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Joyopi

I Ponti delle Illusioni - Capitolo 2: In marcia

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Commento

Capitolo 1

 

I Ponti delle Illusioni

 

Capitolo 2: In marcia

 

Marciavamo da diverse ore verso nord. La città di Prigua era ormai alle nostre spalle e il paesaggio era cambiato radicalmente: superati gli ultimi edifici bassi di mattoni tennè, infatti, si era presto fatta spazio la natura con il suo arcobaleno di colori. 

Attraversammo un lungo acrocoro costellato di trespigni giallastri e biancospini dai frutti purpurei. La fatica della marcia veniva mitigata dallo splendore di quella natura per me completamente sconosciuta. Tutto ciò che si trovava al di fuori della città rappresentava un mondo ignoto, del quale ignoravo l'esistenza. Prigua, capitale del Patriziato, con la sua caserma e i suoi bastioni, era il confine della mia conoscenza. Prima di arrivarci avevo vissuto a Nexua, città in cui probabilmente ero nato, ma di questa non ricordavo quasi nulla.

Salimmo verso le montagne boschive. 

Gli occhi violacei e iniettati di sangue dei pagiori selvatici che spuntavano qua e là dalle fronde smeraldine ci fecero compagnia per buona parte del cammino in mezzo alla selva. Ne sentivo lo sguardo famelico sul corpo e questo mi provocava un brivido, nonostante fossi sicuro del fatto che non avrebbero mai provato ad aggredire un esercito unito, per quanto fossero creature aggressive e stupide. 

Un soldato dalle trecce lunghe a pochi passi da me esclamò con voce bassa, ma non tanto da non arrivare alle mie orecchie:

«Quelle bestie mi fanno accapponare la pelle. Se solo una di loro prova ad avvicinarsi...»

Non terminò la frase. Un verso agghiacciante risuonò nell'aria, qualcosa di indecifrabile, più acuto delle grida di cento ofenonti e al tempo stesso gutturale come un rigurgito. Proveniva da est, da un punto fitto del bosco non troppo distante da dove stavamo passando. Per effetto di quel suono, mille uomini arrestarono contemporaneamente il respiro e il passo. A chi ci avesse visto dall'alto saremmo sembrati un lungo millepiedi esitante ricoperto di ferraglia, un artropode gigante inchiodato al terreno per la paura di finire nel becco di una poiana che svolazza sulla sua testa. 

L'immobilità fu interrotta solo quando il comandante Drevon ordinò di ricominciare la marcia.

Lo stesso soldato dalle trecce lunghe riprese a parlare, stavolta con voce più alta:

«Cosa diamine era? Avete sentito?»

La domanda restò senza risposta. Il rumore dei passi pesanti che riprendevano l'avanzata fu il solo suono a propagarsi nell'aria.

 

«Qual è il tuo nome, straniero?»

La voce era quella del soldato che marciava alla mia destra. Era alto e snello, un po' curvo su se stesso. Camminava e mi parlava a testa bassa. Per il fisico sproporzionato e il modo in cui ondeggiava mi diede l'impressione di un alberello sotto vento. 

Gli dissi il mio nome, poi riflettei un attimo e gli chiesi:

«Come mai mi hai chiamato straniero? Non siamo tutti soldati dello stesso esercito e per questo fratelli?»

Continuava a stare con il capo chino. Sembrò riflettere qualche istante prima di ribattere:

«Due braccia che difendono lo stesso corpo non è detto siano uguali.»

Osservai la corazza che indossava: i fregi sulle spalle e sugli avambracci erano quelli della Seconda Colonna. Le armi che portava erano un'ascia di vetro infrangibile dell'Alto Isterio infilata sotto la cinghia e una lunga zagaglia affiliata, un arsenale di tutto rispetto paragonato allo spado leggero che tenevo legato sulla schiena.

«Se ti riferisci alle diverse Colonne cui apparteniamo...»

Non mi lasciò concludere. Si voltò e mi mostro un ghigno.

«Tu non sei come noi, come nessuno di noi, no, no, no.»

«Cosa intendi?»

Abbassò di nuovo il capo e non mi rivolse più la parola. Ogni tanto ripeteva «no, no, no», parlando più a sé stesso che non a me.

Il soldato che avevo davanti si voltò e mi sorrise. «Non dargli retta, Boso è andato. Probabilmente il Demone Tuh gli ha mangiato il cervello.» disse.

«No, no, no.»

Annuii. 

«Non sarebbe il primo a finire così. Almeno speriamo che tiri fuori un po' della furia di Tuh contro il nemico.»

Il soldato mi squadrò. Non percepii ostilità nel modo in cui mi osservava, piuttosto sembrava parecchio interessato a me.

«Tu ci credi?» mi chiese.

«A cosa?»

«Ai Demoni e ai Tutori.»

«Non lo so. Tu?»

«Avevo un fratello che officiava alle celebrazioni di Ulto, ogni anno. Si chiamava Raxho. Era un brav'uomo, se esiste un luogo piacevole dove le anime buone vanno quando vengono strappate dai corpi, lui è lì, adesso.»

«Cosa gli è successo?»

Si limitò a dire «è morto» e io capii che non voleva aggiungere altro, così cambiai discorso.

