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Federico72

[N2017-1] Kaiten - Catapultati in braccio alla morte

Post raccomandati

1 ora fa, Federico72 ha detto:

I tecnici hanno appena finito i vari controlli, mi confermano che è tutto in piena efficienza, dal giroscopio elettronico, al motore elettrico.

Troppe virgole qui: l'ultima è di sicuro fuori luogo.  Scriverei:

I tecnici hanno appena finito i vari controlli, e mi confermano che è tutto in piena efficienza, dal giroscopio elettronico, al motore elettrico.

1 ora fa, Federico72 ha detto:

In questo modo i nemici non hanno possibilità di rilevare il nostro arrivo, neanche con i loro ASDIC.

Dal momento che si collega direttamente alla frase che la precede, non andrei a capo qui.  

Quanto alla sigla, ho letto la spiegazione sotto spoiler, ma un lettore noioso come me desidererebbe una nota a piè di pagina.  Mi è toccato leggere tutto il racconto senza sapere cosa diavolo fosse questo aggeggio e ignaro del fatto che ne avrei trovato una spiegazione in seguito.

1 ora fa, Federico72 ha detto:

Il guardiamarina mi fornisce i dati. Dovrò colpire la Intrepid. Una delle loro portaerei più moderne e attrezzate. Un onore.

Perché tutti questi punti? A leggere la frase a voce alta ti viene il singhiozzo... Passi il primo, ma gli altri due proprio non ci stanno a mio avviso.  Scriverei:

Il guardiamarina mi fornisce i dati. Dovrò colpire la Intrepid, una delle loro portaerei più moderne e attrezzate: (è) un onore.

1 ora fa, Federico72 ha detto:

La gloria che i piloti del vento divino si sono assicurati, coprirà anche noi

Via la virgola: mai separare soggetto e predicato con una virgola

1 ora fa, Federico72 ha detto:

Se tutto è andato come si deve

Se usi il passato non puoi dire "come si deve".

Se tutto è andato come doveva...

1 ora fa, Federico72 ha detto:

Disattivo la guida giroscopica e passo a quella manuale

È la terza volta in sì e no duemila caratteri che ritorna questa guida giroscopica... Il lettore noioso (sempre quello di prima) inizia ad averne abbastanza di tecnicismi e ti suggerisce tout-court:  Passo alla guida manuale...

 

1 ora fa, Federico72 ha detto:

I bagliori rossastri di un fuoco vivo e crudele che divora il metallo e genera un denso fumo nero mi rallegra

Potevi tenerti una o due virgole da usare in questa frase

2 ore fa, Federico72 ha detto:

Annuì entusiasta

Annuii

2 ore fa, Federico72 ha detto:

... che sono quelle di un uomo senza onore? Un codardo?

... che sono quelle di un uomo senza onore, un codardo?

2 ore fa, Federico72 ha detto:

Due lacrime mi scendono dagli occhi.

non mi risulta che possano scendere da altre parti che non siano gli occhi.

 

La prima parte del racconto soffre in certi passaggi di un eccesso di tecnicismo.  So bene quanto sia difficile a volte mediare tra una documentazione approfondita (e questa lo è, cosa che va ascritta a tuo merito) e la sovrabbondanza di dettagli.  Credo che potresti limare certi particolari, a tutto vantaggio della scorrevolezza del racconto per un lettore generico quale io sono.  Chi invece è un esperto di discipline militaresche è probabile che possa godere maggiormente dell'accuratezza dei dettagli.

Fatto sta che la seconda parte del racconto è quella che preferisco e mi permette di provare maggiore empatia per il protagonista.

Un punto di merito è di certo quello di aver sfruttato la catapulta come tema del racconto e non come una parola da inserire nel testo.   La punteggiatura invece necessita di un'attenta revisione, a parer mio.

Nel complesso è un buon racconto che, rivisto e corretto, può guadagnare fascino da un ampliamento della seconda parte.

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@Federico72, grazie per avere pensato a me per le spiegazioni, ma a Kujukuri una volta ci andavo nel weekend a mangiare il brasato, quindi ero già informato.

Avevo preparato dei commenti dettagliati ai vari punti, ma Marcello mi ha preceduto. Come pure concordo assolutamente con il suo commento generale.

