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Marcello

[N2017 - F] E profesor

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Qui il mio commento

 

Andris si sfila la tuta, piena di schizzi di pittura.

Fare l'imbianchino è dura: si sente indolenzito dalle spalle fino alle caviglie. Per quei quattro soldi che gli danno non ne vale proprio la pena. Prima di infilarsi sotto la doccia sosta davanti allo specchio del bagno. Sono ancora in gran forma, pensa, osservando i bicipiti scolpiti e il ventre piatto. La sua prima fidanzatina un giorno gli disse che con quel fisico avrebbe di certo fatto l'attore, da grande. Belli i sogni dell'adolescenza!

L'acqua bollente porta con sé scaglie d'intonaco e memorie del passato. Le prime si disperdono nel piatto della doccia per poi sparire nello scarico, le seconde finiscono invece in quel luogo immaginario dell'anima dove Andris seppellisce i ricordi felici.

Con l'accappatoio indosso e le ciabatte ancora gocciolanti, si aggira per il monolocale, inquieto. Vorrebbe chiamare Eleonora, ma a quell'ora lei ha già preso servizio. Basta il pensiero della ragazza a fargli provare un fremito. Vorrebbe che fosse lì, per trascinarla a letto come la sera precedente; ma l'amore si può fare a giorni alterni, a seconda dei turni all'ospedale di lei.

Non ha voglia di prepararsi la cena e decide che mangerà un paio di toast al bar. Appende l'accappatoio in bagno e si dà una una ravviata ai corti riccioli biondi, poi indossa i vestiti che la sera prima ha lasciato sulla spalliera della seggiola ed è pronto per uscire. All'ultimo istante si accorge che il pacchetto di sigarette è quasi vuoto e torna sui suoi passi. Apre il cassetto della scrivania dove tiene la stecca di riserva e alla vista della pistola si blocca per un attimo.

La osserva, come se fosse un oggetto estraneo.

“Dovremo pur dare una svolta alla nostra vita, no?”, gli ha detto Gennaro, quando gliel'ha appoggiata sul sedile del furgone.

Una svolta, certo, purché sia nella direzione giusta.

 

Con davanti una lattina di Tuborg a metà, Andris consuma il secondo toast al banco del “Bar Centrale”.

Che razza di nome, pensa, masticando con voracità. Non esiste alcun centro in quel borgo disteso lungo la strada che da Cesena conduce al mare. Le case si allungano ai lati della via, sempre trafficata a qualsiasi ora. Alle loro spalle campi e alberi da frutto.

Giorgio, il barista, sorseggia una coca e segue senza troppo interesse una partita di calcio alla Tv.

Dalla stanzetta posteriore giungono le voci dei giocatori di carte: qualcuno ha sbagliato l'uscita a danari e le proteste dell'assicuratore – un omone con due baffi a manubrio – sovrastano la timida difesa del compagno di gioco. Lo stesso copione ogni sera: si direbbe che quel tipo venga al bar soltanto per sfogare la rabbia accumulata durante il giorno.

Seduti al tavolino sotto al televisore, tre ragazzini confabulano a bassa voce. Uno di loro mostra il proprio smartphone con un gesto furtivo e dall'espressione che si dipinge sul volto degli altri due è facile intuire il genere d'immagine. Andris sorride e nello specchio alle spalle del barista scruta le mosse dell'altro avventore, uno strano personaggio che da qualche tempo è una presenza costante.

Età indefinita, dai cinquanta ai sessanta, ha una barbetta sale e pepe e rughe profonde che gli solcano la fronte. Dietro alle lenti degli occhiali dalla montatura rosso fuoco guizzano occhi grigio-verde che sembrano sezionarti, quando te li posa addosso. In testa porta un berretto di panno nero, piuttosto consunto, e sul tavolino davanti a sé ha la solita scacchiera portatile.

Andris si piega verso Giorgio e gli sussurra:

– Sei riuscito a scoprire chi è quel tipo?

Il barista inarca le sopracciglia e sbuffa.