«Sai quanto manca a... ?» Non conclusi la domanda. Mi resi conto che l'unica cosa di cui avevo coscienza era che stavo andando incontro a una probabile morte in battaglia. Non sapevo di preciso né il luogo, né per mano di quale nemico.

«La piana di Assiiab. Siamo diretti lì. Credo manchi poco, il Secondo Sole è già alto e il Terzo sta per spuntare da dietro i monti laggiù, questo vuol dire che stiamo marciando da abbastanza tempo.»

Indicò con un dito un punto di fronte a noi. 

«Immagino che troveremo la piana non appena superata quell'altura.»

Tomolas - quello era il nome del soldato - si rivelò un ottimo profeta. Giunti in cima alla collina, il comandante ordinò improvvisamente di arrestarci. Ci fermammo tutti insieme, come un orchestra di silonisti smette di soffiare al segnale della bacchetta che li dirige. La sensazione che provai quando smisi di marciare fu di avere i muscoli delle gambe ripieni di burro e acqua. Mi sgranchii le spalle e poggiai lo spado sul terreno per distribuire il peso del mio corpo su di esso.

Da lassù, stanco e intorpidito, vedi il nemico schierato, gli scudi neri e le corna lunghe sui loro cimieri. Da lì, ne sentii il grido di guerra mentre risaliva verso di noi.

 

Modificato da Joyopi

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Buongiorno @Joyopi,

la prima parola che sono andata a cercare è acrocoro, pensando facesse parte  di quelle inventate, e invece esiste! Wikipedia mi dice che esiste sia l'acrocoro di altipiano che quello da corrugamento. 

11 ore fa, Joyopi ha detto:

trespigni giallastri

questi sono delle specie di pini che fanno tre pigne alla volta? :)

11 ore fa, Joyopi ha detto:

La fatica della marcia veniva mitigata dallo splendore di quella natura per me completamente sconosciuta.

Io direi: a me completamente sconosciuta/ che mi era completamente sconosciuta

11 ore fa, Joyopi ha detto:

Salimmo verso le montagne boschive.

sei sicuro di non voler mettere: ricoperte di bosco? O qualcosa del genere; a me boschivo fa venire in mente i libri di scuola, non gli alberi. E mi sembra un peccato dopo acrocoro

11 ore fa, Joyopi ha detto:

qua e là dalle fronde smeraldine

metterei una virgola dopo smeraldine

11 ore fa, Joyopi ha detto:

Ne sentivo lo sguardo famelico sul corpo e questo mi provocava un brivido, nonostante fossi sicuro del fatto che non avrebbero mai provato ad aggredire un esercito unito, per quanto fossero creature aggressive e stupide.

secondo me questa frase è troppo lunga e un po' complicata. Faccio una prova: Il loro sguardo famelico mi faceva rabbrividire, nonostante fossi sicuro che non avrebbero mai provato ad aggredire un esercito unito, per quanto fossero creature aggressive e stupide. Secondo me c'è ancora qualcosa di troppo nella seconda frase, ma non mi viene in mente niente da aggiungere.

11 ore fa, Joyopi ha detto:

Un soldato dalle trecce lunghe a pochi passi da me esclamò con voce bassa,

Qui invertirei: A pochi passi da me, un soldato dalle trecce lunghe esclamò a voce bassa, 

11 ore fa, Joyopi ha detto:

gutturale come un rigurgito.

bello questo, molto originale. Non so se avrei mai pensato a un rigurgito come gutturale, mi piace molto

11 ore fa, Joyopi ha detto:

Per effetto di quel suono, mille uomini arrestarono contemporaneamente il respiro e il passo.

toglierei "Per effetto di quel suono", mi sembra superfluo e mi suona a sbagliato. Si capisce ugualmente che si fermano a causa del suono secondo me.

11 ore fa, Joyopi ha detto:

Drevon ordinò di ricominciare la marcia.

di riprendere la marcia. Vedo che cambiando questo verbo si inciampa sul "riprese a parlare" subito dopo, che però si potrebbe sostituire con chiese visto che in fondo fa solo una domanda. O con qualcosa di più forte, tipo esclamò. Poco dopo c'è anche un "riprendevano l'avanzata" che forse andrebbe controllato, mi sembra che il verbo riprendere sia molto presente in queste righe

11 ore fa, Joyopi ha detto:

lunga zagaglia affiliata, un arsenale di tutto rispetto

dopo affilata metterei un punto, o anche un punto e virgola

11 ore fa, Joyopi ha detto:

un orchestra di silonisti smette

un'orchestra

 

12 ore fa, Joyopi ha detto:

vedi il nemico schierato,

vidi

12 ore fa, Joyopi ha detto:

Mi sgranchii le spalle e poggiai lo spado sul terreno per distribuire il peso del mio corpo su di esso.

sullo spado o sul terreno? Non mi piace molto esso, mi distrae sempre

 

Sta per succedere qualcosa direi e hai inserito molti elementi di curiosità tra dei e nomi strani. Rispetto al capitolo precedente secondo me la tua scrittura qui è più rigida e costruita, meno spontanea. Sento come se ci fosse una serietà di fondo. Impressione mia chiaramente. 

Al prossimo capitolo

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Vedo che @Kikki mi ha preceduto nel commentare; sostanzialmente quoto quasi tutto ciò che ha detto e aggiungo qualcosa di mio.

