Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Ospite

Romanzi troppo lunghi

Post raccomandati

Ospite

Ciao a tutti! Pochi mesi fa ho finito di scrivere il mio primo romanzo. Ho sempre considerato i "libroni" molto più affascinanti dei "libretti" di 200 pagine e per questo motivo, durante l'atto creativo, non ho mai posto un limite alle parole e alle pagine, confidando (ingenuamente) che non sarebbe stata importante la mole ma piuttosto la qualità, nella fase di valutazione. 

Sono inesperta, cioè non conosco niente del mondo delle agenzie e dell'editoria, ma non ho impiegato molto tempo per capire, navigando su Writer's dream, che il romanzone da parte dell'esordiente è mal visto e dunque le possibilità di rappresentanza e pubblicazione si azzerano completamente. Che cosa ne pensate voi? Quando, in libreria, vedete un romanzo voluminoso di un giovane sconosciuto qual è la vostra prima reazione? Ma soprattutto, romanzi lunghi e scrittori esordienti sono davvero due categorie difficilmente associabili?

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Eilidh , non sono una vera scrittrice, ma piuttosto una scribacchina (anche io da libroni non pubblicati, argh!). Ti quello che è il mio parere personale da lettrice: se un romanzo lungo mi interessa per la sua tematica/storia/stile, non mi importa che l'autore sia esordiente o meno. Ma in linea di massima mi interesso agli autori e alle loro opere solo dopo aver letto il libro che mi interessa.

Il discorso cambia per le case editrici che devono pensare in termini aziendali. Sono vere in generale due cose: libro più grosso, costi più alti e che il bacino medio dei lettori (per esempio quelli che smozzicano poche pagine solo quando si annoiano) opta con maggiore difficoltà per i mattoni pensando "chissà quando lo finisco". Ora, forse la fascetta con scritto "Se vi è piaciuta L'etica del pollame da allevamento, adorerete questo libro di 2342 pagine!" fa più marketing di quella "Il mattone d'esordio di Illustre Sconosciuta". Forse.

  • Mi piace 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite

Ti ringrazio @Yaxara Certo, comprendo perfettamente le considerazioni che una casa editrice deve fare in quanto impresa. Ho la sensazione, però, che la paura appartenga soltanto a essa e sia immotivata. Forse mi sbaglio, non so. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
10 ore fa, Eilidh ha detto:

Ti ringrazio @Yaxara Certo, comprendo perfettamente le considerazioni che una casa editrice deve fare in quanto impresa. Ho la sensazione, però, che la paura appartenga soltanto a essa e sia immotivata. Forse mi sbaglio, non so. 

Prendi quello che dico come se fossero chiacchiere da bar, magari si fa viva una delle CE che bazzicano il WD e darà risposte sensate. Comunque, credo che la risposta sia nella "gestione" del rischio: un libro "grosso" è più difficile da piazzare rispetto a uno di 200 pagine, oltre a richiedere un editing più lungo (non tanto per la qualità della scrittura, quando per il numero di caratteri che un editor è in ogni caso costretto a leggere). Quindi rappresenta un investimento più rischioso, da un certo punto di vista. Poi ci sarà forse un fattore dipendente dal genere: i lettori appassionati di certi generi (oserei dire il fantasy, per esempio) sono abituati a libri più voluminosi rispetto ai lettori di romanzi rosa. Sia chiaro, si tratta di un esempio a cappero, sarò lieta di essere smentita :)

Se parliamo di cartaceo, c'è il costo del supporto: banalmente, più pagine, più costi di produzione, quindi libro dal prezzo più alto per rientrare nelle spese, e prezzo più alto uguale più lettori scoraggiati, da cui meno vendite. Questo potrebbe essere meno vero per gli ebook, ma sono ben lungi dal conoscere il mercato...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Io penso che per una CE è un grosso rischio pubblicare un librone di un esordiente perché in Italia, purtroppo, la massa preferisce i libriccini brevi e, a livello di mattoni, cerca solo i famosi.

