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crazycat

[N2017-S] Terra arida

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Commento: 

 

 

Terra arida

 

 

Mi accarezza, mentre cerco di trovare una posizione comoda. Questo letto è troppo stretto, mi sento stritolata tra lui e la parete.

– Voglio tornare a casa.

Ride.

– È mezzanotte passata, non ci sono più autobus.

– Ci sono i notturni.

– Non passano mai, lo sai.

– Allora accompagnami, cazzo.

Mi guarda.

– Non mi va. E poi domani devi andare in stazione, no? Hai portato la valigia qui proprio per questo.

– Allora vado a farmi una doccia, fammi passare.

Sbuffa.

– Che palle che sei.

Perfino le mattonelle sono calde. L’acqua fredda mi fa sobbalzare, ma dopo un po’ la pelle si abitua, i muscoli si rilassano.

– Ehi.

Le tendine della doccia si aprono.

– Che c’è? Non posso farmi nemmeno una doccia in santa pace?

Gabriele si gratta la barba.

– Perché fai così? Domani torni dai tuoi, non ci vedremo per una settimana.

Il sapone scivola sulle cosce, raggiunge i piedi, scompare nello scarico.

– Io non so se ce la faccio, – mormoro.

Scuote la testa.

– Io volevo venire, sei tu che mi hai detto di restare.

Mi guarda e io mi sento sporca nonostante l’acqua e l’odore del bagnoschiuma. Gli tendo una mano, lui la afferra, entra nella doccia. Mi abbraccia e io rabbrividisco.

Lo stringo, gli bacio un orecchio.

– Scusami.

 

Sul treno l’aria condizionata è al massimo. Ho ancora l’odore di Gabriele addosso ed è facile immaginare la barba che pizzica sulle guance, il respiro che si fa convulso, la mia pancia contro la sua. Il treno parte e io sento uno strattone all’ombelico.

I binari che scorrono sotto il finestrino mi fanno venire la nausea. Macchie di colore si susseguono in un miscuglio di periferia e campagna. Sento già le radici degli alberi che scavano sotto i miei piedi, avvolgono le caviglie, stringono il collo. Il sangue della mia terra chiama. Terra di rifiuti nascosti sotto i campi, di foreste bruciate, di bestie e forse di persone.

Mi vedo oltre questo finestrino con i capelli lunghi fino ai fianchi e Lillo, il mio gatto tigrato, tra le braccia.

A quindici anni ero una macchia di colore rosso: guance, labbra, unghie, vestiti. Mia madre mi diceva che sembravo un papavero striminzito, ma a me i papaveri piacevano.

A quei tempi non pensavo a come potesse essere facile per un pugno di cavalli calpestare un fiore.

 

Ho le labbra secche, la lingua impastata. L’erba ingiallita scricchiola sotto i piedi, l’aria calda puzza di fumo. Mi lego i capelli in una coda alta, cercando di non pensare a quanto sto sudando.

– Cristo, – borbotto.

È la prima volta che faccio questa strada da quella notte. Le mosche mi ronzano intorno fameliche, mi prude tutto, ma continuo a camminare con un bastone per le vipere. La collina sembra una montagna e io mi sento soffocare insieme a questa vegetazione mentre cerco di non inciampare. Sotto questo sole poco gentile gli strati accumulati negli anni si sciolgono, facendomi sentire di nuovo la ragazzina che usciva di notte per il caldo, la stessa che si vestiva di rosso e stava per ore ad ascoltare i grilli stesa sulla terra nuda.

Mi sembra di sentire le campane dei cavalli e delle mucche. Un brivido mi corre lungo la schiena.

I pantaloncini di jeans mi segano le gambe, le zanzare mi pungono, la strada sterrata circondata da querce sofferenti si apre in una piccola valle.

Il cielo di colpo si capovolge e diventa nero, il sole esplode in una miriade di stelle e io torno ai miei quindici anni.

Un cavallo pezzato mi sta fissando. È magro, con il pelo a ciuffi. Alzo una mano, sbuffa. Dietro di lui ce ne sono altri cinque, che mi guardano circospetti. Mi avvicino con il fiato sospeso, il braccio ancora allungato. Poi uno sparo esplode nella notte soffocante.

– No, – urlo.

Il cavallo si impenna, nitrisce. Altri spari, mi sembra di andare in mille pezzi, mentre l’animale crolla davanti a me.

– No, no, ti prego, smettila.

