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lapidus

Quando l'editore ti dice... (decalogo ironico ma non troppo)

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1 ora fa, delon ha detto:

@Aporema Edizioni  Suggerisco un decalogo sugli autori :asd::asd: Potrebbe esserci utile.:)

 

Non siamo ancora da abbastanza tempo sulla piazza, per poter scrivere un decalogo: al massimo oggi arriveremmo a quattro o cinque consigli. Il primo però, anche se lo abbiamo già ripetuto in tutte le salse e in diverse discussioni, ve lo possiamo fornire qui e subito, per l'ennesima volta: a meno che non siate grafici esperti (ma pure in quel caso non ne vale la pena, credeteci) evitate di impaginare le vostre opere e soprattutto di inserire qualsiasi tipo di formattazione!

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Alle 23/1/2018 at 12:29, Aporema Edizioni ha detto:

"Vi avevo chiesto se volevate pubblicarmi, mica di valutare la mia opera!". La cosa, più che offenderci, ci divertì.

Mi permetto di provare a ribaltare la questione. 

Che cosa fanno gli editori? Qual è oggi il loro compito? Quale la competenza dei redattori addetti alla selezione, all'editing e a tutta la delicata fase della pubblicazione?

 

Ho sotto mano un romanzo pubblicato da una editrice palermitana da tutti conosciuta, pagato 16,00 euro, pp. 308, anno 2014. E mi chiedo: qualcuno della Redazione ha fatto notare all'Autore che in ogni capitolo ci sono almeno due frasi con i tempi verbali sbagliati? Qualcuno, ma chi?, ha detto all'Autore che l'alternanza passato/presente nel testo non è sempre chiara e crea nel lettore confusione spazio-temporale, visto che la vicenda si snoda tra un oggi e un ieri ricordato dall'io narrante? Il Direttore della collana ha richiamato l'attenzione dello scrittore sul fatto che ci sono descrizioni dove il brodo viene allungato a dismisura e altre dove al contrario la sintesi è nociva? Gli è stato detto, da chi?, che essendo l'Autore uomo e il suo io narrante donna il modo di pensare le parole usate i concetti espressi spesso non si addicono a un animo e a un punto di vista femminile? È stato fatto notare allo scrittore, già pubblicato dalla medesima casa editrice, che diluire a pezzetti, un po' per ogni capitolo, la storia della famiglia della protagonista spesso distrae molto dal filo conduttore interessante e ben descritto degli anni della contestazione e dagli aspetti sociali in mutamento di quegli anni? La tensione narrativa, qualcuno gliel'ha detto? ha bisogno di essere mantenuta e non deve essere interrotta inutilmente con flashback che si allontanano troppo dal filo conduttore della bella storia  narrata? 

 

Insomma, l'editore ha ancora o non ha più ANCHE una funzione culturale, che parte dal sistemare le virgole e arriva a suggerire all'autore -se non a pretenderlo-  una scrittura chiara e suggestiva, sì,  ma  pur sempre carica di VALORI che l'editore vuole condividere con il suo pubblico? 

 

Vedo in giro troppi libri di prosa tot al chilo e a parte rare eccezioni vedo poche pochissime collane ispirarsi a ciò che un tempo si chiamava Letteratura -oggi indistinguibile o quasi dalla dilagante e massificante narrativa di intrattenimento,  nobile in molti casi, ma spesso troppo fluida per lasciare nel lettore tracce durature. 

Grazie. 

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@Renato Bruno  Parole sante, caro Bruno, questo è uno dei motivi per cui io personalmente non ho mai voluto pubblicare a pagamento (orrore!), ma a quanto pare l'editoria sta perdendo punti proprio in questo senso. Non si crea il problema, sforna libri come fossero ciambelle. Allora, mi domando, a che pro affidarsi all'editore (con attese infinite, risposte che non arrivano mai, perché magari hanno spulciato il tuo mondo virtuale e visto che non stai tutti i giorni a fare "taglio e cucito" di ogni stupidata che dicono gli altri) che fino ad oggi  ho ritenuto - e voglio crederlo ancora -  indispensabile? Dobbiamo rinunciare al padre? Questo per me è l'Editore nei confronti di uno scrittore, un padre attento che non lo fregherà, che lo stimolerà a migliorare, gli insegnerà ciò che per lui è buono, gli insegnerà a camminare... 

