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DanZac

"Pago" anche se non pago?

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Premettendo che sono contrario all'editoria a pagamento per principio, devo dire che ci sono EAP e EAP: ultimamente sembrerebbe che alcuni editori con richiesta di contributo siano riusciti a sdoganarsi facendo anche della promozione attraverso blogger, youtuber e mondo social. Tali EAP vengono guardati con occhio diverso e non noto tutta questa acredine nei loro confronti. 

Inoltre ho notato che certi autori con pubblicazioni per medie e big hanno nel loro curricula case editrici a pagamento (non tutte, diciamo alcuni nomi in particolare) quindi credo che tale tipo di pubblicazione non pregiudichi molto e che quello che conti alla fine siano qualità dell'opera e potenziale commerciale. Peró sembrerebbe che anche in questo ambito ci sia della selezione di fondo da fare e, in questo caso, se un EAP offrisse un contratto free forse (siamo nel campo del personale) se ne potrebbe anche parlare. Io personalmente sceglierei solo editori attualmente free.

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Vi prego di non taggarmi più in questa discussione, perché ho deciso di abbandonarla.

Da come vengono poste le repliche alle opinioni che esprimo, sembra quasi che che io sia pro EAP e non è affatto così.

Purtroppo, con buona pace di chi pensa il contrario, io credo fermamente che esista ancora la disinformazione e... sì, anche ai tempi di Internet. La persona ingnua esiste, che vogliate crederci o no, o che vogliate considerarla pigra, o qualsiasi altra cosa. La riprova è data da numerosi messaggi che ricevo qui in privato. Si nota in due righe la differenza tra ingenuità e alibi e c'è anche chi se ne costruisce!

Tra l'altro ho sempre parlato, in ogni mio intervento in questo topic, di casi limite, di eccezioni sulle quali operare dei distinguo; perché, per la  forma mentis che fortunatamente ho acquisito, non credo nella generalizzazione e ritengo che una persona saggia debba e sappia agire con discernimento.

Nel caso di editoria non parliamo neppure di saggezza, ma di profitto (anch'io lavoro per un editore e credo di conoscere le dinamiche che spingono alla pubblicazione... anche se nel mio settore l'EAP fortunatamente non esiste neppure). E poiché è stato più volte ribadito e garantito che l'editore legge le proposte giunte, non credo che se valuti ben vendibile un romanzo stia a farsi grossi problemi se una e sottolineo una volta, nella sua storia editoriale, un autore ha commesso un errore.

Ripeto e ribadisco che ritengo necessario, nella maniera più assoluta, un grande spirito critico verso se stessi da parte degli autori e penso con fermezza che se si sceglie questo per mestiere si debba avere rispetto per la scrittura e ci si debba migliorare in continuazione.

Di autori mediocri e privi di spirito di autocritica, che si ritengono grandi geni incompresi, ce ne sono purtroppo molti e temo che continueranno a esserci (anche perché, inutile nascondersi dietro a un dito, moltissimi di questi hanno scoperto il self publishing). Tali persone, che reiteratamente ricorrono a sotterfugi come l'EAP e sfruttano in maniera inappropriata la stada del self, non credo affatto che possano essere pubblicati da un grosso editore free.

Detto ciò, anch'io ho sempre invitato e invito chiunque (esordiente e non) a stare comunque alla larga dall'EAP e a puntare invece sulla crescita personale e professionale. Se proprio si hanno soldi da investire, meglio farlo in corsi o rivolgersi a un editor che possa valutare con obiettività, aiutando l'autore a migliorarsi e crescere. Quello della scrittura è un mestiere al quale ci si deve approciare con profonda umiltà e ricordarsi che non ci si deve mai sentire arrivati, neanche se si ha la fortuna di pubblicare con un editore big. Ho letto, in un'altra sezione, l'interessante esperienza di un'autrice in merito a ciò.

Ora vi saluto e vi auguro un buon proseguimento di discussione.

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Sono spiacente che venga recepita come personale una critica all'EAP. Non lo è mai stato.

E' comunque normale rispondere a una persona "autorevole" piuttosto che ad altri. Quello che hai scritto tu ElleryQ è chiaro e non fraintendibile.

Ci si confronta ma non si vuole prevaricare nessuno. Anche quando i pareri sono discordanti.

Soprattutto con una persona come te, capace di coinvolgere gli altri.

