Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Marco Scaldini

Ma le agenzie sono davvero utili?

Post raccomandati

Allora, per dirla in poche parole, da quel che ho capito dai vostri commenti, è più facile che si vinca al totocalcio o al gioco del Lotto ecc...che piazzare un manoscritto. Insomma bisogna avere fortuna

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite Andrea.Dee

Se un agente letterario ti segue e ti propone alle grandi case editrici hai più possibilità che spedendo il manoscritto alla casellina email. Se invece paghi un'agenzia casuale per farti pubblicare dalle piccole allora sei un po' un pollo.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Nella mia ignoranza e poca esperienza penso che ogni feedback possa avere una sua utilita'. La strada delle agenzie puo' essere una di quelle da provare. Se non si viene rappresentati almeno si riceve un feedback sull'opera. Di certo secondo me il fritto misto e' sempre la strada migliore: invio diretto e concorsi. E se son rose fioriranno, magari il tutto dopo un buon editing da un professionista. Chiaro che siamo in un campo "soggettivo" e non oggettivo, quindi non esiste una verita' assoluta. L'unica verita' a cui si puo' ambire e' quella di sperimentare e vedere quello che puo' uscire fuori. Una mia piccola esperienza: un saggio rifiutato da tutti gli editori a cui l'avevo proposto, ha vinto un concorso nazionale. Qual e' la logica? Mah, forse nessuna. Oppure piu' di una. Trovatemela voi.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Allora esimo @Mister Frank non mi resta altro che di mettermi a letto, tanto quella, cioè la fortuna l'ho dovuta sempre prendere per i capelli e sbatterla a terra come si fa con i polpi per farmenavere un pochino. Ti auguro una buona settimana e tanta fortuna.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Quello che sto sperimentando è che fondamentalmente quello delle agenzie letterarie è un business: certo, direte voi, quelli non stanno lì per nulla, hai scoperto l'acqua calda. Però in definitiva, io che scrivo un libro, rivolgendomi a loro devo pagare per farmi dire se il libro va bene o meno? Cioè perché devo pagare? Se un'agenzia fosse davvero quello che dice di essere, basterebbe a costo zero mandare sinossi  e prime dieci pagine per farsi dire se vogliono rappresentare o meno.

In questo senso quella di Vicky Satlow è davvero un'agenzia nel senso stretto del termine, tanto di cappello. Così dovrebbero essere tutte.

Le altre che chiedono invii a mezzanotte e soldi per valutazioni, fanno un bel business doppio, mentre guadagnano, ogni tanto trovano qualcuno che vale la pena rappresentare  mentre gli altri scrittori pagano per  far fare a loro il lavoro di scouting. Per ora ho mandato ad un'agenzia che prometteva risposte entro certa data (pagando): risultato, nessuna risposta (ciao ciao soldi). Altra grandissima agenzia dopo avermi lodato e detto che ho scritto opera super originale, mi propone editing a prezzo altissimo! Sapete che c'è? Ho mandato a case editrici (gratis), adesso mi metto comodo e vedrò se arriva qualche feedback. Io penso che se un'opera vale, trova l'interesse e qualcuno che voglia investirci per editing e altro. Francamente spendere 300 o 400 e poi altri 500 per leggere dei commenti non mi interessa proprio. (Si lo so che l'opera va migliorata, ma a quel punto preferisco pagare un consulente privato come probabilmente farò). Nel frattempo i miei 300-400-500 li spendo a mangiare pesce davanti al mare, vista la bella stagione che arriva. Scusate lo sfogo ma oggi mi gira male: mi sembra indegno sfruttare chi scrive per fare soldi. Poi davvero in modo sfacciato. No comment.

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
4 ore fa, Skywalker ha detto:

Quello che sto sperimentando è che fondamentalmente quello delle agenzie letterarie è un business: certo, direte voi, quelli non stanno lì per nulla, hai scoperto l'acqua calda. Però in definitiva, io che scrivo un libro, rivolgendomi a loro devo pagare per farmi dire se il libro va bene o meno? Cioè perché devo pagare? Se un'agenzia fosse davvero quello che dice di essere, basterebbe a costo zero mandare sinossi  e prime dieci pagine per farsi dire se vogliono rappresentare o meno.

In questo senso quella di Vicky Satlow è davvero un'agenzia nel senso stretto del termine, tanto di cappello. Così dovrebbero essere tutte.

Le altre che chiedono invii a mezzanotte e soldi per valutazioni, fanno un bel business doppio, mentre guadagnano, ogni tanto trovano qualcuno che vale la pena rappresentare  mentre gli altri scrittori pagano per  far fare a loro il lavoro di scouting. Per ora ho mandato ad un'agenzia che prometteva risposte entro certa data (pagando): risultato, nessuna risposta (ciao ciao soldi). Altra grandissima agenzia dopo avermi lodato e detto che ho scritto opera super originale, mi propone editing a prezzo altissimo! Sapete che c'è? Ho mandato a case editrici (gratis), adesso mi metto comodo e vedrò se arriva qualche feedback. Io penso che se un'opera vale, trova l'interesse e qualcuno che voglia investirci per editing e altro. Francamente spendere 300 o 400 e poi altri 500 per leggere dei commenti non mi interessa proprio. (Si lo so che l'opera va migliorata, ma a quel punto preferisco pagare un consulente privato come probabilmente farò). Nel frattempo i miei 300-400-500 li spendo a mangiare pesce davanti al mare, vista la bella stagione che arriva. Scusate lo sfogo ma oggi mi gira male: mi sembra indegno sfruttare chi scrive per fare soldi. Poi davvero in modo sfacciato. No comment.

