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Mathiel

Concorsi a pagamento: ne vale la pena?

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Ciao a tutti, non è molto che scrivo, e sto faticosamente cercando di raggiungere qualche serio editore di poesia.

Da quel che ho capito, una strada possibile sarebbe quella dei concorsi, perché spesso in giuria ci sono poeti ed editori, o comunque esperti del settore: l'idea sarebbe cominciare a mettere un piede (o anche solo il dito mignolo) in questo mondo così difficilmente accessibile, magari con qualche segnalazione, anche se finora su due concorsi ne ho rimediata una del tutto inutile - mi è stato proposto di pagare una somma, anche se irrisoria, per comparire in antologia: naturalmente ho declinato tale "offerta". Ho notato che la stragrande maggioranza dei concorsi di poesia sono a pagamento, e alcuni costano molto cari: disgraziatamente, spesso, sono quelli agganciati a riviste letterarie, come nel caso di Anterem. A naso non mi sembra un buon affare, ma mi domando se non sia comunque una strada da percorrere. Cosa ne pensate? Grazie a chi vorrà rispondermi :)

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A me non piacciono i concorsi a pagamento, di tanti ne penso molto male. Unica eccezione per quelli che hanno particolari finalità e con pagamenti molto limitati giusto per le spese vive. Temo, in ogni caso, che eccettuati i concorsi di grande rilevanza, servano molto poco.

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Ospite Mirtillasmile

@Mathiel tieni presente che per la prosa il più grande concorso per esordienti è a pagamento ed è appunto il Premio Calvino.

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Grazie, ragazzi.

@Lemmy Caution nutro le tue stesse perplessita'. 

@Mirtillasmile, in effetti se nel campo della poesia esistesse un premio altrettanto prestigioso,credo che non mi lascerei scoraggiare dalla cifra. Ma è tutto più volatile, per quanto riguarda la poesia. Forse anche perché nessuno se la fila.

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Il 5/3/2018 alle 20:45, Mathiel ha detto:

Grazie, ragazzi.

@Lemmy Caution nutro le tue stesse perplessita'. 

@Mirtillasmile, in effetti se nel campo della poesia esistesse un premio altrettanto prestigioso,credo che non mi lascerei scoraggiare dalla cifra. Ma è tutto più volatile, per quanto riguarda la poesia. Forse anche perché nessuno se la fila.

Da poco piú di un anno partecipo a concorsi di poesia (finora ho partecipato a 14-15 concorsi in toto) e non ho ricevuto alcun riscontro positivo. Al di là dei premi messi in palio, a me  interessa principalmente sapere cosa pensano dei miei testi gli addetti ai lavori e proprio in quest'ottica vorrei trovare concorsi seri, nei quali c'è la sicurezza di essere letti e valutati.

Purtroppo in alcuni casi ho potuto constatare, mediante ricerche on-line, che i vincitori erano legati a membri della giuria.

 

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Il 5/3/2018 alle 10:54, Lemmy Caution ha detto:

A me non piacciono i concorsi a pagamento, di tanti ne penso molto male. Unica eccezione per quelli che hanno particolari finalità e con pagamenti molto limitati giusto per le spese vive. Temo, in ogni caso, che eccettuati i concorsi di grande rilevanza, servano molto poco.

Cosa intendi per costi limitati?

 

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3 minuti fa, Lettore ha detto:

Cosa intendi per costi limitati?

 

Per quello che mi riguarda 10 euro sono pure troppi, ma oramai non partecipo più, non mi danno molto e non servono davvero a nulla.

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1 minuto fa, Lemmy Caution ha detto:

Per quello che mi riguarda 10 euro sono pure troppi, ma oramai non partecipo più, non mi danno molto e non servono davvero a nulla.

Qual è stata la tua esperienza? Servono per avere un po' di visibilità, per farsi conoscere, in altre parole? 

In circa un anno e mezzo ho partecipato a 15-16 concorsi, senza ottenere alcun riscontro. Sinceramente spero che i poeti vincitori siano stati meritovoli, però in alcuni casi ho notato qualcosa di ambiguo (ad esempio, grazie a semplici ricerche on-line, ho visto che i vincitori probabilmente conoscevano i giurati). 

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9 minuti fa, Lettore ha detto:

Qual è stata la tua esperienza? Servono per avere un po' di visibilità, per farsi conoscere, in altre parole? 

 

La mia esperienza è che ne ho vinti davvero tanti, di tutti i generi (romanzi, racconti, poesie, fotografie... ) Utilità nessuna. Non ti danno visibilità e un editore non guarda neanche queste cose, secondo me. Tempo fa li mettevo nelle mie note biografiche, credo che li leverò, ho paura che siano anche controproducenti, che mi facciano apparire un dilettante. Perdona la chiettezza. Adesso non mi spostano neanche molto come sodisfazione.

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Grazie per aver raccontato la tua esperienza e riportato la tua opinione.

Da poco mi affaccio al mondo dei concorsi letterari, da circa un anno e mezzo, e lo faccio per capire se i miei lavori possano ricevere apprezzamenti.

