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Kikki

La scelta

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@Kikki Ciao Kikki. Caspita, sei bravissima a raccontare. Mi piace tanto lo stile "come se lo raccontassi a un amico". Semplice, disinvolto. Prende molto. Perfetto l'inframmezzo di dialoghi.

Il contenuto è un già visto, ma ci metti del tuo. La voce narrante ha personalità, intendo.

Complimentissimi. Spero di leggere altre cose.

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Ospite gecosulmuro

Impossibile non essere toccati da questa storia. Le emozioni si accavallano, si rincorrono, specialmente quando, alla fine, mettendo insieme l’incipit con l’epilogo, si intuisce che Tessy ha probabilmente rinunciato a qualcosa. Cosa? Non lo sappiamo, possiamo solo tirare a indovinare. Probabilmente, i suoi sfruttatori l’hanno spostata in un'altra città, forse l’hanno rivenduta, forse l’hanno uccisa. Di sicuro, la storia di Tessy non è, non può essere, a lieto fine. Le consapevolezze acute di una adolescente d’Africa, che si confronta con le “nostre” modestissime esperienze del dolore, sono come coltellate. È in questo, credo, che sta il senso di fallimento. Non nel non aiutare, non nel non condividere, ad esempio, una morte, una perdita, il venir meno di qualcosa che ci dà dignità agli occhi del mondo, la casa, il lavoro, la famiglia, di qualsiasi cosa che possiamo, insomma, comprendere, riportare alla nostra esperienza. Lo sgomento proviene dal non avere nemmeno dei parametri per capire l’abisso di questi destini.
Potrei parlare della scrittura, ma non credo che in questo testo significhi qualcosa. È la sua semplicità che ferisce. La storia sottile sottile del rapporto tra Tessy e la sua insegnante di italiano, che non capisce perché non può capire.

Modificato da gecosulmuro

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Ciao @Kikki, bel racconto, evocativo. L'idea di fondo ricalca, tristemente, la cronaca quotidiana. Sei stata capace di trasmettere la desolazione e la rassegnazione di questa ragazza, ne immagino gli occhi persi nel vuoto mentre pensa ai suoi guai. Mi è piaciuta la narrazione a ritroso, che parte da una situazione attuale dai tratti un po' (immagino volutamente) confusi e misteriosi per poi svelare il dramma da cui è nata. Idem per quanto riguarda l'alternanza dei punti di vista, espediente azzeccato. Incipit ottimo in quanto stimola la curiosità del lettore.

TI lascio alcune considerazioni.

Per quanto concerne la trama, a mio avviso dovresti specificare meglio il rapporto che intercorre tra Tessy e Caterina al fine di rendere più chiaro il contesto narrativo. Io mi sono fatta l'idea che l'insegnante viene pagata da Betty, per il semplice fatto che altrimenti i tempi degli altri eventi non combacerebbero. Però, non so, mi pare un po' strano.

In relazione allo stile, non ho apprezzato particolarmente i periodi troppo corti, mi sembra che spezzettino il testo facendogli perdere fluidità. Dal punto di vista sintattico, vedrei meglio la minuscola all'inizio delle frasi tra virgolette, quando non precedute dal punto. Inoltre:

1 ora fa, Kikki ha detto:

La proposta è così allettante ma il rischio è troppo grosso.

Secondo me è superfluo.

1 ora fa, Kikki ha detto:

Invece è andato tutto male.

Questa frase è fuorviante rispetto al resto della storia. Tessy ha semplicemente cambiato idea sulla denuncia, o mi sfugge qualcosa?

1 ora fa, Kikki ha detto:

Elenchi sempre tutto semplicemente, come fosse la lista della spesa: dai fatti, emozioni mai.

Qui probabilmente si tratta di una tara mia, ma ci ho messo un po' a capire che "dai" era inteso come verbo. Forse mi hanno fregata i due punti o la frase precedente, ma inizialmente pensavo di leggere un elenco (del tipo "da questa cosa, fino a un'altra cosa diversa", non so se mi sono spiegata :asd: ). 

1 ora fa, Kikki ha detto:

Arrivata a Crotone un nigeriano ti avvicina. Come ti ha riconosciuto? Ti mette in mano un numero di telefono e una carta telefonica dicendoti che Betty aspetta una chiamata. 

Il presente stona in questo caso, perché nel nominare le altre vicissitudini del viaggio, hai usato il passato prossimo sia prima ("sei stata violentata", "avete attraversato il Mediterraneo") che dopo ("sei andata a chiamare Betty") questo spezzone. 

2 ore fa, Kikki ha detto:

Poi però là c’erano così tante ragazze nigeriane ferme nelle case da mesi a prostituirsi per pagare il resto del viaggio.

Al contrario del resto del brano, questa frase manca di punteggiatura, toglie il fiato a leggerla. Proverei con "però là c'erano così tante ragazze ferme nelle case da mesi, a prostituirsi per pagare il resto del viaggio". Ho tolto "poi" perché lo usi anche subito dopo e risulta ridondante, e "nigeriane" mi sembra superfluo.

