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A Cormac avevano detto che fumare aiutava a sopportare la noia, lo stress e a passare il tempo. Così si era preso una sigaretta elettronica, perché odiava il tabacco, e passava le notti a fingere di fumare, e con il chewing gum a seccarsi in bocca.

Non doveva fare altro che controllare le WaterEnd, dargli una lucidata quando serviva, tenere pulito il cimitero, controllare di nuovo le WaterEnd, dare un’occhiata che tutto funzionasse, camminare avanti e indietro… nulla di complicato, un lavoro da guardiano notturno come tanti altri.

Solo che il dover osservare ogni notte il contenuto di quelle teche di plexiglass lo innervosiva.

Immersi dentro l’acqua Permanent, i cadaveri liofilizzati e poi plastificati si muovevano in un perenne slow motion, manovrati dall’energia che filtrava attraverso i tubicini come fossero marionette subacquee. E sorridevano.

Quando la dottoressa norvegese Hyggelig Død si era inventata i cimiteri Permanent, in pochi ci avevano scommesso sopra, ma alla luce dei primi risultati cominciarono le richieste di chi voleva far immergere i propri cari e farsi immergere a sua volta.

«Le tradizioni funerarie sono difficili da cambiare» aveva detto la dottoressa a Cormac, mentre gli illustrava le fila di WaterEnd. Era alta e grossa, di un biondo slavato, la pelle così bianca che Cormac aveva avuto per tutto il tempo la tentazione di passarci sopra un’unghia per vedere che cromatura di rosso avrebbe lasciato il segno. «Le persone trovano difficile staccarsi dal corpo dei propri cari, impossibile lo staccarsi dal loro ricordo. Saperli dentro una cassa di legno, sottoterra, dà loro un senso di vicinanza, capisci? Lo stesso conservarne le ceneri in un’urna. Ma hanno capito che con il mio sistema la morte non trasforma più una vita in ricordo, la fa restare parte attiva della vita.»

Aveva assunto Cormac perché ogni cimitero che si rispetti ha il suo guardiano notturno. E Cormac passeggiava tra le WaterEnd avvolto in un’aura bluastra, che sembrava fluttuare contro il buio come la luce di un proiettore.

Fissava spesso John Spiros, o meglio, fissava spesso il cadavere di John Spiros. Era un uomo alto, dai bei capelli canuti che contrastavano con l’abbronzatura, così come il largo sorriso. Non gli mancava nemmeno un dente. L’avevano immerso con un vestito blu lucido ed elegante, ma che a Cormac sembrava la divisa di un gelataio, e si muoveva in slow motion portandosi il cellulare all’orecchio, sempre con quel sorriso smagliante fisso, e gli occhi vuoti che guardavano verso un punto lontano. La folta capigliatura si agitava lenta nell’acqua, come una strana alga albina.

Moglie e figli andavano ogni domenica a far visita al loro John. Toccavano il vetro con le mani, ci poggiavano contro la fronte, lasciavano un po’ di lacrime a scivolare verso il basso, quasi si dovessero mescolare all’acqua Permanent.

“Vedi il mio amore come sorride? Oh, è sempre uguale, non ha mai perso il suo sorriso.”

«Alla gente sembra piacere questa roba, caro John» mormorò Cormac al cadavere.

Niente più fredde lastre di pietra con inutili epitaffi e lumicini che si consumano. E niente più bauli impolverati pieni di cornici con le foto dei cari estinti. Quell’immagine ricorreva spesso nella testa di Cormac. I fiori, invece, continuavano a essere portati. Era la tradizione più dura a morire.

Più dura a morire. Cormac si concesse un sorriso ironico.

Salutò John Spiros battendo le nocche sul vetro e passò in rassegna le WaterEnd, tra cui quella con la signora Chamberlin seduta sulla poltrona di vimini, in vestaglia, mentre faceva la calza. Intorno ai piedi della vecchietta stavano i suoi quattro gatti, bestioline piene di amorevole dedizione verso la padrona.

