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DanZac

"Pago" anche se non pago?

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Carissimi colleghi buongiorno.

La riflessione è nata dopo essere stato "scelto" da una CE a pagamento, la quale mi invita a proporre il mio manoscritto.

 

Premessa: scopro che la CE in questione è a pagamento grazie al WD, oramai la mia bibbia! :)

 

Spulciando nei post della relativa discussione, noto subito che gli ultimi erano datati già di qualche mese. Pertanto rispondo alla CE chiedendo se siano ancora a pagamento.

 

Ecco la replica ricevuta:

Cita

a seconda della valutazione della Commissione di lettura, ci riserviamo la possibilità di richiedere o meno agli autori l’acquisto di alcune copie del libro.

Cerchiamo in tal caso di mantenere l’importo corrispondente il più basso possibile in modo che l’autore possa recuperare interamente la spesa e avere un guadagno vendendo le proprie copie.

Se lo desidera ci può inviare la sua opera per una valutazione, senza nessun impegno,

 

Dando fiducia alla CE (in merito al fatto che non sia solo un modo per invogliarti comunque a inviare loro il manoscritto, tentando poi di chiederti in ogni caso dei soldini) il dubbio è il seguente:

 

Mettiamo che:

  1. invii il manoscritto a una CE palesemente rientrante nell'editoria a pagamento
  2. apprezzino davvero la tua opera e decidano di pubblicarti senza un centesimo. Ergo, in quel caso, free
  3. un domani tu ti rivolga al mercato dell'editoria con nuove pubblicazioni per qualsiasi motivo

 

La tua scelta di pubblicare oggi con una CE che tutti gli editori, nonché gli autori, conoscono come EAP, potrebbe essere etichettata dagli editori free, grandi o piccoli che siano, comunque come una «scorciatoia»?

 

Chi di voi ha avuto questo tipo di esperienza?

O similari?

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25 minuti fa, DanZac ha detto:

 

La tua scelta di pubblicare oggi con una CE che tutti gli editori, nonché gli autori, conoscono come EAP, potrebbe essere etichettata dagli editori free, grandi o piccoli che siano, comunque come una «scorciatoia»?

 

 

No, non come una scorciatoia, come una vera e propria stimmate.

Sarebbe come presentarsi a un colloquio di lavoro per fare l'infermiere addetto alle analisi del sangue con le mani sporche di grasso. 

L'editoria a pagamento non il male perché spilla soldi a persone in buona fede, non solo. Lo è per ciò che rappresenta. Molto meglio il self-Publishing soprattutto perché ti apre una strada verso l'editoria tradizionale. Strada che l'EAP chiude per sempre a doppia mandata.

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16 minuti fa, Mathiel ha detto:

on penserai davvero che ti propongano un contratto free?

Un'ipotesi decisamente remota, magari con l'intento di "accalappiarne 1.000", per invogliarne 100, per poi pubblicare a pagamento con 10. La legge dei grandi numeri.

 

E' pur vero che c'è una CE, commentata e discussa proprio qui sul WD, che manda a casa il libro (stampato alla carlona!), propone n euro per pubblicarti, scendendo poi sempre di più, finché, se il libro è di loro interesse, ti pubblicano gratis.

Non è la CE di riferimento per questo thread, ma l'esempio dimostra che alcuni editori si comportano in questo modo.

 

Mettiamo comunque il caso che la "blasonata" a pagamento ti pubblichi gratis. Come risponderebbe l'editore Free, un domani, a una tua proposta?

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Io non credo che gli editori siano così tassativi. Può anche capitare che qualche autore abbia pubblicato con CE a pagamento o a doppio binario (tendente all'EAP) per inesperienza o disinformazione, per cui troverei stupido da parte di un buon editore discriminare qualcuno fino a questo punto, specie se ritiene valido il romanzo proposto da quell'autore.

L'EAP è certo "il male" per molti versi, come dice @MatRai , ma penalizzare a vita un autore sarebbe un atteggiamento veramente grave, specie senza aver conosciuto le motivazioni dell'autore stesso.

Ci sono stati anche episodi clamorosi (e non parlo di un passato remoto ma recente) di autori che hanno esordito con EAP e sono stati poi ripubblicati da grossi editori, fino a diventare casi editoriali (cambiando titolo al romanzo e rieditandolo).

Pertanto io ritengo che nell'errore si possa pure incappare e che sussistano margini per poter perdonare tale errore, ma se non si tratta di inesperienza bensì di prassi per scavalcare un percorso valutativo più corretto è tutt'altra storia. In tal caso, tuttavia, credo che il grosso editore se ne accorga benissimo dai contenuti e dalla forma del testo proposto dall'autore "furbetto".

