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M.T.

[MI106] Andrà tutto bene

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Commento

 

Tema di mezzogiorno.

Andrà tutto bene, te lo prometto...

 

Ferma sulla collina, Katrin fissava la città. Sulla pianura sembrava uno stretto imbuto, ma lei non ci fece caso, la sua attenzione rapita dall’intreccio dei palazzi, lunghe sagome affilate che facevano apparire la città un immenso campo di lance. Un campo inquietante, sulla cui sommità incombeva una densa foschia giallognola alimentata dalle colonne di fumo che nascevano dalle zone centrali.

Erano soprattutto le rovine d’acciaio e cemento della periferia, simili a lame smussate e dentellate, a renderla restia ad avanzare. Stava per tornare sui suoi passi, ma un gorgoglio dello stomaco le ricordò che da due giorni non mangiava. Alzò lo sguardo di nuovo sulle colonne giallo/grigie che salivano al cielo.

“Dove c’è fumo, c’è fuoco” pensò. “E se c’è fuoco, ci sono anche esseri umani, che sicuramente hanno del cibo con sé.”

Si fece coraggio e riprese il cammino.

Dopo un paio d’ore raggiunse i primi edifici della periferia, casermoni sventrati o collassati su se stessi. Tenendosi lontana da loro, proseguì lungo la strada principale per un pezzo, ma quando cominciò a trovare tracce di animali, piegò alla sua sinistra, percorrendo strade più strette e invase dai cadaveri di auto arrugginite.

Spaurita e disorientata, avanzò in mezzo a palazzi che sembravano volersi chiudere su di lei. Presto iniziò a sentire versi che non aveva mai udito; aggredita dalla loro durezza, fu presa dal panico, cominciando a svoltare a destra e a sinistra come un animale in fuga. Saltò sul marciapiede quando un forte sbuffo risuonò vicino a lei.

Fissò per alcuni secondi la nuvoletta di gas che si levava dal tombino; poi, disgustata dall’odore, tornò a camminare sulla strada.

Gli umori acuti e penetranti dei peti dei tombini la circondarono, invadendole le narici e impregnando gli abiti e la pelle con la loro malsana emanazione. In pochi istanti si sentì sporca, provando l’impellente bisogno di lavarsi.

“Questo è troppo.” Ritornò sui suoi passi, decisa a lasciare quel letamaio. Quando raggiunse l’incrocio, si rese conto di non sapere quale direzione prendere per tornare alle colline.

“Mi sono persa.” Il panico crebbe ancora di più.

Con uno sforzo cercò di calmarsi.

 Andrà tutto bene, te lo prometto.

Si ripeté la frase che le diceva suo padre quando doveva affrontare qualcosa che le faceva paura.

“Se solo fosse qui con me. Se solo lo avessi fermato quando è partito con mio fratello alla ricerca di cibo. Perché non ho dato retta al mio istinto?” Ma già conosceva la risposta: perché aveva avuto paura, perché voleva sentirsi dire da suo padre quelle parole.

Andrà tutto bene, te lo prometto.

Si costrinse a calmarsi. Con lo sguardo al cielo, usò le volute di fumo come punti di riferimento, come se fosse un marinaio che seguiva le stelle.

Continuando a schivare i vapori sulfurei che uscivano dai fori dell’asfalto, finì in quartieri sempre più sporchi, dove le pareti dei palazzi degradavano in colorazioni che passavano dal grigio al marrone al nero e tutto sapeva di fumo.

Le strade si mutarono presto in budelli tortuosi, dove ogni buco era stato trasformato in fortificazione: istrici di spranghe e lamiere, rafforzate da auto ribaltate e mobili d’appartamenti depredati. Volti sporchi di cui s’intravedevano solo gli occhi la scrutavano dalle fessure delle barricate.

