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GiuliaShumaniTutanka

Ognuno è il destino che si sceglie

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Era già passato un anno.

 

365 interminabili giorni dal momento in cui tutto era cambiato. 

8.760 ore di polvere accumulata sul mio corpo. 

3.153.600 secondi di semi solitudine. 

 

Perché okay, nessuno dei miei amici mi aveva completamente abbandonato, ma da quando avevo fatto quel volo nel vuoto e mi ero spezzato una gamba mi sentivo spesso come se la mia esistenza fosse diventata totalmente inutile. Divisa da un solco profondo rispetto a quella degli altri miei compagni di vita. 

 

-Ciao Hans! Come va oggi? Hai una cera pessima stamattina- 

 

Era stato Berry a parlare, destandomi così dai miei più tristi pensieri. Si stava avvicinando a me con passo spedito, e qualcosa mi suggerì che sapeva già il motivo del mio turbamento. 

 

-Un anno oggi eh?- 

 

-Già- risposi increspando le labbra. 

 

-Non ti preoccupare, laggiù nessuno ti ha dimenticato, solo che alcuni di noi non riescono a salire fin qui…- 

 

Berry fece un paio di passi in avanti posizionandosi sul bordo del ripiano in legno e io mi sentii avvampare solo guardandolo.

 

-Non ti sporgere ti prego!- gridai. 

-Hans, sta calmo, non succede niente- 

-Dillo alla mia gamba se hai coraggio- replicai furioso indicando il pezzo mancante del mio corpo. 

-Se solo tu riuscissi a...- 

-Non scenderò mai da questa mensola!- sovrastai la sua voce non facendolo finire. 

-È passato un anno Hans. Non puoi continuare a stare relegato qui sopra. So quanto ti manchiamo, ma soprattutto so quanto tu manchi a noi-

-A voi, ma non a Chris- mormorai facendo calare il silenzio. 

 

Da quando mi ero rotto la gamba, la mamma di Chris mi aveva completamente abbandonato a me stesso relegandomi su quella mensola, ch’era ormai diventata la mia fissa dimora. 

Mi aveva inconsciamente imprigionato lassù.

Potevo biasimarla? 

No. 

A nessuno piacevano i giocattoli rotti. 

Non ero nient’altro che quello ormai. 

Un piccolo robot senza una gamba e con un terrore folle per l’altezza. 

 

-Sai benissimo che i bambini sono così. Anche noi verremo dimenticati prima o poi- l’alieno di plastica mi fissò abbozzando un sorriso. 

-Voi perlomeno potete ancora godere della sua presenza Berry- replicai stizzito.

-Non puoi stare qui sopra per sempre, Chris o non Chris - mi sfiorò la spalla, dopodiché si calò giù dalla mensola lasciandomi di nuovo solo con i miei pensieri.

 

Quando Chris quel pomeriggio tornò da scuola mi sentii più triste che mai. Giocare con lui mi mancava. Berry comunque non era l’unico che veniva a trovarmi e mi pregava di scendere da là sopra, ma in fondo, che differenza avrebbe fatto?

Anche se avessi avuto il coraggio di calarmi giù per tornare nella cesta dei giochi Chris non mi avrebbe comunque considerato, e oltre a quello si sarebbe chiesto come ci fossi finito di nuovo lì dentro.

No. Scendere era senz’altro un’idea stupida.

Calò la sera. Chris dormiva già da qualche ora quando sentii un rumore che mi fece voltare. Era Beck, il caro e vecchio Beck. Mi veniva a trovare ogni notte, ma lui, a differenza di tutti gli altri giocattoli che mi facevano visita, non aveva mai provato a convincermi a scendere.

-Ciao- mormorai.

-Ciao Hans-

Beck era una scimmietta di pezza e per lui non era difficile piegare le gambe per sedersi. Si accovacciò di fianco a me e rimase in silenzio.

C’erano state volte in cui eravamo stati tutta la notte vicini, senza parlare. La sua presenza era confortante. Mi faceva sentire un po’ meno abbandonato, ma purtroppo neanche questo era riuscito a restituirmi la voglia di vivere.