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@ElleryQ ci sono molti editori che, a quanto ne so, non possono neanche "sapersi" affiancati ad altri, quando inviamo le nostre proposte.

C'è un astio neanche tanto celato tra alcuni, che si sentono probabilmente qualitativamente e eticamente superiori (magari a ragione, sotto molti aspetti) rispetto a chi fa pagare l'autore.

 

Come possiamo presentarci, in Italia, a una CE free, magari per fare il salto di qualità, dopo essere stati, come dice @MatRai marchiati a vita con una stimmate?

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5 minuti fa, DanZac ha detto:

Come possiamo presentarci, in Italia, a una CE free, magari per fare il salto di qualità, dopo essere stati, come dice @MatRai marchiati a vita con una stimmate?

Forse in questi casi, sarebbe opportuno presentarsi già subito con il capo cosparso di cenere, spiegando alla CE che in passato si è commesso un errore per pura inesperienza, cadendo nelle reti di una casa editrice a pagamento. Potrebbe essere un'idea...?

  • Confuso 1

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26 minuti fa, ElleryQ ha detto:

Può anche capitare che qualche autore abbia pubblicato con CE a pagamento o a doppio binario (tendente all'EAP) per inesperienza o disinformazione, per cui troverei stupido da parte di un valido editore discriminare qualcuno fino a questo punto, specie se ritiene valido il romanzo proposto da quell'autore.

Sono d'accordo. Il problema, secondo me, è: perché continuare ad alimentare un malcostume?

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Sarà come dici @DanZac , ma a me sembrerebbe assurdo e altamente discriminatorio un comportamento del genere.

Fatte sempre le dovute eccezioni, è chiaro.

Il salto di qualità lo si fa, se si è solo commesso un errore, prendendone consapevolezza e rimettendosi in carreggiata con impegno, fino a risalire gradualmente. Magari rivolgendosi a qualche editor per farsi valutare, partecipando a concorsi, rivolgendosi ad alcune agenzie e così via.

La prassi della "lettera scarlatta" dell'EAP sarebbe veramente una follia, se generalizzata. Poi, come dicevo, ci sono casi e casi. È chiaro che se un autore "furbo" (come l'ho definito prima) vuole compiere il salto senza neanche impegnarsi non ci riuscirà mai a prescindere.

Io penso, tuttavia, che sia iportante saper distinguere caso da caso e soprattutto partire da volontà e serio impegno. Senza non si arriva da nessuna parte, in qualsiasi campo!

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19 minuti fa, ElleryQ ha detto:

Io penso, tuttavia, che sia iportante saper distinguere caso da caso e soprattutto partire da volontà e serio impegno. Senza non si arriva da nessuna parte, in qualsiasi campo!

Condivido appieno.

Vero anche che in Italia se una cameriera canta da dea mentre rifà i letti dell'hotel si ritrova con una lettera di richiamo. In altre parti del mondo diventa Mariah Carey!

 

Il problema italiano, tutto italiano, è l'etichetta che ti viene data.

E non basta cospargersi di cenere, a parer mio, come suggerito anche da @Aljena.

Facendo l'avvocato del diavolo, se fossi un editore non per forza malizioso, potrei pensare che hai, appunto, avuto fretta e non hai venduto nulla. Oggi provi a rimediare, dando la colpa dei tuoi errori a qualcun altro.

 

Non lo so, sinceramente credo che se una ce mi contattasse per pubblicare gratis, ma rientrasse nell'editoria a pagamento, attenderei comunque in eterno (forse) qualcun altro.

 

Conosco un autore della mia zona (stessa cittadina) che pubblica sempre con CE che chiedono contributo.

Poco tempo fa ringraziava chi lo ha sostenuto per le 210 copie vendute...

...

...sinceramente sarò un sognatore, ma 210 copie vendute come traguardo per il 3° libro pubblicato, non mi sembra un grande traguardo. Spero di non sbagliarmi in questo, almeno.

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@DanZac Premesso che una tattica molto comune di alcune case editrici a pagamento è quella di proporre la possibilità di un contratto free, come nel tuo caso, per poi inviare un contratto a pagamento perché "il libro non ha mercato/non è un genere su cui investiamo/c'è tanta concorrenza/la crisi" eccetera...

 

Come dice @ElleryQ:

1 ora fa, ElleryQ ha detto:

Io non credo che gli editori siano così tassativi. Può anche capitare che qualche autore abbia pubblicato con CE a pagamento o a doppio binario (tendente all'EAP) per inesperienza o disinformazione, per cui troverei stupido da parte di un valido editore discriminare qualcuno fino a questo punto, specie se ritiene valido il romanzo proposto da quell'autore.