Cominciò a sentire un vociare soffuso, che presto si fece più vicino, accompagnato dal sottofondo di metallo che veniva divelto e di corpi che cozzavano contro i muri. Rallentò il passo.

Quando raggiunse l’incrocio, vide alla sua destra quello che era stato un negozio bruciare con furia, soffiandole contro una densa fumana nera che sapeva di carbone e plastica fusa.

Si allontanò da quel luogo, continuando a seguire il vociare. Vide di nuovo il fumo giallo/grigio che aveva scorto dalla collina salire da dietro un basso caseggiato. Dimentica di ogni timore, si affrettò a raggiungerlo.

Superato l’angolo dell’edificio, si bloccò.

Il fumo non apparteneva a falò da campo, dove il cibo era cotto: era l’esalazione di roghi d’esseri viventi che venivano gettati all’interno di profondi crateri e lasciati bruciare fino a che non ne rimaneva che ossa.

La sua mente si chiuse dinanzi al quadro d’orrore che aveva davanti.

Prese a correre all’impazzata, dimentica di tutto, se non che doveva allontanarsi il più possibile da quell’inferno. Poi, quando le forze scemarono, con i polmoni e le gambe in fiamme, dovette rallentare; continuò solo per disperazione, non aveva le energie nemmeno per alzare lo sguardo dall’asfalto.

Si sentì afferrare per un braccio, costretta a muoversi in fretta. Per un pezzo si lasciò guidare, ma poi la mente cominciò a schiarirsi. Lentamente si voltò verso chi la teneva: si vide riflessa nelle lenti scure di una maschera di gomma gialla.

L’uomo grugnì qualcosa che non riuscì a comprendere.

Katrin strabuzzò gli occhi, guardandosi attorno.

Un altro uomo con una maschera identica spuntò da dietro un palazzo e si diresse verso di loro; alle sue spalle saliva al cielo un’altra colonna di fumo giallo/grigio.

Lo vide avvicinarsi e solo allora si accorse che aveva quattro gambe.

“Questi non sono uomini…”

Riuscì a divincolarsi, ma si girò troppo in fretta e cadde a terra. Le due creature l’afferrarono per le gambe, trascinandola verso il fumo.

Camminando sgraziatamente a gambe aperte, i due esseri avanzarono a testa bassa, strattonandola senza pietà.

Katrin tentò di afferrarsi a qualsiasi appiglio trovasse lungo il marciapiede.

«Aiuto!» urlò disperata mentre veniva trascinata.

Stizziti, i due intensificarono gli sforzi, sballottandola di qua e di là con più violenza.

«Aiuto!» continuò a strillare Katrin, dimenandosi con tutte le forze.

Il fumo si avvicinava sempre di più.

«Aiutatemi!» I muscoli si tesero sul collo sottile e denutrito, scavando una fossetta sopra lo sterno mentre cercava di liberarsi. «Per favore, che qualcuno mi aiuti!» Katrin s’inarcò cercando d’avvinghiarsi attorno a un palo di metallo. «Io non voglio morire!»

Katrin lanciò uno sguardo verso il vicolo scuro alla sua destra prima di perdere la presa sul palo e tornare a essere trascinata verso la sua fine.

Improvvisamente le sue gambe furono libere.

Sentì un cozzo.

Si voltò appena in tempo per vedere un uomo afferrare le maschere delle due creature e strapparle dalle teste adunche. Le facce cadaveriche si contorsero come carta che bruciava, la pelle raggrinzì e si riempì di vesciche in pochi istanti. Un gemito strozzato uscì dalle bocche prive di denti, come di chi non riusciva a respirare. Una serie di spasmi violenti e i due giacquero immobili a terra, il volto che si liquefaceva in una poltiglia biancastra.

«Cosa stai aspettando? In piedi, sei libera!» si sentì intimare. «Forza! Potrebbero arrivarne altri!»

La prospettiva di una nuova cattura le diede la scossa di tornare a muoversi.