 

 

Le giornata in cui gira storto sono legittime e frequenti anche dalla mie parti, massima comprensione. Lucidamente credo che una buona agenzia, che chieda un contributo per la valutazione del testo oppure no, possa fare la differenza e di sconosciuti arrivati a editori noti passati appunto attraverso agenti altrettanto noti ce ne sono un sacco, solo che non vengono qui a raccontarcela su WD, ma io sono un segugio e un po' il giro lo conosco, e guarda non è neppure detto che arrivino in alto i più meritevoli e talentuosi, però avevano la storia giusta. Personalmente ho fatto i miei investimenti, ho pubblicato con diversi editori medio piccoli, preso cantonate, mentre ancora ambisco al grande salto, ho deciso che non spenderò più un euro, come te preferisco destinare i miei risparmi al pesce sul mare.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
24 minuti fa, Bambola ha detto:

la storia giusta

Ecco, quella che mancherà sempre a me! Perché ho gusti strani, leggo cose fuori moda, mi innamoro di film che poi rivedo venti volte e che per altri sono solo film. Ovvio che anche quello che penso sia "sbagliato".
Però è molto vero quello che dici: tutto fa e se c'è un'agenzia valida il corso delle cose può cambiare, ma la storia giusta è quella che svolta. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Da quel poco che ho capito, per un aspirante scrittore - nemmeno esordiente, che cioè ha già pubblicato almeno un libro- forse è meglio pagare un editor, prima di rivolgersi ad un'agenzia letteraria che proponga schede di valutazione a pagamento. A meno che uno non sia già un po' esperto, ovvero non al primo lavoro in assoluto, e ritenga di aver scritto qualcosa di oggettivamente valido che con un minimo di aiuto - leggi rappresentanza, magari dopo lettura e commento di un agente- si potrebbe piazzare anche presso CE medie e grandi con qualche possibilità di successo.

Se nella vita faccio tutt'altro, scrivo al momento solo per passione, non ho nessunissima capacità di valutare la commerciabilità e nemmeno il potenziale pregio letterario del mio manoscritto,  al massimo, dopo un'attenta revisione e il supporto di un buon editor, potrei tentare l'invio spontaneo a case editrici piccole e medie con catalogo affine al genere che propongo io. Solo nel caso non ricevessi nessunissimo riscontro, nemmeno la classica email con scritto "c'è qualcosa di buono, ma..." allora potrei tentare l'ulteriore consulenza dell'agenzia letteraria che mi farà la scheda di valutazione, anche senza obbligo di rappresentanza.

Ma forse mi converrebbe scrivere un altro testo, a quel punto, o puntare al self publishing per il primo.

Certo, se poi uno vuole investire nella sua opera potendo sostenerne i costi, meglio tre schede di valutazione da parte di tre agenzie diverse, ma serie e competenti, che non foraggiare l'editoria a pagamento.

Trovo assolutamente utile comunque questo forum per chi si affaccia per la prima volta sul panorama editoriale da neofita che per ora si limita a sognare una pubblicazione. 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 7/3/2019 alle 11:54, Skywalker ha detto:

Quello che sto sperimentando è che fondamentalmente quello delle agenzie letterarie è un business: certo, direte voi, quelli non stanno lì per nulla, hai scoperto l'acqua calda. Però in definitiva, io che scrivo un libro, rivolgendomi a loro devo pagare per farmi dire se il libro va bene o meno? Cioè perché devo pagare? Se un'agenzia fosse davvero quello che dice di essere, basterebbe a costo zero mandare sinossi  e prime dieci pagine per farsi dire se vogliono rappresentare o meno.

Leggere il tuo post è un po come guardarmi allo specchio. Ho sempre detto esattamente ciò che tu dici e sono contento che in tanti la pensiamo così.

Aggiungo: e se la smettessimo di regalare soldi a persone che lucrano sui nostri sogni facendo leva sulla nostra estrema ambizione di vedere il manoscritto pubblicato a tutti i costi?

La regola base del mercato è che ad una domanda corrisponde un'offerta. Se nessuno gli regala i talleri loro la smettono di fare business e cominciano a fare gli agenti sul serio.

Quindi, la colpa è tutta loro o anche nostra che foraggiamo questo mercato?

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Sono in disaccordo con il 99% dei commenti letti.

 

Il problema non è avere o non avere un agente. Il problema è cercare di entrare nella scuderia di un'agenzia universalmente riconosciuta, fatta di persone competenti e serie. 
"Gli agenti servono davvero?" Mia personale opinione: per un esordiente sono fondamentali, a patto che siano seri.

 

Come funziona un'agenzia seria?

Fase 1

- Riceve il manoscritto e lo valuta (a volte dietro compenso economico, anche importante; altre volte, piuttosto rare, può accettare di valutare un titolo gratuitamente)

- Se il lavoro piace propone un contratto da sottoscrivere in duplice copia, una per l'autore e una agli atti dell'agenzia. Il contratto dovrebbe prevedere tre informazioni essenziali: Durata. Ripartizione economica sui diritti (italiani ed esteri). Possibilità di disdetta.

- Se il lavoro è pronto si passa alla fase 2.

- Se il lavoro non è pronto l'agente può proporre correzioni e modifiche.