Aggiungo che Fubuki-san non aveva ragione: è stato un bellissimo suicidio.

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Ciao Federico,

 

il tuo racconto mi è piaciuto moltissmo, anche se la catapulta è solo una comparsa c'è l'azione della morte improvvisa come suicida per la patria che rende l'idea di qualcosa di "catapultato". Bellissima idea.

Asuka pensavo fosse un nome da donna, e la cosa mi ha confuso un po'. Ho cercato un po' su google ma non ho capito se è usato anche al maschile, probabilmente sì, altrimenti non l'avresti usato.

 

Visto il tuo spoiler immagino che i due protagonisti del racconto sia le uniche due missioni suicide andate a buon fine, giusto?

 

14 ore fa, Federico72 ha detto:

che dovevano essere lanciati dai sottomarini, a ridosso delle navi nemiche

questa virgola la toglierei

14 ore fa, Federico72 ha detto:

Viaggio a 70 metri di profondità

Personalmente non amo i numeri nei racconti, l'avrei scritto in lettere

 

14 ore fa, Federico72 ha detto:

In quel momento Fubuki-san irruppe nella nostra conversazione:

Ne parli qui e non prima, chi è sto tizio? Mi ha un po' spaesato la sua comparsa improvvisa in scena. Perchè non presentarlo?

 

Finale bellissimo (anche se un po' lo volevo veder fallire), ottimo racconto.

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@Federico72 ciao^^
davvero un bel racconto, complimenti :) 
Anch'io come @Thea non avevo mai sentito Asuka usato al maschile, quindi all'inizio del racconto pensavo che fosse una donna.
Ho trovato questo, giusto per togliere dubbi:
Asuka (あすか) is both a Japanese surname and a feminine or masculine Japanese given name.
Quindi grazie, ho imparato una nuova cosa (insieme al resto) :D 
Il racconto scorre bene ed è ben scritto, bravo e alla prossima!

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@Luna @Thea  In effetti Asuka è un cognome, almeno nel contesto del mio racconto... Sono ufficiali, lingua e società giapponesi sono estremamente formali, in ambito militare dubito ci si chiami per nome di battesimo, anche tra pari grado...

 

8 ore fa, Thea ha detto:

Visto il tuo spoiler immagino che i due protagonisti del racconto sia le uniche due missioni suicide andate a buon fine, giusto?

Rileggi bene l'avvicinamento del siluro alla portaerei americana... 

 

9 ore fa, Macleo ha detto:

Come pure concordo assolutamente con il suo commento generale.

Grazie per il commento... (ti ho quotato perché non c'è più il tasto per taggare e non mi prende il tag con la chiocciola)

 

 

20 ore fa, Marcello ha detto:

Nel complesso è un buon racconto

(Anche con te sono stato costretto a usare il quote) Grazie mille per la ricca analisi che hai fatto sul mio racconto... come ben sai apprezzo moltissimo quando spendi il tuo tempo per darmi consigli... Ti confesso che ho revisionato il racconto per non più di 10 minuti... ieri mattina era l'unico "spiraglio" che avevo per consegnarlo... sotto natale, il mio lavoro è una vera bolgia... e ho tirato un po' via... 

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10 ore fa, Federico72 ha detto:

è tutto in piena efficienza, dal giroscopio elettronico, al motore elettrico.

Una virgola di troppo dopo elettronico.

 

10 ore fa, Federico72 ha detto:

 i “tipo 10” ci permettono di lanciare l’attacco dalla costa.

É una sciocchezza, però ti suggerirei di usare un altro nome o codice al posto di tipo 10, magari orientaleggiante visto che fino ad ora hai usato termini nipponici come kaiten.

 

10 ore fa, Federico72 ha detto:

 Dovrò colpire la Intrepid. Una delle loro portaerei più moderne e attrezzate. Un onore.

Dopo Intrepid andrei con la virgola. Efficace nel caratterizzare il giapponese quel "Un onore".

 

10 ore fa, Federico72 ha detto:

Mia madre sarà orgogliosa. Mio padre lo sarebbe stato, se fosse ancora vivo.