Però penso che ci siano anche tanti lettori che guarderebbero il mattone di un esordiente con altri occhi.

Per quanto mi riguarda la prima cosa che richiama la mia attenzione in un libro sono titolo e copertina. Se sono accattivanti, già questo mi fa prendere il libro dallo scaffale per leggere la quarta di copertina.

Se m'incuriosisce e il libro è lungo, guardo il prezzo e se ha pure un buon prezzo, corro alla cassa come se fosse natale :lol:

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite

Mi abbandono alla speranza che il lettore medio non sia come mia mamma, che legge soltanto in vacanza e mi dice sempre: -Elena, se proprio devi regalarmi un libro, regalamelo piccolo piccolo, così ci sta in valigia.:lol::)

Forse sono ottimista, ma penso che la situazione (dei lettori in Italia) sia migliore di come la si descrive. Questa insistenza sui libri brevi da parte delle case editrici e delle agenzie (di conseguenza) mi sembra più una paranoia. O meglio, una mancanza di coraggio nell'investire in nuove voci. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Eilidh Per esperienza, un romanzo lungo di un esordiente è spesso (spesso, eh, non sempre) un lavoro lungo e sprecato. Parlo dell'esordiente direi "inesperto", dato che ci sono esordienti con grande esperienza alle spalle.

Se una persona deve maturare lo stile, in malloppi di 700 cartelle si possono incancrenire molti aspetti che invece andrebbero migliorati e superati. E non solo lo stile, anche la capacità di strutturare un romanzo di grandi dimensioni.

Non è bello leggere dieci pagine di un mattone e capire che dovrai cestinare tutto il resto.

Credo che questo sia uno dei motivi principali per cui un esordiente assoluto viene preferito se si presenta con un romanzo più snello.

Dico di più, è la ragione che sta anche alla base della diffidenza del lettore di fronte a libroni corposi di esordienti.

 

Quindi quello che suggerisco è: prova a scrivere qualcosa di più breve. Perché magari trovi sbocco con il romanzo lungo ma è probabile di no, come tu dici. Tu sottoponilo lo stesso. Intanto potresti metterti alla prova con qualcosa di più "appetibile" e vedere come va. La cosa buona di quello che hai già scritto è che comunque ti resta, e un domani chissà.

  • Mi piace 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
12 ore fa, Eilidh ha detto:

Mi abbandono alla speranza che il lettore medio non sia come mia mamma, che legge soltanto in vacanza e mi dice sempre: -Elena, se proprio devi regalarmi un libro, regalamelo piccolo piccolo, così ci sta in valigia.:lol::)

Forse sono ottimista, ma penso che la situazione (dei lettori in Italia) sia migliore di come la si descrive. Questa insistenza sui libri brevi da parte delle case editrici e delle agenzie (di conseguenza) mi sembra più una paranoia. O meglio, una mancanza di coraggio nell'investire in nuove voci. 

 

Mia mamma è uguale alla tua: legge solo d'estate a spiaggia.

Avevo letto l'anno scorso dei dati (grezzi, per altro, quindi senza analisi pietista dietro, solo i risultati dei sondaggi) sulla lettura in Italia: emerge una forbice abbastanza fra lettori forti (>10 libri all'anno) e quelli deboli (3 libri l'anno), più un mare di gente che non apre un libro nemmeno sotto tortura. Diciamo che i lettori forti leggono molto e leggono anche mattonazzi,  mentre quelli deboli sempre di meno e solo librini, quindi non c'è una vera e propria via di mezzo. Ora, essendo che la statistica è la scienza del pollo (ovvero, tu mangi due polli, io non ne mangio, statisticamente parlando abbiamo mangiato un pollo a testa), in media vengono libri da circa 200 pagine. Il che potrebbe spiegare la scelta del target di mercato, credo (ne so più di statistica che di mercati...).

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Non dimentichiamo che un libro con molte pagine costa molto di più all'editore sia nel lavoro di editing che nel puro costo del materiale. Inevitabilmente si traduce in un prezzo di copertina più alto della media e disincentivante per il lettore. Se dovesse invece contenere il prezzo si ritroverebbe un margine di utile meno invitante. Sconsiglio quindi in generale un esordio di oltre 400 pagine.

