Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

lovigius

Ho visto il mare

Post raccomandati

C'è un uomo in mezzo a noi che non mi piace. L'ho visto d'improvviso in un posto nella fila in cui prima non c'era.

 

Da bambina giocavo a fissare a mente i tratti dei passanti, a dargli un nome inventato e ad associarlo ad un oggetto che me ne ricordasse i lineamenti. Ci passavo le giornate ad etichettare le persone, a metterle chi da una parte e chi dall'altra in base al sentimento che mi suscitavano. Col tempo poi, associando a quei volti le storie che giravano al paese, ho capito che le fattezze che andavano differenziandosi da un passante e l'altro, non mentivano mai. Era come se le molle del cervello si usurassero a seconda dell'aspetto, e prima o poi i miei volti mi tornavano davanti agli occhi per le azioni che compivano.

Quindi, anche se ora è passato qualche anno da quel gioco, provo per quel volto qualcosa che non mi piace.

 

Ho lasciato casa da quattro giorni, mio padre mi ha cacciato a forza, con le lacrime agli occhi, mentre mamma si limitava a nascondersi tra le mani, come se da quelle finestre sotto la fronte qualcuno potesse strapparne fuori la parte di cuore che non voleva donare. Anche lei sapeva che quella era l'unica cosa giusta da fare.

 

Ho attraversato il deserto appoggiando la schiena alle sponde traballanti di un rimorchio di un camion. Ci siamo fermati poche volte, mangiando quelle poche provviste portate da casa, dormendo nelle brevi ore di sosta, perché in viaggio la strada era sempre così mal ridotta che non ti permetteva mai di rilassare i muscoli. Lì sopra, il viso di quella gente che viaggiava insieme a me era un bicchiere mezzo pieno di tristezza da un lato e speranza dall'altro, e tutti noi, me compresa, aspettavamo soltanto di sapere quale delle due parti sarebbe evaporata per prima.

Al terzo giorno ho visto il mare nascere all'orizzonte come un miracolo di Dio. Non l'avevo mai visto prima, e ripescando nella memoria le parole di mio padre, ho capito che, per quanto siano state ricercate, non gli hanno reso per niente giustizia.

I contrasti dei colori mattutini, il rosso acceso della terra e il blu intenso del mare,  mi hanno fatto dimenticare per un po' la stanchezza del viaggio e la distanza da casa. Ma è durato troppo poco.

 

Chi ci ha fatto scendere portava una pistola mal nascosta tra i jeans e la maglietta, bastava quel vedo non vedo, sentire la presenza delle armi per tenerci buoni e senza fiatare, nonostante i modi per niente gentili. 

Si son presi il sacchetto dei duemila dollari che mio padre mi aveva dato per mettermi sopra a una barca. Si son presi pure tutto il resto, dicendoci che non c'era spazio, e io non riuscivo a capire quanto spazio potesse mai occupare un piccolo zaino da spalla. 

Siamo in fila da due ore, ed ora c'è un uomo in mezzo a noi che non mi piace e che prima non c'era.

Somiglia tanto ad uno di quelli con la pistola, ma la sua non la vedo. Si vede però da un miglio lontano che non è stanco come tutti noi altri, e per di più i suoi vestiti mentono più del suo stesso volto, perché lo sporco sembra essere stato messo lì un po' a casaccio e l'usura dei tessuti è in posti su cui il tempo avrebbe agito sicuramente non prima di altri.

Mentre a questo penso, la fila comincia a scivolare sulla sabbia come una vipera del deserto che ha appena ingerito una preda quattro volte più grande della sua stazza. C'è un barcone malandato sulla riva, sembra galleggiare a stento, e noi tutti siamo diretti lì, come il cadavere di un corpo trascinato dalla corrente del fiume. E' tardi per ritornare indietro, ed è inutile provare ad opporsi. Lo capisco io, ne sono consapevoli tutti gli altri. 

Mi fa già paura il mare, mentre vedo il barcone riempirsi fino all'inverosimile. Capisco soltanto ora il perché mi abbiano fatto lasciare perfino il mio zaino. Sento l'anima schiacciarsi sotto il peso dell'ignoto, l'incertezza di ciò che mi aspetta è così forte da oscurare qualsiasi tipo di pensiero felice. 