 

16 ore fa, Joyopi ha detto:

Attraversammo un lungo acrocoro costellato di trespigni giallastri e biancospini dai frutti purpurei. La fatica della marcia veniva mitigata dallo splendore di quella natura per me completamente sconosciuta.

Se è completamente sconosciuta non può citarne i nomi. È vero che il racconto è fatto a posteriori, quando lui sa molte più cose, ma la due frasi cozzano fra loro. Potresti rovesciarle e amalgamarle in qualcosa di questo genere:

Attraversammo un lungo acrocoro ricoperto da una vegetazione lussureggiante, e la mia meraviglia per quella natura sconosciuta era tale da farmi dimenticare la fatica della marcia. Molto più tardi imparai a riconoscer quelle piante come trspigni dalle foglie gialle, biancospini....

 

16 ore fa, Joyopi ha detto:

Tutto ciò che si trovava al di fuori della città rappresentava un mondo ignoto, del quale ignoravo l'esistenza.

rappresentava non mi piace tanto, meglio un semplice era

era un mondo ignoto e misterioso di cui ignoravo ogni cosa.

Non credo ne ignorasse l'esistenza, sapeva che c'era un mondo fuori dalla città, ma era un mondo totalmente ignoto per lui

16 ore fa, Joyopi ha detto:

ad aggredire assalire un esercito unito, per quanto fossero creature aggressive e stupide.

per non ripetere aggredire/aggressive

16 ore fa, Joyopi ha detto:

Per effetto di quel suono, mille uomini arrestarono contemporaneamente il respiro e il passo.

troppo elaborato.

Ci arrestammo di colpo trattenendo il respiro.

In realtà un momento di questo tipo non funziona. È un esercito disciplinato, non si ferma per un rumore, per quanto tremendo. Se poi alcuni si fermano e altri no succede un casino. Finché a fermarsi sono in pochi quelli dietro li spingono avanti e la fila può rimanere compatta, ma se a fermarsi sono parecchi la fila si scompone per forza di cose e si tramuta subito in un casino. In questo caso l'intervento di Drevon dev'essere molto più energico e incazzato per rimettere le cose a posto.

16 ore fa, Joyopi ha detto:

A chi ci avesse visto dall'alto saremmo sembrati un lungo millepiedi esitante ricoperto di ferraglia, un artropode gigante inchiodato al terreno

Bella questa immagine, funziona bene.

16 ore fa, Joyopi ha detto:

 

Il soldato che avevo davanti si voltò e mi sorrise sogghignò.

sogghignò mi sembra funzionare meglio, mi sorrise è troppo delicato per la situazione.

 

16 ore fa, Joyopi ha detto:

«Immagino che troveremo la piana non appena superata quell'altura.»

troppo elaborato per un soldato in marcia

Ci arriveremo superata quella montagna/collina. / La piana dev'essere dietro quella collina.

16 ore fa, Joyopi ha detto:

il comandante ordinò improvvisamente

via l'avverbio, l'ordine non può che essere improvviso. Il comandate non fa un dibattito con i rappresentanti sindacali prima di ordinare l'alt :D

16 ore fa, Joyopi ha detto:

La sensazione che provai quando smisi di marciare fu di avere i muscoli delle gambe ripieni di burro e acqua

bella immagine, forse potresti dire "fatti di burro..." invece che ripieni.

16 ore fa, Joyopi ha detto:

Da lì, ne sentii il grido di guerra mentre risaliva verso di noi.

Da lì sentii il suo grido di guerra

Quel "ne" mi suona male

"risaliva" mi lascia qualche dubbio di tipo tattico. Non so cosa hai in mente che debba accadere, ma direi che tatticamente la situazione ha qualche problema.

Se il nemico era lì da tempo non si sarebbe di certo fermato nella pianura ad aspettare che i "buoni" arrivassero sulla collina. Perché stare in una situazione di svantaggio e dover attaccare verso l'alto?

Se il nemico è appena arrivato non è comunque probabile che si lanci immediatamente in salita, potrebbe aspettare e vedere cosa succede. È vero che forse vuole attaccare prima che le file si riorganizzino, però l'elemento sorpresa è scarsino visto che comunque tutti si aspettano di scontrarsi con il nemico di lì a poco.

Ci possono essere varie spiegazioni per un comportamento di questo tipo, l'importante è che tu ne abbia pronta una buona :D

 

Commento generale: buono. Fai attenzione a differenziare maggiormente il tono del narratore da quello dei personaggi (narratore compreso, soprattutto nei dialoghi). Se il narratore subisce un'evoluzione nel corso della storia, quando è un soldato ignorante del mondo deve parlare come tale e pensare come tale. Le riflessioni a posteriori che il narratore fa devono essere ben distinte dalle riflessioni del giovane soldato e la distinzione dev'essere percepibile dal tono.

 

La situazione si sta facendo interessante, resto in attesa del terzo capitolo.

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Alle 9/3/2018 at 07:36, Kikki ha detto:

Buongiorno @Joyopi,

la prima parola che sono andata a cercare è acrocoro, pensando facesse parte  di quelle inventate, e invece esiste! Wikipedia mi dice che esiste sia l'acrocoro di altipiano che quello da corrugamento. 

:)

Sì, diciamo che mi sto divertendo ad alternare alle parole inventate altre che in realtà esistono davvero (per quanto inusuali). Mi sembra che contribuiscano a creare un'atmosfera particolare (se non da fastidio doverle cercare di tanto in tanto).

