Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

sergio mari

Bambine

Post raccomandati

Mi hanno chiamato che se l’era fatta sotto. Le bambine sono così; quando non la fanno la sera, la mattina poi non riescono a trattenerla.

Arrivo e la trovo seduta con le gambe bagnate. Le tolgo tutto e nella vasca le faccio un mezzo bagno. Ha freddo, mi dice. Accendo la stufa e metto a scaldare calze e mutandine. Nel frattempo prendo a massaggiarle le gambe, ma ha freddo ancora. Al terzo maglioncino le infilo anche il quarto. La guardo sorridendo: adesso è proprio una chiattona di lana.

Lei se ne frega: “Che m’importa? Voglio anche il cappello!”.

Le scelgo quello rosso di lana.

Prendiamo l’ascensore e mi ordina di chiudere la finestra, dicendomi: “C’è corrente”.

"Hai voglia di scherzare?”.

Allora, decido di giocare anch'io. Le comunico che le ho serrate e che adesso non c'è più corrente. Arrivati giù al portone, scendiamo la rampa di scale e ci dirigiamo sotto l’unico raggio di sole che questa giornata sembra concederci. Poi la carico in macchina; sì, la carico. E’ complicato aprire la portiera, farle scendere il marciapiede, infilare prima una gamba e poi l’altra. In braccio, invece, riesco a sistemarla in fretta sul sedile anteriore. Il tempo di fare il giro dell’auto e mettermi al volante che mi sento dire:“Chi sei?”.

Oggi vuole proprio scherzare. Continuo a farlo anch'io. “Sono il tassista signora, dove la porto?”.

Arriviamo al parco dell'Infanzia, ma lei è convinta che siamo invece sulla spiaggia di Vietri. “Mi va la sabbia nelle scarpe”, dice lamentandosi. “Ma che stai dicendo?”. “Voglio bere, allora!”. E’ una richiesta per farmi perdere le staffe, ma io non le perdo; ho pazienza per le bimbe. Ci dirigiamo al bar di fronte. Come beve le torna il freddo, dice; aggiunge che sente del vento e avverte che sta calando la sera. Resto in silenzio. Dalla chiesa di fronte ci arrivano i rintocchi della campana: è mezzogiorno. Ci rimettiamo in macchina. Solo dopo un chilometro mi dice che ha sonno. E' vero, al primo semaforo rosso la scopro di fianco con gli occhi chiusi. Guardo la mia bambina: dorme davvero. Arrivati sotto il portone, con la frenata, si sveglia. L’aiuto a scendere dall'auto, a salire le scale e a riprendere l’ascensore. Chiudo di nuovo la finestra come mi ha subito ordinato. Entrati in casa dice che vuole riprendere a dormire. La metto a letto con tutti i maglioni, ma le tolgo le scarpe e il cappello di lana. Prendo ad aggiustarle i capelli, si volta: mi sta guardando? In quale posto dei tuoi occhi hai messo la mia fotografia? Mentre le faccio una carezza, sussurro: “Hai ancora freddo, mamma?”.  Si è riaddormentata già.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Buongiorno @sergio mari :)

 

prima di tutto, manca il tuo commento se no rischi di essere richiamato. Il tuo frammento mi piace perchè è egnimatico. La bambina sembra avere qualche problema. Non riesco a capire se è una o sono due bambine. Il titolo è al plurale, come mai? La tua scrittura è molto schietta, asciutta e abbastanza scorrevole. Sembra un monologo. Non comprendo perchè scrivi:

 

1 ora fa, sergio mari ha detto:

Prendiamo l’ascensore e mi ordina di chiudere la finestra, dicendomi: “C’è corrente”.

se è nell'ascensore, perchè pensa alla finestra aperta?

 

Buon appettito:P

Floriana

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Manca il commento...

Comunque, detto fra di noi, mi aspettavo che succedesse qualcosa, un incidente, una disgrazia, che almeno l'ascensore si bloccasse. Invece niente.

Ciao.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

 

Mi hanno chiamato che se l’era fatta sotto. Le bambine sono così; quando non la fanno la sera, la mattina poi non riescono a trattenerla.

Arrivo e la trovo seduta con le gambe bagnate. Le tolgo tutto e nella vasca le faccio un mezzo bagno. Ha freddo, mi dice. Accendo la stufa e metto a scaldare calze e mutandine. Nel frattempo prendo a massaggiarle le gambe, ma ha freddo ancora. Al terzo maglioncino le infilo anche il quarto. La guardo sorridendo: adesso è proprio una chiattona di lana.

Lei se ne frega: “Che m’importa? Voglio anche il cappello!”.

Le scelgo quello rosso di lana.

