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Ospite Rica

La cura

Post raccomandati

@Rica Ciao Fede, eccomi qui, come sempre.

3 ore fa, Rica ha detto:

Ore 04:48. Agosto. Aria profumata.

Mamma non percepisce odori, il muco le tappa le narici. Gli occhi sono squarci aperti sulla sua disperazione e lo sguardo le muore opaco dietro l’umidità tremula incastrata nelle ciglia.

Incastrata è un termine che faccio un po' fatica ad associare a l'umidità tremula.

3 ore fa, Rica ha detto:

Nella stanza, risuona un vagito.

Mamma dondola dopo il secondo parto.

Non mi piace. Sembra che abbia partorito in giornata. Capisco che vuoi usare il presente, capisco e approvo, ma un passato prossimo qui ci starebbe meglio: Mamma ha cominciato a dondolare, dopo il secondo parto.

3 ore fa, Rica ha detto:

Culla il suo star male avanti e indietro come un’onda, su una sedia di formica dai piedi cromati.

Avanti e indietro lo associamo al dondolio, o all'onda? Eh no, a entrambi non si può. Te ne saresti accorta se lo avessi scritto io. 

3 ore fa, Rica ha detto:

Le labbra avide di mia sorella le hanno lacerato le mammelle: ragadi ulcerose si estendono a raggiera in solchi infetti attorno alle areole, incrostate dal pus ai capezzoli in un’unica protuberanza giallastra.

E' equivoca quella frase: dal pus ai capezzoli in che senso? In senso da A a B, o in senso capezzoli incrostati dal pus? Presumo la seconda, ma io ci inciampo.

3 ore fa, Rica ha detto:

Piange e resiste mentre allatta.

Ha ventinove anni.

Nonna dice: è depressione. 

Dicono le cognate: va curata.

Avrei preferito in questo modo, ma immagino siano gusti:

E' depressione, dice nonna.

Va curata, dicono le cognate.

3 ore fa, Rica ha detto:

– Tieni… – È zia Franca.

Mi passa una bambola. Prendo a forza la bambola, zia prende a forza la mia mano.

Io queste due frasi le eliminerei proprio, e visto che non puoi fare stacchi nello stesso periodo temporale, inserirei una frase che accompagni il passaggio dalla casa all'ambulatorio.

3 ore fa, Rica ha detto:

Aspettiamo il turno nel corridoio del reparto di psichiatria, davanti alla porta chiusa del Professore.

Anche quel giorno per calmare il prurito mamma si massaggia i capezzoli, grattarseli rinnoverebbe il dolore.

Anche quel giorno il suo maglione è bagnato all’altezza del seno, e le dita inciampano sulle grinze indurite del tessuto fradicio.

A me le ripetizioni volute piacciono anche meno di quelle involontarie. Hanno qualcosa di...recitato, quasi retorico. Ops, odio i quasi. Decisamente retorico.

3 ore fa, Rica ha detto:

Quando il Professor Umberti apre la porta, vediamo uscire una donna anziana. Tiene un giovane uomo sottobraccio, lui trascina con passi corti pantofole di lana marroni a quadri stinti.

Io sbianco. Loro entrano.

Sembra quasi che la voce rimanga fuori, ma non è così. Non c'è modo di precisare, però, senza rovinare il giochino delle due frasi.

3 ore fa, Rica ha detto:

Mamma e nonna siedono sulle uniche sedie. Tacciono.

Le mie zie rimangono in piedi davanti alla scrivania. Non aspettano domande.

Parlano di depressione post parto e di cure efficaci, fin quando il Professor Umberti interviene.

Mi sono perso cosa? A quali cure si riferiscono? Se è in depressione, non sono tanto efficaci. Lo credono loro? E allora perché sono venute dal professore? Forse le cure erano le sue e lo stanno compiacendo?

3 ore fa, Rica ha detto:

Lui conferma la diagnosi, loro escono dallo studio con varie ricette rosse. Torniamo a casa.

Quindi la voce era davvero rimasta fuori. E come ha potuto descrivere il colloquio, allora?

3 ore fa, Rica ha detto:

– Perché si è fermata? La ascolto.

Premetto che adoro questi stacchi e il modo in cui hai usato i verbi e anche come spesso hai concatenato passato e presente, ma questa è il primo stacco che fai e io lettore faccio un po' fatica a capire da una singola frase, la situazione. Parto dal presupposto che non debba essere indispensabile la seconda lettura.

3 ore fa, Rica ha detto:

Lascio nonna che sta scrivendo, torno e sulla porta del frigo c’è una tabella con gli orari delle medicine. Per attaccarla ha usato i magneti del mio primo disegno, e io non vedo più la casa verde tra i fiori arancioni pasticciati anni prima dalle mie ancor più piccole mani.

Preferirei evitare quel scrive, torno, c'è e risolvere più semplicemente: Compare sulla porta del frigo una tabella ...Per attaccarla, nonna ha...

Per quel che riguarda la frase cancellata, non c'è nessun riferimento precedente alle sue mani che giustifichi quell'ancor più piccole. E comunque secondo me è bella anche così 

3 ore fa, Rica ha detto:

– Fino a metà gennaio seguì tutti gli orari della tabella. Poi intervenne zia Rosa.

– Chi era? 

 

Rosa è una zia acquisita che frequentiamo poco.

Mi piace moltissimo la staffetta tra i due periodi diversi. 

3 ore fa, Rica ha detto:

A zia Rosa bastano il tono biascicato e i movimenti fiacchi di mamma per inveire contro tutti: dosi così sono letali anche per i casi più gravi e il problema di Maria non sta nella mente.

Continua a dire.

Secondo me questo passaggio è un po' pasticciato. Il sottolineato lo passerei nel dialogo, togliendo la congiunzione a metà e separando le due frasi con un punto. O addirittura, visto che poi c'è subito un'altra battuta di zia Rosa, ricaverei tre battute distinte e consecutive:

"Dosi così sono letali anche per i casi più gravi."

"Il problema di Maria non sta nella mente."

"Perché non avete permesso che smettesse di allattare?"

Il tono della zia si fa più incalzante di volta in volta.

Che ne dici?

3 ore fa, Rica ha detto:

La mettono alla porta.

Cercano di metterla alla porta, visto che dopo sfugge.

3 ore fa, Rica ha detto:

Lo ripetono tante volte anche a mio padre e lui si convince che non può capire: sono cose da corpi di donna. Crede.

Forse gli serve qualcosa che lo riporti a ripensare le sue mancanze e la possibilità di opporsi.

Ho capito, però mi piacerebbe vederla formulata più chiaramente.

3 ore fa, Rica ha detto:

– Si avvicinava, strofinava la guancia con un fazzoletto bianco, a scorticarsela.

Eccessivo.

3 ore fa, Rica ha detto:

Poi me la porgeva senza sfiorarmi, il bacio appoggiato sulle labbra cadeva a terra. Sempre. Mai un contatto. Mai una favola.

Appoggiato non mi convince. Intendi le labbra della bambina, no? Preparato sulle labbraApprontato sulle labbra? Boh, fai tu.

3 ore fa, Rica ha detto:

– Vai a prenderla a scuola.

Zia Rosa glielo dice la sera stessa. L’autista dalla mattina successiva inizia ad aprirmi lo sportello della lunga auto nera, facendomi sentire una principessa davanti a una carrozza.

Non mi convince cominciare questo passaggio con una battuta di dialogo rivolta a un personaggio che sta sullo sfondo. Risolverei diversamente.

3 ore fa, Rica ha detto:

Tre colpi di clacson rompono l’aria in giardino avvertendo del mio arrivo: non ci entra nel finestrino quella grande casa, devo scendere dall’auto per vederla intera.

Già il soggetto dopo il verbo per me crea un inciampo, ma forse, in effetti, è meglio così. Almeno una virgola, però, dopo finestrino, gliela metterei.

5 ore fa, Rica ha detto:

Io non sono contenta di andare via.

Io Nella grande casa di zia Rosa accarezzo i sogni.

Ma quanto suona meglio senza quella ripetizione?

3 ore fa, Rica ha detto:

Mi spingo verso il montante della porta della cucina, arrivo con le ginocchia piegate pronta per l’impatto: schiaffo sul legno del montante, ruota su me stessa e via… nel lungo corridoio riacquisto velocità.

Ruoto?

3 ore fa, Rica ha detto:

Nonna viene spesso, arriva accigliata e sempre in vestaglia.

Il particolare della vestaglia non l'ho capito. Viene a trovarli in vestaglia?

 

Riepilogando...Malgrado le numerose osservazioni di gusto personale che mi sono permesso  il racconto mi è piaciuto moltissimo. Moltissimo.

In particolare il modo in cui lo hai narrato. Il passato in tempo presente l'ho usato anch'io e mi è molto congeniale. Inutile dire quanto l'abbia apprezzato anche qui.Molto bene i dialoghi. L'alternanza dei periodi temporali e la frequenza degli stacchi (adoro gli stacchi)crea un ritmo ipnotico che cattura. A mio avviso, in questo racconto si respira aria di romanzo, altroché. Bravissima.

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@Rica

Ci hai fatto aspettare, ma ne è valsa la pena, eh... che racconto!

Domani commento.

Abbraccio <3

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Ospite Rica

Io sono una silfide. Sira anche. Abbiamo la capacità di non ingrassare, pur mangiando torroni! xD

 

@Roberto Ballardini ho fatto pausa Morsi,

torno,

finisco risposta,

rispondo.

 

@Sira aspetto. <3

 

Modificato da Rica

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Ospite Rica

Ciao Fede, eccomi qui, come sempre.

Ciao @Roberto Ballardini, un orologio svizzero! :sss:

 

Ti ringrazio molto per il commento. Mai come in questo racconto ho sentito il bisogno di confrontarmi. Ho provato a fare qualcosa di diverso, e ho tardato tantissimo a dare una forma ai miei pensieri e alle mie intenzioni. Mi sono trovata in difficoltà con l'uso dei tempi verbali: al passato emergeva troppo il suffisso: passato remoto,  imperfetto o forma attiva perifrastica stare + gerundio mi creava troppe rime e rallentava il racconto.