Alla maggior parte delle case editrici interessa prima di tutto il romanzo in valutazione. Per questo motivo pubblicano il primo romanzo di una saga anche se il resto non è pronto, "rischiando" sull'autore. È molto probabile che un romanzo pubblicato a pagamento rimanga sconosciuto, quindi non rischia di gettare cattiva fama né sull'autore né sulla casa editrice. Se avesse successo, invece, una CE non si farebbe scappare l'opportunità di avere uno scrittore del genere fra le proprie fila. ;) 

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@DanZac Che sia un problema (ammesso che di problema si tratti) tutto italiano è vero solo in parte. Nel mondo anglosassone, quindi fondamentalmente Germania + UK + USA, nessun agente letterario che desideri essere preso sul serio potrebbe mai proporre una scheda di valutazione a pagamento, come in Italia è ormai prassi comune, perché né le CE né gli altri suoi colleghi lo considererebbero un vero agente, con tutte le conseguenze del caso (cioè nessuna possibilità di trovare ascolto presso le maggiori CE). Immagino che le stimmate derivanti da una pubblicazione presso una finta CE, cioè una di quelle a pagamento, siano del tutto comparabili.

Ritengo anch'io che l'unica alternativa a una proposta di pubblicazione che non arriva sia l'autopubblicazione, che lascia aperta ogni strada per il futuro. Tutti gli agenti e tutti gli editori sono disposti a valutare un autore autopubblicato. Se ha avuto persino un buon riscontro, è tutto grasso che cola.

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Mah sai, @ElleryQ, non sono sicurissimo che il problema sia l'eticità o meno, da parte di un editore, nel non voler pubblicare un autore che si è dato - per inesperienza o volontà - all'EAP. E neanche di dare etichette ingiuste. Anzi. Credo che ormai non si possa parlare davvero d'inesperienza, perché un esordiente ha tutti i mezzi a disposizione per informarsi a dovere (un esempio è questo forum). Basta spenderci due minuti di tempo. Di EAP e di lotta all'EAP se ne parla da anni un po' ovunque. Una delle prime cose che dovrebbe fare un aspirante autore è cercare di capire come funziona l'editoria oggi. Qualunque sito dedicato all'editoria, qualunque giornale tematico (da IlLibraio a La Lettura) tratta o ha trattato l'argomento "NoEap". Autori, Agenti, Editor, Direttori Editoriali, tutti, nei loro interventi pubblici, spiegano perché un esordiente non dovrebbe mai, mai, mai affidarsi all'editoria a pagamento.

 

Rientra tutto nel solito discorso, a me caro, del Rispetto che un autore dovrebbe avere nei confronti di sé stesso e del proprio lavoro.


Se io fossi un editore, non per forza un grandissimo editore ma anche solo un buon editore, sarebbe tra le prime cose che vorrei sapere per esercitare il mio sacrosanto diritto di capire chi sto pubblicando. Un autore che mi si presentasse con un bagaglio di pubblicazioni EAP mi farebbe subito pensare a una persona con poca convinzione nei suoi mezzi, poca stima di sé stesso, oppure uno sprovveduto, o ancora uno per cui il risultato finale (pubblicare in senso lato) sia subordinabile alla qualità del lavoro e al rispetto di sé. Oggi come oggi il Self-Publishing si sta dimostrando un buon viatico per arrivare a pubblicazioni di successo, come recenti casi editoriali confermano. Quindi perché, mi chiederei, un autore dovrebbe voler ricorrere all'EAP, rendendosi inoltre complice di un meccanismo perverso e dannoso per il mondo dell'editoria in generale? 

 

Ragazzi io alla buona fede dell'EAP non credo neanche un po', e mai mi rendere complice di un simile scempio.

 

Ricorderò sempre con estremo piacere un tizio che per convincermi a pubblicare per loro disse testuali parole: "La mia richiesta è del tutto comprensibile. Si tratta di un contributo davvero minimo, e non esaustivo, per salvaguardarci dal rischio costituito dal mandare in stampa le prime 500 copie (rischio d'impresa, nda); contributo oltretutto riassorbibile col primo rendiconto utile per i suoi diritti d'autore. Cosa crede, sig. Raimondi? Anche la Mondadori chiede contributi agli esordienti. Solo che la loro richiesta contiene molti più zeri." Certa gente andrebbe denunciata per frode, altroché.

 

 

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5 minuti fa, MatRai ha detto:

Anzi. Credo che ormai non si possa parlare davvero d'inesperienza, perché un esordiente ha tutti i mezzi a disposizione per informarsi a dovere (un esempio è questo forum). Basta spenderci due minuti di tempo. 