Prendiamo l’ascensore e mi ordina di chiudere la finestra, dicendomi: “C’è corrente”.

"Hai voglia di scherzare?”.

Allora, decido di giocare anch'io. Le comunico che le ho serrate e che adesso non c'è più corrente. Arrivati giù al portone, scendiamo la rampa di scale e ci dirigiamo sotto l’unico raggio di sole che questa giornata sembra concederci. Poi la carico in macchina; sì, la carico. E’ complicato aprire la portiera, farle scendere il marciapiede, infilare prima una gamba e poi l’altra. In braccio, invece, riesco a sistemarla in fretta sul sedile anteriore. Il tempo di fare il giro dell’auto e mettermi al volante che mi sento dire:“Chi sei?”.

Oggi vuole proprio scherzare. Continuo a farlo anch'io. “Sono il tassista signora, dove la porto?”.

Arriviamo al parco dell'Infanzia, ma lei è convinta che siamo invece sulla spiaggia di Vietri. “Mi va la sabbia nelle scarpe”, dice lamentandosi. “Ma che stai dicendo?”. “Voglio bere, allora!”. E’ una richiesta per farmi perdere le staffe, ma io non le perdo; ho pazienza per le bimbe. Ci dirigiamo al bar di fronte. Come beve le torna il freddo, dice; aggiunge che sente del vento e avverte che sta calando la sera. Resto in silenzio. Dalla chiesa di fronte ci arrivano i rintocchi della campana: è mezzogiorno. Ci rimettiamo in macchina. Solo dopo un chilometro mi dice che ha sonno. E' vero, al primo semaforo rosso la scopro di fianco con gli occhi chiusi. Guardo la mia bambina: dorme davvero. Arrivati sotto il portone, con la frenata, si sveglia. L’aiuto a scendere dall'auto, a salire le scale e a riprendere l’ascensore. Chiudo di nuovo la finestra come mi ha subito ordinato. Entrati in casa dice che vuole riprendere a dormire. La metto a letto con tutti i maglioni, ma le tolgo le scarpe e il cappello di lana. Prendo ad aggiustarle i capelli, si volta: mi sta guardando? In quale posto dei tuoi occhi hai messo la mia fotografia? Mentre le faccio una carezza, sussurro: “Hai ancora freddo, mamma?”.  Si è riaddormentata già.

http://io · Segnala messaggio http://www.writersdream.org/forum/forums/topic/30976-il-pittore-di-gatti-frank/?do=findComment&comment=606628

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

 

Mi hanno chiamato che se l’era fatta sotto. Le bambine sono così; quando non la fanno la sera, la mattina poi non riescono a trattenerla.

Arrivo e la trovo seduta con le gambe bagnate. Le tolgo tutto e nella vasca le faccio un mezzo bagno. Ha freddo, mi dice. Accendo la stufa e metto a scaldare calze e mutandine. Nel frattempo prendo a massaggiarle le gambe, ma ha freddo ancora. Al terzo maglioncino le infilo anche il quarto. La guardo sorridendo: adesso è proprio una chiattona di lana.

Lei se ne frega: “Che m’importa? Voglio anche il cappello!”.

Le scelgo quello rosso di lana.

Prendiamo l’ascensore e mi ordina di chiudere la finestra, dicendomi: “C’è corrente”.

"Hai voglia di scherzare?”.

Allora, decido di giocare anch'io. Le comunico che le ho serrate e che adesso non c'è più corrente. Arrivati giù al portone, scendiamo la rampa di scale e ci dirigiamo sotto l’unico raggio di sole che questa giornata sembra concederci. Poi la carico in macchina; sì, la carico. E’ complicato aprire la portiera, farle scendere il marciapiede, infilare prima una gamba e poi l’altra. In braccio, invece, riesco a sistemarla in fretta sul sedile anteriore. Il tempo di fare il giro dell’auto e mettermi al volante che mi sento dire:“Chi sei?”.

Oggi vuole proprio scherzare. Continuo a farlo anch'io. “Sono il tassista signora, dove la porto?”.