Gli altri cavalli corrono, io cado, rotolo sull’animale ferito. Tutto è un circolo di odori forte e sangue che pulsa.

Una figura familiare si allontana con un fucile tra le mani, mentre un altro cavallo cade a terra con un tonfo.

– Oddio.

Tocco l’animale ancora caldo, mentre il sangue si allarga sul terreno secco, m’inzuppa le mani.

 

La chiesa non è tanto piena, il prete aspetta paziente che i banchi vengano occupati. Ogni tanto qualcuno mi si avvicina, mi stampa due baci molli sulle guance e mi fa qualche battuta del tipo “da quanto tempo”, “allora non ti sei dimenticata dov’è casa tua”, ma io rimango immobile come se non sentissi niente. Le vetrate colorate rendono celestiale la luce satanica del sole di agosto. Gratto un po’ di vernice dalla panca, evito di guardare le statue patetiche dei santi. Odio tutti, dalla vecchia con l’alito puzzolente, al bambino di una mia cugina di secondo grado. Mia nonna cerca di farsi aria con un ventaglio a fiori, mio padre batte il piede a terra con noncuranza.

La verità è che a nessuno importa che zio Peppe si sia suicidato. Lui era il pazzo, quello che parlava solo con gli animali, che quando non aveva soldi per comprargli le balle di fieno li lasciava liberi di depredare i raccolti e i fienili di tutto il vicinato.

Dieci anni fa qualcuno gli lanciò un avvertimento. E io ero lì con il mio vestito rosso a vedere come la terra avida di acqua inghiottisse sangue.

Il prete si schiarisce la voce, cala il silenzio.

Lo vedo qui davanti, al posto della bara, mentre galleggia nel serbatoio d’acqua che rifornisce i nostri vicini quando c’è siccità. La schiena rivolta al crocefisso, la pancia a malapena coperta da una canottiera sporca che dà sul fondo.

Forse aveva capito che le bestemmie non bastano a portare sfortuna.

 

Ora vedo me stessa mentre corro con le mani sporche di sangue, inciampando nel terreno sconnesso. Il vestito rosso mi si appiccica addosso mentre seguo quel fucile e le braccia che lo reggono.

– Ehi, fermati!

Enzo si gira.

– Togliti dalle palle, ragazzina.

– Brutto porco.

Mi lancio contro il suo fucile, lo strattono.

– Che cazzo fai? Sei matta? Vuoi farti ammazzare?

– Tanto sei già un assassino.

Mi spinge, cado di nuovo a terra.

– Devi imparare le buone maniere.

– Fottiti, stronzo.

Si avvicina, mi guarda come se fossi nulla. Non c’è nemmeno odio in quegli occhi socchiusi dal vuoto. Non vede la figlia dei vicini che correva nuda per il giardino quando era bambina.

Mi tira un calcio.

– Ripetilo di nuovo.

Mi afferra per un braccio, mi tira uno schiaffo.

– Forza, ripetilo.

Non riesco a dire niente, sono una bambola di pezza, senza cuore e senza sangue, arida e secca, pronta a spezzarmi alla più piccola pressione.

Si mette a carponi su di me, mi fruga sotto i vestiti, mi infila la mano nelle mutande. Poi scoppia a ridere.

– Prova a dirlo a qualcuno e la prossima volta non sarai così fortunata.

 

Mia madre beve il caffè, mi guarda.

– Allora com’è questo ragazzo? Ti ci trovi bene?

Le rughe le tirano in basso gli occhi, scavano le guance in una smorfia sempre triste.

Sorrido.

– Beh, Gabriele è così.

– Così come?

Apre il rubinetto, lava le tazzine. I pantaloni della tuta le enfatizzano il sedere piatto, i gomiti pallidi sbucano dal maglione con prepotenza. Si è già tolta il vestito nero, quello del funerale.

– È difficile da spiegare.

Apre il frigorifero, prende una pentola piena di sugo, la piazza sul fornello.

– Hai presente come sono aridi qui?

– Aridi?

– Sì, aridi. Lui è l’esatto opposto.

Si gira, si pulisce le mani sui pantaloni.

– Uhm, se lo dici tu.