Con il presente prendeva il via, ma avevo problemi a differenziare i tempi della narrazione.

 

Inoltre, evitare l'uso delle parti espositive, per scelta, mi ha costretto a rimanere nelle descrizioni, che si susseguono veloci e in gran numero. L'idea era riproporre il flusso di coscienza.

Cerco di rispondere ad alcune tue osservazioni, delle quali ti ringrazio fin da ora.

 

Vado.

 

 

   23 ore fa,  Rica ha detto: 

Ore 04:48. Agosto. Aria profumata.

Mamma non percepisce odori, il muco le tappa le narici. Gli occhi sono squarci aperti sulla sua disperazione e lo sguardo le muore opaco dietro l’umidità tremula incastrata nelle ciglia.

Incastrata è un termine che faccio un po' fatica ad associare a l'umidità tremula.

- Quando la lacrima rimane tra le ciglia, non scende ma c'è. Traballa incastrata. Boh, l'ho vista così...

 

 

  3 ore fa, Rica ha detto:

Nella stanza, risuona un vagito.

Mamma dondola dopo il secondo parto.

Non mi piace. Sembra che abbia partorito in giornata. Capisco che vuoi usare il presente, capisco e approvo, ma un passato prossimo qui ci starebbe meglio: Mamma ha cominciato a dondolare, dopo il secondo parto.

– Non mi piace! ;)

 

  3 ore fa, Rica ha detto:

Culla il suo star male avanti e indietro come un’onda, su una sedia di formica dai piedi cromati.

Avanti e indietro lo associamo al dondolio, o all'onda? Eh no, a entrambi non si può. Te ne saresti accorta se lo avessi scritto io. :evvai:

– a un onda che va avanti e indietro sulla battigia. 

 

  3 ore fa, Rica ha detto:

Le labbra avide di mia sorella le hanno lacerato le mammelle: ragadi ulcerose si estendono a raggiera in solchi infetti attorno alle areole, incrostate dal pus ai capezzoli in un’unica protuberanza giallastra.

E' equivoca quella frase: dal pus ai capezzoli in che senso? In senso da A a B, o in senso capezzoli incrostati dal pus? Presumo la seconda, ma io ci inciampo.

– non so. Mi sembra chiara. Le areole sono incrostate al capezzolo, e viceversa, dal pus. Formano, così, un'unica protuberanza.

 

  3 ore fa, Rica ha detto:

Piange e resiste mentre allatta.

Ha ventinove anni.

Nonna dice: è depressione. 

Dicono le cognate: va curata.

Avrei preferito in questo modo, ma immagino siano gusti:

E' depressione, dice nonna.

Va curata, dicono le cognate.

– Preferisco la mia! ;) 

 

  3 ore fa, Rica ha detto:

– Tieni… – È zia Franca.

Mi passa una bambola. Prendo a forza la bambola, zia prende a forza la mia mano.

Io queste due frasi le eliminerei proprio, e visto che non puoi fare stacchi nello stesso periodo temporale, inserirei una frase che accompagni il passaggio dalla casa all'ambulatorio.

– Mi serviva per dare una prima descrizione della zia e dei suoi modi. Volendo potrei toglierla. Ci penso.

 

  3 ore fa, Rica ha detto:

Aspettiamo il turno nel corridoio del reparto di psichiatria, davanti alla porta chiusa del Professore.

Anche quel giorno per calmare il prurito mamma si massaggia i capezzoli, grattarseli rinnoverebbe il dolore.

Anche quel giorno il suo maglione è bagnato all’altezza del seno, e le dita inciampano sulle grinze indurite del tessuto fradicio.

A me le ripetizioni volute piacciono anche meno di quelle involontarie. Hanno qualcosa di...recitato, quasi retorico. Ops, odio i quasi. Decisamente retorico. xD

 

  3 ore fa, Rica ha detto:

Quando il Professor Umberti apre la porta, vediamo uscire una donna anziana. Tiene un giovane uomo sottobraccio, lui trascina con passi corti pantofole di lana marroni a quadri stinti.

Io sbianco. Loro entrano.

Sembra quasi che la voce rimanga fuori, ma non è così. Non c'è modo di precisare, però, senza rovinare il giochino delle due frasi.

– resta davanti alla porta. Loro entrano, lei vedel'interno dello studio. Poi sente le voci. Le sente parlare da fuori.

 

  3 ore fa, Rica ha detto:

Mamma e nonna siedono sulle uniche sedie. Tacciono.

Le mie zie rimangono in piedi davanti alla scrivania. Non aspettano domande.

Parlano di depressione post parto e di cure efficaci, fin quando il Professor Umberti interviene.

Mi sono perso cosa? A quali cure si riferiscono? Se è in depressione, non sono tanto efficaci. Lo credono loro? E allora perché sono venute dal professore? Forse le cure erano le sue e lo stanno compiacendo?

– Sono due donne che sanno cosa è meglio in ogni campo, sembra quasi che vogliano dire loro al medico che cura dare alla paziente. Volevo presentare la loro tracotanza.  Spingono per gli psicofarmaci parlando di depressione. Tacciono il resto.

 

  3 ore fa, Rica ha detto:

Lui conferma la diagnosi, loro escono dallo studio con varie ricette rosse. Torniamo a casa.

Quindi la voce era davvero rimasta fuori. E come ha potuto descrivere il colloquio, allora?

– La bambina lo ascolta. Ti sembra così inverosimile? Considerato poi lo spessore di una porta d'ospedale... Non mi sono posta proprio il problema.

 

  3 ore fa, Rica ha detto:

– Perché si è fermata? La ascolto.

Premetto che adoro questi stacchi e il modo in cui hai usato i verbi e anche come spesso hai concatenato passato e presente, ma questa è il primo stacco che fai e io lettore faccio un po' fatica a capire da una singola frase, la situazione. Parto dal presupposto che non debba essere indispensabile la seconda lettura.

– Ma io non voglio fartela capire subito. Ho 14000 caratteri! ;) e tu lettore non sei stupido. Io lo so. ;) 

 

  3 ore fa, Rica ha detto:

Lascio nonna che sta scrivendo, torno e sulla porta del frigo c’è una tabella con gli orari delle medicine. Per attaccarla ha usato i magneti del mio primo disegno, e io non vedo più la casa verde tra i fiori arancioni pasticciati anni prima dalle mie ancor più piccole mani.

Preferirei evitare quel scrive, torno, c'è e risolvere più semplicemente: Compare sulla porta del frigo una tabella ...Per attaccarla, nonna ha...

Per quel che riguarda la frase cancellata, non c'è nessun riferimento precedente alle sue mani che giustifichi quell'ancor più piccole. E comunque secondo me è bella anche così 

– è un indizio. Lei poi ti dice che è in seconda elementare. Quindi il disegno lo fa prima, qualche anno prima.

 

  3 ore fa, Rica ha detto:

– Fino a metà gennaio seguì tutti gli orari della tabella. Poi intervenne zia Rosa.

– Chi era? 

 

Rosa è una zia acquisita che frequentiamo poco.

Mi piace moltissimo la staffetta tra i due periodi diversi. 

:) 

 

  3 ore fa, Rica ha detto:

A zia Rosa bastano il tono biascicato e i movimenti fiacchi di mamma per inveire contro tutti: dosi così sono letali anche per i casi più gravi e il problema di Maria non sta nella mente.

Continua a dire.

Secondo me questo passaggio è un po' pasticciato. Il sottolineato lo passerei nel dialogo, togliendo la congiunzione a metà e separando le due frasi con un punto. O addirittura, visto che poi c'è subito un'altra battuta di zia Rosa, ricaverei tre battute distinte e consecutive:

"Dosi così sono letali anche per i casi più gravi."

"Il problema di Maria non sta nella mente."

"Perché non avete permesso che smettesse di allattare?"

Il tono della zia si fa più incalzante di volta in volta.

- mmm Meno incisivo e meno convulsivo. Inoltre, con l'ultima frase dai un punto di vista della voce narrante che presenta un modo di fare di un personaggio. Io l'ho lasciato emergere dalle azioni.

 

 

  3 ore fa, Rica ha detto:

La mettono alla porta.

Cercano di metterla alla porta, visto che dopo sfugge.

– Meno incisivo. Ce la mettono davvero, non tentano e basta. Cioè la buttano fuori. Che lei torni indietro non significa che non l'abbiano sbattuta fuori. Volevo descrivere una scena più violenta. Sono sempre le zie che sanno tutto, ricordi?

 

  3 ore fa, Rica ha detto:

Lo ripetono tante volte anche a mio padre e lui si convince che non può capire: sono cose da corpi di donna. Crede.

Forse gli serve qualcosa che lo riporti a ripensare le sue mancanze e la possibilità di opporsi.

Ho capito, però mi piacerebbe vederla formulata più chiaramente.

– ma lei parla come un bambina. Mi è venuta così, posso ragionarci, però...

 

  3 ore fa, Rica ha detto:

– Si avvicinava, strofinava la guancia con un fazzoletto bianco, a scorticarsela.

Eccessivo.

– capisco

 

  3 ore fa, Rica ha detto:

Poi me la porgeva senza sfiorarmi, il bacio appoggiato sulle labbra cadeva a terra. Sempre. Mai un contatto. Mai una favola.

Appoggiato non mi convince. Intendi le labbra della bambina, no? Preparato sulle labbra? Approntato sulle labbra? Boh, fai tu.

– Preferisco appoggiato... Più semplice.

 

  3 ore fa, Rica ha detto:

– Vai a prenderla a scuola.

Zia Rosa glielo dice la sera stessa. L’autista dalla mattina successiva inizia ad aprirmi lo sportello della lunga auto nera, facendomi sentire una principessa davanti a una carrozza.

Non mi convince cominciare questo passaggio con una battuta di dialogo rivolta a un personaggio che sta sullo sfondo. Risolverei diversamente.

