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UmbVer

Fantastico e registro

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Dopo una rapida scorsa (ripeto rapida, dunque non necessariamente efficace) non ho trovato un topic che trattasse esclusivamente e "direttamente" della questione. Sono alla ventordicesima revisione (in realtà la mia quinta, ma la nona del racconto) e mi sto interrogando seriamente sulla questione dello stile. Mi spiego. Se prima cercavo, e dicevo ai miei rilettori di fare lo stesso, solo di uniformare verso l'alto, cioè di rendere tutto il più alto possibile:occhiali:, ora mi domando se non sia meglio rivedere il tutto verso un medio-alto, o un medio tout court. Cosa ne pensate? Secondo voi un (high) fantasy deve essere scritto in quale registro per risultare "canonico" almeno nella sua forma (bisogna che la mia opera abbia qualcosa di canonico, se no che fantasy sarebbe? :banana:)

Vi ringrazio e sarei felice di avere le vostre opinioni! 

Post Scriptum

Mi scuso se de facto il topic esisteva già :rosa:

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Secondo me un Fantasy con termini troppo aulici oggi giorno è insopportabile. Non devi scriverlo come se fossi uno scaricatore di porto, per carità, ma quanto meno la prosa deve essere scorrevole, comprensibile e moderna. Magari puoi giocarti lo stile più alto nei dialoghi, se (e dico solo se) il tipo di personaggio lo giustifica. 

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Non dico aulici, ma "ove" al posto di "dove"; "novello" al posto di "nuovo"; variare incantesimo, incanto, incantazione, incantamento; fare la differenza fra "volontà" e "volizione"...capisci cosa intendo @Valentina Capaldi? Tendenzialmente differenzio il registro per il personaggio (se parla una bambina sarà anche al di sotto del registro medio, nel senso per la semplicità della sintassi e del lessico), ma mi piace essere preciso nelle descrizioni di luoghi ("cielo screziato da una miriade di astri ardenti", piuttosto che "cielo che brilla di tante stelle"). Cosa ne pensi? E per principio generale? Io penso che a un fantasy sia più adatto lo stile (in originale ma anche in traduzione) di Tolkien che della Rowling (ciò non toglie che io apprezzi entrambi ).

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Ecco io intendevo esattamente evitare questo. Ed evitare esattamente lo stile di Tolkien, dato che non siamo più nel 1950. Perché devi usare "ove" al posto di "dove"? Dopo due pagine il lettore butta via il libro. Non è il registro a rendere "canonico" un Fantasy. Sono gli elementi della trama. Pensa alla fatica di leggere un libro pieno di "ove", "novello" e "astri" mentre sei in metropolitana alle otto di mattina e stai andando al lavoro, per esempio. 

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Io, e questo giudizio non vuole essere polemico in alcuna maniera, trovo che una ricercatezza del linguaggio permetta di creare una sorta d'intesa tra autore e lettore: io venero il Professore, e trovo che i fantasy, quelli di una volta, siano i migliori. Non capisco come mai si porti la lingua al ribasso, ma per essere letto immagino dover stravolgere il mio stile. Ma resta da chiedersi, resta il mio stile o il calco di uno stile commercialotto al solo fine di vendere copie? Secondo me è rischiosa la logica del 'adatto il mio stile al mercato' perché si rischia di perdere il modus scribendi che ci caratterizza per assumere quello di un autore sciapo e impersonale.

Che ne dici @Valentina Capaldi?

 

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Che ci sono autori dallo stile personalissimo eppure scorrevole, non complesso eppure non sciabo. Te li dico in privato se vuoi per evitare di fare nomi qui. 

Ognuno può scrivere come vuole, ma l'occhio al mercato se si vuole pubblicare bisogna buttarlo. Sarà cinico, ma inevitabile. Però questo non vuol dire appiattirsi. Bisogna trovare uno stile personale che tuttavia sia in grado di far presa sul lettore. 

