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massimopud

[N 2017 - F] Vita da demiurghi

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commento:

 

 

Vita da demiurghi

 

Dopo aver spogliato i due cadaveri, Jonathan... - fanculo, basta nomi americani - Giovanni - anzi, un bel nome di quelli demodé - Enrico Maria accese lo stereo a tutto volume per coprire i rumori, afferrò la mannaia e cominciò a farli a pezzi. Il sangue inondava il pavimento, schizzando di tanto in tanto sulle pareti. EnricoMaria eseguiva compiaciuto il suo lavoro, finché a un certo punto...

Mmm, qui che si fa? Gli faccio mangiare il cuore delle vittime? Non sarà troppo? Però a molti queste minchiate piacciono. Dunque, vediamo: - Infilò la mano destra sotto le costole della gabbia toracica e con un deciso strattone...

 

- ‘A dotto’, permesso?

- Chi è? Ah, ancora voi? Ve l’ho detto che non ho tempo, ripassate tra un mesetto.

- Dotto’, dovemo lavorà. Ce dia ‘na particina, va bene pure ‘na comparsata per portà er pane a casa, se metta nei nostri panni.

- E voi mettetevi nei miei, tutto il giorno qui a scrivere stronzate, con una fila di gente che mi rompe le palle. Ma alla fine chi vi conosce? Chi siete?

- Come, chi semo? Li personaggi de Romanzo de Corviale, no? Prima c’ha creati e poi ce butta a mare? Stamo qua da un anno ad aspettà er sequelle, ma lei nicchia.

- Come devo dirvelo che è un filone in ribasso? Troppo sfruttato, il mercato è saturo. Ho da fare, vi prego, ragazzi... a proposito, come vi avevo chiamati?

- Er Talebano ed Er Culeo.

- Ah, già: il pazzoide e il culturista gay. In quel periodo mi avevano rifilato una partita tagliata proprio a cazzo di.... voglio dire, ero un po’ fuori fase. Ma scusate, non vi avevo fatto ammazzare dal Kebbabaro Infame?

- Embé, ce piazza in un flescbecche, no? Dotto’, je dovemo spiegà noi ‘sti trucchetti?

- Va be,’ dai, tornate tra una settimana che qualcosa si combina.

- Grazie, grazie. Ahò, ringrazia er maestro, Talebà!

- Se vedemo, mae’.

 

Dov’eravamo rimasti? Con un deciso strattone strappò il cuore di Samantha - al diavolo! - di Teresa. Pulsava ancora flebilmente, stretto nel pugno di Enrico Maria, che a quella vista...

- Signore.

- Chi è?

- Sono io, signore, mi aveva detto di tornare oggi.

- Ah, sì, caro, scusa. Hai portato il cagnolino?

- Sì, eccolo.

- Ah, perfetto, perfetto. Senti, Bimbo Moribondo, oggi devo chiudere una cosa urgente, ma se torni domani finisco il tuo  racconto.

- Ma signor Autore, io non so dove andare, non ho casa, non ho niente. Vago per il nulla, per fortuna ho trovato questo cagnolino moribondo lasciato in giro da una sua collega di romanzi rosa, mi fa un po’ di compagnia. Ma se lei non scrive il finale resto nel limbo, mi deve far morire definitivamente, capisce? Non sa com’è strano vedere il mondo da qui, da questo tempo sospeso: lei che scrive, gli altri personaggi che nascono, vivono, muoiono...

- Hai ragione, hai ragione, domani ti sistemo, eh, caro? Torna domani e vi faccio schiattare con tutti i sacramenti, te e il cagnolino. Ah, senti, ricordami di cambiarti un po’ i dialoghi, parli troppo bene per un moccioso di otto anni.

 

Ma guarda un po’, tutti oggi si sono svegliati. Mettiti nei miei panni, non so dove andare... e a me non pensate? Provate a vedere le cose dal mio punto di vista: tutto questo Barnum che mi devo inventare per sbarcare il lunario e intanto i romanzi a cui tengo per davvero, le mie vere opere, quelle che mi daranno l’immortalità, stanno lì a languire.

