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Sissy

Oltre il primo romanzo: riflessioni

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Ciao a tutti.

Vorrei condividere con voi la mia esperienza. In questo forum, sono tanti quelli che sono alla prima pubblicazione, o che la ricercano, ma ci sono anche tanti autori che sono andati oltre.

Sto iniziando a scrivere il mio quarto romanzo. Degli altri tre, il primo è uscito nel 2015, il seguito uscirà fra qualche giorno e un altro romanzo sarà lanciato a gennaio. Pubblicati con editori diversi.  Con il primo romanzo, la ricerca di un editore occupava gran parte del mio tempo e delle mie energie. Con gli altri due, meno, molto meno.

Ora che mi trovo a scrivere un nuovo romanzo, non penso in nessun modo all’editore. Inoltre, sono meno concentrata sulla storia. Mi spiego. Prima, avevo una storia da raccontare e ho cercato di raccontarla nel modo migliore, mettendo in campo tutto ciò che sapevo, ascoltando i suggerimenti che mi sono stati dati dagli editor, ritornando spesso a rileggere e criticare ciò che avevo scritto.

In questo momento, oltre a tutto questo processo, c’è qualcosa di nuovo. Sono molto più interessata a “Come racconto la mia storia?”: oltre alle sottotrame, alle ambientazioni, alle caratterizzazioni, ai dialoghi, sto riflettendo sullo stile. Sto studiando i movimenti del primo Novecento, che mi affascinano molto. La ricerca del “come”, “in che modo” è davvero esaltante e non penso al fatto di riuscire a pubblicare o meno, se troverò un editore o meno.

C’è un grande fermento nella mia mente e nella mia anima che coinvolge questo “atto creativo”, che però è libero da altri tipi di preoccupazioni.

Qual è la vostra esperienza?

Grazie a chi vorrà condividere la sua esperienza!

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Beh, io ho pubblicato il primo romanzo con un editore free e mi sembrava di aver sfondato un muro. Poi ho scoperto che si tratta solo del primo passo e che potrebbe anche essere l'ultimo, se la tua C.E. non ti pubblicizza e non ti porta alle fiere. Non mi sono curato dei pareri delle agenzie e l'ho trovato da solo, adesso, dopo i pareri negativi relativi al secondo lavoro, non ho le idee chiare. Potrei inviarlo in modo autonomo agli editori come ho fatto un anno fa, ma a quale scopo? Essere pubblicato nuovamente da chi riesce a farti vendere venti copie? L'ossessione per le agenzie nasce proprio dalla speranza di arrivare a una C.E. meno modesta, ma a quanto pare non fanno altro che farsi pagare per le famigerate schede che mai portano alla rappresentanza. Del terzo romanzo, alla luce di quanto scritto, ti dico che ho interrotto la stesura quando mancavano solo una trentina di pagine. Da quel che ho capito tu hai avuto una piena evoluzione artistica che ti fa ignorare il lato più prosaico della scrittura, vale a dire la notorietà e le vendite. Ti faccio i miei complimenti, però, dal mio modesto punto di vista, se non si riesce a conquistarsi una fettina di pubblico tanto vale scrivere per diletto o non farlo del tutto.

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@Sissy Ho passato e passo la stessa cosa. Dopo aver imparato a dare una forma decente alla prosa, ho cominciato a preoccuparmi dello stile, e del tipo di letteratura che voglio fare. Ed è stata una cosa davvero piacevole, che comincia a dare i suoi frutti. Riesco a dire, mi serve un capitolo di transizione, ora uno d'azione, qui ci va un dialogo, qua un dettaglio, qui un pensiero, accelero e diminuisco il ritmo a piacimento... e così via. Mi ha dato cognizione di causa, su cosa voglio fare e come voglio farlo.

 

E il pensiero di tutte le cose che devo ancora imparare mi esalta.

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3 ore fa, Sissy ha detto:

Ora che mi trovo a scrivere un nuovo romanzo, non penso in nessun modo all’editore. Inoltre, sono meno concentrata sulla storia. Mi spiego. Prima, avevo una storia da raccontare e ho cercato di raccontarla nel modo migliore, mettendo in campo tutto ciò che sapevo, ascoltando i suggerimenti che mi sono stati dati dagli editor, ritornando spesso a rileggere e criticare ciò che avevo scritto.

In questo momento, oltre a tutto questo processo, c’è qualcosa di nuovo. Sono molto più interessata a “Come racconto la mia storia?”: oltre alle sottotrame, alle ambientazioni, alle caratterizzazioni, ai dialoghi, sto riflettendo sullo stile. Sto studiando i movimenti del primo Novecento, che mi affascinano molto. La ricerca del “come”, “in che modo” è davvero esaltante e non penso al fatto di riuscire a pubblicare o meno, se troverò un editore o meno.