Salpiamo, non so chi guida, non so quando arriveremo. Sono rannicchiata in un angolo e non vedo altro che corpi, non sento che voci indistinte mentre il respiro di Mama Africa si perde sotto ai piedi. Spero che un giorno io possa dimenticare tutto questo, ritrovare il sorriso di mia madre e le mani grandi di mio padre, calpestare ancora una volta la terra rossa fuori casa mia ed urlare ad alta voce:" qui, io posso vivere".

 

Ora cerco il calore nelle preghiere, mi ritaglio uno spazio che è tutto mio, chiudo gli occhi, porto le mani unite al petto e mi lascio cullare dal procedere lento di questa barca stracolma, mentre il vociare di tutti gli altri affoga nel rumore liquido dell'infrangersi delle onde. 

In questa notte che avanza perdo me stessa, nemmeno la luna, vista dal mare, sembra avere la stessa faccia di sempre, nemmeno in lei vedo un'amica in cui poter confidare. Attendo l'alba con ansia, aspetto che la luce del sole mi venga a salvare e mi porti lì dove mi deve portare. 

La notte però tarda a scivolare, il freddo è pesante, ed il silenzio è quello che mi fa più male. Mi sento sola, gli occhi vagano nel buio alla ricerca di qualcosa a cui potersi aggrappare, scavano nel vuoto per non finire di esserne svuotati, ma solo l'odore acre degli uomini, il sudore e gli aliti pesanti mi urlano che non sono sola mai. Non so se consolarmene o meno. 

 

Uno sparo squarcia il silenzio della notte, è così forte da sembrarmi frutto di un sogno. Però è reale, le orecchie non mi hanno mentito, ma gli occhi non riescono a confermare. Nessuno parla, sembra che sia stata la sola ad avvertire la cosa, poi un suono sordo di un corpo che colpisce l'acqua, silenzio ancora, alcuni secondi e a distanza un altro tonfo leggero, di qualcosa che fende l'acqua e si inabissa.

L'alba risveglia le lingue, le anime invece quelle no perché son rimaste sveglie. C'è apprensione in giro, lo sento, tutti sospettano di tutti. Io so invece a chi rivolgere i miei sguardi. Scorgo quel tizio seduto sul corrimano, osserva, ascolta, sonda il terreno su cui germogliano i dubbi di tutti, le incertezze e le paure. E' in quelle paure che si nasconde, si fa vittima per celare al mondo la sua mano carnefice. 

 

Qualcuno, con la voce rotta dalla stanchezza, segnala la costa. La vita sembra rientrare nei nostri corpi, dargli vigore, cancellare perfino il ricordo della lunga notte appena passata. Un motoscafo militare ci scorta fino al porto, c'è molta gente, non siamo i soli ad aver lasciato casa. Questa qui sembra un'altra Africa.

Sono stata visitata e portata in un centro di accoglienza, ci hanno interrogati, cercavano lo scafista, nessuno di noi però sapeva più indicare l'uomo che aveva guidato la barca. S'era perso nel nulla, così come si è perso nel silenzio il tonfo di quel corpo gettato nell'acqua scura.

Quello che resta è la mia vita tutta da riscrivere, aspetto che ci diano la libertà. Merito anch'io un occasione per poter vivere, un'opportunità per cambiare il corso del fiume, portare le sue acque fin sotto casa mia, e far nascere un giardino immenso di fiori e frutti bellissimi. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, lovigius ha detto:

C'è un uomo in mezzo a noi che non mi piace. L'ho visto d'improvviso in un posto nella fila in cui prima non c'era.

 

Da bambina giocavo a fissare a mente i tratti dei passanti, a dargli un nome inventato e ad associarlo ad un oggetto che me ne ricordasse i lineamenti. Ci passavo le giornate ad etichettare le persone, a metterle chi da una parte e chi dall'altra in base al sentimento che mi suscitavano. Col tempo poi, associando a quei volti le storie che giravano al paese, ho capito che le fattezze che andavano differenziandosi da un passante e l'altro, non mentivano mai. Era come se le molle del cervello si usurassero a seconda dell'aspetto, e prima o poi i miei volti mi tornavano davanti agli occhi per le azioni che compivano.

Quindi, anche se ora è passato qualche anno da quel gioco, provo per quel volto qualcosa che non mi piace.

La frase che ho evidenziato secondo me è superflua, o comunque costruita male, nel senso che mi suona proprio male e mi lega la lingua del cervello mentre leggo.

