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camparino

Santeria - rivisitato

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Trinidad (Cuba)

Il rifugio di lamiera ondulata era posto ai margini della grande baraccopoli, separato da una fossa di acqua melmosa, dove marcivano i resti di un cane decapitato. Nessuno si avvicinava. Dicevano fosse la tana del Baron Samedi, signore della morte.

Dentro c'era un altare, coperto da una consunta pelle di caimano. Sopra l'altare, un crocefisso rovesciato, un coltello arrugginito, una immaginetta di San Bartolomeo, protettore dei macellai. E una candela accesa.

La Santera era seduta su uno sgabello. Nelle mani contorte stringeva una bambola di pezza. Sulla spalla, passeggiava uno scorpione bluastro.

Era tanto vecchia, consunta e miserabile da sembrare già morta. Nei suoi occhi velati dal glaucoma tutto il dolore e la cattiveria del mondo. E comprensione.

La donna inginocchiata davanti a lei pariva una madonna nera. Nuda, sotto il velo.

I grandi occhi dilatati dalla droga.

La Santera le diede un foglio stropicciato. La donna si alzò, languida come un felino svogliato. Lo mise sulla fiamma della candela.

Mentre bruciava, recitò la preghiera.

“Gloriosa Sant’Elena, tu che sei la regina di Gerusalemme. Da Gerusalemme tre chiodi portasti. Uno l’offristi alla marea e alle onde del mare. Io sono qui che chiedo dalla tua mano gli altre due chiodi. Uno che si conficchi nel cuore di lui, perché mi ami. Uno che si conficchi nella sua fronte, perché non mi dimentichi”.

 

Milano

Nel salone delle assemblee, gremito di azionisti, l'avvocato leggeva la relazione del collegio sindacale. Si interruppe, avvertendo un dolore lancinante alla testa e quindi una fitta al costato. L'assemblea fu sospesa e l'uomo fatto stendere su un divano. Qualcuno chiamò il pronto soccorso.

Sull'ambulanza, l'avvocato decise di tornare una ultima volta a Cuba.

Il dolore cessò.

Intanto, il foglio aveva smesso di bruciare.

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Ciao @camparino, il tuo stile di scrittura maturo e consapevole mi piace molto.

Non ho molto da dirti, se non "complimenti".

 

Solo un paio di cose, ma veramente solo un paio.

1 ora fa, camparino ha detto:

Dentro c'era un altare, coperto da una consunta pelle di caimano. Sopra l'altare, un crocefisso rovesciato,

Io sono un amante delle ripetizioni musicali nei testi. Questa è l'unica che mi è saltata all'occhio come "a rischio". Pensaci un attimo, se vale la pena di tenerla o meno.

 

1 ora fa, camparino ha detto:

pariva una madonna nera

Credo che questo sia un refuso.

 

Ancora congratulazioni, da parte di un novellino su WD. :)

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@camparino Ste, con poche pennellate riesci a descrivere emozioni e avvenimenti complessi con grande raffinatezza. Sei bravissimo! Nient'altro da dichiarare :)

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Il solito @camparino:sss:

Che bello. Piaciuto tanto. Molto sincretismo cattolico yoruba. Anzi. Poco sincretismo e molto yoruba! ;)

Cultura e riti vicini alla tradizione afro-americana, anche. Non nomini mai nulla, ma tutto emerge... Bravissimo. In questo riscontro sempre la tua capacità di sintesi e la tua abilità di scrivere piccoli, piccolissimi romanzi di senso compiuto.

 Qualche osservazione sotto.

Prendimi con le pinze!

Oppure, vieni a prendermi fuori  da un carcere. ;) 

 

Vado.

Trinidad (Cuba)

Il rifugio di lamiera ondulata era posto ai margini della grande baraccopoli, separato da una fossa di acqua melmosa, dove marcivano i resti di un cane decapitato. Nessuno si avvicinava. Dicevano fosse la tana del Baron Samedi, signore della morte.

Dentro c'era un altare, coperto da una consunta pelle di caimano. Sopra l'altare, un crocefisso rovesciato, un coltello arrugginito, una immaginetta di San Bartolomeo, protettore dei macellai. E una candela accesa.

La Santera era seduta su uno sgabello. Nelle mani contorte stringeva una bambola di pezza. Sulla spalla, passeggiava uno scorpione bluastro.

- mettre un trattino dopo Trinidad. Non mipiacciono i trattini, ancor meno le parentesi se non necessarie.

- via virgola dopo melmosa.

 

 

Era tanto vecchia, consunta e miserabile da sembrare già morta. Nei suoi occhi velati dal glaucoma tutto il dolore e la cattiveria del mondo. E comprensione.

- Occhi velati - glaucoma. Bello. Cattiveria del mondo: bellissimo.

 

La donna inginocchiata davanti a lei pariva una madonna nera. Nuda, sotto il velo.

I grandi occhi dilatati dalla droga.

La Santera le diede un foglio stropicciato. La donna si alzò, languida come un felino svogliato. Lo mise sulla fiamma della candela.