 

Questo l'ho sempre pensato anch'io, ma posso assicurarti che esistono persone che non conoscono neppure l'esitenza di forum e siti tematici e non per mancanza di volontà, ma per assoluta ingenuità. Spesso al di fuori di questo forum (ma persino qua dentro, nonostante la presenza di liste chiare e con esperienze annesse) mi sento rivolgere determinate domande, che in tempi attuali trovo assurdo solo pensare. Eppure accade e non è mancanza di volontà, o di non voler "sprecare" tempo a informarsi.

Chi come noi è consapevole e già edotto trova inconcepibile il contrario, eppure posso assicurarti che accade: ci sono persone ingenue e inconsapevoli che non hanno neanche idea di come e da dove cominciare per proporsi, pur avendo capacità e talento o rispetto del proprio lavoro.

L'inconsapevolezza non è, né può diventare, a mio modestissimo parere, fattore discriminante. È invece chi compie una scelta consapevole verso l'EAP che dovrebbe venire penalizzato, per questo ritengo e mi auguro che vi siano persone abbastanza sagge, all'interno delle CE, da poter discernere e valutare più il talento e la validità di uno scritto che i possibili errori di una persona. Una condanna a vita senza la minima possibilità di riscatto non è contemplata neanche dalla giustizia (e talvolta sarebbe persino necessaria), adottarla nell'editoria mi pare un'estremizzazione eccessiva.

 

13 minuti fa, MatRai ha detto:

Un autore che mi si presentasse con un bagaglio di pubblicazioni EAP mi farebbe subito pensare a una persona con poca convinzione nei suoi mezzi, poca stima di sé stesso, oppure uno sprovveduto, o ancora uno per cui il risultato finale (pubblicare in senso lato) sia subordinabile alla qualità del lavoro e al rispetto di sé

 

Questo è un discorso diverso e compensibile. Un conto è un intero "bagaglio", un altro è il singolo caso sporadico, che magari si tenta di superare con l'impegno.

 

17 minuti fa, MatRai ha detto:

e mai mi rendere complice di un simile scempio.

 

E anche questo presuppone una certa consapevolezza a monte.

 

18 minuti fa, MatRai ha detto:

Oggi come oggi il Self-Publishing si sta dimostrando un buon viatico per arrivare a pubblicazioni di successo, come recenti casi editoriali confermano.

 

Anche qui occorre discernere, a parer mio. Ci sono "autori" (e purtroppo ne ho conosciuti) che essendo stati rifiutati da molte CE e non volendo pagare (perché talvolta non è neppure una questione etica o ideologica a far sì che alcuni dei "furbetti" di cui sopra escludano le EAP) ma non volendo neppure correggersi e mettersi in disussione, ricorrono al self, finendo per screditare anche questa prassi potenzialmente positiva.

 

Perciò io non credo che esista un'unica strada da eleggere per la "verità", le generalizzazioni sono spesso delle semplificazioni pratiche ma non per questo giuste o corrette. Mi auguro che il mondo dell'editoria non si chiuda in una grettezza semplificativa e sappia invece operare le giuste valutazioni.

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20 minuti fa, ElleryQ ha detto:

Questo è un discorso diverso e compensibile. Un conto è un intero "bagaglio", un altro è il singolo caso sporadico, che magari si tenta di superare con l'impegno.

 

Benissimo. E se il caso sporadico è l'unico? Se sono all'inizio? Il problema è tutto lì, credetemi. Personalmente ho una voglia matta di essere pubblicato, con il relativo terrore di sbagliare e buttarmi a capofitto col primo che capita.

 

22 minuti fa, ElleryQ ha detto:

Chi come noi è consapevole e già edotto trova inconcepibile il contrario, eppure posso assicurarti che accade: ci sono persone ingenue e inconsapevoli che non hanno neanche idea di come e da dove cominciare per proporsi, pur avendo capacità e talento o rispetto del proprio lavoro.

Ti porto velocemente la mia esperienza:

dopo aver iniziato a scrivere ho cercato per gioco su youtube e i vari blog presenti nel web argomenti di scrittura creativa e similari. Ebbene, ho trovato di tutto.

Da assoluto neofita mi sono letteralmente bevuto tante pseudo lezioni di scrittura creativa date da una gentilissima editrice, che ha presentato sul "tubo" quasi 100 video dedicati all'argomento scrittura creativa. Per carità, l'ho fatto con piacere e sono comunque riconoscente a chi, come lei, ha speso del tempo per fare questi video, di sicuro interessanti.

La ce in questione è nata totalmente digitale e free, cominciando poi a parlare di partecipazione dell'autore alle spese del cartaceo, se proprio questi non possa fare a meno di vedere la propria creatura tra le sue mani e sfogliarla.

 

A @ElleryQ: sinceramente, da ingenuo, credevo fosse quasi normale questa prassi, dopo la fiducia data, per mesi, all'appuntamento mattutino con la gentile signora che ogni giorno mi teneva compagnia con i suoi video, mentre mi preparavo per andare a lavorare.

