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King90

Massimiliano Parente

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Si tratta di uno scrittore italiano, nato a Grosseto nel 1970.

E' semisconosciuto ed io l'ho scoperto da pochi mesi. Tuttavia, ha uno stile molto provocatorio. Ho letto due delle sue opere "L'Amore ai tempi di Batman" e "Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler"; entrambe le opere mi hanno ricordato molto lo stile di Chuck Palahniuk.

Nella prima opera, vediamo il protagonista, un uomo comune italiano, iniziare a vestirsi da Batman per amore di... Sasha Grey.

Nella seconda, il protagonista si chiama Max Fontana, un artista provocatore di arte contemporanea, grande fan di Hitler, crede che sia il più grande artista in assoluto e s'ispira a lui per provocare quanto più possibile.

 

Volevo sapere se qualcuno si è trovato a leggere qualcosa di questo autore.

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Ho letto "La macinatrice" (italic Pequod), "Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler" (Mondadori) e il saggio "La casta radical-chic". Insopportabile ateo, narciso, impasticcato però anche autoironico, coraggioso, controcorrente. Sicuramente scrive letteratura, non si limita al "racconto". La macinatrice è ostico, gli altri romanzi molto più pop. È anche critico letterario, stronca tutti a parte se stesso.

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Visto che nessuno s'è fatto avanti l'ho letto io.

Dal punto di vista letterario, guardando al resto della produzione di Parente, è un'opera secondaria. Dal punto di vista umano, forse è il suo libro più commovente (se si può usare questo aggettivo per uno stronzetto genialoide come Parente).
Eh sì, perché nel mezzo di questo divertissement di rapire Vasco Rossi, a Parente scappa qualche confessione "umana" (parla perfino di suo padre e sua figlia con tenerezza)... per chi ha scritto "Trilogia dell'inumano" è qualcosa a metà tra la caduta di stile e un bagno di umiltà.

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Estraggo un paio di chicche:

"Mi viene da pensare a Bill Cosby che le donne le addormentava per scoparle, io la vorrei addormentare per mettermi a giocare alla PlayStation."

 

"Gli scrittori sono quelli che ti dicono: scrivi, butta fuori, ma cosa vuoi buttare fuori, cretino. Scrivi per te stesso, ti dicono, per terapia, anche se poi non pubblichi niente, ma io ho sempre scritto per pubblicare. Per me la scrittura è sempre stata necessità, e insieme lavoro. Mai scritto una cosa per me stesso, o per buttare fuori qualcosa.
Io non ho mai scritto per me stesso, mai neppure tenuto un diario, ho sempre scritto opere perché fossero opere importanti, opere che potevo scrivere solo io, finché non ho smesso di scrivere romanzi perché mi sono sentito stanco e ho sentito di aver scritto tutto quello che avevo da scrivere, perché scrivere è sempre stato una fatica per me, e non solo scrivere, una fatica tutto. La vita stessa è una fatica a perdere: ti alzi tutti i giorni, ti lavi i denti tutti i giorni, sapendo che quei denti li perderai un giorno, e li curerai e poi rimetterai altri denti finti, finché tutto cadrà a pezzi, finché non ci sarà più niente da fare, come per mio padre, quando a un certo punto non c’era più niente da fare. Il suo fegato era andato, il suo corpo stava morendo, lui stava morendo. Non come Nanni Bignami, il mio amico scienziato, che è morto d’infarto, senza accorgersene. Mio padre è morto sapendo che sarebbe morto di lì a poco.
Ma io, fino all’ultimo, pur essendo consapevole di questa atroce, inaccettabile irreversibilità, continuavo a pensare che non fosse così, che tutto si sarebbe aggiustato, pur sapendo che niente si sarebbe aggiustato, e che di lì a poco lui, mio padre, non ci sarebbe più stato, mai più, per sempre.
In fondo, ammettiamolo, non ho mai accettato di essere vivo, di dover essere vivo il tempo necessario a dover morire, o a dover perdere le persone che ami se gli sopravvivi, se non muori prima tu. Mi è sempre sembrato tempo perso. La nostra vita è un’estrema dedizione quotidiana a coltivare e far crescere ciò che, un giorno, morirà per sempre. Fai le tue cose, vivi la tua vita, e da un certo punto poi non esisti più, non esisterai più. Come prima di essere nato non esistevi, dopo non esisterai più, la vita è solo una breve faticosa parentesi tra due eterni momenti di non esistenza.
Tutti i miei libri nascono da una forma di ribellione alla vita. Ho deciso di essere uno scrittore per dire no, sono contrario alla vita, a questa vita, perché c’è chi dice no. Che non viene capito da chi dice sì spontaneamente, da coloro per i quali è naturale dire sì. Per me è sempre stato naturale dire no. Perfino no alla letteratura, non avendo fatto altro, nella mia vita, che produrre letteratura, letteratura contro la letteratura e l’idea di letteratura."

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Parente è le perle sulle donne:

le donne sono dei campi di concentramento viventi dei cervelli altrui. Quando convivi con una donna è un disastro perché ti insegue per casa oppure ti tiene il muso trasmettendoti nervosismo.

