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Plata

[N2017 - F] Il fiore più bello

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Traccia: prospettiva

 

«Io ti amo.»

«Allora perché sei andata via?» domandò l'uomo.

«Perché era giusto così.»

«Giusto per chi? Per te? Non puoi decidere per entrambi.»

«Non è così semplice. Non lo è mai.» Sembrava stizzita, come se non ci stesse a passare per egoista.

Lui provò ad avvicinarsi; lei rimase immobile, solo i suoi occhi si muovevano per guardarlo dall'alto in basso. Ma la distanza tra loro rimaneva la stessa. Allora l'uomo provò ad allungare le braccia per stringerla, ma senza riuscirci. «Non lasciarmi» disse.

Ma la donna era sempre più distante.

 

Giorgio aprì gli occhi. «Mh, che sogno orribile!»

Distese i piedi dalla posizione rannicchiata in cui dormiva di solito, in cerca di un contatto: allungò una mano sotto le lenzuola e le dita incontrarono il cuscino con cui lei amava dormire abbracciata. L'uomo aveva conosciuto quel capriccio quando in quella prima notte passata assieme, dopo aver raffreddato la passione che li bruciava, dormirono nello stesso letto. “Dormo abbracciando un pupazzo di stoffa o un cuscino da quando sono piccola” aveva detto lei con voce da bimba prima di addormentarsi, e lui ne fu quasi geloso.

Giorgio frugò con le dita sotto le lenzuola, senza trovarla. È in bagno pensò, quando cominciò a sentirla canticchiare.

Si alzò dal letto e indossò pantaloni e camicia: doveva uscire per andare a prendere quel regalo che lei desiderava tanto. Oggi andremo a pranzo fuori, dopo tanto tempo. Sarà tutto come una volta.

Le settimane dopo l'incidente erano state difficili da superare; grazie alla cintura lui ne era uscito con qualche punto di sutura in testa e poco altro. A lei era andata peggio, se l'era vista brutta: trasportata d'urgenza in ambulanza, poi il lungo ricovero con dei tubi che le entravano nel corpo per nutrirla e monitorarla, e i dottori che non davano mai sicurezze: Giorgio più volte aveva temuto di perderla, assieme al proprio senno. Ma alla fine era ritornata a casa.

Avevano passato gli ultimi giorni chiusi in casa, a leccarsi le ferite e a convincersi reciprocamente che sarebbero rimasti insieme per sempre. Fino alla vecchiaia, vicini anche nel loro ultimo giorno di vita.

Giorgio uscì dalla camera da letto e passò davanti la porta chiusa del bagno. Si diresse in cucina, per il caffè. La caffettiera è già pronta, aspettava solo che qualcuno accendesse il fuoco per scaldarsi e compiere il suo dovere. Era stata lei a prepararla, la sera prima.

Nei giorni successivi al ricovero, passati a letto, lei aveva interrotto quel piccolo rituale; Giorgio aveva dovuto pensarci da solo e in quei giorni il caffè non era mai stato tanto cattivo.

Forse era il tuo sorriso mentre mi porgevi la tazzina a renderlo così buono, pensò.

Bevuto il caffè prese le chiavi di casa e si avvicinò alla porta del bagno ancora chiusa: «Esco, devo fare una cosa. Hai promesso che oggi saremmo usciti per una passeggiata, dopo tanto. Come ci piaceva fare prima.»

«Va bene, fa' presto» si sentì rispondere Giorgio mentre indossava la giacca.

«Faccio in un attimo.»

 

Le farò una sorpresa pensava sull'autobus che lo conduceva in centro; dal giorno dell'incidente non era più riuscito a guidare. Una volta arrivato alla sua fermata scese e si recò al negozio di vestiti dove un pomeriggio, mentre passavano mano nella mano, lei era rimasta a fissare incantata quel vestito coi fiori colorati, lo stesso che di lì a poco Giorgio le avrebbe fatto indossare.

Una volta dentro lo accolse una commessa mai vista, molto carina e dai modi gentili. «Buongiorno» disse sorridendo.

«Vorrei il vestito che c'è in vetrina, quello con i fiori. È per mia moglie.»

Il prezzo era elevato ma quel giorno non avrebbe badato a spese per quel regalo e un pranzo romantico. L'uomo stava dando un'occhiata distratta tra gli scaffali mentre la ragazza confezionava l'acquisto quando una sua collega più anziana le si avvicinò; l'uomo le vide ciarlare ed ebbe la sensazione che stessero parlando di lui. Quando si avvicinò alla cassa fissò la ragazza negli occhi; mentre gli consegnava il pacchetto sembrava più timida rispetto a prima, con un nuovo rossore sulle guance e gli occhi sfuggenti.