 

Cita

Sta per succedere qualcosa direi e hai inserito molti elementi di curiosità tra dei e nomi strani. Rispetto al capitolo precedente secondo me la tua scrittura qui è più rigida e costruita, meno spontanea. Sento come se ci fosse una serietà di fondo. Impressione mia chiaramente. 

Al prossimo capitolo

Grazie per i suggerimenti e per avermi espresso le tue impressioni, mi saranno utilissime per il proseguo. 

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Alle 9/3/2018 at 12:33, libero_s ha detto:

"risaliva" mi lascia qualche dubbio di tipo tattico. Non so cosa hai in mente che debba accadere, ma direi che tatticamente la situazione ha qualche problema.

Se il nemico era lì da tempo non si sarebbe di certo fermato nella pianura ad aspettare che i "buoni" arrivassero sulla collina. Perché stare in una situazione di svantaggio e dover attaccare verso l'alto?

Se il nemico è appena arrivato non è comunque probabile che si lanci immediatamente in salita, potrebbe aspettare e vedere cosa succede. È vero che forse vuole attaccare prima che le file si riorganizzino, però l'elemento sorpresa è scarsino visto che comunque tutti si aspettano di scontrarsi con il nemico di lì a poco.

Ci possono essere varie spiegazioni per un comportamento di questo tipo, l'importante è che tu ne abbia pronta una buona :D

Ciao @libero_s, grazie per i suggerimenti e per gli appunti, tutti utili (ad alcune cose non c'avevo proprio pensato).

Riguardo al "risaliva", in realtà si riferirebbe al grido di guerra, non all'esercito. Però hai ragione sullo svantaggio tattico, non c'avevo pensato. Diciamo che sono appena arrivati anche loro?

Sul sapere cosa c'ho in mente... boh, non lo so nemmeno io. ;)

 

Cita

Commento generale: buono. Fai attenzione a differenziare maggiormente il tono del narratore da quello dei personaggi (narratore compreso, soprattutto nei dialoghi). Se il narratore subisce un'evoluzione nel corso della storia, quando è un soldato ignorante del mondo deve parlare come tale e pensare come tale. Le riflessioni a posteriori che il narratore fa devono essere ben distinte dalle riflessioni del giovane soldato e la distinzione dev'essere percepibile dal tono.

 

La situazione si sta facendo interessante, resto in attesa del terzo capitolo.

Grazie lib. Giustissimo il tuo appunto sulla voce del narratore/personaggio, non avevo pensato a questo aspetto, dovrò aggiustare un po'. 

 

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Alle Thu Mar 08 2018 at 20:31, Joyopi ha detto:

Commento

Capitolo 1

 

I Ponti delle Illusioni

 

Capitolo 2: In marcia

 

Marciavamo da diverse ore verso nord. La città di Prigua era ormai alle nostre spalle e il paesaggio era cambiato radicalmente: superati gli ultimi edifici bassi di mattoni tennè, infatti, si era presto fatta spazio la natura con il suo arcobaleno di colori. 

Attraversammo un lungo acrocoro costellato di trespigni giallastri e biancospini dai frutti purpurei. La fatica della marcia veniva mitigata dallo splendore di quella natura per me completamente sconosciuta. Tutto ciò che si trovava al di fuori della città rappresentava un mondo ignoto, del quale ignoravo l'esistenza. Prigua, capitale del Patriziato, con la sua caserma e i suoi bastioni, era il confine della mia conoscenza. Prima di arrivarci avevo vissuto a Nexua, città in cui probabilmente ero nato, ma di questa non ricordavo quasi nulla.

Salimmo verso le montagne boschive. 

Gli occhi violacei e iniettati di sangue dei pagiori selvatici che spuntavano qua e là dalle fronde smeraldine ci fecero compagnia per buona parte del cammino in mezzo alla selva. Ne sentivo lo sguardo famelico sul corpo e questo mi provocava un brivido, nonostante fossi sicuro del fatto che non avrebbero mai provato ad aggredire un esercito unito, per quanto fossero creature aggressive e stupide. 

Un soldato dalle trecce lunghe a pochi passi da me esclamò con voce bassa, ma non tanto da non arrivare alle mie orecchie:

«Quelle bestie mi fanno accapponare la pelle. Se solo una di loro prova ad avvicinarsi...»

Non terminò la frase. Un verso agghiacciante risuonò nell'aria, qualcosa di indecifrabile, più acuto delle grida di cento ofenonti e al tempo stesso gutturale come un rigurgito. Proveniva da est, da un punto fitto del bosco non troppo distante da dove stavamo passando. Per effetto di quel suono, mille uomini arrestarono contemporaneamente il respiro e il passo. A chi ci avesse visto dall'alto saremmo sembrati un lungo millepiedi esitante ricoperto di ferraglia, un artropode gigante inchiodato al terreno per la paura di finire nel becco di una poiana che svolazza sulla sua testa. 

L'immobilità fu interrotta solo quando il comandante Drevon ordinò di ricominciare la marcia.

Lo stesso soldato dalle trecce lunghe riprese a parlare, stavolta con voce più alta:

«Cosa diamine era? Avete sentito?»