Seguì l’uomo che la precedeva a passo spedito.

 

Sdraiata sul letto della casa nella quale si erano rifugiati, Katrin guardava la nebbia che vorticava fuori dalla finestra e ripensava alle parole di Guerriero, l’uomo che l’aveva salvata.

Alle volte c'è qualcosa di strano in quel grigio: non è una nebbia normale. È viva: sembra un gigante che respira, che non riesci a vedere, ma che è vicino a te. Quando c'è, la realtà cambia. È come se si aprissero delle porte, delle finestre che si affacciano su altri mondi, facendo arrivare il loro alito sulla Terra. Un sospiro capace di mutare la realtà. Le persone spariscono in mezzo a essa.

All’interno dei palazzi erano al sicuro, le aveva detto, dato che la nebbia non passava oltre ciò che era chiuso.

“Ma sarà davvero così?” pensò con un tremito. “Era meglio se fossi rimasta sulle colline, a patire la fame, piuttosto che finire in questo inferno.” Si raggomitolò su se stessa, come se questo potesse proteggerla da un mondo dove tutto era ostile.

Andrà tutto bene, te lo prometto.

“Non ne sono sicura, papà.” Si strinse con forza le braccia al petto. “Non ne sono per niente sicura.”

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@M.T. , un bel racconto scritto molto bene, cupo e angosciante. Soprattutto le descrizioni sono valide, un po' meno l'evidenza delle emozioni della protagonista.

 

Qualche osservazione:

 

17 ore fa, M.T. ha detto:

Ferma sulla collina, Katrin fissava la città. Sulla pianura sembrava uno stretto imbuto,

Non ho ben capito, La città sembrava uno stretto imbuto? Non mi quagra molto con la bella descrizione successiva.

 

17 ore fa, M.T. ha detto:

Gli umori acuti e penetranti dei peti dei tombini la circondarono, invadendole le narici e impregnando gli abiti e la pelle con la loro malsana emanazione.

Frase un po' troppo "ricca" e "sovraesposta", almeno per il mio gusto.

 

17 ore fa, M.T. ha detto:

Il fumo non apparteneva a falò da campo, dove il cibo era cotto: era l’esalazione di roghi d’esseri viventi che venivano gettati all’interno di profondi crateri e lasciati bruciare fino a che non ne rimaneva che ossa.

rimanevano

 

17 ore fa, M.T. ha detto:

Si sentì afferrare per un braccio, costretta a muoversi in fretta. Per un pezzo si lasciò guidare, ma poi la mente cominciò a schiarirsi. Lentamente si voltò verso chi la teneva: si vide riflessa nelle lenti scure di una maschera di gomma gialla.

Se fossi nelle condizioni di questa poveretta e mi sentissi afferrare per un braccio, le mie reazioni sarebbero molto più scomposte del suo "si lasciò guidare". Come pure, se mi vedessi "riflessa nelle lenti scure di una maschera di gomma gialla", come minimo mi cagherei sotto.

 

17 ore fa, M.T. ha detto:

La prospettiva di una nuova cattura le diede la scossa di tornare a muoversi.

La "scossa" personalmente non mi fa impazzire. Parlerei di "impulso".

 

17 ore fa, M.T. ha detto:

Andrà tutto bene, te lo prometto.

“Non ne sono sicura, papà.” Si strinse con forza le braccia al petto. “Non ne sono per niente sicura.”

Secondo me ha ragione lei. Riassumendo, un bel pezzo ben scritto.

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3 ore fa, Macleo ha detto:
20 ore fa, M.T. ha detto:

Ferma sulla collina, Katrin fissava la città. Sulla pianura sembrava uno stretto imbuto,

Non ho ben capito, La città sembrava uno stretto imbuto? Non mi quagra molto con la bella descrizione successiva.