La famiglia Tucker era riunita a cena, la tovaglia imbandita, e la luce della WaterEnd era soffusa per ricreare l’atmosfera del focolare. Sollevavano e abbassavano le posate, e si sorridevano con amore. Cormac sapeva che mancava solo uno dei tre figli, e che quello aveva già predisposto tutto per farsi immergere con il resto della famiglia. C’era un posto vuoto a tavola pronto per lui.

Continuava a trovare quel posto dannatamente morboso, cosa che lo innervosiva. Tante gomme da masticare, tante ricariche per la sigaretta.

L’unico aspetto positivo di quel lavoro, a parte lo stipendio fisso, Cormac lo aveva trovato nel portarsi a letto la dottoressa Død. In fondo lei era una zitella di cinquantanni tutta dedita al lavoro, e il metro e settanta scarso di Cormac, condito dai colori mediterranei e da una minima dose di faccia da culo, erano stati sufficienti per sedurla.

«Non è piacevole passare la notte nel tuo cimitero» le aveva detto Cormac dopo una sudata sotto le lenzuola fresche. «Come cazzo ti è saltata in mente una roba del genere?»

«Un giorno ero al mare con gli amici, nuotavo cinque metri sott’acqua e ho visto morire una donna.»

Lo aveva detto con freddezza scandinava, una Mosè vichinga che aveva ricevuto la rivelazione faccia a faccia con la morte.

«Era immersa faccia in giù, galleggiava sopra di me, e ho visto la vita sfumarle via dagli occhi.»

Cormac invece aveva visto la dottoressa farsi una specie di sauna con i vapori dei corpi liofilizzati. Diceva che così ne poteva assorbire l’anima e allungarsi la vita.

Cormac non aveva più provato a farsela. L’idea di toccare e leccare una pelle che veniva imbevuta di cadaveri vaporizzati non gli piaceva.

Prese le chiavi della Sala A, messa a disposizione per i clienti speciali. Anche quella andava controllata e tenuta pulita, ma Cormac cercava di restarci il meno possibile.

Qualcuno pagava somme notevoli per far immergere dentro le WaterEnd i brandelli delle loro vittime. Liofilizzati e plastificati come da protocollo, e gambe, teste, braccia stavano lì immersi, ma adagiati sul fondale dove, a differenza delle altre tombe, c’era della sabbia a ricoprirle in parte. E in mezzo a quei coralli di umanità fatta a pezzi venivano immersi anche vittime intere, dei ciondoli scuoiati appesi per il collo un albero di plastica, che la lieve corrente d’acqua faceva dondolare e sbattere l’uno contro l’altro.

Pizzi non pagati, tradimenti, conti da regolare. Storie che non meritavano il sorriso post-mortem donato dalla Permanent.

Quando Cormac uscì dalla sala A, venne sorpreso dal suono insistente dell’allarme. Per un attimo restò interdetto e incrociò il volto paffuto e allegro del piccolo Tim, immerso nella sua morte prematura che raccontava di un bimbo che si muoveva a carponi, intento a seguire il rotolio di una palla colorata.

«Quanto ti odio» mormorò Cormac.

Poi attraversò il blu ondoso delle teche e andò in cabina a controllare le telecamere. Profanatori, nel settore H! Cormac agitò le mani sopra il tavolino, fece cadere le chiavi mentre cercava la pistola e una volta impugnata non sapeva come reggere la torcia. Optò per tenerla sotto l’ascella destra.

«E cosa gli faccio a questi, adesso?»

Erano in tre, martello in mano, tempestavano di colpi la WaterEnd di tale Ursula Logan, una modella ventenne immersa da poco con indosso il suo ultimo bikini, che teneva la mano destra sul fianco e le gambe leggermente aperte in una posa da Miss. Neanche a dirlo, sorrideva.

Cormac li raggiunse, l’acqua Permanent già schizzava fuori dalle crepe aperte da quei teppisti incappucciati.

«Fermi!» urlò. Un po’ incerto, ma con la Glock puntata. Ma su quale dei tre?