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@crazycat davvero ben scritto: mi hanno colpito i dialoghi serrati alternati ai flashback e alla scena descrittiva del funerale. Ho ritrovato un senso di rabbia repressa mescolato alla consapevolezza di essere comunque parte di una terra che lascia un segno indelebile, e molto più di questo, anche quando se la si è lasciata alle spalle, e non è più la casa della quotidianità, ma il posto dove tornare ogni tanto, solo per riscoprire ogni volta il dolore della nostalgia, la certezza dello strappo e quella sensazione del sentirsi comunque ospiti, diversi, altri. 

Mi viene da farti solo un minimo appunto, sul finale, secco, reso dalla forma del dialogo e da quel 

Cita

– Uhm, se lo dici tu.

che mi lascia un pò l'impressione di qualcosa di secco, di interrotto; l'avrei preferito più sfumato.

Comunque ripeto: racconto davvero ben scritto. 
 

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1 ora fa, crazycat ha detto:

Mi accarezza, mentre cerco di trovare una posizione comoda. Questo letto è troppo stretto, mi sento stritolata tra lui e la parete.

 

Toglierei la virgola dopo "accarezza". Sto rivalutando i "questo" e affini, ma in QUESTO caso potresti mettere "il letto". "Stretto" e "stritolata" mi stridono così vicini, potresti mettere che il letto è troppo piccolo.

1 ora fa, crazycat ha detto:

– Io non so se ce la faccio, – mormoro.

La virgola dentro il dialogo la toglierei.

1 ora fa, crazycat ha detto:

– Io volevo venire, sei tu che mi hai detto di restare.

Mi guarda e io mi sento sporca nonostante l’acqua e l’odore del bagnoschiuma. Gli tendo una mano, lui la afferra, entra nella doccia. Mi abbraccia e io rabbrividisco.

Lo stringo, gli bacio un orecchio.

– Scusami.

Parlava di sesso? Venire inteso come sbubbonare? Se così fosse, non capisco la frase... non la capisco nemmeno se è moto a luogo... direi che ti sei persa un "non" per strada.

Secondo grassetto troppo cliché.

1 ora fa, crazycat ha detto:

ed è facile immaginare la barba che pizzica sulle guance

Direi che la sente ancora

1 ora fa, crazycat ha detto:

questo finestrino con i capelli lunghi fino ai fianchi e Lillo, il mio gatto tigrato, tra le braccia.

"Il finestrino"

Che ha un gatto tigrato non me lo devi dire così. Servirebbe una frase tipo "quel fetente tigrato di Lillo"... tipo eh, questa è una vaccata come esempio.

1 ora fa, crazycat ha detto:

– Cristo, – borbotto

Ma perché 'sta virgola lì dentro? Al limite tre puntini...

1 ora fa, crazycat ha detto:

È la prima volta che faccio questa strada da quella notte

Vedi tu...

1 ora fa, crazycat ha detto:

mi sento soffocare insieme a questa vegetazione mentre cerco di non inciampare. Sotto questo sole poco gentile

 

Un cavallo pezzato mi sta fissando. È magro, con il pelo a ciuffi. Alzo una mano, sbuffa. Dietro di lui ce ne sono altri cinque, che mi guardano circospetti.

No, – urlo.

Il cavallo si impenna, nitrisce. Altri spari, mi sembra di andare in mille pezzi, mentre l’animale crolla davanti a me.

 

"la vegetazione". Poco gentile non mi convince, troppo... gentile. Troverei qualcosa di più cattivo rivolto a un sole troppo caldo.

"Alzo una mano, lui sbuffa". Oppure "alzo una mano. Sbuffa".

Via la virgola dopo "cinque" e dopo "pezzi".

 

Per me la gestione dei flashback va un po' rivista. Ce ne sono troppi... non lo so, ci stanno, mi piacciono pure, però intervallano troppo.

Non mi piace la gestione del dialogo iniziale con il fidanzato. Quel "Ride" e a capo. "Sbuffa" e a capo. La ricerca di un orpello stilistico che non serve, meglio renderli naturali.

Il racconto non mi è dispiaciuto, non mi dice nulla di sostanzioso, se non uno spaccato di vita "arida" con molto passato che si nasconde nella tipa, e il suo punto forte è proprio quanto successo nel passato.

Belle anche le descrizioni del ritorno al paesello, delle vecchie, dell'atmosfera che si respira.

 

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2 ore fa, crazycat ha detto:

A quei tempi non pensavo a come potesse essere facile per un pugno di cavalli calpestare un fiore.

Frase non chiara, Un pugno di cavalli?