Sì: lo spazio che occupa sulla pianura gli conferisce la forma di stretto imbuto. Non ci stava (come spazio intendo) la descrizione che volevo aggiungere, che sarebbe stata significativa: hai presente il disegno dell'Inferno di Dante, quello dei gironi? Ecco, come forma ricorda tanto quello (e visto com'è la città, la similitudine era appropriata).

 

3 ore fa, Macleo ha detto:
20 ore fa, M.T. ha detto:

Il fumo non apparteneva a falò da campo, dove il cibo era cotto: era l’esalazione di roghi d’esseri viventi che venivano gettati all’interno di profondi crateri e lasciati bruciare fino a che non ne rimaneva che ossa.

rimanevano

giusto :)

 

3 ore fa, Macleo ha detto:

Se fossi nelle condizioni di questa poveretta e mi sentissi afferrare per un braccio, le mie reazioni sarebbero molto più scomposte del suo "si lasciò guidare". Come pure, se mi vedessi "riflessa nelle lenti scure di una maschera di gomma gialla", come minimo mi cagherei sotto.

Vero, ma considera che la vista dei roghi di persone ha creato un forte choc e non è lucida (poi quando capisce cosa accade gli ritorna)

 

3 ore fa, Macleo ha detto:
20 ore fa, M.T. ha detto:

La prospettiva di una nuova cattura le diede la scossa di tornare a muoversi.

La "scossa" personalmente non mi fa impazzire. Parlerei di "impulso".

Suggerimento che mi piace :)

 

3 ore fa, Macleo ha detto:
20 ore fa, M.T. ha detto:

Andrà tutto bene, te lo prometto.

“Non ne sono sicura, papà.” Si strinse con forza le braccia al petto. “Non ne sono per niente sicura.”

Secondo me ha ragione lei.

Purtroppo sì.

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Il racconto è interessante e il mantra "andrà tutto bene" è ben utilizzato, come legame con il passato, come sprone verso il futuro, come speranza forse vana.

Non ho vere critiche, è più una questione di gusti: ho trovato diversi passaggi un po' pesanti, sovraccarichi di descrizioni, ma , ripeto, è questione di gusti.

20 ore fa, M.T. ha detto:

Ferma sulla collina, Katrin fissava la città. Sulla pianura sembrava uno stretto imbuto, ma lei non ci fece caso,

 

Forse sono lenta io ma ho dovuto rileggerla tre volte per capire cosa sembrasse un imbuto. Immagino sia la città, ma non è evidente.

Trovo brutto quel "giallo/grigio" con la barra: forse "gaillasstro", "giallo sporco", o altro sinonimo suonerebbe meglio.

20 ore fa, M.T. ha detto:

che facevano apparire la città un immenso campo di lance. Un campo inquietante

I due "campo" così ravvicinati magari si possono evitare.

 

20 ore fa, M.T. ha detto:

Gli umori acuti e penetranti dei peti dei tombini la circondarono, invadendole le narici e impregnando gli abiti e la pelle con la loro malsana emanazione

Sempre a mio gusto, ma trovo che ci siano troppi aggettivi in questo periodo. Una cosa tipo "Penetranti, i peti dei tombini le invasero le narici e le impregnarono abiti e pelle delle loro emanazioni (malsane)" potrebbe essere più scorrevole?

20 ore fa, M.T. ha detto:

Quando raggiunse l’incrocio, si rese conto di non sapere quale direzione

Anche qui la frase mi sembra pesante, sovraccarica: "Raggiunse l'incrocio ma non sapeva quale direzione..." oppure "Giunta all'incrocio, non sapeva.."

20 ore fa, M.T. ha detto:

Ma già conosceva la risposta:

 

20 ore fa, M.T. ha detto:

vide alla sua destra quello che era stato un negozio bruciare con furia, soffiandole contro una densa fumana nera che sapeva di carbone e plastica fusa.