La domanda restò senza risposta. Il rumore dei passi pesanti che riprendevano l'avanzata fu il solo suono a propagarsi nell'aria.

 

«Qual è il tuo nome, straniero?»

La voce era quella del soldato che marciava alla mia destra. Era alto e snello, un po' curvo su se stesso. Camminava e mi parlava a testa bassa. Per il fisico sproporzionato e il modo in cui ondeggiava mi diede l'impressione di un alberello sotto vento. 

Gli dissi il mio nome, poi riflettei un attimo e gli chiesi:

«Come mai mi hai chiamato straniero? Non siamo tutti soldati dello stesso esercito e per questo fratelli?»

Continuava a stare con il capo chino. Sembrò riflettere qualche istante prima di ribattere:

«Due braccia che difendono lo stesso corpo non è detto siano uguali.»

Osservai la corazza che indossava: i fregi sulle spalle e sugli avambracci erano quelli della Seconda Colonna. Le armi che portava erano un'ascia di vetro infrangibile dell'Alto Isterio infilata sotto la cinghia e una lunga zagaglia affiliata, un arsenale di tutto rispetto paragonato allo spado leggero che tenevo legato sulla schiena.

«Se ti riferisci alle diverse Colonne cui apparteniamo...»

Non mi lasciò concludere. Si voltò e mi mostro un ghigno.

«Tu non sei come noi, come nessuno di noi, no, no, no.»

«Cosa intendi?»

Abbassò di nuovo il capo e non mi rivolse più la parola. Ogni tanto ripeteva «no, no, no», parlando più a sé stesso che non a me.

Il soldato che avevo davanti si voltò e mi sorrise. «Non dargli retta, Boso è andato. Probabilmente il Demone Tuh gli ha mangiato il cervello.» disse.

«No, no, no.»

Annuii. 

«Non sarebbe il primo a finire così. Almeno speriamo che tiri fuori un po' della furia di Tuh contro il nemico.»

Il soldato mi squadrò. Non percepii ostilità nel modo in cui mi osservava, piuttosto sembrava parecchio interessato a me.

«Tu ci credi?» mi chiese.

«A cosa?»

«Ai Demoni e ai Tutori.»

«Non lo so. Tu?»

«Avevo un fratello che officiava alle celebrazioni di Ulto, ogni anno. Si chiamava Raxho. Era un brav'uomo, se esiste un luogo piacevole dove le anime buone vanno quando vengono strappate dai corpi, lui è lì, adesso.»

«Cosa gli è successo?»

Si limitò a dire «è morto» e io capii che non voleva aggiungere altro, così cambiai discorso.

«Sai quanto manca a... ?» Non conclusi la domanda. Mi resi conto che l'unica cosa di cui avevo coscienza era che stavo andando incontro a una probabile morte in battaglia. Non sapevo di preciso né il luogo, né per mano di quale nemico.

«La piana di Assiiab. Siamo diretti lì. Credo manchi poco, il Secondo Sole è già alto e il Terzo sta per spuntare da dietro i monti laggiù, questo vuol dire che stiamo marciando da abbastanza tempo.»

Indicò con un dito un punto di fronte a noi. 

«Immagino che troveremo la piana non appena superata quell'altura.»

Tomolas - quello era il nome del soldato - si rivelò un ottimo profeta. Giunti in cima alla collina, il comandante ordinò improvvisamente di arrestarci. Ci fermammo tutti insieme, come un orchestra di silonisti smette di soffiare al segnale della bacchetta che li dirige. La sensazione che provai quando smisi di marciare fu di avere i muscoli delle gambe ripieni di burro e acqua. Mi sgranchii le spalle e poggiai lo spado sul terreno per distribuire il peso del mio corpo su di esso.

Da lassù, stanco e intorpidito, vedi il nemico schierato, gli scudi neri e le corna lunghe sui loro cimieri. Da lì, ne sentii il grido di guerra mentre risaliva verso di noi.

 

Ho quasi la sensazione di essere seduto al cinema a guardare un film epico di un prossimo futuro

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Ciao! Piacere di conoscerti, sono iscritto da pochissimo e ti ho letto da quando hai pubblicato il primo capitolo del racconto. Innanzitutto, la mia libreria è composta da un cospicuo numero di libri fantasy, perciò è un genere che mi sta a cuore (anche se lo ho accantonato). È la prima volta che leggo un racconto fantasy in prima persona e questo fattore distintivo l'ho trovato coinvolgente.

Alle 8/3/2018 at 19:31, Joyopi ha detto:

La fatica della marcia veniva mitigata dallo splendore di quella natura per me completamente sconosciuta.

Puo sembrare irrilevante ma hai fatto bene a mettere questa frase. Nella rievocazione storica (di ogni secolo) una delle tante fatiche è proprio la marcia. E sai come fanno i partecipanti ad alleggerire il loro peso? Attraverso la curiosità e l'osservazione del mondo al di fuori della colonna di marcia.   