Si parla di una fila, siamo all'inizio e non sappiamo quale fila sia, e dove sia... magari ci arriviamo lettura in corso, ma così all'inizio, la sequenza "improvviso-posto-fila-in cui" mi lega subito il cervello.

"Col tempo, poi," virgola prima e dopo mi suona meglio. Mentre la toglierei dopo "l'altro".

 

1 ora fa, lovigius ha detto:

Ho lasciato casa da quattro giorni, mio padre mi ha cacciato a forza, con le lacrime agli occhi, mentre mamma si limitava a nascondersi tra le mani, come se da quelle finestre sotto la fronte qualcuno potesse strapparne fuori la parte di cuore che non voleva donare. Anche lei sapeva che quella era l'unica cosa giusta da fare.

 

(perché tutti questi doppi spazi tra i paragrafi?)

Frase contorta. "Nascondersi tra le mani", anche se capisco cosa vuoi dire, non me lo immagino... che fa, la macarena per nascondersi tutto il corpo con le mani? :D Quindi direi: "Nascondersi il volto tra le mani".

"Strapparne fuori la parte di cuore che non voleva donare"... contorta. "Qualcuno potesse strapparle il cuore spezzato (o qualcosa del genere)" forse è meglio. Forse.

 

1 ora fa, lovigius ha detto:

sponde traballanti di un rimorchio di un camion. Ci siamo fermati poche volte, mangiando quelle poche provviste portate da casa, dormendo nelle brevi ore di sosta, perché in viaggio la strada era sempre così mal ridotta che non ti permetteva mai di rilassare i muscoli.

"Del rimorchio di un camion".

Ripetizione di "poche", si può ovviare.

"Da non permetterti di rilassare i muscoli" mi suona meglio.

 

1 ora fa, lovigius ha detto:

come un miracolo di Dio. Non l'avevo mai visto prima, e ripescando nella memoria le parole di mio padre, ho capito che, per quanto siano state ricercate, non gli hanno reso per niente giustizia

Se è un miracolo, è di Dio. Superfluo. La frase che ti ho messo in grassetto non l'ho capita.. cioè, sì, il padre le ha parlato del sole che sorge in modo profondo, però messo così non mi dice niente di utile.

 

1 ora fa, lovigius ha detto:

la maglietta, bastava quel vedo non vedo, sentire la presenza delle armi per tenerci buoni e senza fiatare, nonostante i modi per niente gentili. 

Dopo "maglietta" metterei i due punti. Via la parte superflua.

1 ora fa, lovigius ha detto:

i suoi vestiti mentono più del suo stesso volto, perché lo sporco sembra essere stato messo lì un po' a casaccio e l'usura dei tessuti è in posti su cui il tempo avrebbe agito sicuramente non prima di altri.

A parte questa frase un po' contorta... perché si mette lo sporco a casaccio? Non penso che gli scafisti badino alle apparenze (o sì? Non guardo più i TG)

1 ora fa, lovigius ha detto:

urlare ad alta voce:" qui, io posso vivere".

Mi sembra forzato e inverosimile. Taglierei.

1 ora fa, lovigius ha detto:

nemmeno la luna, vista dal mare,

via la virgola dopo luna

1 ora fa, lovigius ha detto:

Merito anch'io un occasione per poter vivere, un'opportunità per cambiare il corso del fiume, portare le sue acque fin sotto casa mia, e far nascere un giardino immenso di fiori e frutti bellissimi. 

Una poetica che eviterei, qui c'è proprio l'autore che parla al lettore e gli spara la sua morale... 

 

Ho evidenziato un po' di cose a mio gusto.

La storia pesca dall'attualità, con un punto di vista che non possiamo conoscere, in quanto non abbiamo mai vissuto un'esperienza simile. Quindi molte immagini e pensieri mi sembrano forzati, troppo scontati... basta guardare un servizio in tv o leggere un articolo al riguardo e si possono trovare le stesse sensazioni. Manca, secondo me, una spinta narrativa che vada oltre al "poveri disgraziati, guarda cosa devono passare... che cattivi gli scafisti... stanno rannicchiati a pregare e dicono addio a Mamma Africa".

L'enfasi che tenti di inserire è troppo artificiale e non mi coinvolge.

