'è la quota?

- La quota è stabilita sulla base del fatturato del primo anno. (voce ultra scazzata della signorina , tipo l'impiegata postale de "I soliti idioti")

- Il nostro fatturato è pari a zero, perché dobbiamo ancora cominciare.

- Allora non potete iscrivervi.

- Ma come? Non possiamo iscriverci? Ma se è proprio nella fase iniziale che un'azienda ha bisogno di aiuto e consulenza? Mi perdoni, ma mi risulta che le altre associazioni di categoria, tipo artigiani, commercianti e così via, agiscano diversamente: non solo accettano le iscrizioni, ma aiutano i neo iscritti nel disbrigo delle varie formalità burocratiche!

- Noi non facciamo così.

- Va bene. Quindi chi è interessato al vostro corso e non ha ancora incassato un euro dalla propria attività deve pagare di più di chi è già presente sul mercato?

- Esatto.

No comment. Un solo interrogativo: ma come speriamo di incrementare la lettura in Italia con associazioni di tal fatta?
P.S. Al corso ci siamo iscritti ugualmente, ma alla fine non sono riusciti a organizzarlo per mancanza di iscritti... Ma va? Ma chissà come mai...:grat:
P.P.S. Abbiamo frequentato un altro corso, organizzato da un ottimo editore, alla metà del costo e con il doppio di ore di frequenza.

Modificato da Aporema Edizioni

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13 minuti fa, Aporema Edizioni ha detto:

Vogliamo parlare dell'AIE, l'associazione editori italiani?
Quando due anni fa abbiamo deciso di intraprendere la nostra avventura editoriale, venuti a conoscenza di uno specifico corso organizzato dall'associazione in questione, li abbiamo interpellati. Questo in sintesi il testo della surreale telefonata.

- Buongiorno, ho visto che per il vostro corso sono previste riduzioni della quota d'iscrizione per chi è iscritto... Vorrei iscrivermi. Quant'è la quota?

- La quota è stabilita sulla base del fatturato del primo anno. (voce ultra scazzata della signorina , tipo l'impiegata postale de "I soliti idioti")

- Il nostro fatturato è pari a zero, perché dobbiamo ancora cominciare.

- Allora non potete iscrivervi.

- Ma come? Non possiamo iscriverci? Ma se è proprio nella fase iniziale che un'azienda ha bisogno di aiuto e consulenza? Mi perdoni, ma mi risulta che le altre associazioni di categoria, tipo artigiani, commercianti e così via, agiscano diversamente: non solo accettano le iscrizioni, ma aiutano i neo iscritti nel disbrigo delle varie formalità burocratiche!

- Noi non facciamo così.

- Va bene. Quindi chi è interessato al vostro corso e non ha ancora incassato un euro dalla propria attività deve pagare di più di chi è già presente sul mercato?

- Esatto.

No comment. Un solo interrogativo: ma come speriamo di incrementare la lettura in Italia con associazioni di tal fatta?
P.S. Al corso ci siamo iscritti ugualmente, ma alla fine non sono riusciti a organizzarlo per mancanza di iscritti... Ma va? Ma chissà come mai...:grat:
P.P.S. Abbiamo frequentato un altro corso, organizzato da un ottimo editore, alla metà del costo e con il doppio di ore di frequenza.

 

 

Beh dai sempre meglio di chi ti propone di cedergli i diritti dei tuoi lavori a gratis, perché "tu poi ci guadagni in visibilità e prestigio a stare con noi" xD

 

E' la storia del nostro tempo, e soprattutto della mia generazione. 