 

Piccole curiosità sui nomi:

Alle 8/3/2018 at 19:31, Joyopi ha detto:

Prima di arrivarci avevo vissuto a Nexua

''Nexua'' mmh.. Mi fa pensare a Noxus una città di un videogioco (legue of legends)

Alle 8/3/2018 at 19:31, Joyopi ha detto:

L'immobilità fu interrotta solo quando il comandante Drevon ordinò di ricominciare la marcia.

questo invece a Draven, personaggio dello stesso videogioco e guarda caso condottiero della stessa città. (se fosse cosi sento aria di spoiler :D)

 

 

Alle 8/3/2018 at 19:31, Joyopi ha detto:

La piana di Assiiab

Nessun riferimento videoludico. Personalmente non piace. Ha un suono riconducibile al deserto o a qualche ambiente secco, ondulato quasi, mentre dalle tue descrizioni mi sembra tutto l'opposto.

 

Alle 8/3/2018 at 19:31, Joyopi ha detto:

Osservai la corazza che indossava: i fregi sulle spalle e sugli avambracci erano quelli della Seconda Colonna.

 Nei fantasy ho sempre amato le armature dei soldati o degli eroi. Mi sarebbe piaciuto sapere cosa differenziano le corazze della Seconda Colonna dalla Prima, dalla Terza, dalla Quarta etc..

 

Alle 8/3/2018 at 19:31, Joyopi ha detto:

Le armi che portava erano un'ascia di vetro infrangibile dell'Alto Isterio infilata sotto la cinghia e una lunga zagaglia affiliata, un arsenale di tutto rispetto paragonato allo spado leggero che tenevo legato sulla schiena.

Sulle armi niente da dire. Sembra quasi che ogni oggetto rappresenti la persona che le porta. L' ascia di vetro mi fa pensare troppo a Skyrim (scusa è più forte di me xD).

 

Detto questo, sono curioso di sapere cosa succederà. Perdona il mio povero giudizio poiché non godo di una buona vista critica. 

 

Ciao alla prossima.

 

 

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2 ore fa, Alessandro Marazzato ha detto:

Ho quasi la sensazione di essere seduto al cinema a guardare un film epico di un prossimo futuro

Ciao Alessandro, grazie mille, mi sembra un gran bel complimento! :lol:

 

2 ore fa, Emanuele_Grifit ha detto:

Ciao! Piacere di conoscerti, sono iscritto da pochissimo e ti ho letto da quando hai pubblicato il primo capitolo del racconto.

Grazie Emanuele, mi fa piacere che la lettura per ora sia stata piacevole (soprattutto perché sei un esperto del genere a quanto pare, a differenza mia...).

 

2 ore fa, Emanuele_Grifit ha detto:

'Nexua'' mmh.. Mi fa pensare a Noxus una città di un videogioco (legue of legends)

questo invece a Draven, personaggio dello stesso videogioco e guarda caso condottiero della stessa città. (se fosse cosi sento aria di spoiler :D)

Ti assicuro che non conosco il videogioco (o meglio mi sembra di aver capito di che si tratta, ma non c'ho mai giocato). Che coincidenza però, assurdo.

 

2 ore fa, Emanuele_Grifit ha detto:

Nessun riferimento videoludico. Personalmente non piace. Ha un suono riconducibile al deserto o a qualche ambiente secco, ondulato quasi, mentre dalle tue descrizioni mi sembra tutto l'opposto.

In effetti hai ragione.

 

2 ore fa, Emanuele_Grifit ha detto:

 Nei fantasy ho sempre amato le armature dei soldati o degli eroi. Mi sarebbe piaciuto sapere cosa differenziano le corazze della Seconda Colonna dalla Prima, dalla Terza, dalla Quarta etc..

Prendo e porto a casa. Cercherò di dare qualche descrizione in più andando avanti.

 

2 ore fa, Emanuele_Grifit ha detto:

 

Sulle armi niente da dire. Sembra quasi che ogni oggetto rappresenti la persona che le porta. L' ascia di vetro mi fa pensare troppo a Skyrim (scusa è più forte di me xD).

Skyrim sì che lo conosco, invece. Gran gioco (mai finito, sono uno che si butta a capofitto in tutte le quest e lì equivale a un suicidio...mi sa che rispolvero l'Xbox e mi ci rituffo).

 

2 ore fa, Emanuele_Grifit ha detto:

Detto questo, sono curioso di sapere cosa succederà. Perdona il mio povero giudizio poiché non godo di una buona vista critica. 

Ma ci mancherebbe, anzi, mi hai fatto osservazioni molto utili, ti ringrazio molto.

Spero di pubblicare il seguito tra un paio di giorni. Stay tuned! ;)

 

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Alle 8/3/2018 at 19:31, Joyopi ha detto:

di mattoni tennè

Ammetto la mia ignoranza: non conoscevo il colore tennè e credevo fosse una parola inventata. Dirò la verità, non so se condivido questa scelta di alternare parole ricercate ad altre inventate. In generale, non so se condivido la scelta di adottare parole inventate, ma verosimili, per il racconto. Da una parte riconosco abbia senso, non essendo ambientato nella nostra realtà ed essendo, dunque, un mondo con una storia e un ambiente tutto suo. Dall'altra, mi infastidisce. Resta una questione puramente personale, però. Non prendere la mia come una critica obiettiva.
Altra cosa: cerca di avere ben chiaro per chi scrivi, quale sia il tuo lettore ideale. La ricerca di un lessico così ricercato ti pone 'al di sopra' della media di lettori di fantasy. E no, la mia non vuole essere una stoccata a chi legge fantasy (sto in questo periodo leggendo un fantasy pesantissimo degli anni '50 con uno stile barocchissimo), ma l'osservazione che la media di lettori di fantasy ricerca una lettura semplice e rapida.