 

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Ben volentieri! Purtroppo non ho mai trovato nessuno all'altezza del Professore, mai. In inglese, francese, italiano, latino o greco antico la viva potenza della sua scrittura, non sparisce mai. Sarei felice di aprirmi ad altri autori che sappiano creare quella sensazione...sono anni che cerco un fantasy del calibro linguistico, letterario, mitologico, mitopoietico, filosofico, religioso, storico dell'opera omnia di Tolkien (tutte le opere, ma tutte davvero)! Se puoi aiutarmi te ne sarei grato :occhiali::banana:

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Di opere come quelle di Tolkien, ovviamente limitatamente al suo genere, non ne ho mai più trovate. Quindi concordo, nel suo campo é unico. Però, in termini di scrittura, concordo @Valentina Capaldi. Io non sono quella che scrive "quali novelle rechi o giovin cavaliere?" (esagerando volutamente), ma nemmeno "che hai da dire?" uno stile tanto aulico ormai é, credo, fuori dalle logiche di mercato. Come dice lei ci si deve scavare una tana nel mezzo e lì trovare uno spazio. Non che sia facile, certo. Cinicamente parlando se si scrive come Tolkien  o De Amicis non so quanto si possa vendere.

Qualche anno fa mi sono ricomprata Jane eyre perché la copia originale era troppo rovinata dalle letture e mi sono ritrovata "verzura", a momenti getto il libro nel fuoco. Nel 2000 e rotti credo che sia un termine del tutto da scartare insieme ai suoi parenti :-) 

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Io adoro la verzura!! (Come referente ma anche come segno linguistico :lol:). Comunque evidentemente non userei mai il termine in uno scritto, ma in una traduzione, per quanto bizzarro possa essere, sì. 

Alle ‎06‎/‎03‎/‎2018 at 12:02, AnnaL. ha detto:

"quali novelle rechi o giovin cavaliere?"

"Quali notizie apporti dalle tue contrade lontane, cavaliere?" potrebbe essere un buon compromesso (più simile al mio stile e a quello della prima traduzione di Tolkien).

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Personalmente non amo lo stile troppo "aulico", né nei fantasy né in altri generi, perché mi estrania un po' dalle cose che mi premono di più, cioè trama e personaggi.  Penso che sia meglio scrivere nello stile che ci viene più naturale, senza sforzarsi in questo senso, perché se è in qualche modo forzato poi si vede, e finisce per suonare strano.  Se però a te viene naturale scrivere in un dato modo oppure ti piace così è un altro discorso, ma non lo farei per un senso di obbligo.

Io sto scrivendo un libro sullo stesso genere e ha un linguaggio moderno. Poi i personaggi parlano in modo più o meno formale secondo ceto sociale, età, ecc. e lo stesso vale per le descrizioni viste attraverso i loro occhi (per esempio, un pragmatico soldato non vedrebbe mai il cielo come "screziato da una miriade di astri ardenti" , un animo poetico magari sì)

Non mi preoccuperei della questione del canone, se la storia è high fantasy allora appartiene a quel genere, non importa il linguaggio, purché sia scorrevole e coerente. Anzi, secondo me più lo stile è personale più è apprezzato, non è bello leggere libri che si somigliano tutti solo perché appartengono allo stesso genere. 

 

Alle 4/3/2018 at 16:09, UmbVer ha detto:

Sarei felice di aprirmi ad altri autori che sappiano creare quella sensazione...sono anni che cerco un fantasy del calibro linguistico,

E' difficile trovarne uno con tutti questi elementi. Forse perché in un fantasy si cerca più l'evasione, l'avventura, che non il fattore letterario. L'unico che mi viene in mente è il ciclo della Ruota del Tempo, ma probabilmente lo conosci già.

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Effettivamente, conosco e apprezzo in una certa misura, ma penso sia un progetto differente dall'estetica tolkieniana. Uno dei miei autori favoriti di fantasy è stato Feist, con il Signore della Magia: secondo me ha elementi molto ma molto validi! Comunque mi piace, senza alcun dubbio, e mi viene in un certo senso naturale scrivere in una data maniera. Comunque grazie per il consiglio! :D@Silverwillow

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Ospite

Io sono il fantasma della contraddizione. E pertanto sento il dovere di rompere i panieri a tutti (e le uova, ma quello era ovvio).

Io ADORO lo stile aulico di Tolkien.
Quando ho cominciato a leggerlo, a proposito di raffinatezza, ho immediatamente pensato "Cacchio scrive questo?"O_-

Nel senso che ero abituata a quel genere di eloquio perché sono affamata di classici. Però in un fantasy credevo stonasse. Poi è arrivato Aragorn (che parla solo in quel modo) e ho capito immediatamente il punto: quello di Tolkien non è un fantasy. È epica! Quindi il registro aulico ci sta benissimo.

Una frase fra tutte (quella che secondo me centra il punto in questione) è quando urla "Mirate gli Argonath, le Colonne dei Re!"