Mentre bruciava, recitò la preghiera.

“Gloriosa Sant’Elena, tu che sei la regina di Gerusalemme. Da Gerusalemme tre chiodi portasti. Uno l’offristi alla marea e alle onde del mare. Io sono qui che chiedo dalla tua mano gli altre due chiodi. Uno che si conficchi nel cuore di lui, perché mi ami. Uno che si conficchi nella sua fronte, perché non mi dimentichi”.

- refuso: pareva

- alzerei la frase, "i grandi occhi..."

- languida come un felino svogliato... bellissimo. Però unirei le due frasi legno svogliato e lo mise...

 

 

Milano

Nel salone delle assemblee, gremito di azionisti, l'avvocato leggeva la relazione del collegio sindacale. Si interruppe, avvertendo un dolore lancinante alla testa e quindi una fitta al costato. L'assemblea fu sospesa e l'uomo fatto stendere su un divano. Qualcuno chiamò il pronto soccorso.

Sull'ambulanza, l'avvocato decise di tornare una ultima volta a Cuba.

Il dolore cessò.

Intanto, il foglio aveva smesso di bruciare.

 

- doveresti dire Italia, solo per par condicio. ;) 

- Sull'ambulanza, l'avvocato decise di tornare una ultima volta a Cuba. con il pensiero? In ogni caso, alzerei la frase...

- toglierei quel "avvertendo" (avversità ai gerundi) Se scrivi: Si interruppe per un dolore... Mi sembra più lineare...

 

Modificato da Rica

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On 2/12/2017 at 16:50, camparino ha detto:

Nelle mani contorte stringeva una bambola di pezza.

Non ho capito quel "contorte". 

 

On 2/12/2017 at 16:50, camparino ha detto:

Nei suoi occhi velati dal glaucoma tutto il dolore e la cattiveria del mondo. E comprensione.

Bellissima questa parte. 

 

On 2/12/2017 at 16:50, camparino ha detto:

I grandi occhi dilatati dalla droga.

secondo me quel "grandi" stona un po'. Meglio: "gli occhi dilatati dalla droga.", più d'impatto.

 

On 2/12/2017 at 16:50, camparino ha detto:

Si interruppe, avvertendo un dolore lancinante alla testa e quindi una fitta al costato Superfluo secondo me.

 

On 2/12/2017 at 16:50, camparino ha detto:

una ultima

Vedo che non usi gli apostrofi. Precisa scelta stilistica?

 

Il tuo stile mi piace troppo. Minimale, con due pennellate secche e mezza similitudine riesci a descrivere meglio situazioni/cose/luoghi di quanto farebbero pagine di pomposi sproloqui.

Gran pezzo. Un saluto.

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13 minuti fa, Andrea28 ha detto:

Non ho capito quel "contorte". 

 

Hai ragione. Era meglio "deformate dall'artrite". Ma c'era già il glaucoma. Finiva che gli davo pure le emorroidi.

 

16 minuti fa, Andrea28 ha detto:

Vedo che non usi gli apostrofi.

Si. Cerco di farlo il meno possibile. Non è proprio una scelta. Ma mi scorre meglio la frase.

 

Ciao Andrea, grazie mille.

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Buona domenica @camparino :D commento questo mini racconto.

 

Più che un racconto, mi pare un frammento. Ha le basi molto solide per diventare qualcosa di più. Mi trovo d'accordo con @Sinoe , sintetico ma di gran classe. L'incipit mi da un senso di timore, vedo un pizzico di satanismo. In certi punti, mi ha fatto impressione.

 

A rileggerti.

Flo

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@camparino

Ciao. Per dirti che mi è piaciuto. Molto ha giocato il fatto che io a riti del genere ci credo anche; non m'intendo di Santeria (lo scrivo maiuscolo, non si sa mai...) ma mi riferisco ad altri riti che ho sentito e taluni anche visto nelle profondità della mia terra, dove il tempo si è fermato.  Riti d'amore e maledizioni che funzionano. E i mass media nulla possono contro. Manco Super Quark. Per fortuna.

Bravo.

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Bellissimo, non c'è che dire. Poche parole, immagini precise ed evocative. Una fotografia che rimane impressa.

E infatti sono tornato a rileggerlo più volte per capire cosa sia che fa funzionare alla grande un racconto così breve.

Lo sfondo di una Cuba sovrannaturale. I particolari di una scenografia torbida e malsana. Il collegamento lampo tra due mondi diversi.

Lo trovo molto...visivo. Mi pare quasi di vederlo già tradotto in immagini sullo schermo di un cinema o di un televisore.

Immagino che questa debba essere la scrittura, oggi. Molto veloce, molto intrigante.

Difficile da realizzare. Complimenti. 

 

Alle 2/12/2017 at 16:50, camparino ha detto:

Trinidad (Cuba)

Il rifugio di lamiera ondulata era posto ai margini della grande baraccopoli, separato da una fossa di acqua melmosa, dove marcivano i resti di un cane decapitato. Nessuno si avvicinava. Dicevano fosse la tana del Baron Samedi, signore della morte.

