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Aporema Edizioni

Quando inviate il vostro manoscritto a un editore, come vorreste che vi rispondesse?

Quando inviate il vostro manoscritto a un editore, come vorreste che vi rispondesse?  

104 voti

  1. 1. Quando inviate il vostro manoscritto a un editore, come vorreste che vi rispondesse?

    • Vorrei che mi rispondesse solo se interessato a pubblicarmi
      2
    • Vorrei che mi rispondesse anche in caso di rifiuto, possibilmente motivandolo, consapevole di poter ricevere critiche anche severe.
      72
    • Vorrei che mi rispondesse anche in caso di rifiuto, ma senza conoscerne le motivazioni: il mestiere dell'editore non è quello del critico.
      22


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Il 30/9/2018 alle 14:03, masterofnumbers ha detto:

Ci sono pure editori miscroscopici che nemmeno ti danno un feedback - manco si chiamassero Mondadori

Credo che hai colto nel segno.

Una piccola ce potrebbe "educare" tanti aspiranti scrittori letterariamente scalmanati (tipo il sottoscritto:rolleyes:) semplicemente rispondendogli.

Un bel rifiuto motivato aiuta a lavorare più sodo e meglio. La volta dopo cercherei di presentare un lavoro ben fatto piuttosto che un manoscritto poco curato. Se non si hanno mai risposte, trovo difficile comprendere il proprio livello ed è estremamente facile finire a parlare di complotto mondiale dell'editoria che non comprende il nostro smisurato talento. Una risposta può farci fare grandi bagni d'umiltà, non trovate?

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Ospite masterofnumbers
3 ore fa, Folletto ha detto:

. Se non si hanno mai risposte, trovo difficile comprendere il proprio livello ed è estremamente facile finire a parlare di complotto mondiale dell'editoria che non comprende il nostro smisurato talento. Una risposta può farci fare grandi bagni d'umiltà, non trovate?

 

Io credo che il rifiuto "dettagliato" di un manoscritto sia onere di un agente letterario oppure di un critico professionista al quale ti rivolgi per una valutazione (a pagamento, chiaramente: è il loro lavoro). Per come la vedo io, la "buona educazione" da parte di una CE è la semplice risposta: o SI o NO, giusto per non lasciare la gente in sospeso e sapersi programmare delle proposte editoriali ragionate.

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Concordo. Se hanno avuto il tempo per leggere un'intera opera, ci vuole proprio poco ad inviare un lapidario No.

Ad ogni modo, mai disperare, la casella di posta è l'ultima a morire.

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Se un editore si è preso la briga di leggersi per intero un manoscritto, state pur tranquilli che la sua risposta non potrà mai essere un lapidario "No". Al limite potrà essere un "Sì, ma...", oppure un "Sì, a patto che...", ma non sarà di certo un "No!". A meno che, ovviamente, dopo aver scritto un capolavoro, non roviniate tutto con un finale che non sta né in cielo né in terra e vi rifiutate di modificarlo- Giova ripeterlo per l'ennesissima volta: bastano poche righe per capire se uno, oltre a essere padrone della lingua, ha la stoffa del narratore; tutto il resto si può sistemare. Quanto tempo e quanta fatica poi servano per farlo, è tutto un altro discorso.

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Aporema, io rinnovo i complimenti che vi feci in un'altra discussione per avere risposto ad un imbrattacarte, anzi, un imbrattamonitor sgrammaticato come me. Siete una vera rarità nel panorama desolante dei silenzi perpetui. Ci tengo a precisare - senza polemica alcuna - che un semplice: "No, il suo manoscritto non è di nostro gradimento", oppure: "Non rientra nella nostra linea editoriale" aggiunge ben poco, se non nulla, ad un semplice e lapidario "No".

Ovviamente questo non è riferito alla vostra promettente casa editrice (di fatti chiedete due capitoli e sinossi per la valutazione), ma piuttosto a quelle che dichiarano di leggere per intero i testi e poi non rispondono o declinano nei metodi sopracitati. Quest'ultima situazione (sottolineo il fatto di non parlare di Aporema) mi fa propendere al pensiero che si tratti di dichiarazioni che lasciano il tempo che trovano.

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Il problema purtroppo sta in quel tutt'altro che piccolo numero di colleghi che di fronte a un semplice NO cominciano a stalkerare l'editore per farsi spiegare "perché no", e una volta ricevuto il motivo del rifiuto continuano a stalkerare l'editore per dimostrargli che si sbaglia. Da quanto so, ripeto, quel numero è tutt'altro che piccolo.