 

A un certo punto però, ho scritto su google una semplice frase:

«nome casa editrice» opinioni

 

Ed è comparso Writer's Dream, che la collocava giustamente in doppio binario.

 

Grazie a tutti voi ho potuto capire la differenza tra EAP, doppio binario e FREE.

 

Sinceramente, non credo possa esistere ingenuità da parte di un autore. Magari avventatezza, incapacità di attendere e anche voglia di spaccare il mondo. Ingenuità, permettimi, a parer mio no. Soprattutto oggi, quando basta documentarsi più o meno su canali ufficiali e/o di riferimento per il proprio percorso.

 

Io la vedo così: scrivere è una forma d'arte, su qualunque argomento si scriva.

E in qualunque forma d'arte si dà la parola (appunto) a quello che si sente dentro.

Oggi non credo che, se voglio comporre una canzone, io lo possa fare senza studio e/o quantomeno preparazione, senza confrontarmi con i mezzi e le tecnologie moderne, nonché senza conoscere / strimpellare uno strumento. E soprattutto senza ascoltare musica del genere che amo.

 

Come aspirante autore di libri non posso credere che non si legga, non ci si guardi intorno, non si cerchino gli strumenti idonei, non ci si consigli con chi ha pubblicato o comunque è in attesa di pubblicazione, non si cerchi di essere competitivi almeno come gli altri.

Pertanto, tornando all'argomento del topic, non credo che ci sia ingenuità nel pubblicare con un editore a pagamento. Bensì la voglia, come detto coralmente fin qui, di saltare alcune tappe obbligate.

Il dilemma però resta sempre questo:

  • se domani vieni chiamato da una CE rientrante nell'EAP, con l'assicurazione di essere pubblicato gratuitamente
  • se questo avviene davvero (come testimoniato anche da voi con un'altra CE)

domani sarai di serie B?

 

Davvero credete sia possibile che un editore free non cestini a priori chi salta i passaggi e fa come gli pare?

 

Sui vari thread delle CE free avete più volte scritto che l'editore Tizio, piuttosto che Caio, non accetta il manoscritto già  auto-pubblicato. E alcuni, come da me sperimentato, chiedono anche se lo stesso manoscritto è stato proposto ad altri.

Pensate davvero non accada che un editore metta in secondo piano il potenziale libro-evento-kolossal di chi ha preso scorciatoie in precedenza? Lo stesso editore che riceve centinaia di proposte al mese? Ci spenderà del tempo?

 

 

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1 ora fa, DanZac ha detto:

sinceramente, da ingenuo, credevo fosse quasi normale questa prassi, dopo la fiducia data, per mesi, all'appuntamento mattutino con la gentile signora che ogni giorno mi teneva compagnia con i suoi video

 

Tu stesso confermi che eri assolutamente inconsapevole e ingenuo. Se non ti fosse venuto in mente di fare una ricerca "per opinioni", magari avresti commesso un errore.

Non tutti fanno quel passo in più e non per questo meritano di essere penalizzati da un editore.

 

1 ora fa, DanZac ha detto:

Oggi non credo che, se voglio comporre una canzone, io lo possa fare senza studio e/o quantomeno preparazione, senza confrontarmi con i mezzi e le tecnologie moderne, nonché senza conoscere / strimpellare uno strumento. E soprattutto senza ascoltare musica del genere che amo.

 

E ciò è fuori di dubbio anche per la scrittura. Eppure ci sono diversi pseudo autori che si ritengono talenti naturali e non si pongono il benché minimo dubbio su se stessi.

Le scorciatoie volute sono un conto, gli errori un altro. In qualsiasi cosa, premetto, non ci si può improvvisare. Non a livello professionale, almeno.

Posso pure dilettarmi in cucina, ma non vado a propormi per lavorare in un ristorante a cinque stelle (né al pub sotto casa, se è per questo).

 

1 ora fa, DanZac ha detto:

Pertanto, tornando all'argomento del topic, non credo che ci sia ingenuità nel pubblicare con un editore a pagamento. Bensì la voglia, come detto coralmente fin qui, di saltare alcune tappe obbligate.

 

Io credo che possa accadere, invece, né mi sembra che le risposte siano state tutte corali.

 

1 ora fa, DanZac ha detto:

Il dilemma però resta sempre questo:

  • se domani vieni chiamato da una CE rientrante nell'EAP, con l'assicurazione di essere pubblicato gratuitamente
  • se questo avviene davvero (come testimoniato anche da voi con un'altra CE)

domani sarai di serie B?

 

Io credo di no, ma a quanto pare stiamo qui a parlare di aria fritta. :)

 

1 ora fa, DanZac ha detto:

Davvero credete sia possibile che un editore free non cestini a priori chi salta i passaggi e fa come gli pare?