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
5 minuti fa, heightbox ha detto:

Non dimentichiamo che un libro con molte pagine costa molto di più all'editore sia nel lavoro di editing che nel puro costo del materiale. Inevitabilmente si traduce in un prezzo di copertina più alto della media e disincentivante per il lettore. Se dovesse invece contenere il prezzo si ritroverebbe un margine di utile meno invitante. Sconsiglio quindi in generale un esordio di oltre 400 pagine.

 

400? Diciamo che già gestire un romanzo base da 300 è lavoro da professionista, figuriamoci di più. Bene iniziare con lavori sotto le 200 pagine, e imparare a narrare una storia dall'inizio alla fine, rendendola leggibile e piacevole. Riuscirci renderebbe Eilidh già al di sopra della stragrande maggioranza degli esordienti.

  • Mi piace 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

In generale sono d'accordo con gli interventi precedenti.

Bisognerebbe però considerare anche il genere. Per caso è un romanzo storico? Perchè in questo caso la lunghezza, se giustificata, ci potrebbe anche stare.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Parlare di pagine, senza specificare il formato del libro e il tipo di carattere, com'è già stato ben spiegato in molte altre discussioni, non ha molto senso. Diciamo allora, per comodità di ragionamento, che parliamo di un formato A5 e di un carattere abbastanza comune, tipo Times New Roman o affini, e di un corpo né troppo piccolo, né troppo grande, facciamo un 12pt: il tutto corrisponderà, a livello di singola pagina e in modo un po' approssimativo, alla classica cartella editoriale standard di 1.800 caratteri.
Una volta fatta chiarezza su questo, bisogna distinguere due aspetti: quello tecnico narrativo e quello economico.
Partiamo dal primo.
Anche se ci sono alcuni tipi di lettori che amano i mallopponi, come li chiamiamo noi, tipo i cultori del fantasy o dello storico, è pur vero che la maggior parte degli Italiani, essendo lettori ancor meno che mediocri, sono terrorizzati dai volumi di grandi dimensioni. E' altrettanto vero che, come è stato fatto notare in alcuni interventi precedenti, un esordiente, proprio perché tale e quindi bisognoso di esperienza, dovrebbe affrontare sfide che siano alla sua portata e raramente un mega libro lo è.
Passando all'aspetto economico, quotiamo in pieno l'intervento di @heightbox

52 minuti fa, heightbox ha detto:

Non dimentichiamo che un libro con molte pagine costa molto di più all'editore sia nel lavoro di editing che nel puro costo del materiale. Inevitabilmente si traduce in un prezzo di copertina più alto della media e disincentivante per il lettore. Se dovesse invece contenere il prezzo si ritroverebbe un margine di utile meno invitante. Sconsiglio quindi in generale un esordio di oltre 400 pagine.

Molti non lo sanno, ma se un piccolo editore si rivolge alla distribuzione tradizionale, complessivamente lascia sul piatto il 55% del prezzo di copertina.
Con il rimanente 45% deve affrontare i costi aziendali, pagare l'editing,  le royalties e, soprattutto, la tipografia, che, per la stampa in digitale, prevede costi piuttosto elevati. 
Se dunque volete pubblicare il vostro libro in cartaceo e rivolgervi a una casa editrice totalmente free, pensate bene a tutti questi aspetti, perché, a meno che davvero non abbiate scritto il libro del secolo, oltre le 400 pagine le vostre speranze sono ridotte al lumicino.

Modificato da Aporema Edizioni
  • Mi piace 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Allora per essere precisi diciamo che il libro di un esordiente, il primo che scrive, dovrebbe stare tra i 180.000 e i 360.000 caratteri. Poi non è detto che il primo che scrive sia il primo che pubblica. Quindi ci sta che la prima pubblicazione si riesca a fare con un libro più ampio, ma solo perché c'è dietro un percorso di crescita personale e di manoscritti lasciati nel cassetto.