 

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14 minuti fa, LuckyLuccs ha detto:

Il problema purtroppo sta in quel tutt'altro che piccolo numero di colleghi che di fronte a un semplice NO cominciano a stalkerare l'editore per farsi spiegare "perché no", e una volta ricevuto il motivo del rifiuto continuano a stalkerare l'editore per dimostrargli che si sbaglia. Da quanto so, ripeto, quel numero è tutt'altro che piccolo.

 

Parole sante, @LuckyLuccs .

Uniamole al fatto, già ricordato in precedenza, che per leggere anche solo poche pagine e fornire una risposta un po' dettagliata serve del tempo, come minimo un'ora: possiamo dirlo con certezza perché per diversi mesi l'abbiamo fatto, arrivando addirittura a eseguire delle mini prove di editing... E questo tempo, chi lo paga? L'autore che ci invia il manoscritto? E quanto dovrebbe pagarlo? Vogliamo azzardare almeno una quarantina di euro, che è la tariffa minima per un idraulico? 
Bene, se c'è qualcuno tra gli attuali o futuri utenti del forum che è disposto a spendere tale cifra per sapere perché il suo libro non verrà pubblicato, alzi la mano e noi, già da domani mattina cominceremo a fornire tale servizio, emettendo ovviamente regolare fattura. 

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2 ore fa, LuckyLuccs ha detto:

Il problema purtroppo sta in quel tutt'altro che piccolo numero di colleghi che di fronte a un semplice NO cominciano a stalkerare l'editore per farsi spiegare "perché no"

Questo è il classico abuso della pazienza editoriale che sfocia in autentico stalking.

 

1 ora fa, Aporema Edizioni ha detto:

E questo tempo, chi lo paga? L'autore che ci invia il manoscritto? E quanto dovrebbe pagarlo? Vogliamo azzardare almeno una quarantina di euro, che è la tariffa minima per un idraulico? 

Vero. Ricordo i miei anni da venditore di concessionaria e le molteplici valutazioni gratuite spedite via mail perdendo un' infinità di tempo.

Rimango fermo dell'idea che una breve risposta, priva di qualsiavoglia spiegazione, sia sempre meglio di un silenzio protratto all'infinito.

Il ricevere risposte tipo: "Il suo manoscritto è inadatto alla pubblicazione", può far male, me ne rendo conto, ma sicuramente riporta con i piedi per terra l'autore del manoscritto.

I silenzi alimentano solo l'invio continuo e i castelli in aria. Il "No" categorico è più duro da accettare, ma sicuramente più utile. Dopo venti rifiuti non servono spiegazioni per comprendere che il testo inviato è una schifezza.

 

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7 ore fa, Folletto ha detto:

Il suo manoscritto è inadatto alla pubblicazione

Ma no, questo è difficile che succeda. A meno che il testo sia un obrobrio totale non si può dire "inadatto alla pubblicazione". è questione di gusti, di linea editoriale, di programmazione piena. Per cui le risposte "più vere" sono proprio: "non rientra nella nostra linea editoriale", non siamo riusciti a inserire il testo nella nostra programmazione" ecc.

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Ospite masterofnumbers
10 ore fa, Aporema Edizioni ha detto:

 Vogliamo azzardare almeno una quarantina di euro, che è la tariffa minima per un idraulico? 

Bene, se c'è qualcuno tra gli attuali o futuri utenti del forum che è disposto a spendere tale cifra per sapere perché il suo libro non verrà pubblicato, alzi la mano e noi, già da domani mattina cominceremo a fornire tale servizio, emettendo ovviamente regolare fattura. 

 

Beh, guardate… 40 euro, cosa volete che sia! Io ho speso un totale di 305 per farmi dare picche da un'agenzia, e la fattura non l'ho ancora vista…:S

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Tornando al tema della discussione, vorrei che l'editore mi rispondesse: "abbiamo letto il suo scritto, ci è piaciuto, le proporremo a breve un contratto per la pubblicazione" (il sogno di ogni esordiente), oppure "abbiamo letto il suo scritto, è una vera schifezza, per cui le consigliamo di non insistere nel voler scrivere". Utopia, in entrambi i casi. Tutto sommato, mi accontenterei che il mio libro venisse letto e valutato veramente: poi, un sì o un no. Delle motivazioni del tipo "non corrisponde alla nostra linea editoriale", me ne fotto.  

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A questo punto mi accontenterei anche solo di una risposta, pure vuota e senza testo xD
Forse sono particolarmente sfortunata (o la mia opera particolarmente brutta), ma non ho mai ricevuto una singola risposta. L'unica traccia rimasta del mio manoscritto è nella posta inviata. 