Per questo non amo molto i racconti che si basano sull'attualità, perché si rischia la retorica. Bisogna riuscire a fare di più.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@lovigiusbuongiorno

sono stata attirata dal titolo pensando di trovare un altro tipo di storia. Ho scritto anche io di barconi e immigrazione e capisco la difficoltà. Trovo che il tuo racconto sia poco tuo, mi da l'impressione di essere raccontato molto dal di fuori. Scusa non riesco a spiegarmi. Benché usi la prima persona rimane sempre tutto molto a distanza, come se la protagonista non stesse vivendo l'esperienza sulla sua pelle ma la stesse guardando succedere. Trovo anche che si senta di fondo la compassione e, io personalmente, non la amo, soprattutto in questo genere di storie. Le persone che intraprendono questo tipo di viaggi, sono sì disperate, ma sono forti. Decidono, per mancanza di alternativa chiaramente, di lasciare tutto e di ricominciare da meno di zero in stati e situazioni da cui sarà difficilissimo emergere e risollevarsi. Qualche volta non sanno a cosa vanno incontro, altre sì. Ma sta di fatto che sono persone coraggiose, e credo che questo si debba tenere in mente parlando di immigrazione. Capisco che la disperazione e il compatimento siano sentimenti che risvegliano l'empatia collettiva (anche se non più tanto direi, ci abbiamo fatto il callo) però non si può ridurre a questo, è uno svilimento di chi ha dovuto prendere una decisione gigantesca; sono vittime certo ma non riduciamoli a questo.

Passo alle pulci:

Alle 28/1/2018 at 18:05, lovigius ha detto:

C'è un uomo in mezzo a noi che non mi piace.

Tra noi c'è un uomo che non mi piace.

Alle 28/1/2018 at 18:05, lovigius ha detto:

L'ho visto d'improvviso in un posto nella fila in cui prima non c'era.

eliminerei, mi suona contorta. oppure puoi inserire più avanti, come in realtà fai già

Alle 28/1/2018 at 18:05, lovigius ha detto:

Era come se le molle del cervello si usurassero

questa non l'ho capita

Alle 28/1/2018 at 18:05, lovigius ha detto:

mentre mamma si limitava a nascondersi tra le mani, come se da quelle finestre sotto la fronte qualcuno potesse strapparne fuori la parte di cuore che non voleva donare

secondo me questa frase è troppo artificiale, proverei a renderla più concreta: mentre mamma si limitava a nascondere gli occhi dietro alle mani, come a trattenere i suoi sentimenti confinati nel cuore. è uscita brutta, però prova a riflettere su questa madre che vede la figlia andarsene, probabilmente per sempre. Davvero non vuole guardarla andare via? e se non vuole perché? Non vuole che la figlia veda quanto soffre? Non vuole soffrire lei guardandola mentre si allontana?

Alle 28/1/2018 at 18:05, lovigius ha detto:

Ho attraversato il deserto appoggiando la schiena alle sponde traballanti di un rimorchio di un camion.

alle sponde traballanti dentro al rimorchio di un camion

Alle 28/1/2018 at 18:05, lovigius ha detto:

Ci siamo fermati poche volte, mangiando quelle poche provviste

poche poche. mangiando le limitate provviste/scarse provviste. Oppure: Quasi non ci siamo fermati

Alle 28/1/2018 at 18:05, lovigius ha detto:

Lì sopra, il viso di quella gente che viaggiava insieme a me era un bicchiere mezzo pieno di tristezza da un lato e speranza dall'altro, e tutti noi, me compresa, aspettavamo soltanto di sapere quale delle due parti sarebbe evaporata per prima.

Capisco cosa vuoi dire ma trovo di nuovo la distanza di cui parlavo all'inizio. Cerchi di mettere poesia dove non so se ce ne sia, scusa la rima... e tristezza e speranza? Non so, le trovo un po' abusate

Alle 28/1/2018 at 18:05, lovigius ha detto:

Non l'avevo mai visto prima, e ripescando nella memoria le parole di mio padre, ho capito che, per quanto siano state ricercate, non gli hanno reso per niente giustizia.

Punto dopo prima. Non capisco il seguito, ricercate a chi si riferisce? Alle parole del padre? 

Alle 28/1/2018 at 18:05, lovigius ha detto:

I contrasti dei colori mattutini, il rosso acceso della terra e il blu intenso del mare,  mi hanno fatto dimenticare per un po' la stanchezza del viaggio e la distanza da casa. Ma è durato troppo poco.

credo che questa frase potrebbe avere più forza. In fondo tu la intendevi come un'immagine di quiete tra le tempeste no? Cerca di esprimere lo stupore e la meraviglia di fronte a un paesaggio così completamente inaspettato e sconosciuto. In più questo mare è la sua destinazione, almeno per il momento.