 

Certo, se lo fa in maniera reiterata ed è un pessimo scrittore!

 

1 ora fa, DanZac ha detto:

Pensate davvero non accada che un editore metta in secondo piano il potenziale libro-evento-kolossal di chi ha preso scorciatoie in precedenza? Lo stesso editore che riceve centinaia di proposte al mese? Ci spenderà del tempo?

 

Dipende... che risposta vuoi che ti si dia? Se proprio vuoi ti dico di sì anche se non lo penso.

Un editore valuta il profitto e le potenzialità di vendita. C'è chi ha pubblicato libri di pregiudicati, è forse più etico che pubblicare quei terribili "mostri" che hanno pubblicato una volta a pagamento o a doppio binario?

 

In ogni caso @DanZac, io ti sconsiglio a prescindere di cedere e pubblicare a pagamento. Il doppio binario è da valutare... sempre che non lo sia solo formalmente e poi in pratica si tratta di EAP. E così come lo sconsiglio a te lo sconsiglio a chiunque mi chieda un parere in merito. Ma non per il rischio di non essere pubblicati, solo per una questione ideologica!

Modificato da ElleryQ
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Ne conosco un paio che sono andati di EAP. La sola cosa di cui avevano interesse era pubblicare e farsi chiamare scrittori. Poi con presentazioni rimpinzavano parenti e amici di copie del libro anche 15 euro per cercare di rientrare con i costi. E così via. E sono entrambe persone né ingenue né inesperte. Semplicemente quella era la strada più facile per arrivare a qualcosa e l'hanno scelta (grazie a una buona disponibilità economica).

 

Sinceramente non so che pensare. Anche perché poi amici comuni vengono da me e mi dicono "visto loro? Pubblicati da una CE. Perché non lo fai anche te?". E cosa devo rispondere?

 

Ecco gli ingenui sono quelli a cui questa gente si vende come scrittore. A loro andrebbe spiegato bene cosa è l'EAP e i danni che fa. Se uno vuole spendere 3000 euro per farsi pubblicare sono fatti suoi. Però magari dovrebbe avere la decenza di dire tutta la verità.

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1 ora fa, JPK Dike ha detto:

Sinceramente non so che pensare. Anche perché poi amici comuni vengono da me e mi dicono "visto loro? Pubblicati da una CE. Perché non lo fai anche te?". E cosa devo rispondere?

 

Potresti rispondergli che è meglio che tacciano, visto che non hanno la più pallida idea di come funziona il business dell'editoria a pagamento ("con contributo", come amano definirlo certi "editori"). Però è altrettanto vero che hanno tutto il diritto di essere ignoranti in materia, se non hanno motivo di conoscere le dinamiche del mercato editoriale.

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30 minuti fa, L'antipatico ha detto:

 

Potresti rispondergli che è meglio che tacciano, visto che non hanno la più pallida idea di come funziona il business dell'editoria a pagamento ("con contributo", come amano definirlo certi "editori"). Però è altrettanto vero che hanno tutto il diritto di essere ignoranti in materia, se non hanno motivo di conoscere le dinamiche del mercato editoriale.

 

Ma poi tu vedessi che versioni cartacee... roba vergognosa. La versione digitale invece non la fanno nemmeno per scherzo. Quindi paghi 3000 euro per un libro impaginato e editato alla bella e buona.

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13 ore fa, MatRai ha detto:

L'editoria a pagamento non il male perché spilla soldi a persone in buona fede, non solo. Lo è per ciò che rappresenta. Molto meglio il self-Publishing soprattutto perché ti apre una strada verso l'editoria tradizionale. Strada che l'EAP chiude per sempre a doppia mandata.

Vorresti dire che chi ingenuamente e in buona fede ha pubblicato con una CE a pagamento porterà il marchio a vita? E avrà per sempre preclusa la via all'editoria free? Anche se scrive buoni libri? 

Ma è terribile!

Perdonami, ma mi riesce difficile credere...

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8 ore fa, ElleryQ ha detto:

ci sono persone ingenue e inconsapevoli che non hanno neanche idea di come e da dove cominciare per proporsi, pur avendo capacità e talento o rispetto del proprio lavoro.

L'inconsapevolezza non è, né può diventare, a mio modestissimo parere, fattore discriminante. È invece chi compie una scelta consapevole verso l'EAP che dovrebbe venire penalizzato, per questo ritengo e mi auguro che vi siano persone abbastanza sagge, all'interno delle CE, da poter discernere e valutare più il talento e la validità di uno scritto che i possibili errori di una persona. Una condanna a vita senza la minima possibilità di riscatto non è contemplata neanche dalla giustizia (e talvolta sarebbe persino necessaria), adottarla nell'editoria mi pare un'estremizzazione eccessiva.

