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John K. Lancaster

Omero - Iliade, Odissea

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Chissà quanto ci pensiamo, che Omero, od 'essi popoli Greci' ci hanno lasciato due pilastri della letteratura occidentale e non. Che li abbiate letti per piacere o studiati da cima a fondo filologicamente: come li valutate?

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*-* che dire? Presto inizierò la mia carriera universitaria e avendo scelto "Lettere Classiche", adoro Omero.

Ammetto che la storia della letteratura si è evoluta tantissimo a livello emotivo. Oggi si riesce in maniera molto più immediata a raccontare le emozioni... eppure, se si cerca bene, c'è un tale pathos nell'antichità, certo non troviamo scritto:"Achille si sentì straziato guardando il volto tumefatto dell'avversario..." però possiamo immaginare, l'umiliazione di un marito, la passione travolgente di due amanti, il dolore per la perdita di un figlio. E i personaggi? Vogliamo parlare di quanto possano essere ricchi? Chi non ha sofferto per triste morte di Aiace? Achille è di un'emotività sconvolgente... la follia dopo la morte del cugino, la pietà nei confronti di Priamo, l'orgoglio, l'arroganza e la profonda umanità. Ettore è fantastico, molto meno "sfavillante" ma altrettanto eroico. Combatte con onore nonostante abbia di fronte un avversario implacabile. E poi arriva lui...Odisseo! Non chiamatelo Ulisse per favore mentre usiamo i nomi greci! Comunque, è così ambiguo. Già il suo epiteto "polimorfo" è indicativo. Lo si ama e lo si odia. Furbo al punto da infastidire... Odisseo infastidisce ma proprio per quell'acuta intelligenza affascina. Quanto mi sono arrabbiata per l'espediente del cavallo! Ma quanto ho desiderato che riuscisse a tornare a casa<3

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Ospite Lem Mac Lem

Achille è stato il mio amore alle medie XD Lo adoravo. Era così passionale, quasi folle, tormentato dal suo destino già scritto - e da lui scelto - e poi era un gran figone. Amavo anche Ettore, ma era più una stima enorme per l'uomo ammirevole che era, e che è stato fino al momento della morte. Un modello da seguire, tanto a quei tempi tanto ai nostri.

L'Odissea è un capolavoro e non c'è altro da dire. Sul serio, cos'altro si può dire su un'opera simile?

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Solo due risposte su Omero e sette pagine su Stephen King.

Delle due, l'una: reputate l'Iliade e l'Odissea due opere del tutto marginali e incapaci di suscitare il minimo interesse o quasi nessuno le ha lette.

Sono curioso di sapere qual è vera.

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L'Odissea, ma tradotta da Ippolito Pindemonte e L'Iliade, ma tradotta da Vincenzo Monti.

Perchè provai a leggerne altre versioni, in prosa e cinematografiche, ma dovetti buttarle, in una volevano far risaltare solo la componente umana di Odisseo ee enuclearono tutti gli episodi in cui comparivano dei o episodi ad essi legati... ne venne fuori una cosa abominevole.

A meno di non conoscere il greco classico, che sarebbe la perfezione per quelle letture.

Le traduzioni classiche italiane che ho indicato hanno un qualcosa di antico che mi ha sempre affascinato.

I ragazzi di oggi queste cose non le possono e non le vogliono capire. Se ignorano cosa significa stare sotto lo sguardo di Giove, con l'usbergo forgiato da Vulcano e la polvere che si solleva nella pugna... bè oltre a non fregamene ormai più niente del loro disinteresse, auspico di non averci mai a che fare con loro.

Ho passato interminabili ore della mia adolescenza a sognare su questi due poemi, a trascriverli in prosa, aspirando il profumo dell'inchiostro sui quaderni, che sapeva di quelle avventure e a vedere, immedesimarmi in quei personaggi. Io, quel mare colore del vino che racconta Omero, l'ho visto, perchè la Sardegna è piena di paesaggi e personaggi omerici. Ho visto tutti quei guerrieri, quei re e quei pastori.

Ho viaggiato anche io e sono tornato a casa come Odisseo, anche io un reduce, e ho ritrovato anche io il mio vecchio padre Laerte che mi aspettava nel suo orto e piangeva felice di vedermi e io piangevo felice di rivedere lui, povero vecchio, la sua vigna e le sue piante di ulivo, di mandorlo, carrubo e melograno.