"vide sulla sua destra i resti di un negozio bruciare con furia, la fumana sapeva di carbone e di plastica fusa"

 

20 ore fa, M.T. ha detto:

Il fumo non apparteneva a falò da campo, dove il cibo era cotto: era l’esalazione di roghi d’esseri viventi che venivano gettati all’interno di profondi crateri e lasciati bruciare fino a che non ne rimaneva che ossa.

Anche questo paragrafo è davvero complicato. Non ho consigli ma penso che dovresti provare a riscriverlo per renderlo più scorrevole e chiaro.

Mi fermo qui ma anche nella scena con i due esseri mascherati, parecchie farsi si possono semplificare per rendere meglio il ritmo concitato dell'aggressione, del trascinamento e del salvataggio.

 

Però il racconto si legge con piacere, nonostante lo scenario apocalittico e il personaggio disperato che cerca di rincuorarsi con le parole del padre, senza riuscirci davvero attira l'empatia del lettore.

Ciao

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20 ore fa, M.T. ha detto:

giallo/grigie

La barra obliqua generalmente suggerisce un'alternativa (il/la sottoscritto/a). Meglio giallo-grigie.

 

21 ore fa, M.T. ha detto:

cadaveri di auto arrugginite.

Sinceramente cadaveri non mi piace. Se non il classico relitti userei carcasse.

 

21 ore fa, M.T. ha detto:

dei peti dei tombini

Sempre con sincerità, anche peti non mi piace. Se non miasmi userei sbuffi.

 

21 ore fa, M.T. ha detto:

«Io non voglio morire!»

Come al cinema, questa frase, assieme a "C'è qualcuno" detto nelle case abbandonate mi indispone abbastanza. Ma almeno qui non si vede la faccia da ebete del/della protagonista.:)

 

Gusti personali a parte, ma sempre con sincerità, il racconto mi è piaciuto molto, vuoi per l'ambientazione decadente, vuoi per l'elemento horror che rientrano nelle mie corde.

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15 minuti fa, Vincenzo Iennaco ha detto:
22 ore fa, M.T. ha detto:

giallo/grigie

La barra obliqua generalmente suggerisce un'alternativa (il/la sottoscritto/a). Meglio giallo-grigie.

Sì, meglio :) 

 

1 ora fa, Befana Profana ha detto:

Trovo brutto quel "giallo/grigio" con la barra: forse "gaillasstro", "giallo sporco", o altro sinonimo suonerebbe meglio.

Non sarebbe quello che voglio scrivere; meglio come ha suggerito Vincenzo.

 

1 ora fa, Befana Profana ha detto:
22 ore fa, M.T. ha detto:

che facevano apparire la città un immenso campo di lance. Un campo inquietante

I due "campo" così ravvicinati magari si possono evitare.

 

Ho scelto di scrivere così per rafforzare la descrizione.

 

1 ora fa, Befana Profana ha detto:

 

22 ore fa, M.T. ha detto:

Gli umori acuti e penetranti dei peti dei tombini la circondarono, invadendole le narici e impregnando gli abiti e la pelle con la loro malsana emanazione

Sempre a mio gusto, ma trovo che ci siano troppi aggettivi in questo periodo.

 

20 minuti fa, Vincenzo Iennaco ha detto:
22 ore fa, M.T. ha detto:

dei peti dei tombini

Sempre con sincerità, anche peti non mi piace.

:oops:I peti non piacciono a nessuno :P 

 

21 minuti fa, Vincenzo Iennaco ha detto:
22 ore fa, M.T. ha detto:

«Io non voglio morire!»

Come al cinema, questa frase, assieme a "C'è qualcuno" detto nelle case abbandonate mi indispone abbastanza. Ma almeno qui non si vede la faccia da ebete del/della protagonista.:)

:rofl:

 

@Macleo (che mi sono dimenticato prima) @Vincenzo Iennaco @Vincenzo Iennaco grazie del passaggio :) 

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Ben descritto lo scenario post-apocalittico (anche se, in certi passaggi, ho avuto la stessa impressione di ridondanza e di eccessivo sovraccaricamento che ha fatto notare Befana Profana): vivo (o meglio morto, morente), veramente inquietante e orrifico. 