Alle 8/3/2018 at 19:31, Joyopi ha detto:

Ne sentivo lo sguardo famelico sul corpo e questo mi provocava un brivido, nonostante fossi sicuro del fatto che non avrebbero mai provato ad aggredire un esercito unito, per quanto fossero creature aggressive e stupide. 

Troppe subordinate, sfoltisci un po'.

Alle 8/3/2018 at 19:31, Joyopi ha detto:

Per effetto di quel suono, mille uomini arrestarono contemporaneamente il respiro e il passo. A chi ci avesse visto dall'alto saremmo sembrati un lungo millepiedi esitante ricoperto di ferraglia, un artropode gigante inchiodato al terreno per la paura di finire nel becco di una poiana che svolazza sulla sua testa.

Un po' ridondante: sottolinei più volte che l'esercito si ferma con svariate immagini. Ne basta una, o rischi di diventare pedante.

Alle 8/3/2018 at 19:31, Joyopi ha detto:

La fatica della marcia veniva mitigata dallo splendore di quella natura per me completamente sconosciuta. Tutto ciò che si trovava al di fuori della città rappresentava un mondo ignoto, del quale ignoravo l'esistenza.

Stessa cosa: concetto ridondante (anche perché già nel primo capitolo l'hai ripetuto più volte). Ah, e a me Nexua fa venire in mente il Nexus, ambientazione di gioco iconica di Demon's Souls. ma sono un fissato dei giochi Souls, quindi non farci caso.

Alle 8/3/2018 at 19:31, Joyopi ha detto:

«Tu non sei come noi, come nessuno di noi, no, no, no.»

Ti prego, non mettermi di mezzo l'ELETTO. No, ti prego no.

 

Commento: in generale, qui il ritmo è migliore e la storia è più strutturata. La scrittura ricercata, però, rallenta molto la lettura e in generale mantiene il testo in un clima di sospensione e attesa. Per certi versi va bene, vista la preparazione per la battaglia, ma d'altra parte non si riesce ancora a percepire la tensione che ci si aspetterebbe, vista la situazione. 

La pecca maggiore, in questo capitolo, però, risiede nel protagonista: fino ad ora è molto piatto, neutro, privo di personalità. E' strano (e suona male) che da una parte sia molto colto e forbito e, dall'altra, sia privo di qualunque esperienza di vita. Inoltre, non si capisce la necessità (tua ma anche del protagonista) di insistere sul fatto che non abbia mai lasciato la propria città ecc... Ne parla in maniera distaccata, appunto piatta, senza né rimpianto per non aver mai esplorato il mondo, né tensione e gioia per stare visitando un posto nuovo. Inoltre, è molto calmo nonostante stia andando incontro alla sua prima battaglia. Insomma: finalmente esce dalla città in cui ha sempre vissuto, per fare qualcosa (combattere) per cui si è allenato fino a quel momento, e non ha la minima emozione. Altra cosa: immagino (ma forse me lo sono perso e l'hai detto nel precedente capitolo) che si sia allenato da tempo nell'esercito della sua città. Perchè, allora, non conosce neanche uno dei suoi commilitoni?

A domani per il terzo capitolo xD 

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Alle 5/5/2018 at 22:57, Komorebi ha detto:

Dirò la verità, non so se condivido questa scelta di alternare parole ricercate ad altre inventate. In generale, non so se condivido la scelta di adottare parole inventate, ma verosimili, per il racconto. Da una parte riconosco abbia senso, non essendo ambientato nella nostra realtà ed essendo, dunque, un mondo con una storia e un ambiente tutto suo. Dall'altra, mi infastidisce. Resta una questione puramente personale, però. Non prendere la mia come una critica obiettiva.

Sempre la verità, ci mancherebbe. Anzi, come sempre ti ringrazio perché tutto ciò che mi segnali mi servirà per migliorare la storia e il testo.

Hai ragione, è una scelta che può risultare indigesta per qualcuno; a me personalmente stuzzica, la trovo una tecnica leggermente sperimentale (ripeto però di non aver inventato nulla, è una caratteristica che per certi versi è simile a quella distintiva della scrittura di Gene Wolfe a cui mi sto ispirando) per cercare di creare uno stile che abbia un po' di colore diverso (un colore tennè, appunto! :)) e per dar corpo ad un'ambientazione particolare. Magari è una cavolata, ma a me aiuta nello stimolare la fantasia, ecco.

 

Alle 5/5/2018 at 22:57, Komorebi ha detto:

Altra cosa: cerca di avere ben chiaro per chi scrivi, quale sia il tuo lettore ideale. La ricerca di un lessico così ricercato ti pone 'al di sopra' della media di lettori di fantasy. E no, la mia non vuole essere una stoccata a chi legge fantasy (sto in questo periodo leggendo un fantasy pesantissimo degli anni '50 con uno stile barocchissimo), ma l'osservazione che la media di lettori di fantasy ricerca una lettura semplice e rapida.

Giusta osservazione. Il mio "target" se così vogliamo dire è un lettore abbastanza maturo e che apprezzi un lavoro leggermente impegnativo. Il fantasy da teenagers, con tutto il rispetto per i teenagers e per chi scrive ciò che leggono, non mi interessa.