Lo spero, lo spero tanto. 

Parlate delle tappe obbligatorie... ma se le CE nemmeno leggono la tua proposta? Che si deve fare?

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Non comprendo l'infinito riproporsi della questione: è chiaro che dipende dalle potenzialità del testo, in valore e spendibilita' sul mercato. E, arrivati a questo punto, della discussione, nemmeno si può più parlare di ingenuità o errore inconsapevole nel pubblicare a pagamento... di cosa stiamo parlando? Se DanZac deciderà  (spero per lui/lei di no) di accettare una proposta con contributo per questo libro, e non troverà un editore per il prossimo, non credo che potrà dare la colpa a questa scelta: ci sarà, invece, da lavorare per migliorarsi. Penso sinceramente che dovremmo evitare le scorciatoie, sempre. Ma non perché gli altri ' non ci perdonano', semmai perché così facciamo un danno a noi stessi, privandoci della possibilità di crescere.

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Credo che più o meno la pensiamo in modo simile, seppur con qualche variazione sul tema. 

Quando ho scritto - coralmente - mi riferivo al fatto che praticamente tutti abbiamo sottolineato che 9,9 su 10 si rivolgono all'EAP proprio per sentirsi chiamare scrittore. 

 

A questo punto io sono un cantante perché ho vinto una gara di karaoke. E senza comprarmi i giurati,  o i cd da mettere sul mercato, quindi con più valore! 

 

Dal mio punto di vista ci sono i creduloni. Noi stessi ogni giorno cediamo a qualcosa, alle pubblicità di un prodotto, ad esempio. Trovo però incredibile che questa persona credulona non si confronti e/o non cerchi di saperne di più. 

Forse in cuor suo sa già di meritare poco il titolo di scrittore, o magari è fortemente insicura e sceglie, consapevolmente, senza dubbio, la via più breve. 

 

Di sicuro non cederò alle scorciatoie. 

La riflessione,  in parte paradossale, ma è quello che accade in taluni casi (Booksprint è un esempio lampante, descritto qui sul forum), nasce dall'opportunità di pubblicare gratis con una CE notoriamente a pagamento. 

 

A questo punto della discussione credo che per l'autore, in ogni caso, sarebbe in qualche misura dannoso, almeno per l'immagine complessiva che ne deriverebbe.

 

È come quando ti iscrivi all'università privata. Vai a spiegare che ci sono università e università, che tu non hai comprato esami e l'equivalente della tua spesa è quello delle tasse pubbliche.

Verrai comunque tacciato di aver preso una corsia preferenziale e facilitata. 

Credo quindi, a questo punto, che pago anche se non pago! 

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Non so, forse (ma non ho esperienza diretta di questo) si salverebbe il caso in cui la pubblicazione free sia legata alla vittoria di un concorso. Alcune Ce lo specificano nella descrizione del libro,o lo inseriscono in una collana apposita.

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Ma davvero basta pubblicare un libro per farsi chiamare scrittore? Io sto per pubblicare il terzo (ho sempre pubblicato con case editrici free) e sono stata finalista in vari premi letterari, ma non oserei mai farmi chiamare scrittrice. Secondo me ci sono due punti di vista, quello del mondo e quello intimo di chi scrive. Il mondo non ti considera un vero scrittore se non sei uno che vende e i cui libri si trovano sugli scaffali delle librerie. E, per questo, non basta pubblicare (anche con piccole case editrici free e persino con le big, se nessuno ti conosce). Il punto di vista intimo è diverso. Puoi sentirti scrittore se è quello che senti dentro, se pensi alla storia che stai scrivendo da quando ti alzi al mattino a quando vai a dormire, anche se nel frattempo hai fatto miliardi di altre cose. Ed è questo punto di vista quello che conta, perché è quello che ti spinge a migliorarti, libro dopo libro, pagina dopo pagina... la tua crescita dal punto di vista della scrittura, è quella che conta. Credo sia un percorso lungo e difficile (m anche appassionante) che potrebbe condurti a "essere riconosciuto come scrittore", ma anche no. Tutto qui. Ma questa è solo la mia opinione...

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@ElleryQ, scusa se non cito passo per passo ma ultimamente sono di una pigrizia Lennoniana (ebbene sì l'amico John era un gran pigrone). :asd:


Io non credo che ci sia una sola strada per la verità, né (e qui vorrei tranquillizzare anche @Elisabeta Gavrilina sul senso del mio intervento) sono un Editore o ho la presunzione di sapere come e quali scelte adoperano i grandi o medi editori. Mi sento però di dire che non potrò mai, e per nessuna ragione, comprendere la scelta di affidarsi all'EAP. 