2 ore fa, Kikki ha detto:

La zia mi aveva rassicurata: “ai soldi penso io [...]"

 

2 ore fa, Kikki ha detto:

In realtà ad Agadez, Jim, che mi accompagnava, ha detto che i soldi li dovevo a lui.

Ripetitivo e superfluo, si capisce che stai ancora parlando della stessa situazione.

 

Tutte note dettate dal mio gusto personale, comunque. Bell'esordio in Officina! A rileggerti :) 

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Ospite Rica

Ha detto tutto @gecosulmuro

Concordo con lui.

 

 Per me, è un super super critico.

Potessi farlo, lo proporrei per il ruolo.

Non posso, super lo faccia lui.

Al prossimo racconto.

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@Kikki

Anche a me la storia ha colpito. Invita a fare molte riflessioni, più da un punto di vista umano, sociale e giornalistico che letterario.

Ho apprezzato anche il coraggio di dire:

3 ore fa, Kikki ha detto:

avrei dovuto capire che stavi andando via, che quello, sulla porta, era il tuo addio, a me, la tua maestra, che non aveva capito niente.

Perchè al di là della scrittura, buona e d'impatto per quanto mi riguarda, scusa la rozzezza del termine, forse poco adatto a un salotto letterario, ma ho sempre preferito esternare un sentimento per quello che è, senza ricamarlo, al di là della scrittura c'è anche, sintetizzato, il nocciolo della questione: noi, la nostra società non siamo in grado di capire, di concepire questi altri modi di vivere, questi drammi, questi valori diversi. Il motivo dei disastri di questa epoca derivano dal fatto che non siamo in grado di capire gli altri, i "diversi" da noi, dal nostro piccolo mondo che non è nemmeno più antico, in quanto nelle scuole non si insegna più la storia, la nostra storia. E un popolo che non conosce la sua storia, il proprio retaggio, che non lo rispetta non sapendo cosa rispettare, non può, forse per lavarsi la coscienza o riempire un vuoto, dedicarsi ad "aiutare" gratuitamente, con efficacia e competenza, gli altri,

Inutile essere "maestri", aver studiato per ventanni, avere tre lauree, parlare inglese e basta se si sono perduti innanzi tutto i propri paradigmi. Possiamo solo dare bottiglie d'acqua e carta igienica e far giocare a calcetto esseri umani che vengono dall'inferno di situazioni orrende e che avrebbero bisogno di ben altro, in una società unita, solidale, florida, compatta, efficiente. Non c'è niente di tutto questo.

Tessy è vittima delle costrizioni della sua cultura, ma anche dalla pochezza di chi l'ha accolta, pur con tutta la sua buona volontà. Ma spesso essere buoni e incompetenti è più dannoso che essere cattivi e consapevoli.

I migliori istruttori e comandanti sono quelli che quando sanno bene cosa fare, urlano  verso chi devono accudire, per indicare loro la strada giusta.

Chi non sa, chi è dolce, permissivo e pelosamente amorevole, causa solo sbandamenti, perdizione e disastri.

Leggendo il tuo testo, pur nella sua necessaria brevità, ho ritenuto di dover fare questo mio piccolo personale esame di coscienza e riesaminare la mia posizione.

Non è mai troppo tardi per cambiare...

 

 

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@Kikki Ciao, il tuo racconto mi è piaciuto molto. Lascio qualche osservazione di gusto personale:

Alle 15/12/2017 at 17:13, Kikki ha detto:

Mi chiamo Tessy, sono nigeriana. Ho 16 anni ma nessuno lo sa. Qui tutti credono che ne abbia 21. Caterina non mi crede ma non può provarlo.

Direi "qui tutti pensano che ne abbia 21"

Alle 15/12/2017 at 17:13, Kikki ha detto:

La proposta è così allettante ma il rischio è troppo grosso. Speravo di aver fatto la mia scelta, e che non ci avrei mai più ripensato senza ripensamenti. Invece è andato tutto male. Il sangue non si tradisce. Sono segnata. Caterina però sembra non capirlo. Davvero sopporterebbe il peso di una morte senza rinfacciarselo per tutta la vita delle conseguenze? Secondo me in realtà capisce, per questo non insiste mai troppo. Spera che un giorno ceda e vada a portare la denuncia. Lei Crede davvero che dopo sarò salva.

Qualche semplificazione e alleggerimento. I "che" cerco di evitarli il più possibile.  Inoltre andrei a capo dopo conseguenze.

Alle 15/12/2017 at 17:13, Kikki ha detto:

Elenchi sempre tutto semplicemente, come fosse la lista della spesa: dai fatti, emozioni maisenza emozioni. Quello che hai provato non importa perché fino a qui sei sopravvissuta.