C’è un grande fermento nella mia mente e nella mia anima che coinvolge questo “atto creativo”, che però è libero da altri tipi di preoccupazioni.

Io invece ormai sono al contrario, nel senso che ogni volta che inizio un nuovo romanzo la prima domanda è: "A chi lo do?". Perché è vero che si scrive per se stessi, ma si fa anche per gli altri, perciò la scelta dell'editore è importante. E, sebbene in maniera appena percettibile, devo ammettere che un po' lo stile e la storia vengono piegati alla linea dell'editore che ho scelto.

Però io sono quasi all'ottava pubblicazione, ormai non dico che sia un mestiere ma sicuramente una fetta notevole della mia vita e del mio tempo, quindi magari è un discorso un po' diverso rispetto al tuo.

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@Marco ML ho pubblicato con due piccoli editori. Il primo è molto orientato al mercato digitale, mentre il secondo è un editore vecchio stampo. 

Con il primo, nonostante io non abbia fatto presentazioni né fiere, sono andata ben oltre le 500 copie vendute, con una promozione fatta da me, e si trattava di un romanzo di fantascienza. Ho ottenuto recensioni positive, qualcuno mi ha detto che il romanzo non gli è piaciuto, ma ci sta, i gusti sono gusti! Visto che il romanzo con l'altro editore uscirà a gennaio, non posso parlare delle differenze, con un editore che va ad alcune fiere e organizza presentazioni. Si tratta poi di narrativa, quindi è un settore nuovo per me.

È vero, avere un buon riscontro ti dona la carica, l'energia per andare avanti. È anche vero, però, che io non sono ossessionata dalle vendite e dai proventi. Il lato artistico, come tu lo definisci, è per me fondamentale. Scrivere è come dipingere. È una forma d'arte e ciò che mi appassiona è, appunto, la forma.
Mi dispiace per la tua situazione. Succede a tutti di bloccarsi, soprattutto quando hai una nuvola negativa intorno. Forse, potrebbe esserti utile fermarti del tutto e dedicarti ad altro, per qualche tempo. Magari leggere qualcosa che ti piaccia. Fare qualcosa che ti piaccia e poi, riprendere in mano i tuoi lavori. In bocca al lupo! 

 

@JPK Dike Sì, anche per me è così. È qualcosa che mi appassiona, mi coinvolge e che voglio esplorare senza tralasciare nulla. Sono proprio nella fase "studio tutto quello che mi serve". Manuali di scrittura, ma anche tecniche del cinema, della pittura. Come nasce un quadro? Dalla scelta di come dipingere, con quale stile, quale gamma di colori e via dicendo. Anche un quadro ha, poi, una struttura narrativa. Insomma, è uno stato esaltante che, al momento, non vuole cedere alla logica del mercato (che magari vorrebbe tempi di scrittura non troppo lunghi!)

 

@Valentina Capaldi Sì, probabilmente è una situazione diversa. Io non so cosa verrà fuori da questa fase creativa. Suppongo un romanzo di narrativa "a modo mio", perché le mie storie sono particolari. Scrivo storie strane e probabilmente questo mi porta a escludere la maggior parte degli editori. Quindi, non riuscirei a scrivere per un editore preciso. Che sia un bene, o un male, in questo momento non riesco a dirlo, però scrivo per passione e definire questa passione un mestiere è per me ancora presto. 
Davvero complimenti per l'ottavo romanzo! Otto è il numero preferito di mia figlia. Mi chiede spesso di scrivere un romanzo per ragazzi, ma io non saprei da che parte cominciare ;)

 

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Oltre il primo romanzo...che ho auto pubblicato e auto affondato sono nati il secondo e il terzo. Nel frattempo ho rivisto il primo e mi sono accorto che aveva diversi difetti di gioventù e li ho corretti riscrivendone alcune piccole parti e aggiustando dialoghi e luoghi comuni. Ora ho un pacchetto di tre capolavori incompresi e se trovo un editore disposto ad accollarseli e che mi sembri commercialmente agguerrito mi deciderò a darli in pasto al grande pubblico.:asd: L'altra settimana ho cominciato il quarto. Perché? Ovvio, perché mi diverto, ho un sacco di tempo libero e ci sono una decina di affezionati lettori che continuano a chiedermi altri romanzi e non posso deluderli!

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11 minuti fa, heightbox ha detto:

L'altra settimana ho cominciato il quarto. Perché? Ovvio, perché mi diverto, ho un sacco di tempo libero e ci sono una decina di affezionati lettori che continuano a chiedermi altri romanzi e non posso deluderli!

Perché non riesco a pensarla come te? Qual è il tuo segreto?