L'Iliade e l'Odissea per me non sono dei poemi, ma fanno parte della mia vita.

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L'Odissea, ma tradotta da Ippolito Pindemonte e L'Iliade, ma tradotta da Vincenzo Monti.

Perchè provai a leggerne altre versioni, in prosa e cinematografiche, ma dovetti buttarle, in una volevano far risaltare solo la componente umana di Odisseo ee enuclearono tutti gli episodi in cui comparivano dei o episodi ad essi legati... ne venne fuori una cosa abominevole.

Bene, mi fa piacere che qualcuno comprenda l'importanza di Omero.

Quello che hai scritto, però, può essere fuorviante per chi vuole leggere per la prima volte l'Iliade e l'Odissea.

Non voglio minimamente tenere in considerazione delle versioni "in prosa o cinematografiche", do per scontato che non abbiano alcun valore.

Tra queste e quelle settecentesche di Monti e Pindemonte vi sono, però, altre traduzioni che sono di gran lunga preferibili a quelle classiche.

Soprattutto Rosa Calzecchi-Onesti ha saputo eliminare ogni slancio neoclassico (le traduzioni che citi tu sono, ormai, considerate delle opere a sé più che delle traduzioni vere e proprie) e, allo stesso tempo, ha saputo tenere lontana una deriva prosastica, rimanendo perfettamente fedele al testo e alla semplicità dello stile omerico.

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Solo due risposte su Omero e sette pagine su Stephen King.

Delle due, l'una: reputate l'Iliade e l'Odissea due opere del tutto marginali e incapaci di suscitare il minimo interesse o quasi nessuno le ha lette.

Sono curioso di sapere qual è vera.

Beh, iniziamo col dire che paragonare un poema epico scritto quasi 3.000 anni fa a un odierno romanzo horror è un pochino azzardato. L'Iliade e l'Odissea non sono esattamente il tipo di testo che uno si tiene sul comodino e legge prima di andare a dormire. Già solo per capirle ci vuole impegno, dedizione e concentrazione. Per apprezzarle, ci vuole anche passione per il mondo che queste due opere raccontano, cosa che con King non serve affatto. Quindi credo che anche chi, come me, le ha lette e non le ha apprezzate magari preferisce parlare di ciò che capisce e che ama.

King è uno scrittore moderno e leggero, che non richiede alcun impegno e nessuna conoscenza specifica, che tutti possono leggere e apprezzare.

Ora una mia riflessione. Scusate eh, io capisco tutto, ma qui si rischia di fare lo stesso errore di tutti quei superficialotti che tanto ci piace criticare.

I ragazzi di oggi queste cose non le possono e non le vogliono capire. Se ignorano cosa significa stare sotto lo sguardo di Giove, con l'usbergo forgiato da Vulcano e la polvere che si solleva nella pugna... bè oltre a non fregamene ormai più niente del loro disinteresse, auspico di non averci mai a che fare con loro.

Non può essere semplicemente che certe cose, ai ragazzi, non interessano? Il mondo cambia, le mode cambiano, le passioni cambiano. A me, che ragazzina non sono più, non me ne frega una benemerita né di Giove né di Vulcano, preferisco Gesù di Saramago, eppure non credo di essere una persona con cui sperare di non averci a che fare. Non vorrei essere fraintesa, ma questo mi sembra un atteggiamento un po' troppo settoriale, credo siano ben altre le cose che dovrebbero spingerci a dire "con quella persona non ho nulla a che spartire".

Non metto in dubbio che ci sia chi è appassionato di cultura greca e ama in modo viscerale questo mondo così lontano, ma dire che sia indicativo dei valori giovanili è un po' eccessivo.

Insomma, affermare che chi non apprezza i poemi epici sia una persona superficiale mi sembra un po' fuori luogo. Io le ho studiate alle scuole medie, sia l'Iliade che l'Odissea, e mi hanno annoiata a morte, stavo almeno mezzora su ogni esametro per capire cosa caspita volesse dire. Per me erano una palla assurda, e non le rileggerei nemmeno sotto tortura.

Se poi volete farmi credere che Omero sia una lettura per tutti e che se un quindicenne non lo apprezza è un povero sfigato che non ha capito nulla della vita, beh, contenti voi...

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No NayaN, non intendevo esattamente quello che hai detto tu.