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Ho notato che il 74% di noi ha optato per la seconda opzione: Vorrei che mi rispondesse anche in caso di rifiuto, possibilmente motivandolo, consapevole di poter ricevere critiche anche severe.

La mia domanda è: quanti di noi sono realmente disposti ad incassare e/o far tesoro di una critica costruttiva? Credo meno del 74% altrimenti le CE non avrebbero "timore" ad inviare e-mail di rifiuto (anche se brevi) . A mio avviso, troppi aspiranti si sentono feriti nell'orgoglio dinanzi ad una critica. La mia sinossi fu criticata pesantemente da una editor. Risultato? riscrissi il tutto seguendo le sue direttive per poi ringraziarla. In quanti avrebbero reagito allo stesso modo? Spesso difendiamo il nostro manoscritto come se fosse un figlio ed è sbagliatissimo. 

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4 ore fa, Luciano91 ha scritto:

Ho notato che il 74% di noi ha optato per la seconda opzione: Vorrei che mi rispondesse anche in caso di rifiuto, possibilmente motivandolo, consapevole di poter ricevere critiche anche severe.

La mia domanda è: quanti di noi sono realmente disposti ad incassare e/o far tesoro di una critica costruttiva? Credo meno del 74% altrimenti le CE non avrebbero "timore" ad inviare e-mail di rifiuto (anche se brevi) . A mio avviso, troppi aspiranti si sentono feriti nell'orgoglio dinanzi ad una critica. La mia sinossi fu criticata pesantemente da una editor. Risultato? riscrissi il tutto seguendo le sue direttive per poi ringraziarla. In quanti avrebbero reagito allo stesso modo? Spesso difendiamo il nostro manoscritto come se fosse un figlio ed è sbagliatissimo. 

 

posso assicurarti, avendo parlato di questo argomento con 2-3 editori con cui sono in confidenza, che gli autori esordienti davvero disposti ad accettare un rifiuto (non una critica eh, anche solo un semplice no) sono parecchi meno del 74%. ma parecchi parecchi meno...

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Io ho risposto: Vorrei che mi rispondesse anche in caso di rifiuto, possibilmente motivandolo, consapevole di poter ricevere critiche anche severe.

E' anche capitato di ricevere rifiuti motivati da vere critiche costruttive che mi hanno aiutata a fare interventi mirati sul testo che l'hanno migliorato. e di questo io sono stata grata. E' capitato pure di ricevere critiche che mi sembravano del tutto prive di senso, ma ho ringraziato comunque, in questo caso specifico si stava ancora discutendo per una pubblicazione tipo "adesso è un rifiuto, se modifichi questo lo pubblicherei" dove quel "questo"per me non era trattabile-

Ricordo ancora con piacere una mail a ora tardissima del Sig. Morellini che si prese la briga di spiegarmi un sacco di cose di cui ho fatto tesoro.

Ma sono a conoscenza di animi surriscaldabili che hanno reagito piuttosto male al no.

In questo momento però, vorrei una risposta, che tarda ad arrivare e non me lo spiego.

 

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19 ore fa, Luciano91 ha scritto:

Ho notato che il 74% di noi ha optato per la seconda opzione: Vorrei che mi rispondesse anche in caso di rifiuto, possibilmente motivandolo, consapevole di poter ricevere critiche anche severe.

La mia domanda è: quanti di noi sono realmente disposti ad incassare e/o far tesoro di una critica costruttiva? Credo meno del 74% altrimenti le CE non avrebbero "timore" ad inviare e-mail di rifiuto (anche se brevi) . A mio avviso, troppi aspiranti si sentono feriti nell'orgoglio dinanzi ad una critica. La mia sinossi fu criticata pesantemente da una editor. Risultato? riscrissi il tutto seguendo le sue direttive per poi ringraziarla. In quanti avrebbero reagito allo stesso modo? Spesso difendiamo il nostro manoscritto come se fosse un figlio ed è sbagliatissimo. 


Io sono certa che il mio manoscritto avrebbe bisogno di tante migliorie e correzioni, quindi ben venga la critica! Anche perché da autore spesso non ci si rende conto di molti difetti, ma un occhio esperto (esterno) certamente può aiutare a individuarli. Secondo me, è tutta qui la differenza: la critica di una CE l'accetto perché fatta da persone esperte del settore, la critica del lettore della domenica o del vicino di casa no.