Mah, dunque: Enrico Maria guardava con occhi selvaggi il cuore della donna che aveva tanto amato; esitò un istante, poi affondò i denti... non è troppo splatter?

Ah, che vita, che vita! Come vorrei fare il bidello o il postino o il lattaio! Chi me l’ha fatto fare? Sempre a consumarsi il cervello, mai un attimo di tregua, notti insonni. La vita passata così, in uno strano mondo irreale, che somiglia a quello vero ma non lo è, o forse sì, o forse è migliore di quello vero? Oh, Dio, Dio, un po’ di pace, per favore, un po’ di... zzz... zzz...

 

- Entriamo, va’, meno male che è finita.

- Anche questa è fatta.

- Per fortuna.

- Era ora.

- Beh?

- Mah, siamo alle solite.

- Ehi! Sveglia! Abbiamo detto che è finita!

- Allora? Ci sei, rimbambito?

- Eh, cosa? Chi è?

- Siamo noi, cazzone, i tuoi personaggi seriali: Ruben, l’investigatore infallibile e l’io narrante, la spalla scema.

- Piano con gli insulti, è questo stronzo che mi fa fare la parte del fesso.

- Va be’, insomma, basta. La storia è finita, inventati due righe di finale, così noi ce ne andiamo e tu ti rimetti a cazzeggiare.

- Cos’è questa confidenza? Piano con le parole, giovanotti, mentre voi ve ne andate a passeggio tra criminali e maggiordomi io sono qui a scervellarmi.

- Che hai da scervellarti? Chiudi con due stronzate delle tue e basta, no?

- Eh, no, cari miei, il finale è fondamentale, non si può abborracciare così. Ne ho in mente uno sensazionale, mi è venuto in mente ieri sera, mentre mi stavo addormentando.

- Capirai...

- È una cosa che farà epoca; dunque, com’era? L’avevo congegnato alla grande, allora... Maledizione, d’ora in poi devo ricordarmi di mettere un registratore sul comodino, era una cosa grandiosa, pirotecnica! Calma, dunque, cerchiamo di ricostruire: mi sembra...

- La smetti con queste cazzate? Falla finita, tanto non ti pagano a pagine.

- Silenzio, aride creature, voi non potete capire. Solo io, il Demiurgo, colui che regge tutti i fili, sono in grado di apprezzare le gioie che dà la sottile arte combinatoria, la magia dei“vari accozzamenti di venti caratteruzzi sopra una carta”, come diceva quel grande, chi era... sì, insomma, quello citato Calvino nelle Dispense Africane. Va bene, poi lo cerco, non è importante. Insomma, la cosa davvero importante è che solo io domino tutto dall’alto, il vostro punto di vista è piatto, limitato. La vostra è la prospettiva degli insetti, una misera Flatlandia in cui vi aggirate come...

- Flat che? Di che cazzo parli?

- Tacete, capre! Voi non vedete che un confuso agitarsi orizzontale di cui non distinguete il senso, ma io che tesso la trama e l’ordito, io dalle vette del mio superiore ingegno vedo e manovro un mondo! Sì, un mondo che evoco con la magica forza del pensiero e trasformo con la più sublime e miracolosa delle operazioni umane: il pensiero, che trasmutato in arcani ghirigori di inchiostro, varca i secoli, le ere, gli oceani del tempo! Il pensiero, che esce leggero e solitario dalla mente dello... buona, questa, leggero e solitario, questa segniamocela subito prima di scordarcela. Già, perché pensare è come correre, non come portar pesi, e dunque uno solo può portare, cioè, può correre più veloce di... bellissima quest’altra, è proprio una grande verità: pensare è come portar pesi non come correre. No, voglio dire: è il contrario, è come correre, non come... sì, appunto... non come... non come port... rwdfopsigelkbjvmxzzzzzzzz...

 

- Ruben, questo ormai è partito del tutto.

- Mah, caso mai ne troviamo un altro, chiudi e andiamocene, va’.

 

 

 

 

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2 ore fa, massimopud ha detto:

Embé, ce piazza in un flescbecche, no? Dotto’, je dovemo spiegà noi ‘sti trucchetti?