– Il cièma “e profesor”. – risponde poi – Lo chiamano “il professore”.

Andris vive in Romagna da undici anni e capisce alla perfezione il dialetto, anche se non si azzarda a usarlo. Per qualche strano motivo, tuttavia, la gente si sforza di parlargli in italiano e c'è addirittura chi scandisce le sillabe, come se lui fosse arrivato il giorno prima dalla Lettonia.

Ordina una seconda Tuborg e si avvicina al tavolo.

– Posso?

Senza staccare gli occhi dalla scacchiera, l'uomo sorride e gli fa cenno di accomodarsi sulla sedia accanto. Andris era bravo a giocare un tempo; vinse anche un campionato studentesco a Jūrmala. Osserva la posizione: il Bianco ha una supremazia schiacciante. Il professore prende un pedone nero con l'alfiere.

– Lo sta distruggendo, eh? – dice Andris con un risolino.

– Crede? – gli risponde l'altro, ruotando la scacchiera.

Ora hanno i pezzi neri davanti. L'uomo sposta una torre, che pareva avulsa dal gioco. È una mossa straordinaria: il Re bianco, ben difeso fino a un attimo prima, si troverà presto in difficoltà.

– Non me n'ero accorto! Come ha fatto a...

– Questione di prospettiva, giovanotto. Bisogna abituarsi a osservare con gli occhi del nemico, non solo con i propri: è per quello che giro la scacchiera. Usciamo a fumare?

Senza attendere risposta, l'uomo si alza e lo precede all'esterno.

Andris si accende una Marlboro e segue i gesti veloci con cui l'altro carica una vecchia pipa di schiuma.

– Lei cosa fa nella vita? – gli domanda all'improvviso.

Il professore continua a pressare il tabacco nel fornello con il pollice e quando si ritiene soddisfatto estrae dalla tasca una scatola di fiammiferi da cucina. Ne accende uno e lo inclina sulla pipa. Un paio di robuste boccate e una nuvoletta dall'odore dolciastro si spande nell'aria.

– Larsen, il migliore tra quelli aromatici: un misto di Virginia e Black Cavendish. Ah sì, gioco a scacchi. E osservo le persone. Tu sei infelice.

– Io sono... Ma no, perché?

– Vieni al bar una sera sì e una no, non giochi e non guardi la Tv. Te ne stai a rimuginare in un angolo con la tua birra, danese come il mio tabacco: buona scelta, ma due lattine sono troppe.

Andris getta il mozzicone e si accende un'altra sigaretta. Nel frattempo il suo interlocutore osserva un Tir che fa manovra nel piazzale del distributore, cento metri più in là.

– I soldi, sono quelli il problema. – sbotta Andris – Non bastano mai per l'affitto e le bollette. Lavoro come imbianchino, quando mi chiamano: tre settimane sì e due no. Vorrei sposare la mia ragazza, comprare casa, avere un'auto decente...

– Capisco, ma la soluzione potrebbe non essere quella che hai in mente.

Andris si sente mancare. Che ne sa quel tipo di lui e di Gennaro? Della rapina all'ufficio postale che faranno venerdì?

– Quale soluzione? A cosa ti riferisci? – sbraita, senza nemmeno rendersi conto di essere passato al “tu”.

L'uomo lo guarda serafico e dà due boccate alla pipa, prima di rispondere.

– Nulla di specifico, mi basta guardarti negli occhi. Il tuo non è lo sguardo disperato di chi non sa quale strada imboccare; è quello febbrile e trasognato di chi è già proiettato nel futuro, e questo non va bene. È una questione di prospettiva, come negli scacchi.

– Ma quale prospettiva? Che significa?

– Devi ruotare la scacchiera e osservare la posizione dal punto di vista opposto. Quello che hai ti sembra poco... e se non lo fosse? Se tu perdessi l'amore della tua ragazza o il lavoro, per inseguire un sogno senza fondamento? Se ciò che stai per lasciare fosse infinitamente più importante di quello che otterrai?