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@JPK Dike Concordo.

Il limite inferiore, però, direi che si può abbassare ulteriormente. Ho letto buoni libri di esordienti con circa 130-150mila caratteri.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Alle 1/16/2018 at 16:42, VanyDream ha detto:

Io penso che per una CE è un grosso rischio pubblicare un librone di un esordiente perché in Italia, purtroppo, la massa preferisce i libriccini brevi e, a livello di mattoni, cerca solo i famosi.

Però penso che ci siano anche tanti lettori che guarderebbero il mattone di un esordiente con altri occhi.

Per quanto mi riguarda la prima cosa che richiama la mia attenzione in un libro sono titolo e copertina. Se sono accattivanti, già questo mi fa prendere il libro dallo scaffale per leggere la quarta di copertina.

Se m'incuriosisce e il libro è lungo, guardo il prezzo e se ha pure un buon prezzo, corro alla cassa come se fosse natale :lol:

Anche io vengo in primis attratta dalla copertina e dal titolo, poi leggo la trama, l'ultima frase dell'ultimo capitolo (ma è un vizio che sto tentando di togliermi), e se mi piace lo compro. A volte nemmeno faccio caso al nome dell'autore.

Tra l'altro, preferisco comprare libri più "corposi", ma c'è da dire che a me piacciono soprattutto i fantasy che, come già detto, di norma sono libri belli spessi. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Va anche detto che specialmente quando siamo alle prime armi abbiamo il vizio di allungare un po' il brodo.

Il mio primo romanzo, qualche anno fa, passo per le mani di un amico sincero (nemmeno di un editor) che mi disse: "bello ma che palle! ripeti le cose 3 volte, non finisce più". Riguardandolo con quegli occhi tagliai il 40% di libro. E scoprii che avevo tagliato solo cose inutili. A questo nuovo giro il taglio non è stato così consistente perché ho imparato a limitarmi da solo, ma anche in questo caso un buon 20% se n'è andato dopo l'editing.

Io non credo che la CE si fermi davanti ai libri troppo lunghi quanto piuttosto davanti a libri dove il brodo è troppo allungato.

 

  • Mi piace 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

In merito a quanto detto da @heightbox e @Aporema Edizioni, riporto un calcolo basato su una stampa per un prodotto di qualità molto buona; a prescindere dal testo, un esempio che espone i costi di produzione tipografica proporzionati alla quantità di pagine e alla qualità del design: prendo come esempio uno dei miei tomi da 690 cartelle (1800 battute a cartella) circa, impaginato in formato 140x200mm, carattere Gramond Premiere Pro 11pt (che visivamente equivale a un 10pt di un font come il Times), interlinea 14,5pt e rientro della prima riga da 2,822mm: uno standard per un libro molto bello da vedere e di buona leggibilità (che esula, come è ovvio, dalla grafica di un economico-tascabile: es. le stampe degli Oscar Mondadori, che costano poco, ma che a mio avviso sono proprio brutte nella grafica interna). Totale: 668 pagine, con l'aggiunta del titolo, dedica, indice e pagine in bianco per avere un multiplo di quattro per i quartini. Per la linea grafica che è stata studiata, perché si vuole un bel prodotto, facciamo una rilegatura in cucito filorefe e copertina rigida, così riduciamo al minimo il rischio che le pagine restino in mano al lettore. Come carta una usomano 80g, perché altrimenti il dorso viene scambiato per il montante della libreria e inoltre non corriamo il rischio che sia acquistato solo come attrezzo di fitness. Costo medio di stampa (non prezzo di copertina, no, questo è il solo prezzo della stampa del libro): circa €32 a copia.

Se trovi una buona tipografia, puoi farti fare uno sconto a copia in base al numero di copie che stampi. Bene: la tipografia ti dice che se stampi mille copie ti fa uno sconto del 59% circa a copia, quindi €13 per copia. Quei €13 sono solo per la stampa quindi, nell'ottica di una stampa da parte di una casa editrice, per arrivare al prezzo di copertina bisognerà aggiungerci: royalties, distribuzione, qualche centesimo di guadagno per l'editore e qualcosa per coprire altri costi aggiuntivi. Questo, però con la stampa mille copie... che bisognerà vendere.