 

Grazie e un saluto (non ti ho taggato!;))

  • Grazie 1

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Dal mio punto di vista non farei tanti distinguo tra EAP e non EAP, quanto tra CE serie o meno. Preparate i cuoricini rossi. Poniamo il caso di una CE che decida di pubblicare il vostro romanzo in 50 copie, non alzi un dito per affiancarvi nelle presentazioni e conti solo sulle vendite vostre a parenti e amici. Poniamo anche il caso che si rifiuti di stamparne ancora un centinaio per "eventuali richieste". Dove siete arrivati? Poniamo il caso di una CE che accetti di impegnarsi in fiere, abbia un briciolo di distribuzione, che dimostri di investire in uno straccio di pubblicità, e che vi chieda di accollarvi una parte di copie (diciamo al massimo un centinaio) da rivendere per i fatti vostri io non la vedrei come "il male dell'editoria". Io per esempio amo regalare i miei libri, magari con una piccola dedica, nelle occasioni in cui devo fare un pensierino a qualcuno. Infatti sarei disponibile anche in caso di pubblicazione totalmente free all'acquisto di molte copie per farne sostanzialmente quello che voglio. Potrei anche impostare una piccola distribuzione in zona in conto vendita, diciamo una ventina di librerie. Sostanzialmente, pagare o non pagare non è il mio dilemma, la mia difficoltà è invece trovare qualcuno che condivida la mia visione "commerciale e imprenditoriale" del progetto. Se sono no EAP sono estremisti indolenti, se sono EAP in genere puntano solo ai nostri spiccioli.

E' un mondo difficile...

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Se ti pubblicasse senza contributi a differenza di altri autori, come minimo sarebbe a doppio binario.  Per rispondere alla domanda finale in grassetto, ti dico che agli occhi di un grande editore aver pubblicato a pagamento equivale ad affermare di non aver talento.

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3 ore fa, Niko ha detto:

Credo invece all'Ego di ognuno. Il vero motore dell'EAP è quello: l'ego. Non l''ingenuità.

 

Beh però l'ego è importante, tanto per un artista, quanto per un professionista di qualsiasi ambito. Per arrivare un giorno da qualche parte è necessario credere nel proprio lavoro, e alle volte anche sopravvalutarlo. Lo ritengo un grosso motore emotivo per spingerci sempre avanti. Poi è chiaro esistao persone incapaci di fare autocritica, che scadono nella superbia. Ma comunque non per questo disposti a pagare migliaia di euro per farsi pubblicare.

 

Punterei invece il dito sulla volontà di apparire. L'apparenza è più importante dell'essere, e allora farsi pubblicati, anche a pagamento, basta per soddisfare questa vanità. Ma la vanità non è ego né superbia: l'ego ci porta ha pensare, anche sbagliando e scadendo nella superbia, "io sono bravo abbastanza, e chi non mi apprezza è in errore", la vanità muta questa affermazione in "io voglio sembrare, voglio che gli altri mi vedano così".

 

Quindi da una parte c'è l'Io sono e dall'altra l'Io voglio.

 

Dopotutto lo sappiamo tutto che non basta volerlo, ma bisogna proprio crederci, ed essere disposti a faticare. E l'EAP è per quelli che vorrebbero tanto, ma non hanno voglia di investire se stessi.

 

Basta apparire.

 

 

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Intervengo soltanto per portare la mia personalissima esperienza e testimonianza.

Due anni fa, completamente a digiuno di nozioni sul mondo dell'editoria, ho mandato il mio primo lavoro a destra e a manca. Sette risposte positive su dieci, una negativa, due risposte mai pervenute. Tra le risposte positive, si annoveravano quelle di famose EaP, che mi chiedevano di acquistare 100-150 copie. Ho sentito puzza di bruciato e ho declinato l'offerta.

Scelsi una casa editrice che non mi chiedeva di acquistare copie, ma chiedeva, invece, un paio di centinaia di euro come "supporto" alle spese. La cosa non mi convinceva del tutto, ma era una CE locale, aveva buoni feedback e provai. Fortunatamente ebbi l'accortezza di pubblicare sotto pseudonimo.

Inutile dire che la CE non ha mai mosso assolutamente un dito, non mi ha dato evidenza delle copie stampate, non ha fatto pubblicità e mi ha detto di aver venduto appena due copie in 6 mesi (peccato che almeno 3 persone avessero acquistato il libro nella mia cerchia). Abbastanza incavolato, decisi di lasciar perdere.