 

:D una risposta a tutto :D

 

2 ore fa, massimopud ha detto:

- Siamo noi, cazzone, i tuoi personaggi seriali: Ruben, l’investigatore infallibile e l’io narrante, la spalla scema.

- Piano con gli insulti, è questo stronzo che mi fa fare la parte del fesso.

- Va be’, insomma, basta. La storia è finita, inventati due righe di finale, così noi ce ne andiamo e tu ti rimetti a cazzeggiare.

- Cos’è questa confidenza? Piano con le parole, giovanotti, mentre voi ve ne andate a passeggio tra criminali e maggiordomi io sono qui a scervellarmi.

- Che hai da scervellarti? Chiudi con due stronzate delle tue e basta, no?

- Eh, no, cari miei, il finale è fondamentale, non si può abborracciare così. Ne ho in mente uno sensazionale, mi è venuto in mente ieri sera, mentre mi stavo addormentando.

- Capirai...

 

E' una sceneggiatura :) a volte direi chi è che parla, si capisce quasi sempre. Quasi.

 

Alla fine si stava trasformando in Carmelo Bene. Bellissimo, mi è piaciuto tanto e ci ho riso di gusto. Bravo davvero!

 

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Alle 14/1/2018 at 21:38, massimopud ha detto:

Er Culeo

il culturista gay... :rotol: Questa sorta di pastiche linguistico vale da solo il racconto

Alle 14/1/2018 at 21:38, massimopud ha detto:

Ne ho in mente uno sensazionale, mi è venuto in mente ieri sera

 

Alle 14/1/2018 at 21:38, massimopud ha detto:

quello citato Calvino

refuso

Alle 14/1/2018 at 21:38, massimopud ha detto:

nelle Dispense Africane.

:asd:

Eccoti tornato al genere in cui ti cimenti più spesso e dove hai pochi rivali.

Tra battute e richiami letterari, il racconto è davvero molto piacevole da leggere.  L'idea "in più" è quella di far conversare l'autore con i propri personaggi, che poi sono i tuoi personaggi, credo (Ruben perlomeno lo ricordo, quindi immagino che lo siano anche gli altri).

Molto divertente, bravo. ;)

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21 ore fa, massimopud ha detto:

EnricoMaria eseguiva compiaciuto il suo lavoro, finché a un certo punto...

Un refuso voluto? Chissà, potrebbe essere una variante chic del nome xD 

 

21 ore fa, massimopud ha detto:

Er Talebano ed Er Culeo.

- Ah, già: il pazzoide e il culturista gay.

Ahahahahaha. Sei peggio di me quando scrivo metaracconti xD 

 

21 ore fa, massimopud ha detto:

Embé, ce piazza in un flescbecche, no?

Muoio. 

 

21 ore fa, massimopud ha detto:

Torna domani e vi faccio schiattare con tutti i sacramenti, te e il cagnolino. Ah, senti, ricordami di cambiarti un po’ i dialoghi, parli troppo bene per un moccioso di otto anni.

Hahahaah. Come maltratti tu i personaggi non lo fa nessuno. :D 

 

21 ore fa, massimopud ha detto:

magia dei“vari accozzamenti

Manca uno spazio dopo dei

 

21 ore fa, massimopud ha detto:

quello citato Calvino

citato da, refuso

 

Bello, strabello. Ecco il Pud che adoro e che mi fa ridere dall'inizio alla fine. Bravo, bravo. Una storia piacevole, piaciuta da matti!

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Racconto divertente, leggero. Certo non ha una trama, si basa solo su queste battute divertenti tra un autore disperato e i suoi personaggi, il suo punto forte è che fa sorridere.

Bravo :)

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Alle 14/1/2018 at 23:30, caipiroska ha detto:
Alle 14/1/2018 at 21:38, massimopud ha detto:

il tuo  racconto

Ti dico solo che hai lasciato uno spazio qui.

Ah, ecco dov'era finito lo spazio mancante qui:

Alle 14/1/2018 at 21:38, massimopud ha detto:

EnricoMaria eseguiva compiaciuto il suo lavoro,

E io che pensavo che Enrico e Maria si erano fusi nell'ermafrodita EnricoMaria.

Per il resto, possiamo far ricominciare gli applausi.

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