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Ghigo

[MI 107] Che cartone preferisci?

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Traccia di mezzogiorno

 

Che cartone preferisci?

 

La prima volta che ne sentii parlare, fu da Giada quella sera, l'unica, in cui eravamo usciti per un cinema e una pizza. La mia testa pensava già ad altre cose, soprattutto vedendo quella camicetta a fiori gialla e un po' lisa, ma sbottonata fino al prosperoso seno, che la faceva sembrare uscita da Piccole donne: un'ingenua contadinella.

Il film ci era piaciuto e la pizza pure. Ora stavamo sorseggiando amabilmente due frappè: al cioccolato io, alla vaniglia lei.

«È troppo forte quest'applicazione. Ti immedesimi nei personaggi dei cartoni animati anni '80».

«Ah sì?» commentai mentre facevo girare distrattamente la cannuccia nel liquido denso. Mi ci erano voluti mesi di corteggiamento per un'innocua uscita con lei. In paese quasi tutti i ragazzi ci avevano già provato, ma lei era molto diffidente.

«Qual era il tuo preferito?» mi chiese curiosa.

«Di cosa?» domandai distrattamente.

«Come di cosa? Mi ascolti?» La sua espressione. In quel momento era davvero simile a Cameron Diaz quando fece Tutti pazzi per Mary. «Comunque devo inviarla a un amico per proseguire il gioco, pensavo di mandarla a te, invece lo mando a Patrizia».

«Chi è Patrizia?»

Lei scosse la testa e sorrise. Poi il discorso non proseguì, probabilmente si era accorta che non mi interessava molto parlare di cartoni anni '80.

Iniziò a interessarmi quando dopo qualche giorno in cui non l'avevo più sentita, la vidi per strada vestita come Pollon. Non solo vestita, sembrava anche la faccia leggermente diversa, sicuramente i capelli. Feci un piccolo scatto e attraversai la strada.

«Ciao, Giada!» gridai per farmi sentire. Lei si girò a malapena e fece un mezzo sorriso, gli occhi lustri. Io proseguii: «Vai a qualche festa?»

«No, perché?» chiese lei, stupita.

Io la guardai meglio e risi, pensavo mi prendesse in giro.

«No, così, il vestito. Sai Giada, pensavo...»

«Perché continui a chiamarmi Giada?»

Rimasi in silenzio, non sapevo se ridere o preoccuparmi.

«Forse perché è il tuo nome?»

«No, io sono Pollon. Pollon combinaguai».

Detto questo si girò e se ne andò. Devo dire che anche in quel vestito era davvero molto sexy.

In paese nessuno parlava d'altro, che poverina aveva perso il cervello, i genitori non sapevano che fare, lei li aveva minacciati di farli fulminare da Zeus in persona se solo si fossero provati a chiamare un medico.

Tutto questo fino a quando un'altra ragazza si presentò vestita da Anna dai capelli rossi. Vestita tale quale, oltretutto l'avevo vista una o due volte a scuola ed era mora, invece aveva due trecce rosse, fiammanti e lunghissime. E lei diceva di chiamarsi Anna e che era orfana, anche se i genitori li aveva. Sì, li aveva ma non l'avevano presa bene: subito le lavarono la testa con la forza, ma il rosso non andava via, come se fosse il suo colore naturale. La mamma fece per tagliarle una treccia, ma uscì del sangue e smise subito spaventata. Nessuno sapeva cosa stesse succedendo a quelle ragazze, che da un giorno all'altro si erano trasformate in cartoni animati viventi. Il medico del paese sconsigliò di rivolgersi alla televisione o a specialisti, perché le avrebbero trattate come fenomeni da baraccone. Tanto il paese non era grande e non passava mai nessuno tra quelle impervie vie di montagna.

Parlando con il mio amico Marco venni a sapere che quella ragazza, Anna dai capelli rossi, si chiamava Patrizia. Proprio la ragazza a cui Giada aveva mandato l'applicazione sui cartoni anni '80. Lo dissi a Marco e insieme cercammo quell'applicazione, ma senza successo: c'erano quiz, c'erano sigle, ma nessun gioco simile a quello descritto da Giada la sera del cinema e pizza.

Era passato un mese da quella prima volta e il paese era diventato come la scenografia di uno sceneggiatore impazzito. Potevi sentire frasi tipo “Wilma, dammi la clava” alternate dalla famosa risata di Muttley, a bambine vestite come Candy o Georgie e a un uomo, presumibilmente il Catarsi, che si era montato addosso una ferraglia uguale al Grande Mazinga.

Eravamo tagliati fuori dal mondo. Le persone che si erano trasformate non mangiavano, non bevevano, credo non andassero nemmeno in bagno, praticamente non avevano bisogno di nulla per vivere. Passavano e recitavano intere frasi dei cartoni animati anni '80. Come se un nostalgico, forse proprio il dottore che aveva detto di non chiamare medici o tv, avesse ipnotizzato tutti perché era un amante del retro.

Io, come altri pochi, ne ero rimasto immune e ne ero quasi geloso. Possibile che a me nessuno avesse mandato quell'applicazione. Ogni mattina mi svegliavo e vedevo mia mamma fare il tipico balletto di Betty Boop prima di apparecchiare per la colazione. Ma la sorte peggiore era toccata a mio padre. Si era tramutato in Pietro Gambadilegno. Di notte. Di sicuro mia mamma gli aveva mandato l'applicazione. Che fine avesse fatto la sua vera gamba, nessuno lo sapeva. Nessuno si parlava più, ognuno recitava le sue battute, uguali ogni giorno, senza nemmeno annoiarsi. La gente si parlava, è vero, ma le risposte non corrispondevano alle domande.

Rimpiangevo com'era prima, anche se c'era poca comunicazione, però almeno c'era. Ora era diventato impossibile, ognuno perso nelle sue cose che doveva obbligatoriamente fare.

Tutto questo fino al giorno in cui vidi Marco con una scimmietta e due cani. Aveva un grosso cappello con la tesa e una piuma. Non c'era bisogno di dire in chi si fosse trasformato. Lo guardai e lui mi guardò. C'era paura e sollievo nei suoi occhi. Occhi simili a quelli di Giada, velati da una patina di lacrime.

«Marco!» lo chiamai. Inutile dire che non mi rispose nemmeno. Il suo nome non era più quello.

Però una cosa buona, prima di trasformarsi in Remì, l'aveva fatta. Aveva scelto me per l'applicazione. Arrivato a casa l'aprii.

Per proseguire invia l'applicazione a un tuo amico

La mandai al dottore

Cartone preferito

Sotto c'era una lista tra i quali potevo scegliere. C'era Belle e Sebastien, ma se poi mi avessero trasformato nel cane non sarei stato molto contento. C'era Piccole donne, ma non ricordavo personaggi maschili famosi. C'era Capitan Harlock che non era male. C'era Carletto il principe dei mostri ma era troppo buffo. Per apparire figo scelsi Capitan Harlock.