Se poi volete farmi credere che Omero sia una lettura per tutti e che se un quindicenne non lo apprezza è un povero sfigato che non ha capito nulla della vita, beh, contenti voi...

Di quindicenni così non è solo la nostra epoca a esserne la portatrice: sono sempre esistiti e sempre esisteranno, anche ai miei tempi, che di anni ne ho un bel po di più.

Il punto è che certi quindicenni, a priori dicono di non sapere che farsene di Omero, di Virgilio, di Dante, ma lo dicono anche per Leopardi e Manzoni e passi, saranno vecchiotti, ma se sentono parlare di Gadda, Calvino, Montale o peggio ancora Buzzati, Pavese, Vittorini, se ne vanno, se vogliono farli leggere Stevenson, Conrad, Wilde... non sanno chi sono e passi per i quindicenni, ma ci sono anche ventenni e trentenni e oltre.

Dicono "Non mi piace, a che mi serve? nella vita serve altro"

E sono daccordo. Saranno degli ottimi professionisti, grandiosi anche, in grado di fare calcoli e operazioni che io non riesco nemmeno a concepire, ma mancherà qualcosa nel loro cuore, nella loro sensibilità e anche nella loro capacità di parlare e scrivere.

Non è certo obbligatorio che piaccia Omero. E nemmeno gli altri.

Una volta mi ritrovai a parlare con una persona laureata, mi pare in materie economiche o politiche, non ricordo bene. Io, da povero ignorante, azzardai a parlare con lui dei "Promessi Sposi", libro che ho letto diverse volte nella mia vita, da cima a fondo, paragonandolo anche alla prima stesura di "Fermo e Lucia" che scrisse Manzoni.

Volevo intavolare una discussione con chi, presumevo, lo avesse letto e analizzato meglio di me, se non altro nel tempo libero. Ci rimasi molto male quando mi disse "Si, ho letto un paio di capitoli al liceo, dovevo studiarli dal capitolo tot al capitolo tot. Poi non ho mai più rivisto il libro. Non me ne facevo niente. Dovevo solo studiarlo".

Non seppi cosa rispondergli. Certo questo non lo sminuiva come uomo e come professionista, che tra l'altro guadagnava molto più di me, segno che era capace, forse, a fare bene il lavoro che faceva.

Ma nessuno mi toglie che quell'uomo si era privato di qualcosa, per pigrizia e ottusità mentale, per voglia di fare altre cose. In letteratura non ci sono formule, si tratta solo di ascoltare, capire, accettare o rifiutare, certamente. Come un pittore è libero di dipingere come Picasso, ma senza dimenticare che Picasso, a 13 anni dipingeva come Raffaello e poi dopo giunse a un suo percorso personale, ma partendo da delle basi precise e, ahimè, classiche, si.

Il percorso dei manga, o delle anime come si chiamano, da dove partono nella nostra cultura, quale percorso evolutivo hanno compiuto? E i vari vampiri adolescenti, lo sanno chi era Stoker? Non credo.

Cicerone (chi era costui? Un ciccione?) diceva che a ignorare il proprio passato si finiva per restare e ragionare per sempre come bambini. La nostra società c'è riuscita benissimo. Si deve restare giovani e bonazzi per sempre.

Beato chi so fà per sempre.

Non è più tempo per gli eroi di Omero. Forse perchè, al pari di altre cose, gli eroi di Omero venivano insegnati anche nei licei religiosi, nelle scuole di epoche famigerate e dittatoriali.

Buttando a quel paese religioni e dittature, si è buttato con l'acqua sporca anche il bambino.

Con questo, beninteso, non voglio dire che sono un nostalgico di dittature, a qualunque "ismo" appartengano, è contro la mia natura.

Ma per aver voluto la libertà assoluta, siamo assolutamente regrediti, in qualcosa di scadente e molto deludente, a mio modesto parere.

Tutto qui.

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E posso anche essere d'accordo, ma nella vita si fanno delle scelte che inevitabilmente aggiungono qualcosa e tolgono qualcosa d'altro, che non necessariamente devono essere ricondotte al degrado sociale. La persona che hai incontrato tu magari si è persa le emozioni della letteratura, ma forse ha acquisito altre nozioni che lo hanno arricchito e soddisfatto proprio come a te ha arricchito e soddisfatto leggere Omero oppure i promessi sposi. O no? Ci sono tante persone ignoranti che però hanno viaggiato tutta la vita e conoscono mondi, culture, storie che noi nemmeno immaginiamo lontanamente, e sono persone ricche per davvero, di tante cose.