Uno dei teppisti scappò subito, Cormac lo inseguì con lo sguardo, e basta. Se ne vide arrivare addosso un altro, con il martello sollevato e pronto a colpire. Sparare fu una reazione istintiva e necessaria.

Mentre il proiettile della sua Glock intersecava muscoli, ossa e arteria del teppista, il proiettile del terzo profanatore beccò Cormac dalle parti del cuore. Un colpo che lo fece afflosciare senza nemmeno il tempo di dire “cazzo”.

Come ultimo saluto, la dottoressa Død si soffiò sul volto il vapore di Cormac senza versare una lacrima. Ma le parve giusto ripagarne il sacrificio immergendolo proprio accanto alla modella salvata.

Cormac avrebbe avuto di che ridere in eterno.

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1 ora fa, simone volponi ha detto:

Prese le chiavi della Sala A, messa a disposizione per i clienti speciali. Anche quella andava controllata e tenuta pulita, ma Cormac cercava di restarci il meno possibile.

Qualcuno pagava somme notevoli per far immergere dentro le WaterEnd i brandelli delle loro vittime. Liofilizzati e plastificati come da protocollo, e gambe, teste, braccia stavano lì immersi, ma adagiati sul fondale dove, a differenza delle altre tombe, c’era della sabbia a ricoprirle in parte. E in mezzo a quei coralli di umanità fatta a pezzi venivano immersi anche vittime intere, dei ciondoli scuoiati appesi per il collo un albero di plastica, che la lieve corrente d’acqua faceva dondolare e sbattere l’uno contro l’altro.

Pizzi non pagati, tradimenti, conti da regolare. Storie che non meritavano il sorriso post-mortem donato dalla Permanent.

 

Elimina tutto questo pezzo e hai un racconto quasi perfetto.

L'idea è ottima, macabra al punto giusto ma divertente, e fa molto "black mirror"

L'hai gestita bene, a parte, appunto, questo pezzo, che non mi convince.

La forza del racconto è, a mio avviso, la verosimiglianza grottesca dell sistuazione che hai immaginato. Metterci in mezo anche la mafia è troppo. troppa carne al fuoco, troppe domande per il lettore...

al limite, volendo lasciare un settore segreto con pezzi di cadaveri, potresti cambiare un po' e scrivere che è un reparto segreto della dottoressa, senza però andare a scomodare cose illegali (il racconto funziona proprio perché tutto quello che hai descritto, per quanto assurdo sia, è assolutamente legale e accettato.)... lei magari ha sti corpi di barboni o di gente che nessuno reclama per fare le prove (un po' come i vecchi medici di un tempo) e si diverte a metterli lì perché... vsbbè, perché è pazza. 

 

bravo, bella prova di fantasia e tecnica.

 

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 @Bango Skank grazie Bangaccio. In effetti quella parte non mi convinceva per niente, tanto che ero in dubbio se tenerla o meno.

Volevo avere un racconto da poter ampliare (nel caso l'idea funzionasse) e metterci dentro un reparto più "malato". In effetti è molto meglio la tua variante, proprio per il discorso dell'essere tutto legale e accettato.

Thanx :)

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@simone volponi Favoloso, vecchia volpe scatenata.

Due perle che ho apprezzato particolarmente:

10 ore fa, simone volponi ha detto:

una minima dose di faccia da culo, erano stati sufficienti per sedurla.

 

10 ore fa, simone volponi ha detto:

lo fece afflosciare senza nemmeno il tempo di dire “cazzo”.

Ma si sa, io sono un intenditore.

(y)

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11 ore fa, simone volponi ha detto:

Cormac sapeva che mancava solo uno dei tre figli, e che quello aveva già predisposto tutto per farsi immergere con il resto della famiglia. C’era un posto vuoto a tavola pronto per lui.

Fantastico

 

12 ore fa, simone volponi ha detto:

un bimbo che si muoveva a carponi, intento a seguire il rotolio di una palla colorata.

«Quanto ti odio» mormorò Cormac.

Eccolo, il simpaticone.

 

12 ore fa, simone volponi ha detto:

Come ultimo saluto, la dottoressa Død si soffiò sul volto il vapore di Cormac senza versare una lacrima.