La mia testa fu inondata da frasi senza senso, sentii qualcosa trasformarsi dentro di me, avevo dimenticato che gli mancava un occhio e quello fu molto doloroso. Mi sembrava di essere il protagonista di Un lupo mannaro americano a Londra. Mi stavo trasformando in un cartone animato pure io, finalmente. Mi stavo adeguando agli altri. Quando la mattina mi svegliai, notai con piacere che finalmente tutti mi guardavano in modo diverso. Ma io da dentro capii la verità. Era come se stessi seduto in una piccola stanza del mio cervello a guardare la vita che scorreva e la buttavo nel cesso, mentre il mio corpo perdeva tempo facendo cose senza senso. I pochi ancora non trasformati che incrociai, sono sicuro che avranno visto nei miei occhi una patina di lacrime.

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Ciao, Ghigo. Un racconto strano, che ho dovuto leggere due volte per essere sicura di aver capito. Fa venire un po’ la pelle d’oca.

Nel complesso il racconto mi è piaciuto. (La seconda parte è più convincente rispetto alla prima). Qualche virgola da rivedere.

Come va? Tutto a posto? Putin? Bravo per la coppa. 

 

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Grazie, @Ginevra. Viste le condizioni di ieri qualche virgola è il minimo, non ho quasi avuto tempo per la rilettura. Putin presto verrà rieletto.

 

spero sia passato il messaggio che volevo trasmettere. Ero già tentato di mollare perché l’idea iniziale prevedeva l’ipnosi da parte del dottore che voleva vivere negli anni ‘80 a discapito dei cittadini della comunità. Invece poi si è fatto strada l’altro finale ma non sono sicuro che si capisca, vista l’ora tArda in cui l’ho buttato giùxD 

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Il tuo racconto lascia a bocca aperta @Ghigo , trovo la tua idea molto originale!. L'unica cosa che non ho capito è alla fine, se il protagonista rimane 

11 ore fa, Ghigo ha detto:

seduto in una piccola stanza del mio cervello a guardare la vita che scorreva e la buttavo nel cesso, mentre il mio corpo perdeva tempo facendo cose senza senso.

quindi succede anche a tutti gli altri, tutti si rendono conto di quello che sta succedendo, giusto? Questo vuol dire che da qualche parte c'è ancora una minima speranza che la gente riprenda possesso di tutto il cervello ed esca dalla stanzetta, o forse me lo immagino io.

11 ore fa, Ghigo ha detto:

Eravamo tagliati fuori dal mondo.

Non ho capito questa frase, ha a che fare con la trasformazione in cartoni o rimangono tagliati fuori dal mondo per altre ragioni?

11 ore fa, Ghigo ha detto:

Io, come altri pochi, ne ero rimasto immune e ne ero quasi geloso. Possibile che a me nessuno avesse mandato quell'applicazione.

Terribile ma vero per tante situazioni, no? Che cosa triste e probabilmente molto umana

 

Ho visto dai commenti che vivi in Russia, anche io ci ho vissuto per qualche anno, ormai mi sembra tanto tempo fa ma continuo a consigliare vodka e pepe per i raffreddori!

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@Ghigo

Ciao! A me questo racconto è piaciuto. Molto originale e particolare l'idea di unire la viralità di un'applicazione al tema dei cartoni con addirittura una sorta di forza quasi "magica" che trasforma il reale (non saprei come meglio riassumere)...

 

L'idea delle persone travestite da personaggi di cartoni animati mi ha riportato a quelle situazioni tipo manga nelle fiere del fumetto (credo il termine sia "cosplayer", ma sono un profano in merito...). In questo caso, però, non si travestono, ma proprio si trasformano per via di un app da cellulare...

 

All'inizio, il racconto è giocato sull'ironico, ma effettivamente (come un po' ho letto anche nell'altro commento) andando avanti sino a raggiungere il finale diventa quasi un po' "inquietante" nella riflessione:

11 ore fa, Ghigo ha detto:

Era come se stessi seduto in una piccola stanza del mio cervello a guardare la vita che scorreva e la buttavo nel cesso, mentre il mio corpo perdeva tempo facendo cose senza senso. I

Ossia, una situazione di svilente annichilimento o alienazione in cui si potrebbe rispecchiare gran parte dell'odierna società-umanità normale (ossia non trasformata in cartone).

Come dire: a me (e chissà a quanti altri) capita ogni tanto di sentirmi così nella realtà...

 

È poi tremendamente realistico il parallelo del percorso del protagonista nel rapporto con l'applicazione, che secondo me diventa lo specchio del rapporto che in troppi abbiamo avuto con questa tecnologia nell'ultimo decennio almeno (dai cellulari ai social network, ad esempio): dapprima disinteressati, poi incuriositi, poi desiderosi (smaniosi) di partecipare anche noi, infine "vittime" in qualche modo (ormai non si scappa più o indietro non si torna) che riflettono su quanta sia la positività, quanto la negatività di tutto questo.

 

Ti segnalo poi che questa uscita mi ha fatto assai ridere :D

11 ore fa, Ghigo ha detto:

avevo dimenticato che gli mancava un occhio e quello fu molto doloroso.

 

Nella frase dell'incipit, poi, rivedrei la punteggiatura. All'inizio, per come scorre, non avevo collegato "unica" a "sera". Comunque, a mio avvio, toglierei la virgola dopo "unica":

11 ore fa, Ghigo ha detto:

La prima volta che ne sentii parlare, fu da Giada quella sera, l'unica, in cui eravamo usciti per un cinema e una pizza.

 

Ciao!

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Dal punto di vista formale c'è qualche sbavatura e qualche piccolo refuso. Non ho ritenuto il caso di segnalarteli visto che, avendo scritto in pochissimo tempo, sono difettucci dovuti ad una mancata rilettura dei quali ti accorgerai sicuramente da solo rivedendo il brano.

Per il resto, è un racconto veramente ricchissimo di spunti interessanti e di grande attualità: c'è la viralità dell'applicazione (e la reazione del protagonista - che si sente quasi in difetto verso gli altri per non essere stato contagiato - è azzeccata ed estremamente realistica), c'è - come dice giustamente Andc - un riferimento al cosplaying, c'è questo: 

11 ore fa, Ghigo ha detto:

Era come se stessi seduto in una piccola stanza del mio cervello a guardare la vita che scorreva e la buttavo nel cesso, mentre il mio corpo perdeva tempo facendo cose senza senso.

che può essere colto come un totale imbambolamento della società distratta da cose di poco pregio, mode virali, futilità varie.