Ottimo modo di legare l'andamento del monologo con l'informazione sulla morte del padre.

 

10 ore fa, Federico72 ha detto:

La gloria che i piloti del vento divino si sono assicurati, coprirà anche noi, che colpiamo dalla profondità del mare.

Ancora sulla punteggiatura" credo ( e sottolineo credo) che potresti eliminare la prima virgola, quella dopo assicurati.

 

10 ore fa, Federico72 ha detto:

Il kaiten viene caricato sul braccio della catapulta. Le vibrazioni che sento sono gli scatti del meccanismo, che verrà caricato con la massima tensione, per lanciarmi dalla costa oltre la barriera corallina.

Sono pedante, lo so, però anche qui non mi convince la punteggiatura": forse eliminerei l'ultima virgola.

 

10 ore fa, Federico72 ha detto:

Qualche istante di silenzio. Un rombo forte. Vengo schiacciato sul sedile. Mi manca il respiro.

Qui invece mi convince eccome. Frasi brevissime e spezzate che creano il ritmo giusto.

 

10 ore fa, Federico72 ha detto:

Le cinture che mi tengono stretto al seggiolino mi impediscono di rovinare col volto sulla strumentazione. L’impatto con l’acqua è stato terribile, molto peggio che nelle esercitazioni.

Ho dovuto leggere due volte per capire che il "viaggio" era terminato. Probabilmente più per colpa mia, però farei qualcosa per rendere più netto lo stacco, renderei più evidente l'impatto.

 

10 ore fa, Federico72 ha detto:

All’improvviso, sono investito dalle vibrazioni di un boato. Sussulto. Asuka-san deve aver donato la sua vita per la gloria dell’impero. Prego per la sua anima, che raggiungerò presto.

Bello.

 

10 ore fa, Federico72 ha detto:

I bagliori rossastri di un fuoco vivo e crudele che divora il metallo e genera un denso fumo nero mi rallegra. La morte di Asuka-san non è stata sprecata.

Molto ben scritti questi pezzi, sono riuscito a visualizzare le scene perfettamente.

 

10 ore fa, Federico72 ha detto:

-         Tuttavia il codice dei samurai non impone che un uomo debba essere sempre preparato al suicidio. Se ci pensate bene esiste un abisso tra il togliersi la vita e gettarsi in un combattimento con l’intento di affrontarne i rischi. In quest’ultimo caso anche la morte diventa accettabile e priva di rimorsi. Ma nel nostro caso, e in quello degli avieri del vento divino, come si può accettare serenamente, in un breve spazio di tempo, di andare incontro alla morte?

 

 

 

 

Peccato gli spazi vuoti. Comunque, molto bella questa riflessione.

 

10 ore fa, Federico72 ha detto:

Sarà più forte il suo dolore o l’orgoglio per le gesta del figlio?

Domanda più che lecita. 

 

10 ore fa, Federico72 ha detto:

Cinquecento metri…

Duecentosettanta…

Ottanta…

Un boato…

Ritorno al cielo

Qui un cenno al padre lo avrei fatto, visto che è morto...

 

Ciao Fede, bel lavoro. Centrato il tema, in maniera molto originale aggiungerei. Mai avrei pensato di leggere di una catapulta del genere e soprattutto in un ambito così serio... hai reso l'idea molto credibile. Inoltre, il genere, un action thriller a sfondo storico, è molto nelle tue corde e lo dimostri ancora una volta. Stilisticamente ho trovato solo una punteggiatura più ballerina dei tuoi standard (a mio parere, che poi con la punteggiatura litigo spesso), per il resto nulla da eccepire, anzi, ottima la gestione del ritmo e della tensione.

L'idea alla base del tuo racconto l'ho trovata anche molto attuale: il paragone tra il kamikaze/samurai e i terroristi di tempi nostrani è naturale (pur con le evidenti differenze).

Finale abbastanza prevedibile, ma condivido la scelta. In conclusione, prova di buonissimo livello!

 

 

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Questo?