-Pensi che io sia uno stupido a non scendere da qui?- domandai dopo un po’.

-No, in fondo ognuno fa quel che vuole della sua vita-

-Ho troppa paura di calarmi giù dopo ciò che ho vissuto-

-Lo so, è normale. Credi che tornare tra noi ti renderebbe felice?-

Ci misi un po’ a rispondere.

-Credo che potrei stare meglio, ma l’unica cosa che mi potrebbe far tornare felice è Chris-

Questa volta fu lui a prendersi il suo tempo.

-Sai Hans, non vorrei sembrarti brusco, ma…-

-Ma?- mi voltai a fissarlo incuriosito.

-Ma il fatto che tu sia stato felice con qualcuno, non comporta che tu non possa più essere felice senza quel qualcuno-

-Ah no? E dimmi, secondo te come faccio a sentirmi felice? Sono relegato quassù senza una gamba, Chris non giocherà mai più con me e non riesco a tornare da voi perché sono terrorizzato dall’altezza dopo esser volato giù da quello stupido balcone l’anno scorso! Come potrei mai fare a sentirmi felice?- dissi tutto d’un fiato mentre le mie mani si muovevano qua e là nervosamente.

A nessuno degli altri giocattoli era mai capitata una cosa simile, e il fatto che sparassero sentenze e mi trattassero come uno che si era arreso mi dava sui nervi.

-Ognuno è il destino che si sceglie Hans-

-Noi giocattoli non abbiamo destino-

-Questo lo dici tu. Sai come sono capitato nella cameretta di Chris?-

-Ti ha trovato sua madre nel vialetto-

-Esatto, e secondo te è stato un caso che io mi fossi reso esanime proprio qui fuori?-

-Che intendi dire con questo? Non ti avevano buttato via i tuoi precedenti proprietari?-

-Sì, ad isolati da qui, ma io ho camminato per tutta la notte e mi sono fermato solo quando mi sono reso conto che quel bambino che avevo osservato dalla finestra per un pomeriggio intero poteva amarmi come volevo…-

-Chris?- domandai, conoscendo già la risposta.

-Già. E non fraintendermi Hans, perché un sacco di cose potevano andare storte. Sua madre poteva gettarmi nel bidone a sua volta, oppure sarei potuto non piacere al bambino, ma il punto è che…-

-Che ci hai provato- mormorai sapendo già dove sarebbe andato a parare.

-Esatto. Ho questa nuova vita perché me la sono scelta-

Le sue parole mi fecero riflettere e continuarono a rimbombarmi in testa finché non sopraggiunse l’alba. Quando finalmente mi voltai verso di lui mi resi conto che se n’era andato, lasciandomi solo a trarre le mie conclusioni.

Il pomeriggio seguente sentii dei gran schiamazzi provenire dal piano di sotto. Era il compleanno di Chris e sicuramente sua madre gli aveva organizzato una festa con i fiocchi. Nessuno quel giorno mi venne a trovare. Gli altri giocattoli non potevano certo rischiare di esser visti in movimento dato tutto l’andirivieni che c’era stato nel corridoio durante i festeggiamenti.

Quella notte mi ritrovai a fissare nervosamente il bordo della mensola. Attendevo Beck, perché dopo un pomeriggio passato in totale solitudine il bisogno di parlare con lui era più forte del solito.

Quello che mi ritrovai davanti però mi lasciò senza fiato.

A pochi passi da me, illuminato solo dalla luce tenue della luna piena, c’era un giocattolo che non avevo mai visto prima.

-Ciao Hans!- esordì.

Era una lei.

-Mi ha mandato qui Beck per fare le presentazioni. Io mi chiamo Olivia e arrivo dal negozio di giocattoli qui a fianco. Reparto robot di ultima generazione-

Sorrise. Era bellissima.