2 ore fa, crazycat ha detto:

Lo vedo qui davanti, al posto della bara, mentre galleggia nel serbatoio d’acqua che rifornisce i nostri vicini quando c’è siccità. La schiena rivolta al crocefisso, la pancia a malapena coperta da una canottiera sporca che dà sul fondo.

Forse aveva capito che le bestemmie non bastano a portare sfortuna.

Altre cose poco chiare. Galleggia nel serbatoio d'acqua? La canottiera sporca che dà sul fondo? Anche l'ultima frase sulle bestemmie non so come inserirla.

2 ore fa, crazycat ha detto:

Una figura familiare si allontana con un fucile tra le mani, mentre un altro cavallo cade a terra con un tonfo.

Chi è?

2 ore fa, crazycat ha detto:

– Togliti dalle palle, ragazzina.

– Brutto porco.

Chi è? Quello di prima? Quello che dà l'avvertimento allo zio?

Troppo faticoso da seguire e da capire, peccato, mi piace come scrivi.

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@DoubleD grazie per essere passato e per l'apprezzamento. Il finale l'ho voluto lasciare così di proposito, forse ho esagerato :) 

 

24 minuti fa, simone volponi ha detto:

Parlava di sesso? Venire inteso come sbubbonare? Se così fosse, non capisco la frase... non la capisco nemmeno se è moto a luogo... direi che ti sei persa un "non" per strada.

Ehm, assolutameno no. Lui voleva andare con lei a casa dei suoi

 

24 minuti fa, simone volponi ha detto:

Non mi piace la gestione del dialogo iniziale con il fidanzato. Quel "Ride" e a capo. "Sbuffa" e a capo. La ricerca di un orpello stilistico che non serve, meglio renderli naturali

Non è un orpello stilistico, il fatto è che non capisco come funzionano questi cavolo di trattini...

 

 @simone volponi scusami per i troppi "questo" e grazie per avermi letto :)

 

5 minuti fa, Macleo ha detto:

Frase non chiara, Un pugno di cavalli?

Altre cose poco chiare. Galleggia nel serbatoio d'acqua? La canottiera sporca che dà sul fondo? Anche l'ultima frase sulle bestemmie non so come inserirla.

Chi è?

Chi è? Quello di prima? Quello che dà l'avvertimento allo zio?

Troppo faticoso da seguire e da capire, peccato, mi piace come scrivi.

Il serbatoio se lo sta immaginando lei e dentro c'è lo zio  morto, quello che aveva i cavalli. Il tizio che lei insegue invece, è quello che ha sparato sulle bestie, un vicino di casa.

Mi spiace che sia poco comprensibile, Macleo, ma grazie comunque!

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16 ore fa, simone volponi ha detto:

:facepalm: Perché non l'ho capito? Stanchezza.

E @Vincenzo Iennaco credevo di averlo specificato abbastanza, ma se siete in due a dirmelo vorrà dire che è poco chiaro :asd:

Vincenzo concordo sul particolare dei binari, non ci ho pensato proprio. Per quanto riguarda la luce satanica era un ossimoro voluto...  in più mi veniva da pensare alle fiamme dell'inferno.

Invece la parte del serbatoio, lei lo immagina al posto della bara con lo zio che ci galleggia dentro a pancia in giù.

Scusa se ti ho risposto tipo lista della spesa, ma con il cellulare non riesco a citare singole frasi.

Grazie mille per il tuo passaggio :)

 

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Alle ‎09‎/‎01‎/‎2018 at 19:12, crazycat ha detto:

per un pugno di cavalli calpestare un fiore.

Bel passaggio alla Garcia Lorca "la terra liscia, sgombra di cavalli..."

Bei dialoghi, con quel tanto di non sense che fa la differense.

Sulla forma, ca (non ciò la cediglia) va sense dire.

Bravà.

 

 

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Alle 9/1/2018 at 19:12, crazycat ha detto:

– Cristo, – borbotto.

 

Alle 9/1/2018 at 19:12, crazycat ha detto:

– No, – urlo.

Cosa ci fa quella virgola?  La puoi mettere soltanto se il discorso continua: –Cristo, – borbotto – è già ora di alzarsi.

Nel secondo caso ci starebbe bene un punto esclamativo, dal momento che urla.

Alle 9/1/2018 at 19:12, crazycat ha detto:

Lui era il pazzo, quello che parlava solo con gli animali, che quando non aveva soldi per comprargli le balle di fieno li lasciava liberi di depredare i raccolti e i fienili di tutto il vicinato.