Sei malato.

 

12 ore fa, simone volponi ha detto:

Ma le parve giusto ripagarne il sacrificio immergendolo proprio accanto alla modella salvata.

Si sono limitati a stampargli in faccia il solito sorriso o hanno pensato anche al gonfiore tra le gambe?

 

Ottimo @simone volponi!

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Buona l'idea della liofilizzazione, ottima l'acqua Permanent (che evidentemente non dev'essere acqua, altrimenti verrebbe riassorbita dai tessuti liofilizzati :asd: ).

Sono anch'io d'accordo con Bango sul fatto che quella parte non è indispensabile in un racconto breve, ma va conservata (sempre nella direzione consigliata da Bango) e ampliata in un'eventuale trasformazione della storia in una versione più lunga.

Le vasche che contengono corpi conservati in vario modo non sono certo un soggetto originale (Dick, ad esempio, ne fa uso, talvolta ;) : subito mi è venuto in mente Ubik, ma in effetti lì non c'é esplicitamente liquido a conservare i corpi nei Moratorium) ma tu sei più "sporco" di Dick (che per me è il re dei visionari), hai una tua originalità che credo possa permetterti certe citazioni.

Sì: per me la potenzialità c'é.

A rileggerti.

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15 ore fa, simone volponi ha detto:

i cadaveri liofilizzati e poi plastificati si muovevano in un perenne slow motion

E bravo, @simone volponi, qui hai provato a rovinare tutto perché, come leggerai su wiki, La plastificazione è un processo durante il quale una materia plastica viene riscaldata fino a portarla alla fusione mentre è contemporaneamente sottoposta ad un'azione di rimescolamento continuo in modo da ottenere un fuso omogeneo. Avresti fatto meglio a glassarli dopo la liofilizzazione.

 

15 ore fa, simone volponi ha detto:

Cormac avrebbe avuto di che ridere in eterno.

Ridere non è volponiano. Mi sarei aspettato ben altro da Cormac.

 

Bel racconto, scritto bene. Stavo per dirti che avrei volentieri eliminato la parte sul cimitero mafioso, ma Bango mi ha preceduto, per cui non mi resta che associarmi.

La cosa più originale è che hai omesso di fare un qualsiasi parallelo con un acquario, cosa che chiunque altro avrebbe fatto. Sono sicuro che l'hai fatto apposta dopo averci pensato, in sublime spregio del banale. Bravo!

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Ciao simone volponi,

forse un pò lento, forse con qualche battuta di troppo, ma il tuo pezzo è uno di quelli che incontra alla grande i miei gusti personali.

Complimenti!

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Questo è uno dei tuoi racconti, quindi mi piace. Inutile dire che concordo con Bango su quella parte da togliere e con Camparino per le citazioni. La mia preferita è la frigidona che si vaporizza i morti sul viso, geniale. Grottesco al punto giusto. Grande prova

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23 ore fa, simone volponi ha detto:

Hyggelig Død

Hai usato il traduttore. In realtà "bella morte" in norvegese si direbbe "Vakker Død".

Suppongo che con WaterEnd tu voglia intendere "Fine nell'acqua".

23 ore fa, simone volponi ha detto:

Cormac avrebbe avuto di che ridere in eterno.

Perché ridere? Forse è "black humor" e devo ammettere che non sempre lo capisco.

 

Racconto originale. Non so se definirlo surreale o demenziale. Comunque, di fatto invita il lettore ad arrivare in fondo. Un po' lento e senza coinvolgimento emotivo. Carine le considerazioni ironiche. Non è il  mio genere, ma devo ammettere che sei stato coerente nello svolgimento. Senz'altro una prova positiva.

 

A rileggerti.

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Ottimo racconto, bravo a non aver calcato la mano e reso un giusto equilibrio tra l'horror e il grottesco, anche se...

Spoiler

alla profanazione della teca con la modella mi hai deluso, stavo già pregustando due marshmallow liofilizzati :lol: scherzo!