La narrazione procede spedita, in un climax crescente di angoscia e di terrore. Ho temuto veramente per le sorti della malcapitata protagonista al momento della cattura. 

Un racconto che mi ha ricordato, non so perché (visto che lì il contesto e il rapporto tra i protagonisti è diverso), il videogioco The Last of Us.

Bel lavoro. Un saluto. 

 

Modificato da Andrea28

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@Andrea28 Grazie del passaggio :) 

5 minuti fa, Andrea28 ha detto:

il videogioco The Last of Us

Non lo conosco, ma ormai coi videogiochi sono fermo a chissà quanti anni fa.

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21 ore fa, M.T. ha detto:

giallognola alimentata d

Metterei una virgola dopo giallognola 

 

21 ore fa, M.T. ha detto:

campo di lance. Un campo

Sai che non amo le ripetizioni, specie se così ravvicinate. Cambierei. 

 

21 ore fa, M.T. ha detto:

Gli umori acuti e penetranti dei peti dei tombini

Toglierei la specificazione dei peti dei tombini, si capisce e così pure eviti la ripetizione. 

 

22 ore fa, M.T. ha detto:

invadendole le narici e impregnando gli abiti e la pelle con la loro malsana emanazione. In pochi istanti si sentì sporca, provando l’impellente

Tutti questi gerundi non mi sembrano poi così necessari e a mio avviso appesantiscono la narrazione. Semplificherei. 

 

22 ore fa, M.T. ha detto:

che non ne rimaneva

Metterei il plurale: che non ne rimanevano che ossa. 

 

22 ore fa, M.T. ha detto:

La sua mente si chiuse dinanzi al quadro d’orrore che aveva davanti.

Dici "dinanzi al quadro d'orrore", quel "che aveva davanti" è superfluo. Toglierei. 

 

22 ore fa, M.T. ha detto:

Katrin s’inarcò cercando d’avvinghiarsi attorno a un palo di metallo. «Io non voglio morire!»

Katrin lanciò uno sguardo verso il vicolo scuro alla su

Sappiamo che è sempre Katrin la protagonista. Secondo me non è necessario specificarlo. 

 

lI racconto è scritto bene, come al tuo solito, ed è ben delineata l'atmosfera post-apocalittica. Sei bravo a descrivere, questo è sicuramente uno dei tuoi pregi. La cosa che però ho apprezzato meno è lo stile, spesso appesantito da frasi lunghe e abbondanza di aggettivi/gerundi, specie questi ultimi. La storia però fila liscia, mi è piaciuto tanto il ritmo, scandito da quel "Andrà tutto bene" in ricordo del padre. C'è l'angoscia per la sorte di Katrin, però le emozioni sono più raccontate che veramente mostrate e questo toglie un po' la forza al racconto. Resta però una buona prova. Sempre bravo, @M.T.

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Inutile dire che apprezzo gli scenari post-apocalittici, visto che vi ho ambientato anche il mio racconto (fuori concorso), per cui ti dico solo che la scelta mi piace.

On 3/12/2017 at 21:48, M.T. ha detto:

Sulla pianura sembrava uno stretto imbuto,

La faccenda del 'mbuto te l'hanno già segnalata tutti, ma in effetti è un'immagine un po' difficile da afferrare.

On 3/12/2017 at 21:48, M.T. ha detto:

Gli umori acuti e penetranti dei peti dei tombini la circondarono,

I peti dei tombini non mi piacciono molto come immagine. Per carità, i peti rivestono una posizione importante nella storia della letteratura, per citare wikipedia:

 

La flatulenza viene citata nella letteratura fin dall'antichità, come nel commediografo greco Aristofane, famoso per utilizzarla con fini parodistici (perfino degli omina divini) e nel Satyricon di Petronio Arbitro (I secolo), in cui Trimalcione intrattiene i suoi convitati con una lunga dissertazione sull'argomento.