I lunghi capelli neri ad incorniciarle il viso dipinto in maniera impeccabile. Si mosse sinuosamente verso di me, le generose forme nascoste dalla tuta blu e nera. Reggeva in mano un bazooka, il che me la fece piacere ancora di più.

-P-piacere, io sono Hans- balbettai imbarazzato.

-Quindi? Che ci fai qui tutto solo?-

-Ho paura dell’altezza- replicai pentendomene un secondo dopo. Non volevo certo apparire ai suoi occhi come un debole.

-Beh? E qual è il problema? Se non te la senti di scendere posso aiutarti- mi disse tendendomi la mano libera.

-No. Scusa ma preferirei di no-

-Come vuoi, allora vorrà dire che tornerò a trovarti io- disse prima di sparire esattamente come era apparsa.

Tesi l’orecchio abbastanza da sentirla atterrare sul pavimento sottostante. Se n’era appena andata e già morivo dalla voglia di rivederla. Passai tutta la notte con un sorriso stampato in volto e una sensazione di serenità che non provavo da tempo.

Scorrevano i giorni e le ore diurne sembravano sempre più interminabili. Olivia poteva venire a trovarmi solo durante la notte poiché Chris aveva una vera e propria fissa e passava tutto il suo tempo libero giocando con lei.

-Ciao Olivia- le dissi sorridente non appena arrivò sulla mensola in quella fredda notte invernale.

-Sai Hans, ho pensato ad una cosa- mormorò.

-Cosa?- ero curioso, ma non mi aspettavo di certo ciò che lei stava per dire.

-Dovremmo scappare da qui. Tu ed io…-

-Sei per caso impazzita?-

-No, voglio solo vivere con te, e visto che in questa casa non posso farlo ho pensato che andarcene sarebbe una buona idea- mi osservò in attesa di una risposta.

-Non ho nessunissima intenzione di scendere da questa mensola. Sai benissimo cosa mi è successo e sai anche che a Chris si spezzerebbe il cuore non trovandoti più!- sbottai agitando le braccia.

Lei non disse niente. Si alzò e un secondo prima di voltarsi potei leggere la delusione sul suo viso. Mi sentii sprofondare in un buco nero di tristezza. Quando se ne andò senza neanche salutarmi mi resi conto che se non fosse più tornata a farmi visita, non solo avrei dovuto convivere con la triste realtà del non aver più la gamba, ma anche con quella di non avere più un cuore.

Di nuovo.

 

La mattina seguente la sveglia di Chris suonò più del dovuto. Sua madre dovette venire a tirarlo letteralmente giù dal letto. Dopo qualche protesta da parte del bambino la camera venne lasciata libera e tutto calò nuovamente nel silenzio. Quando anche la porta d’ingresso del piano di sotto emise un rumore sordo chiudendosi, capii che in casa non c’era più nessuno.

Mi avvicinai titubante al bordo della mensola e mi sforzai di guardare giù ma non ce la feci. Mi dovetti afflosciare contro il dizionario tanto mi tremavano le gambe dalla paura. Lasciandomi cadere all’indietro la mia mano venne a contatto con un qualcosa di ruvido che era nascosto chissà da quanto tempo tra il libro delle favole dei fratelli Grimm e quello dei dinosauri del giurassico. Tirai l’oggetto verso di me e tanta fu la sorpresa quando mi resi conto di cosa si trattava.

Ci vollero solo due minuti per farmi venire un’idea e 240 secondi per metterla in atto.

Ci ero riuscito!

-Hans! Hans!- gridarono Beck e Barry correndomi incontro.

Beck mi sfilò di dosso l’imbracatura fatta di spago che avevo improvvisato poco prima di calarmi giù dalla mensola e mi abbracciò felice mentre Barry mi batteva pacche sulle spalle.

-Te l’avevo detto che potevi scegliere!-

-E avevi ragione Beck! Bastava avere la motivazione giusta- replicai con un largo sorriso.

-E qual è stata la tua motivazione Hans? Cosa è cambiato?- si intromise Barry aggrottando la fronte.