Alle 28/1/2018 at 18:05, lovigius ha detto:

Chi ci ha fatto scendere

Dal camion?

Alle 28/1/2018 at 18:05, lovigius ha detto:

dicendoci che non c'era spazio, e io non riuscivo a capire quanto spazio potesse mai occupare un piccolo zaino da spalla. 

spazio spazio

Alle 28/1/2018 at 18:05, lovigius ha detto:

ed ora c'è un uomo in mezzo a noi che non mi piace e che prima non c'era.

togli ed

Alle 28/1/2018 at 18:05, lovigius ha detto:

Si vede però da un miglio lontano che non è stanco come tutti noi altri, e per di più i suoi vestiti mentono più del suo stesso volto, perché lo sporco sembra essere stato messo lì un po' a casaccio e l'usura dei tessuti è in posti su cui il tempo avrebbe agito sicuramente non prima di altri.

perché un miglio? Salta subito all'occhio che non è stanco come noi; i suoi vestiti mentono ancora più del suo viso. Molto difficile questa frase. Poi penso che uno scafista o comunque un "cattivo", non sta meglio dei suoi passeggeri. Spesso sono anche loro immigranti che usano il viaggio per raccogliere soldi per un nuovo inizio. Anche se non lo fossero stanno per salire su un barcone pieno di gente sporca da tanti giorni di viaggio e nessuno ha mai la sicurezza di arrivare dall'altra parte e in più, quando vengono fermati dalla guardia costiera, o arrivano alla costa, gli scafisti devono riuscire a confondersi con il resto dei passeggeri se vogliono avere una possibilità.

Alle 28/1/2018 at 18:05, lovigius ha detto:

Mentre a questo penso, la fila comincia a scivolare sulla sabbia come una vipera del deserto che ha appena ingerito una preda quattro volte più grande della sua stazza.

L'inversione delle parole distrae. Non capisco cosa vuoi dire con questa vipera con indigestione. Volevi dire che si muovono lentamente?

Alle 28/1/2018 at 18:05, lovigius ha detto:

perfino il mio zaino

lo zaino senza mio

Alle 28/1/2018 at 18:05, lovigius ha detto:

Sento l'anima schiacciarsi sotto il peso dell'ignoto, l'incertezza di ciò che mi aspetta è così forte da oscurare qualsiasi tipo di pensiero felice. 

sicuramente non le viene in mente per la prima volta adesso che non sa che cosa l'aspetta. Forse in questo momento quello che pensa è che la barca è troppo vecchia, le persone sono troppe per starci, il tizio ha una pistola, il mare è scuro e mosso e lei non sa nuotare

Alle 28/1/2018 at 18:05, lovigius ha detto:

In questa notte che avanza perdo me stessa, nemmeno la luna, vista dal mare, sembra avere la stessa faccia di sempre, nemmeno in lei vedo un'amica in cui poter confidare.

metterei un punto dopo me stessa. Attenzione alla rima mare/confidare... poi salvare e portare

Alle 28/1/2018 at 18:05, lovigius ha detto:

il sudore e gli aliti pesanti mi urlano che non sono sola mai.

questa mi piace molto

 

Credo che dovresti cercare immagini più tue personali per esprimere sia sentimenti che quello che vede la protagonista. Ti sei affidata a molte frasi fatte che proprio per il continuo uso, hanno perso incisività e significato. Sono solo immagini vuote che non dicono niente. Cerca di capire il tuo personaggio: chi è? Cosa sa? dove va e perché? cosa vuol dire lasciare quel puntino di terra che è casa tua per attraversare il mare? Magari non ha mai visto il mare ma ha sicuramente sentito storie di altri che sono partiti, in tanti sono tornati. Fallo più tuo questo racconto.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite
Cita

C'è un uomo in mezzo a noi che non mi piace. L'ho visto d'improvviso in un posto nella fila in cui prima non c'era.

nella/della

 

Cita

Era come se le molle del cervello si usurassero a seconda dell'aspetto, e prima o poi i miei volti mi tornavano davanti agli occhi per le azioni che compivano.

le molle del cervello sono le sue o dei volti? in ogni caso secondo me dovresti rivederla

 

Cita

Quindi, anche se ora è passato qualche anno da quel gioco, provo per quel volto qualcosa che non mi piace.