Lo storico Svetonio attribuisce la condanna a morte del poeta Lucano da parte dell'imperatore Nerone al fatto che Lucano avesse citato un emistichio di Nerone (Sub terris tonuisse putes - "potresti credere sia tuonato sottoterra") subito dopo aver emesso una fragorosa flatulenza mentre si trovava ai bagni pubblici.

Nella Divina Commedia di Dante Alighieri, l'ultimo verso del Canto XXI dell'Inferno recita: «ed elli avea del cul fatto trombetta» in riferimento all'atto del diavolo Barbariccia che con questo segnale dà inizio alla marcia della sua cricca di diavoli.

Nel Gargantua di François Rabelais sono presenti numerose ricorrenze della parola "peto".

 

tuttavia tende sempre ad essere associata ad un tono parodistico e finisce per rovinare l'atmosfera.

 

On 3/12/2017 at 21:48, M.T. ha detto:

“Questo è troppo.”

 

On 3/12/2017 at 21:48, M.T. ha detto:

“Mi sono persa.” Il panico crebbe ancora di più.

Con uno sforzo cercò di calmarsi.

Il linguaggio è un po' troppo controllato per una persona in una situazione così difficile, anche se non ancora drammatica.

Non sono un fanatico dello show don't tell, anzi al contrario, però qualcosa di un po' più forte non ci starebbe male. Mostrare lei che si guarda attorno nel panico, i respiri profondi per cercare di calmarsi e cose del genere renderebbero più viva la scena.

On 3/12/2017 at 21:48, M.T. ha detto:

Andrà tutto bene, te lo prometto.

“Non ne sono sicura, papà.” Si strinse con forza le braccia al petto. “Non ne sono per niente sicura.”

Bello questo finale dubbioso.

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Ciao, @M.T.

iniziamo con le pulci:

On 3/12/2017 at 21:48, M.T. ha detto:

simili a lame smussate e dentellate,

personalmente toglierei questa frase. hai già scritto prima che la città appariva come un campo di lance.

On 3/12/2017 at 21:48, M.T. ha detto:

giallo/grigie

Beh, non mi piace. Preferirei grigiastre o giallastre.

On 3/12/2017 at 21:48, M.T. ha detto:

hanno del cibo con sé.

Semplicemente: "hanno del cibo".

On 3/12/2017 at 21:48, M.T. ha detto:

i primi edifici della periferia

"i primi edifici" e basta. A parte che hai usato la parola periferia poco sopra, si capisce che la protagonista si trova in periferia.

On 3/12/2017 at 21:48, M.T. ha detto:

provando l’impellente bisogno di lavarsi.

Toglierei anche questa frase. Mi sembra troppo ridondante.

On 3/12/2017 at 21:48, M.T. ha detto:

e tutto sapeva di fumo

Lo toglierei. Ci sono colonne di fumo che la protagonista usa come punti di riferimento, pertanto sarebbe stato logico supporre che l'odore non sarebbe stato diverso. Inoltre poco dopo descrivi l'odore di un negozio in fiamme.

On 3/12/2017 at 21:48, M.T. ha detto:

che venivano gettati all’interno di profondi crateri

Da chi?

On 3/12/2017 at 21:48, M.T. ha detto:

«Per favore, che qualcuno mi aiuti!»

Non è una frase da una che sta per morire. Troppo articolata. Io avrei scritto: "aiuto, aiuto, aiuto"

 

A parte queste bazzecole nate da opinioni personali, il racconto si legge con piacere e tutto in un fiato, ma lascia molti interrogativi senza risposta. Che cosa è successo? Un'epidemia? Un olocausto nucleare? Un'invasione aliena? Come ha fatto la protagonista a salvarsi? Chi sono i cattivi a quattro gambe?