– si può fare

 

  3 ore fa, Rica ha detto:

Tre colpi di clacson rompono l’aria in giardino avvertendo del mio arrivo: non ci entra nel finestrino quella grande casa, devo scendere dall’auto per vederla intera.

Già il soggetto dopo il verbo per me crea un inciampo, ma forse, in effetti, è meglio così. Almeno una virgola, però, dopo finestrino, gliela metterei.

– dici? Non ne sono mica convinta, eh!

 

   23 ore fa,  Rica ha detto: 

Io non sono contenta di andare via.

Io Nella grande casa di zia Rosa accarezzo i sogni.

Ma quanto suona meglio senza quella ripetizione?

– A te. A me non tanto... ;) 

 

  3 ore fa, Rica ha detto:

Mi spingo verso il montante della porta della cucina, arrivo con le ginocchia piegate pronta per l’impatto: schiaffo sul legno del montante, ruota su me stessa e via… nel lungo corridoio riacquisto velocità.

Ruoto?

– Intendevo la ruota, il movimento della ruota con i pattini. Sì, potrei dire anche "ruoto". Un po' come dire, "mi alleno, scaldo i muscoli, corsa, spaccata e via" invece di "mi alleno, scaldo i muscoli, corro, faccio una spaccata e via". Però credo che si possa mettere anche "ruoto".

 

  3 ore fa, Rica ha detto:

Nonna viene spesso, arriva accigliata e sempre in vestaglia.

Il particolare della vestaglia non l'ho capito. Viene a trovarli in vestaglia?

– Poi lo spiego nella seconda parte del racconto. È un dettaglio importante, sai.

 

 

Grazie per tutte le osservazioni e grazie per gli apprezzamenti.

Sempre bello trovarti.

 

Grazie del tuo tempo. :rosa:

 

 

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@Rica:rosa:

Mentre leggevo ho "sentito" il dolore fisico di Maria e ho "visto" il suo candore. La supponenza di suocera e cognate e la passività del padre di Chiara, poi,

 l'hai gestite benissimo. Un uomo succube delle sorelle e della madre prima, e della zia Rosa, poi. Uno che non decide, che si fa guidare, convincere. Uno che si fa da parte.

Solo alla fine reagisce, ma senza rabbia o risentimento, sempre pacatamente.

L'ambientazione anni settanta ricreata con pochi riferimenti,  la seduta di ipnosi fatta di soli dialoghi, la gestione dei tempi, la ripetizione del termine mamma

che ci porta per mano nei ricordi di Chiara... sono tutte cose che fanno di questo racconto, un racconto speciale.

Alle ‎10‎/‎01‎/‎2018 at 18:04, Rica ha detto:

Gli occhi sono squarci aperti sulla sua disperazione e lo sguardo le muore opaco dietro l’umidità tremula incastrata nelle ciglia.

La frase iniziale che poi riprendi alla fine è molto bella e poetica, ma io mi fermerei a opaco. In fase di trance può essere adatta, ma da sveglia la trovo troppo elaborata

e innaturale rispetto al resto del racconto che invece è molto realista.

Alle ‎10‎/‎01‎/‎2018 at 18:04, Rica ha detto:

Nella stanza, risuona un vagito.

Mamma dondola,  dopo il secondo parto  culla il suo star male avanti e indietro come un’onda, su una sedia di formica dai piedi cromati.

Le labbra avide di mia sorella le hanno lacerato le mammelle: ragadi ulcerose si estendono a raggiera in solchi infetti attorno alle areole, incrostate dal pus ai capezzoli in un’unica protuberanza giallastra.

Il vagito evoca una nascita, e se aggiungi dopo il secondo parto, pare che abbia appena partorito. Secondo me, se lo eliminassi

e facessi proseguire a dondola la frase successiva, sarebbe meglio. Si comprende comunque che Chiara è la primogenita.

Alle ‎10‎/‎01‎/‎2018 at 18:04, Rica ha detto:

Lo sguardo di mia nonna: una pistola puntata tra gli occhi.

– Sua nonna era cattiva?

– No. Mia nonna era antica e fredda. Ed è sempre stata vecchia.

– Come era il suo rapporto con lei?

– Si avvicinava, strofinava la guancia con un fazzoletto bianco, a scorticarsela. Poi me la porgeva senza sfiorarmi, il bacio appoggiato sulle labbra cadeva a terra. Sempre. Mai un contatto. Mai una favola.

Il bacio che cade a terra rende benissimo.

Alle ‎10‎/‎01‎/‎2018 at 18:04, Rica ha detto:

Sul comodino solo il bicchiere d’acqua; le gocce le dosa zia Rosa prima di chiudere la porta. Cinque.

Brava anche qui. Il dosaggio a scalare solo accennato, a far capire il tempo che passa e la situazione che migliora.

Alle ‎10‎/‎01‎/‎2018 at 18:04, Rica ha detto:

Prima di andare a letto voglio vedere mia madre bere. Le porto un bicchiere di acqua. Lei mi guarda complice, lo avvicina alla bocca e sorride oltre il fondo spesso del vetro. Vedo le sue labbra. Nello sguardo, una luce brilla e grida vittoria.

Le porto un bicchiere d’acqua tutte le sere.

Fino alla sua morte, ogni volta che la vado a trovare è l’ultimo gesto che voglio vederle fare.

 

Quoto questo, ma ce ne sono tanti altri davvero belli. Delicati, intensi e mai artificiosi.

Brava cardioamica mia <3

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Ospite Rica

Ciao @Sira, 'sera! :)

 

Mentre leggevo ho "sentito" il dolore fisico di Maria e ho "visto" il suo candore. La supponenza di suocera e cognate e la passività del padre di Chiara, poi, l'hai gestite benissimo. Un uomo succube delle sorelle e della madre prima, e della zia Rosa, poi. Uno che non decide, che si fa guidare, convincere. Uno che si fa da parte.

Solo alla fine reagisce, ma senza rabbia o risentimento, sempre pacatamente.

– esatto

 

L'ambientazione anni settanta ricreata con pochi riferimenti,

– cavallo fine ottanta, nella mia intenzione. Forse devo rivedere qualcosa affinché sia più chiaro. Volevo ambientarlo tra la fine della discussione sulla nuova psichiatria di Basaglia e la Legge 180 che chiuderà i manicomi di lì a poco.

Infatti volevo creare un contrappunto tra due temi a contrasto: una difficoltà ad accettare la nuova riforma psichiatrica in Italia e il conseguente trinceramento dietro i metodi tradizionali.

Le zie della protagonista rappresentano la volontà ad affidarsi immediatamente allo psicofarmaco (chiedono loro cure efficaci al Professore), la zia Rosa è portavoce della novità difficile da accettare. Lei esprime fino in fondo a sua consapevolezza a riguardo.

 

 la seduta di ipnosi fatta di soli dialoghi, la gestione dei tempi, la ripetizione del termine mamma che ci porta per mano nei ricordi di Chiara... sono tutte cose che fanno di questo racconto, un racconto speciale.

– Ti ringrazio. Ma non sono sicura che funzioni.

 

   Alle 10/1/2018 at 18:04,  Rica ha detto: 

Gli occhi sono squarci aperti sulla sua disperazione e lo sguardo le muore opaco dietro l’umidità tremula incastrata nelle ciglia.

La frase iniziale che poi riprendi alla fine è molto bella e poetica, ma io mi fermerei a opaco. In fase di trance può essere adatta, ma da sveglia la trovo troppo elaborata e innaturale rispetto al resto del racconto che invece è molto realista.

– Sì, anche @Roberto Ballardini, e qualcun altro, ha notato la stessa stonatura.

 

 

   Alle 10/1/2018 at 18:04,  Rica ha detto: 

Nella stanza, risuona un vagito.

Mamma dondola,  dopo il secondo parto  culla il suo star male avanti e indietro come un’onda, su una sedia di formica dai piedi cromati.

Le labbra avide di mia sorella le hanno lacerato le mammelle: ragadi ulcerose si estendono a raggiera in solchi infetti attorno alle areole, incrostate dal pus ai capezzoli in un’unica protuberanza giallastra.

Il vagito evoca una nascita, e se aggiungi dopo il secondo parto, pare che abbia appena partorito. Secondo me, se lo eliminassi

e facessi proseguire a dondola la frase successiva, sarebbe meglio. Si comprende comunque che Chiara è la primogenita.

– L'avevo scritta esattamente come tu la suggerisci. Anche qui Robi taglierebbe come te. Non so, poi ho optato per la seconda ipotesi, quella che ho lasciato. Si può rivedere, però.

 

 

   Alle 10/1/2018 at 18:04,  Rica ha detto: 

Lo sguardo di mia nonna: una pistola puntata tra gli occhi.

– Sua nonna era cattiva?

– No. Mia nonna era antica e fredda. Ed è sempre stata vecchia.

– Come era il suo rapporto con lei?

– Si avvicinava, strofinava la guancia con un fazzoletto bianco, a scorticarsela. Poi me la porgeva senza sfiorarmi, il bacio appoggiato sulle labbra cadeva a terra. Sempre. Mai un contatto. Mai una favola.

Il bacio che cade a terra rende benissimo.

– Occhei. Ma stai dicendo di togliere la parte sottolineata?

 

Grazie cara Sira.

Sempre un piacere trovarti nei miei racconti con il tuo punto di vista e i tuoi suggerimenti. <3

 

Ci vediamo al commento sulla tua poesia. Ma tu aspetti ancora @Anglares!

Anglareeeeeees! E dai! Così Sira ci risponde! :evvai:

 

 

 

 

Modificato da Rica

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Alle ‎10‎/‎01‎/‎2018 at 18:04, Rica ha detto:

Ore 04:48. Agosto. Aria profumata.

Ottimo inizio

Alle ‎10‎/‎01‎/‎2018 at 18:04, Rica ha detto:

Mamma non percepisce odori, il muco le tappa le narici. Gli occhi sono squarci aperti sulla sua disperazione e lo sguardo le muore opaco dietro l’umidità tremula incastrata nelle ciglia.