Il professore sbatte la pipa contro il tacco della scarpa e un grumo di tabacco bruciato si disperde sull'asfalto. Senza aggiungere altro rientra nel locale e il giovane lo segue con lo sguardo. Lo vede scambiare una battuta con Giorgio e poi tornare al tavolino e predisporre i pezzi per una nuova partita.

Confuso, Andris si avvia verso casa.

La luna è piena e sembra enorme. La luce imbianca la strada e gli ricorda certe notti dell'infanzia, in cui se ne stava affacciato alla finestra a spiarne i riflessi sulla spiaggia dorata di Jūrmala. Gli pare di udire lo sciabordio dolce della risacca contro la scogliera su cui era appollaiata la loro casetta.

Pensa che forse Eleonora riuscirà a chiamarlo prima di mezzanotte, quando si spegneranno le luci in corsia.

Affretta il passo.

 

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9 ore fa, Marcello ha detto:

Sono ancora in gran forma, pensa, osservando i bicipiti scolpiti e il ventre piatto.

Un gerundio, ma che orrore!

9 ore fa, Marcello ha detto:

Appende l'accappatoio in bagno e si dà una una ravviata ai corti riccioli biondi

Ripetizione ripetitiva.

Gran bel racconto, Marcello. E poi c'è l'effettivo rispetto della traccia che ormai avviene parecchio di rado nel disinteresse generale (potrei citare concretamente molte eccezioni  anche qui), tranne poi sparare improvvisamente a raffica come in gara 106.

A proposito del racconto, se si gira troppo spesso la scacchiera, alla fine non si fa più niente.

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31 minuti fa, Macleo ha detto:

Un gerundio, ma che orrore!

Sst, non lo dire in giro: qualcuno lo uso anch'io, sempre con molta parsimonia ;)

33 minuti fa, Macleo ha detto:

Ripetizione ripetitiva.

Ah, vedo che anche questa volta hai scoperto il refuso che lascio apposta per te... :facepalm: 

34 minuti fa, Macleo ha detto:

A proposito del racconto, se si gira troppo spesso la scacchiera, alla fine non si fa più niente.

Direi che è una questione di... prospettiva :)

Grazie infinite, sono davvero felice che ti sia piaciuto!

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Giusto un paio di appunti scemi:

11 ore fa, Marcello ha detto:

in quel luogo immaginario dell'anima dove Andris seppellisce i ricordi felici.

"Immaginario" lo toglierei. Già il concetto di "luogo dell'anima" lo racchiude.  

 

11 ore fa, Marcello ha detto:

per inseguire un sogno senza fondamento?

Non mi piace tantissimo come espressione. Forse perché già di per se il sogno, essendo tale, non ha fondamento nella realtà. Opterei per un più semplice "impossibile".

 

Ciao Marcello, proprio un bel racconto: semplice ma estremamente concreto ed efficace.

Tratteggiati benissimo, nonostante i pochi caratteri a disposizione, i due personaggi principali. Ottime le descrizioni. Traccia pienamente rispettata.

Piaciuto molto. 

 

 

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13 ore fa, Marcello ha detto:

Per quei quattro soldi che gli danno non ne vale proprio la pena

Non so tu ma io l'imbianchino l'ho pagato 1000 euro per 2 giorni e mezzo di lavoro. 

 

13 ore fa, Marcello ha detto:

ma l'amore si può fare a giorni alterni,

questo tizio si lamenta troppo

 

13 ore fa, Marcello ha detto:

a seconda dei turni all'ospedale di lei

così non sembra un po' che "di lei" sia riferito a ospedale? Non sarebbe meglio "a seconda dei turni di lei all'ospedale"?

 

13 ore fa, Marcello ha detto:

, no?”, gli ha detto Gennaro,

io non metterei la virgola dopo le chiuse virgolette in questo caso ma ho visto che ci sono un po' di filosofie differenti.

 

13 ore fa, Marcello ha detto:

sempre trafficata a qualsiasi ora

mi sembra ripetitivo il "sempre" con il "a qualsiasi ora", terrei solo uno dei due.