-Io sono cambiato, e la mia motivazione è lei- risposi fiero indicando il giocattolo che era appena uscito da sotto il letto, ignaro di tutto ciò che era appena successo.

Olivia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ciao @GiuliaShumaniTutanka bella la tua storia, buona la tua idea, difficile perché già vista ma molto dolce. Credo che avrebbe bisogno di un'aggiustatina però, ci sono alcune parti che non mi convincono. Però ricordati che sono solo commenti strettamente personali e come al solito da prendere con le pinze. Vado:

6 ore fa, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

Era già passato un anno.

Comincerei al presente: è già passato un anno

6 ore fa, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

365 interminabili giorni dal momento in cui tutto era cambiato. 

8.760 ore di polvere accumulata sul mio corpo. 

3.153.600 secondi di semi solitudine.

mi piace molto, scatena subito lo straniamento del lettore e ti fa chiedere chi è che sta parlando

6 ore fa, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

mi ero spezzato una gamba mi sentivo spesso

metterei una virgola dopo gamba

6 ore fa, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

Divisa da un solco profondo rispetto a quella degli altri miei compagni di vita.

questa è un'immagine un po' troppo abusata secondo me, prova a trovarne una tua

6 ore fa, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

Era stato Berry a parlare, destandomi così dai miei più tristi pensieri. Si stava avvicinando a me con passo spedito, e qualcosa mi suggerì che sapeva già il motivo del mio turbamento. 

Riformulerei: Le parole di Berry mi avevano destato dai miei tristi pensieri. Si stava avvicinando con un invidiabile passo spedito. Toglierei l'ultima frase, secondo me è superflua

6 ore fa, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

io mi sentii avvampare solo guardandolo.

avvampare? non so, magari tremare, impietrire, o comunque qualcosa che si colleghi alla paura

6 ore fa, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

sovrastai la sua voce non facendolo finire

sovrastai la sua voce interrompendolo. Oppure, semplicemente, "lo interruppi"

6 ore fa, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

ch’era ormai diventata

che era

6 ore fa, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

Non puoi stare qui sopra per sempre, Chris o non Chris

metterei un punto dopo sempre, più incisivo

6 ore fa, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

Berry comunque non era l’unico che veniva a trovarmi e mi pregava di scendere da là sopra, ma in fondo, che differenza avrebbe fatto?

toglierei il comunque. E non capisco bene se l'ultima frase si riferisce alle visite degli amici o al fatto di scendere o non scendere

6 ore fa, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

Anche se avessi avuto il coraggio di calarmi giù per tornare nella cesta dei giochi Chris non mi avrebbe comunque considerato

virgola dopo giochi

6 ore fa, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

e oltre a quello si sarebbe chiesto come ci fossi finito di nuovo lì dentro.

non credo che un bambino si porrebbe il problema, magari la madre

6 ore fa, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

non comporta che tu non possa più essere felice senza quel qualcuno

non comporta che tu non possa più essere felice senza di lui

6 ore fa, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

che io mi fossi reso esanime proprio qui fuori?-

che mi fossi reso esanime? non so se esiste, sei sicura?

6 ore fa, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

Non volevo certo apparire ai suoi occhi come un debole.

non volevo certo apparirle debole

6 ore fa, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

in quella fredda notte invernale

mi sembra superfluo, che differenza fa a un giocattolo se fa freddo o no?

6 ore fa, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

Mi sentii sprofondare in un buco nero di tristezza.

anche questa è un'immagine troppo abusata, vale la pena di cercarne una più tua

6 ore fa, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

Mi dovetti afflosciare contro il dizionario tanto mi tremavano le gambe

mi sa che hai aggiunto una gamba che non c'è più

6 ore fa, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

Ci ero riuscito!

lo toglierei, oppure lo inserire dopo che lo vedono gli amici che gli corrono incontro

 

A me la storia piace e credo valga la pena di metterla a posto e farla scorrere un po' meglio. Se, come immagino, il tuo pubblico sono dei bambini, credo dovresti semplificare le costruzioni e la struttura di dialoghi e frasi.