Mamma non percepisce odori, il muco le tappa le narici. Gli occhi sono aperti sulla sua disperazione, mentre lo sguardo le muore dietro l'umidità incastrata nelle ciglia. 

 

Alle ‎10‎/‎01‎/‎2018 at 18:04, Rica ha detto:

Mamma dondola dopo il secondo parto.

Mamma è al secondo parto. Adesso dondola.

Alle ‎10‎/‎01‎/‎2018 at 18:04, Rica ha detto:

Le labbra avide di mia sorella le hanno lacerato le mammelle: ragadi ulcerose si estendono a raggiera in solchi infetti attorno alle areole, incrostate dal pus ai capezzoli in un’unica protuberanza giallastra.

Le labbra avide di mia sorella le hanno lacerato le mammelle. Ragadi ulcerose si estendono a raggera in solchi infetti attorno alle areole. Il pus forma un'unica protuberanza giallastra sui capezzoli.

 

Alle ‎10‎/‎01‎/‎2018 at 18:04, Rica ha detto:

si massaggia i capezzoli, grattarsel

si massaggia i capezzoli. Evita di grattarseli per non rinnovare il dolore.

 

Alle ‎10‎/‎01‎/‎2018 at 18:04, Rica ha detto:

sulle uniche sedie.

sulle uniche sedie disponibili.

 

Alle ‎10‎/‎01‎/‎2018 at 18:04, Rica ha detto:

sul tavolo della cucina, io

sul tavolo della cucina. Io...

 

Alle ‎10‎/‎01‎/‎2018 at 18:04, Rica ha detto:

pasticciati anni prima dalle mie ancor più piccole mani.

pasticciati anni prima quando ero più piccola.

 

Alle ‎10‎/‎01‎/‎2018 at 18:04, Rica ha detto:

Anche quel ghigno diviene loro consueto, a me

Anche quel ghigno diviene consueto. A me...

 

Alle ‎10‎/‎01‎/‎2018 at 18:04, Rica ha detto:

il Signore della Città.

un luminare (?).

 

Alle ‎10‎/‎01‎/‎2018 at 18:04, Rica ha detto:

Sì. Ieri mattina, avevo il cuscino bagnato. Dormivo e piangevo. Mi sono alzata, erano le 04:48. Il muco mi tappava le narici, gli occhi erano squarci aperti sulla mia disperazione e lo sguardo mi moriva opaco dietro l’umidità tremula incastrata nelle ciglia.

Stessa nota di prima

 

Per me è ottimo lo stile e i dialoghi. La parte migliore è quella della bambina nella casa grande. I dettagli sono particolari e curati. Fanno "speciale". Ti direi di rendere più chiari gli sbalzi temporali. Ma un po' di indeterminatezza fa fascino. I personaggi ci sono, esistono.

Come manifesto per la limitazione delle nascite, mi trova perfettamente d'accordo:D

 

Bravissima Fede. Ciao

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Alle 10/1/2018 at 18:04, Rica ha detto:

Culla il suo star male avanti e indietro come un’onda, su una sedia di formica dai piedi cromati.

Allora: sui passaggi in cui farei qualche cambiamento, devo dire che mi trovo d'accordo con camparino. Mi limito a evidenziare ciò che secondo me è bellissimo. Una frase è questa.

Funziona alla grande perché il movimento, metaforizzato (si può dire??), diventa di nuovo materiale con l'immagine della sedia di formica.

Alle 10/1/2018 at 18:04, Rica ha detto:

Le labbra avide di mia sorella le hanno lacerato le mammelle: ragadi ulcerose si estendono a raggiera in solchi infetti attorno alle areole, incrostate dal pus ai capezzoli in un’unica protuberanza giallastra.

Piange e resiste mentre allatta.

Ha ventinove anni.

Nonna dice: è depressione. 

Dicono le cognate: va curata.

Davvero buono. L'unica modifica che farei:
Nonna dice: è depressione.
Le cognate dicono: va curata.

Mi suona meglio.

Alle 10/1/2018 at 18:04, Rica ha detto:

Non dicono che è striato di rosso, né che lei urla ogni volta che si attacca quel dispositivo elettrico. Non gli parlano del suo seno.

Potente.

Alle 10/1/2018 at 18:04, Rica ha detto:

Nonna svuota la busta verde della farmacia sul tavolo della cucina, io passando leggo paroxetina, alprazolam e benzodiazepina, ma sono parole difficili.

Eliminerei quel: "ma sono parole difficili". Anche se ti serve per collegarti al nuovo latte della sorella. mmm.

Alle 10/1/2018 at 18:04, Rica ha detto:

La sua assenza e il suo corpo senza peso vengono considerati normalità, così come il bicchiere d’acqua sul comodino, tra la culla e il lettone: serve a ingollare l’ultima pillola del giorno e a diluire quaranta gocce amare in una smorfia, quella che le rimane sulle labbra quando mi dà il bacio della buonanotte. 

"... vengono considerati normalità. Normalità, come il bicchiere d'acqua sul comodino..:". Per me è più d'impatto.

 

Alle 10/1/2018 at 18:04, Rica ha detto:

Anche quel ghigno diviene loro consueto, a me sembra uno sfregio lasciato da un’unghiata.

bellissimo

Alle 10/1/2018 at 18:04, Rica ha detto:

Zia Rosa scrolla l’ombrello fuori dalla porta prima di trovare zia Elena e zia Franca dietro i loro seni immensi. Hanno diviso il mondo in rosa e azzurro, come nonna.

A zia Rosa bastano il tono biascicato e i movimenti fiacchi di mamma per inveire contro tutti: dosi così sono letali anche per i casi più gravi e il problema di Maria non sta nella mente.

Continua a dire.

– Perché non avete permesso che smettesse di allattare?

Continua a chiedere.

La mettono alla porta.

Passaggio molto ben riuscito!

Alle 10/1/2018 at 18:04, Rica ha detto:

i avvicinava, strofinava la guancia con un fazzoletto bianco, a scorticarsela. Poi me la porgeva senza sfiorarmi, il bacio appoggiato sulle labbra cadeva a terra. Sempre. Mai un contatto. Mai una favola

Questo intendo quando dico che una cosa è mostrare, l'altra è descrivere. Questo è mostrare, bellezza!

Alle 10/1/2018 at 18:04, Rica ha detto:

Organizzo anche lunghi tornei con amici immaginari che non lascio vincere,

chapeau

Alle 10/1/2018 at 18:04, Rica ha detto:

Come dire agli adulti che il pericolo è parte dell’incanto?

Segnalo questa chiusa, ma in realtà è tutto il paragrafo a essere davvero bello. 

Alle 10/1/2018 at 18:04, Rica ha detto:

Perché mi voleva troppo rosa

 

Alle 10/1/2018 at 18:04, Rica ha detto:

Le porto un bicchiere d’acqua tutte le sere.

Fino alla sua morte, ogni volta che la vado a trovare è l’ultimo gesto che voglio vederle fare

 

Un racconto ottimo, scritto in modo a mio avviso perfetto per la tematica trattata. Io non sono bravo come te con i commenti. Ciò che ci tengo a dire, però, è che mi ha colpito molto. Bello bello, davvero (certe immagini, come "ragadi ulcerose si estendono a raggiera in solchi infetti attorno alle areole, incrostate dal pus ai capezzoli in un’unica protuberanza giallastra." sono anche forti, ma cavolo se colpiscono).

Compliments

Alla prossima

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Ospite Rica

@camparino buona sera.

 

un luminare (?).

- Un super ricco. Altrimenti non potevo giustificare la presenza di quella casa, la cameriera, l'autista in livrea...

 

Molto buoni alcuni suggerimenti sulla punteggiatura.

Sono certa che un giorno che scriverò un testo con una successione di frasi minime e nient'altro, tu riuscirai a mettere qualche punto anche al loro interno... xD

 

Visto che sorpresina ti ho fatto? :rosa:

 

@m.q.s.

Grazie del passaggio.

 

L'unica modifica che farei:
Nonna dice: è depressione.
Le cognate dicono: va curata.

Mi suona meglio.

- Sì. anche a me.

 

**

 

Eliminerei quel: "ma sono parole difficili". Anche se ti serve per collegarti al nuovo latte della sorella. mmm

- Esatto. Per quello e per dare una prima indicazione sulla sua età, sul fatto che è una bambina...

Ma non sei il primo a dirmelo.

 

***

Segnalo questa chiusa, ma in realtà è tutto il paragrafo a essere davvero bello. 

- Rileggendolo ho trovato ripetizioni e rime. Cercherò di eliminarle.

 

Grazie per i complimets! E per tutte le osservazioni e i suggerimenti.

 

A entrambi grazie del vostro tempo. :sss:

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19 minuti fa, Rica ha detto:

Sono certa che un giorno che scriverò un testo con una successione di frasi minime e nient'altro, tu riuscirai a mettere qualche punto anche al loro interno... xD

Fede. Cara. Prova. Vediamo.

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Buon lunedì @Rica:rosa:sono ancora in tempo per augurarti un buon anno? Spero di si. Veniamo a noi;)

 

Alle 10/1/2018 at 18:04, Rica ha detto:

Gli occhi sono squarci

Che cosa vuol dire?

 

Alle 10/1/2018 at 18:04, Rica ha detto:

rinnoverebbe il dolore.

Cambierei termine. Rincuorerebbe

 

Alle 10/1/2018 at 18:04, Rica ha detto:

mamma si tira il latte.

Aggiungerei: la mamma

 

Alle 10/1/2018 at 18:04, Rica ha detto:

Per attaccarla ha usato i magneti del mio primo disegno, e io non vedo più la casa verde tra i fiori arancioni pasticciati anni prima dalle mie ancor più piccole mani.

Bellissima frase. Non mi convince soltanto una cosa: mio e mie nella stessa frase.

 

Alle 10/1/2018 at 18:04, Rica ha detto:

– Andrà tutto bene. – Sono le parole che mi sussurra mamma stringendomi a sé.

Qui mi son persa. Se la madre non parlava più...