C'è  anche - qui ce l'ho voluto vedere io - un riferimento a quei fenomeni di nostalgia di massa (in questo caso degli anni '80) sempre più diffusi (vedi pagine facebook, reboot e revival come se piovessero). Nostalgia, per certi versi, malsana laddove ci si rifugia e ci si crogiola negli schemi del passato, non riuscendo a distaccarsene e ad andare avanti ("ai miei tempi era così, c'era rispetto, c'era questo, c'era quest'altro, i treni partivano in orario, i giovani erano educati, ah non ci sono più i film di una volta" etc, etc...).

C'è anche un po' di comicità agrodolce che non guasta mai.

 

Insomma, mi è piaciuto: c'è molta ciccia, molta carne al fuoco e il tutto risulta amalgamato bene. Qualche limatura a talune imprecisioni e una leggera sfoltita alla prima parte e hai tra le mani un signor racconto. 

Bravo Ghigo, alla prossima ;) . 

 

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@Ghigo leggo qui in giro che hai scritto e rivisto tutto in tempi record.

Il racconto mi piace, l'idea regge e c'è quella patina grottesca che inquieta, dalla prima parola all'ultima. Da quanto ho potuto capire leggendo i tuoi ultimi racconti, col grottesco giochi in casa, e ti riesce davvero molto, molto bene.

Pur sapendo che le sviste sono dovute alla fretta, te le segnalo comunque, via: un po' di lavoro in meno per un'eventuale revisione. :D

 

20 ore fa, Ghigo ha detto:

Ora stavamo sorseggiando amabilmente due frappè: al cioccolato io, alla vaniglia lei.

Ti butto lì due domande.

1. "Ora" usato al passato io l'ho sempre snobbato, ma senza avere riscontri di questa convinzione. Tu sei sicuro? Qualora fosse corretto, sono io ad aver imparato una cosa nuova!

2. L'avverbio non è il male, naturalmente. Mi chiedo sempre se sia indispensabile, vedi tu.

 

20 ore fa, Ghigo ha detto:

«Ah sì?» commentai mentre facevo girare distrattamente la cannuccia nel liquido denso. Mi ci erano voluti mesi di corteggiamento per un'innocua uscita con lei. In paese quasi tutti i ragazzi ci avevano già provato, ma lei era molto diffidente.

«Qual era il tuo preferito?» mi chiese curiosa.

«Di cosa?» domandai distrattamente.

Ripetizionamente.

 

20 ore fa, Ghigo ha detto:

Feci un piccolo scatto e attraversai la strada.

Penso che "piccolo" non sia l'aggettivo migliore per caratterizzare uno scatto.

 

20 ore fa, Ghigo ha detto:

Proprio la ragazza a cui Giada aveva mandato l'applicazione sui cartoni anni '80. Lo dissi a Marco e insieme cercammo quell'applicazione,

Ripeticapplicazione.

 

20 ore fa, Ghigo ha detto:

la scenografia di uno sceneggiatore impazzito

Un altro dubbio: sono gli sceneggiatori a occuparsi di scenografia?

 

20 ore fa, Ghigo ha detto:

Il medico del paese sconsigliò di rivolgersi alla televisione o a specialisti, perché le avrebbero trattate come fenomeni da baraccone. Tanto il paese non era grande e non passava mai nessuno tra quelle impervie vie di montagna.

Ho capito cosa vuoi dire, ma se analizzi bene i due periodi il concetto non è espresso nel migliore dei modi, c'è un sottinteso troppo forzato.

 

20 ore fa, Ghigo ha detto:

Ora era diventato impossibile

Stesso dubbio di su, lo risegnalo per coerenza.

 

20 ore fa, Ghigo ha detto:

sentii qualcosa trasformarsi dentro di me, avevo dimenticato che gli mancava un occhio e quello fu molto doloroso. Mi sembrava di essere il protagonista di Un lupo mannaro americano a Londra. Mi stavo trasformando

Forse sono un po' ravvicinati.

 

Ho sempre creduto che nei cartoni ci fosse una sfumatura inquietante. Se mi mandi il messaggio, non lo aprirò.

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20 ore fa, Ghigo ha detto:

Possibile che a me nessuno avesse mandato quell'applicazione.

Possibile che a me nessuno avesse mandato quell'applicazione?

 

20 ore fa, Ghigo ha detto:

Tutto questo fino al giorno in cui vidi Marco con una scimmietta e due cani.

Noooooo! Dolce Remì noooooooooooo! :D (e qua partono i Gem Boy :D )

 

Questa racconto è una piccola chicca :) Divertente all'inizio, ma con un significato profondo nel finale (vivere con lo sguardo rivolto al passato non è vivere): Andrea l'ha scritto meglio di me.

8 ore fa, Andrea28 ha detto:

C'è  anche - qui ce l'ho voluto vedere io - un riferimento a quei fenomeni di nostalgia di massa (in questo caso degli anni '80) sempre più diffusi (vedi pagine facebook, reboot e revival come se piovessero). Nostalgia, per certi versi, malsana laddove ci si rifugia e ci si crogiola negli schemi del passato, non riuscendo a distaccarsene e ad andare avanti ("ai miei tempi era così, c'era rispetto, c'era questo, c'era quest'altro, i treni partivano in orario, i giovani erano educati, ah non ci sono più i film di una volta" etc, etc...).

 

 

 Bravo!

 

 

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Considerando i tempi stretti in cui il racconto è stato partorito, penso sia superfluo concentrarsi su alcuni difetti formali del testo. Sono più che certo che con un po' di tempo e una solida revisione la struttura delle frasi possa essere migliorata, e non poco.

 

Hai sfruttato la viralità in maniera completa: l'app è virale in quanto si diffonde a macchia d'olio e, allo stesso tempo, è contagiosa. Questo paese che si trasforma gradualmente in una strana fiera animata e giocosa mi ha inquietato abbastanza, perché nasconde un sottotesto molto realistico e in tema coi nostri tempi. Da un lato, la facilità con cui cadiamo vittima delle mode; dall'altro, come sempre più spesso investiamo il nostro tempo in maniera irragionevole. Le riflessioni finali le condivido per filo e per segno e trovo che diano una dimensione profonda al tuo racconto.

 

Penso che se avrai la voglia e il piacere di dedicare del tempo a questo testo, potrà venirne fuori un buonissimo racconto. ;)

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Sono molto delusa del fatto che nessuno si sia trasformato in Chobin principe delle stelle, che a me piaceva tanto.

L’idea del racconto è originale e chissà neanche poi troppo fantascientifica, ho appena letto che fa furore una app per mettere la testa delle celebrità di propria scelta sui protagonisti dei film porno... le frontiere del « progresso » sono infinite. 

Sulla forma ci sono un po’ di cose da rivedere tra aggettivi avverbi e ripetizioni in troppo ma visto che hai fatto di corsa è inutile che ti rompo. L’unica cosa che segnalo è la virgola in apertura perché mi è saltata all’occhio.