 

13 ore fa, Marcello ha detto:

tre settimane sì e due no

Secondo me il suo problema è che è un cattivo imbianchino, di solito si fa fatica a trovarne uno libero.

 

Bella l'atmosferta e il personaggio del giocatore di scacchi. Mi ha ricordato alcuni libri di Benni. 

Il protagonista invece mi ha colpito poco, mi è sembrato un po' stereotipato e senza carattere. Ma forse doveva essere volutamente debole e insulso. 

Ottima interpretazione del tema, semplice ma efficace.

Piaciuto.

 

 

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5 minuti fa, Thea ha detto:

Secondo me il suo problema è che è un cattivo imbianchino, di solito si fa fatica a trovarne uno libero.

 

Ti prometto che quando rivedo il racconto lo trasformo in un elettricista :)

7 minuti fa, Thea ha detto:

Ma forse doveva essere volutamente debole e insulso

;)

8 minuti fa, Thea ha detto:

Mi ha ricordato alcuni libri di Benni. 

però, hai detto poco...:occhiluce:

Grazie infinite!

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3 minuti fa, Marcello ha detto:

Ti prometto che quando rivedo il racconto lo trasformo in un elettricista :)

Anche quelli non scherzano. Fallo infermiere, la categoria più sottopagata d'Italia. O ancora meglio ricercatore.

 

4 minuti fa, Marcello ha detto:

però, hai detto poco...:occhiluce:

Il bar, i personaggi strambi, un progonista perso...

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1 minuto fa, Thea ha detto:

Anche quelli non scherzano. Fallo infermiere, la categoria più sottopagata d'Italia. O ancora meglio ricercatore.

C'è già la morosa, che fa l'infermeria... Lo faccio disoccupato del tutto, così ha ancora più motivi per lamentarsi :evvai:

3 minuti fa, Thea ha detto:

Il bar, i personaggi strambi, un progonista perso.

:rosa:

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Da ex barista, operaia edile ed elettricista posso dirti che in effetti, soprattutto nell'edilizia, per la fatica e il logorìo  a cui si è sottoposti quei mille euro sono davvero quattro soldi. 

 

Detto questo, passiamo al racconto.

 

Non è sicuramente il mio genere ma secondo me hai descritto in maniera efficace una situazione comune un po' a tutti in poche righe: il senso di non avere e di non fare abbastanza, la frustrazione nel vedere i propri obbiettivi sempre più lontani, quasi irraggiungibili.

Ho apprezzato l'idea della rapina in banca... all'inizio; dopotutto chi crede di non aver nulla da perdere è in grado di compiere qualsiasi gesto inconsulto. 

 

Solo che tutta questa difficoltà economica in una coppia dove entrambi i componenti lavorano e non hanno figli non riesco sinceramente a immaginarla.

Per questo la figura di Andris mi risulta ambigua e un po' scialba. 

 

Va al bar una sera sì e una no, e il perché sta racchiuso in questa frase - e nella conferma del professore:

16 ore fa, Marcello ha detto:

ma l'amore si può fare a giorni alterni, a seconda dei turni all'ospedale di lei.

17 ore fa, Marcello ha detto:

– Vieni al bar una sera sì e una no, non giochi e non guardi la Tv. Te ne stai a rimuginare in un angolo con la tua birra, danese come il mio tabacco: buona scelta, ma due lattine sono troppe.

 

Ecco riassunti i classici modi di fare delle persone abitudinarie - come Andris.

E questo secondo me cozza un po' con l'idea del ragazzo incastrabile in qualche atto illegale - a meno che non abbia quindici anni, certo.

Mh. Non possono nasconderti la mia perplessità. Mi torna un po' difficile immaginare una persona adel genere che improvvisamente, senza aver perduto il lavoro, la donna, la casa o  più semplicemente senza avere una vera situazione di disagio, decide di punto in bianco di partecipare a una rapina.

 

Andris a parte (che come avrai capito non è che mi abbia colpito particolarmente), il racconto risulta piacevole da leggere e la figura del professore è ben costruita e credibile!