 

Cinquecento metri…

Duecentosettanta…

Ottanta…

Un boato…

Ritorno al cielo…

 

pensavo che il ritorno al cielo fosse metaforico

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@Thea Ritorna al cielo perché muore... e usa quell'espressione perché in giapponese "kaiten" significa appunto "ritorno al cielo"...

nel mio "conto alla rovescia" fino alla intrepid, volevo far capire che la missione fallisce perché il siluro impatta una bomba di profondità americana...

l'ultima distanza rilevata è 80 metri... troppo lontana... (e comunque sarebbe morto anche in caso di successo della missione)

 

@Joyopi Grazie mille del commento, dei consigli e dei complimenti... purtroppo come detto in risposta a Marcello, ho avuto davvero poco tempo per editare il tutto...

Modificato da Federico72

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9 minuti fa, Federico72 ha detto:

nel mio "conto alla rovescia" fino alla intrepid, volevo far capire che la missione fallisce perché il siluro impatta una bomba di profondità americana...

l'ultima distanza rilevata è 80 metri... troppo lontana... (e comunque sarebbe morto anche in caso di successo della missione)

non l'avrei mai capito, sono troppo tarda

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23 ore fa, Federico72 ha detto:

Le cinture che mi tengono stretto al seggiolino mi impediscono di rovinare col volto sulla strumentazione.

Questa frase la trovo un po' incongrua in uno che sa di disintegrarsi nel "vento divino".

 

Io non sto tanto a lesinare con la punteggiatura, però ho trovato il brano troppo frammentizzato da virgole e punti. Forse vuole rendere la narrazione spasmodica e in sintonia con lo stato d'animo del protagonista, ma resto titubante.

In compenso, ho apprezzato molto l'ambientazione storica e il contesto di guerra, come sempre ben documentati. E poi, tutto avrei pensato tranne di trovare una catapulta marina.

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18 ore fa, Vincenzo Iennaco ha detto:

Questa frase la trovo un po' incongrua in uno che sa di disintegrarsi nel "vento divino".

Bhè... tieni conto che deve comunque pilotare il siluro fino alla portaerei...

 

Grazie per il commento... 

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Commento lampo perché non so bene cosa dire: mi è piaciuto, è originale e scritto bene. Bravo!

(evviva i commenti insipidi)

(ma almeno sai che l’ho letto)

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Alle 19/12/2017 at 22:41, Federico72 ha detto:

n piena efficienza

Non l'ho mai sentito. Direi piuttosto in piena regola. 

 

Alle 19/12/2017 at 22:41, Federico72 ha detto:

dal giroscopio elettronico, al motore elettrico.

Via la virgola, non ci va. 

Alle 19/12/2017 at 22:41, Federico72 ha detto:

impattare la superficie marina senza danni.

Non so, forse è giusto così, però secondo me ci vuole la preposizione contro. Cioè: impattare contro la superficie marina ecc. 

Alle 19/12/2017 at 22:41, Federico72 ha detto:

Viaggio a 70 metri di profondità. Invisibile agli occhi del nemico.

Ho notato che spesso frammenti le frasi. Non so se è dovuto al ritmo che volevi dare alla narrazione, però mi dà spesso la sensazione di singhiozzo. Qui ad esempio io avrei messo una virgola dopo profondità. 

Alle 19/12/2017 at 22:41, Federico72 ha detto:

Annuì entusiasta,

Annuii, refuso 

 

Alle 19/12/2017 at 22:41, Federico72 ha detto:

-         Tu non temi la morte, Asuka-san?

-         Perché dovrei? Un samurai non deve forse vivere la sua vita in modo tale da essere sempre pronto a ricevere l’abbraccio della morte?

Fa' attenzione alla formattazione dei dialoghi. Se vuoi usare il trattino, dovrebbe essere più lungo, e non ci vuole che uno spazio vuoto dopo. Non so perché ne hai messo doppio. Andrebbe scritto così: 

— Tu non temi la morte, Asuka-san? 

Non so se è stato un problema di copy/incolla dal word, potrebbe anche essere. 

 

Ciao Fede. Mi unisco ai complimenti: gran bel racconto. Hai fatto un lavoro notevole, partendo dall'evidente ricerca fino al rendere la storia attraverso le riflessioni, le descrizioni. Ho trovato l'inizio un po' ostico, specie per tanti tecnicismi, però poi il racconto è decollato e mi è entrato dentro con forza. Qualche incertezza a livello formale, ma nulla di grave. Non ho potuto che pensare all'attualità del tuo pezzo, nonostante l'ambientazione e il periodo storico: quel tipo di fanatismo è lo stesso che guida i giovani terroristi di oggi. Bravo. Un'ottima prova. 