- Se dopo le correzioni il lavoro è pronto si passa alla fase 2.

- Se dopo le correzioni il lavoro non è ancora pronto si ricomincia a modificare. Chiamatelo pre-editing, ed è del tutto gratuito.

 

Fase 2

- In collaborazione con l'autore, stesura di sinossi dettagliata e scheda del libro

- Individuazione case editrici potenzialmente adatte alla pubblicazione del libro

- Invio mirato agli editori selezionati

- Contrattazione dei diritti di pubblicazione e stipula

- Gestione, per conto dell'autore, di pagamenti (anticipo) e rendicontazioni annuali

- Stipula di un piano di promozione in collaborazione con autore e ufficio stampa editore

- Promozione del manoscritto presso editori esteri per possibile traduzione dell'opera, eventualmente portando manoscritto e/o autore alle principali fiere internazionali dell'editoria (Londra, Torino, Francoforte)

- Supporto all'autore per eventuali nuovi progetti.

 

Le modalità potranno variare, ma la sostanza è questa. 

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
50 minuti fa, MatRai ha detto:

Gli agenti servono davvero?" Mia personale opinione: per un esordiente sono fondamentali, a patto che siano seri.

 

Come funziona un'agenzia seria?

Io credo fermamente in quello che dici. Ho paura però che un’agenzia funzioni così bene per te che sei stato tanto bravo da entrare dalla porta principale. Sono loro (se non sbaglio) che ti hanno contattato. Tu prima sei entrato in Mondadori e poi nella loro scuderia.

Ma siamo sicuri che anche gli agenti super professionali siano tutti così professionali anche con noi “proposte non richieste”? Boh... Speriamo...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite e-allora-avanti

L'agenzia serve soprattutto se il manoscritto è buono. Serve a un esordiente per raggiungere CE più importanti, o all'autore che non ha tempo/voglia di cercare una CE e preferisce usare il tempo libero che ha per scrivere e non per fare altro.

Agenti gratuiti ce ne sono. Quelli che poi si fanno pagare o non hanno ancora in scuderia libri e autori con cui campare, e hanno bisogno di ampliare le loro entrate,  oppure forse un po' ci marciano, ok. Ma è come andare al ristorante: sta a te scegliere dove andare a mangiare, e quindi chi pagare e per cosa. Ricordiamoci che avere una scheda di valutazione fa crescere un autore in fase di formazione, e tira un po' su il morale quando ci si sente invisibili e inascoltati dopo aver contattato altre agenzie free o CE, che però non rispondono perché non interessate. Venitemi a dire che non è un aspetto rilevante e rido. Gli illustratori non hanno niente del genere. No feedback. Zero. Nada. E' come urlare nel deserto di notte. Agli scrittori va di lusso in confronto.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, unacasanellospazio ha detto:

Io credo fermamente in quello che dici. Ho paura però che un’agenzia funzioni così bene per te che sei stato tanto bravo da entrare dalla porta principale. Sono loro (se non sbaglio) che ti hanno contattato. Tu prima sei entrato in Mondadori e poi nella loro scuderia.

Ma siamo sicuri che anche gli agenti super professionali siano tutti così professionali anche con noi “proposte non richieste”? Boh... Speriamo...

 

Come si sul dire di sicura c'è solo la morte.

Guardandomi un po' intorno però posso dire che quelle 15-20 agenzie di spicco lavorano allo stesso modo, e sono tutte prese in serissima considerazione dagli editori. Di là dei casi specifici penso che per un'agenzia lo scouting sia comunque l'obiettivo primario, perché non si campa solo di rendita con i grandi autori affermati. Quindi mi ripeto: a mio avviso l'agente resta la strada migliore per chiunque creda di avere tra le mani un lavoro meritevole d'attenzione. L'alternativa più credibile, nel caso degli esordienti assoluti, rimane quella di affidarsi ai premi letterari per inediti.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, MatRai ha detto:

Guardandomi un po' intorno però posso dire che quelle 15-20 agenzie di spicco lavorano allo stesso modo, e sono tutte prese in serissima considerazione dagli editori. Di là dei casi specifici penso che per un'agenzia lo scouting sia comunque l'obiettivo primario, perché non si campa solo di rendita con i grandi autori affermati. Quindi mi ripeto: a mio avviso l'agente resta la strada migliore per chiunque creda di avere tra le mani un lavoro meritevole d'attenzione. L'alternativa più credibile, nel caso degli esordienti assoluti, rimane quella di affidarsi ai premi letterari per inediti.

In fondo la penso pure io così. Non metto affatto in dubbio la professionalità di certe agenzie, e non volevo farlo con il mio messaggio.

Ci sono però delle considerazioni da fare sulle agenzie.

 

Basta guardarsi un po' intorno per capire che quasi tutte le agenzie letterarie, serie o meno serie, hanno dirottato parte del loro business dalla ricerca di buoni contratti con le case editrici ai servizi per gli scrittori. E lo dico con la massima tranquillità, senza voler sottintendere nulla di negativo. Molte aziende cambiano gli obiettivi di produzione in base all'andamento del mercato. Mica consideriamo scorretto un produttore di bicchieri che sposta il suo target sui piatti.

 

Il mercato in questo caso lo facciamo noi, intasando le caselle di posta elettronica delle agenzie letterarie. Per un'agenzia a questo punto deve essere stato quasi automatico dirottare alcuni lettori (presumo pagati) dalla ricerca di un testo buono per l'Einaudi tra i mille pervenuti alla stesura di mille schede di valutazione a 400 euro ognuna. Cosa che poi tra l'altro non preclude nemmeno la scoperta di un buon testo da inviare a Einaudi.