Lui pagò, prese il suo acquisto e uscì fuori, infastidito.

 

Arrivato a casa tolse la giacca ed eccitato come un bambino poggiò il regalo sul letto. La porta del bagno era ancora chiusa. «Sono a casa» disse a voce alta.

«Sì, ho quasi finito.»

«Ho una sorpresa per te.»

«Arrivo.» Il tono di voce che percepì Giorgio sembrava tradire una curiosità tutta femminile che lo fece sorridere. Soddisfatto, l'uomo si diresse in balcone a fumare per impegnare l'attesa. «Ma... è bellissimo!» sentì quando rientrò. «Mi daresti una mano a indossarlo?»

«Arrivo» rispose, andando verso la camera da letto. «Dai, che dobbiamo andare.»

Il vestito sembrava calzarle alla perfezione, ma aveva un po' di difficoltà ad allacciare la fila di bottoni che, impertinenti, dalle scapole scendevano verso il sedere.

«Come sto?» sentì chiedere Giorgio da quella voce da bimba, rotta dall'emozione.

«Guardati allo specchio» rispose con un filo d'orgoglio.

Insieme si diressero nel corridoio e lo attraversarono, fino al grande specchio che si trovava davanti la porta d'ingresso.

La vide specchiarsi: un fiore rivestita di fiori. «Sei bellissima» le disse.

«Grazie» rispose l'immagine riflessa.

«Adesso possiamo andare» concluse mentre dava un'ultima occhiata soddisfatta al vestito colorato: Giorgio si sentiva felice, anche se non poteva prenderla per mano.

Nello specchio la sua immagine vestita di fiori varcò la soglia di casa e accostò la porta, chiudendosela dietro.

 

 

commento

Modificato da Plata

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5 ore fa, Plata ha detto:

«Allora perché sei andata via?» domandò l'uomo.

 

Mi piaceva il botta e risposta, 'sto "l'uomo" mi pare superfluo

5 ore fa, Plata ha detto:

Giorgio aprì gli occhi. «Mh, che sogno orribile!»

 

idem qua

5 ore fa, Plata ha detto:

L'uomo aveva conosciuto quel capriccio quando in quella prima notte passata assieme

Ho un fastidio per i "quel" e "quella" e affini... poi in una frase sola...

5 ore fa, Plata ha detto:

Giorgio uscì dalla camera da letto e passò davanti la porta chiusa del bagno. Si diresse in cucina, per il caffè. La caffettiera è già pronta, aspettava solo che qualcuno accendesse il fuoco per scaldarsi e compiere il suo dovere

 

5 ore fa, Plata ha detto:

Forse era il tuo sorriso mentre mi porgevi la tazzina a renderlo così buono, pensò.

 

Cos'è? Un verso di Al Bano?

 

5 ore fa, Plata ha detto:

non avrebbe badato a spese per quel regalo e un pranzo romantico

Oppure trovare una costruzione diversa.

 

Bella mossa, Platazzo. Mi chiedevo perché mai la commessa e la vecchia parlassero sottecchi di lui, pensavo sapessero della moglie e quindi provassero pietà di lui.

E comunque, povero @Joyopi :(

 

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Complimenti Plata, 

hai scritto veramente un bel racconto.

Le due commesse sono un particolare non da poco: alla luce dei fatti danno una pennellata di tristezza in più alla storia.

Fin dall'inizio della lettura si percepisce che c'è qualcosa che non va, qualcosa che stona ( come sensazione certo, non come scrittura!). E riesci a mantenere questo sottile disagio per tutta la narrazione fino alla fine inaspettata. Il colpo di scena finale è perfetto, l'immagine dello specchio azzeccata.

Bella prova, si sente che siamo in finale!

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Una storia più di pazzia che di prospettiva, molto simile ad altre e infatti sin dalle prime righe si capisce che lei non c'è più.