Come sopra

Alle 15/12/2017 at 17:13, Kikki ha detto:

Poi però là c’erano così tante ragazze nigeriane ferme nelle case, da mesi a prostituirsi per pagare il resto del viaggio. Lì ho chiuso gli occhi e ho cominciato a sperare che per me sarebbe stato diverso, che io sarei arrivata in Italia e sarei andata dall’amica di mia zia a lavorare come baby sitter. P ma poi sono stata violentata.

Le frasi sono belle, forti, ma se diventano troppo lunghe perdono effetto. Sapevamo già dall'inizio che cosa sperava, inutile ripeterlo

Alle 15/12/2017 at 17:13, Kikki ha detto:

Mia zia, la sorella della mia mamma. È stata lei mia zia a mandarmi qui. Mi ha venduta a Betty. Chissà quanto valgo. Quando sono arrivata su quella spiaggia, ormai era passato un anno, l’ho vista subito Betty, con la maglia rossa dal collo alto. Siamo andate immediatamente in stazione. Abbiamo passato la notte in treno, non sapevo neanche dove andavo. Betty diceva solo di dormire e di stare zitta, di non farmi notare che se ci vedeva la polizia erano guai. Guai? L’ho scoperto dopo che per venire in Italia avrei dovuto fare il visto, che per lavorare serviva il permesso di soggiorno. Come avrei potuto saperlo? La zia mi aveva rassicurata “Ai soldi penso io, quando avrai un lavoro me li ridarai. Lavora e ubbidisci sempre”. Di documenti non mi aveva parlato nessuno. Ad Agadez, ho giurato con il sangue. Anche con qualche unghia e qualche pelo pubico; ho giurato di fare esattamente quello che mi avrebbero detto. Avrei lavorato fino a restituire i soldi che la zia aveva speso per me.

Questa è una prosa molto intrigante, in primo luogo per la cognizione di causa con cui esponi i fatti. Ho soltanto limato un po'. 

Alle 15/12/2017 at 17:13, Kikki ha detto:

In realtà aAd Agadez, Jim, che mi accompagnava, ha detto che i soldi in realtà li dovevo a lui. Betty invece dice che li devo a lei. Sta di fatto che devo pagare 50.000 euro per il viaggio e che ora non sto lavorando. Lla mia famiglia è in pericolo. Sono scappata dalla casa di Betty, ho scritto una denuncia che domani daremo ai carabinieri. Caterina non capisce: se io denuncio Betty che differenza fa? Domani qualcuno l’avrà già sostituita, magari Love che è forte.

Cara Caterina, tu ci credi sul serio, vero? Secondo te Se io denuncerò la mia maman andrà tutto bene, mi faranno anche i documenti? Ma chi proteggerà la mia famiglia? La mia mamma, il mio papà, i miei fratelli. Ho paura capisci? Ho giurato, ho promesso di rispettare il patto fino alla fine, se non lo faccio loro andranno a casa mia e faranno del male a tutti coloro che contano su di me. Li picchieranno, li accecheranno, violenteranno le mie sorelle, nessuno le vorrà più dopo, potranno fare solo la strada. Non posso rischiare, cara Caterina, ho fatto questo viaggio per loro, ho fatto sesso con tutti quegli uomini per loro, ho preso tutte quelle botte per loro, ho paura, per loro.

Come sopra

Alle 15/12/2017 at 17:13, Kikki ha detto:

Per notti intere ti ho vista sul bordo delle strade, negli occhi di tutte le ragazze nigeriane con cui mi sono fermata a parlare. È passato tanto tempo ormai ma qualche volta ti vedo ancora e mi chiedo ancora dove sarai sei andata quella mattina all'alba. Mi chiedo ancora dove sei adesso. Ci ho messo molto tempo a smettere di pensare che fosse Ho pensato per molto tempo, dopo, che fosse colpa mia e che avrei dovuto capire che stavi andando via, che quello sulla porta era il tuo addio, a me, la tua maestra, che non aveva capito niente.

Ci sono davvero troppi che. Ne ho tolto almeno uno, sacrificando una frase. Non ho capito inoltre quello stacco a metà dell'ultimo passaggio, quello di Caterina. Preferirei vederlo compatto, come quelli precedenti.

 

Comunque un racconto molto bello, che suona autentico per i molti particolari e anche per il modo in cui l'hai esposto, usando le voci dei personaggi. Complimenti. Alla prossima.:D

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Grazie @Roberto Ballardini dei tuoi commenti anche se non li condivido tutti. Sono d'accordo sulla sovrabbondanza dei che ma trovo che altre tue correzioni tolgano l'intimo che io sento in queste scene. Però è ovvio che io lo sento perché l'ho scritto io, sarebbe bello se lo sentisse anche chi legge. Lo stacco di Caterina voleva solo essere un segno del passare del tempo ma forse non funziona perché prima lo uso per cambiare personaggio. Il racconto comunque è autentico, è successo davvero.  Grazie mille ancora, molto utile vedere la tue versione delle mie frasi, me le fa guardare in tutt'altro modo.

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