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Io mi sono fatto un'idea ormai. Le persone leggono, non è vero che non leggono, magari siamo il fanalino di coda dell'Europa, ma si legge eccome. In biblioteca, per chi è iscritto può benissimo verificare: appena esce un noto scrittore, si mettono in coda. Per leggere Patterson, mia moglie si è trovata l'ultima volta 70° in classifica di attesa. Inutile ribadire il resto, per esempio l'usato o il prestito, si proprio quello, il "prestito". E' uso comune prestarsi e scambiarsi i libri, compra uno leggono in tre. Ma tutto questo riguarda i grandi e conosciuti scrittori, non di certo le piccole C.E. Per quanto riguarda le piccole, secondo me devono cambiare il sistema, perchè usano quello comune, che rispecchia una grande varietà di generi fatti da sconosciuti e quindi lo scontato e isolato acquisto di parenti e amici dell'autore, il resto, buio. Sempre secondo me, e con grande umiltà reputo che debbano diventare di nicchia, e non generiche. Io immagino un autore di un paese, questo borgo ha immancabilmente una chiesa e altri interassanti reperti storici, qualche rudere di una rocca o altro ancora, l'Italia ne è piena.Penso che una C.E. debba incentivare, cercare autori, o direzionarsi  in racconti romanzati che portino a conoscienza la storia di quel paese e dei suoi monumenti, e reperti storici, coinvolgendo per forza maggiore  gli abitanti, ignari della storia del loro paese. Come coinvolgerli? Beh partendo dal comune, dal sindaco e insomma la fantasia deve spaziare per "il come fare". Altro sistema per vendere di più? Attaccarsi come cozze a qualche azienda e scrivendo un romanzo che ne racconti la sua storia senza che il lettore se ne accorga, ma che lo capisca solo alla fine (con il consenso ovviamente del proprietario, e un'intesa di un suo congruo acquisto di romanzi), l'Italia è piena di aziende storiche che passano di generazione in generazione dove i proprietari se ne vantano. Ci sono tanti altri modi, ma non di certo quelli tradizionali, perchè sono diventati qualunquistici. Purtroppo il mio pensiero è questo e riguarda le C.E veramente piccole. Spero di non aver offeso nessuno editore, passando per quello che ha le idee geniali, non mi permetterei  mai.

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19 ore fa, JPK Dike ha detto:

 

La differenza la fa la fanbase. Finché quella esiste un autore non muore. Solo che noi puntiamo tutto sul libro, quando invece il vero prodotto è l'autore. Il libro è solo il veicolo commerciale.

Il problema si pone quando l'autore è fisicamente morto. Allora per forza di cose smette di produrre. Si può andare avanti con gli inediti, magari anche con qualche saggio critico, riedizioni in carta satinata, ma poi basta, deve per forza essere sostituito.

O no?

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19 minuti fa, delon ha detto:

Io mi sono fatto un'idea ormai. Le persone leggono, non è vero che non leggono, magari siamo il fanalino di coda dell'Europa, ma si legge eccome.

Per la mia esperienza di costruttore, so che l'angolo (angolo!) per la libreria non esiste quasi più. Per la predisposizione per un megaschermo da un mare di pollici, in soggiorno, in cucina e in tutte le camere, talvolta persino in bagno, le richieste sono all'ordine del giorno, ma di libreria si parla solo in camera di un figlio perché studia: di solito bastano un paio di mensoline.

L'angolo PlayStation, invece, è un must per grandi e piccini.

Qualche professore, ma di rado, pone il problema: dove metto i miei libri? Ma di un'eccezione si tratta... 

 

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@Fraudolente E' sempre stato così. Io negli anni 80 avevo una decina di amici che conoscevo benessimo, siamo cresciuti insieme,  beh nenche uno che leggeva. I giochini sono un altro film. L'editoria ha perso sicuramente nellle enclicopedie, (e sono tanti soldi, una  volta le vendevano a prezzi folli, per acquistarle bisognava fare una riunione di famiglia), tante famiglie ne avevano due, e anche quattro o di più, e faceva figo. Ecco perché c'era l'angolo libreria. Ma la gente legge come prima. Prendi anche in considerazione che dagli anni 80 ad oggi, quanti libri sono stati prodotti? C'é gente che legge romanzi di dieci anni fa. Negli anni 80 non c'era tutta questa ricchezza, perché avevamo 35 anni di produzioni di libri in meno.

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1 ora fa, delon ha detto:

Le persone leggono, non è vero che non leggono, magari siamo il fanalino di coda dell'Europa

Senza magari e anche staccati di molto, lo ripetiamo: un lettore ogni quattro. E qui non serve essere economisti o esperti di marketing per tirare le somme: se una torta è grande un quarto di un'altra e c'è lo stesso numero di persone a dividersela, se non di più, le porzioni divengono infinitesimali.