Non credo che ci sia niente di male a difendere la propria opera (che in fondo è il frutto di tanto impegno e fatica), ma d'altra parte bisogna sempre essere obiettivi e capire dove sono i nostri limiti.  

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Il ‎18‎/‎07‎/‎2019 alle 08:58, Lysander ha scritto:


Io sono certa che il mio manoscritto avrebbe bisogno di tante migliorie e correzioni, quindi ben venga la critica! Anche perché da autore spesso non ci si rende conto di molti difetti, ma un occhio esperto (esterno) certamente può aiutare a individuarli. Secondo me, è tutta qui la differenza: la critica di una CE l'accetto perché fatta da persone esperte del settore, la critica del lettore della domenica o del vicino di casa no.

Non credo che ci sia niente di male a difendere la propria opera (che in fondo è il frutto di tanto impegno e fatica), ma d'altra parte bisogna sempre essere obiettivi e capire dove sono i nostri limiti.  

Sono d'accordo sulla critica motivata da parte di una CE. Purtroppo, le CE in genere non fanno critica: ti scartano col sistema del silenzio-dissenso, oppure con la solita dicitura "non rientra nei nostri programmi editoriali". La critica, per così dire qualificata, in genere viene dalle agenzie, che però sono fondatamente sospettate di avere come unico obiettivo quello di venderti un editing. Bisognerebbe acquisire capacità di autocritica, ma la vedo dura.

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14 ore fa, cheguevara ha scritto:

Sono d'accordo sulla critica motivata da parte di una CE. Purtroppo, le CE in genere non fanno critica: ti scartano col sistema del silenzio-dissenso, oppure con la solita dicitura "non rientra nei nostri programmi editoriali". La critica, per così dire qualificata, in genere viene dalle agenzie, che però sono fondatamente sospettate di avere come unico obiettivo quello di venderti un editing. Bisognerebbe acquisire capacità di autocritica, ma la vedo dura.

 

Esatto. 

Il problema è che non tutti gli aspiranti autori hanno la stessa dose di umiltà e senso dell'autocritica. Basta andare in un qualunque gruppo facebook e vedere che spesso qualcuno posta un estratto della sua opera chiedendo osservazioni, e se riceve anche solo un'osservazione diversa da un complimento si inalbera ferocemente.

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Il 31/7/2019 alle 10:15, LuckyLuccs ha scritto:

Esatto. Il problema è che non tutti gli aspiranti autori hanno la stessa dose di umiltà e senso dell'autocritica. Basta andare in un qualunque gruppo facebook e vedere che spesso qualcuno posta un estratto della sua opera chiedendo osservazioni, e se riceve anche solo un'osservazione diversa da un complimento si inalbera ferocemente.

Sante parole.

A distanza di circa un anno e mezzo da quando pubblicammo questo sondaggio, torniamo sull'argomento, senza avere la pretesa di concluderlo (ovvio), ma per tirare un po' le somme e tentare un bilancio della situazione. Chi ci segue fin dall'inizio della nostra attività di editori-autori conosce il nostro percorso. Lo riassumiamo a grandi linee per tutti gli altri.

  • Abbiamo cominciato, andando avanti per parecchi mesi, col fornire a tutti, ma proprio a tutti, la motivazione del nostro rifiuto a pubblicarli. La maggior parte degli autori non rispondeva, qualcuno ci ringraziava e qualcun altro se la prendeva a male, innescando via e-mail polemiche sterili e difficili da sedare.
  • Nonostante i risultati di questo sondaggio, abbiamo perciò deciso, anche per ragioni economiche e di tempo, di non spiegare più le ragioni della mancata pubblicazione; ma nelle varie risposte inserivamo sempre la frase "ci spiace" o un più arcaico "ci duole". Qualcuno a quel punto ci ha risposto che il nostro dispiacere era ipocrita e che, invece di duolerci (sic), avremmo dovuto leggere tutto il suo manoscritto: poco importa se già dalle prime righe scoprivamo errori di grammatica, di sintassi, info dump galattici e l'appeal narrativo di un documentario polacco senza sottotitoli. 
  • Allora, messo da parte il dispiacere, ci siamo limitati a dire di non essere interessati alla pubblicazione. E a questo punto c'è stato chi ci ha detto che i nostri rifiuti erano secchi e senza cuore e che, quasi quasi, ci aveva fatto un favore a inviarci il suo manoscritto, ma se n'era pentito, perché lui (o lei, o loro) aveva già ben altre proposte da vagliare. A volte abbiamo trovato, nelle prime dieci righe, periodi di tre parole (alcuni dei quali iniziavano con un pronome di dubbio riferimento) e soggetti separati dal verbo con una virgola, senza che ci fosse un inciso... ma lo stile è lo stile, si sa, e bisogna rispettarlo.