A voi le conclusioni...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
2 ore fa, LuckyLuccs ha detto:

Va anche detto che specialmente quando siamo alle prime armi abbiamo il vizio di allungare un po' il brodo.

Il mio primo romanzo, qualche anno fa, passo per le mani di un amico sincero (nemmeno di un editor) che mi disse: "bello ma che palle! ripeti le cose 3 volte, non finisce più". Riguardandolo con quegli occhi tagliai il 40% di libro. E scoprii che avevo tagliato solo cose inutili. A questo nuovo giro il taglio non è stato così consistente perché ho imparato a limitarmi da solo, ma anche in questo caso un buon 20% se n'è andato dopo l'editing.

Io non credo che la CE si fermi davanti ai libri troppo lunghi quanto piuttosto davanti a libri dove il brodo è troppo allungato.

 

Ecco, quello che volevo rispondere io. Ti dico per esperienza personale che nei libri di esordienti eccessivamente lunghi di solito un buon 70% è fuffa. Fallo leggere a qualcuno prima di preoccuparti per la lunghezza eccessiva, perché vedrai che tagliando il problema si risolve da solo. Se poi non è così e il romanzo ha tutto ciò che serve e nulla di più, secondo me ben venga anche se è lungo. Un editore disposto a investire lo trovi, se davvero il romanzo merita. 

  • Mi piace 2
  • Grazie 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
8 ore fa, LuckyLuccs ha detto:

Va anche detto che specialmente quando siamo alle prime armi abbiamo il vizio di allungare un po' il brodo.

Non possiamo che sottoscrivere.
Riguardo invece all'ultimo intervento di @Miss Ribston, una cosa che raccomandiamo agli autori, predicando spesso nel deserto, è quella di lasciar perdere ogni preoccupazione di impaginazione, perché quella è sempre l'editore a deciderla. Hai detto di aver scritto 690 cartelle? Bene, basta: fermati lì. Non servono altre informazioni.
Ora si tratta di stabilire se il lavoro è stato sottoposto a editing, oppure no. Nel secondo caso, un taglio consistente è prevedibile, oltre che auspicabile.
Infine la tipografia: anche quello non è un problema che spetta a te risolvere, a meno che tu non intenda autopubblicarti.
In ogni caso cartonato e rilegatura a filo io li lascerei proprio perdere: il prezzo di copertina si alzerebbe al punto tale da rendere il tuo libro invendibile.

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
8 ore fa, Aporema Edizioni ha detto:

Hai detto di aver scritto 690 cartelle? Bene, basta: fermati lì. Non servono altre informazioni.
Ora si tratta di stabilire se il lavoro è stato sottoposto a editing, oppure no. Nel secondo caso, un taglio consistente è prevedibile, oltre che auspicabile.
Infine la tipografia: anche quello non è un problema che spetta a te risolvere, a meno che tu non intenda autopubblicarti.
In ogni caso cartonato e rilegatura a filo io li lascerei proprio perdere: il prezzo di copertina si alzerebbe al punto tale da rendere il tuo libro invendibile.

Ho usato l'esempio di questo mio testo solo per spiegare i costi di stampa, semplicemente perché ho completezza di dati al riguardo. Il mio intento era solo quello. Avessi avuto i dati esatti sui caratteri e la stampa di un Harry Potter, avrei potuto usare quello come esempio. :)

Comunque sì, il lavoro è già stato editato e tagliato a suo tempo.