A rileggerti! 

 

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Ciao @GiuliaShumaniTutanka, ho letto la tua storia e voglio lasciarti un commento che spero sia utile.

 

L'idea in sé è interessante e trattata in un modo e sotto un punto di vista differente rispetto al solito. Purtroppo, però, si tratta di un'idea che ha fatto epoca e abbastanza vista in molte salse. Ci sono tematiche molto interessanti, non lo nego, ma per me bisognerebbe travisare "il sentimentalismo dei giocattoli" (non so come chiamarlo) per andare oltre e svilupparle a dovere.

 

Te ne faccio vedere qualcuna, se capisci cosa intendo e se mi sono spiegato bene.:D

8 ore fa, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

Mi faceva sentire un po’ meno abbandonato, ma purtroppo neanche questo era riuscito a restituirmi la voglia di vivere.

8 ore fa, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

-Noi giocattoli non abbiamo destino-

8 ore fa, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

a Chris si spezzerebbe il cuore non trovandoti più!-

Ho citato queste tre frasi, non a caso (magari sembra), ma perché illuminano la tematica di fondo, comune anche ai molti romanzi sui robot che circolano con idee molto simili.

Hai sviluppato queste tematiche nel racconto, riassunte nelle tre frasi:

- giocattoli con volontà propria;

- giocattoli con razionalità propria e "costretti" a un proprio destino;

- giocattoli con sentimenti che "abbracciano" questo destino, quasi come fosse una missione.

Praticamente, l'originalità sta nel dipingere il giocattolo come un organismo complesso, come capita nei romanzi relativi ai robot. Leggo un forte contrasto nei sentimenti di questi giocattoli che sanno il perché della loro esistenza e vogliono piegarsi (in un certo senso) ad essa, ma cercano un proprio scopo navigando in un mare esistenziale tipicamente umano. In altre parole hai travisato "il giocattolo" passando a una tematica più complessa e "fantascientifica" come i vari romanzi sui robot resi umani con i loro problemi, le questioni filosofiche ecc.

Non voglio apparire banale, ma questa per me è l'originalità del racconto. Io ho trent'anni e ho visto Toy story ma lì il protagonista era animato dalla gelosia per un nuovo gioco, i giocattoli erano "bambini" mentre in questo racconto tu li porti a un piano di maturazione completamente diverso, da adulti consapevoli di essere "qualcosa" e presi da domande esistenziali come le nostre.

 

In fondo noi stessi cosa siamo se non giocattoli di un destino inteso come un bimbo capriccioso che gioca a dadi? Il primo a dirlo mi sa che era Eraclito (comunque vada "Panta Rei" direbbe Gabbani), ma qui vado nei ricordi delle superiori...

 

Per me potresti approfondire questa tematica e portarla a nuovi orizzonti, le basi ci sono e anche l'impianto "favolistico" non è un limite. Può sembrare una favoletta per bambini, ma c'è un passaggio che merita attenzione per la profondità di pensiero e di sensazione

8 ore fa, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

-E qual è stata la tua motivazione Hans? Cosa è cambiato?- si intromise Barry aggrottando la fronte.

-Io sono cambiato, e la mia motivazione è lei- risposi fiero indicando il giocattolo che era appena uscito da sotto il letto, ignaro di tutto ciò che era appena successo.

Olivia.

Quindi può essere ridondante che ti dico che il finale mi è piaciuto molto.:D

 

A questo punto ti segnalo qualcosa di livello più tecnico. Non ho trovato alcuni refusi ma ci sono delle parti che non mi convincono; cerco di non segnalarti quelle che ti ha già detto @Kikki , ma non è detto che ci riesco, il racconto è molto lungo e anche i commenti non sono da meno.

 

Innanzitutto ti dico che i trattini del discorso diretto sono sempre attaccati alle parole che seguono e precedono; per me è un errore, ma si tratta di quelle cose un po' opinabili per le case editrici (ognuna il suo) quindi non so, intanto te lo dico. Inoltre all'inizio ci sono molte spaziature tra le righe che rendono più difficile la lettura.