Scritta molto bene tranne:

16 ore fa, Plata ha detto:

allungò una mano sotto le lenzuola e le dita incontrarono il cuscino con cui lei amava dormire abbracciata. L'uomo aveva conosciuto quel capriccio quando in quella prima notte passata assieme, dopo aver raffreddato la passione che li bruciava, dormirono nello stesso letto. “Dormo abbracciando un pupazzo di stoffa o un cuscino da quando sono piccola” aveva detto lei con voce da bimba prima di addormentarsi, e lui ne fu quasi geloso.

direi: "allungò una mano sotto le lenzuola e le dita incontrarono il cuscino con cui lei amava dormire" oppure "allungò una mano sotto le lenzuola e le dita incontrarono il cuscino a cui lei amava dormire abbracciata"

L'uomo mi dà un senso di estraneità e di casualità, meglio "Giorgio". Anche "conosciuto quel capriccio" non è bellissimo, meglio "scoperto questa sua abitudine" o qualcosa del genere. Non mi piace il passaggio dei tempi verbali, anche se probabilmente lo fai, seguendo i dettami di qualche dotto editor, per non ripetere l'ausiliario. Però nell'ultima frase il problema non c'è e avrei preferito ( a mio gusto): "Dormo abbracciando un pupazzo di stoffa o un cuscino da quando sono piccola” aveva detto lei con voce da bimba prima di addormentarsi, e lui ne era stato quasi geloso.

A parte queste pedanterie, il racconto è molto valido.

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Bel racconto, commovente e intenso.

Scritto bene, concordo con @caipiroska sulla bellezza della scena con le commesse che acquista significato alla luce di quanto si scopre dopo.

Una cosa non m è chiara però: @Joyopi va in giro con dei vestiti a fiori? :D

 

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34 minuti fa, libero_s ha detto:

 

Una cosa non m è chiara però: @Joyopi va in giro con dei vestiti a fiori? :D

 

Solo i giorni di festa...

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Alle 14/1/2018 at 15:37, Plata ha detto:

«Allora perché sei andata via?» domandò l'uomo.

«Perché era giusto così.»

«Giusto per chi? Per te? Non puoi decidere per entrambi.»

Un po' troppo inflazionato

 

Alle 14/1/2018 at 15:37, Plata ha detto:

Ma la distanza tra loro rimaneva la stessa

e

Alle 14/1/2018 at 15:37, Plata ha detto:

Ma la donna era sempre più distante.

Qui c'è una contraddizione

 

Come sempre scrivi molto bene, su questo non ho nulla da obiettare, ma io avevo già intuito tutto da come cercava la moglie nel letto, dal fatto che lei non si vedesse ma che lui sentisse solo la sua voce. Avrei preferito un velo di misteriosità in più.

E' comunque una buona prova :)

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Quando riporti un pensiero dovresti usare le virgolette;

Alle 14/1/2018 at 15:37, Plata ha detto:

Oggi andremo a pranzo fuori, dopo tanto tempo. Sarà tutto come una volta.

"Oggi andremo a pranzo fuori, dopo tanto tempo. Sarà tutto come una volta."

Alle 14/1/2018 at 15:37, Plata ha detto:

Forse era il tuo sorriso mentre mi porgevi la tazzina a renderlo così buono, pensò.

"Forse era il tuo sorriso mentre mi porgevi la tazzina a renderlo così buono", pensò.

Alle 14/1/2018 at 15:37, Plata ha detto:

Le farò una sorpresa pensava sull'autobus che lo conduceva in centro;

"Le farò una sorpresa", pensava sull'autobus che lo conduceva in centro;

 

Forse hai usato il corsivo, ma con questo carattere si fa fatica a notarlo.

 

L'idea della storia non è male, ma alcune scene sono veramente difficili da immaginare. Per esempio, mi piacerebbe vedere l'uomo che abbottona il vestito senza un corpo fisico che lo sostiene. E la scena dello specchio... va bene che l'uomo è un po' fuori (di testa), comunque, ad un certo punto (si suppone che non si sia trascinato dietro il vestito), al suo posto avrei per lo meno detto (un po' sorpreso) «Cara, ma ti sei di nuovo spogliata? Dove hai lasciato il bel vestito a fiori che ti ho regalato?» 

 

Scherzi a parte, in che modo si rientra nel tema della "prospettiva"?

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@simone volponi @caipiroska @Macleo @libero_s @crazycat @Ljuset grazie per il passaggio.

 

20 ore fa, libero_s ha detto:

Una cosa non m è chiara però: @Joyopi va in giro con dei vestiti a fiori? :D

@Joyopi mi ha chiesto di non rivelare nulla al riguardo.

 

18 ore fa, Ljuset ha detto:

Scherzi a parte, in che modo si rientra nel tema della "prospettiva"?

in maniera intrinseca la prospettiva o visione, visto che sono sinonimi, della donna in realtà non esiste, come si viene a sapere al termine del racconto. Ma in maniera più specifica, è la prospettiva dello specchio a mostrare cosa in realtà succede alla fine. Non mi ci sono soffermato troppo perché per un lettore attento si capisce facilmente cosa succede nella mente del protagonista.