 

Alle 10/1/2018 at 18:04, Rica ha detto:

La stanza dei giochi degli adulti è un ambiente che cambia: a volte castello, a volte fortezza, io lo abito come regina o cavaliere o drago, a seconda dell’avventura che vivo.

Organizzo anche lunghi tornei con amici immaginari che non lascio vincere, soprattutto a scacchi

Bellissimo

 

Conclusione: che dirti. Racconto tosto un un argomento triste. (inizio bene la giornata, scherzo!) Scrivi molto bene, asciutto ma scorrevole. Senza refusi. Alcune frasi mi sembrano troppo pesanti di altri. Non ho trovato molta confusione come dici, certo la lettura deve essere attenta. Si capisce che la figlia sta raccontando parte della sua storia ad un dottore. Ora non so il perchè ho in mente la canzone -""La cura" di Battiato.

Buona giornata

Floriana

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Commento senza alcuna velleità di andare nei dettagli, ma ci tengo a farti sapere che mi è piaciuto moltissimo il racconto!

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Ospite Rica

Buon lunedì @Rica sono ancora in tempo per augurarti un buon anno? Spero di si. Veniamo a noi

– Certo che sì. Ricambio e ringrazio. :) 

 

   Alle 10/1/2018 at 18:04,  Rica ha detto: 

Gli occhi sono squarci

Che cosa vuol dire?

– Fessure, aperture, varchi... Se è vero che gli occhi sono lo specchio dell'anima... ma questo è un cliché.

 

   Alle 10/1/2018 at 18:04,  Rica ha detto: 

rinnoverebbe il dolore.

Cambierei termine. Rincuorerebbe

– No. Rinnoverebbe. Perché massaggiarli equivale a una sorta di carezza, nonostante il prurito intenso, quello che... più ti gratti, più ti scortichi.

 

   Alle 10/1/2018 at 18:04,  Rica ha detto: 

– Andrà tutto bene. – Sono le parole che mi sussurra mamma stringendomi a sé.

Qui mi son persa. Se la madre non parlava più...

– Non parlare e non piangere volevano indicare il grado di annichilamento a cui la cura di psicofarmaci aveva portato la donna, cioè perdita di ogni volontà e incapacità di reazione. Non aveva perso l'uso della parola. Forse ti ho confusa.

 

Ora non so il perchè ho in mente la canzone -""La cura" di Battiato.

– Per il titolo? 

Buona giornata

Floriana

– Grazie del passaggio. A te, buona serata. ;) 

 

@Yaxara sono contenta ti sia piaciuto.

 

Grazie per il vostro tempo. :sss:

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Andando al sodo, ci vedo una scrittura “complessa”. Voglio dire che il “disegno” narrativo, la sua “strategia comunicativa”, valgono quanto, se non di più, dei contenuti e dello stile. Di “difetti”, ad esempio, ce ne sono, ma si tratta di cose che avrebbe senso cambiare, appunto, in un’altra “strategia comunicativa”, non nella tua. Ad esempio:

 

“Mamma non percepisce (gli) odori”

 

In un altro contesto, avrei segnalato la mancanza dell’articolo, ma nel tuo caso l’omissione (non so quanto volontariamente) sottolinea alla perfezione il mood generale, che vuole esprimere povertà di sentimento, grettezza, anaffettività. La privazione di un pezzo di testo coincide con la deprivazione emotiva subita dalla piccola protagonista, fornendo un solo, preciso e, aggiungerei, efficace “messaggio”. In proposito, così, su due piedi, direi che o sei una scrittrice molto attenta o sei una scrittrice molto fortunata. Tirando una linea da tuoi precedenti lavori, sarei più propenso a concludere per la prima, in ogni caso, fino a questo momento, nel WD non ho visto nessun altro fare, in un solo pezzo, così tanti salti mortali consecutivi come te (atterrando, ovviamente, in piedi).

 

A dire dell’equilibrio delle frasi, della sintassi, della punteggiatura, del lessico, dell’analessi e bla bla bla non ci perdo un rigo. Per parlare adeguatamente della tua proposta bisogna alzare l’asticella.

 

“Culla il suo star male avanti e indietro come un’onda, su una sedia di formica dai piedi cromati.”

 

Ha ragione @Roberto Ballardini nel correggere la scrittura, perché, in termini di pure lettere, non va, ma allo stesso tempo ha “torto” (scusa, Roberto) nel giudicare il risultato espressivo: una persona depressa, che si abbandona, non pensa in termini chiari, ma lascia vagare la mente saltando dall’osservazione di particolari insignificanti (la sedia di formica dai piedi cromati) a libere associazioni (come un’onda). Il senso di ciò che si vuole esprimere si accoppia perfettamente alla modalità del dire. Anche qui, su due piedi, direi che o hai studiato psicologia o hai una considerevole, diciamo, capacità introspettiva o hai un “istinto” artistico che ti si porta (oppure pensavi a tutt’altro e ci hai preso per caso… Mah…). Perché ne sono così sicuro?

 

“Perché mi voleva troppo rosa.”

 

Qui m’inginocchio e alzo le braccia al cielo. Come diavolo hai fatto?

 

Magari ne sorriderai, ma il punto è che in tutto il testo c’è come una “tensione artistica” che sta lì, nascosta e che da dietro le quinte muove i fili della rappresentazione. In molti punti si potrebbe ridire meglio quello che hai detto, tuttavia, la leggera “sporcizia”, un po’ come un neo, per me, aumenta il fascino.

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@gecosulmuro

 

2 ore fa, gecosulmuro ha detto:

ma allo stesso tempo ha “torto” (scusa, Roberto)

Ti scuso più che volentieri. Ce l'ho quasi sempre, è meglio che qualcuno se ne accorga :D

2 ore fa, gecosulmuro ha detto:

Ha ragione @Roberto Ballardini nel correggere la scrittura,

Qui dissento, invece. Con Fede, magari, non sto a specificarlo più perché lo sa, ma lungi da me l'idea di correggere la scrittura di qualcun altro. Le mie sono soltanto impressioni personali che trovo divertente rilasciare per discuterne e magari anche essere contraddetto. Amo la mia libertà espressiva e non mi sognerei mai di ingabbiare quella di qualcun altro fissando dei parametri. E se proprio dovessi farlo (un colpo di Alzheimer, magari) di certo non con Fede che scrive da dio. Ciao Geco :D

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Ospite Rica

ciao @gecosulmuro

ti ringrazio tanto per il tuo commento. Sei stato fin troppo benevolo con me e la mia proposta. Sono rimasta stupita, ma anche contenta. Non lo nego. :)

Il cruccio maggiore del testo che ho dovuto affrontare è quello esposto nello Spoiler

 

 

Alle 10/1/2018 at 18:04, Rica ha detto:
  Mostra contenuto nascosto

Nelle mie intenzioni questo è il primo capitolo di una storia di due capitoli. Qui vengono sviscerate le figure e le vite della madre malata e della figlia piccola. Nel successivo dovrei sviluppare la figura della Zia Rosa e della nonna. Ho provato a fare un lavoro diverso con tempi verbali, parlo al presente del passato e al passato nel presente.

Ho voluto, inoltre, evitare la presenza di parti espositive e mantenere le descrizioni come portanti dell'impianto, ho preferito dare un'accenno espositivo solo nei dialoghi con la dottoressa per mantenere il flusso in-coscienza della donna che ricorda e mette insieme immagini, appunto.

Non so se questo contribuisca solo a generare una grande confusione nel lettore.

 

Nelle mie intenzioni questo è il primo capitolo di una storia di due capitoli. Qui vengono sviscerate le figure e le vite della madre malata e della figlia piccola. Nel successivo dovrei sviluppare la figura della Zia Rosa e della nonna. Ho provato a fare un lavoro diverso con tempi verbali, parlo al presente del passato e al passato nel presente.

Ho voluto, inoltre, evitare la presenza di parti espositive e mantenere le descrizioni come portanti dell'impianto, ho preferito dare un'accenno espositivo solo nei dialoghi con la dottoressa per mantenere il flusso in-coscienza della donna che ricorda e mette insieme immagini, appunto.

Non so se questo contribuisca solo a generare una grande confusione nel lettore.

 

Tu mi hai aiutato a capire che può funzionare, senza confondere o creare confusione nel lettore. Credo, quindi, che procederò con la seconda parte, quella che racconta la nonna e la zia Rosa, qui volontariamente "accennate" rispetto alla figura della bambina e della mamma  malata.

Inoltre, ero anche molto combattuta per l'assenza delle parti espositive, a tratti il testo mi sembrava molto descrittivo anche se uso molto show. E la struttura paratattica non aiutava, andava calibrata. Mi sembrava la più adatta, però, al suono della voce della donna ipnotizzata.

Il ricorso di comprimerle nei dialoghi con la dottoressa mi sembrava troppo labile, sono solo quei dialoghi che richiamano il passato e cercano di creare il tempo e lo spazio ai vari passaggi temporali. Però provo a proseguire la storia, come era nella mia idea originaria, perché ho trovato tanto incoraggiamento nella tua ricezione del lavoro.

Ti ringrazio tanto per il passaggio e il tuo tempo.:sss:

Rispondo a qualche cosa.

 

@Roberto Ballardini mi sono quasi commossa a vederti di nuovo su un mio testo! Una vita... :P

 

***

“Mamma non percepisce (gli) odori”

 

In un altro contesto, avrei segnalato la mancanza dell’articolo, ma nel tuo caso l’omissione (non so quanto volontariamente) sottolinea alla perfezione il mood generale, che vuole esprimere povertà di sentimento, grettezza, anaffettività. La privazione di un pezzo di testo coincide con la deprivazione emotiva subita dalla piccola protagonista, fornendo un solo, preciso e, aggiungerei, efficace “messaggio”. In proposito, così, su due piedi, direi che o sei una scrittrice molto attenta o sei una scrittrice molto fortunata. Tirando una linea da tuoi precedenti lavori, sarei più propenso a concludere per la prima, in ogni caso, fino a questo momento, nel WD non ho visto nessun altro fare, in un solo pezzo, così tanti salti mortali consecutivi come te (atterrando, ovviamente, in piedi).