Incipit perfetto.

Alle 2/12/2017 at 16:50, camparino ha detto:

Dentro c'era un altare, coperto da una consunta pelle di caimano. Sopra l'altare, un crocefisso rovesciato, un coltello arrugginito, una immaginetta di San Bartolomeo, protettore dei macellai. E una candela accesa.

Quali sono le parole che rendono due righe così intriganti? Le mie sono queste: altare (sappiamo già che non è quello di una messa cattolica e quindi magia nera, evocazioni, demoni) pelle di caimano (riti esoterici, sacrifici di animali, di nuovo magia nera), protettore dei macellai (lama di coltello, sangue)  

Alle 2/12/2017 at 16:50, camparino ha detto:

La Santera era seduta su uno sgabello. Nelle mani contorte stringeva una bambola di pezza. Sulla spalla, passeggiava uno scorpione bluastro.

E' un tatuaggio. Se pensassi che sia un animale vero lo troverei eccessivo.

Alle 2/12/2017 at 16:50, camparino ha detto:

Era tanto vecchia, consunta e miserabile da sembrare già morta. Nei suoi occhi velati dal glaucoma tutto il dolore e la cattiveria del mondo.

Stupendo

Alle 2/12/2017 at 16:50, camparino ha detto:

E comprensione.

Comprensione di che? Se rimane sul generico da alla strega una pennellata di umanità (vaga e superficiale) che a me rovina un po' l'effetto della splendida descrizione precedente. Io questa la eliminerei. O ci aggiungerei qualcosa di più specifico. Che regga il confronto con i passaggi precedenti.

Alle 2/12/2017 at 16:50, camparino ha detto:

 

Milano

Nel salone delle assemblee, gremito di azionisti, l'avvocato leggeva la relazione del collegio sindacale. Si interruppe, avvertendo un dolore lancinante alla testa e quindi una fitta al costato. L'assemblea fu sospesa e l'uomo fatto stendere su un divano. Qualcuno chiamò il pronto soccorso.

Sull'ambulanza, l'avvocato decise di tornare una ultima volta a Cuba.

Il dolore cessò.

Intanto, il foglio aveva smesso di bruciare.

Non mi convince l'ultima riga che ci riporta sulla scena di Cuba. Non lo trovo corretto, visto lo stacco e la specifica con il nome della città italiana. Magari aggiungerei "Intanto, a tot chilometri di distanza" oppure "dall'altra parte dell'oceano". Cose così.

 

Ho mosso un paio di osservazioni giusto per non sembrare troppo elogiativo.

Ma è un gran pezzo. L'hanno detto e lo ripeto. Alla prossima, Stefano. 

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34 minuti fa, Roberto Ballardini ha detto:

Se pensassi che sia un animale vero lo troverei eccessivo.

Ciao Roberto, grazie mille.

No no, è uno scorpione vero. E' una cosa abbastanza curiosa. Così la racconto.

Il veleno dello scorpione azzurro cubano ha un effetto necrotizzante sulle cellule. La medicina ufficiale lo sperimenta da tempo come possibile cura per necrotizzare le cellule cancerose. Ovviamente con tutte le cautele e le riserve del caso.

Ma alcune santere molto brutalmente lo vendono ai disperati dei viaggi della speranza.

Così lo scorpione vivo è spesso presente nei loro riti. 

 

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Ciao @camparino, che bello questo racconto! Non mi aspettavo potesse essere così coinvolgente, tanto è breve, e invece la tua scrittura mi ha piacevolmente stupita. La solennità del rito che descrivi è tangibile, complici i dettagli dosati con sapienza, così come il degrado in cui viene celebrato. Tutto sembra svolgersi davanti agli occhi del lettore. Molto bravo.

 

Solo una nota:

Alle 2/12/2017 at 16:50, camparino ha detto:

Il rifugio di lamiera ondulata era posto ai margini della grande baraccopoli, separato da una fossa di acqua melmosa

Si intuisce, ma a mio avviso non è molto chiaro, che ti riferisci alla separazione tra il rifugio e il resto della baraccopoli. Opterei, ad esempio, per "Il rifugio di lamiera ondulata era posto ai margini della grande baraccopoli, a separarlo da essa una fossa di acqua melmosa". Ma si tratta di mero gusto personale.

Inoltre, concordo con l'osservazione fatta da Roberto circa l'ultima riga del brano.

 

Ancora complimenti, a rileggerti! 

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adoro i racconti così: brevi, incisivi, chiari nella descrizione di ambiente e personaggi, che riescono a contenere una o più storie come in questo caso. Quando parlo di un nuovo modo di scrivere mi riferisco a questo. Gli editori ne prendano atto. Bravissimo @camparino ci hai mostrato due continenti, due culture, due mondi opposti. La "maaria" come si dice dalle mie parti (la magia) è soprattutto nel tuo racconto.

A rileggerti

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Niente da fare, mi piace troppo come scrivi. No, aspetta. "Come scrivi" non rende bene l'idea: mi piace ciò che scrivi.

 

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