 

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@Aporema Edizioni  E siamo d'accordo, ma anche prima era così. E' sempre stato così in Italia. Prima , negli anni 70 non eravamo lettori e nemmeno negli anni 50. Quindi abbiamo sempre fatto editoria per i nostri lettori; da sempre. Questa crisi non va colpevolizzata sui lettori, perché anche prima era già così. Però, a oggi, come differenza sono aumentate le biblioteche, ( c'è il culto di: facciamo la biblioteca, che manca). E' arrivata la lettura elettronica e inoltre, dato che nessuno prende in considerazione e non ho mai capito il perché: ogni anno si produco centinaia di migliaia di libri, che per 40 anni sono un numero incalcolabile, un ammassamento, un enorme surplus, una scorta di lettura tale, che il nuovo può aspettare.

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Ospite Alessandro Furlano
3 ore fa, delon ha detto:

In biblioteca, per chi è iscritto può benissimo verificare: appena esce un noto scrittore, si mettono in coda. Per leggere Patterson, mia moglie si è trovata l'ultima volta 70° in classifica di attesa.

 

Questo avalla al 100% quanto da me scritto sopra. Leggere si legge (abbastanza), ma possibilmente gratis e soprattutto decidendo esclusivamente con classifica alla mano.

Patterson poi è il miglior esempio che ci sia in tal senso: non è più uno scrittore, ma un'azienda di scrittori "bocia" che sfornano libri sotto le sue indicazioni e che poi escono a suo nome.

Siamo ai livelli più bassi della prostituzione editoriale e letteraria.

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@Alessandro Furlano Perfetto. Io per principio vieterei la diffusione di libri a prestito che non trattino, storia, classici, tutto ciò che serve per le ricerche di ogni genere e altro per l'istruzione.

I romanzi cosa c'entrano? Che se li comprino, e vedrai il mercato riprendersi. Nel mio paese, nella periferia di Milano (25,000 abitanti) addirittura 2 biblioteche ci sono. E sono inoltre collegate con le altre dei paese comunicanti. Della serie non ho il libro ma te lo procuro. Dopo due giorni:consegnato.

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49 minuti fa, Alessandro Furlano ha detto:
4 ore fa, delon ha detto:

In biblioteca, per chi è iscritto può benissimo verificare: appena esce un noto scrittore, si mettono in coda. Per leggere Patterson, mia moglie si è trovata l'ultima volta 70° in classifica di attesa.

Patterson poi è il miglior esempio che ci sia in tal senso: non è più uno scrittore, ma un'azienda di scrittori "bocia" che sfornano libri sotto le sue indicazioni e che poi escono a suo nome.

Siamo ai livelli più bassi della prostituzione editoriale e letteraria.

Le biblioteche "come case chiuse", magari con davanti un distributore automatico di preservativi...

 

3 ore fa, delon ha detto:

Prima , negli anni 70 non eravamo lettori e nemmeno negli anni 50.

Il maestro Alberto Manzi ci aveva provato, ma troppo a lungo siamo stati la Cenerentola d'Europa,  con la cultura destinata solo ai pochi e fortunati danarosi. Ho conosciuto veri è propri analfabeti, e anche persone che,  "nonostante" la terza elementare, non avevano mai sfogliato un libro in vita loro. E son grande, ma non vecchissimo come... @Marcello!

Pensate che, se non ci fosse stata la televisione, la maggior parte di noi starebbe ancora parlando in dialetto...  Anche se, a me, il dialetto piace un casino!

 

9 ore fa, Aporema Edizioni ha detto:

Prima di parlarne, però, aspettiamo di leggere altri interventi sul tema e soprattutto di smaltire l'indignazione che ci ha provocato la supercazzola, anzi le supercazzole della Spezzaferro

Supercazzola è un eufemismo!

Il problema è che ci vorrebbe un nuovo Rinascimento, il problema è culturale, il problema è che è più semplice subire passivamente Beautiful piuttosto che cercare di "crescere" leggendo!

E anch'io, come supercazzole, non sono affatto male...