 

– In realtà è un insieme di cose. L' omissione è voluta, perché mi dava l'effetto che spieghi tu. Ma io funziono di pancia, non so spiegare tante scelte. Sapevo con certezza che l'articolo andava omesso per aiutarmi a dire ciò che volevo nel modo in cui cercavo. Ma la scelta finale... Non so. Faccio attenzione, sì. Soprattutto in testi dove posso riflettere, oltre le ore a tempo del Mezzogiorno di Inchiostro. Ma sono anche fortunata. :) 

 

 

Inoltre questo testo è un mio omaggio a Sarah Kane. Si uccise alle 4:48, con i lecci delle scarpe dopo che l'avviano isolata perché aveva tentato un suicidio precedentemente. Qualche ora o qualche giorno prima, credo.

Anche se una delle sue frasi che maggiormente mi ha colpito non è valsa a salvarla.

A qualsiasi ora, quando mi visiterà la depressione, mi appenderò al suono del respiro del mio amante".

E la disperazione della prima parte è molto legata alla produzione drammaturgia ma anche poetica di questa giovane artista suicida a 28 anni.

Se non l'hai letto, Crave è tra i suoi uno dei miei pezzi preferiti.

 

 

***

 

“Culla il suo star male avanti e indietro come un’onda, su una sedia di formica dai piedi cromati.”

 

Ha ragione @Roberto Ballardini nel correggere la scrittura, perché, in termini di pure lettere, non va, ma allo stesso tempo ha “torto” (scusa, Roberto) nel giudicare il risultato espressivo: una persona depressa, che si abbandona, non pensa in termini chiari, ma lascia vagare la mente saltando dall’osservazione di particolari insignificanti (la sedia di formica dai piedi cromati) a libere associazioni (come un’onda). Il senso di ciò che si vuole esprimere si accoppia perfettamente alla modalità del dire. Anche qui, su due piedi, direi che o hai studiato psicologia o hai una considerevole, diciamo, capacità introspettiva o hai un “istinto” artistico che ti si porta (oppure pensavi a tutt’altro e ci hai preso per caso… Mah…). Perché ne sono così sicuro?

 

– Come sopra. :) 

No. Non ho studiato psicologia. 

***

 

“Perché mi voleva troppo rosa.”

 

Qui m’inginocchio e alzo le braccia al cielo. Come diavolo hai fatto?

 

– Mi sono riallacciata alla divisione che le zie avevano fatto del mondo. Quando dico:

Zia Rosa scrolla l’ombrello fuori dalla porta prima di trovare zia Elena e zia Franca dietro i loro seni immensi. Hanno diviso il mondo in rosa e azzurro, come nonna.

Mi sembrava molto semplice l'aggancio. Avevo usato i due colori per dividere l'educazione maschile da quella femminile. Una frase così concisa era funzionale al ritmo e non mi permetteva di non aggiungere altro. Non so. Ma ripeto: pancia e fortuna. Tanto. :) 

Insieme a un gusto estetico (a volte in senso maniacale anche fuori la scrittura!) alle letture che mi colpiscono, agli autori che leggo.

 

Grazie di nuovo.:rosa:

 

Magari ne sorriderai, ma il punto è che in tutto il testo c’è come una “tensione artistica” che sta lì, nascosta e che da dietro le quinte muove i fili della rappresentazione. In molti punti si potrebbe ridire meglio quello che hai detto, tuttavia, la leggera “sporcizia”, un po’ come un neo, per me, aumenta il fascino.

– Mi manca tanta di quella strada da percorrere. Sono contenta della possibilità di confronto che questo luogo dà. Da questo punto di vista è proprio magico il WD.  :rosa:

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3 ore fa, Rica ha detto:

Ma io funziono di pancia, non so spiegare tante scelte

Ok... Scusa se ci torno, ma per me sei un autentico enigma e gli enigmi mi incuriosiscono. Nei i testi che passo al setaccio, riesco sempre a spiegarmi il processo "mentale" che ha portato a una data soluzione espressiva. Magari mi illudo soltanto di aver ricostruito davvero un "processo creativo", ma, in ogni caso, riesco ad averne una visione coerente. Nel tuo caso no. La maggior parte delle volte, non riesco a capire come fai a fare quello che fai. Posso smontare il risultato, vederne il disegno, ma non so darmi conto del processo con cui ci arrivi e questo mi rende incerto. Direi che la risposta te la sei data da sola: segui un qualche tipo di impulso che non è possibile raziocinare.

3 ore fa, Rica ha detto:

Mi manca tanta di quella strada da percorrere

Ma non smettere di ascoltare la pancia. Secondo me, sta cercando di dire qualcosa.

 

Modificato da gecosulmuro

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Ciao @Rica:)

Complimenti, hai scritto un racconto bellissimo. È complesso, eppure ogni dettaglio ha un significato ben preciso e acquista un senso ancor più profondo nella circolarità del brano. Scrivi molto molto bene, ora dal cellulare non riesco a citare i pezzi che mi interessano ma alcune frasi sono davvero speciali, musicali, altamente evocative.

Nelle tue descrizioni asciutte ed essenziali ho visto tutto: la grande casa, lo sguardo duro della nonna, quello perso della mamma mentre dondola.

All'inizio mi disturbava il linguaggio, troppo forbito per una bambina. Ma quando ho capito è diventato perfetto ai miei occhi, e ho letto il resto in totale ammirazione.

Hai talento, questo testo è splendido! <3

 

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Alle 10/1/2018 at 18:04, Rica ha detto:

Nonna dice: è depressione. 

Dicono le cognate: va curata.

Per mantenere la stessa forma e lo stesso ritmo, metterei: Le cognate dicono. 

Alle 10/1/2018 at 18:04, Rica ha detto:

Anche quel giorno per calmare il prurito mamma si massaggia i capezzoli, grattarseli rinnoverebbe il dolore.

Qui sono rimasta molto sorpresa dal linguaggio. Quando poco prima la zia passa la bambola alla bimba, io mi immagino una bambina. Però la voce narrante è troppo adulta, a mio avviso. Una bambina non so quanto possa immaginarsi e capire fino in fondo il dolore della donna e del perché si massaggia i capezzoli. Anche far dire a una bambina, la parola capezzolo, mi sembra innaturale. 

Alle 10/1/2018 at 18:04, Rica ha detto:

Loro entrano.

Mamma e nonna siedono sulle uniche sedie. Tacciono.

Le mie zie rimangono in piedi davanti alla scrivania. Non aspettano domande.

Parlano di depressione post parto e di cure efficaci, fin quando il Professor Umberti interviene.

Qui sono rimasta un po' spiazzata, sinceramente. Mi è sembrato che la bambina rimane fuori. Non so, una bambina non va ad assistere a una visita psichiatrica. L'ospedale, in tali casi, non è un ambiente adatto ai bambini. Quando mia madre perse il figlio dopo di me quasi a fine gravidanza, per un periodo era stata seguita dallo psicologo. Non è che mia zia o mio padre mi portassero con loro, quando la accompagnavano. Racconti tutto dal punto di vista di una ragazzina, riportando per filo e per segno il dialogo successivo, con una lucidità pazzesca che non mi sembra possibile per un bambino. (Sempre se ho capito bene io, eh. Non leggo altri commenti prima di pubblicare il mio quindi scusami se ripeto qualche cosa) Ma poi, lei rimane davvero dentro durante i colloqui con il medico? Ma dal testo sembra di no. Quindi come fa a riportare i dialoghi di un incontro a cui non ha assistito? Non si capisce. 

Alle 10/1/2018 at 18:04, Rica ha detto:

Lui conferma la diagnosi, loro escono dallo studio con varie ricette rosse. Torniamo a casa.

 

– Perché si è fermata? La ascolto.

 

Qui ho capito che la voce narrante è la bambina da adulta, forse proprio come ricordavo nel mio caso personale, seguita dallo psicologo e il linguaggio ci sta, però questo brusco cambio di prospettiva disorienta e parecchio. È nel tuo stile, indubbiamente. :asd: Può piacere o non piacere. 

Alle 10/1/2018 at 18:04, Rica ha detto:

Anche quel ghigno diviene loro consueto, a me sembra uno sfregio lasciato da un’unghiata.

bellissima immagine

Alle 10/1/2018 at 18:04, Rica ha detto:

Hanno diviso il mondo in rosa e azzurro, come nonna.

questa frase non l'ho capita 

Alle 10/1/2018 at 18:04, Rica ha detto:

Continua a dire.

Visto che dopo riporti il dialogo diretto, metterei piuttosto: continua a parlare. 

Alle 10/1/2018 at 18:04, Rica ha detto:

lui si convince che non può capire: sono cose da corpi di donna. Crede.

Toglierei. Secondo me smorza la precedente frase che rende benissimo il pensiero.

Alle 10/1/2018 at 18:04, Rica ha detto:

Dà lei le gocce all’ora di pranzo: venti.

So che parli della madre però specificherei: dà lei alla mamma le gocce all'ora di pranzo: venti

Alle 10/1/2018 at 18:04, Rica ha detto:

Mentre lei riposa termino i compiti, poi i pattini

Termina i pattini? Che cosa vuol dire?