Poco dopo mi imbattei nella CE con la quale pubblico ora. Non mi ha chiesto un soldo, mi ha supportato, mi ha fatto fare presentazioni, ha sempre rendicontato in maniera puntuale etc.

Morale della favola: ho rescisso il contratto con la vecchia EaP per rientrare in possesso dei diritti sul primo libro, l'ho rieditato autonomamente, tradotto e messo in vendita in self. Ovviamente più di 2 copie le ha vendute solo il primo giorno....
Ma con questo, cosa ho voluto dire? Non lo so, però c'ho ragione, e i fatti ... mi cosano! xD

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8 minuti fa, Mauro Barbarito ha detto:

non ha fatto pubblicità e mi ha detto di aver venduto appena due copie in 6 mesi (peccato che almeno 3 persone avessero acquistato il libro nella mia cerchia).

Se un editore non riesce a vendere più di due copie in sei mesi e presenta un rendiconto alterato, si presenta per ciò che è.

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@Marco ML infatti ritengo siano più "stampatori" che editori. Ad ogni modo, resto fermamente convinto che, piuttosto che andare di EaP, valga la pena di procedere con il Self, magari con l'accortezza di contattare un buon editor. Con la consapevolezza che, in ogni caso, il marketing spetta a noi!

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Io dal self sono uscito dalle ossa rotte. Faccio parte di gruppi Facebook costituiti da assidui lettori con 10.000 o addirittura 80.000 iscritti e sai cosa postano? Lo stock di libri presi al mercatino per 10€ di King, Allende, Follett... Non ne spendono 15 per uno solo e per giunta di uno sconosciuto.

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2 minuti fa, Marco ML ha detto:

Io dal self sono uscito dalle ossa rotte. Faccio parte di gruppi Facebook costituiti da assidui lettori con 10.000 o addirittura 80.000 iscritti e sai cosa postano? Lo stock di libri presi al mercatino per 10€ di King, Allende, Follett... Non ne spendono 15 per uno solo e per giunta di uno sconosciuto.

Mi sa che facciamo parte degli stessi gruppi xD
Tuttavia posso dirti che non è il self o la CE che ti "rompono" le ossa. Dobbiamo capire che, da esordienti o semi sconosciuti, non possiamo, per nessun motivo, prescindere da una corretta e continua azione di marketing multipiattaforma (dando per scontato di avere un buon prodotto). I gruppi FB di esordienti NON sono una buona piattaforma ;)

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Se vuoi intraprendere la "carriera" di scrittore allora devi costruirti una reputazione. E' un mondo in cui è difficilissimo non dico emergere, ma solo farti notare. Fuori c'è una coda lunga chilometri per un mercato che è poco più grande di una stanza. 

Pubblicare con un EAP è come mandare un curriculum con un grosso errore grammaticale. Non aiuta. Poi magari se sei bravo puoi anche farti assumere e diventare AD in un paio di anni. Tutto è possibile, però certo non aiuta. Perché hai dimostrato di non avere pazienza e la pazienza è fondamentale per imparare, per crescere. E non si smette mai di imparare e di crescere. E intanto la coda fuori si allunga e la stanza è sempre grande uguale, anzi ogni anno si riduce un po'.

 

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Bellissima metafora, complimenti! Sei più scrittore tu di tanti altri là fuori, ma questo, purtroppo, resterà tra noi, compagni di sventura in questo forum. So di aver scoperto l'acqua calda.

 

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Alle 30/1/2018 at 10:33, DanZac ha detto:

La tua scelta di pubblicare oggi con una CE che tutti gli editori, nonché gli autori, conoscono come EAP, potrebbe essere etichettata dagli editori free, grandi o piccoli che siano, comunque come una «scorciatoia»?

 

Non so alla piccola editoria.

Alla grande editoria che tu abbia speso mille, diecimila o centomila euro per fare marketing su te stesso o per foraggiare le EAP non può fregare di meno.
La grande editoria è, ovviamente, un "business": si pubblica ciò che si reputa possa portare un vantaggio economico.

Stiamo parlando di imprese commerciali, non di altro.

