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Vincenzo La Daga

Esercizio di stile

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http://www.writersdream.org/forum/forums/topic/35397-il-loto-nero/?do=findComment&comment=646721

 

Il manichino incassava bene i colpi di un tredicenne. I tagli e gli affondi erano rapidi e precisi, ma una spada di legno smussata non era in grado di danneggiare in alcun modo il finto omino, limitandosi a far muovere la paglia all'interno della stoffa.

Gli attacchi andarono avanti in lunga sequela. Il rumore del legno e della stoffa ed il respiro giovanile affannato riempivano la fresca aria pomeridiana. Il sole avviato verso la linea dell'orizzonte tingeva il cielo di tonalità sempre più prossime all'arancione ed al rosso, illuminando ugualmente tutto il prato dall'allenamento, facendo però lanciare agli alti arbusti, ai manichini e all'unico ragazzo presente lunghe ombre. Il prato dai corti fili d'erba intervallato dalle ombre in strisce verdi e nere. L'aria era immobile, ma piacevole e non creava fastidi alle braccia nude e sudate del giovane in allenamento. I muri alti quattro metri di mattoni rossi costituivano il perimetro di tre lati del prato, il quarto lato era occupato dall'ingresso all'ala ovest del piano terra in muratura solida ed intonacata di nero, così come tutte le altre ali del grande istituto di formazione.

Dal prato non si vedeva nessuno passare all'interno dell'edificio adiacente. L'atmosfera crepuscolare aveva un che di surreale in quell'ambiente così vuoto sia dentro che fuori. Nessuno si stava allenando in quel momento, se non Vincent. Tutti erano preoccupati più per l'esame teorico che per quello pratico. Il ragazzino dai capelli rosso fuoco la pensava diversamente. Solo uno sciocco non sarebbe stato in grado di memorizzare una quantità di informazioni sufficienti per passare dato e considerato che erano informazioni che avrebbero potuto fare la differenza tra la vita e la morte, un giorno. Gli istruttori lo avevano ripetuto fino alla nausea ogni qual volta, tra un punto debole di un orco e la ghiandola che permetteva agli australi di divenire invisibili facendo riflettere la luce dalla loro pelle, ne trovavano l'occasione. Le creature postcataclismatiche erano l'argomento più interessante da studiare durante la formazione per entrare nell'Ordine del Vecchio Impero, poi veniva la storia, sia pre che post-Cataclisma, e sull'ultimo gradino del podio si trovava la parte teorica dei vari stili di combattimento insegnati nell'ordine.

Era la parte pratica di quest'ultima disciplina quella divertente. Le arti del combattimento insegnate erano molteplici come molteplici erano le armi disponibili, sia bianche che da fuoco. Prima del quinto anno, però, non era permesso l'utilizzo di armi con polvere da sparo, ma ad aria compressa. A Vincent non interessavano né i proiettili né le frecce, anche se se la cavava quanto bastava per non venire bocciato nelle esercitazioni. A lui interessava esclusivamente il combattimento corpo a corpo, lo aveva già deciso a dieci anni durante il suo primo anno di formazione come futuro cavaliere. Si era sempre distinto nella lotta con armi da taglio sia ad una mano che a due, ma aveva sviluppato una sorta di odio per quegli stili. Aveva appreso dello stile da dimachaerus da alcuni suoi amici più anziani del quarto anno che avevano iniziato i corsi di specializzazione. La possibilità di combattere impugnando due lame gli sembrava molto più consono alle sue capacità ed al suo modo di muoversi. La mano libera mentre impugnava con l'altra una spada od un pugnale nell'altra gli sembrava inutile, privo com'era di conoscenze di piccole magie di supporto, insegnate anch'esse a partire dal quarto anno ma solo ai Portatori, mentre tenere con entrambe le mani un'unica lunga spada od una grossa mazza lo rendeva più lento di quanto volesse.

Il doppio esame sarebbe stato il giorno seguente: l'esame scritto sulle caratteristiche peculiari dei mostri che vivevano a sud del Mediterraneo e l'esame pratico sull'arte della spada ad una mano senza scudo. Nessuno dei due sarebbe stato troppo problematico per Vincent se non fosse stato per quel suo difetto quando combatteva: la mano libera non riusciva a non lasciarla a penzoloni durante i suoi spostamenti, il che in una lotta reale gli avrebbe fatto esporre un arto come preda facile per il nemico. Per questa ragione, mentre tutti studiavano a quale velocità le manticore sparassero le loro spine velenose, il giovane dagli innaturali capelli fiammeggianti cercava di apprendere come non colpirsi il braccio sinistro con il gladio di legno mentre colpiva il manichino. Andò avanti per un'oretta circa prima di sdraiarsi sulla terra soffice, il sole all'orizzonte ormai prossimo al darsi il cambio con la luna già visibile in cielo. Il suo respiro era affannato per l'allenamento, le sue gambe stanche di correre e saltare, il suo braccio destro gli doleva per il troppo brandire l'arma lignea contro il nemico inerte, il sinistro per le violente botte autoinflittosi per errore, il cuore gli batteva forte per distribuire in fretta l'ossigeno preso dai profondi respiri del quale ogni sua stanca cellula necessitava in quel momento. Aveva bisogno di una doccia, di questo ne era certo, ma aveva bisogno di altra pratica.

“Dannazione!” pensò Vincent fissando le piccole nuvole di passaggio nel cielo “Non ce la posso fare! È troppo sbagliato!”

Eppure sapeva che la sua autocommiserazione non aveva senso. Era considerato il miglior spadaccino del suo anno. Sporadicamente poteva addirittura partecipare alle lezioni sia teorica che pratiche con i ragazzi più grandi. Nonostante ciò sentiva questo suo difetto troppo grave e troppo difficile da correggere. Quasi tutti i suoi compagni di classe non avevano sviluppato quella malizia nel combattimento in grado di far vedere loro questo suo piccolo enorme problema, ma sapeva che Tonio non sarebbe stato così cieco. Lo affrontava quasi sempre durante le lezioni di lancia, campo nel quale il ragazzo dai capelli scuro eccelleva, riuscendo a strappare qualche vittoria non così raramente, ma anche il suo compagno di classe aveva quello che gli istruttori definivano “occhio maligno in battaglia”. Con la spada, Tonio era appena una spanna sotto Vincent, eppure non li facevano scontrare quasi mai, se non per gli esami. Ed era proprio nell'ultimo esame di spada ad una mano senza scudo che Tonio sembrava puntare sempre al lato sinistro del corpo del compagno a lui superiore in quella disciplina e quest'ultimo temeva che si fosse accorto del suo problema.

«Un modo! Devo trovare un modo!» disse fra sé cercando la risposta tra le candide forme celesti.

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@Vincenzo La Daga

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