La frase « La prima volta che ne sentii parlare » è il soggetto di « fu... », quindi la virgola non ci dovrebbe andare. Almeno credo, perché io e la punteggiatura, come dire, non siamo grandi amiche. Ma qui sono abbastanza convinta.

E poi la cosa della patina di lacrime negli occhi, non so, mi fa di chiusa morale, forse bastava l’immagine di lui che in un angolino del cervello si guarda buttare via la sua vita. Forse.

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@Ghigo ciao :D
 

Alle 28/1/2018 at 23:49, Ghigo ha detto:

quella sera, l'unica, in cui eravamo usciti per un cinema e una pizza.

forse metterei: quell'unica sera in cui eravamo usciti etc.
 

 

Alle 28/1/2018 at 23:49, Ghigo ha detto:

a fiori gialla e un po' lisa, ma sbottonata fino al prosperoso seno

 

Alle 28/1/2018 at 23:49, Ghigo ha detto:

che la faceva sembrare uscita da Piccole donne: un'ingenua contadinella.

cos'è che la faceva sembrare uscita da Piccole donne, la camicetta? xD Ho il dubbio di non aver capito... Il seno non credo, non c'era nessuna con il seno prosperoso :asd:
 

 

Alle 28/1/2018 at 23:49, Ghigo ha detto:

facevo girare distrattamente la cannuccia nel liquido denso. Mi ci erano voluti mesi di corteggiamento per un'innocua uscita con lei. In paese quasi tutti i ragazzi ci avevano già provato, ma lei era molto diffidente.

«Qual era il tuo preferito?» mi chiese curiosa.

«Di cosa?» domandai distrattamente

userei un sinonimo, o cancellerei il secondo "distrattamente" perché l'hai già scritto che non sta prestando attenzione.

 

Alle 28/1/2018 at 23:49, Ghigo ha detto:

La sua espressione. In quel momento era davvero simile a Cameron Diaz quando fece Tutti pazzi per Mary.

ecco un altro film che ha visto il mondo intero ma io no ahahah xD non so di che espressione parli T__T

 

Alle 28/1/2018 at 23:49, Ghigo ha detto:

di mandarla a te, invece lo mando a Patrizia».

la mando? (hai scritto al femminile, immagino riferendoti all'applicazione).

 

Alle 28/1/2018 at 23:49, Ghigo ha detto:

«No, io sono Pollon. Pollon combinaguai».

su nell'Olimpo felice tu stai, la paladina di tutti gli dèi, sei tu xD

 

Alle 28/1/2018 at 23:49, Ghigo ha detto:

se solo si fossero provati a chiamare un medico.

se solo avessero provato a etc

 

Alle 28/1/2018 at 23:49, Ghigo ha detto:

invece aveva

invece ora aveva

 

Alle 28/1/2018 at 23:49, Ghigo ha detto:

E lei diceva di chiamarsi Anna e che era orfana, anche se i genitori li aveva.

cos'è cosplay avanzato questo? xD

 

Alle 28/1/2018 at 23:49, Ghigo ha detto:

uscì del sangue e smise subito spaventata.

uscì sangue dalle trecce? D:

 

Alle 28/1/2018 at 23:49, Ghigo ha detto:

Carletto il principe dei mostri

bellissimo xD

Ghigo, una sola parola: creepy xD
Il racconto è strano ma mi è piaciuto. Non mi aspettavo finisse così, col protagonista che cede all'app... pensavo che sarebbe andato altrove o avrebbe cercato il modo per risolvere la situazione, come un paladino della giustizia :asd: ... poi con tutti i personaggi belli che ci sono mi va a scegliere Capitan Harlock?  xD ahahhah
Comunque il tuo stile mi piace sempre, bravo:)

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Ciao @Ghigo,

non è che per caso in quel paese si aggirano anche Jun Hono (il grande Mazinga), Fujiko Mine (Lupin III) e Sheila Tashikel (Occhi di gatto)?:D

 

Il testo è molto simpatico e mi ha fatto tornare indietro nel tempo. Forse era proprio questo il tuo fine.

Dopo aver letto una prima volta il finale del racconto, non avevo idee in testa in merito a cosa volessi intendere. Analizzandolo meglio, vedo un ritorno alle origini, una fuga dalla realtà che ci imprigiona e ci incatena a schemi e a routine impossibili da cambiare. Ciascuno di noi ha i propri sogni che nonostante l'età e le cattive esperienze rimangono nel proprio cervello. La scelta di diventare un eroe o eroina di un cartone animato è come vivere i propri sogni fuori dagli schemi collaudati.

In quanto alla scelta stilistica, io avrei eliminato la prima parte dell'incontro con Giada e avrei portato la discussione sul protagonista che, uscendo di casa, si trova circondato da amici travestiti da cartone animato. L'impatto sarebbe stato più deciso e avresti risparmiato caratteri per spiegare meglio il personaggio e il suo contesto.

 

Alla prossima

Edison 

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Alle 29 января 2018 г. at 13:19, Kikki ha detto:

quindi succede anche a tutti gli altri, tutti si rendono conto di quello che sta succedendo, giusto? Questo vuol dire che da qualche parte c'è ancora una minima speranza che la gente riprenda possesso di tutto il cervello ed esca dalla stanzetta, o forse me lo immagino io.

 

Io lo spero :) ma ne dubito. Sì, sto a Mosca da quasi dieci anni. Tu una giramondo, Russia, Grecia... come mai così tanti paesi (tutti ortodossi poi). Grazie mille

 

Alle 29 января 2018 г. at 13:27, AndC ha detto:

L'idea delle persone travestite da personaggi di cartoni animati mi ha riportato a quelle situazioni tipo manga nelle fiere del fumetto (credo il termine sia "cosplayer", ma sono un profano in merito...). In questo caso, però, non si travestono, ma proprio si trasformano per via di un app da cellulare...

 

A dire la verità addormentavo mia figlia sentendo le canzoni dei cartoni anni 80 e mi è venuta l'idea di questo racconto sentendo Pollon (la prima infatti). Cosplayer so cosa sono ma non ci avevo pensato. Grazie dei suggerimenti e dell'apprezzamento

 

Alle 29 января 2018 г. at 13:52, Andrea28 ha detto:

che può essere colto come un totale imbambolamento della società distratta da cose di poco pregio, mode virali, futilità varie.

C'è  anche - qui ce l'ho voluto vedere io - un riferimento a quei fenomeni di nostalgia di massa (in questo caso degli anni '80) sempre più diffusi (vedi pagine facebook, reboot e revival come se piovessero). Nostalgia, per certi versi, malsana laddove ci si rifugia e ci si crogiola negli schemi del passato, non riuscendo a distaccarsene e ad andare avanti ("ai miei tempi era così, c'era rispetto, c'era questo, c'era quest'altro, i treni partivano in orario, i giovani erano educati, ah non ci sono più i film di una volta" etc, etc...).