Stona un po' la ripresa dopo l'inciso con quel "che quando"...  Sposterei gli elementi della frase, per renderla più scorrevole:  

Lui era il pazzo, quello che parlava solo con gli animali, quello che li lasciava liberi di depredare i raccolti e i fienili di tutto il vicinato, quando non aveva soldi per comprargli le balle di fieno.

Alle 9/1/2018 at 19:12, crazycat ha detto:

la pancia a malapena coperta da una canottiera sporca che dà sul fondo.

dare sul fondo immagino sia un'espressione in uso dalle tue parti; a volte i regionalismi s'intuiscono anche se non li si conosce, ma qui proprio non sono riuscito a coglierne il significato.

 

Alta qualità di scrittura: era già buona un tempo, è migliorata ancora.  Mi permetto solo di insistere su una cosa: i dimostrativi.  Ne usi una quantità enorme e almeno la metà sono inutili, quindi dannosi. Un esempio su tutti:

Alle 9/1/2018 at 19:12, crazycat ha detto:

È la prima volta che faccio questa strada da quella notte. Le mosche mi ronzano intorno fameliche, mi prude tutto, ma continuo a camminare con un bastone per le vipere. La collina sembra una montagna e io mi sento soffocare insieme a questa vegetazione mentre cerco di non inciampare. Sotto questo sole poco gentile

Dei quattro soltanto il secondo è indispensabile, gli altri tre sono da eliminare a mio parere.

Hai la capacità di descrivere stati d'animo e sentimenti attraverso le descrizioni fisiche: una qualità che ammiro moltissimo.  Alcuni esempi:

Alle 9/1/2018 at 19:12, crazycat ha detto:

Il treno parte e io sento uno strattone all’ombelico.

sembra soltanto una descrizione fisica, ma c'è molto di più

Alle 9/1/2018 at 19:12, crazycat ha detto:

Gratto un po’ di vernice dalla panca, evito di guardare le statue patetiche dei santi.

bellissima

Alle 9/1/2018 at 19:12, crazycat ha detto:

A quindici anni ero una macchia di colore rosso: guance, labbra, unghie, vestiti. Mia madre mi diceva che sembravo un papavero striminzito, ma a me i papaveri piacevano.

La frase più bella di tutto il racconto, a mio parere: il ritratto prettamente fisico di un'adolescente, da cui traspare la personalità – in formazione – della ragazza.  Eccellente.

 

La trama invece non è facilissima da seguire: dovresti forse aiutare un po' più il lettore a orizzontarsi tra il presente e il passato e tra le immagini reali, i ricordi e le visioni.  Belli i dialoghi: minimalisti ed efficaci.  

Un buon lavoro, che con una spolverata può diventare ottimo.

Una frase già usata nei commenti di questa semifinale...

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@camparino grazie mille caro!

 

12 ore fa, AdStr ha detto:

@crazycat Hai un modo di raccontare caratteristico tuo, credo che potrei riconoscerti anche se postassi in anonimo. :D

Il racconto in questione non è il migliore che hai scritto (e credo tu lo sappia), però ci metti quel tuo tocco e si legge che è un piacere.

Credo che la brevità remi un po' contro l'uso massiccio dei flashback, e mi sono sentito sballottato come dentro una lavatrice, a volte.

Comunque, tirando le somme, mi è piaciuto, e il merito è della tua ottima capacità di raccontare con stile crudo e dolce allo stesso tempo. Brava!

Già, mi sa che questa volta ho un po' toppato, ma sono contena che ti piaccia il mio stile :P

 

9 ore fa, Marcello ha detto:

 Mi permetto solo di insistere su una cosa: i dimostrativi

Mi sono ripromessa di lavorarci su la prossima volta :giù:

Grazie,  Marcello! Vedrò di limarlo un po' per renderlo meno ostico :D

 

6 ore fa, Kuno ha detto:

@crazycat A me non è sembrato difficile da seguire e mi è piaciuto.

Unica nota: la violenza finale per me è eccessiva. Lei stava già soffrendo, lui era già il cattivo: non serviva calcare la mano e avresti potuto fermarti allo schiaffo, un paio di righe prima, secondo me.

La violenza non è avvenuta del tutto, ma forse sì ho calcato un po' troppo la mano. Il fatto è che in certi ambienti è facile che venga usata la "coercizione sessuale" e non so, mi è venuto spontaneo inserire un episodio del genere. 

Ringrazio anche te :)

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