Ragazzi, rispettate il mestiere di scrivere e rispettate voi stessi. Ok? Il senso è questo. Non gettatevi tra le braccia di questa gentucola, piena di complimenti e bugie, pronta solo a spillarvi soldi e a mettere in giro (ma neanche tanto visto che i loro libri sono irreperibili e vengono presto gettati al macero) roba sciatta, poco curata o curata male.
Non si tratta di cercare chance. Non c'è nessuna chance. Se nessun editore vuole pubblicare un manoscritto, se nessun agente vuole rappresentarci, facciamoci venire il dubbio che il manoscritto forse, forse eh, non funziona poi così tanto. Altro che EAP. 
Io non dico che un Agente o un Editore ti bollerà per sempre, non lo so, non so che dirvi, non sono un editore lo ripeto. Però santo cielo... possibile che la nostra sete di, di cosa? Boh, sia tale da non farci rendere conto dei limiti che un manoscritto può avere? Davvero non ci rendiamo conto del fatto che una pubblicazione a pagamento avrà l'unico merito di sporcare il nostro CV letterario? 

Ah, mi si potrebbe obiettare, e tra le righe qualcuno lo ha fatto già, ma gli Editori non leggono. Balla. Ragazzi, questa è una favola che ci raccontiamo noi. Gli editori leggono eccome, oppure non saremmo il paese europeo con il maggior numero di case editrici free. Non saremmo al decimo posto tra i paesi di tutto il mondo che pubblicano più libri all'anno (61mila e rotti). Gli editori leggono. Poi magari non ci capiscono nulla, magari sono degli scellerati, magari si saranno fatti sfuggire enormi capolavori, ma leggono. E sapete perché? Perché è il loro mestiere. Certo, non dico che passare subito dalla porta principale sia facile. Ma ci sono una marea di buone porte intermedie. E chissà dove potranno portare solo con un po' di... fiducia. E se non vi fidate degli editori (ma allora considerate anche l'idea di cambiare obiettivi...) almeno fidatevi degli agenti (quelli seri, quelli che, loro sì, vogliono i soldi per valutarti - perché quella è la loro professione). Sul serio, se avessi 1500 euro da spendere nel mio lavoro non capisco come potrei mai preferire regalarli a Vattelappesca Editore, che se chiedi un loro libro da Feltrinelli ti guardano come se fossi pazzo, anziché investirli in una valutazione di Piergiorgio Nicolazzini, o dalla TILA.
Veramente: mi sfugge. 
 

Povero autore ingenuo? Really? Boh... Sì. Ma in quanti casi? Dai, sul serio: quanti? Vogliamo essere buoni? Dieci per cento ingenui autori di talento che si sono lasciati fregare e novanta per cento Piccoli-geni-del-male che come dice giustamente @JPK Dike  pur di dire che sono scrittori (che ormai è come dire di essere vegani, o blog influencer, o traveller) venderebbero la madre? 
E allora dai, a costo di risultare antipatico a qualcuno (pazienza...) lo dico chiaro e tondo. Mi dispiace per i tanti che hanno ingenuamente pubblicato in EAP ma, a mio avviso, se consapevolmente finanzi questo mostro mangia cultura allora meriti di non essere mai pubblicato da qualcuno di serio. Perché a non essere serio sei tu per primo. 

Proprio ieri mi sono imbattuto in una storia. Ve la riporto più o meno così come l'ho letta (era su Facebook), senza commenti.

"Due anni fa Tizio mi ha sottoposto un manoscritto. Ho deciso di non pubblicarlo perché la storia non mi convinceva e aveva troppe lacune. E lui? Lui anziché ingiuriarmi e mandarmi a cagare sai che fa? Ne scrive un altro. E me lo ripropone. E questa volta, cavolo, era un ottimo manoscritto che dopo un gran lavoro è diventato ancora migliore. Ed è con grande gioia che vi comunico che tra due settimane esce il libro di Tizio, e lo troverete in tutte le librerie."

A ognuno la propria morale.

Modificato da MatRai
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23 ore fa, DanZac ha detto:

apprezzino davvero la tua opera e decidano di pubblicarti senza un centesimo. Ergo, in quel caso, free

Ciao. E' anche una questione di immagine. Pubblicare con certe case editrici fa male al curriculum. Resta nella tua pagine internet, intendo.

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Mi dispiace ma nemmeno io credo molto alla favola dell'autore ingenuo.

Ci vuole un'ingenuità infinita (che sconfina nella stupidità, visto il mondo in cui viviamo e la facilità con cui è possibile reperire informazioni) per arrivare a pubblicare a pagamento senza avere la minima idea di quello che si sta facendo.

 

Credo invece all'Ego di ognuno. Il vero motore dell'EAP è quello: l'ego. Non l''ingenuità.

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