Vabbé ho capito, sto sognando.

 

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1 ora fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Dobbiamo rinunciare al padre? Questo per me è l'Editore nei confronti di uno scrittore, un padre attento che non lo fregherà, che lo stimolerà a migliorare, gli insegnerà ciò che per lui è buono, gli insegnerà a camminare... 

Vabbé ho capito, sto sognando.

I 'padri' intesi in questo senso non esistono più. Non esiste più l'artigiano che ti prende con sé nella sua bottega per insegnarti un mestiere. Non ci sono più le botteghe.

Oggi è tutto legato a un discorso commerciale e l'editoria è più che mai immersa in queste logiche, anche per un discorso di sopravvivenza, visto che in Italia siamo in pochi a leggere.

L'editoria non va colpevolizzata se sta al passo con i tempi, va compresa.

Detto questo io mi accontenterei di un editore che ci tenga almeno quanto ci tengo io a dare alle stampe un buon libro e a venderlo. Tutto qui.

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4 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Questo per me è l'Editore nei confronti di uno scrittore, un padre attento che non lo fregherà, che lo stimolerà a migliorare, gli insegnerà ciò che per lui è buono, gli insegnerà a camminare... 

Vabbé ho capito, sto sognando.

E noi sogniamo insieme a te, cara@Adelaide J. Pellitteri . E per rispondere anche a @Renato Bruno , uno dei nostri incubi peggiori, in fase di editing, è proprio quello di far capire all'autore l'importanza della consecutio temporum. Poi, distante ma non di molto, viene la gestione dei diversi punti di vista.
Però, cosa dirti? Pure noi abbiamo verificato come altri editori abbiano pubblicato pari pari, dopo una semplice correzione di bozze, dei manoscritti che noi abbiamo scartato, perché l'editing sarebbe stato troppo oneroso. Contenti loro, contenti gli autori... Gli unici a restare, per così dire, "fregati" saranno poi i lettori.

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Secondo me, quando uno fa una cosa non deve mai dare la colpa agli altri, perché ciò che ha fatto è "suo", sempre se vuole prendersi i meriti del lavoro, ovviamente. Quindi, se fai il barista e il tuo caffè non è buono, non te la devi prendere con la macchina; forse non hai fatto una manutenzione adeguata.  Se sei un autore, non te la devi prendere con la C.E: perché non ha visto le tue gravi lacune; forse non sei uno scrittore; lo diventerai. Io personalmente, nell'ultimo romanzo ho messo un paio di "gli" rivolto a una donna, invece di "le". Mi sono autoflagellato, e insultato senza dare la colpa all'editing, perché sono "io" l'autore, quello che ha letto e riletto più volte prima di spedire il file. Però, ho imparato. Sono i lettori il mio maggiore aiuto. Alle C.E. chiedo altro, ovvero ciò che è di loro competenza, e che tutti noi vorremmo con più aggressività.

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3 ore fa, Aporema Edizioni ha detto:

Pure noi abbiamo verificato come altri editori abbiano pubblicato pari pari, dopo una semplice correzione di bozze, dei manoscritti che noi abbiamo scartato, perché l'editing sarebbe stato troppo oneroso. Contenti loro, contenti gli autori... Gli unici a restare, per così dire, "fregati" saranno poi i lettori.

Quindi voi, pur essendo una piccola CE, fate un editing vero? Io temo che la "collaborazione" di un buon editor sia un lusso che pochi editori possono permettersi... 

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3 ore fa, Fraudolente ha detto:

Quindi voi, pur essendo una piccola CE, fate un editing vero? Io temo che la "collaborazione" di un buon editor sia un lusso che pochi editori possono permettersi.