 

Dai, in conclusione...

sicuramente leggerò con piacere gli altri tuoi lavori! 

 

 

 

 

 

 

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19 ore fa, Marcello ha detto:

in quel luogo immaginario dell'anima

La parola anima è già qualcosa di astratto, che non puoi vedere con l'occhio nudo. Toglierei "quel luogo immaginario". Se posso permettere un suggerimento, io opterei per un'immagine evocativa. Mentre leggevo la frase, mi era venuta così: le seconde invece finiscono nello scrigno dell'anima dove seppellisce (o anche nasconde potrebbe andare) i ricordi felici. Vedi tu se può servirti come idea. :rosa:

 

19 ore fa, Marcello ha detto:

una una ravviata

Refuso. 

 

19 ore fa, Marcello ha detto:

è quello febbrile e trasognato di chi è già proiettato nel futuro, e questo non va bene

La virgola non mi convince. A me non sembra ci sia necessità della pausa. Almeno io, leggendo a voce alta, non la avverto. 

 

Ciao @Marcello. La storia è semplice, breve, ma riesce a incuriosire il lettore soprattutto sulla figura del professore. C'è un "mare" tra due personaggi: uno più vecchio e saggio, l'altro più giovane e lagnoso. Mentre il primo è destinato a rimanere impresso nella memoria, si evince già dal titolo chi è il vero protagonista, l'altro sembra più una comparsa. Se da un lato escono ben fuori le sue paure per il futuro, tanto da portarlo a una scelta poco felice ma credibile tutto sommato, dall'altro non si riesce a empatizzare con lui. Mi ha trasmesso poco, ad essere sincera, a tratti anche annoiato. Bella, invece, l'atmosfera del bar. Mi ha ricordato il libro di Jean-Michel Guenassia "Il club degli incorreggibili ottimisti". Il tuo professore sembra proprio uno di scacchisti che frequentano quel bistrot di Parigi. Se non l'hai già letto te lo consiglio. Bella prova, comunque. Piaciuta. Sempre bravo. 

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17 minuti fa, Emy ha detto:

si evince già dal titolo chi è il vero protagonista

infatti il protagonista non è certo Andris, ma la storia va raccontata dalla sua parte perché abbia un senso dal punto di vista narrativo (è una questione di.. prospettiva :asd:).

19 minuti fa, Emy ha detto:

dall'altro non si riesce a empatizzare con lui.

e non lo avrei mai desiderato...

Grazie cara!

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3 ore fa, T.Chiara ha detto:

o  più semplicemente senza avere una vera situazione di disagio

La chiave di lettura (anzi, di scrittura in questo caso :asd:) è tutta lì: se lui si trovasse a disagio, finirebbe per avere una motivazione in un certo senso "nobile" e si trasformerebbe in una sorta di "eroe negativo", cosa che non volevo.  

Lui invece è quello che, pur disponendo di un lavoretto,

20 ore fa, Marcello ha detto:

Vorrei sposare la mia ragazza, comprare casa, avere un'auto decente...

 

Grazie infinite per il tuo passaggio!

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1 ora fa, Marcello ha detto:

La chiave di lettura (anzi, di scrittura in questo caso :asd:) è tutta lì: se lui si trovasse a disagio, finirebbe per avere una motivazione in un certo senso "nobile" e si trasformerebbe in una sorta di "eroe negativo", cosa che non volevo.  

Lui invece è quello che, pur disponendo di un lavoretto,

22 ore fa, Marcello ha detto:

Vorrei sposare la mia ragazza, comprare casa, avere un'auto decente..

 

Capisco, quindi il personaggio lo hai concepito proprio così, non ha vere motivazioni è solo... lamentoso.  Interessante!

Grazie per la tua risposta, 

a presto!

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26 minuti fa, T.Chiara ha detto:

quindi il personaggio lo hai concepito proprio così,

(y)  Grazie mille!

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Alle 15 января 2018 г. at 00:43, Marcello ha detto:

La sua prima fidanzatina un giorno gli disse che con quel fisico avrebbe di certo fatto l'attore, da grande. Belli i sogni dell'adolescenza!