Se io oggi decido di andare da una EAP per scrivere un romanzo intitolato "La mia fattoria" che per 300mila battute va avanti così:
"Cip cip fa l'uccellino

bau bau fa il cagnolino

miao miao fa il bel gattino"

ecc ecc

e domani scrivo un testo che la Mondadori o la Rizzoli o la GEMS ritengano possa far loro guadagnare dei soldi, ma secondo voi davvero non mi propongono un contratto perché ho pubblicato a pagamento "La mia fattoria?"

Nella "migliore" delle ipotesi me lo fanno ritirare dal commercio con l'EAP, nella "peggiore", se divento un minimo famoso, me lo riupubblicano loro spacciandolo per poesia ermetica contemporanea di un certo livello.
Ed è normale che sia così... è la scoperta dell'acqua calda.
Le grandi CE pubblicano di tutto: grande narrativa, ma anche blogger o personaggi pseudo famosi che con la narrativa c'entrano poco.

L'importante è che il prodotto abbia un mercato.

Quindi, alla domanda:
Non è consigliabile pubblicare con una EAP perché poi le CE non mi calcolano?
La risposta è un enorme no, non c'entra niente.
All'altra domanda:
mi conviene pubblicare con una EAP?
la risposta è sempre un enorme no, perchè oggi ci sono alternative validissime per chi cerca la vendita "fai da te". Self, print on demand, addirittura tipografie online con prezzi stracciati... insomma: non trovi una CE free e vuoi pubblicare pensando di riuscire a vendere comunque n copie? puoi guadagnare molto di più senza l'EAP, riducendo o addirittura annullando il "rischio d'impresa", tra l'altro.
quindi il mio consiglio è: no, non andate con le EAP, ma non e ripeto non perchè poi verrete marchiati... a nessuno in una grande CE free frega nulla di come spendete o avete speso i vostri soldi. Frega semmai, ovviamente, se riuscite e riuscirete a "portare" loro soldi tramite vendite, proponendo un prodotto editoriale valido e vendibile.
 

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snoopy-caro-editore.jpg

Io dico che se hai pubblicato a pagamento, le grandi CE fanno (forse) una ricerca su Google e non appena vedono il tuo nome legato alla EAP ti cestinano senza neppure leggerti. Non si morderanno certamente le mani per aver perso un grande talento. Loro partono da quel presupposto, poi è ovvio che se si presenta un politico che ha pubblicato a pagamento per la prima volta non faranno tante storie come a un comune mortale.

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41 minuti fa, Marco ML ha detto:

Io dico che se hai pubblicato a pagamento, le grandi CE fanno (forse) una ricerca su Google e non appena vedono il tuo nome legato alla EAP ti cestinano senza neppure leggerti. Non si morderanno certamente le mani per aver perso un grande talento. Loro partono da quel presupposto, poi è ovvio che se si presenta un politico che ha pubblicato a pagamento per la prima volta non faranno tante storie come a un comune mortale.

A mio avviso no, non è assolutamente quella la metodologia di lavoro di chi riceve i testi.

Poi per carità, io non conosco nessuno che lavora in Mondadori  come "selezionatore", però, a naso:

Non stiamo parlando dell'impiegato di una CE a conduzione familiare con parametri di valutazione e criteri di selezione legati a ideali vari (legittimi o meno che siano, non è questo il punto).
Qui parliamo di professionisti, di gente che lavora in aziende con centinaia, se non migliaia, di dipendenti.

Qui parliamo di criteri di selezione  che sono sostanzialmente tre:

- agenti
- concorsi
- seleziona diretta
Che a qualcuno in una Mondadori interessi o meno se il prodotto presentato da un'agenzia o vincitore di un concorso venga o meno dalla penna di uno che ha pubblicato con una EAP lo trovo francamente irrealistico, e penso che su questo concordiamo tutti.

Passiamo a quello che è un po' il fulcro della discussione, l'invio diretto.

Per quanta riguarda la selezione diretta, se c'è qualcuno che la fa, presumo che la CE lo paghi non per fare ricerche sul nome dell'autore su google (quelli che vogliono cercare perché sono blogger o self molto in alto nelle vendite su amazon li cercano da loro), ma per leggere almeno le prime battute e vedere se è roba buona o meno.
A livello professionistico presumo che il DE di una grande CE, se ha il solo sospetto che un impiegato addetto alla prima lettura  cestini qualcosa che potrebbe essere vendibile e buono perché ha arbitrariamente deciso che quell'autore va "marchiato" in quanto ha pubblicato con una EAP,  be'... per me lo licenzia. Ma senza se e senza ma, proprio.