 

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10 ore fa, Niko ha detto:

@Aporema Edizioni L'invito agli editori non verteva sul rispondere all'autrice dell'articolo, o per lo meno non solo a quello. :asd:

Piuttosto sarebbe interessante sapere come lavorano e cosa fanno, se fanno, qualcosa di innovativo i nostri piccoli editori per contrastare questa "crisi". 

 

Come al solito il mio riportare determinati articoli ha lo scopo di invogliare al dibattito colpendo nervi scoperti :P

 

Per esempio, su una cosa sono molto in sintonia con voi: che significa ristabilire un rapporto tra libri e lettori? 

Una bella frase, ma in concreto? Come si potrebbe tramutare in realtà? Con le famose presentazioni? Sembra riduttivo...

 

In concreto, cosa significa ristabilire un rapporto tra libri e lettori?

Semplice, dare ai possibili lettori i libri giusti per loro.

E quali sono i libri giusti per loro?

Semplice, quelli che vendono.

E quali sono i libri che vendono?

Semplice, quelli che (vi piaccia o no) sono scritti dai vari youtuber che scrivono cose che per voi (aspiranti scrittori) sono il nulla ma per chi compra e paga, sono il tutto.

Un editore pubblica libri per VENDERLI e non per formare chissà quale nuova classe culturale.

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1 minuto fa, Sarinsaretta ha detto:

In concreto, cosa significa ristabilire un rapporto tra libri e lettori?

Semplice, dare ai possibili lettori i libri giusti per loro.

E quali sono i libri giusti per loro?

Semplice, quelli che vendono.

E quali sono i libri che vendono?

Semplice, quelli che (vi piaccia o no) sono scritti dai vari youtuber che scrivono cose che per voi (aspiranti scrittori) sono il nulla ma per chi compra e paga, sono il tutto.

Un editore pubblica libri per VENDERLI e non per formare chissà quale nuova classe culturale.

No, non è quello che si intende con quella frase.

In questa sede non si parla solo di vendere, non si parla solo in termini di entrate. Editoria è (o dovrebbe essere) anche cultura e non solo introiti di questa o quell'azienda.

In giro non ci sono solo libri dei vari youtuber, è una semplificazione estremista. Inoltre è ovvio che una Casa Editrice pubblica per vendere, non c'è mica niente di male: lo scopo però dovrebbe essere accompagnato anche da qualcos'altro, o per lo meno è quello che a noi sognatori piace pensare :) 

La domanda verte su come fare per riavvicinare le persone alla lettura, di qualsiasi tipo e genere. Quella impegnata, quella di svago, di genere e non, e perché no pure degli youtuber.

La risposta è sicuramente complicata, e non so nemmeno se ne esistano di soddisfacenti; di sicuro la tua non lo è.

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Niko, non so se sia più curioso il fatto che tu scriva che la risposta è complicata e che non sai neanche se una risposta ci sia o che comunque la mia di sicuro non lo è.

Di sicuro forse lo è per te, ma non credo tu abbia la presunzione di avere la verità in tasca.

Invece hai ragione quando scrivi che sei un sognatore. Infatti solo un sognatore può pensare che, nel 2018, una casa editrice con dipendenti e tutto ciò che questo comporta ambisca a pubblicare libri culturalmente elevati.

Bisognerebbe capire che un editore è un attività imprenditoriale uguale a tutte le altre e che DEVE conseguire utili e non perdite.

Altrimenti, vivendo di sogni, è destinato a fallire.

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2 minuti fa, Sarinsaretta ha detto:

Niko, non so se sia più curioso il fatto che tu scriva che la risposta è complicata e che non sai neanche se una risposta ci sia o che comunque la mia di sicuro non lo è.

Di sicuro forse lo è per te, ma non credo tu abbia la presunzione di avere la verità in tasca.

Invece hai ragione quando scrivi che sei un sognatore. Infatti solo un sognatore può pensare che, nel 2018, una casa editrice con dipendenti e tutto ciò che questo comporta ambisca a pubblicare libri culturalmente elevati.

Bisognerebbe capire che un editore è un attività imprenditoriale uguale a tutte le altre e che DEVE conseguire utili e non perdite.

Altrimenti, vivendo di sogni, è destinato a fallire.