 

@Rica ciao Fede! Rileggo questo tuo racconto dopo qualche tempo. Avrei voluto commentarti prima, ma la storia è talmente forte che non trovavo mai le parole giuste per esprimere quello che sentivo dentro. Ti ho segnalato qualche cosina, che mi ha colpito particolarmente. Lo stile è molto ricercato. Ho spesso la sensazione, quando ti leggo, che cerchi molto le parole per esprimerti a modo tuo, spesso singolare, che non trovo negli altri scritti. Uno stile molto secco, per certi versi freddo, che sembra voler colpire per forza. Sono abituata alla linearità, semplicità. Con te non so mai cosa aspettarmi. Mi sorprendi sempre e questo racconto non è da meno. Parte in un modo per finire in un altro che non mi immaginavo in seguito alle prime battute. Alcune immagini, come quelle iniziali di madre che allatta, rimangono impresse nella mente. Alcune frasi non mi sono chiare; alcune mi sembrano poco adatte a un linguaggio fanciullesco nonostante la voce narrante sia di una donna che parla di eventi dopo tanto tempo. Nell'ipnosi comunque può succedere, credo. Eppure è un racconto costruito con eleganza, con sentimento, che scovata la freddezza apparente emoziona, tocca dentro. Non di immediata comprensione, forse, però bello. Efficace. Piaciuto p.s. Ho odiato la nonna di Chiara, un personaggio molto irritante. Anche le cognate, però loro un po' meno. Sempre brava, Fede! :rosa:

 

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Ospite Rica
15 ore fa, Emy ha detto:

Mi è sembrato che la bambina rimane fuori. Non so, una bambina non va ad assistere a una visita psichiatrica. L'ospedale, in tali casi, non è un ambiente adatto ai bambini. Quando mia madre perse il figlio dopo di me quasi a fine gravidanza, per un periodo era stata seguita dallo psicologo. Non è che mia zia o mio padre mi portassero con loro, quando la accompagnavano. Racconti tutto dal punto di vista di una ragazzina, riportando per filo e per segno il dialogo successivo, con una lucidità pazzesca che non mi sembra possibile per un bambino. (Sempre se ho capito bene io, eh. Non leggo altri commenti prima di pubblicare il mio quindi scusami se ripeto qualche cosa) Ma poi, lei rimane davvero dentro durante i colloqui con il medico? Ma dal testo sembra di no. Quindi come fa a riportare i dialoghi di un incontro a cui non ha assistito? Non si capisce. 

 

Ciao @Emy Non so. A volte si dice che la realtà non va fotografata. Altre che un testo deve essere verosimile.

Io non riesco a non partire dalla realtà. Sono scontata e limitata in questo. Partendo da questa premessa, ti faccio notare che non ho richiuso la porta. Oltre il fatto che le porte di un ospedale sono così sottili e leggere che servono più per separare uno spazio che isolarlo acusticamente. Però, capisco il tuo dubbio.

 

Per il fatto che la bambina sia andata con loro, invece, che dire? Le esperienze personali sono diverse e dipendono da X fattori. Credo sia auspicabile non portare una bambina con sé al reparto di psichiatria di un ospedale pubblico, credo non sia impossibile che, non sapendo dove lasciarla, risulta più semplice portarla. No so...

15 ore fa, Emy ha detto:

Hanno diviso il mondo in rosa e azzurro, come nonna.

 

L'educazione maschile da una parte, quella femminile dall'altra. 

15 ore fa, Emy ha detto:
Alle 10/1/2018 at 18:04, Rica ha detto:

Mentre lei riposa termino i compiti, poi i pattini

Termina i pattini? Che cosa vuol dire?

 

Termino i compiti, poi (prendo) i pattini. Li porto quando...

Un modo sbagliato di dirlo. Perché il verbo "terminare" regge, come giustamente tu hai notato, anche "i pattini", oltre a "i compiti". E hai ragione. Mi piaceva l'omissione del verbo, però. Mi sembrava chiaro dalla frase successiva che nel dire "i pattini" esprimesse una specie di liberazione... 

Forse con tre puntini di sospensione avrei reso meglio il mio pensiero.

Tu continua a bacchettarmi, eh! Per le mie frasi inventate, dico. E fai bene.

Ma a me piace scrivere con le mie licenze disturbanti. :D

 

 

Lo stile secco e freddo...

Credo tu abbia ragione. Ho voluto creare una sorta di barriera a uno strato emotivo densissimo, pieno di solitudine, dolore, privazione emotiva. Condito con una dose di follia che si dipana solo verso la fine, una follia che era una semplice malattia fisica e non mentale. Ma le conseguenze sono un pesanti per tutta la famiglia in questione. 

Tutto questo doveva uscire senza che io lo presentassi. Ecco.

Volevo creare una sorta di vetro oltre il quale vedere ciò che vuoi. Volendo, anche solo la freddezza.

A me è servito per mascherare il dolore.

 

@Emy :love2:

Grazie tanto del passaggio. Sono contenta di aver avuto i tuo punto di vista.

:) :rosa:

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Ho fatto un errore, in tutti questi mesi, ossia quello – per pura superficialità – di approcciarmi ai tuoi testi solo in occasione dei MI.

Dal mio punto di vista, la base stilistica che usi (con tutte le varianti sperimentali che in ogni caso specifico vuoi o non vuoi inserire) necessita di una rifinitura ponderata e di un argomento introspettivo e sentito, nonché di uno che parli a tutti. Questo racconto, a mio modesto avviso, è qualitativamente molto ma molto più spesso rispetto ai già ottimi racconti da contest che ho letto, fra i tuoi.

Apprezzo innanzitutto due cose: una è la struttura che alterna la seduta dalla psicoterapeuta e i ricordi mostrati, l'altra è la "confusione" narrativa che hai sapientemente inserito per presentare la vicenda come un puzzle da ricostruire passo passo.

I tanti personaggi che ruotano attorno alla malattia della madre sono tridimensionali anche in virtù del fatto che li possediamo già al nostro interno, in qualche modo, magari solo determinate sfumature, ed è una scelta vincente. L'ambientazione alla fornace, davvero peculiare, dà un colore di insolito alla vicenda che contribuisce in modo cruciale a renderla intrigante. Così come i pattini. In generale la protagonista bambina è fantastica: la sua lucidità, i dettagli che nota, la grande capacità analitica condita di innocenza con cui sviscera i comportamenti altrui, con cui cerca di darsi delle spiegazioni partendo da singoli pezzi di realtà. E il suo essere bambina, per l'appunto, priva di sovrastrutture e così in contrasto con i comportamenti confezionati dalle dinamiche sociali della nonna, comportamenti datati per giunta.

 

Il 10/1/2018 alle 18:04, Rica ha detto:

Nonna trova sempre qualcosa che non va...

Non devo sedermi a terra, ho la gonna e non è igienico. Mi ordina di togliermi i pattini, sgridandomi per le sgommate sul cotto in corridoio. Non sono pettinata se non ho le trecce, secondo lei i capelli sciolti fanno strega. Si arrabbia se vado nella stanza dei giochi degli adulti, non è un posto per bambini. Poi va da mamma, le dice che non mi fa bene stare lì.

La sgrida.

Trovo emblematico questo passaggio, tanto più perché ne ho incontrati di fossili così. E come accennavo, se non vissuto in prima persona, è facile che un comportamento simile lo abbiamo visto diretto a qualche altra vittima, ed è per questo che arriva così vivo al lettore.

 

Al livello di stile, mi piace un casino. Sarà che ho una predilezione per la scrittura un po' "storta" (passami il termine, se non è chiaro cosa intendo dimmelo pure xD), delle frasi scritte nel verso opposto a quello che ci si potrebbe aspettare, dei concetti presentati da una prospettiva più angolata. Il linguaggio, anche, è perfetto. Senza età, adatto a tutto, sia alla protagonista bimba che a quella adulta che scava dentro di sé.

Nella lettura ho notato solo pochissime cosucce di cui ti vorrei parlare, vedi tu se possono tornarti utili.

 

Il 10/1/2018 alle 18:04, Rica ha detto:

Gli occhi sono squarci aperti sulla sua disperazione e lo sguardo le muore opaco dietro l’umidità tremula incastrata nelle ciglia.

Temo che questa frase, così in apertura, risulti troppo ostica. È in linea con lo stile del racconto, ma a mio parere solo per l'inizio servirebbe qualcosa di più diluito. Perché l'occhio visto come squarcio sulla disperazione è una trovata notevole. Quindi più che altro rimaneggerei la seconda parte, quella dello sguardo che muore.

 

Il 10/1/2018 alle 18:04, Rica ha detto:

Per attaccarla ha usato i magneti del mio primo disegno, e io non vedo più la casa verde tra i fiori arancioni pasticciati anni prima dalle mie ancor più piccole mani.

Ecco uno dei tanti concetti espressi "contropelo". In questo caso specifico mi sembra troppo contorto il periodo, però. Prendilo solo come un input: "Per attaccarla ha usato i magneti che reggevano il mio primo disegno, che ora non so più dov'è, quello con la casa verde tra i fiori arancioni pasticciati da una me più piccola, anni prima".

Tipo, eh.

 

Il 10/1/2018 alle 18:04, Rica ha detto:

Mentre lei riposa termino i compiti, poi i pattini.

Capisco bene la "licenza poetica", ma a ben vedere stai dicendo che termina i pattini. xD Mi vengono in mente due possibili direzioni. Una più canonica, "poi corro a indossare i pattini", l'altra più simile alle tue intenzioni, forse: "poi via sui pattini". Anche qui, sono solo spunti di riflessione.

 

Il 10/1/2018 alle 18:04, Rica ha detto:

Carrelli su rotaie li portano fin sulla riva, lì un fermo li ribalta e i mattoni bollenti friggono nell’acqua fumante.

Io prendo un carrello di nascosto, un piede dentro e uno fuori spingo fino al fermo.

Non che mi diano fastidio le ripetizioni, ma mi suona meglio un "io prendo uno di quei carrelli di nascosto".

 

Bellissimo racconto, quindi. Lo visualizzo, mi rimane lì. Indosso i pattini della protagonista e sono su quella poltrona davanti alla psicoterapeuta.

Complimenti, @Rica:sss:

 

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Ospite Rica

@AdStr sera. :) 

 

Nei MI mi piace proprio lo scrivere in poco tempo. Quando sono fuori dalla scadenza, quando non ho necessità di chiudere un brano, sono lentissima. Il mio problema è che mi metto a pensare tanto alle parole, e voglio quella, proprio quella che non ho. Allora, aspetto finché viene. Ma ci metto una vita... A volte non termino nemmeno quanto iniziato. È uno dei mie tantissimi limiti. Proprio per questo, le mie revisioni sono lime che, a volte, smontano anche quanto fatto. Poi mi accorgo che sto esagerando e mi do una calmata... :) 

 

Grazie mille del passaggio e del commento

. Mi fai troppi complimenti e mi commuovi con lacrimuccia. 