Mi spiego ancor meglio: voi state presumendo che una grande CE applichi come "sistematico parametro di selezione" un qualcosa di puramente concettuale e idealistico come la "lotta armata alle EAP" che potrà anche premere all'aspirante scrittore, ma che per i professionisti del settore è un qualcosa che neanche si calcola. Voglio dire... per la Mondadori la "piccola CE" è la Minimum Fax, la "piccola CE" è la Fanucci.

Le "piccole CE" che abbiamo noi sul Wd non sono neanche calcolate, non sono pervenute, non le hanno mai sentite. Non è che stanno lì con la lista delle EAP, forse non sanno manco la differenza tra una EAP e la piccola CE, sicuramente di fronte al romanzo di Pinco Pallo che a loro avviso potrebbe vendere 30mila copie, non perderanno mai neanche un nanosecondo del loro tempo per controlalre se le edizioni del Becchino che hanno edito l'opera prima di Pinco Pallo sono una EAP o una CE a conduzine familiare di Gubbio! E se anche per pura fatalità o curiosità dovessero farlo, se per loro quello che hanno tra le mani vale 30mila copie, non è che lo scartano "per principio".
 

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Guarda, non sai quanto mi auguro che tu abbia ragione. Il ragionamento fila, però è anche vero che le nostre sono congetture. Nessuno di noi è dentro la redazione di una C.E.

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@Marco ML I colossi non guardano se uno paga o no, del resto non vie è prova certa che l'abbia fatto.  Osservano la loro capillarità, le vendite, l'attività nei blog/facebook, varie classifiche, tipo Amazon, e l'intraprendenza dell'autore. Salvo eccezioni oviamente; su questo blog ne conosco solo uno, che è stato pescato dalla C.E. per eccelleza che noi tutti sognamo. Non difendiamole troppo, perchè loro non rischiano come fanno le piccole C.E. free (che Dio le benedisca) e quelle a pagamento, che non raccolgono di certo gli scarti di nessuno. Loro vogliono l'autore che provenga da vari premi letterari ( e anche qui ce n'è sarebbe da argomentare parecchio su alcuni di questi premi). Loro cercano l'autore che garantisca un certo numero di vendite, ovunque arrivi a pagamento o no. Noi le desideriamo, ma loro non rischiano nulla per noi, e quando mandi un manoscritto, spesso non si prendono nemmeno la briga di una risposta automatica. Qundo gli invii il file, il dopo è il silenzio assoluto, il vuoto, quindi "il niente". A volte ci arrabbiamo con le micro C.E. per cosucce da poco, o perchè ci chiedono qualcosa per l'editing, ma quando pensiamo alle grandi sospiriamo con ambizione. Dimenticando che noi per loro siamo...e qui mi fermo. Mi sono permesso di intervenire al quesito in oggetto, con qualche rancore fuori argomentazione, perchè volevo portare alla riflessione. A volte ci arrabbiamo con C.E. che chiedono contributi, dimenticndo che c'è di peggio; L'indifferenza.

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Tra pagare una EAP per sparire e una free per non avere pubblicità, preferisco la secondo opzione. Almeno non ci rimetto un soldo. Se pagare mi garantisse la visibilità di cui parli, allora sarebbe diverso, ma nessuna EAP ci rimette i soldi presi all'autore per farlo conosce. Mica sono scemi.

 

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@ElleryQ (y)

 

10 ore fa, heightbox ha detto:

e che vi chieda di accollarvi una parte di copie

Direi che l'importante è che siano in conto vendita, per cui pagate una volta smerciate (se poi sono state - tutte o in parte - regalate è un problema dell'autore).

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Tutto sacrosanto, però perché un prodotto (libro, detersivo, biscotto ecc...) si venda è fondamentale la "visibilità" e la "pubblicità". Siamo bombardati, assediati, perseguitati da spot in cui ci si propone di tutto. Se guardo una tenda da campeggio su Amazon per un mese ogni volta che apro una pagina internet c'è un banner che mi propone una tenda. Ora, un piccola CE che non da visibilità al nostro romanzo non serve a nulla. Niente, zero. Pubblicizzare il mio romanzo ha un costo? Il piccolo editore non ha molti soldi? Ben venga la condivisione di spesa, a patto che sia documentata, ben vengano le copie pagate dall'autore che si impegna a smerciare o regalare. Perché l'affitto di un negozio sulla via centrale pedonale è il triplo (se va bene) di quello in periferia in una stradina secondaria? Pretendere è giusto, condividere potrebbe essere anche logico. Quanto credete che investa in pubblicità la Barilla per mantenere la posizione che occupa sul mercato? L'unica differenza è che se vi adotta la Mondadori se ne fa carico lei, se vi arruola Pinco Editore non sperate che spenda un centesimo e se lo fa che renda più di qualche manciata di euro. Il vostro sudato romanzo in cambio di una pizza. Questa temo sia la triste verità.