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Bel racconto. Mi ero immaginato che qualcosa non andasse e memore di Blaze di King (lo hai letto?), quando hai scritto che lei era in bagno (come George, anche il nome è in coincidenza) e da lì rispondeva, ho immaginato subito che potesse essere andata. Le descrizioni successive mi hanno fatto pensare di più. Dopo le due commesse ne ero certo. Però non mi ha sciupato la lettura di un racconto dove l'inquietudine è sempre regina. 

Ma tu e Bango questo turno vi siete messi d'accordo per "vedo la gente morta"? :D scherzi a parte, gran bella prova, lo stile è fluido e si legge davvero senza rallentamenti. Bravo. Il tuo rivale devo ancora leggerlo.

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Ciao @Ghigo

Di King ho letto solo Il gioco di Geralt e Shining, mi pare. Purtroppo non mi ha mai catturato ma prima o poi dovrò dargli un'ultima possibilità. Con Bango è stato un caso, effettivamente inquietante :P

Grazie mille.

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1 minuto fa, Plata ha detto:

Il gioco di Geralt e Shining,

 

Shining è bello ma se parti dal film è completamente diverso. Il gioco di Gerald è molto psicologico, non tra i migliori (bella l'idea ma poi un po' troppo lento). Se inizi di nuovo prendi Il miglio verde o 22/11/63 (se non It) che sono tra i migliori, se vuoi uno adrenalinico leggi The dome. Sono libri che ti prendono subito. Blaze è molto psicologico di un ritardato tipo quello di Uomini e topi (chiara citazione) che parla con l'amico George (dall'inizio si sa che non esiste) che sta in bagno o comunque sempre in un'altra camera. Corto e struggente, a me è piaciuto tantissimo.

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3 minuti fa, Ghigo ha detto:

The dome

1074 pagine

giphy.gif

 

Il gioco di Gerald mi piacque, l'ho letto quando feci il militare e ne ho un vago ma piacevole ricordo. Shining è un bel libro ma io sono un grande estimatore del film e credo sia molto meglio l'adattamento. Comunque ho l'imbarazzo della scelta :lol:

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7 minuti fa, Ghigo ha detto:

1074 pagine lette in sei giorni

hai la mia stima

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Ciao @Plata. Sarò breve: mi è piaciuto molto. Sì, si intuisce tutto quasi dall'inizio, ma ciò nonostante l'ho trovato bello, emotivo. Curato nei minimi dettagli. Bella prova. 

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Ospite

In terribile ritardo, ma arrivo. :asd:

 

Alle 14/1/2018 at 15:37, Plata ha detto:

Giorgio più volte aveva temuto di perderla, assieme al proprio senno. Ma alla fine era ritornata a casa.

Mmmh: nell'ottica della rivelazione finale, questo si configura come un inganno del lettore. (Anche quando, poco prima, dici che lei se l'era vista brutta). Questa è narrazione dei fatti, non sono pensieri di lui, né narrazione del suo sentire.

In questo punto dovresti trovare il modo di rendere meno esplicito il fatto che lei è a casa. Dovresti creare uno stacco, forse. Ed evitare tutto ciò che il narratore onnisciente sta celando (o, peggio, non riportando in maniera corretta).

Ad esempio:

Alle 14/1/2018 at 15:37, Plata ha detto:

Avevano passato gli ultimi giorni chiusi in casa,

Questo non è vero! Se dici che lui non aveva più voluto lasciarla un attimo, se dici che lui voleva starel il più possibile vicino (per leccarsi assieme le ferite...) riporti un suo sentimento. Ma se dici che erano chiusi in casa assieme, stai dando un'informazione non corretta, alla luce del finale.

Il non detto non è semplice, volendo far arrivare un certo messaggio, ma l'informazione che svia non è certo apprezzabile dal lettore. Io credo che questo, complessivamente, sia il punto debole di questo racconto. Vero che la narrazione focalizza su di lui (quindi, sostanzialmente, presenta la realtà distorta di Giorgio), ma ci sono particolari della storia che così non mi convincono. A mio parere la cosa è risolvibile rivedendo l'oggettività di diverse frasi. Oppure con un cambio di narrazione, che dovrebbe essere fatta in prima persona da Giorgio. Sono consapevole che subentrano, così, un sacco di difficoltà per evitare l'infodump su tutte le informazioni che devi passare al lettore riguardo la situazione iniziale, ma a quel punto qualsiasi realtà risulta credibile, a posteriori, e comuqnue venga narrata, perché è la realtà di Giorgio.