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@Federico72 ma che bel racconto! Un punto di vista inusuale, quello di un kamikaze.

Alcune considerazioni:

 

Alle 19/12/2017 at 22:41, Federico72 ha detto:

dal giroscopio elettronico, al motore elettrico

Mi suona ridondante, forse potresti limitarti a dire motore.

 

Alle 19/12/2017 at 22:41, Federico72 ha detto:

Dovrò colpire la Intrepid. Una delle loro portaerei più moderne e attrezzate.

Userei la virgola dopo Intrepid, così la frase è poco fluida.

 

Alle 19/12/2017 at 22:41, Federico72 ha detto:

Nonostante la tuta sia piuttosto spessa, per proteggermi dal freddo, ho sentito un gran dolore. Le cinture non sono state studiate per essere confortevoli. Ma tanto questo è il mio ultimo viaggio.

Anche questo passaggio mi pare un po' troppo frammentato.

 

Alle 19/12/2017 at 22:41, Federico72 ha detto:

Disattivo la guida giroscopica e passo a quella manuale.

Hai già usato guida giroscopica poco prima, potresti limitarti a dire "passo alla guida manuale".

 

Alle 19/12/2017 at 22:41, Federico72 ha detto:

Localizzo la Intrepid: è mezzo miglio più a nord. La sua velocità è inferiore ai venticinque nodi, ma in incremento.

Leverei il ma, in questo punto è superfluo; inoltre lo ripeti subito dopo.

 

Alle 19/12/2017 at 22:41, Federico72 ha detto:

Aumento la velocità.

Un po' ridondante vista la frase precedente. Mi verrebbe da suggerirti "accelero", ma non so se sia appropriato al contesto.

 

Alle 19/12/2017 at 22:41, Federico72 ha detto:

Annuii entusiasta, acceso dal suo sguardo.

Perché è il protagonista che annuisce, no?

 

Devo dire che anche io non avevo colto il fallimento della missione. Potresti inserire un riferimento più preciso alla distanza da raggiungere per colpire l'obiettivo, magari nella parte iniziale dove fornisci già altri dettagli tecnici.

Nonostante questo, che dipende esclusivamente dalla mia ignoranza in materia, il finale riesce ad emozionare, è diretto, intenso. Un'ottima prova! ;)

A rileggerti.

 

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Devo dirtelo: questo è uno dei racconti che ho preferito in questo primo turno del contest. Arrivo un po' in ritardo, ma volevo proprio prendermi il tempo per commentarlo con calma (e la scorsa settimana non ce l'avrei proprio fatta... :aka: ).

 

Concordo con le note e i consigli sulla scrittura che ti ha già fatto chi mi ha preceduto.

A mio parere questo è un racconto che ha un buon fascino e che, rivisto, può diventare davvero ottimo.

 

Non resta molto da rilevare.

Una cosa è proprio degna del rompicogl... scatole che sono.

Hai scritto:

Alle 19/12/2017 at 22:41, Federico72 ha detto:

Localizzo la Intrepid. È mezzo miglio più a nord.

 

e, poco dopo:

Alle 19/12/2017 at 22:41, Federico72 ha detto:

Duemila metri mi separano dalla Intrepid.

A parte il fatto che non sono certo, dal punto di vista "filologico" (diciamo :asd: ), che sia corretto usare miglia e metri come unità di misura delle distanze nel Giappone della seconda guerra mondiale; il fatto è che se la rotta ha un angolo di incidenza di 45°, dato che mezzo miglio marino equivale a circa 900m, quando citi la distanza la prima volta non si troverà a più di 1,3km dal punto di impatto, essendo in rotta di collisione (e non essendoci alcun motivo plausibile per cui non debba percorrere la rotta più breve per il suo obiettivo).

Quindi in un momento successivo non potrà trovarsi a 2km.