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Io la penso così, felice di rifletterci insieme.

Credo che sia molto differente credere nell'autore, o chiedere all'autore.

 

Il concetto di richiesta che l'editore può fare, a parer mio, al proprio autore, io lo concepisco solo in questo modo:

  • "sei bravo col PC?"
    • Fai una pagina FB e inizia a scrivere, invita amici, fatti conoscere, chiedi l'amicizia, etc..
    • Fatti un blog/sito per il libro e/o per te scrittore.
    • Fai un video youtube, stile book-trailer...
  • "Non sei capace?"
    • Vai nelle librerie della tua città. Il prox mese in quelle di provincia e così via.
    • Presenta il progetto, studiamo insieme le parole da dire, come dirle
    • Lascia a tutti il mio telefono, che concordo la presentazione
    • Ne facciamo 10? 100? Dipende da te
  • "Sei bravo a fare entrambe le cose? Meglio, anch'io editore, pertanto diamoci da fare insieme! L'unione fa la forza."

Questo è un impegno sicuramente più sano, anche a livello di investimento economico. Se voglio fare pubblicità su facebook alla mia pagina è mio interesse farla, lo stesso dicasi per il sito.

Se voglio fare un video su youtube che appaia in qualche banner, stessa cosa. Lo stesso dicasi se spendo soldi per il pieno della mia macchina e andare a chiacchierare con qualche libraio.

 

Non per comprarmi le copie del mio libro, nel quale l'editore ha creduto.

 

Non per permettere all'editore di mettermi solo un codice isbn e godere delle potenziali entrate che arriveranno dalla vendita.

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@heightbox Condivisione di spese per fare pubblicità è una forma di EAP. Siamo d'accordo che abbia un costo, ma per me è comunque l'editore a doversene fare carico. Se non se lo può permettere, allora deve cambiare mestiere. Non può chiedere all'autore neppure un centesimo, perché altrimenti non sa cosa significa rischio d'impresa.

 

@DanZac Purtroppo l'impegno del quale parlate difficilmente viene ricompensato. Io ho invitato tutti i contatti di FB dell'hinterland lombardo appassionati di lettura e non è venuto nessuno. Ho fatto il giro di tutte le librerie di Milano che non è una cittadina con 5.000 abitanti e mi hanno sempre cordialmente respinto perché già un autore di peso richiamo poco pubblico, figuriamoci uno sconosciuto.

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Tutto ampiamente condivisibile, @DanZac e tutto già ampiamente all'ordine del giorno nell'iter che segue ogni esordiente. Credo in questo sito vi siano decine e decine di autori pubblicati che hanno pagine FB, trailer, gruppi e fatto presentazioni nelle librerie del loro paese e nelle biblioteche. Se chiedessimo a ognuno di loro quante copie hanno venduto scopriremmo che si va dalle 100 alle 300, in generale. Un euro a copia e i conti sono fatti: tre biglietti da cento in tasca in un anno (per quelli che li hanno visti) Questa è un'avventura da sognatori, da writer's dream appunto, e se per riuscire a superare la soglia fisiologica del cerchio di parenti e amici ci si deve impegnare con dei soldini non lo trovo così blasfemo. Se apro un'attività investo denaro nella speranza di lavorare e il risultato non è garantito, perché un autore che crede fermamente nel suo prodotto non potrebbe diventare "socio" di un editore in un progetto commerciale? Tutto ovviamente preso con le pinze e mente aperta da entrambe le parti, ovviamente. 

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6 minuti fa, heightbox ha detto:

"socio" di un editore in un progetto commerciale? Tutto ovviamente preso con le pinze e mente aperta da entrambe le parti, ovviamente. 

Ma scusa, perché diventare "socio" di un editore? Di uno che poi editore non è.