Per quanto riguarda la tipografia e l'impaginazione: sono la prima a consigliare agli autori di avere un file nativo in .rtf (così come lo ho io per ogni mio scritto), scevro da ogni accorgimento grafico, ma è anche da dirsi che il design tipografico è il mio mestiere e mi piace stampare per me, in copia privata, i miei testi, realizzati e progettati secondo i miei studi al riguardo. (chiedo venia per i troppi possessivi :bandiera:)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Pur non avendo pregiudizi verso i libri dalle 400 pagine in su, essendo un lettore mediamente lento e volendo conoscere più autori possibili, sono costretto quasi sempre a scartarli. Posso concedermi delle eccezioni solo per i classici, finendo quasi sempre per pentirmene. Solo Don Chisciotte al momento ha saputo condurmi piacevolmente alla fine delle sue circa 800 pagine, o più. 

Non ho alcun pregiudizio per gli esordienti, anzi, ritengo che la lettura dell'opera prima sia uno dei modi migliori per conoscere un autore. 

L'unica reale avversione che ho é per le quarte di copertina in cui non si capisce niente della trama. Faccio un esempio:

"Gianni inizia un percorso alla ricerca di sé che lo condurrà a un duro confronto con l'introspezione la cui origine rimanda alle domande esistenziali che lo hanno sempre attanagliano, scoprendo il lato finora nascosto della sua anima bla bla bla...". A quel punto vorrei prendere a schiaffi l'autore urlandogli: "DI COSA C***O PARLA 'STO C***O DI LIBRO?!"

  • Divertente 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@butch Perché la quarta di copertina è inutile, soprattutto nella letteratura di genere e maggiormente in saghe da oltre 400 pagine. Può andare bene per i gialli, o un thriller, dove il lettore bene o male sa già cosa ci troverà dentro. Allora la qiarta serve per dare riferimenti temporali e geografici alla storia velocemente.

 

Ma in un fantasy epico, o in uno space opera, una quarta di copertina vale meno di zero. E molte volte risulta dannosa perché scritta da parti terzi che magari il libro non l'hanno nemmeno gustato. Quindi che valore può avere?

 

Per questo fatto gli autori di genere, fin da metà secolo scorso, hanno preso l'abitudine di creare un prologo, o in assenza un primo capitolo, che sia un concentrato della storia. Qualcosa che dica al lettore "nel libro c'è qiesto e questo, e se avrai la pazienza di restare con me ti mostrerò altre di queste cose", prima di cominciare la narraziome vera e propria. Una promessa al lettore.

 

 

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

La quarta di copertina esula dall'argomento di questa discussione, ma prima che i solerti staffer ci richiamino, visto che l'avete tirata in ballo, lasciateci dire che noi cerchiamo di curarla nel miglior modo possibile. Innanzitutto chi la scrive non solo ha letto molto bene il libro, ma ha anche partecipato all'editing. Poi cerchiamo di incuriosire il lettore,  fornendogli tutti gli elementi indispensabili a inquadrare la storia, ma senza fare spoiler. Infine un po' di pathos, tipo quello dei trailer dei film, non guasta, sempre però "cum grano salis". Non è facile, lo sappiamo, ma fino a oggi, senza falsa modestia, crediamo di essere stati abbastanza bravi nel realizzarle le nostre quarte di copertina.
In ogni caso, se volete, potete sempre andare a dare un'occhiata al nostro sito o alla nostra pagina facebook e poi fornirci i vostri commenti... in una nuova discussione, perché se continuiamo a parlarne qui, un bel richiamo non ce lo toglie nessuno :).

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite

Innanzitutto, ringrazio tutti coloro che sono intervenuti. Siete stati gentilissimi. Mi avete chiarito molto bene l'atteggiamento delle case editrici di fronte a romanzi di oltre 200-300 cartelle.

Per quanto riguarda il consiglio di cominciare con testi più brevi, mi sento un po' combattuta. L' unico romanzo "breve" che sono riuscita a scrivere (150.000 caratteri) è venuto fuori casualmente e soltanto perché in principio doveva essere un racconto :lol: (infatti nella mia testa non riesco ancora a considerarlo un romanzo...)