Lo so, è una pignoleria, ma questo è un racconto di fantasia che attinge da un realismo storico e drammatico molto concreti. Secondo me è importante curare dettagli del genere...

 

Eviterei anche la scansione finale in metri: il sonar non esisteva, se non nella forma primitiva di ASDIC che hai fatto citare al protagonista (e non è una forzatura o un info-dump, perché è plausibile che il tuo personaggio sia più che preparato tecnicamente e fra i suoi pensieri riferimenti del genere siano ricorrenti).

Vero che tu in questo racconto presenti un embrione di ucronia, e questo potrebbe prevedere anche che il Giappone possieda armi e tecnologie che consentiranno alle forze dell'Asse di vincere la guerra, ma credo che potresti trovare un sistema alternativo per scandire gli ultimi istanti. Che un ufficiale di marina sappia valutare correttamente la distanza con una sensibilità del mezzo miglio è perfettamente credibile, ma, nella navigazione a vista, "duecentosettanta" o "ottanta" metri sono un dettaglio che ti consiglierei di evitare.

 

Tutte queste queste sfumature di natura tecnica l'autore è tenuto a prenderle in considerazione al fine di rendere credibile anche un'ucronia. Non è necessario che emergano esplicitamente nel racconto: tutt'altro! (Già qui, qualcuno, secondo il proprio legittimo parere personale, ti ha "contestato" un eccessivo tecnicismo di alcuni passaggi). Ma nella pianificazione del racconto, e negli effetti che questi dettagli di "retroscena" hanno sulla storia, non possono mancare di essere presenti, nella mente dell'autore.

 

Inoltre (e anche qui, da buon cercatore di pulci che non ha nulla di meglio da fare :asd: ):

Alle 19/12/2017 at 22:41, Federico72 ha detto:

Due lacrime mi scendono dagli occhi.

Oltre che essere d'accordo con chi considera superfluo specificare "dagli occhi", trovo che si debbano sempre evitare le (auto)descrizioni visive (o a prevalenza visiva) di dettagli che il personaggio non può, ragionevolmente, vedere.

Certo: lui potrà sentire entrambe le guance bagnate, ma non credo si metterà e contare le lacrime. Io sarei per traslare sulle sensazioni:

Sento le lacrime sulle guance

O, con un po' di enfasi retorica, che, dal punto di vista del registro, non troverei fuori luogo per i pensieri di un guerriero giapponese che si ispira ai samurai:

Lacrime, ora, bagnano le mie guance.

 

Comunque: il Giappone e la sua storia mi hanno sempre affascinato. Non posso dire di conoscerli bene, ma costituiscono un argomento sul quale ho letto molto.

Trovo che tu abbia saputo richiamare uno spirito e un'ambientazione molto realistici. La differenza (culturale, storica e morale) fra i kamikaze e i terroristi che oggi (impropriamente) vengono definiti tali è abissale. Sono certo che, quando ci separerà un'adeguata distanza anche dal terrorismo di Daesh, la storia confermerà che per noi occidentali, pur essendo stati entrambi terribili nemici, non ci possono essere paragoni e anche solo usare il nome dei primi per definire i secondi è improprio e macchia aviatori e marinai giapponesi di un disonore che non meritano.

 

 

 

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@queffe grazie per il tuo commento, dettagliato e ineccepibile.

E grazie per l'apprezzamento che hai mostrato  per il mio racconto. Mi ha reso davvero orgoglioso.

E ti ringrazio anche per la tua considerazione finale.

Anche a me la stessa denominazione per i soldati giapponesi e questi squallidi disperati dell'isis dà molto fastidio.

E speravo proprio che in qualche modo, questo mio piccolo pezzo restituisse una nobiltà a queste persone, che al di là degli orrori della guerra in cui sono stati coinvolti, hanno mostrato un coraggio, un onore e anche un'umanità che i "mostri" del giorno d'oggi non conoscono nemmeno vagamente.

E mi faceva piacere anche dare visibilità agli sfortunati marinai, che a differenza degli avieri, hanno dovuto pure sopportare l'oblio della storia, oltre al loro disperato sacrificio.

Ancora grazie. Se revisioneró il racconto, farò tesoro di tutti i consigli che mi avete dato.

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