Sarebbe bellissimo riuscire ad appassionarsi a tutto in tutti i campi, conoscere il passato e la storia di tutto in tutti i campi, ma non la vedo una cosa molto fattibile...

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Ah, i due poemi epici della Grecia, i pilastri della nostra letteratura occidentale! <3

 

Rompo i dieci anni di silenzio della discussione, va.

 

L'Iliade, il poema di Ilio, è un frammento della storia di Achille. A lui appartengono il primo e l'ultimo atto del racconto epico: il primo, l'ira, che serve a disegnare il profilo del personsaggio, e l'ultimo, il duello fatale, che segna le sorti di Ettore e di Troia, nonchè quella di Achille (no, non finisce con il cavallo di Troia; quell'episodio è racconto altrove). La conclusione è magnifica: l'apoteosi di Achille, che osserva il Re Priamo, la personificazione della potenza di tutto l'Oriente, supplicarlo in ginocchio di restituire ai troiani il corpo di Ettore.

 

L'Odissea è un viaggio difficile da raccontare in un solo commento. Per questo mi fermo qui.

 

Spoiler

Ho letto la traduzione di Maria Grazia Ciani con il commento di Elisa Avezzù. Il testo greco è quello dell'edizione oxoniense di D.B. Monro e T.W. Allen.

 

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Ciao @Mister Frank

Hai fatto bene a rompere il silenzio decennale...

Io ho letto e posseggo ancora l'Iliade nella traduzione di Vincenzo Monti e l'Odissea nella traduzione di Ippolito Pindemonte,  gli stessi dell'antologia di epica dei miei anni di scuola media, in una bella edizione con copertina rigida di Alberto Peruzzo Editore.

Ho letto anche altre traduzioni più moderne, ma non le trovo più. Ricordo che una sull'Odissea aveva messo, in onore alla modernità, foto tratte da un film ed eliminato tutti i riferimenti divini, penso sempre in onore ala modernità, non so perché. Rimasi molto male nel leggere che Achille, quando fu preso da furia nei confronti di Agamennone che gli portava via la schiava Criseide, non riuscì a estrarre la spada perché "premuto"  dalla folla e non dissuaso invece dalla comparsa della dea Minerva, mandata da Giunone, visibile solo a lui.

Certe traduzioni moderne, se riviste e riscritte anche ideologicamente sono brutte e basta, se fin da bambino le hai lette "classiche". Da ragazzino, quando mi fecero conoscere Iliade e Odissea e farne le traduzioni in prosa non stavo più nella pelle dalla gioia e imparai subito i termini settecenteschi dei traduttori, che per me erano pieni di significati e immagini meravigliose, al contrario di tanti miei compagni di scuola che dell'Iliade e Odissea,  qualunque traduzione fosse, non fregava un bel niente.

Ti do ragione che l'Odissea, e anche l'Iliade, siano impossibili da commentare con poche righe. C'è tutto un meraviglioso antico mondo mediterraneo da analizzare, studiare, scoprire. Anche se ci sono teorie di certi studiosi che ambientano i due poemi nei mari del Nord. A forza di rivedere e rifare tutto  al contrario, anche in letteratura, siamo arrivati all'assurdo...

 