Se, senza incertezza alcuna, rispondessimo sì a questa domanda, rischieremmo di essere autoreferenziali e, come si suol dire, "chi si loda s'imbroda!". Non sta a noi stabilire cosa si possa intendere per "editing vero", né giudicare chi sia a tutti gli effetti un "buon editor". L'unica cosa che possiamo fare è spiegarvi il nostro modo di operare, lasciando a voi ogni valutazione.
Una volta effettuata la laboriosa scelta su chi pubblicare e chi no, delle cui modalità di attuazione abbiamo già parlato altrove, il testo viene affidato a un editor, che noi definiamo "primario", che deve cercare di entrare in sintonia con lo stile e le aspirazioni dell'autore. Se non si crea subito il feeling necessario, si propone all'autore una seconda scelta.
L'editing viene effettuato un capitolo alla volta; ma prima che ogni singolo capitolo venga inviato all'autore, affinché approvi o rifiuti le modifiche proposte, entra in scena un editor "secondario", che al posto della grana grossa, usa una carta vetrata dalla grana fine e, solo se strettamente necessario, propone ulteriori modifiche. Lo scrittore in pratica si trova subito di fronte a un testo che è già passato al vaglio di due differenti punti di vista.
A editing ultimato, si impagina, si stampa una bozza su cartaceo e la si fa leggere ad almeno altre due o tre persone del nostro team.
Di solito, per un romanzo di circa 200 pagine in formato A5, si impiegano almeno 5 mesi di tempo. Le rare volte che abbiamo corso, per andare incontro alla fretta dell'autore di veder pubblicato il suo libro, ce ne siamo pentiti. Ed è un sbaglio, frutto dell'inesperienza, che non commetteremo di nuovo.

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20 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Dobbiamo rinunciare al padre? Questo per me è l'Editore nei confronti di uno scrittore, un padre attento che non lo fregherà, che lo stimolerà a migliorare, gli insegnerà ciò che per lui è buono, gli insegnerà a camminare...

Vabbé ho capito, sto sognando.

 

concordo in pieno. Uno scrittore alla ricerca di una Casa editrice è una persona alla ricerca di una guida che lo aiuti e lo consigli. Un bravo figlio ha le energie per affrontare il Mondo, ma senza un buon padre rischia di perdersi

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Quando l'editore ti dice che "il testo non è maturo per la pubblicazione". Ma che cos'è, un brufolo...? Scherzi e decalogo a parte, io mi sono permessa un paio di riflessioni sul ruolo dell'editore in questi nostri deprecati tempi. Una volta eravamo fieri di poter dire che l'editore, pubblicando il nostro testo, aveva creduto in noi al punto da voler investire di tasca propria nella pubblicazione. Ed era vero.

Ma quando oggi riusciamo dopo molto impegno a trovare una piccola casa editrice, rigorosamente non a pagamento ma con pochi mezzi da investire nella promozione; e quando scopriamo che il nostro testo viene fisicamente stampato, verosimilmente tramite POD, solo nel momento in cui giunge una richiesta d'acquisto, ed ecco perché il libro è solo disponibile dopo due settimane dall'ordine su Ibs.it. Quando scopri tutto questo, allora sei costretto a chiederti: dov'è finito l'editore che credeva in te al punto da investire di tasca propria? Perché se la CE stampa il libro solo su richiesta, allora vuol dire che non c'è alcun rischio ma soltanto guadagno, e la CE che cosa ci mette, soltanto la faccia e il marchio sulla copertina? Allora dovremmo saltare a piè pari tutte le piccole case editrici e puntare direttamente alle medie, oppure autopubblicarci, perché tanto il meccanismo è lo stesso... Oppure fare un attento discrimine fra case editrici POD e case editrici che davvero portano in giro gli scatoloni per le fiere della microeditoria, il che non è sempre facile. Lo so che praticamente mi sono risposta da sola, ma: che cosa ne pensa a questo proposito @Aporema Edizioni ?

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8 minuti fa, Aljena ha detto:

ed ecco perché il libro è solo disponibile dopo due settimane dall'ordine su Ibs.it

Non è per questo che ibs dà il libro disponibile dopo due settimane dall'ordine. Succede con le ce indipendenti e autodistribuite perché ibs fa l'ordine alla ce (in un giorno fisso della settimana), la ce prepara il libro e lo spedisce, ibs deve rispedirlo al cliente. Calcolando 2/3 giorni a passaggio sono almeno 6 giorni lavorativi. Ovviamente ibs deve considerare eventuali ritardi nei vari passaggi ed ecco che arriviamo alle due settimane...

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5 minuti fa, Aljena ha detto:

Grazie @Spartaco per Tempesta Ed. per il chiarimento! Evidentemente sono ancora molto inesperta per quanto riguarda il mondo dell'editoria...

Lo sono anch'io, e devo ammettere di aver avuto il tuo stesso dubbio,soprattutto nel caso di piccole ce free i cui libri su ibs sono disponibili in 3 settimane e oltre. E su Amazon, non lo sono affatto... trovo che sia un peccato._.