 

Ormai le agenzie che non pretendono soldi per una valutazione sono davvero pochissime. Magari alcune aprono la finestrella mensile per pochi fortunati che devono fare la corsa di mezzanotte, ma per il resto è tutto a pagamento. E non finisce qui, perché certe volte ti dicono che hai bisogno di un po' di editing, e allora ti chiedono ancora qualcosa (si fa per dire). E non c'è niente di male, perché io resto fermamente dell'idea che ogni lavoro vada retribuito.

Poi dopo che hai speso magari un migliaio di euro comincia la ricerca della casa editrice. Se la trovi, bene. E se non la trovi? È chiaro che anche nei confronti della più seria e professionale delle agenzie proverrai un pizzico di rancore: ti hanno illuso, ti hanno fatto scucire mille euro, la pubblicazione non è arrivata e loro non possono farci niente, perché, che vuoi?, la colpa è del mercato editoriale che è quel che è.

 

Tutto questo solo per spiegare il mio messaggio iniziale. Detto da chi è stato così bravo da essere richiesto da un'agenzia, sembra tutto meraviglioso e professionale, ma a noi poveri scribacchini (probabilmente molto scarsi) magari qualche dubbio al riguardo viene.

 

Io stesso non so davvero cosa fare. Perché da un lato non vorrei alimentare questo mercato, dall'altro mi rendo conto che senza un agente serio e professionale sarà molto dura venire fuori dal pantano. La strada migliore forse sarebbe quella di provare a emergere un pochino e poi presentarsi con qualche risultato in mano. Ma forse, alla fine, in qualunque maniera tu agisca, tutto dipende da due cose: la bravura e un pizzico di fortuna...

In bocca al lupo a tutti!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
7 ore fa, unacasanellospazio ha detto:

Ma siamo sicuri che anche gli agenti super professionali siano tutti così professionali anche con noi “proposte non richieste”? Boh... Speriamo...

 

Ti rispondo di sì, chi è professionale lo è anche con chi entra dalla porta di servizio. Io nella mia sono entrata da perfetta sconosciuta, una esordiente in piena regola, altro che porta principale.

Da quando sono arrivata in agenzia, di acqua sotto ai ponti ne è passata parecchia. Ora il mio ultimo romanzo è sulla scrivania di una decina di case editrici che conosciamo tutti, l'idea è piaciuta a tutti, nessuno si è tirato indietro. Da sola avrei potuto arrivarci? Forse sì, ma magari no. Sinceramente la domanda non me la pongo nemmeno, perché il contratto di agenzia l'ho firmato un anno fa e scrivo da sempre: la differenza tra essere alla costante ricerca di un alleato, di qualcuno che mi aiutasse ad arrivare all'obiettivo, ed essere costantemente seguita e indirizzata nella migliore direzione per me, ve lo posso assicurare, la si può vedere anche a occhio nudo.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
8 ore fa, miwalolita ha detto:

Ti rispondo di sì, chi è professionale lo è anche con chi entra dalla porta di servizio. Io nella mia sono entrata da perfetta sconosciuta, una esordiente in piena regola, altro che porta principale.

Complimenti!

Le vostre esperienze (includo anche quella di @MatRai) danno coraggio a tutti. E io per primo ne ho bisogno. Può darsi che seguendo i vostri esempi anche io mi rivolgerò a una di esse.

Anzi, mi sa che più avanti farò qualche domanda @MatRai sulla sua agenzia: ho ascoltato la dott.ssa Berla (avevi detto che era Berla & Griffini la tua agenzia, o ricordo male?) durante un corso sull'editoria e mi aveva fatto un'ottima impressione.

 

Comunque non voglio apparire scettico. Ripeto che sono convinto anche io dell'utilità e della professionalità delle agenzie (non proprio di tutte magari). Volevo solo rilevare che ormai quasi tutte richiedono una forma di pagamento e che quindi comprendo anche chi provi un senso di sfiducia verso di esse.

Come in tutte le esperienze umane, a secondo di come va a finire uno esprime il proprio parere.

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
14 ore fa, unacasanellospazio ha detto:

La strada migliore forse sarebbe quella di provare a emergere un pochino e poi presentarsi con qualche risultato in mano. Ma forse, alla fine, in qualunque maniera tu agisca, tutto dipende da due cose: la bravura e un pizzico di fortuna...

 

Di questo sono convinta anch'io (y)

Ciao @MatRai,

ho letto che sei in disaccordo con quasi tutti i commenti qui postati, si salva solo una piccola percentuale, forse in riferimento a una frase e nemmeno a un commento per intero. 

19 ore fa, MatRai ha detto:

Il problema è cercare di entrare nella scuderia di un'agenzia universalmente riconosciuta, fatta di persone competenti e serie. 

 

Sono anch'io del parere che il problema sia questo. Non lo so se tu prima di pubblicare hai ricevuto qualche rifiuto e poi dopo quelle porte chiuse si sono magicamente aperte. Perché tutti vorrebbero mettere in vetrina un autore pubblicato con una grande CE, però, va detto, che queste agenzie non hanno scoperto questi autori, ma hanno messo sotto contratto dei "cavalli già vincenti" (facendo riferimento alle scuderie). Molte volte ho potuto notare autori, che hanno vinto un premio letterario e solo dopo hanno trovato un agente. Naturalmente, è possibile che venga messo sotto contratto anche chi non può essere messo in bella mostra per il curriculum, ma questo resta un "salto nel buio". Addirittura, leggevo di agenti che suggerivano un "autopubblucazione assistita", per creare dei casi letterari a tavolino. 