 

La prima frase mi suona strana. Ma forse a me e basta :) il punto esclamativo nella narrazione non mi trova molto d'accordo, ma a volte l'ho usato :D Ci vedrei meglio i tre puntini a dare l'idea di ciò che sarebbe potuto essere ma non è stato (almeno credo, fa l'imbianchino)

 

Alle 15 января 2018 г. at 00:43, Marcello ha detto:

ma l'amore si può fare a giorni alterni, a seconda dei turni all'ospedale di lei.

 

Perché usi "si può fare" come se fosse una prima persona? Ma l'amore lo possono fare suonerebbe più in tono con il tipo di narrazione, oppure ma l'amore è concesso a giorni alterni, o similari.

 

Alle 15 января 2018 г. at 00:43, Marcello ha detto:

Vieni al bar una sera sì e una no

 

E meno male che non ci va tutte le sere

 

11 ore fa, Thea ha detto:
Alle 15 января 2018 г. at 00:43, Marcello ha detto:

ma l'amore si può fare a giorni alterni,

questo tizio si lamenta troppo

 

:D:D per non parlare di quando nascono i figli. Allora diventano a mesi alterni :D 

 

Il racconto incuriosisce ed è ottimamente (ancora un avverbio, mi piacciono) scritto. 

La parte che mi è piaciuta di più è la similitudine della vita da vedere come una scacchiera, devi vedere l'altra parte per capire meglio le mosse, un po' come ne L'attimo fuggente, che bisognava alzarsi sul banco per vedere le cose da una prospettiva diversa (ma la leggera differenza è mettersi nei panni dell'altro).

 

I personaggi sono ben tratteggiati e il loro carattere esce dal racconto ma non mi sono piaciuti. Il primo troppo lamentoso ed è quello che volevi. Il secondo dipinto come il saggio a me è venuto sulle balle :D:D sembra il classico saccente, moralista che ha sempre qualcosa da insegnare agli altri. Che poi abbia ragione o torto non importa. Sembra che parta sapendo già tutte le risposte, senza incertezze. Però è un gusto personale, forse è proprio così che doveva essere.

 

Per il resto nulla da dire, leggevo per capire come saresti andato avanti e la tua prosa è sempre speciale.

 

 

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Apro con una confessione: ho un po' di timore reverenziale nel commentare un tuo racconto, @Marcello xD

La scrittura è praticamente perfetta, ma non devo dirtelo io. Equilibrata e senza simmetrie, senza quelle ripetitività che ci contraddistinguono nell'espressione più "parlata".

Credo che questa sia una delle conquiste più difficili nello scrivere, il saper spaziare tra vocaboli e costruzioni dei periodi. Un po' come quando mangi un piatto di alta cucina in cui ti arriva il gusto di tutti gli ingredienti col bilanciamento ottimale.

 

Però – ed ecco il perché del timore di cui sopra – il racconto non mi ha entusiasmato per una ragione specifica: il messaggio, che trovo un po' ovvio. Cambiare prospettiva, apprezzare quello che si ha... Sì, è vero, l'attenzione per le piccole conquiste è importante, ma sarà che sono un lettore disilluso e vorrei sempre scoprire qualcosa in più dell'ovvio.

E anche provando a togliermi di dosso il gusto personale, continuo a ritenerlo un concetto un po' logoro.

 

Questo nulla toglie alla maestria nella scrittura, da cui posso solo che imparare.

 

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1 ora fa, AdStr ha detto:

ho un po' di timore reverenziale nel commentare un tuo racconto,

Ma per favore, ci mancherebbe... Ho appena ricominciato a pubblicare qualcosa: smetto subito se dici così!

1 ora fa, AdStr ha detto:

Un po' come quando mangi un piatto di alta cucina in cui ti arriva il gusto di tutti gli ingredienti col bilanciamento ottimale.