 

Il 3/6/2018 alle 12:41, AdStr ha detto:

Sarà che ho una predilezione per la scrittura un po' "storta" (passami il termine, se non è chiaro cosa intendo dimmelo pure xD),

 

Te lo dico pure. xD Cioè?

Il 3/6/2018 alle 12:41, AdStr ha detto:

"poi corro a indossare i pattini",

 

mi sembra fuori registro. Avevo pensato di risolvere con i puntini di sospensione

[...] compiti, poi... i pattini.

 

Mi sembra mantenga quell'aria di incanto che muove le sue parole. Non so...

 

Sul carrello. 

Ripetizione voluta. Anche qui "prendo uno di quei carrelli" mi sembra meno diretto. Ma non inficia come, a mio avviso, l'indossare i pattini. Quindi posso prendere in considerazione la modifica, perché non mi stravolge il ritmo del suo parlare.

 

Mi hai fatto un commento molto bello. Ti ringrazio tanto. Credo tu sia stato troppo buono. :) 

 

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Cara Rica,

partiamo dagli aspetti positivi del racconto: il primo è senza dubbio la scelta di raccontare un tema difficile con la voce di una bambina, che inevitabilmente lo rende più leggero e allo stesso tempo più terribile. Scegliere un narratore interessante non è affatto scontato.

 

Trovo inoltre molto ben riuscito il passaggio tra il presente della bambina e il presente dell’adulta. Forse ti consiglierei di dare anche un po’ di ambientazione a quelle brevi battute di dialogo tra paziente e psicoterapeuta, per vedere se il piano del presente adulto riesce a farsi più corposo all’interno di un racconto che adesso è in mano tutto alla narratrice bambina. Tuttavia anche così funziona. Potresti provarci come esercizio di stile e poi decidere quale versione preferisci.

 

Molto bene anche il passaggio iniziale tra la bambina che guarda la madre piangere mentre allatta e subito dopo la bambina in ospedale, senza stacco. Il non aver usato una punteggiatura bianca (la classica riga di spazio bianco), rende la scena successiva nell’ospedale psichiatrico inattesa, violenta, respingente perché si passa dall’ambiente intimo di casa all’ambiente asettico dell’ospedale: la violenza la prova la bambina e la prova il lettore nello stesso momento.

 

Aggiungo anche che sei brava a scegliere le scene da drammatizzare: la bambola ficcata a forza nelle braccia della bambina, le pattinate in corridoio, la tabella delle medicine che copre il disegno. Anche questa è una qualità importante, saper scegliere le scene da mostrare al lettore, e tu ne sei capace.

 

Veniamo ora alle parti del testo meno riuscite. Il lettore deve essere accompagnato per mano dentro le immagini. L’immagine deve rendere più chiaro un fatto o un sentimento, non oscurarlo. Deve precisarlo, non renderlo indefinito. Anche se certe parole o certe frasi suonano poetiche e affascinanti, l’autore deve sempre accertarsi che abbiano un senso: che siano esatte. Questo a volte ti riesce, a volte meno.

 

Per esempio: “Lo sguardo le muore opaco dietro l’umidità tremula incastrata nelle ciglia”. L’umidità è, per definizione, la quantità d’acqua o vapore acqueo contenuto nell’atmosfera o in un corpo. Capisco che tu puoi dirmi che gli occhi sono umidi, ma o l’umidità è dentro l’occhio o è incastrata tra le ciglia, ma a quel punto non è umidità, è lacrima, perché non è più contenuta in niente. Se i vocaboli scelti non sono assolutamente precisi, l’immagine si indebolisce e non fa il suo lavoro.

 

Lo stesso vale per la frase: “Ragadi ulcerose si estendono a raggiera in solchi infetti attorno alle areole, incrostate dal pus ai capezzoli in un’unica protuberanza giallastra”.

 

La ragade è una ferita della cute. Quindi quello che il lettore sa è che ci sono queste ferite, attorno alle areole della donna, incrostate, tu scrivi, “dal pus ai capezzoli”. Ma noi non sappiamo dov’è il pus nel momento in cui lo nomini, non è una parte del corpo, come il capezzolo o l’aureola, che sappiamo esattamente dove si trova perché sappiamo com’è fatto il corpo umano. Ovviamente arrivo a capire che il senso sia: l’areola è infetta di pus e il pus risale fino al capezzolo, ricoprendo tutta la mammella di un’incrostazione giallastra, ma perché so quali sono le conseguenze della ragade, non perché la frase sia esatta nel descrivermela.

 

“La tristezza non vela la malinconia, e viceversa”.

La malinconia è uno stato d’animo triste, depresso, meditativo. Velare significa coprire con un velo, con un tessuto leggero.

Quindi: la tristezza non copre con leggerezza lo stato d’animo triste e meditativo e lo stato d’animo triste e meditativo non copre la tristezza?

 

Ogni immagine, che sia simbolica, evocativa o realistica, deve essere precisa. Il lettore deve leggerla e capirla seguendo le parole, non intuendo il significato.

 

Sempre per quel che riguarda le immagini, ti chiedo di fare attenzione ai temi che si ricollegano, consapevole o meno, alle immagini che proponi. “Appetitoso come una golosità che ti fa venire l’acquolina in bocca” (oltre alla ridondanza della frase in sé dove troviamo la sequenza appetitoso/golosità/ti fa venire l’acquolina che vogliono dire la stessa cosa in tre modi diversi): è un’immagine che trasmette gioia, spensieratezza, ci riporta con il pensiero all’infanzia, ai dolci, alle caramelle. Mentre: “Pericoloso come una voglia sulla pelle che scopri essere un tumore” rimanda a tutt’altri temi: è un presagio di morte. Una frase del genere crea un’atmosfera ricollegabile alla malattia, al dolore, alla sofferenza.

Eppure entrambi le immagini sono riferite al laghetto.

 

Va bene creare un certo grado di complessità, ma la complessità non dev’essere confusione schizofrenica. Non posso collegare alla stessa scena una simbologia di vita e una di morte contemporaneamente. (Discorso diverso sarebbe stato se il laghetto fosse stato, in un certo momento, simbolo di vita e, in un altro momento, simbolo di morte, perché erano mutate le condizioni della bambina, ma non è questo il caso).

 

L’altro problema del testo è il punto di vista della bambina. Nella maggior parte del racconto seguiamo le vicende come le vede la bambina, è lei a narrare e lo sappiamo perché usi il presente. Dici: “Mamma non percepisce odori”, qui, ora, la mamma che è davanti a me, non “Mia madre all’epoca non percepiva gli odori”. Ma avere come narratrice una bambina porta onori e oneri, tra cui il fatto che una bambina non può comprendere tutto quello che le accade attorno: una bambina di sette anni può sapere cos’è una depressione post-partum? Sa e tiene a mente che la zia ha una laurea in Sociologia? Sa chi è Basaglia? No, tutte queste cose le sa l’adulta che è alla seduta psicoanalitica. Ma siamo nel presente di allora in questa parte del testo e qui è la bambina a vedere cosa accade in scena quindi il lessico, la capacità di comprensione, di logica, di interesse devono essere quelli di una bambina o interrompi il patto con il narratore, quello per cui io penso di vedere la storia così come la vede la protagonista bambina nel momento in cui è bambina.

In questo caso non puoi tenere il piede in due staffe: o racconta l’adulta con il tempo passato o la bambina con il tempo presente.

 

In conclusione, il racconto ha molte parti buone e per nulla scontate, e alcune meno efficaci che si possono sistemare (e mi sembra che tu abbia tutte le capacità per farlo). Cerca sempre di non lasciarti affascinare dalla poesia delle frasi, ma di renderti conto, dizionario alla mano, se quelle frasi hanno un significato esatto.

 

Spero di esserti stata utile,

Ambra

 

 

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Ospite Rica

Ciao @Ambra_Rondinelli

 

Sei una persona estremamente disponibile e altruista. 

Mi chiedi se mi sei stata utile? No.

Sei stata utilissima.

 

Ti ringrazio per le cose "sì", ma ti ringrazio ancor di più per le cose "no". Ci sono alcuni punti da te indicati molto, molto interessanti. Nella stesura ho cercato di essere il più attenta possibile, eppure mi sono mancate proprio delle considerazioni, pensieri che non ho avuto. Tipo Basaglia e altre parti riguardanti i ricordi della bimba. Pensavo che in una seduta di ipnosi entrassero anche i ricordi da adulta, e si mescolassero. Non ho fatto i conti con questa mancanza da parte mia. Anche gli altri no sono ottimi spunti di riflessione. Ti ringrazio molto per avermeli indicati.

 

 

9 ore fa, Ambra_Rondinelli ha detto:

Non posso collegare alla stessa scena una simbologia di vita e una di morte contemporaneamente. (Discorso diverso sarebbe stato se il laghetto fosse stato, in un certo momento, simbolo di vita e, in un altro momento, simbolo di morte, perché erano mutate le condizioni della bambina, ma non è questo il caso).

Capito. Dovrò cercare un modo per chiarire le mie intenzioni: un altro gioco allettante per la bimba dietro il quale si nasconde un pericolo mortale. Ma intendo bene la tua indicazione e cercherò di capire come fare per dare il senso che volevo e senza cadere in questa incongruenza che mi segnali.

 

9 ore fa, Ambra_Rondinelli ha detto:

In conclusione, il racconto ha molte parti buone e per nulla scontate, e alcune meno efficaci che si possono sistemare (e mi sembra che tu abbia tutte le capacità per farlo). Cerca sempre di non lasciarti affascinare dalla poesia delle frasi, ma di renderti conto, dizionario alla mano, se quelle frasi hanno un significato esatto.

 

Lo farò.

Ti ringrazio tantissimo per il tempo che mi hai dedicato e per la tua analisi. Ne farò tesoro. 

Ti regalo due fiori :flower:

 

E ti auguro il meglio per ogni cosa.

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