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Ok il discorso ibs, però @Aljena dice una cosa giusta. Ci sono editori (non tutti, ma ce ne sono) che pubblicano una cinquantina di copie che l'autore può facilmente piazzare a parenti e amici e il resto viene stampato solo su richiesta, perchè tanto il digitale consente di stampare anche poche copie e quasi in tempo reale. Questo spiega anche il fatto che certi piccoli editori abbiano prezzi di copertina molto alti: stampando poche copie alla volta i costi di produzione aumentano. Ovvio che agendo in questa maniera non c'è alcuna distribuzione: il libro arriva in una libreria solo su richiesta.

Questa cosa me la spiegò chiaramente un mio vecchio editore, che da contratto inserì una prima tiratura da 500 copie, poi faccia a faccia mi disse:"Scordati che te ne stampo subito 500. Non posso mica riempirmi la cantina di giacenze. Si va su richiesta". Ci rimasi male, ma almeno fu onesto.

 

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Quando l'editore ti dice che il tuo libro avrà una tiratura di 5000 copie, fatti inserire nel contratto la possibilità di acquisire copia delle fatture della legatoria.

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22 ore fa, Aljena ha detto:

che cosa ne pensa a questo proposito @Aporema Edizioni ?

Credo che sulla questione IBS ti abbia già risposto @Spartaco per Tempesta Ed. Sulle altre piattaforme di vendita on line, il discorso si farebbe più complesso e mi sembra che sia già stato trattato a sufficienza in altre discussioni. In ogni caso, riguardo al print on demand, va bene la stampa in digitale, ma non credo che esista al mondo una tipografia che di copie te ne stampi una per volta!

Per quanto concerne invece il risparmio sul numero complessivo di copie, tirato in ballo da @lapidus , la differenza tra 30 e 100 (tanto per fare un esempio) è davvero minima e comunque non tale da giustificare un congruo rialzo del prezzo di copertina. Per ottenere una consistente riduzione, bisognerebbe passare piuttosto dalla stampa digitale a quella in offset, ma parliamo di almeno un 400 copie come prima tiratura, e in tal caso la domanda la giriamo noi a voi: quanti esordienti  conoscete che hanno raggiunto questo traguardo? (A tal proposito, vi rimando a una discussione di un anno e mezzo fa, che aveva registrato parecchi interventi.)
Concludiamo con le classiche risposte stereotipate degli editori, dalle quali eravamo partiti e che @Aljena ha riproposto scrivendo:

22 ore fa, Aljena ha detto:

Quando l'editore ti dice che "il testo non è maturo per la pubblicazione". Ma che cos'è, un brufolo...?

Da tali risposte noi, come abbiamo detto, cerchiamo di tenerci alla larga il più possibile, ma qualche volta è impossibile non cascarci. Nel caso di "non maturo", supponiamo si debba intendere che l'autore è padrone della lingua (grammatica e sintassi), ma magari è ancora "acerbo" per quanto riguarda le tecniche di narrazione e commette i tipici errori, frutto dell'inesperienza.
Quando invece ci si trova di fronte a un disastro totale, e per fortuna non ne capitano molti, è impossibile sfuggire al dilemma etico kantiano: o dici la verità, con la quasi certezza di ferire l'autore; oppure dici una mezza bugia, con la quasi certezza di aver ferito la legge morale che alberga dentro di te.:(

 

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2 ore fa, Aporema Edizioni ha detto:

In ogni caso, riguardo al print on demand, va bene la stampa in digitale, ma non credo che esista al mondo una tipografia che di copie te ne stampi una per volta!

Ci sono servizi di stampa digitale online che ti stampano al volo poche copie in pochissimo tempo.

E' ovvio che se stampi poche copie alla volta (magari non proprio 1, ma 5/10) il costo sale, ed è per poter fare questo che alcuni editori tengono prezzi alti. Che poi è assolutamente legittimo, purchè l'autore  lo sappia. Purtroppo c'è chi gioca sul fatto che la tiratura è difficilmente verificabile.

2 ore fa, Aporema Edizioni ha detto:

Per ottenere una consistente riduzione, bisognerebbe passare piuttosto dalla stampa digitale a quella in offset, ma parliamo di almeno un 400 copie come prima tiratura, e in tal caso la domanda la giriamo noi a voi: quanti esordienti  conoscete che hanno raggiunto questo traguardo?