 

Penso tu abbia colto davvero ogni cosa che volevo far passare e io che volevo il criptico :( anche quando faccio il criptico non riesco ad essere criptico (aiuto, la patalessi!!)

 

Scherzi a parte, grazie del passaggio e della perfetta disamina

 

Alle 29 января 2018 г. at 22:41, AdStr ha detto:

in tempi record.

 

Lo faccio ogni volta, non è un'attenuante per gli errori. La domenica ho solo quelle due ore ma ci tengo da matti a partecipare quindi ci provo sempre. A volte va bene, altre non mi viene l'idea. Qui sinceramente volevo partecipare anche in onore di @Andrea28 e della sua trama che mi era piaciuta subito. Questa volta non mi era venuta l'idea e mi sono messo al computer con l'unico pensiero di come avevo addormentato Gaia, musica di cartoni animati. Il finale è venuto quando pensavo di mollare. Perché il vecchio finale, per quanto azzardato, prevedeva il dottore che non voleva andare avanti col tempo e era lui che ipnotizzava le persone facendogli credere di essere personaggi dei cartoni.

 

Alle 29 января 2018 г. at 22:41, AdStr ha detto:

l racconto mi piace, l'idea regge e c'è quella patina grottesca che inquieta, dalla prima parola all'ultima. Da quanto ho potuto capire leggendo i tuoi ultimi racconti, col grottesco giochi in casa, e ti riesce davvero molto, molto bene.

 

Sì, ho scoperto il grottesco per puro caso. Prima ero più serio. Ad alcuni piaceva di più il mio vecchio stile, ad altri il nuovo. A me piacciono entrambi e mi piace variare, ma devo ammettere che scrivere un racconto serio mi impegna molto di più, mentre uno grottesco mi diverte.

 

Alle 29 января 2018 г. at 22:41, AdStr ha detto:

"Ora" usato al passato io l'ho sempre snobbato, ma senza avere riscontri di questa convinzione. Tu sei sicuro? Qualora fosse corretto, sono io ad aver imparato una cosa nuova!

 

Certo che In quel momento sarebbe l'ipotesi grammaticalmente (li adoro gli avverbi di modo) più corretta. Ho usato ora senza pensarci, mi sembrava ci stesse bene. Mi piacerebbe l'opinione di @Marcello o @Rica in merito a questo dubbio.

 

Alle 29 января 2018 г. at 22:41, AdStr ha detto:

L'avverbio non è il male, naturalmente. Mi chiedo sempre se sia indispensabile, vedi tu.

 

Come avrai notato li amo maledettamente :P  però so che a molti non piacciono. A Cetto Laqualunque sì invece.

 

Alle 29 января 2018 г. at 22:41, AdStr ha detto:

Un altro dubbio: sono gli sceneggiatori a occuparsi di scenografia?

 

avevo scritto scenario. Poi ho cambiato. Lo sceneggiatore deve buttare comunque le basi anche della scenografia. Dove si svolgono i fatti li decide lo sceneggiatore, salvo poi il regista che gli cambia tutto.

Il resto è tutto a tuo favore :) hai ragione sulle ripetizioni e le altre cose. Grazie mille del passaggio e del tempo che hai speso a darmi i suggerimenti.

 

Alle 29 января 2018 г. at 22:45, M.T. ha detto:

Noooooo! Dolce Remì noooooooooooo!

 

Sgamato subito ahahahahahahha

 

Alle 29 января 2018 г. at 22:45, M.T. ha detto:

Questa racconto è una piccola chicca :)

 

Grazie mille, mi fa molto piacere. 

 

12 ore fa, Luca Trifilio ha detto:

Hai sfruttato la viralità in maniera completa: l'app è virale in quanto si diffonde a macchia d'olio e, allo stesso tempo, è contagiosa. Questo paese che si trasforma gradualmente in una strana fiera animata e giocosa mi ha inquietato abbastanza, perché nasconde un sottotesto molto realistico e in tema coi nostri tempi. Da un lato, la facilità con cui cadiamo vittima delle mode; dall'altro, come sempre più spesso investiamo il nostro tempo in maniera irragionevole. Le riflessioni finali le condivido per filo e per segno e trovo che diano una dimensione profonda al tuo racconto.

 

Praticamente Wilma dammi la clava è una forma di patalessi pure quella. Incomunicabilità col prossimo. I nostri racconti, seppur totalmente diversi, non sono così lontani come messaggio di fondo. Grazie mille dell'attenta analisi.

 

8 ore fa, Befana Profana ha detto:

Sono molto delusa del fatto che nessuno si sia trasformato in Chobin principe delle stelle, che a me piaceva tanto.

 

Lo volevo mettere, poi con la furia è rimasto fuori (come occhi di gatto, la volevo mettere). Mio babbo diceva (ma c'è sempre mio babbo, solo non lo dice più così spesso) che io ero Chobin, perché era piccolino con un ciuffo sulla testa e ricordo con piacere che con la lambretta mi portava da mia nonna a dormire e gridava "Chobin?" e io da dietro dovevo rispondere "Boing boing boing". Momento revival :) 

 

8 ore fa, Befana Profana ha detto:

la testa delle celebrità di propria scelta sui protagonisti dei film porno... le frontiere del « progresso » sono infinite. 

 

Tipo il viso della Mazzamauro sul corpo di Cicciolina? Bello. Come si chiama l'app :D 

 

8 ore fa, Befana Profana ha detto:

La frase « La prima volta che ne sentii parlare » è il soggetto di « fu... », quindi la virgola non ci dovrebbe andare. Almeno credo, perché io e la punteggiatura, come dire, non siamo grandi amiche. Ma qui sono abbastanza convinta.

 

Ci sta. La frase iniziale è cambiata almeno dieci volte perché non mi tornavano i tempi verbali. Io non so bene dove vadano, le metto spesso quando spezzo il ritmo della lettura. Ma penso che in fase di rielaborazione la prima frase (e parte) cambi parecchio.

 

8 ore fa, Befana Profana ha detto:

E poi la cosa della patina di lacrime negli occhi, non so, mi fa di chiusa morale, forse bastava l’immagine di lui che in un angolino del cervello si guarda buttare via la sua vita. Forse.

 

Sinceramente non l'avevo pensata come un moralismo, ma come un segnale che non solo lui vede così, ma anche gli altri. Che in tutti ancora c'è qualcosa, un'anima che soffre per questa situazione. A volte molto nascosta, a volte no. Bisognerebbe leggerlo senza e vedere come suona meglio. Grazie dei suggerimenti, Marezia (tu hai capito chi sono io, penso) :) Solo avevo l'altro nome, il mio vero, Diego: Raissa, il racconto con Mocher ecc... io curavo la parte russa.