Le agenzie sono davvero utili, ma molte fanno scouting su autori già pubblicati, perché sono quelli che possono portare guadagni maggiori. Ma questo è facile intuirlo. Se metto sotto contratto solo autori sconosciuti, andando poi a guardare quali sono gli esordi letterari con le grandi CE, si può notare che saranno in pochi quelli che riusciranno ad avere un'occasione. Tanto è vero che anche alcune agenzie, di quelle che si vogliono far definire serie, offrono a pagamento il servizio di rappresentanza, sapendo già quanto sia difficile piazzare un perfetto sconosciuto, dopo, magari, possono anche cambiare le modalità del contratto in caso di successo. Ad esempio, mi sembra possibile anche che nella stessa casa editrice a un Camilleri possa essere fatto una proposta diversa rispetto a @MatRai, mi riferisco in particolare alle percentuali sui diritti d'autore o agli anticipi, che non ci siano poi queste pari opportunità, anche quando si sale di livello, e tutto dipende dalle vendite. Le agenzie non ragionano in modo diverso. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, TuSìCheVale ha detto:

 

Di questo sono convinta anch'io (y)

Ciao @MatRai,

ho letto che sei in disaccordo con quasi tutti i commenti qui postati, si salva solo una piccola percentuale, forse in riferimento a una frase e nemmeno a un commento per intero. 

 

Sono anch'io del parere che il problema sia questo. Non lo so se tu prima di pubblicare hai ricevuto qualche rifiuto e poi dopo quelle porte chiuse si sono magicamente aperte. Perché tutti vorrebbero mettere in vetrina un autore pubblicato con una grande CE, però, va detto, che queste agenzie non hanno scoperto questi autori, ma hanno messo sotto contratto dei "cavalli già vincenti" (facendo riferimento alle scuderie). Molte volte ho potuto notare autori, che hanno vinto un premio letterario e solo dopo hanno trovato un agente. Naturalmente, è possibile che venga messo sotto contratto anche chi non può essere messo in bella mostra per il curriculum, ma questo resta un "salto nel buio". Addirittura, leggevo di agenti che suggerivano un "autopubblucazione assistita", per creare dei casi letterari a tavolino. 

Le agenzie sono davvero utili, ma molte fanno scouting su autori già pubblicati, perché sono quelli che possono portare guadagni maggiori. Ma questo è facile intuirlo. Se metto sotto contratto solo autori sconosciuti, andando poi a guardare quali sono gli esordi letterari con le grandi CE, si può notare che saranno in pochi quelli che riusciranno ad avere un'occasione. Tanto è vero che anche alcune agenzie, di quelle che si vogliono far definire serie, offrono a pagamento il servizio di rappresentanza, sapendo già quanto sia difficile piazzare un perfetto sconosciuto, dopo, magari, possono anche cambiare le modalità del contratto in caso di successo. Ad esempio, mi sembra possibile anche che nella stessa casa editrice a un Camilleri possa essere fatto una proposta diversa rispetto a @MatRai, mi riferisco in particolare alle percentuali sui diritti d'autore o agli anticipi, che non ci siano poi queste pari opportunità, anche quando si sale di livello, e tutto dipende dalle vendite. Le agenzie non ragionano in modo diverso. 

D'accordo, le cose stanno più o meno così. Però... sono stanco di dovermi mettere nei panni di questa o quell'agenzia, di questo o quell'editor, di questa o quella casa editrice, per poi giustificare il fatto che se, da esordiente, vuoi avere qualche opportunità di successo, devi comunque sborsare anticipatamente dei soldi. Siccome qui stiamo parlando dell'utilità delle agenzie, esterno la mia visione, una visione da autore esordiente che ha avuto un'allucinante esperienza di pubblicazione con una CE "free" e molte esperienze, quasi tutte negative, di contatto con agenzie e CE varie. Secondo il mio punto di vista, insisto, di autore esordiente, l'agenzia ideale è quella che legge (gratis) il tuo testo: se è una schifezza, lo rifiuta, se è buono, ti propone un contratto di rappresentanza, senza che tu debba anticipare danaro per l'editing, che dovrebbe essere svolto dall'agenzia medesima in accordo con te e nel comune interesse. Per quanto mi riguarda, sarei disposto a dividere fifty-fifty le royalties, perché se il libro è valido e commerciabile, dobbiamo guadagnare insieme, io che ci metto l'opera e tu che mi consenti di venderla alle migliori condizioni. Il resto sono chiacchiere, il cui unico risultato è la proliferazione di un sistema costruito per spremere fino all'ultima goccia il limone delle aspirazioni, spesso illusorie e non fondate su effettive capacità letterarie, di tanti (troppi) aspiranti scrittori.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
45 minuti fa, cheguevara ha detto:

sarei disposto a dividere fifty-fifty le royalties

 

Questo potrebbe permettersi di farlo solo chi aspira a pubblicare tanto per (vogliamo chiamarla vanity press?), certamente non qualcuno che spera di farne un'attività professionale, primaria o secondaria che sia. Tu sei un autore che tenta di pubblicare una singola opera alla volta, mentre l'agenzia, di solito, ha almeno due dozzine di autori/clienti. Il 15% sulle royalties percepite, sulle quali andrai poi a pagare le tasse (anche quelle sono sicure, per lo meno quando è tutto nero su bianco, non solo la morte), mi pare più che sufficiente. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Considerato che è un fenomeno noto quello di agenzie e editori che abbiano rifiutato un'opera divenuta poi celebre pubblicata da altri più lungimiranti, con tutte le agenzie che chiedono una cifra minima di 300 euro per valutare un testo in vista di una rappresentanza, la scrittura, laddove appunto le agenzie serie che leggono gratuitamente sono rare, rischia di diventare una passione parecchio costosa.