Non è chiarissimo il collegamento con l'inizio

 

Cita

Ho attraversato il deserto appoggiando la schiena alle sponde traballanti di un rimorchio di un camion.

Mi piace molto questa frase anche se toglierei “di un rimorchio” e lascerei solo “di un camion”

 

 

Cita

Ci siamo fermati poche volte, mangiando quelle poche provviste portate da casa, dormendo nelle brevi ore di sosta, perché in viaggio la strada era sempre così mal ridotta che non ti permetteva mai di rilassare i muscoli.

Toglierei perché

 

 

Cita

Lì sopra, il viso di quella gente che viaggiava insieme a me era un bicchiere mezzo pieno di tristezza da un lato e speranza dall'altro, e tutti noi, me compresa, aspettavamo soltanto di sapere quale delle due parti sarebbe evaporata per prima.

Un po’ contorta, capibile nel senso, ma senza armonia, forse l’accostamento viso/bicchiere e tristezza/speranza con l’idea che evaporeranno la rende poco fruibile.

 

Cita

Al terzo giorno ho visto il mare nascere all'orizzonte come un miracolo di Dio. Non l'avevo mai visto prima, e ripescando nella memoria le parole di mio padre, ho capito che, per quanto siano state ricercate, non gli hanno reso per niente giustizia.

Non so se è voluta l’associazione mare/ripescando, in ogni caso rivedrei per intero

 

Cita

Chi ci ha fatto scendere portava una pistola mal nascosta tra i jeans e la maglietta, bastava quel vedo non vedo, sentire la presenza delle armi per tenerci buoni e senza fiatare, nonostante i modi per niente gentili. 

Suggerimenti: mal nascosta/ visibile - Sentire/vedere – Senza fiatare/muti

 

 

Cita

Si son presi il sacchetto dei duemila dollari che mio padre mi aveva dato per mettermi sopra a una barca. Si son presi pure tutto il resto, dicendoci che non c'era spazio, e io non riuscivo a capire quanto spazio potesse mai occupare un piccolo zaino da spalla. 

La ripetizione ad inizio di ogni frase frase appare stonata

 

Cita

Somiglia tanto ad uno di quelli con la pistola, ma la sua non la vedo. Si vede però da un miglio lontano che non è stanco come tutti noi altri, e per di più i suoi vestiti mentono più del suo stesso volto, perché lo sporco sembra essere stato messo lì un po' a casaccio e l'usura dei tessuti è in posti su cui il tempo avrebbe agito sicuramente non prima di altri.

“vedo. Si vede” rivedrei la successione

Rivedrei anche la parte finale

 

 

L’idea generale è che le frasi siano troppo piene, manchino un po’ di respiro, uno sfoltimento di aggettivi non sarebbe male. Alcune frasi sono poetiche, ma devi lavorare un po’ sulla struttura, tieni conto che parlo a gusto personale.

Mi sembra che comunque dietro questa storia ci sia molto lavoro per la composizione delle frasi, come una sorta di esercizio, se così è, hai scelto una bella gatta da pelare con un soggetto simile e ti faccio i miei complimenti solo per averci provato.

A rileggerti

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Alle 28/1/2018 at 17:05, lovigius ha detto:

da un miglio lontano

questa è una espressione della lingua parlata (la nostra) quindi la toglierei

 

Alle 28/1/2018 at 17:05, lovigius ha detto:

e l'usura dei tessuti è in posti su cui il tempo avrebbe agito sicuramente non prima di altri.

?

 

Alle 28/1/2018 at 17:05, lovigius ha detto:

ed il silenzio

toglier la "d" di ed

Alle 28/1/2018 at 17:05, lovigius ha detto:

Non so se consolarmene o meno

togliere "o meno", è superfluo

 

Alle 28/1/2018 at 17:05, lovigius ha detto:

L'alba risveglia le lingue, le anime invece quelle no perché son rimaste sveglie.

Però successivamente parli del risveglio dei corpi e qui allora sembra tutto sveglio quando, invece, ci sono dei torpori, non so, la frase la lascia dei dubbi.

 

Alle 28/1/2018 at 17:05, lovigius ha detto:

Era come se le molle del cervello si usurassero (?)a seconda dell'aspetto, e prima o poi i miei volti mi tornavano davanti agli occhi per le azioni che compivano.