 

Unica osservazione: WaterEnd è un po' abusato, si potrebbe comodamente variare con vasche. Però, fossi in te, registrerei il marchio, non si sa mai.:)

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18 ore fa, Vincenzo Iennaco ha detto:

WaterEnd è un po' abusato, si potrebbe comodamente variare con vasche.

Sapessi quanto ho cincischiato appresso al nome da dare, e il tempo stava quagliando in mio sfavore... e mi dici che bastava "vasche"? :(

Anzichenò! :sss:

 

20 ore fa, Ljuset ha detto:

In realtà "bella morte" in norvegese si direbbe "Vakker Død".

Sì, ho giochicchiato un po' con il nome.

 

20 ore fa, Ljuset ha detto:

Perché ridere?

Nel racconto dico che tutti i cadaveri liofilizzati sorridono, quindi anche a lui lasciano stampato un bel sorriso.

20 ore fa, Ljuset ha detto:

Non so se definirlo surreale o demenziale.

Oddio, spero non demenziale...

:sss:

 

Alle 5/1/2018 at 12:58, Macleo ha detto:

La plastificazione è un processo durante il quale una materia plastica viene riscaldata fino a portarla alla fusione mentre è contemporaneamente sottoposta ad un'azione di rimescolamento continuo in modo da ottenere un fuso omogeneo. Avresti fatto meglio a glassarli dopo la liofilizzazione.

Pensa che temevo mi si muovessero critiche sui cadaveri liofilizzati quindi ci ho aggiunto la plastificazione... quando faccio le ricerche per documentarmi ho bisogno di tempo, sono duro di comprendonio e molto pignolo. Cioè, devo essere certo al 100% che quanto scrivo, se prende da una base realistica, sia corretto al massimo... e qui il tempo è quello che è. (Mi sono capito?). Comunque glassarli è un'idea per eventuali risvolti cannibale! :)

 

Alle 5/1/2018 at 10:00, Kuno ha detto:

Sei malato.

 

Oh, questo è il vero complimento! <3

 

Alle 5/1/2018 at 10:31, queffe ha detto:

evidentemente non dev'essere acqua, altrimenti verrebbe riassorbita dai tessuti liofilizzati

Chissà che ce mettono nell'acqua...

Alle 5/1/2018 at 10:31, queffe ha detto:

subito mi è venuto in mente Ubik, ma in effetti lì non c'é esplicitamente liquido a conservare i corpi nei Moratorium) ma tu sei più "sporco" di Dick (che per me è il re dei visionari), hai una tua originalità che credo possa permetterti certe citazioni.

Non mi permetterei mai di essere originale, figuriamoci di citare (vaga citazione, appunto, fantozziana :D)

Questo Ubik ce l'ho messo in lista da tempo, è lì nella libreria, credo sia il caso di farlo saltare in avanti di qualche posto. Non ho mai letto Dick (e qui sento tuonare le campane dell'inferno!), ma ne parlano tutti un gran bene :)

 

Grazie a tutti ragazzi e ragazze, @camparino, @caipiroska

22 ore fa, Ghigo ha detto:

frigidona

grazie (non mi esce il tag quindi cito la parola più significativa!)

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46 minuti fa, simone volponi ha detto:

Sapessi quanto ho cincischiato appresso al nome da dare, e il tempo stava quagliando in mio sfavore... e mi dici che bastava "vasche"?

Scusa, non mi sono stato spiegato. Intendevo che è ripetuto spesso e che potresti alternarlo, non sostituirlo del tutto, con vasche.

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48 minuti fa, simone volponi ha detto:

Non ho mai letto Dick (e qui sento tuonare le campane dell'inferno!)

e l'inferno è:

avere acqua fresca e corrente in quantità, ma non poter bere per l'eternità;

avere cibi prelibati e non poter mangiare;

avere donne splendide (tu sai immaginare quanto) ed essere impotenti;

avere tutto Philip K. Dick in libreria e non poterlo leggere.

 

Ho reso l'idea?

:asd:

 

 

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1 ora fa, queffe ha detto:

avere donne splendide (tu sai immaginare quanto) ed essere impotenti;

 

Terrificante O_O

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