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Concordo con @Alberto Tosciri sulla bellezza delle traduzioni sulle quali lui ha studiato, e io pure. Più che dai termini settecenteschi, a dire il vero, io ero affascinato dalla metrica, specie da quella del Monti, anche se Foscolo lo chiamava spregiativamente quel "traduttor dei traduttor d'Omero", perché, non conoscendo costui il greco antico, per la sua versione si era basato su traduzioni latine; il risultato però rimane di tutto rispetto.
Riguardo ai due poemi oggetto della discussione, giova ricordare, a coloro che se ne fossero scordati, che ormai la stragrande maggioranza degli studiosi è concorde nell'attribuirli a due autori diversi. Ci furono due Omeri, insomma, e forse anche più di due: troppe le differenze in termini di concezione della vita, della divinità, e anche di stile per poterli attribuire alla stessa persona. Tramontata da tempo pure l'idea che l'Iliade fosse frutto della giovinezza e l'Odissea quello della vecchiaia.
Resta il fatto che per chiunque voglia approcciarsi alla scrittura, si tratta di testi dai quali non si può prescindere e vi si trova di tutto, errori e incongruenze comprese.
Per i guerrafondai l'Iliade resta insuperabile (Alessandro Magno dormiva con una copia sotto il cuscino), ma a me, devo dirlo, uno che fa l'eroe perché è invulnerabile non stava simpatico da ragazzo e non può star simpatico nemmeno ora: "grazie tante - mi dicevo e mi dico - così son capaci tutti!" E dunque concordo col già citato Foscolo, che preferiva Ettore (eroe sfortunato di una patria ancor più sfortunata) al punto di dedicargli la fine de "I Sepolcri". Inoltre l'Iliade contiene il primo grande spiegone della letteratura occidentale: il catalogo delle navi, un pippone esagerato, digeribile come un mattone di tufo andato a male, che Omero era stato costretto a inserire nel poema, a uso e beneficio dei discendenti dei principi Achei, i quali lo ospitavano nelle loro ricche dimore, concedendogli vitto e alloggio in cambio dei suoi canti. Insomma, anche allora esisteva il self publishing o il crowdfunding, e per "essere pubblicati" bisognava scendere a compromessi... meditate gente, meditate.
Che dire poi dell'Odissea? Un vero manuale di scrittura creativa. Lì dentro c'è tutto, ragazzi, e noi non possiamo far altro che imitare il maestro, ovvero l'Omero numero due, o tre, o quattro, fate voi... Non ci credete? Facciamo qualche esempio.

  1. Incipit portentoso: un re che naufraga nudo su una spiaggia. Provate a concepire un'idea migliore.
  2. Sesso: il re nudo, appunto, e la giovinetta Nausicaa che lo ammira allupata; per non parlare della maga Circe, della dea Calipso e delle supergnocche dell'Olimpo.
  3. Il tema del viaggio e del ritorno: dieci anni per mare senza bussola non sono uno scherzo.
  4. Le trame parallele: Ulisse cerca di tornare, ma nel frattempo Telemaco cerca lui e per un pelo non s'incrociano.
  5. Il flashback: il poema non parte con il racconto del cavallo di legno (che poi era una nave) e della caduta di Troia, che il protagonista narra in seguito.
  6. La fedeltà e l'amore per la casa: Penelope che dà la cera e toglie la cera... No, ho sbagliato: tesse la tela, scioglie la tela.
  7. Il personaggio polivalente: Ulisse è astuto, coraggioso, leale, ma pure traditore, cialtrone e un po' puttaniere, anche se fa di tutto per tornare a casa.

Per non parlare della religiosità, dei valori dell'amicizia, del rispetto, dell'onore. E ce n'è anche per gli amanti del fantasy: giganti con un occhio solo, esseri per metà donne e per metà pesce, uomini trasformati in animali, viaggi negli inferi... Omero insomma accontenta proprio tutti, persino i fattoni, coi mangiatori di loto, e gli animalisti, col cagnolino Argo che prima di tirar le cuoia aspetta il ritorno del padrone.
Che dire? Imitate, gente, imitate, che altro non possiamo fare:D

 

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Fantastico @Alexmusic  fantastico:D

Ma Nausicaa allupata... :o mi crolla un mito... no dai: innamorata dai:D

E Circe, Calipso,  e le supergnocche dell'Olimpo...:D  se avessi saputo queste cose da fanciullo  mi sarei rifiutato di continuare a leggere, tradurre in prosa e sognare...

Ti prego lasciami nella mia pia illusione di un mondo perfetto... :D

Scherzi a parte, tempo fa vidi un'opera teatrale dove gli eroi greci vestivano divise mimetiche da soldati e ufficiali golpisti, con tanto di basco e occhiali da sole neri che con fare serissimo e altamente drammatico declamavano i versi classici pari pari... ne risultava una cosa del tutto nuova, per quanto antica e gli abiti moderni misti a quelle parole del passato avevano il potere di far vedere l'antico e il moderno da un punto di vista completamente nuovo, diverso, inducendo ulteriori elucubrazioni.

Peccato che non mi ricordi di quale opera moderna si trattasse, la vidi in tv di sfuggita, in bianco e nero...

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