Investire su se stessi è un passo che più o meno abbiamo fatto tutti, perseverare - che si abbia una buon lavoro da proporre oppure no (tutti siamo convinti di averlo) - per me è diventato proibitivo. Non sono un pozzo senza fondo. Le agenzie sono davvero utili? Sì, la speculazione che gira intorno parecchio meno.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, L'antipatico ha detto:

 

Questo potrebbe permettersi di farlo solo chi aspira a pubblicare tanto per (vogliamo chiamarla vanity press?), certamente non qualcuno che spera di farne un'attività professionale, primaria o secondaria che sia. Tu sei un autore che tenta di pubblicare una singola opera alla volta, mentre l'agenzia, di solito, ha almeno due dozzine di autori/clienti. Il 15% sulle royalties percepite, sulle quali andrai poi a pagare le tasse (anche quelle sono sicure, per lo meno quando è tutto nero su bianco, non solo la morte), mi pare più che sufficiente. 

A maggior ragione, se l'obiettivo dell'agenzia, una volta selezionata una buona opera, è quello di portarla al successo, l'autore dovrebbe essere disposto a riconoscerle una percentuale elevata. Se, invece, l'obiettivo dell'agenzia è solo quello di fornire servizi a pagamento, traendone comunque certezza di guadagno a spese dell'aspirante, allora la percentuale sulle royalties, qualunque essa sia, perde ogni significato.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 12/4/2019 alle 09:14, TuSìCheVale ha detto:

 

Sono anch'io del parere che il problema sia questo. Non lo so se tu prima di pubblicare hai ricevuto qualche rifiuto e poi dopo quelle porte chiuse si sono magicamente aperte. Perché tutti vorrebbero mettere in vetrina un autore pubblicato con una grande CE, però, va detto, che queste agenzie non hanno scoperto questi autori, ma hanno messo sotto contratto dei "cavalli già vincenti" (facendo riferimento alle scuderie). 

 

Non solo prima di pubblicare, anche dopo.
Nei mesi successivi all'uscita del mio romanzo ho inviato richieste a varie agenzie e alcune non mi hanno mai risposto, oppure rifiutato... è la normale vita di un autore. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @MatRai, ti ringrazio per le tue considerazioni, forse non sarà il tuo caso, ma è noto che il fatto di poter esibire un buon curriculum o di aver un buon seguito sui social network possa portare un vantaggio e quindi rendersi più appettibili per certe realtà, le quali preferiscono investire maggiormente su dei "cavalli sicuri", invece di tentare la sorte. Certo che poi l'autore si rimette in gioco e possono esserci dei nuovi rifiuti (questo non vale solo per gli esordienti), però, si parte su considerazioni diverse rispetto a un perfetto sconosciuto. Lo stesso Stefano Mauri, del gruppo GEMS, afferma che gli autori esordienti con una buona community in rete sono favoriti, non vuol dire che trovano sempre delle porte aperte, ma riceveranno sicuramente delle agevolazioni, nei casi in cui si debba scegliere tra testi di pari valore letterario.

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 7/3/2019 alle 11:54, Skywalker ha detto:

Quello che sto sperimentando è che fondamentalmente quello delle agenzie letterarie è un business: certo, direte voi, quelli non stanno lì per nulla, hai scoperto l'acqua calda. Però in definitiva, io che scrivo un libro, rivolgendomi a loro devo pagare per farmi dire se il libro va bene o meno? Cioè perché devo pagare? Se un'agenzia fosse davvero quello che dice di essere, basterebbe a costo zero mandare sinossi  e prime dieci pagine per farsi dire se vogliono rappresentare o meno.

In questo senso quella di Vicky Satlow è davvero un'agenzia nel senso stretto del termine, tanto di cappello. Così dovrebbero essere tutte.

Le altre che chiedono invii a mezzanotte e soldi per valutazioni, fanno un bel business doppio, mentre guadagnano, ogni tanto trovano qualcuno che vale la pena rappresentare  mentre gli altri scrittori pagano per  far fare a loro il lavoro di scouting. Per ora ho mandato ad un'agenzia che prometteva risposte entro certa data (pagando): risultato, nessuna risposta (ciao ciao soldi). Altra grandissima agenzia dopo avermi lodato e detto che ho scritto opera super originale, mi propone editing a prezzo altissimo! Sapete che c'è? Ho mandato a case editrici (gratis), adesso mi metto comodo e vedrò se arriva qualche feedback. Io penso che se un'opera vale, trova l'interesse e qualcuno che voglia investirci per editing e altro. Francamente spendere 300 o 400 e poi altri 500 per leggere dei commenti non mi interessa proprio. (Si lo so che l'opera va migliorata, ma a quel punto preferisco pagare un consulente privato come probabilmente farò). Nel frattempo i miei 300-400-500 li spendo a mangiare pesce davanti al mare, vista la bella stagione che arriva. Scusate lo sfogo ma oggi mi gira male: mi sembra indegno sfruttare chi scrive per fare soldi. Poi davvero in modo sfacciato. No comment.