Non avrebbe potuto dirla in altra maniera. "Guardate gli Argonath!" fa troppo camionista romano che impreca per un sorpasso azzardato (nella mia testa suona così "Aho, 'nvedi quegli Argonath, c'hanno superato!" )

 

In generale io sono a favore del registro alto in qualsiasi genere di romanzo (tranne quello metropolitano: suonerebbero strane delle ragazzine che parlassero di "Vesti" in un centro commerciale, tanto per dirne una) purché non sia forzato. Perché c'è anche chi usa il registro altro per dissimulare la mancanza di uno stile, e questo non va bene. :nono: (Sì, l'ho fatto anche io va bene? Avevo 13 anni e volevo scrivere come la Alcott).

Alle 6/3/2018 at 12:02, AnnaL. ha detto:

Jane eyre perché la copia originale era troppo rovinata dalle letture e mi sono ritrovata "verzura", a momenti getto il libro nel fuoco.

Noooooo! [Urla mettendendosi le mani nei capelli] Ti prego, lascia stare la verzura lì dov'è. Probabilmente è tradotto così perché la Bronte ha usato proprio quel termine. Non boschetto, giardino, insieme di pianticelle. Quella è la traduzione "Originale", non mi piace quando "Modernizzano" i classici.

Dai un'altra possibilità alla verzura! Se cambi una consonante fa anche tanto bene contro i radicali liberi!

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2 minuti fa, Thalia ha detto:

quello di Tolkien non è un fantasy. È epica! Quindi il registro aulico ci sta benissimo.

Una frase fra tutte (quella che secondo me centra il punto in questione) è quando urla "Mirate gli Argonath, le Colonne dei Re!"

Se fossi stata nella commissione della discussione della mia triennale avresti pianto di gioia! ;) comunque concordo, aulico sempre e dovunque, ma poi cui prodest? Chi me lo legge? :(

 

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Ospite
1 minuto fa, UmbVer ha detto:

Chi me lo legge?

IO! Possibile che io sia la sola al mondo a cui piace leggere in questo modo? Ma se leggo i classici solo (beh, quasi) per rotolarmi beatamente nei dialoghi fioriti (tipo maiale nel fango...<_<)

- Mi sembrate inquieta. Quale circostanza può turbare tanto profondamente un animo come il vostro?

Trad. - Oh, che hai oggi? Ti sei alzata storta? No, che di solito sei una personcina talmente calma...

 

Non c'è niente da fare: il significato è lo stesso, ma la prima frase mi piace di più.

9 minuti fa, UmbVer ha detto:

Se fossi stata nella commissione della discussione della mia triennale avresti pianto di gioia!

 

In realtà (ma adesso esco OT, poi arriva la ciurma e mi imbavaglia: è tutto un complotto per farmi bannare, lo so!) non ho capito mai perché Tolkien non rientri nell'epica.

È immaginario ----> Perché invece Lancillotto è esistito davvero.

C'è la magia --------> Nei miti greci invece niente di strano. Solo fenomeni naturalissimi.

E così via.

L'epica serve da specchio per descrivere una realtà che l'uomo non può limitarsi a raccontare in modo diretto. Direi che Tolkien ci ha azzeccato in pieno. Che poi l'abbia fatto con coscienza o no (non ricordo dove ho letto che tutte le supposizioni che facciamo sul Signore degli anelli come allegoria della seconda guerra mondiale non sono dimostrabili. Tolkien voleva scrivere una storia di hobbit e l'ha scritta, senza secondi fini. Ma dal momento che ho travisato tutto Proust, non mi azzardo a dire la mia) non è questione preponderante. Se l'epica deve essere "Voluta" allora non sono epica né l'Iliade né l'Odissea (posso pure essere una stordita, ma che siano nate come storielle da raccontare attorno al fuoco poco prima dell'invenzione del cinema me lo ricordo benissimo...)

 

Fine. Si ritorni alla verzura.

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1 minuto fa, Thalia ha detto:

verzura.

E pensa che il mio cognome è Verdura....:oops:

 

2 minuti fa, Thalia ha detto:

(ma adesso esco OT, poi arriva la ciurma e mi imbavaglia: è tutto un complotto per farmi bannare, lo so!

:banned:

Per il resto ti rispondo dopo più precisamente in MP, se vuoi :D 

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Ospite
7 minuti fa, UmbVer ha detto:

E pensa che il mio cognome è Verdura....:oops:

 

Ah, ecco perché ci tenevi tanto alla verzura in Jane Eyre! Parente alla lontana, eh? Capisco, anche io sarei orgogliosa di finire in un classico.