Alle 14/1/2018 at 15:37, Plata ha detto:

Si diresse in cucina, per il caffè. La caffettiera è già pronta, aspettava solo che qualcuno accendesse il fuoco

Cos'è questo cambio di tempo? Credo che la "è" ti sia solo scappata:

La caffettiera, già pronta, aspettava (...)

Alle 14/1/2018 at 15:37, Plata ha detto:

si avvicinò alla porta del bagno ancora chiusa: «Esco, devo fare una cosa. Hai promesso che oggi saremmo usciti per una passeggiata, dopo tanto. Come ci piaceva fare prima.»

Per una connotazione colloquiale più credibile suggerirei di aggiungere "Ricordati:", prima di "Hai promesso che oggi (...)"

Alle 14/1/2018 at 15:37, Plata ha detto:

Una volta arrivato alla sua fermata scese e si recò al negozio di vestiti dove un pomeriggio, mentre passavano mano nella mano, lei era rimasta a fissare incantata quel vestito

Non so, ma questa frase proprio non mi piace... le parti che ho sottolineato sono quelle che, al minimo (secondo me, ovvio) hanno bisogno di un'espressione completamente diversa. Ma riformulerei tutta la frase.

Qualcosa del genere, ad esempio:

Una volta giunto in centro scese per recarsi alla boutique (o "al negozio di abbigliamento": "negozio di vestiti" mi pare inadatto a livello di registro) presso la quale, un giorno mentre passavano mano nella mano, lei era rimasta a fissare incantata un vestito a fiori.

Alle 14/1/2018 at 15:37, Plata ha detto:

Il vestito sembrava calzarle alla perfezione, ma aveva un po' di difficoltà ad allacciare la fila di bottoni che, impertinenti, dalle scapole scendevano verso il sedere.

Perché "sembrava"? Lui la vede come un fiore: è già innamorato di quel vestito su di lei prima ancora di vederla. Non mi pare corretto smorzare così la sensazione che lui prova.

Alle 14/1/2018 at 15:37, Plata ha detto:

La vide specchiarsi: un fiore rivestita di fiori. «Sei bellissima» le disse.

il femminile non concorda con fiore.

Suggerirei:

La vide specchiarsi: un fiore. Vestita di fiori. «Sei bellissima» le disse.

Aggiungo che, avvicinandosi la rivelazione finale, farei trasparire che "dice" (non: "le dice")

 

Sono d'accordo con Macleo: qui non ci vedo prospettiva, bensì follia causata dal dolore. Però bisonga anche dire che è perfettamente ammissibile intendere prospettiva come "punto di vista", quindi non sei completamente fuori parola-tema.

 

Il racconto complessivamente non mi convince, anche se devo riconoscere che hai dosato molto bene gli indizi. Forse è solo una questione di stile, del tutto riconducibile al mio gusto, ma ti preferisco quando frequenti generi completamente diversi.

 

A rileggerti.

 

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Alle 16/1/2018 at 23:47, Emy ha detto:

Ciao @Plata. Sarò breve: mi è piaciuto molto. Sì, si intuisce tutto quasi dall'inizio, ma ciò nonostante l'ho trovato bello, emotivo. Curato nei minimi dettagli. Bella prova. 

Scusami, Emy. In quel marasma di notifiche deve essermi sfuggita la tua. Grazie :flower:

 

 

Alle 23/1/2018 at 22:48, queffe ha detto:

Sono d'accordo con Macleo: qui non ci vedo prospettiva, bensì follia causata dal dolore. Però bisonga anche dire che è perfettamente ammissibile intendere prospettiva come "punto di vista", quindi non sei completamente fuori parola-tema.

sì, esatto. I due punti di vista lei/lui attorno a Giorgio erano proprio quello con cui volevo rientrare in traccia; il terzo punto di vista, quello dello specchio che rivela tutto, è arrivato dopo.

 

Alle 23/1/2018 at 22:48, queffe ha detto:

Il racconto complessivamente non mi convince, anche se devo riconoscere che hai dosato molto bene gli indizi. Forse è solo una questione di stile, del tutto riconducibile al mio gusto, ma ti preferisco quando frequenti generi completamente diversi.

sono d'accordo, il racconto mi pare impersonale e sembra concentrare tutto sul finale col colpo di scena, cosa che non ho mai fatto e si vede. Ero partito dalla prima persona, concentrandomi su altro, poi ho cambiato.

Grazie del passaggio e delle segnalazioni, su cui concordo.

A presto.

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