Più che dall'esordiente dipende molto dall'editore che ci sta dietro. Per un autore che esordisce con una media o grande casa editrice non è difficile arrivare a questi numeri, anche perchè gode di maggiore credibilità agli occhi del lettore medio che si lascerà più facilmente convincere dalle recensioni, dalle fascette o dalla posizione in libreria.

Per un esordiente che si trova a pubblicare con una piccola casa editrice, magari senza (o con scarsa) distribuzione, senza ufficio stampa (se non una pio di post su facebook) è mission impossible... a meno che non abbia un giro suo già consolidato (magari è una star della blogosfera).

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4 ore fa, lapidus ha detto:

Ci sono servizi di stampa digitale online che ti stampano al volo poche copie in pochissimo tempo.

E' ovvio che se stampi poche copie alla volta (magari non proprio 1, ma 5/10) il costo sale,

In una tipografia, tra le più economiche, una copia (fino a 5) costa più del doppio che stamparne cento (fino a 300). Stampando quest'ultimo quantitativo per ricavare 1/2 euro dai libri venduti con la distribuzione bisogna venderlo almeno a 16 euro. Come si potrebbe quindi stampare una copia per volta? L'alternativa è venderla a 32 euro o rimetterci.

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Alle 19/1/2018 at 11:44, lapidus ha detto:

1) Quando l’editore ti dice che ti farà sicuramente sapere entro breve, sappi che probabilmente non lo farà e tu ci rimarrai male, allora proverai a sollecitarlo e lui continuerà a ignorarti con il risultato che tu ci resterai ancora peggio.
2) Quando l’editore ti dice la tua mail non è mai arrivata e di provare a inviarla di nuovo, sappi che il tuo manoscritto era già stata cestinato a suo tempo e lo sarà di nuovo.

Che tristezza... E che si fa in questi casi?

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Direi che si aspetta per vedere come e se rispondono gli altri editori. E se si riscontra lo stesso modello di non - risposta da parte di tutti, ci si interroga (più di prima) sul valore effettivo del proprio scritto. E si passa a un altro libro (almeno, io farei così (y))

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8 ore fa, Spartaco per Tempesta Ed. ha detto:

In una tipografia, tra le più economiche, una copia (fino a 5) costa più del doppio che stamparne cento (fino a 300). Stampando quest'ultimo quantitativo per ricavare 1/2 euro dai libri venduti con la distribuzione bisogna venderlo almeno a 16 euro.

Io qualche tempo fa ho scritto un libretto sulla mia squadra di calcio, non avevo alcuna intenzione di pubblicarlo, ma solo di regalarlo per Natale a qualche amico. Ebbene, ne ho fatte stampare 4 copie e se non ricordo male il tutto mi è venuto a costare circa 7 euro a copia. Ripeto, non parlo di tipografie, ma di servizi online in stampa digitale.

8 ore fa, Spartaco per Tempesta Ed. ha detto:

Come si potrebbe quindi stampare una copia per volta? L'alternativa è venderla a 32 euro o rimetterci.

Bisognerebbe chiedere a un mio vecchio editore (free). Da contratto mi aveva indicato 100 copie in prima tiratura, in realtà scoprii (solo in seguito) che me ne aveva stampate solo 50, che vendetti personalmente nel giro di 2 presentazioni. Mi accorsi che la tiratura era esaurita quando un magazine che voleva recensirmi gli chiese una copia e si vide rispondere che non ce ne erano a disposizione. In pratica eravamo a secco. Quando gli chiesi spiegazioni mi rispose che non ci sarebbe stato alcun problema, in base alle richieste avrebbe fatto stampare sul momento e avrebbe così garantito l'evasione di ogni ordine. Ripeto, magari non ne stampava 1 alla volta (voglio sperare), ma si andava avanti di qualche copia in qualche copia.

Ci sono anche editori di questo tipo: stampano con il contagocce con la conseguenza che il libro non viene distribuito in alcun modo se non su ordinazione.

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4 ore fa, lapidus ha detto:

ne ho fatte stampare 4 copie e se non ricordo male il tutto mi è venuto a costare circa 7 euro a copia

Appunto, ma 7 euro a copia se devo rivenderle nel mercato editoriale è tantissimo. Se devo fare 4 copie da regalare agli amici ci si può stare.