 

7 ore fa, Luna ha detto:

cos'è che la faceva sembrare uscita da Piccole donne, la camicetta? xD Ho il dubbio di non aver capito... Il seno non credo, non c'era nessuna con il seno prosperoso :asd:

 

Come no, Joe! Scherzo, la camicetta gialla e lisa, un po' scolorita, forse tutto l'abbigliamento in generale :) 

 

7 ore fa, Luna ha detto:

ecco un altro film che ha visto il mondo intero ma io no ahahah xD

 

Guardalo, c'è un Matt Dillon straordinario

 

7 ore fa, Luna ha detto:

nvece ora aveva

 

Indirettamente rispondi al dubbio dell'amico più su. Ora si può usare in una narrazione al passato? @AdStr

 

7 ore fa, Luna ha detto:

uscì sangue dalle trecce? D:

 

Sì, erano rossi :D 

 

7 ore fa, Luna ha detto:

poi con tutti i personaggi belli che ci sono mi va a scegliere Capitan Harlock?

 

Grazie dei suggerimenti e degli apprezzamenti. Certo, non chiedeva chi vuoi diventare, ma qual è il tuo cartone preferito. Il suo era quello :D era pure figo, dai! Mica dolce Remì

 

5 ore fa, Edison ha detto:

non è che per caso in quel paese si aggirano anche Jun Hono (il grande Mazinga), Fujiko Mine (Lupin III) e Sheila Tashikel (Occhi di gatto)?:D

 

Più che probabile, in particolare Occhi di gatto avevo in serbo (ma non c'entra @Emy, l'altro serbo intendo) una battutina sui loro costumini aderenti, poi il tempo tiranno mi ha detto che se volevo sottoporvelo, dovevo sbrigarmi e mi è passato di testa.

 

5 ore fa, Edison ha detto:

In quanto alla scelta stilistica, io avrei eliminato la prima parte dell'incontro con Giada e avrei portato la discussione sul protagonista che, uscendo di casa, si trova circondato da amici travestiti da cartone animato. L'impatto sarebbe stato più deciso e avresti risparmiato caratteri per spiegare meglio il personaggio e il suo contesto.

 

Anche, però la prima scena da un senso di circolarità. Lei che parla e lui che non l'ascolta neppure, già prima di trasformarsi in cartone animato. Per il resto hai ragione su tutto quello che hai detto, infatti la mamma non diventa Elsa di Frozen, ma Betty Boop e il papà Gambadilegno ma il primo, quello con la gamba di legno vera. Grazie e alla prossima!

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16 minuti fa, Ghigo ha detto:

Certo che In quel momento sarebbe l'ipotesi grammaticalmente (li adoro gli avverbi di modo) più corretta.

E lo è.  Poi certi autori lo usano pure, ma se ti chiami Ghigo o Marcello è molto meglio usare "in quel momento", "allora" e simili. (non ho letto il racconto e non so a quale frase vi riferiate).

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12 minuti fa, Marcello ha detto:

tto il racconto

 

Scusa pensavo di averla citata. 

Alle 29/1/2018 at 01:49, Ghigo ha detto:

Il film ci era piaciuto e la pizza pure. Ora stavamo sorseggiando amabilmente due frappè: al cioccolato io, alla vaniglia lei.

Eccola. Solo dal punto di vista grammaticale, senza il contesto. È possibile o qui puzza di errore?:sss:

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1 ora fa, Ghigo ha detto:

(ma non c'entra @Emy, l'altro serbo intendo)

Questo è un ottimo marketing, per farmi leggere il racconto. :inca:  Scherzo. Domani ripasso con calma, promesso. :sss: 

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4 ore fa, Emy ha detto:

Domani

 

Ci ho pensato dopo. In teoria voleva essere solo una battuta anche per stuzzicarti che tanto lo so che cadrai in astinenza e presto tornerai a partecipare, però poi ho pensato che poteva essere fraintesa e mi sono dispiaciuto (non da te ma magari da altri). 

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Sì, Diego, avevo capito che eri tu. Bellissimo il tuo aneddoto su Chobin, mi sa che il suo boing boing boing è stato il primo tormentone di tutta una generazione. Il nome della app non lo so, ho letto solo che ha un successone, la tua ipotesi è interessante ma mi sa che va di più guardare video porno in cui l’attrice ha il volto che ne so di Nathalie Portman. Sulla pagina di lacrime resto della mia idea ma forse è dovuto alla mia allergia alle lacrime letterarie, non so. :) Ciao

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Ottimo, dubbio fugato.

Ogni tanto mi pigliano, l'italiano è un labirinto: mi viene il sospetto che certi aspetti siano convinzioni mie e non "convinzioni condivise" (qualcuno le chiama regole :D).

Grazie @Ghigo @Marcello

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@Ghigo non avevo mai fatto caso al fatto che i paesi in cui ho vissuto più a lungo nella mia vista fossero entrambi ortodossi! E dire che non sono per niente religiosa. Ho vissuto anche in paesi mussulmani e ultra cattolici. In Russia sono stata 8 anni a San Pietroburgo e in Caucaso, subito dopo la fine della guerra cecena, ero un po' in fissa con la Politkovskaja e avevo bisogno di vedere di persona di cosa stesse parlando. Per il resto studiavo e lavoravo. In Grecia vengo fin da bambina, poi negli ultimi anni mi sono stabilita. :)

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Ciao! Ma come ti viene in mente di taggare me con il Sommo? Aiuto!!! :mazza:

Intanto ho letto il racconto, ora.

Però ci devo pensare e sto andando a scuola, ora.

 

Motivo per cui non ti commento. Ripasso. Scusa ma siamo in settimana pre-scrutini.

 

 

Ora...

Tu lo usi qui

Il film ci era piaciuto e la pizza pure. Ora stavamo sorseggiando amabilmente due frappè: al cioccolato io, alla vaniglia lei.

 

e qui

 

Rimpiangevo com'era prima, anche se c'era poca comunicazione, però almeno c'era. Ora era diventato impossibile, ognuno perso nelle sue cose che doveva obbligatoriamente fare.

 

Nella prima frase mi stona. Nella seconda meno, ma anche lì lega a un presente che la tua voce narrante, però, non vive. Perché il racconto è al passato.

Gli avverbi temporali ora, adesso... indicano normalmente un'azione che si svolge nel presente, mentre tu lo usi per legare azioni che si svolgono nel passato.

 

Usato come sinonimo di Comunque, in ogni caso ecc. mi stona meno.

Esempio.

Ora, inutile dire che mi sarebbe piaciuto farlo. Ma non implica il tempo, perde la sua funzione di avverbio, in qualche modo.

Ma tu non lo usi così. E io ci devo pensare...