L'idea non è da trascurare e io la svilupperei dando risposte ai precedenti quesiti (magari non siamo nemmeno sulla terra, l'uomo ha popolato un altro pianeta e ha scoperto solo dopo le sue minacce). Una prova interessante e che non leggo tutti i giorni.

Alla prossima.

 

Edison

 

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@M.T.

Il racconto mi è piaciuto, anche se lo snellirei nei punti che ti sono già stati segnalati.

L'unica impressione negativa è che mi è sembrato di leggere un frammento di un romanzo.

Avrei sicuramente speso qualche carattere in più per l'antefatto, ma l'ho trovato, comunque, interessante.

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On 3/12/2017 at 21:48, M.T. ha detto:

Ferma sulla collina, Katrin fissava la città. Sulla pianura sembrava uno stretto imbuto

Mi è poco chiaro. Il senso credo sia che dalla collina su cui è ferma Karen la città sottostante sembra uno stretto imbuto  (poi perché proprio un imbuto? )

Ferma sulla collina, Katrin fissava la città che appariva come...

 

On 3/12/2017 at 21:48, M.T. ha detto:

Un campo inquietante, sulla cui sommità incombeva una densa foschia giallognola alimentata dalle colonne di fumo che nascevano dalle zone centrali.

Erano soprattutto le rovine d’acciaio e cemento della periferia, simili a lame smussate e dentellate, a renderla restia ad avanzare. Stava per tornare sui suoi passi, ma un gorgoglio dello stomaco le ricordò che da due giorni non mangiava. Alzò lo sguardo di nuovo sulle colonne giallo/grigie che salivano al cielo.

ciò che mostri è piacevole e utilizzi due similitudini simili :) nello stesso periodo, però mi sembra voluto e non accidentale. 

gialĺo/grigie lo slash mi disturba, non so perché 

 

On 3/12/2017 at 21:48, M.T. ha detto:

“E se c’è fuoco, ci sono anche esseri umani, che sicuramente hanno del cibo con sé.”

Frase pesante. Il mio racconto ne è pieno, forse è più semplice essere obiettivi coi lavori altrui  (per me è spesso così)

Se c'è il fuoco ci sono esseri umani. E cibo 

 

On 3/12/2017 at 21:48, M.T. ha detto:

Gli umori acuti e penetranti dei peti dei tombini la circondarono

Ahahaahah. Dai! @simone volponi si è impadronito di te. 

 

On 3/12/2017 at 21:48, M.T. ha detto:

vide alla sua destra quello che era stato un negozio bruciare con furia

Mi pare ci sia la consecutio sballata

 

On 3/12/2017 at 21:48, M.T. ha detto:

Lentamente si voltò verso chi la teneva

Forse tratteneva

 

Il racconto funziona, le atmosfere postapocalittiche mi piacciono sempre. Il gas che vengono dai tombini mi ricordano le nuvole acide de La Strada, probabile deriva delle colpe dell'uomo. Scritto bene, si legge volentieri. 

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18 ore fa, Edison ha detto:

L'idea non è da trascurare e io la svilupperei dando risposte ai precedenti quesiti (magari non siamo nemmeno sulla terra, l'uomo ha popolato un altro pianeta e ha scoperto solo dopo le sue minacce).

 

Vedere risposta sotto.

 

11 ore fa, Sira ha detto:

L'unica impressione negativa è che mi è sembrato di leggere un frammento di un romanzo.

Impressione non è del tutto errata: il pezzo si rifà a un evento presente in una delle mie opere e mostra il punto di vista di Katrin, che qui è la protagonista.

 

4 ore fa, Plata ha detto:

Ahahaahah. Dai! @simone volponi si è impadronito di te. 

:D 

 

Grazie del passaggio e dei commenti :) 

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