Quindi, anche se ora è passato qualche anno da quel gioco, provo per quel volto qualcosa che non mi piace.

nell'incipit, questa parte è confusa

 

A me il pezzo non è dispiaciuto, a parte i vari appunti mossi anche di chi mi ha preceduta, puntuali e sui quali riflettere.

Lei è giovane, ha dovuto obbedire al padre, quindi di coraggio non ne ha. Trovo anche il finale molto bello, sebbene da romanzo rosa (credo sia questo l'appunto che ti fanno), ma immagino che essendo una ragazza deve aggrapparsi ai sogni. Deve dare uno scopo a questa sua fuga, deve avere un obiettivo e  per chi è costretto a lasciare la propria terra, questo è sempre il primo: ritornare per migliorala. 

 

Come vedi tanti pareri diversi, tanti modi di leggere e interpretare.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Alle 28/1/2018 at 17:05, lovigius ha detto:

Da bambina giocavo a fissare a mente i tratti dei passanti, a dargli un nome inventato e ad associarlo ad un oggetto che me ne ricordasse i lineamenti.

Buon espediente per caratterizzare subito il personaggio narrante.

 

Alle 28/1/2018 at 17:05, lovigius ha detto:

Ci passavo le giornate ad etichettare le persone, a metterle chi da una parte e chi dall'altra in base al sentimento che mi suscitavano. Col tempo poi, associando a quei volti le storie che giravano al paese, ho capito che le fattezze che andavano differenziandosi da un passante e l'altro, non mentivano mai. Era come se le molle del cervello si usurassero a seconda dell'aspetto, e prima o poi i miei volti mi tornavano davanti agli occhi per le azioni che compivano.

Un po' contorto come ragionamento. Ho capito cosa intendi, però seppur non ci sia nulla di sbagliato in quanto a forma, proverei a esprimere lo stesso concetto in maniera un po' più semplice.

 

Alle 28/1/2018 at 17:05, lovigius ha detto:

mamma si limitava a nascondersi tra le mani, come se da quelle finestre sotto la fronte qualcuno potesse strapparne fuori la parte di cuore che non voleva donare. 

Bella similitudine.

 

Alle 28/1/2018 at 17:05, lovigius ha detto:

Ci siamo fermati poche volte, mangiando quelle poche provviste 

Potresti evitare la ripetizione di poche.

 

Alle 28/1/2018 at 17:05, lovigius ha detto:

il viso di quella gente che viaggiava insieme a me era un bicchiere mezzo pieno di tristezza da un lato e speranza dall'altro

Immagine azzeccata.

 

Alle 28/1/2018 at 17:05, lovigius ha detto:

ho capito che, per quanto siano state ricercate, non gli hanno reso per niente giustizia.

Non vorrei sbagliare, ma mi sembra che la forma verbale non sia la più corretta. Forse "non gli avevano reso"? 

Anche la frase precedente: per quanto fossero state ricercate...

 

Alle 28/1/2018 at 17:05, lovigius ha detto:

I contrasti dei colori mattutini, il rosso acceso della terra e il blu intenso del mare,  mi hanno fatto dimenticare per un po' la stanchezza del viaggio e la distanza da casa. Ma è durato troppo poco.

Anche qui vedrei meglio "mi fecero dimenticare".

Rettifico, rileggendo forse è un'impressione sbagliata.

 

Alle 28/1/2018 at 17:05, lovigius ha detto:

Chi ci ha fatto scendere portava una pistola mal nascosta tra i jeans e la maglietta, bastava quel vedo non vedo, sentire la presenza delle armi per tenerci buoni e senza fiatare, nonostante i modi per niente gentili. 

Non che sia sbagliato, ma l'uso di questa espressione che solitamente è associata a situazioni più piacevoli  (:)) mi sembra faccia perdere drammaticità alla descrizione.

 

Alle 28/1/2018 at 17:05, lovigius ha detto:

i suoi vestiti mentono più del suo stesso volto, perché lo sporco sembra essere stato messo lì un po' a casaccio e l'usura dei tessuti è in posti su cui il tempo avrebbe agito sicuramente non prima di altri.

Ottimo uso dei dettagli. Degno di un detective.

 

Alle 28/1/2018 at 17:05, lovigius ha detto:

Mentre a questo penso,

inverti.