 

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Il mio segreto? @Marco ML non mi interessa diventare uno scrittore. O meglio mi interesserebbe solo essere il nuovo Carrisi (per le vendite) e siccome so che non è possibile ci rido sopra e mi diverto a creare storie per i miei personaggi. E' come farsi un bel giro in biciletta e goderselo sapendo bene che non sarai mai come Pantani e che quando comincia la salita ti fermi al bar mangi un panino e torni a casa.;)

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Ho pubblicato il primo romanzo nel 2011 con un piccolo editore free. Non conoscendo il mondo dell'editoria ed essendo totalmente inesperta ho inviato a una serie di case editrici a caso. Mi hanno risposto ovviamente anche editori a pagamento (subito scartati) e tre piccole free, per cui ho anche fatto una scelta. E' stata un'emozione grandissima, sono stata a qualche fiera e ho fatto alcune presentazioni. Pensavo che la cosa sarebbe finita lì, e, invece, da quel momento mi si è sbloccata la vena creativa e ho cominciato a scrivere altri romanzi. Scrivere è diventata quasi una necessità. Per il secondo la scelta degli invii è stata decisamente più curata. Ho pubblicato con una casa editrice, ben recensita qui sul forum, nel 2016. Con il terzo, ancora inedito, ho avuto la sorpresa di essere selezionata come finalista per la sezione inediti a un premio letterario nazionale (la finale è stata a Roma il mese scorso), un premio dedicato ad opere incentrate sul senso del dovere e impegno sociale (lotta alla criminalità, lotta alle diseguaglianze, etc). 

Quest'ultima cosa mi ha regalato momenti bellissimi, mi sono trovata in mezzo ad altri autori non solo bravi e con più esperienza di me, ma che condividono certi valori e ideali in cui credo fermamente. Insomma, tutto questo, per me va ben al di là della pubblicazione o del numero di copie vendute. Mi sono accorta, poi, che con il tempo la mia scrittura è migliorata. Se leggo cose che ho scritto tempo fa, mi rendo subito conto di ciò che non va e che va tagliato o migliorato. Penso che sia normale se si continua a scrivere (con l'esercizio si migliora). Rispetto al primo libro, credo di avere acquisito più tecnica (con la creazione delle scalette o della trama, prima di cominciare a scrivere). Quando scrivo, comunque, non penso alla pubblicazione, penso solo alla storia che ho nella testa. La ricerca dell'editore è la fase successiva alla conclusione e, in effetti, ci perdo più tempo adesso perché nella ricerca sono più selettiva.

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@Sissy ciao. Ho pubblicato tre romanzi, sto per cominciare il percorso con il quarto. Condivido perfettamente il tuo discorso sullo stile, sulla ricerca di raccontare sempre in modo diverso una nuova storia. Nello stesso tempo, però, con le nuove opere avverto pure una certa "ansia" da risultato. Mi spiego... il mio terzo romanzo è stato, se vogliamo, un nuovo inizio. Non pubblicavo qualcosa dal 2009, quindi è stato come esordire daccapo. Ma una volta rientrato nel mondo editoriale, il pensiero che molto probabilmente il nuovo romanzo sarà pubblicato mi induce a un tipo di scrittura più pensata, meno libera, più attenta al probabile impatto col pubblico. Un limite o piuttosto una risorsa? Lo scoprirò.

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Credo che ogni personaggio, o più semplicemente ogni storia, abbia una propria voce che impone allo scrittore un determinato taglio da usare nella scrittura.

Con l'esperienza, poi, la scrittura cambia in meglio e lo stile inizia ad emerge sempre più.

Per esempio, io ho scritto un saggio di critica letteraria, due epic fantasy (vorrei scriverne un terzo), racconto LGBT, romanzo breve storico-biografico (in cerca di editore) e, al momento, un romantico-storico. In ognuno, ho usato diversi "sistemi" di scrittura: media res, terza persona, prima persona, passato remoto, presente. Ho voluto sperimentare e, al tempo stesso, mi sono lasciato influenzare (per così dire) dalla voce del protagonista (penso che non siamo noi scrittori a decidere sempre il modo e il tempo in cui scrivere la storia; mi piace pensare che siano i personaggi stessi a sussurrarci il sentiero giusto da percorrere).  

Nel momento in cui scrivo, penso solamente alla storia, raramente al dopo.

Una volta finito, lascio riposare il testo per alcuni mesi, così da dimenticarlo; poi lo rileggo e lo correggo, inviandolo a qualche casa editrice.

Per fortuna, ho una piccola ma dinamica casa editrice che continua a manifestare interesse nei miei libri. Non ho paura di non trovare un posto a un eventuale, futuro libro.

Una volta superato, per così dire, il primo libro e l'aggancio con un direttore editoriale/editor/editore, scrivere, almeno per me, è diventato davvero un'esperienza unica. 

Son certo che continuerò a scrivere finché avrò dei personaggi che mi gironzolano in casa desiderosi di raccontarmi la loro storia. E io di trascriverla. Felice.