 

Chiaramente spero risponda prima @Marcello così gli copio la risposta quando torno, oggi pomeriggio. xD

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1 ora fa, Rica ha detto:

 

Chiaramente spero risponda prima @Marcello c

In realtà avevo già risposto, citando Treccani.  

In ogni caso nelle due frasi del racconto citate io ritengo l'uso accettabile.  In entrambi i casi si tratta di espressioni correlate a un passato precedente al tempo della narrazione, per cui quell'"ora" assume valore di attualità, pur se nel passato.  Non la uso personalmente (e anche nelle frasi citate se ne potrebbe fare a meno senza sforzo), ma non  mi sento di censurarne l'uso.

Del resto anche Treccani dice:

Con accezioni e intonazioni diverse la locuz. temporale ora che, con la quale si introduce una constatazione, una frase di rammarico, di rimpianto, e sim. (cfr. anche adesso che): ora che sei sposato, metterai la testa a posto, spero; ora che poteva finalmente godersi la pensione, se n’è andato all’altro mondo.

Qui invece:

1 ora fa, Rica ha detto:

Ora, inutile dire che mi sarebbe piaciuto farlo.

è del tutto lecito perché assume il valore di congiunzione e non ha più alcuna connotazione temporale.

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Alle 28/1/2018 at 23:49, Ghigo ha detto:

La prima volta che ne sentii parlare, fu da Giada quella sera, l'unica, in cui eravamo usciti per un cinema e una pizza.

Non si capisce a cosa è riferito, alla sera o alla volta, e non è che importi molto. Che ne diresti di semplificare la frase, rendendola più scorrevole, così: La prima volta che ne sentii parlare, fu la sera in cui ero uscito con Giada per un cinema e una pizza. 

 

Alle 28/1/2018 at 23:49, Ghigo ha detto:

che la faceva sembrare uscita da Piccole donne: un'ingenua contadinella.

Non mi piace molto. Direi piuttosto: che la faceva sembrare un'ingenua contadinella. Personalmente toglierei il riferimento a Piccole donne. 

 

Alle 28/1/2018 at 23:49, Ghigo ha detto:

La sua espressione. In quel momento era davvero simile a Cameron Diaz quando fece Tutti pazzi per Mary.

Toglierei il punto e metterei una virgola, unendo le due frasi: La sua espressione, in quel momento, era davvero simile ecc.

 

Alle 28/1/2018 at 23:49, Ghigo ha detto:

sembrava anche la faccia leggermente diversa, sicuramente i capelli. 

Qui qualcosa mi manca. Forse: Sembrava avere la faccia leggermente diversa.

 

Alle 28/1/2018 at 23:49, Ghigo ha detto:

se solo si fossero provati a chiamare un medico.

Perché il verbo riflessivo? Direi piuttosto: se solo avessero provato a chiamare un medico. 

 

Alle 28/1/2018 at 23:49, Ghigo ha detto:

Possibile che a me nessuno avesse mandato quell'applicazione.

Qui mi sa manca un punto interrogativo. 

 

Alle 28/1/2018 at 23:49, Ghigo ha detto:

La mandai al dottore

Manca un punto.

 

 Ciao @Ghigo. Hai fatto bene a taggarmi, sai. xD Il racconto mi è piaciuto, un po' strano ma a me piacciono le cose bizzarre. All'inizio è molto soft, con un crescendo che culmina in un finale inquietante. Mi hai fatto pensare a "C'era una volta", in cui i personaggi delle favole diventano persone vere. Sempre bravo. 

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Ciao @Ghigo

il racconto mi è piaciuto molto. Ho letto che lo hai scritto in due ore, quindi raddoppio i complimenti.

Dal punto di vista formale ti è sfuggito qualcosa, ma poca roba. Giusto qualche refuso, ma con i tempi che hai avuto... Sono sicura che rileggendolo con calma li trovi tutti, e forse ti sono stati già segnalati prima di me.

 

Il raconto è particolare: densissimo e attualissimo. Nonostante la sua densità l'ho trovato molto scorrevole. Il contagio che hai scelto l'ho trovato esilarante e la modalità di trasmissione ben ideata. 

Forse avrei omesso questo incipit e avrei aperto direttamente sulla stranezza del protagonista nel ritrovarsi accanto personaggi vestiti da cartoni animati. Ma sono gusti personali. Ho apprezzato quel senso di inadeguatezza del protagonista per non essere stato anche lui contagiato.

 

Hai saputo usare bene i mezzi tecnologici, o meglio, li hai saputi inserire bene nel contesto e assegni loro funzioni che potrebbero veicolare perfettamente quanto accade.

Bravo.

 

 

Capitan Harlock? Complimenti per la scelta. Uno dei miei primi amori.

Ah! Io, sarei diventata Lady Oscar o Margot di Lupen...

Piaciuto anche il finale. :)

 

 

Come hai potuto capire non avevo letto i commenti precedenti, non mi ero accorta neanche che @Marcello aveva risposto al tuo quesito, anzi lo ringrazio perché ho letto e capito anche qualcosina in più. Comunque, anche io non lo uso nel modo in cui tu l'hai usato. In un mio testo mi stonerebbe molto, non so.

 

 

 

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Minchia, ci sono due chilometri di commenti qui sopra! E adesso che dico?

Alle 28/1/2018 at 23:49, Ghigo ha detto:

La prima volta che ne sentii parlare, fu da Giada quella sera, l'unica, in cui eravamo usciti per un cinema e una pizza.

La prima volta che ne sentii parlare fu da Giada quella sera, l'unica in cui eravamo usciti per un cinema e una pizza.

Ti ho ucciso due virgole.

Alle 28/1/2018 at 23:49, Ghigo ha detto:

quella camicetta a fiori gialla e un po' lisa, ma sbottonata fino al prosperoso seno

Ti piace così tanto il Carducci?

Alle 28/1/2018 at 23:49, Ghigo ha detto:

In paese quasi tutti i ragazzi ci avevano già provato, ma lei era molto diffidente.

Diffidente? "Non ci stava", oppure "non la dava".

Alle 28/1/2018 at 23:49, Ghigo ha detto:

Iniziò a interessarmi quando dopo qualche giorno in cui non l'avevo più sentita, la vidi per strada vestita come Pollon. Non solo vestita, sembrava anche la faccia leggermente diversa, sicuramente i capelli.

Direi "qualche giorno di silenzio". E poi; "Non solo per com'era vestita, sembrava che anche la faccia fosse leggermente diversa, sicuramente i capelli."

Alle 28/1/2018 at 23:49, Ghigo ha detto:

Nessuno si parlava più, ognuno recitava le sue battute, uguali ogni giorno, senza nemmeno annoiarsi. La gente si parlava, è vero, ma le risposte non corrispondevano alle domande.

Una ripetizione e nello stesso tempo una contraddizione.