 

8 ore fa, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

365 interminabili giorni dal momento in cui tutto era cambiato. 

8.760 ore di polvere accumulata sul mio corpo. 

3.153.600 secondi di semi solitudine. 

So che non è poetico, ma nell'ultimo numero manca uno zero. Non lo faccio di proposito, da lontano laureato in matematica mi cascano gli occhi su queste cose.:P

Per il resto per me questo inizio fa il paio con la fine. Sembra leggero ma invece è denso di emotività; sembra quasi una scelta quella di iniziare con la "gravità" con cui si chiude (gravità in senso buono, non so come dirlo, potrei dire "densità" ma credo di fare peggio)...

 

8 ore fa, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

Perché okay, nessuno dei miei amici mi aveva completamente abbandonato, ma da quando avevo fatto quel volo nel vuoto e mi ero spezzato una gamba mi sentivo spesso come se la mia esistenza fosse diventata totalmente inutile.

A prescindere dal suggerimento che ti è già stato dato sullo spezzare questa frase, per me il "mi" è di troppo anche perché ripetuto implicitamente in seguito ("mia esistenza").

 

8 ore fa, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

-Dillo alla mia gamba se hai coraggio- replicai furioso indicando il pezzo mancante del mio corpo. 

Questo punto mi dà un po' da pensare. Si capisce che al giocattolo manca una gamba, lo dice più e più volte, ma da alcuni punti sembra che in realtà l'abbia ancora attaccata anche se rotta. Ma magari vaneggio io, tutto qui (probabile).

 

8 ore fa, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

Da quando mi ero rotto la gamba, la mamma di Chris mi aveva completamente abbandonato a me stesso relegandomi su quella mensola, ch’era ormai diventata la mia fissa dimora.

Kikki dice di togliere l'apostrofo, ma per me puoi proprio togliere il "ch'era", la frase scorre meglio (IMHO).:)

 

8 ore fa, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

-Voi perlomeno potete ancora godere della sua presenza Berry- replicai stizzito.

Metterei una virgola prima di Berry, anche a rimarcare la risposta acida che il giocattolo dà al suo "collega".

 

8 ore fa, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

Anche se avessi avuto il coraggio di calarmi giù per tornare nella cesta dei giochi Chris non mi avrebbe comunque considerato, e oltre a quello si sarebbe chiesto come ci fossi finito di nuovo lì dentro.

Questa frase non mi convince molto nella seconda parte. Riformulerei (vedi se ti piace):

«Anche se avessi avuto [...] comunque considerato; al massimo si sarebbe chiesto come ci fossi finito di nuovo lì dentro».

 

8 ore fa, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

C’erano state volte in cui eravamo stati tutta la notte vicini, senza parlare. La sua presenza era confortante. Mi faceva sentire un po’ meno abbandonato, ma purtroppo neanche questo era riuscito a restituirmi la voglia di vivere.

-Pensi che io sia uno stupido a non scendere da qui?- domandai dopo un po’.

-No, in fondo ognuno fa quel che vuole della sua vita-

-Ho troppa paura di calarmi giù dopo ciò che ho vissuto-

-Lo so, è normale. Credi che tornare tra noi ti renderebbe felice?-

Ci misi un po’ a rispondere.

L'espressione "un po'" è più abusata di quanto sembra in questo pezzo: forse lo dico perché in questi giorni sto correggendo per la ventordicesima volta il mio primo romanzo (ora può definirsi qualcosa di simile) dove, tra l'altro, ho usato "un po'" millemila volte...

 

8 ore fa, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

-Ho paura dell’altezza- replicai pentendomene un secondo dopo. Non volevo certo apparire ai suoi occhi come un debole.

Forse meglio "pentendomi". Anche questa è una di quelle immagini che "elevano" filosoficamente il mondo dei giocattoli "viventi" a cui siamo abituati: ne ho parlato all'inizio (anche troppo credo).:asd:

 

8 ore fa, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

Quando anche la porta d’ingresso del piano di sotto emise un rumore sordo chiudendosi, capii che in casa non c’era più nessuno.