 

Mai hai anche ragione, però ancora non si capisce, parlando di fiction, cosa sia un libro culturalmente elevato e chi lo debba scrivere.

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2 minuti fa, JPK Dike ha detto:

 

Mai hai anche ragione, però ancora non si capisce, parlando di fiction, cosa sia un libro culturalmente elevato e chi lo debba scrivere.

 

Io lavoro per una casa editrice molto importante e ti posso assicurare che quando decido di pubblicare un autore esordiente valuto esclusivamente se e quanto questo libro possa vendere.

Ti dirò di più, è da 4 mesi che noi ci affidiamo ad un algoritmo che ha lo scopo di prevedere la bontà (in termini di vendita) del progetto editoriale.

Questa è la realtà e pochi lo sanno.

 

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1 minuto fa, Sarinsaretta ha detto:

 

Io lavoro per una casa editrice molto importante e ti posso assicurare che quando decido di pubblicare un autore esordiente valuto esclusivamente se e quanto questo libro possa vendere.

Ti dirò di più, è da 4 mesi che noi ci affidiamo ad un algoritmo che ha lo scopo di prevedere la bontà (in termini di vendita) del progetto editoriale.

Questa è la realtà e pochi lo sanno.

 

 

Trall'altro però non hai risposto alla mia domanda.

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Jpk....

Un libro culturalmente elevato?

Non so risponderti. 

Un libro culturalmente elevato per me potrebbe essere un banalissimo e semplicistico libriccino per te e viceversa.

 

Posso dirti che la mia sensazione è che colui che si sente un grande scrittore ma non è mai stato pubblicato o è stato pubblicato ma ha venduto un numero di copie risibile è convinto che Volo, Viscardi o i vari youtuber non siano scrittori ma anzi, il nulla.

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1 ora fa, Sarinsaretta ha detto:

Io lavoro per una casa editrice molto importante e ti posso assicurare che quando decido di pubblicare un autore esordiente valuto esclusivamente se e quanto questo libro possa vendere.

Ti dirò di più, è da 4 mesi che noi ci affidiamo ad un algoritmo che ha lo scopo di prevedere la bontà (in termini di vendita) del progetto editoriale.

Questa è la realtà e pochi lo sanno.

 

 

Poffarbacco!  Qui si ammette la colpa, e pur anco il dolo! @Sarinsaretta, affidare la scelta di pubblicare un libro a un algoritmo mi sembra assurdo quanto ordinare a un computer di scrivere una poesia...

Un editore va a caccia degli utili e basta? L'unica soddisfazione è il denaro? Gli editori che partecipano al forum sono tutti d'accordo? @Aporema Edizioni, se ci sei, batti un colpo! Quindi un "bravo" scrittore si giudica solo dalla quantità di "merce" che vende? Questo potrebbe giustificare qualsiasi porcheria... Non scrivo quali siano le porcherie che le case editrici "importanti" pubblicano, ma solo perché si rischiano querele. Pubblichereste il diario di un pedofilo solo perché andrebbe a ruba?

Writer's Dream ha nel nome il suo DNA, e spero che il "nostro" sogno non sia solo quello di diventare ricchi e famosi, ma, e prima di tutto, quello di scrivere dei buoni libri. 

Sarinsaretta, ti "perdono" soltanto perché scrivi: ci affidiamo ad un algoritmo che ha lo scopo di prevedere la bontà (in termini di vendita) del progetto editoriale. Quindi lo sai e lo ammetti che quello delle vendite non è l'unico criterio per giudicare libro e autore... 

Modificato da Fraudolente

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C'è un equivoco.

Voi vi ponete dal punto di vista degli scrittori.

Io mi pongo dal punto di vista di colei che prende uno stipendio esclusivamente se raggiunge gli obiettivi prefigurati.

Io devo rendere conto agli azionisti, non agli scrittori.

E quello che voi giudicate porcheria, ricordatevi che lo è per voi, non per chi lo compra. E il vostro giudizio non vale di più.

Dietro le quinte posso assicutarvi che tutti noi siamo obbligati a pensare che un libro è bello in base al numero delle copie vendute.

Benedetta Parodi è una scrittrice?

No.

Quante case editrici farebbero carte false per metterla sotto contratto?

Tutte.

 

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