Bel racconto simpatico, refusi e incertezze sono sicuramente dovuti alla fretta.

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13 ore fa, Befana Profana ha detto:

boing boing boing è stato il primo tormentone di tutta una generazione

 

:D 

 

13 ore fa, Befana Profana ha detto:

la tua ipotesi è interessante ma mi sa che va di più guardare video porno in cui l’attrice ha il volto che ne so di Nathalie Portman

 

Certo era una battuta, la Mazzamauro non la guarderei nemmeno io (a parte che non guarderei nemmeno la Portman, tanto mica è lei)

 

12 ore fa, Kikki ha detto:

In Russia sono stata 8 anni a San Pietroburgo e in Caucaso, subito dopo la fine della guerra cecena, ero un po' in fissa con la Politkovskaja

 

:nuo: ami così tanto rischiare? Qui aprirei un off topic grande, ma poi ti scrivo in privato o parte il ban. In Caucaso è pericoloso ora, figuriamoci durante quegli anni...

 

12 ore fa, Rica ha detto:

Ma come ti viene in mente di taggare me con il Sommo

 

Certo lui è uno che non mostra mai refusi, se non di proposito, nei suoi racconti. Tu sei insegnante (ignoro di cosa, però già il termine denota preparazione) e quindi siete due persone di cui mi fido (poi tu dovevi leggertelo ugualmente visto che sei in gara, mica potevo taggare tutto il WD, ne ho scelti due tra quelli che reputo migliori :)

 

Quindi @Rica e @Marcello grazie mille per la delucidazione e per l'ottima disquisizione sull'uso di questa parolina :) anche se è off topic rispetto al racconto, lo reputo un ottimo esercizio e un'ottima discussione quando si parla di grammatica (anche in ottica di migliorare questo racconto).

 

7 ore fa, Emy ha detto:

un po' strano ma a me piacciono le cose bizzarre

 

Attenta, con questa affermazione se ti sentono in Russia poi sai dove ti mandano a fare il servizio per il Mondiale :D 

 

Grazie per i suggerimenti che condivido tutti e per il passaggio, anche se non eri obbligata xD aspettati messaggi per i prossimi MI che ti inviteranno a vedere ALMENO le tracce :D solo una sbirciatina veloce

 

3 ore fa, Rica ha detto:

Ho letto che lo hai scritto in due ore, quindi raddoppio i complimenti.

 

Per la precisione alle 00.08 mi sono messo al computer, ho subito scritto di getto, arrivato a metà ho smesso perché mi sembrava ridicolo, poi l'ho ripreso e mi è venuta la svolta finale e l'ho scritta di getto. Poi ho letto il racconto che ho commentato (quello dei raggi minchia) e poi l'ho riletto una volta e ho pubblicato all'1.47. Penso sia il mio record di scrittura di un racconto, perché a volte Gaia alle 23.20 è già a letto, domenica non voleva.

 

Grazie mille per l'apprezzamento e per i suggerimenti davvero graditi.

 

3 ore fa, Rica ha detto:

Forse avrei omesso questo incipit e avrei aperto direttamente sulla stranezza del protagonista nel ritrovarsi accanto personaggi vestiti da cartoni animati.

 

Non è una brutta idea. Magari nell'incipit parla di questa ragazza che gli piace e che vuole provarci e poi la vede vestita da Pollon, senza cinema e pizza. Può girare meglio, vero.

 

3 ore fa, Rica ha detto:

Hai saputo usare bene i mezzi tecnologici,

 

Pensa te, fino a settembre dello scorso anno avevo il Nokia vecchio e non lo volevo cambiare, poi uno studente mi ha regalato l'Iphon6 e la mia vita è cambiata.

 

3 ore fa, Rica ha detto:

Capitan Harlock? Complimenti per la scelta. Uno dei miei primi amori.

 

Un pirata tutto nero che per casa ha solo il ciel :) però l'occhio...

 

3 ore fa, Rica ha detto:

Ah! Io, sarei diventata Lady Oscar o Margot di Lupen...

 

A me andava peggio, da piccolo amavo Doraemon e Don Chuck Castoro :D:D 

 

36 minuti fa, Macleo ha detto:

Minchia, ci sono due chilometri di commenti qui sopra!

 

Di cui due terzi di offtopic

 

37 minuti fa, Macleo ha detto:

Ti piace così tanto il Carducci?

 

Sono di Livorno, a Bolgheri ci vado almeno una volta ogni due anni, con quei cipressi che da San Guido vanno in duplice filar :) 

 

38 minuti fa, Macleo ha detto:

Diffidente? "Non ci stava", oppure "non la dava".

 

Questa è l'unica che non mi trova d'accordo delle tue annotazioni (le altre sono tutte perfette). La parola diffidente è riferita a un personaggio di una cittadina di montagna abbastanza chiusa come quella. Non la dava mi sembra troppo volgare per il tipo di narrazione e non ci stava forse potrebbe andar meglio. Diffidente in effetti è un po' antiquato, ma adatto a una vestita da piccole donne :) 

 

40 minuti fa, Macleo ha detto:

Bel racconto simpatico, refusi e incertezze sono sicuramente dovuti alla fretta.

 

Grazie. La fretta ce l'hanno tutti durante il MI. Per me l'importante è scrivere un racconto, poi per sistemarlo c'è tempo :) grazie del passaggio

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2 ore fa, Ghigo ha detto:
6 ore fa, Rica ha detto:

Ah! Io, sarei diventata Lady Oscar o Margot di Lupen...

 

A me andava peggio, da piccolo amavo Doraemon e Don Chuck Castoro :D:D 

 

Non saprei: io da piccolo ho avuto il periodo di Godzilla... :D  poi sono venuti i vari robottoni (Robotech su tutti), Holly&Benji... pensa se c'era qualcuno con la fissa di Sailor Moon :P 

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Alle 28/1/2018 at 23:49, Ghigo ha detto:

Io, come altri pochi, ne ero rimasto immune e ne ero quasi geloso.

Non dovrebbe essere “invidioso” la parola giusta?

 

Alle 28/1/2018 at 23:49, Ghigo ha detto:

al prosperoso seno

“Prosperoso seno” no, ti prego! In un racconto del genere mi sembra proprio vecchia come espressione. :D

 

Mi pare di non avere altro da dire: bravo, mi è piaciuto, nonostante io conosca la metà dei personaggi citati. :muu: 

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@Ghigo, soggetto e significato del racconto davvero originali, sorprendente e incisivo il finale: spero riesca a trovare il modo di sviluppare il soggetto perchè a mio modesto avviso merita davvero!

PS: non ricordo che le protagoniste dei romanzi della May Alcott andassero in giro scollacciate :D

PPS: io avrei scelto come te Capitan Harlock, o forse Capitan Futuro... propendo più per il primo ;)

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