 

4 ore fa, lapidus ha detto:

Ci sono anche editori di questo tipo: stampano con il contagocce con la conseguenza che il libro non viene distribuito in alcun modo se non su ordinazione.

Sì questo è possibile, tra 50 e 100 c'è poca differenza; guadagnano un po' meno ma rischiano di meno. Difficilmente però, con questo sistema, riusciranno ad avere un libro che può vendere qualche centinaio di copie.

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7 ore fa, lapidus ha detto:

Ebbene, ne ho fatte stampare 4 copie e se non ricordo male il tutto mi è venuto a costare circa 7 euro a copia. Ripeto, non parlo di tipografie, ma di servizi online in stampa digitale.

 

I costi da te prospettati non sono sostenibili in un'ottica di attività editoriale professionale, laddove l'editore deve considerare tutte le spese, tutti i ricarichi della filiera, etc. A me risulta che un soft cover di normali dimensioni (diciamo 200 - 300 pagine) non possa costare all'editore più di 2 - 2,50 euro a copia, per poterlo vendere a un prezzo umano senza rimetterci. Se sbaglio, @Spartaco per Tempesta Ed. potrà correggermi.

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8 minuti fa, L'antipatico ha detto:

 

I costi da te prospettati non sono sostenibili in un'ottica di attività editoriale professionale, laddove l'editore deve considerare tutte le spese, tutti i ricarichi della filiera, etc. A me risulta che un soft cover di normali dimensioni (diciamo 200 - 300 pagine) non possa costare all'editore più di 2 - 2,50 euro a copia, per poterlo vendere a un prezzo umano senza rimetterci. Se sbaglio, @Spartaco per Tempesta Ed. potrà correggermi.

Nel caso che ho citato io non c'è nessuna filiera, perchè il distributore viene completamente tagliato fuori (non essendoci distribuzione): il libro viene acquistato direttamente dal sito dell'editore, tramite gli store online o direttamente dal libraio. Nel primo caso è tutto guadagno per l'editore, nelle altre ipotesi credo che le librerie e i vari store online si trattengano una percentuale (30-35%) sul prezzo di copertina. Facciamo un esempio: prezzo di copertina 16 euro, costo di stampa 6 euro, royalty all'autore 1 euro (quando e se riconosciute), compenso libreria/store online (solo se passo da lì) 5 euro. All'editore rimane comunque un margine di 4 euro. I conti che ho fatto sono approssimativi, magari @Spartaco per Tempesta Ed. può esserci d'aiuto e correggermi. Agendo in questo modo l'editore non guadagna granché ma in pratica non rischia niente e non deve nemmeno affrontare il discorso dei resi.

Poi siamo tutti d'accordo che la vera editoria dovrebbe funzionare in altro modo. Però, di fatto, a me è successo di far fronte a una situazione di questo tipo e mi ha fatto passare la voglia di promuovere il libro.

 

 

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6 ore fa, L'antipatico ha detto:

non possa costare all'editore più di 2 - 2,50 euro a copia

Giustissimo

 

5 ore fa, lapidus ha detto:

Nel caso che ho citato io non c'è nessuna filiera, perchè il distributore viene completamente tagliato fuori (non essendoci distribuzione): il libro viene acquistato direttamente dal sito dell'editore, tramite gli store online o direttamente dal libraio. Nel primo caso è tutto guadagno per l'editore, nelle altre ipotesi credo che le librerie e i vari store online si trattengano una percentuale (30-35%) sul prezzo di copertina

Probabilmente ci saranno editori che fanno così, anche se mi sembra poco possibile "campare" vendendo solo on line e con qualche ordine dalle librerie. Comunque le librerie on line si prendono il 35, amazon il 51, ma bisogna metterci anche i costi della spedizione, più tutte le spese che citava giustamente @L'antipatico

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18 ore fa, lapidus ha detto:

nelle altre ipotesi credo che le librerie e i vari store online si trattengano una percentuale (30-35%) sul prezzo di copertina.