 

 

@SkywalkerTi sembra indegno? È indegno direi, da poco tempo che sto in mezzo a gli autori di vario genere e dispiace davvero quando vengono raggirati da gente senza coscienza. 

Anch'io ci stavo cascando, per colpa della mia ingenuità, fortuna volle di fare conoscenza con WD ed ho aperto gli occhi. Buna Pasqua

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 15/4/2019 alle 11:33, MatRai ha detto:

 

Non solo prima di pubblicare, anche dopo.
Nei mesi successivi all'uscita del mio romanzo ho inviato richieste a varie agenzie e alcune non mi hanno mai risposto, oppure rifiutato... è la normale vita di un autore. 

Sinceramente nel tuo caso lo comprendo di meno. Hai una pubblicazione con il  più grande editore italiano...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
37 minuti fa, hyperion80 ha scritto:

Ci sarebbe da chiedersi come mai i grandi autori della prima metà del Novecento – nonché di tutti i secoli precedenti – non avevano alcun bisogno di agenzie, che fino ai primi del Novecento quasi nemmeno esistevano, con poche eccezioni. A lungo, è stato l’editore o l’autore ad assolvere al “mestiere” dell’agente letterario, senza bisogno di alcun intermediario che pretendesse la percentuale e/o l’esclusiva sulla produzione dell’autore.

Probabilmente all'epoca non c'erano tutti gli aspiranti scrittori che ci sono oggi e, forse, l'accesso alla scrittura e alla lettura non era un appannaggio di chiunque. Per questi motivi non vi era l'esigenza di un "intermediario", quale l'agenzia letteraria (ovviamente è una mia tesi).

 

41 minuti fa, hyperion80 ha scritto:

Le agenzie, in fondo, si fondano su una forma di parassitismo a scapito degli autori (e in parte degli stessi editori), e traggono profitto proprio da una condizione di disfunzionalità del mercato editoriale e del rapporto tra autore ed editore.

Penso alla figura professionale del procuratore sportivo, equiparabile a quella dell'agente letterario (se il paragone è errato, correggetemi).

 

44 minuti fa, hyperion80 ha scritto:

In alcuni casi, sono soltanto un’altra forma di editoria a pagamento, speculando sulla vanità degli autori.

Secondo me non è una questione di vanità, ma di ambizione.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, hyperion80 ha scritto:

Ci sarebbe da chiedersi come mai i grandi autori della prima metà del Novecento – nonché di tutti i secoli precedenti – non avevano alcun bisogno di agenzie, che fino ai primi del Novecento quasi nemmeno esistevano, con poche eccezioni

 

Il mercato era ben diverso all'epoca. Il sapere era per pochi, una cerchia ristretta di nobili, intellettuali ed ecclesiastici. Il pubblico di Foscolo e Leopardi (ad esempio) non s'identificava con la gente comune. Eppure anche all'epoca si veniva "presentati" da terzi (conoscenti aristocratici, uomini influenti) pur non esistendo la figura dell'agente letterario. Nell'antica Roma addirittura, Orazio fu presentato da Virgilio e Varo al cospetto di Mecenate. I letterati di ogni epoca bisognavano anche d'un supporto potente, l'imperatore nel caso di Orazio e la chiesa cattolica dopo la caduta dell'impero. Questa breve parentesi per dire che gli autori non correvano da soli ma erano alla ricerca di amicizie.

 

Nella società dei consumi il mercato si è trasformato completamente. Oggi è necessario trarre il massimo dalla propria situazione perché la durata del "successo" è spesso assai breve. L'agente cura l'immagine degli uomini di spettacolo, calciatori, scrittori, artisti cerca la via giusta da intraprendere ed il modo migliore per capitalizzare ogni occasione. Se ci fate caso appena si parla di una persona in tv, subito dopo sbuca il libro della sua vita, dal nulla. Certo uno potrebbe contare solo sulle proprie forze ma non è semplice in un mercato tanto rapido e spietato. Bisogna batterie il ferro quando è caldo insomma (mi vengono in mente i libri di Carola Rackete e Greta Thunberg per citarne solo due). Io non ho mai gradito il consumismo ma viviamo in questa realtà. Nel caso degli aspiranti/esordienti l'agente può fare poco perché, trattandosi di sconosciuti, non c'è un'onda da cavalcare, almeno non ancora. Se l'agente è in gamba può portare quel pizzico di visibilità in più che l'autore da solo non riuscirebbe a guadagnarsi.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
59 minuti fa, hyperion80 ha scritto:

Tuttavia, il tuo paragone a mio avviso non regge

Aspetta un attimo, temo tu abbia stravisato il mio messaggio. Non ho fatto un paragone ma ho solo detto che gli autori non si muovevano in solitaria e non ho parlato di lucro. É chiaro che Mecenate non lucrò su Orazio.

 

59 minuti fa, hyperion80 ha scritto:

 

 

 

59 minuti fa, hyperion80 ha scritto:

In secondo luogo, le amicizie e le "presentazioni" tra gli artisti non si possono in alcun modo paragonare alle odierne dinamiche di mercato

Non mi sembra d'aver sostenuto il contrario, ho scritto:

 

2 ore fa, Luciano91 ha scritto:

Nella società dei consumi il mercato si è trasformato completamente.