 

E comunque secondo me nessun uomo fa veramente caso al trucco delle donne, a parte le checche. Le donne, in buona sostanza, si truccano per altre donne,

  • Confuso 1

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E continuiamo con le perle sulle donne. Questa da "L'amore al tempo di Batman":

 

Pensierino della sera: finché le donne non impareranno a prendere in mano un joystick, non raggiungeranno mai la parità dei sessi.

  • Non mi piace 1

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Le donne sono un vero flagello dell’umanità. L’emancipazione della donna ha portato alla disemancipazione di qualsiasi altro essere vivente del pianeta. Non solo esseri umani ma anche piante, canarini, cagnolini. Piccoli chihuahua che diventano isterici come le loro padrone. Non ho mai visto nessun uomo, e nessun altro animale, infliggere torture psicologiche al prossimo come sono capaci di fare le donne. Non sono maschilista, osservo la realtà.

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A quanto pare Parente riesce ad esser fastidioso anche qui su WD. In effetti lo picchierei anch'io. Però piaccia o no è bravo e queste frasi finto-qualunquiste rivelano mi sa tanto "la verità ti fa male lo so". Oh e comunque i "non mi piace" metteteli a Parente non a me. Io ho moglie e tre figlie mica mi posso permettere di dire qualcosa contro le donne. :D :bandiera:

  • Divertente 1

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Vediamo se questa citazione vi piace di più:

"È così che si cresce, devi crescere, Walter, ha detto. Ma chi vuole crescere? Cosa significa crescere? Perdere ogni illusione, diventare sempre più vuoti e, se riesci a diventare vecchio, morire serenamente perché oramai non senti più niente per nessuna cosa. Io voglio morire vivo. Voglio morire senza accorgermene ma vivo, non già morto. E comunque non voglio crescere. Non sono una pianta.
Mentre questa della vita che è la vita è una cazzata che dicono tutti. Perdi le gambe in un incidente? È la vita. Diventi cieco e sordo? È la vita. Ma se io pago una psichiatra è proprio perché ho problemi con la vita e non li voglio avere. Non puoi venirmi a dire che è la vita, lo so già da solo cosa è la vita. Altrimenti, se la vita è la vita, nessuno farebbe più niente per migliorarla, e nessuno cercherebbe rimedio per niente. Perché prendi un antipiretico per la febbre? Tienitela, è la vita. "

  • Confuso 1

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mi sembrano delle banalità assolute affermate con l'enfasi delle grandi rivelazioni xD

 

ogni tanto leggo la sua pagina FB e mi è indigesto. Comunque è piuttosto famoso e pubblica con editori importanti. Che dire, evidentemente una quindicina di anni fa era più semplice arrivare alle grandi CE. E poi esse preferiscono puntare sulle sue 500 copie vendute di sicuro che sulle 200 ipotetiche di un esordiente.

  • Grazie 1

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9 ore fa, Axolotl ha detto:

mi sembrano delle banalità assolute affermate con l'enfasi delle grandi rivelazioni

;)

Modificato da Riccardo-Spartaco

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Mi sa di roba letta e riletta, scritta da gente prima di lui, che però l'aveva scritta molto meglio.

 

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A leggerne le citazioni risulta indigesto anche a me! Ci vedo un bel po' di misoginia nel suo pensiero. E anche misantropia in generale. 

Beh, le discussioni servono anche a questo: per capire se un autore potrebbe piacerci o meno. In questo caso, lato mio, è un BIG NOPE :P

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Mi sento un po' strano a difendere Parente perché, come convinzioni etiche e morali, sono anni luce lontano da lui. Per me basta già il fatto che lui è ateo incallito, militante e mi considererebbe uno scemo credulone. Io come persona lo prenderei a calci.

Ma lo difendo come scrittore. La sua trilogia dell'inumano è un'opera poderosa, i libri successivi che sono molto diversi (più pop, più comici, sintassi più piana) non mancano di profondità.

"Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler" è secondo me il romanzo che meglio indaga i meccanismi del successo nel mondo contemporaneo, a partire dall'arte di Duchamp.

Poi devo dire che è uno che ha coraggio anche come critico letterario, è uno degli ultimi a non guardare in faccia a nessuno.

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P. S. 

Tutti gli appellativi che gli avete dedicato sono tuttavia giusti. Solo che lui stesso è il primo a giudicarsi così come lo vedete. Misogino direi di no: è proprio anti umano, anti vita. Nell'ultimo libro Parente di Vasco ci sono delle pagine bellissime sui suoi genitori, con tutta la disperazione di chi non crede nell'aldilà ma solo a Darwin.

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Poi voglio dire è sopravvalutato Parente cosa dovrei dire io di uno Scurati o di un De Carlo? O di Bianchini? O di Teresa Ciabatti.

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Adesso, Ragno ha detto:

Poi voglio dire è sopravvalutato Parente cosa dovrei dire io di uno Scurati o di un De Carlo? O di Bianchini? O di Teresa Ciabatti.

Tutti questi romanzi "alimentari" 

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