Insomma, cominciamo a capire quegli editori che non rispondo affatto e lasciano gli autori in un limbo senza fine.

Ma, tranquilli: noi non lo faremo, perché in nostro soccorso viene la cultura. Una cultura schietta popolare, più vecchia dei Vangeli, che risale a Esopo e alla sua favola a nostro avviso più eterna e attuale, che consiglia a tutti di regolarsi in base alla propria coscienza, ignorando i consigli inutili.
Per chi non la conoscesse, eccola qui.

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8 ore fa, Aporema Edizioni ha scritto:

Allora, messo da parte il dispiacere, ci siamo limitati a dire di non essere interessati alla pubblicazione

Credo di averlo già detto... Questa è l’unica risposta che mi interessa. Mi basterebbe una semplice mail con un “No” in oggetto e il corpo vuoto.

Delle motivazioni non mi importa nulla, non essendo comunque in grado di valutarne la sincerità.

Oltretutto non capisco nemmeno perché una casa editrice dovrebbe darmi conto e ragione delle proprie scelte editoriali, né perché dovrebbe attirare le ire altrui dando giudizi non retribuiti.

 

Come gesto di cortesia, per non essere lasciato in un’attesa infinita e avere modo semmai di contattare altri editori (visto che di solito non mando mail random a mezzo mondo), chiederei solo questo: un no secco e, nel limite delle possibilità, rapido.

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2 ore fa, unacasanellospazio ha scritto:

chiederei solo questo: un no secco e, nel limite delle possibilità, rapido.

A proposito... grazie per avercelo ricordato, @unacasanellospazio , nel post precedente ce n'eravamo dimenticati: c'è anche stato chi, e più d'uno, ci ha criticato perché gli abbiamo risposto troppo in fretta!

Modificato da Aporema Edizioni
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14 ore fa, Aporema Edizioni ha scritto:

Sante parole.

A distanza di circa un anno e mezzo da quando pubblicammo questo sondaggio, torniamo sull'argomento, senza avere la pretesa di concluderlo (ovvio), ma per tirare un po' le somme e tentare un bilancio della situazione. Chi ci segue fin dall'inizio della nostra attività di editori-autori conosce il nostro percorso. Lo riassumiamo a grandi linee per tutti gli altri.

  • Abbiamo cominciato, andando avanti per parecchi mesi, col fornire a tutti, ma proprio a tutti, la motivazione del nostro rifiuto a pubblicarli. La maggior parte degli autori non rispondeva, qualcuno ci ringraziava e qualcun altro se la prendeva a male, innescando via e-mail polemiche sterili e difficili da sedare.
  • Nonostante i risultati di questo sondaggio, abbiamo perciò deciso, anche per ragioni economiche e di tempo, di non spiegare più le ragioni della mancata pubblicazione; ma nelle varie risposte inserivamo sempre la frase "ci spiace" o un più arcaico "ci duole". Qualcuno a quel punto ci ha risposto che il nostro dispiacere era ipocrita e che, invece di duolerci (sic), avremmo dovuto leggere tutto il suo manoscritto: poco importa se già dalle prime righe scoprivamo errori di grammatica, di sintassi, info dump galattici e l'appeal narrativo di un documentario polacco senza sottotitoli. 
  • Allora, messo da parte il dispiacere, ci siamo limitati a dire di non essere interessati alla pubblicazione. E a questo punto c'è stato chi ci ha detto che i nostri rifiuti erano secchi e senza cuore e che, quasi quasi, ci aveva fatto un favore a inviarci il suo manoscritto, ma se n'era pentito, perché lui (o lei, o loro) aveva già ben altre proposte da vagliare. A volte abbiamo trovato, nelle prime dieci righe, periodi di tre parole (alcuni dei quali iniziavano con un pronome di dubbio riferimento) e soggetti separati dal verbo con una virgola, senza che ci fosse un inciso... ma lo stile è lo stile, si sa, e bisogna rispettarlo.

Insomma, cominciamo a capire quegli editori che non rispondo affatto e lasciano gli autori in un limbo senza fine.

 

 

credo che il vostro percorso sia lo stesso di altri editori che l'hanno fatto prima di voi.

Se gli editori non rispondono più agli autori, forse gli autori dovrebbero prendersela innanzitutto con la loro categoria, anziché con quella degli editori.

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