 

59 minuti fa, hyperion80 ha scritto:

Ma ciò di cui parli è show business, intrattenimento, mode più o meno effimere, pseudo-cultura, oltre che spesso interessi politici, e non autentica vocazione culturale

 

D'accordo ma i media sono fondamentali per promuovere anche la cultura, che ci piaccia o meno. Lo stesso Pasolini si defini un consumista, poiché obbligato ad "adattarsi". 

L'agente si impegna (o dovrebbe) a diffondere l'opera il più possibile tramite i suoi contatti. Che poi prediliga l'intrattenimento si sa, ma cosa possiamo farci? Molti snobbano testi meritevoli perché non ci vedono un guadagno a breve termine. Tutto oggi ruota attorno al denaro.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Entrare a far parte della scuderia di una agenzia potente in grado di piazzarti presso case editrici maggiori, sottostà agli stessi meccanismi che portano a essere pubblicati da quelle case editrici agendo in modo individuale. Devi avere un nome che si vende, essere un affare editoriale, e anche essere bravo (sebbene non sia indispensabile: il libro eventualmente te lo aggiustano). Avere entrature nel circuito editoria-stampa-media e un gran culo (pardon!) non guasta! (Sapevate, per esempio, che anche la bellissima Belèn, causa quarantena, in questo periodo scrive moltissimo?)

Per tutti gli altri ci sono "servizi" costosi senza garanzie e se pure ti mettono sotto contratto, gli agenti non riescono poi a piazzarti o ti piazzano dove potresti arrivare da solo.

Esistono rarissime eccezioni e ognuno di noi spera certo di esserlo. Anche quando si fa un invio spontaneo alla casella di posta di una CE maggiore si potrebbe esserlo. Anche chi gioca al casinò potrebbe vincere, basta che il gioco non diventi un vizio troppo dispendioso. 

La verità è che in Italia una variegata e numerosa platea di professionisti, pure vicini a CE cosiddette maggiori, non riesce a sbarcare il lunario con le vendite dei libri (propri o/e di autori della scuderia) e dunque fornisce a pagamento i servizi più vari, come lezioni, editing e consulenze. Vogliamo continuare a negare che sia così? E va bene, continuiamo a farci del male. Non dico che frequentare una scuola o affrontare un editing sia inutile, non faccia crescere o non insegni qualcosa, come tutte le esperienze della vita e, nel merito, per prima quella di leggere e di studiare. Paghi se vuoi farla, come qualcuno si paga piuttosto un viaggio, un bel vestito, una pubblicazione o organizza presentazioni a proprie spese con energie e competenze che valgono più del denaro.

Oggi il problema non è più l'editoria a pagamento: è questo meccanismo perverso creatosi nell'editoria medio-grande in crisi, che sfrutta le illusioni ed è aperta a clientele inconfessabili di vario tipo. Infatti, da determinati concorsi e scuole deve per forza uscire qualche pubblicazione di peso, se no non si iscriverebbe più nessuno; come da determinate agenzie; e rarissimamente anche qualche sprovveduto che ha inviato la email peregrina alla posta elettronica pubblicata sul sito della CE deve farcela, se no il meccanismo s'inceppa e la gente smette di sognare e di spendere per continuare a farlo. Se no il mito del self made emerging writer crolla e in parecchi perdono il lavoro. 

Pertanto, lasciare l'opportunità di invii spontanei gratuiti, mi sono convinta, è una politica pubblicitaria e di marketing per approcciare possibili clienti e comunque vendere una propria immagine che a medio e lungo termine tiene vivo l'interesse e paga. È una politica legittima, mica c'è niente di male a proporre a qualcuno dei "servizi"? A creare una necessità di tali servizi, alimentata da speranze quasi sempre infondate?

Senza contare che scuole ed editing finiscono per creare - se ne era parlato anche su WD - una dimensione omologata della scrittura, che già vediamo in circolazione, una specie di censura sul piano artistico (perché quello che scrivi non è quello che i lettori vogliono o sono in grado di comprendere) che finisce per cancellare ogni biodiversità autoriale 😊

Purtroppo c'è un vuoto legislativo in cui prospera anche gente palesemente disonesta, ma non è a quella che voglio rIiferirmi. È tutto il sistema che si basa sulla promessa fraudolenta, ancorché recondita, di eventualità che non potranno oggettivamente verificarsi.

 

Tuttavia, quello che a me fa più male, lo confesso, non sono neppure le illusioni e le conseguenti disillusioni patite, che condivido con i tanti: sono i giudizi di valore arbitrariamente attribuiti da questo meccanismo, per cui chi ne resta fuori, non sarebbe bravo e, anzi, neppure uno scrittore vero. Questa è la carognata finale di un sistema connivente e corrotto, all'interno del quale la qualità è l'eccezione e non la regola, che però prima ti esclude e poi ti delegittima. Ebbene, non bisogna lasciarglielo fare: bisogna ribaltare almeno il giudizio di valore, distinguere tra chi fa cultura e chi produce merci stampate su carta per coloro che non hanno interesse alla cultura e anzi la trovano inutile, difficile e parecchio  noiosa.

Va anche detto che talvolta cultura, arte e grande mercato possono pure  incontrarsi, ma da quello entra nella grande distribuzione, direi, accade oggi  sempre più raramente. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

×