Forse sono uscito dal tema, scusate!

 

 

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On 2/12/2017 at 18:38, RitaMas ha detto:

. E' stata un'emozione grandissima, sono stata a qualche fiera e ho fatto alcune presentazioni. Pensavo che la cosa sarebbe finita lì, e, invece, da quel momento mi si è sbloccata la vena creativa e ho cominciato a scrivere altri romanzi. Scrivere è diventata quasi una necessità. P

 

Beata te, la mia voglia è sparita proprio dopo la prima presentazione...

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@RitaMas complimenti! 

@Writerock

@Mister Frank

È molto bello leggere le vostre esperienze positive. Grazie. A volte, e non mi riferisco al Forum, ma estendo questa considerazione a tanti altri ambiti, parliamo e discutiamo più spesso degli eventi negativi. Passiamo poco tempo a raccontarci ciò che ci accade di bello, piacevole e soddisfacente. Spesso, evitiamo di farlo per una sorta di umiltà che ben capisco, ma io credo che condividere il bello della vita possa dare molto, anche in questo forum. La maggior parte di noi percepisce una vera e propria passione per la scrittura, che non può esaurirsi alla nostra prima creazione e che, poi, trova la sua strada. La bellezza e la soddisfazione di ciò che fate si legge nelle vostre risposte. Sebbene non sia sempre "rose&fiori" (io, per esempio, sto "litigando" con il mio editore per la Cover :P ), nel mondo dell'editoria si trovano anche persone con cui ci si trova bene e si collabora insieme volentieri, oppure, scegliendo l'autopubblicazione, si trovano soddisfazione e la libertà di esprimersi.

 

Io vorrei solo avere più tempo per leggere, perché leggo tantissimi saggi, ma il numero dei romanzi è sempre nettamente inferiore...

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50 minuti fa, Sissy ha detto:

Io vorrei solo avere più tempo per leggere, perché leggo tantissimi saggi, ma il numero dei romanzi è sempre nettamente inferiore...

Anche io! :occhiali:

Leggo molti saggi e manuali per gli studi universitari (ambito umanistico) :D 

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4 ore fa, Mister Frank ha detto:

Anche io! :occhiali:

Leggo molti saggi e manuali per gli studi universitari (ambito umanistico) :D 

 

Io invece leggo saggi per passione :D di filosofia, psicologia, etnologia, scienze naturali, fisica... 

L'ultimo romanzo l'ho letto questa estate.

 

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On 5/12/2017 at 10:15, Writerock ha detto:

Ma una volta rientrato nel mondo editoriale, il pensiero che molto probabilmente il nuovo romanzo sarà pubblicato mi induce a un tipo di scrittura più pensata, meno libera, più attenta al probabile impatto col pubblico. Un limite o piuttosto una risorsa? Lo scoprirò.

 

Trovo questo punto interessante. Quindi, c'è un pensiero rivolto a ciò che potrebbe piacere/non piacere al pubblico? 

Leggevo su un saggio di scrittura del "patto" che si instaura fra autore e lettore, sul fatto che "chi scrive deve tenere sempre presente il destinatario della narrazione" (riferito alla verosimiglianza di un testo). 

 

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10 ore fa, Marco ML ha detto:

Beata te, la mia voglia è sparita proprio dopo la prima presentazione...

Come mai? C'è stato qualcosa che ti ha bloccato (magari l'impatto con il pubblico)?

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@Sissy Grazie!

La passione per la scrittura è ciò che ci spinge a superare le difficoltà, a non farci scoraggiare dai rifiuti e dalle amarezze. Ma credo che valga per qualsiasi ambito della vita...

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1 ora fa, RitaMas ha detto:

Come mai? C'è stato qualcosa che ti ha bloccato (magari l'impatto con il pubblico)?

No, tutt'altro: io sono andato benissimo. Avevo chiesto all'agenzia di stampa, pagata profumatamente in anticipo, un pubblico di blogger, giornalisti, editori, scrittori, intellettuali, etc... Mi ha portato delle persone a caso e vecchietti scongelati per l'occasione, gente più adatta ad ammazzare il tempo in un centro commerciale.

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14 ore fa, Sissy ha detto:

 

Trovo questo punto interessante. Quindi, c'è un pensiero rivolto a ciò che potrebbe piacere/non piacere al pubblico? 

Leggevo su un saggio di scrittura del "patto" che si instaura fra autore e lettore, sul fatto che "chi scrive deve tenere sempre presente il destinatario della narrazione" (riferito alla verosimiglianza di un testo). 

 

Sì, noto un'attenzione maggiore. Inevitabilmente direi.

Il fatto di "tenere sempre presente il destinatario della narrazione" credo sia un concetto valido sempre, indipendentemente che sia il primo o il quinto romanzo.

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