 

9 minuti fa, UmbVer ha detto:

Per il resto ti rispondo dopo più precisamente in MP, se vuoi :D 

 

Sì, volentieri. Puoi anche trascrivere la tesi, se vuoi, così magari capisco qualcosa ed evito di combinare altri disastri. Però non rispondo di eventuali traumi che potresti subire a causa della mia crassa ignoranza (e delle domande sceme a essa connesse).

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Su Tolkien concordo, non si può leggere in altro modo, lui è così e me lo rileggo periodicamente. Però sulla verzura non riesco a convincermi. Una volta ebbi la sventura di leggere Orgoglio e pregiudizio in una traduzione del 1950 e rotti, uno strazio. Trovato tutto estremamente forzato, al limite dell'illeggibile. Me lo sono ricomprato in una traduzione più nuova e, senza stravolgere la prosa, è comunque piacevole. Credo fermamente nel giusto mezzo. ^_^ Lasciando perdere alcuni grandi classici che funzionano solo ed esclusivamente con un certo linguaggio.

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Iliade = Vincenzo Monti

Eneide = Annibal Caro 

Per me sono queste le vere traduzioni, il resto mi pare illeggibile ;)

Penso che l'antico, il mistico del linguaggio aulico, abbiano un fascino introvabile oggi!

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@UmbVer  ho scorso velocemente i commenti precedenti e ho visto che già qualcuno ha parlato (giustamente, a mio parere) di vie di mezzo fra aulico e colloquiale.
Potresti provare, a tal proposito, a leggere "Le cronache del ghiaccio e del fuoco" (ormai conosciuto come "il trono di spade"). Quello lo trovo un buon compromesso: si sente, sia nella narrazione che nei dialoghi, che non ci troviamo né nel nostro mondo né nel nostro tempo, eppure il testo non risulta mai pesante o ostico (al massimo un po' prolisso su alcune descrizioni).
Non è uno stile brillante, eh. Non ti resta impressa la singola frase per quanto è ben scritta. Però funziona, nel complesso. Le pagine scivolano via che è un piacere e l'effetto "vecchio linguaggio" comunque c'è.
Potrebbe essere la via di mezzo che stai cercando.

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@GiD grazie per il consiglio! Le ho purtroppo (in parte) già lette e non sono state di mio gusto : quando chiedevo a che livello situare il mio linguaggio intendevo prendere come poli Tolkien e HP (per esempio) e trovo che Martin non sia proprio in medio: tenderei a dire che mi piacerebbe leggere (e di conseguenza scrivere) testi con un linguaggio più ..."alto". 

P.S.

non voglio denigrare Martin perché il suo successo mostra che ci sa fare, dico solo personalmente che non amo il modo in cui scrive (e il modo in cui viene tradotto).

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Sulle cronache di Martin concordo con @UmbVer, ci ho provato anni fa, mio marito li ha letti tutti, e niente. Leggevo e rileggevo le stesse frasi. Non amo come scrive, non ha un difetto lampante, é proprio lo stile unito alla storia. La cosa strana é che la serie mi piace. Anche se, a quanto ho capito, si sono presi delle belle libertà ed ora se ne sono distaccati del tutto per ovvi motivi. 

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Io appartengo a quel tipo di lettori che predilige un fantasy dallo stile un po' epico e aulico. Per dire, come storie amo sia Tolkien che la Rowling, ma ammetto che lo stile della Rowling non mi fa impazzire dal punto di vista della scrittura, mentre venero quello di Tolkien. Tanto che la prima volta che approcciai Harry Potter mi ero bloccata, proprio per lo stile... poi mi sono detta che avrei cercato di concentrarmi solo sulla storia e allora sono andata avanti, ma senza più mettere mano al primo volume.

Certo, io non credo di rappresentare il lettore standard, la maggior parte dei miei amici altrettanto amanti del fantasy prediligerebbe lo stile alla Rowling. Tuttavia, per mio gusto personale, non posso fare a meno di pensare che la saga del maghetto ci avrebbe guadagnato nel mio gradimento se avesse avuto uno stile più alto nella narrazione.

E' solo il mio gusto, ovvio :)

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Alle 12/3/2018 at 18:27, Thalia ha detto:

IO! Possibile che io sia la sola al mondo a cui piace leggere in questo modo? Ma se leggo i classici solo (beh, quasi) per rotolarmi beatamente nei dialoghi fioriti (tipo maiale nel fango...<_<)

 

Anche io!!! xD

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