:asd: sono una "buona forchetta", ma in cucina sono meno esigente: lì non mi dispiacciono le polpette, in narrativa già molto meno :lol:

1 ora fa, AdStr ha detto:

il messaggio, che trovo un po' ovvio. Cambiare prospettiva, apprezzare quello che si ha... Sì, è vero, l'attenzione per le piccole conquiste è importante, ma sarà che sono un lettore disilluso e vorrei sempre scoprire qualcosa in più dell'ovvio.

Capisco perfettamente, ma vedi: io non amo i generi che esulano dalla realtà.  Non leggo fantascienza, fantasy e horror, per dire, e quindi sia che io scriva romanzi polizieschi o racconti per il WD, sono sempre alla ricerca del reale, della vita quotidiana.  Per cui – e forse sbaglio – non mi sento di abusare di personaggi e avvenimenti straordinari, come quelli del racconto precedente.  Quante volte nel corso di una vita s'incontra una persona che si dona interamente al ricordo di una notte d'amore? Pochine, credo... È molto più facile incontrare i personaggi del Bar Centrale e, di conseguenza, più difficile scrivere di loro...

Grazie infinite e, per favore, continua a commentarmi con franchezza. :rosa:

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Alle 14/1/2018 at 22:43, Marcello ha detto:

e si dà una una ravviata ai corti riccioli biondi,

Si dice "un paio", non "una una"... Ovviamente scherzo. Refuso.

 

Mi è piaciuto il modo in ci hai saputo cogliere l'atmosfera dell'ordinario (la "solita" serata) in cui non succede niente di eccezionale, a parte un casuale scambio di parole che, così insignificanti, forse avranno il potere di cambiare un destino. Obiettivo centrato.

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Alle 15/1/2018 at 23:10, Ghigo ha detto:

il punto esclamativo nella narrazione non mi trova molto d'accordo, ma a volte l'ho usato 

Concordo. Non lo uso quasi mai, infatti; qui gliel'ho voluto mettere per legare quest'immagine passeggera ai pensieri finali di Andris

 

Alle 15/1/2018 at 23:10, Ghigo ha detto:

Perché usi "si può fare" come se fosse una prima persona? Ma l'amore lo possono fare suonerebbe più in tono con il tipo di narrazione, oppure ma l'amore è concesso a giorni alterni, o similari.

È una forma impersonale... (non siete voi toscani che dite "si va", anziché "andiamo"?:lol:

 

Alle 15/1/2018 at 23:10, Ghigo ha detto:

Il secondo dipinto come il saggio a me è venuto sulle balle

Poverino... :(.  Guarda che glielo dico, eh: fra l'altro abbiamo anche qualcosa in comune...

Alle 15/1/2018 at 23:10, Ghigo ha detto:

la tua prosa è sempre speciale.

Grazie infinite, troppo buono ;)

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Alle 14/1/2018 at 22:43, Marcello ha detto:

piena di schizzi di pittura.

Fare l'imbianchino è dura

Sembra un rap.

Alle 14/1/2018 at 22:43, Marcello ha detto:

Belli i sogni dell'adolescenza!

Superfluo per me.

Alle 14/1/2018 at 22:43, Marcello ha detto:

“Dovremo pur dare una svolta alla nostra vita, no?”, gli ha detto Gennaro, quando gliel'ha appoggiata sul sedile del furgone.

 

Curiosità: non dovrebbe essere "gli aveva detto - gliel'aveva appoggiata"?

Alle 14/1/2018 at 22:43, Marcello ha detto:

I soldi, sono quelli il problema. – sbotta Andris –

Oh, cosa vedo... un punto all'interno del dialogo... sacrilegiuo!

Alle 14/1/2018 at 22:43, Marcello ha detto:

– Capisco, ma la soluzione potrebbe non essere quella che hai in mente.

Andris si sente mancare. Che ne sa quel tipo di lui e di Gennaro? Della rapina all'ufficio postale che faranno venerdì?

Qui è troppo repentina la cosa... cioè, Andris pensa subito che il tipo sa della rapina, così, da una battuta (anche un po' troppo abusata).