Il problema dei concorsi, secondo il mio parere, consiste nella mancanza di un giudizio da parte della giuria (almeno nei concorsi a pagamento) e, quindi, di indicazioni utili al miglioramento del proprio lavoro. 

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Il 14/8/2018 alle 18:46, Lemmy Caution ha detto:

La mia esperienza è che ne ho vinti davvero tanti, di tutti i generi (romanzi, racconti, poesie, fotografie... ) Utilità nessuna. Non ti danno visibilità e un editore non guarda neanche queste cose, secondo me. Tempo fa li mettevo nelle mie note biografiche, credo che li leverò, ho paura che siano anche controproducenti, che mi facciano apparire un dilettante. Perdona la chiettezza. Adesso non mi spostano neanche molto come sodisfazione.

Mi riconosco nella tua descrizione, parzialmente sul giudizio. Magari avrai avuto modo di notare che cerco di dare un buon contributo nella segnalazione concorsi, è un mondo che conosco e frequento. Tolti i primi ingenui anni, adesso li sto utilizzando in modo molto strumentale e in tal senso funzionano.

Mi spiego meglio:

sono utili in periodi in cui si è poco motivati a scrivere o in carenza di idee, e allora può far comodo misurarsi con un tema

strettamente legato a questo, i vincoli di cartelle, la santa arte del tagliare, utilissima

non tutti sono di basso livello (nel 2016, ad es. ho vinto un concorso con una giuria di rilievo, che ha previsto la pubblicazione del racconto sul Corriere della sera online)

ultimo ma non per ultimo...alcuni hanno dei premi in denaro piuttosto interessanti. Tanto per dire, io scrivo saggistica e certo mi rende più la partecipazione ai premi che gli annuali diritti d'autore.

 

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21 ore fa, jacopa Del Gado ha detto:

Mi riconosco nella tua descrizione, parzialmente sul giudizio. Magari avrai avuto modo di notare che cerco di dare un buon contributo nella segnalazione concorsi, è un mondo che conosco e frequento. Tolti i primi ingenui anni, adesso li sto utilizzando in modo molto strumentale e in tal senso funzionano.

Mi spiego meglio:

sono utili in periodi in cui si è poco motivati a scrivere o in carenza di idee, e allora può far comodo misurarsi con un tema

strettamente legato a questo, i vincoli di cartelle, la santa arte del tagliare, utilissima

non tutti sono di basso livello (nel 2016, ad es. ho vinto un concorso con una giuria di rilievo, che ha previsto la pubblicazione del racconto sul Corriere della sera online)

ultimo ma non per ultimo...alcuni hanno dei premi in denaro piuttosto interessanti. Tanto per dire, io scrivo saggistica e certo mi rende più la partecipazione ai premi che gli annuali diritti d'autore.

 

Certo, lo capisco, ci sono dei premi interessanti, ma non tantissimo, ovviamente per motivare servono eccome. Sulla saggistica poi il discorso è ancora diverso, io però non ne ho esperienza diretta...

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A me l'essere stato segnalato dal Calvino ha riaperto delle porte che consideravo chiuse, e permesso di scegliere tra diverse proposte di pubblicazione... Inoltre la loro scheda di valutazione è davvero esauriente, già quella giustificherebbe appieno il costo dell'iscrizione. Fin quando avrò qualcosa da proporre, sicuramente parteciperò. Dei concorsi minori non vedo onestamente l'utilità... 

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Le mie esperienze sono state positive.

Ho partecipato a una dozzina di concorsi nel 2017 e ho avuto qualche piazzamento al 2° e 3° posto e alcune segnalazioni.

In un concorso (Gaetano Cingari 2017) sono arrivata seconda e ho ricevuto la proposta di pubblicazione, gratuita e con regolare contratto di edizione, da parte dell'editore che patrocinava il concorso (Leonida edizioni). Il romanzo fantasy, Dentro l'anima, dopo un buon lavoro di revisione (non un vero e proprio editing, ma un lavoro comunque approfondito) è stato pubblicato ad aprile 2019.

 

Ora sto facendo altri concorsi e, meno ingenua della prima volta, scelgo quelli che offrono la pubblicazione, che spesso sono patrocinati proprio da un editore. Spesso, proprio come era capitato a me, la pubblicazione è offerta non solo al primo calssificato, ma anche ad altri finalisti ritenuti validi dall'editore.

 

L'attività è però costosa, dai 10 ai 20 euro a concorso, talvolta anche 25/30, ma quelli più cari li scarto. Però ce ne sono anche di gratuiti, i miei preferiti.

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Io ritengo che i concorsi a pagamento siano da mettere in una lista nera, proprio come quella delle case editrici a pagamento. Lo scrittore (o il poeta) lavora e suda per essere pagato e non per pagare, sennò che lavoro è? E adesso che l'ho detto, mani in alto e consegnatemi tutti i premi in denaro dei concorsi :gun:.

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