Forse meglio "capii che in casa non ci fosse più nessuno".

 

8 ore fa, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

Tirai l’oggetto verso di me e tanta fu la sorpresa quando mi resi conto di cosa si trattava.

Anche qui, credo sia meglio "trattasse".

 

Che dire, dunque... L'idea rischia di cadere in un ambito trito o molto usato, ma per me sei fuori da questo pericolo: magari lo rasenti, ma si tratta di una cosa molto originale. Potresti ampliarla, renderla un vero e proprio romanzo (come detto vedo cose interessanti solo accennate). Però io alla fine sono solo uno scrittore dilettante respinto quindi vedi tu quanto fidarti della mia opinione.:bandiera:

 

Ciao e alla prossima lettura!

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9 ore fa, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

, la mamma di Chris mi aveva completamente abbandonato a me stesso

 

9 ore fa, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

perché okay, nessuno dei miei amici mi aveva completamente abbandonato, ma (qua ci andrebbe un inciso)da quando avevo fatto quel volo nel vuoto e mi ero spezzato una gamba mi sentivo spesso come se la mia esistenza fosse diventata totalmente inutile

 

Ti segnalo queste due parti (ma ce ne sono anche altre) perché noto che ricorri spesso a possessivi e costrutti riflessivi che, alla lunga, affaticano la lettura, rendendola meno scorrevole.

 

9 ore fa, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

-Esatto, e secondo te è stato un caso che io mi fossi reso ("reso esanime" non mi piace proprio. Opterei per un "fatto trovare" o qualcosa di simile) esanime proprio qui fuori?-

 

Ci sono altri appunti che volevo farti sulla forma ma ti sono già stati fatti nei commenti che mi hanno preceduto. In generale, un lavoro di "asciugatura" in alcuni punti non guasterebbe.

 

Passo quindi al contenuto: il tema non è dei più originali (Toy Story, l'amore come "motivazione" per superare le proprie paure) ma questo non è un problema, almeno per quanto mi riguarda. Dopotutto nessuna storia ormai, può dirsi, propriamente originale. L'importante è il modo in cui la si racconta e mi pare che tu te la sia cavata piuttosto bene, immedesimandoti e facendo immedesimare bene il lettore nel POV giocattolesco.

Ciò che non mi ha convinto, invece, è la struttura del racconto. Secondo me è un po' sbilanciato.

Mi spiego meglio: la prima parte è fin troppo prolissa di particolari e di considerazioni del protagonista che, fondamentalmente, non fanno che rimarcare questo: mi sono rotto la gamba/ non voglio più scendere/ i miei amici cercano di aiutarmi.

Questa parte potrebbe, a mio avviso, essere asciugata per dare maggiore spazio alla seconda (oppure, pur lasciando la prima parte inalterata, potresti, comunque, approfondire la seconda. Avevi ancora parecchi caratteri, mi pare). L'amore per Olivia nasce, cresce e diviene così forte da spingere il protagonista a scendere in maniera troppo repentina e senza alcuna apparente motivazione. Ok, Hans la trova bella e...basta. Oltretutto non si spiega il perché Olivia si sia innamorata di lui a tal punto da chiedergli di "convivere" e di scappare insieme. Avrei approfondito questo aspetto visto che costituisce il fulcro dell'intera storia.

Spero che il mio commento possa esserti, in qualche modo, d'aiuto.

Un saluto, alla prossima.

 

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@Kikki

Ciao e grazie per essere passata e aver lasciato un commento! 

Hai ragione sulle parti troppo abusate, le riguarderò e metterò il mio tocco personale.

Su 'avvampare' ho avuto qualche dubbio in effetti. Cancellare e mettere 'impietrire', rende di più l'idea.