Toglierei.

 

Mi rendo conto di essere come una carpa che banchetta con uno squalo, ma un minimo di commento ogni tanto ci vuole :D

Bella l'idea degli scacchi. In effetti se giri la scacchiera cambia tutto, specie se il tuo avversario è in vantaggio :D è un po' che non gioco, le torri sono potentissime.

Il racconto è un po' moralista, non succede molto, ma è godibile per come è scritto.

 

Certo restano molte domande... cosa succede dopo che Andris accelera il passo? Chi è il baffone? Come fa a sapere? Perché fuma la pipa? Significa qualcosa? Troppe domande...

Sto a scherzà! 

Modificato da simone volponi

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11 minuti fa, simone volponi ha detto:

Curiosità: non dovrebbe essere "gli aveva detto - gliel'aveva appoggiata"?

No: il racconto è al presente e quelle azioni sono al passato prossimo.  Sarebbe giusto come dici se il racconto fosse scritto al passato.

14 minuti fa, simone volponi ha detto:

Oh, cosa vedo... un punto all'interno del dialogo

Perché? Cosa c'è di strano? :grat: 

16 minuti fa, simone volponi ha detto:

cosa succede dopo che Andris accelera il passo? arriva a casa

Chi è il baffone? uno che un po' mi assomiglia

Come fa a sapere? Gliel'ho detto io

Perché fuma la pipa? Perché il tabacco non si respira e fa meno male 

Significa qualcosa? Sì, ha la bronchite cronica (ma non dire nulla perché non vuole che si sappia in giro) 

Troppe domande... Ognuna ha la sua risposta...

:sorrisoidiota: 

Grazie mille carissimo!

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9 minuti fa, Marcello ha detto:

Perché? Cosa c'è di strano? :grat: 

34 minuti fa, simone volponi ha detto:

Di solito, quando il dialogo prosegue con i "disse" e varianti, non va il punto ^^

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3 minuti fa, simone volponi ha detto:

non va il punto

Soltanto se il discorso non si interrompe, altrimenti ci va e si riprende con la lettera maiuscola.

Spoiler

– Odio i professori – urlò Giovanni – perché sono dispotici.

ma

– Odio i professori. –urlò Giovanni – Sono dispotici e li vedrei bene impiccati.

 

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7 minuti fa, Marcello ha detto:
Spoiler

– Odio i professori. –urlò Giovanni – Sono dispotici e li vedrei bene impiccati.

 

Andrebbe dopo "urlò Giovanni"... mi dii retta :)

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1 minuto fa, simone volponi ha detto:

Andrebbe dopo "urlò Giovanni"... mi dii retta :)

:nono: Il discorso segue le normali regole della punteggiatura: il punto appartiene al dialogo, non alla frase dichiarativa.  Il dialogo va scritto come se "urlò Giovanni" non ci fosse. E infatti potrebbe benissimo non esserci.

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Mi sono piaciute molto le tue   descrizioni, il modo malinconico in cui hai tratteggiato la vita di questo ragazzo. Il messaggio sarà anche un po' moralista, ma a volte capita davvero di incontrare personaggi di questo tipo.

Bravo come sempre <3

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19 ore fa, simone volponi ha detto:

Andrebbe dopo "urlò Giovanni"... mi dii retta

 

Quando ho fatto un editing professionale mi hanno sistemato la punteggiatura (e di solito anche io faccio così) come dice Simone. Solo che uso le caporali, non so se il discorso sia diverso. Punteggiatura fuori mi avevano segnalato, ma ognuno ha i suoi criteri, ho letto che Einaudi fa in un modo, Mondadori nell'altro, Gems ancora in un altro. Non credo ci sia una regola fissa.

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49 minuti fa, Ghigo ha detto:

Non credo ci sia una regola fissa.

Il punto dentro, e con "disse" e varianti, quindi minuscole, non l'ho mai visto... non credo sia una forma corretta.

Poi Saramago o McCarthy tagliano la testa al toro mettendo i dialoghi senza caporali, linee e quant'altro :)

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