 

Alle 5/5/2018 at 22:57, Komorebi ha detto:

Ti prego, non mettermi di mezzo l'ELETTO. No, ti prego no.

Cos'hai contro gli eletti? :)

Scherzo. No, nessun eletto o eroe da profezia. Se pure l'apparenza dovesse suggerirlo (qui e in futuro), si tratta di apparenza, appunto...

 

Alle 5/5/2018 at 22:57, Komorebi ha detto:

Commento: in generale, qui il ritmo è migliore e la storia è più strutturata. La scrittura ricercata, però, rallenta molto la lettura e in generale mantiene il testo in un clima di sospensione e attesa. Per certi versi va bene, vista la preparazione per la battaglia, ma d'altra parte non si riesce ancora a percepire la tensione che ci si aspetterebbe, vista la situazione. 

Capisco perfettamente. Ti devo dire la verità, in questo romanzo lo stile e il ritmo hanno un tratto distintivo, volutamente lento e a momenti distaccato. È la voce del narratore a suggerirmi questo approccio, non saprei spiegarti meglio. Forse lo stesso carattere del protagonista.

 

Alle 5/5/2018 at 22:57, Komorebi ha detto:

La pecca maggiore, in questo capitolo, però, risiede nel protagonista: fino ad ora è molto piatto, neutro, privo di personalità.

Questa osservazione me l'aspettavo proprio. È una caratterizzazione (o dovrei dire una "non-caratterizzazione") che ricalca ancora una volta il modello a cui mi sto ispirando: anche in Wolfe il protagonista dà l'impressione di essere piatto, quasi distaccato dagli eventi che vive. Non so se in quel caso ci sarà una spiegazione a questa scelta, nel mio sì... diciamo che di certo ci saranno dei cambiamenti, ma al momento il protagonista ha questo carattere è in parte lo spiego sotto il perché.

 

Alle 5/5/2018 at 22:57, Komorebi ha detto:

E' strano (e suona male) che da una parte sia molto colto e forbito e, dall'altra, sia privo di qualunque esperienza di vita.

Vero, però va distinto il protagonista narratore ormai adulto da quello più giovane (cit. un tempo in cui non sapevo niente). Mi ricollego a quanto sotto:

 

Alle 5/5/2018 at 22:57, Komorebi ha detto:

Inoltre, non si capisce la necessità (tua ma anche del protagonista) di insistere sul fatto che non abbia mai lasciato la propria città ecc... Ne parla in maniera distaccata, appunto piatta, senza né rimpianto per non aver mai esplorato il mondo, né tensione e gioia per stare visitando un posto nuovo.

Errore mio. Non sono stato sufficientemente bravo nel suggerire qualcosa senza allo stesso tempo spoilerare troppo. Nel primo capitolo, il protagonista dice:

"Ero un giovane soldato e come tutti i giovani soldati non conoscevo nulla che non fosse insegnato durante l'addestramento. Della mia vita precedente portavo pochi ricordi, la maggior parte ricoperti dalla polvere e divorati dai ratti che avevano riempito le mie giornate nelle galere."

Ecco, qui sicuramente non sono stato chiaro. Questo passaggio dovrebbe suggerire che il protagonista non ricordava nulla di ciò che era prima di essere un soldato, se non di aver trascorso del tempo in galera. Ovviamente questo passato e il perché di questo "trascorso cancellato e in catene" sarà svelato più in là...

 

Alle 5/5/2018 at 22:57, Komorebi ha detto:

Inoltre, è molto calmo nonostante stia andando incontro alla sua prima battaglia. Insomma: finalmente esce dalla città in cui ha sempre vissuto, per fare qualcosa (combattere) per cui si è allenato fino a quel momento, e non ha la minima emozione.

Vero. 

 

Alle 5/5/2018 at 22:57, Komorebi ha detto:

Altra cosa: immagino (ma forse me lo sono perso e l'hai detto nel precedente capitolo) che si sia allenato da tempo nell'esercito della sua città. Perchè, allora, non conosce neanche uno dei suoi commilitoni?

Qui mi metti in difficoltà, effettivamente. Non c'avevo pensato, anche se il carattere schivo e riservato potrebbe spiegare il fatto che durante l'addestramento non abbia legato con nessuno.

 

Alle 5/5/2018 at 22:57, Komorebi ha detto:

A domani per il terzo capitolo xD 

 

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Mi intrometto a vanvera solo per chiedere a @Komorebi

Alle 5/5/2018 at 22:57, Komorebi ha detto:

(sto in questo periodo leggendo un fantasy pesantissimo degli anni '50 con uno stile barocchissimo

cosa stai leggendo?

Per scusarmi con @Joyopi al più presto commenterò la terza parte ;)

 

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Salve, chiedo scusa se mi limito a scrivere due righe, la storia mi incuriosisce però faccio un po' fatica a inquadrarla, ho molti dubbi

Cosa sono le colonne? Gradi militari?

Questo uomo chi è? Quanti anni aveva all'epoca? Perché omettere il nome?

Perché la pioggia di sangue? E quanti soli ci sono su questo pianeta? Quanto dura un giorno??

Di questo pianeta non si sa molto, avrei compreso meglio con una presentazione, non riesco a capire se sono fuori strada o meno, mi interessa la storia e vorrei veramente avere una idea più chiara :D

 

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