Esanime esiste :) 

In una frase cito l'esistenza di entrambe le gambe, non me n'ero proprio accorta :/ 

Il mio pubblico non sono dei bambini, ma l'ho scritta sotto il punto di vista dei giocattoli perché sto partecipando ad un concorso che premia l'originalità 

e credo proprio che gli altri concorrenti si concentrino solo sugli esseri umani. Una sorta di strategia per vincere, speriamo bene!

Ancora tante grazie! 

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@bwv582 Ciao e grazie per aver lasciato un commento!

Come dicevo sopra a Kikki ho usato quest'idea per un concorso, e ho usato la cosa per strategia. 

Mi era stata assegnata l'acrofobia, o paura delle altezze, e per evitare di scrivere qualcosa di banale mi sono affidata ad un giocattolo e ad una mensola :) 

Devo dire la verità, grazie a queste recensioni ho scoperto che l'argomento giocattolo è spesso usato, perché a parte Toy Story io non sapevo esistessero altre storie tanto conosciute.

Per quanto riguarda i trattini, è una questione di abitudine più che altro. L'ho visto fare e l'ho assorbito. 

L'espressione 'un po'' la uso davvero tanto in generale, ci farò più attenzione. 

Riguardo alla frase : vedo cose interessanti solo accennate, potrei darti più di una spiegazione per giustificarmi, ma la verità nuda e cruda è che ho questo brutto vizio di partire concentrata e finire per forzarmi a scrivere finali ad effetto che sembrano trascurati. Purtroppo è una cosa dovuta dall'impazienza, su cui devo lavorare. 

Contentissima che ti siano piaciuti l'inizio e la fine e che ti abbiano trasmesso qualcosa. 

Grazie ancora!

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@Andrea28 ciao e grazie per essere passato! 

Possessivi e costrutti riflessivi in abbondanza, grazie per avermelo fatto notare, ci lavorerò. 

Per quanto riguarda la forma sbilanciata l'ho spiegato qui sopra. 

Un vizio davvero brutto il mio. 

Non ho approfondito l'aspetto dell'innamoramento con Olivia perché sono pigra e impaziente. Arrivare in fretta al finale senza descrivere troppo tutto ciò che avviene prima è una grande pecca, e me ne rendo conto. 

Ne risentono molte mie storie. 

Spero comunque che la mia strategia vada bene per il concorso a cui partecipo. Sono quasi sicura che gli altri concorrenti si stiano cimentando in racconti che riguardano esseri umani, da qui la scelta di usare i giocattoli nel descrivere l'acrofobia sotto il loro punto di vista. 

Ancora grazie per i consigli! 

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1 ora fa, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

Mi era stata assegnata l'acrofobia, o paura delle altezze, e per evitare di scrivere qualcosa di banale mi sono affidata ad un giocattolo e ad una mensola

Tanto di cappello, se l'argomento assegnato era la paura delle altezze non posso che fare altro che complimentarmi per la fantasia che hai mostrato.;)

 

1 ora fa, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

ho questo brutto vizio di partire concentrata e finire per forzarmi a scrivere finali ad effetto che sembrano trascurati

Se è questo il caso non mi sembra; il finale mi è piaciuto molto e non è trascurato. Io, invece, posso dirti che ho un difetto strano - o almeno non ne conosco altri che ce l'hanno - che sono catturato da un'idea, mi focalizzo su alcune scene madri e tendo a trascurare il resto perché "non vedo l'ora di arrivare alle scene che ho in mente".:(

Poi vengono fuori romanzi sconnessi fatti di singoli eventi slegati (col tempo sto imparando, però, dai).:P

 

Ciao ciao

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@bwv582 ho un altro problema simile al tuo. Creo trame concentrandomi su di un’immagine che ho nella testa, poi, a parte la cosa che mi sono immaginata, vado nel pallone perché le idee per le altre scene mi si accavallano nella mente e non so mai quale scegliere. Questa cosa mi fa sempre impazzire. 

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2 ore fa, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

Ancora grazie per i consigli! 

Figurati :) .

In bocca al lupo per il concorso, allora. 

Un saluto. 

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