Sbagliato. Come giustamente ha detto @Spartaco per Tempesta Ed. , Amazon si prende il 51%, IBS un po' di meno, mentre alcuni store on line non accettano i libri direttamente dall'editore e quindi bisogna passare attraverso la distribuzione tradizionale: il tutto alla fine viene a costare tra il 50 e il 55%. Con quel che rimane, bisogna pagare, oltre alla tipografia, le royalties agli autori, l'editing e tutti gli altri costi fissi d'impresa, primi fra tutti quelli burocratici e di contabilità. Tutto ciò è stato già ampiamente ribadito in altre discussioni, ma mai come in questo caso "repetita juvant". 

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38 minuti fa, Aporema Edizioni ha detto:

Sbagliato. Come giustamente ha detto @Spartaco per Tempesta Ed. , Amazon si prende il 51%, IBS un po' di meno, mentre alcuni store on line non accettano i libri direttamente dall'editore e quindi bisogna passare attraverso la distribuzione tradizionale: il tutto alla fine viene a costare tra il 50 e il 55%. Con quel che rimane, bisogna pagare, oltre alla tipografia, le royalties agli autori, l'editing e tutti gli altri costi fissi d'impresa, primi fra tutti quelli burocratici e di contabilità. Tutto ciò è stato già ampiamente ribadito in altre discussioni, ma mai come in questo caso "repetita juvant". 

Allora, provo a riassumere e a riformulare in maniera semplice la mia esperienza diretta (non inventata, non raccontata per sentito dire, ma reale), poi se non vi convinco o non mi credete alzo bandiera bianca :bandiera:

Nel mio caso l'editore ha avuto un guadagno, non grosso ma congruo rispetto all'investimento, sulle 50 copie stampate e smazzate dal sottoscritto in un paio di presentazioni (quindi senza passare dal distributore). Da lì in avanti, il resto, poca roba, è stato stampato su richiesta. Conservo ancora lo scambio di email con l'editore.

Tra l'altro, qualche mese fa, ho ricevuto proposta da un altro editore che mi avrebbe fatto una prima tiratura da 50 copie, per poi stampare di 10 copie in 10 copie a seconda della richiesta del mercato e a sua discrezione. Tutto scritto nel contratto e quindi alla luce del sole.

Non credo di scoprire l'acqua calda se dico che alcuni editori hanno delle dinamiche che si avvicinano al POD.

Che poi voi @Aporema Edizioni lavoriate in modo diverso a me fa solo piacere e per questo vi auguro sinceramente tanta fortuna: c'è sempre bisogno di editori coraggiosi come lo siete voi.

38 minuti fa, Aporema Edizioni ha detto:

Tutto ciò è stato già ampiamente ribadito in altre discussioni, ma mai come in questo caso "repetita juvant". 

Ripetiamo pure, anche perchè né io e né voi siamo rappresentativi in toto del mondo editoriale che è piuttosto vario e certe volte un po' avariato (y) 

 

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56 minuti fa, lapidus ha detto:

la mia esperienza diretta (non inventata, non raccontata per sentito dire, ma reale)

Non metto in dubbio la tua esperienza, quello che mi domando è con un guadagno di 4 euro per 50 copie fa 200, come fanno a campare? A pagare l'affitto, le spese, l'inps ecc. ecc.? Come minimo devono avere più di un centinaio di autori l'anno... per niente facile.

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41 minuti fa, Spartaco per Tempesta Ed. ha detto:

Non metto in dubbio la tua esperienza, quello che mi domando è con un guadagno di 4 euro per 50 copie fa 200, come fanno a campare? A pagare l'affitto, le spese, l'inps ecc. ecc.? Come minimo devono avere più di un centinaio di autori l'anno... per niente facile.

Certo, il presupposto è che devi pubblicare tanto (40 titoli per 50 copie sarebbero già 2000 copie come minimo garantito). Considera che io ho venduto 50 copie perchè poi ho smesso di promuovermi, ma immagino che ci siano autori più bravi e capaci di me che riescono a organizzare più eventi e, in quel caso, le copie vengono stampate.

Detto questo, convengo che non è facile: è solo un modo per minimizzare i rischi, con la conseguenza che il libro non ha mai una reale distribuzione. Pubblicare così è quasi come non pubblicare affatto. 

Quanto al discorso spese/ricavi ci sarebbe da approfondire, ma ogni caso è un po' storia a sé: ci sono editori che hanno un secondo lavoro, che hanno la sede a casa loro, che aprono la ce sotto forma di associazione culturale, che non hanno collaborazioni esterne, ecc. 

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