Naturalmente ognuno di noi ha una visione diversa di come debba essere un romanzo e di cosa significhi appunto "completezza". Per quel che mi riguarda, il mio romanzo ideale deve possedere il tratto esistenziale dei romanzi russi, unito al ritmo calzante e all'ironia del mondo anglosassone e unito all'elemento fantastico-fiabesco della nostra tradizione letteraria italiana (per essere brutalmente schematica). I personaggi devono essere mondi in continuo divenire con il centro fisso che muta in continuazione (per usare il linguaggio che @butch non sopporta ih ih), cioè devono svilupparsi, devono cambiare le loro idee nel corso della storia, devono toccare interrogativi filosofici e riferirli alle loro vite... Insomma, per me tutto questo è impossibile da realizzare in 200-300 pagine.

Sono pretenziosa? Certo che sì. Sono idealista? Certo che sì, per la seconda volta. Ma è così triste essere costretta a sottomettere le Idee, le Belle Idee, alla Deprimente Realtà; è così triste, mentre si scrive una storia, dover tenere presente nella propria testa tutti questi limiti, questi goniometri delle idee ("stai attenta, Elena, non puoi far riflettere troppo il personaggio Petunio, perché se lo fai riflettere troppo, il lettore si annoia", "stai attenta, Elena, d'accordo puoi tramutare il tuo gatto in un essere umano, ma non devi farlo parlare troppo, perché gli editori detestano i dialoghi lunghi e i lettori le persone logorroiche, anche se ex-animali" ecc.)

Se penso al mio romanzo e mi domando "c'è un po' di fuffa, di brodaglia, che posso eliminare?", la mia risposta è no. Tutto è funzionale, se non per l'azione almeno per dare spessore ai personaggi. Sicuramente sono troppo "dentro" quello che ho scritto e non posso essere completamente critica. E il mio compagno è troppo inglese e cortese per essere sincero :lol: Dopo la prima scheda di valutazione da parte di professionisti avrò le idee più chiare. O forse più confuse, come sempre mi accade.

L' ultima cosa, spero di non aver offeso nessuno. Io amo ugualmente i libri di piccole e medie dimensioni. Se penso a uno dei libri che ho amato di più, l'Orlando di Virginia Woolf, capisco bene come la "completezza esistenziale" la si possa raggiungere anche con un numero limitato di pagine (certo, Virginia Woolf è Virginia Woolf...)

Mi scuso per l'interventone, che calza a pennello con l'argomento trattato. E ancora grazie a tutti :rosa:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
14 minuti fa, Eilidh ha detto:

(...) I personaggi devono essere mondi in continuo divenire con il centro fisso che muta in continuazione (per usare il linguaggio che @butch non sopporta ih ih) (...) 

Diciamo che do per scontato che ci sia un'evoluzione interiore dei personaggi, non vivo di sola trama, ma per convincermi all'acquisto devo essere sicuro di trovare entrambi gli elementi. Sarebbe come mangiare una carbonara senza guanciale. E, per non andare off topic, una carbonara di 3-400 pagine per me è il giusto compromesso tra la sazietà e la lavanda gastrica. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
36 minuti fa, Eilidh ha detto:

ISe penso al mio romanzo e mi domando "c'è un po' di fuffa, di brodaglia, che posso eliminare?", la mia risposta è no. Tutto è funzionale, se non per l'azione almeno per dare spessore ai personaggi. Sicuramente sono troppo "dentro" quello che ho scritto e non posso essere completamente critica. E il mio compagno è troppo inglese e cortese per essere sincero :lol: Dopo la prima scheda di valutazione da parte di professionisti avrò le idee più chiare. O forse più confuse, come sempre mi accade.

 

Credo che questo sia l'approccio più onesto e positivo che si possa avere.

Anche io ero convinto che il mio primo romanzo fosse tutto funzionale. Poi mi hanno detto che era ripetitivo, ho tagliato il 40% e mi sono reso conto che la storia non era stata impoverita nemmeno di un singolo dettaglio. Fare tagli a quello che si è scritto con tanta fatica è faticoso, anzi doloroso. Lo capisco e ci sono passato anche io. Il problema è che siamo troppo poco obiettivi per renderci conto che questi tagli sono necessari: l'effetto, dopo, si vede eccome!

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

×