Piuttosto divento io editore. Mi auto pubblico e investo in pubblicità. Senza dipendere da qualcuno che ha dimostra di non essere editore. Se deve ricorrere  all'EAP.

Se invece intendi diventare "socio" di Feltrinelli, è un altro discorso.:P

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Beh, diciamo che un Editore, per quanto piccolo, dalla sua ti offre (o dovrebbe offrire) un minimo di editing, copertina, impaginazione, stampa e rete di distribuzione. Se sei fortunato anche spazi espositivi e qualche copia sugli scaffali di qualche libreria. Quindi ti fornisce una "base" su cui poter lavorare in maniera più agevole.

Almeno per me è stato così. E sono lieto di investire quello che posso in pubblicità.

Nel frattempo mi apposterò sotto l'appartamento di qualche editor di Mondadori (visto che non mi rispondono su FB) ... xD

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Vedi @camparino nel mio mondo fantastico l'autore crea, l'editore ha i contatti. E' un pochino il discorso di un pittore. Se dipingi e i tuoi quadri vengono esposti in una galleria importante con altri pittori e partecipi a mostre di un certo rilievo forse vendi, e anche bene. Se i tuoi quadri soli e soletti li metti all'oratorio fanno solo polvere. La CE nel mio delirio dovrebbe 1) Certificare che quanto stampato è un romanzo decente. 2) Affiancare l'autore nelle presentazioni fornendo una "spalla" all'avvenimento 3) Avere dei contatti propri, alcune librerie collegate, partecipare con stand a fiere e supportare l'autore nei concorsi più importanti. 4) Agevolare l'invio dei libri 5) Coltivare contatti con la stampa locale, stimolare recensioni di blogger 6) Migliorare con editing e copertine spettacolari il romanzo. Obbiettivamente tutto ciò con il self non è facile da farsi. La CE dovrebbe vestire di legittimità quello che invece nel self è un'autocertificazione senza garanzie. La CE dovrebbe amplificare il risultato, e se per farlo (dimostrando ovviamente all'autore che in genere ci riesce) chiede una partecipazione ragionevole in termini economici non lo trovo così mortificante. Se poi è solo per scucirmi mille euro e farsi un weekend al mare allora non è EAP ma un comportamento truffaldino.

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Io fin'ora, per esperienza di interposta persona e non diretta, ripeto:

terzo libro pubblicato a pagamento, 300 copie raggiunte dopo il terzo libro.

 

Questo giustifica l'EAP? Credo di no.

 

Preferisco attendere, come già esposto sopra, un editore free che abbia, appunto, come suggerisce @heightbox, conoscenze, contatti e si sappia muovere (non solo editing, copertine e similari). Poi se c'è da investire in pubblicità (oltre a quella che fa la CE, magari con l'ufficio stampa), nel farmi conoscere nelle librerie (oltre alle presentazioni che mi prepara la CE), allora lo faccio volentieri.

Lì ho il riscontro che i soldi li ho spesi in pubblicità e la pubblicità la vedo. Se compro le mie copie chi mi dice che non abbia solo pagato la stampa?

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Farei anche una domanda provocatoria. In questo sito quando si parla di editing si sente profumo di incenso, è reputato indispensabile e sacro. Quindi è logico scrivere poi pagare, e sottolineo pagare, un editor duemila euro per perfezionare il romanzo. Nessuno ha nulla da obbiettare. Quindi invio in seguito a qualche agenzia il romanzo bello profumato e pago, e sottolineo pago, fino a 600 euro per sentirmi dire che fa schifo e non mi rappresentano assolutamente. Magari sono testardo e di schede di lettura me ne faccio fare due o tre finendo per scucire un migliaio di euro. Anche qui nessuno ha nulla da obbiettare e l'abbiamo pure fatto in tanti. Ora, se questa non è editoria a pagamento io sono un unicorno. Ma se invio a una CE il romanzo, questa lo legge gratis, accetta di pubblicarlo facendo un buon editing gratis e poi mi chiede ad esempio 500 euro per 50 copie del mio libro di cui posso disporre a mio piacimento perché diventa un appestato da cui tenersi bene alla larga? Non voglio fare l'avvocato del diavolo ma io affronterei il "progetto romanzo" con più elasticità, analizzando e valutando caso per caso le motivazioni che stanno dietro a una richiesta di partecipazione alle spese.

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