 

Alle 28/1/2018 at 17:05, lovigius ha detto:

 

la fila comincia a scivolare sulla sabbia come una vipera del deserto che ha appena ingerito una preda quattro volte più grande della sua stazza. C'è un barcone malandato sulla riva, sembra galleggiare a stento, e noi tutti siamo diretti lì, come il cadavere di un corpo trascinato dalla corrente del fiume.

A me personalmente le similitudini piacciono molto, però usarne due, per di più molto potenti, nella stessa frase potrebbe disturbare qualcuno.

 

Alle 28/1/2018 at 17:05, lovigius ha detto:

Spero che un giorno io possa dimenticare tutto questo, ritrovare il sorriso di mia madre e le mani grandi di mio padre, calpestare ancora una volta la terra rossa fuori casa mia ed urlare ad alta voce:" qui, io posso vivere".

L'immagine in sé non è male, però un pochino troppo retorica. È una questione di gusto personale, ovviamente, ma io taglierei, il pensiero si intuisce già senza.

 

Alle 28/1/2018 at 17:05, lovigius ha detto:

In questa notte che avanza perdo me stessa, nemmeno la luna, vista dal mare, sembra avere la stessa faccia di sempre, nemmeno in lei vedo un'amica in cui poter confidare. 

Metti i due punti dopo "me stessa".

 

Alle 28/1/2018 at 17:05, lovigius ha detto:

Mi sento sola, gli occhi vagano nel buio alla ricerca di qualcosa a cui potersi aggrappare, scavano nel vuoto per non finire di esserne svuotati, ma solo l'odore acre degli uomini, il sudore e gli aliti pesanti mi urlano che non sono sola mai. Non so se consolarmene o meno. 

Bel passaggio. Solo quel "consolarmene" non mi convince. Trova una espressione che si addica meglio come musicalità al lirismo di questo periodo.

 

Alle 28/1/2018 at 17:05, lovigius ha detto:

L'alba risveglia le lingue, le anime invece quelle no perché son rimaste sveglie.

Bella.

 

Alle 28/1/2018 at 17:05, lovigius ha detto:

Quello che resta è la mia vita tutta da riscrivere, aspetto che ci diano la libertà. Merito anch'io un occasione per poter vivere, un'opportunità per cambiare il corso del fiume, portare le sue acque fin sotto casa mia, e far nascere un giardino immenso di fiori e frutti bellissimi. 

 

Ciao @lovigius, è la prima volta che ti leggo e commento. Ti chiedo scusa se ti ho segnalato qualche cosuccia e se ti evidenzio più ciò che non mi piace che non il contrario, ma oltre che servirmi per postare un mio racconto :) credo che possa far piacere ricevere un commento abbastanza dettagliato e critico, per poter migliorare.

In breve:

L'incipit è breve ma ben costruito, riesce a intrigare subito il lettore.

Il titolo è molto bello, mi complimento. Ci si dimentica a volte l'importanza dei titoli.

Diciamo che all'inizio mi hai catturato abbastanza abilmente. Poi però, da un terzo in poi, la narrazione ha perso quel grado di "mistero" che alimentava la mia curiosità perché si è palesato un tipo di storia che purtroppo è abbastanza abusato, così come il tema trattato. Beninteso, io stesso scelgo di usare nei miei racconti temi tratti dalla realtà e dall'attualità. E soprattutto quando si tratta di temi così forti e importanti, ne condivido assolutamente la scelta. Non sono uno di quelli che sostiene che solo perché una tematica sia già abbastanza conosciuta, non valga la pena raccontarla, anzi. Secondo me il silenzio non dovrebbe mai coprire tragedie come questa.

Il problema qui, però, è che manca un tratto originale, un filo diverso dagli altri che tiri la narrazione. In realtà eri partito bene con la storia del tipo "che non mi piace", però poi non capisco bene la vicenda dello sparo... forse è una mia mancanza, però.

E vengo al finale. Non mi è piaciuto, te lo dico sinceramente. Va benissimo un po' di speranza, per carità (anche se io da queste parti sono conosciuto per le sciagure e le stragi dei miei personaggi...), però al di là di una bella retorica non mi resta nulla. La protagonista viene fuori uguale a come era all'inizio, e se in lei non cambia nulla, non cambia nulla nemmeno in me che leggo.

Infine, sullo stile: buono, a tratti ottimo. Da limare qualcosina, ma ci sono belle immagini e una buona capacità di descrizione. Ottimo potenziale, magari unito a qualche "idea narrativa" più originale può essere un'arma eccellente.

A rileggerti e a presto!

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×