Arriviamo al parco dell'Infanzia, ma lei è convinta che siamo invece sulla spiaggia di Vietri. “Mi va la sabbia nelle scarpe”, dice lamentandosi. “Ma che stai dicendo?”. “Voglio bere, allora!”. E’ una richiesta per farmi perdere le staffe, ma io non le perdo; ho pazienza per le bimbe. Ci dirigiamo al bar di fronte. Come beve le torna il freddo, dice; aggiunge che sente del vento e avverte che sta calando la sera. Resto in silenzio. Dalla chiesa di fronte ci arrivano i rintocchi della campana: è mezzogiorno. Ci rimettiamo in macchina. Solo dopo un chilometro mi dice che ha sonno. E' vero, al primo semaforo rosso la scopro di fianco con gli occhi chiusi. Guardo la mia bambina: dorme davvero. Arrivati sotto il portone, con la frenata, si sveglia. L’aiuto a scendere dall'auto, a salire le scale e a riprendere l’ascensore. Chiudo di nuovo la finestra come mi ha subito ordinato. Entrati in casa dice che vuole riprendere a dormire. La metto a letto con tutti i maglioni, ma le tolgo le scarpe e il cappello di lana. Prendo ad aggiustarle i capelli, si volta: mi sta guardando? In quale posto dei tuoi occhi hai messo la mia fotografia? Mentre le faccio una carezza, sussurro: “Hai ancora freddo, mamma?”.  Si è riaddormentata già.

http://io · Segnala messaggio http://www.writersdream.org/forum/forums/topic/30976-il-pittore-di-gatti-frank/?do=findComment&comment=606628

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Fraudolente @Floriana

La madre del protagonista è cieca e ha demenza senile, non vede e dimentica immediatamente. Bambine sono tutte le madri che purtroppo vengono accompagnate nella vecchiaia da acciacchi fisici e mentali. Se non è arrivato questo, penso sia, sempre colpa dello scrittore. Grazie, dei commenti.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ci sono un paio di frasi che stonano secondo me: "ci dirigiamo sotto l’unico raggio di sole che questa giornata sembra concederci" avrei lavorato di piú questa frase, per romperne la superficie. Cosí la trovo un po' banale e non aggiunge molto alla narrazione. L'avrei eliminata o avrei cercato di elaborarla andando oltre. "In quale posto dei tuoi occhi hai messo la mia fotografia?" anche questa frase secondo me resta troppo in superficie, sembra voglia essere una frase ad effetto, ma la trovo forzata e anche questa non aggiunge molto alla storia secondo me. Per resto l'ho trovato scorrevole e intenso. Complimenti. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@sergio mari Ciao Sergio,

non per fare quello che capisce tutto, ma ho capito in prima battuta che era la mamma. Forse potresti cambiare il titolo ("Come una bambina"?). Non serve il colpo di scena.

Mi ha colpito lo stile. Per me è ottimo. Come pure il taglio minimale.

Contenuto "già visto" trattato con molto garbo.

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Alle 1/12/2017 at 15:18, sergio mari ha detto:

 

Alle 1/12/2017 at 15:18, sergio mari ha detto:

Ha freddo, mi dice. Accendo la stufa e metto a scaldare calze e mutandine. Nel frattempo prendo a massaggiarle le gambe, ma ha freddo ancora. Al terzo maglioncino le infilo anche il quarto. La guardo sorridendo: adesso è proprio una chiattona di lana.

ore-di-gatti-frank/?do=findComment&comment=606628

Nums/topic/30976-il-pittore-di-gatti-frank/?do=findComment&comment=606628

Allora, sono nuova e non credo di aver ben capito come si citano le frasi, comunque : 

 

A me è piaciuto molto questo racconto, mi ha catturato davvero, solo che purtroppo anche a me non è arrivato il significato "nascosto" se così lo vogliam chiamare.

 

Probabilmente le parole : mutandine, maglioncini e via dicendo mi hanno confuso, oppure son semplicemente io che son rimasta fossilizzata sul titolo e avendo letto tutto d'un fiato non mi sono fermata neanche un secondo a pensare a cosa stesse succedendo in realtà. 

A questo punto non so neanche se consigliarti di seminare qualche indizio riconducibile qua e là, forse così si allaccerebbe di più il finale al resto della storia. 

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

A me è piaciuto. Per funzionare questo tipo di racconti devono essere capiti al momento giusto, né un attimo prima né un attimo dopo e io, a differenza di altri lettori, devo dire che l'ho capito esattamente nel momento giusto, all'ultima frase, ma è proprio quando questo accade che scatta la magia.  Mi è piaciuta molto anche la prosa e lo stile asciutto, anche se probabilmente qualche frase l'avrei scritta in modo diverso. Ad esempio la frase "In quale posto dei tuoi occhi hai messo la mia fotografia"  credo debba riferirsi al fatto che lei non lo riconosca, ma onestamente non è molto comprensibile. Io avrei scritto magari qualcosa di più scontato ma di più intellegibile, del tipo: "In fondo ai tuoi occhi, so che mi riconosci ancora." Per il resto, bravo.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite

 A me i racconti strutturati così piacciono, anche con il colpo di scena. Mi è piaciuto essere disorientata dal titolo, perché il racconto di una normale quotidianità mi ha inquietato: ho pensato immediatamente "Sì, ma dove vuole arrivare? Questo "Padre" amorevole cos'è? Un divorziato? Un pedofilo? Uno sconosciuto di buona (e inspiegabile) volontà?" e poi alla fine la parola "Mamma" che mette un punto alla faccenda (almeno, dopo aver letto la conclusione, ho capito subito qual era la vicenda. O meglio, ho capito che ci fosse una patologia dietro, però non avevo capito che fosse cieca - da cosa dovrei dedurlo? C'è qualcosa che mi è sfuggito? - né che si trattasse precisamente di demenza (ma non credo che faccia molta differenza: purtroppo di questo genere di malattie ce n'è in abbondanza).

Come frammento mi piace. In un contesto più ampio (un racconto completo, un romanzo) invece non so... proprio perché il colpo di scena finale mette un punto. Scrivere prima "Mia madre soffre di demenza" o aggiungere altro dopo (che so, che ci sono altre "Bambine") brucerebbe il sistema, perché uno sa cosa aspettarsi. E mi è piaciuto anche il linguaggio che devia l'attenzione del lettore (il maglioncino, le mutandine. Si pensa immediatamente a una bambina. Diversamente credo che sarebbe disturbante).

La sola cosa che non mi è piaciuta è la frase sugli occhi. In realtà là per là non l'ho nemmeno capita, mi sembra una poesia forzata, non ce la vedo bene nel quadro quotidiano. Per dare poesia al frammento è bastata la delicatezza di raccontare tutto come fosse una cosetta facile e in un certo senso allegra (la bimba che se la fa addosso, che sarà mai...) e poi chiarire tutto con una specificazione leggera e senza fronzoli troppo drammatici.  Oppure forse è proprio dal triangolo foto-occhi-posto che dovrebbe suggerire la cecità? Perché in quel caso sono io che non ci sono arrivata...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @sergio mari,

questo frammento ha la stessa forza che ho riscontrato nel precedente  La sala da ballo: riesci a raccontare il dramma con una sensibilità e

un'intensità tale da sembrare autobiografico. I miei genitori sono stati entrambi vittime di questa malattia e per questo mi sento di poter dire

che hai affrontato il tema con una delicatezza e un'autenticità ammirevole.

 

Ti lascio qualche impressione del tutto personale e mi scuso se ripeterò cose già scritte ma non ho letto i commenti precedenti.

Alle ‎30‎/‎11‎/‎2017 at 10:32, sergio mari ha detto:

Nel frattempo prendo a massaggiarle le gambe, ma ha freddo ancora. Al terzo maglioncino le infilo anche il quarto. La guardo sorridendo: adesso è proprio una chiattona di lana.

Snellirei un po': Le massaggio le gambe, ma ha freddo ancora. Le infilo il quarto maglioncino e la guardo sorridendo: adesso etc...

 

Alle ‎01‎/‎12‎/‎2017 at 15:18, sergio mari ha detto:

Prendiamo l’ascensore e mi ordina di chiudere la finestra, dicendomi: “C’è corrente”.

"Hai voglia di scherzare?”.

Anche qui come sopra: Prendiamo l'ascensore e mi dice: "C'è corrente"

 

Alle ‎01‎/‎12‎/‎2017 at 15:24, sergio mari ha detto:

E' vero, al primo semaforo rosso la scopro di fianco con gli occhi chiusi. Guardo la mia bambina: dorme davvero

La scopro e la guardo mi suonano come ripetizioni. Se invece scrivessi:  E' vero, al primo semaforo rosso la scopro di fianco con gli occhi chiusi. Già dorme la mia bambina.

 

Alle ‎30‎/‎11‎/‎2017 at 10:32, sergio mari ha detto:

L’aiuto a scendere dall'auto, a salire le scale e a riprendere l’ascensore

Forse non è necessario far sapere al lettore che prima dell'ascensore c'è una rampa di scale, a meno che non sia importante per te...

Anche prima di uscire, per esempio,  ti soffermi su questo particolare

Alle ‎30‎/‎11‎/‎2017 at 10:32, sergio mari ha detto:

Arrivati giù al portone, scendiamo la rampa di scale

 

A parte queste osservazione, esclusivamente dettate da un gusto personale, mi è piaciuto davvero molto.

 

Alle ‎01‎/‎12‎/‎2017 at 15:24, sergio mari ha detto:

si volta: mi sta guardando? In quale posto dei tuoi occhi hai messo la mia fotografia? Mentre le faccio una carezza, sussurro: “Hai ancora freddo, mamma?”.  Si è riaddormentata già.

Vita vissuta, purtroppo. Sperare in un momento di lucidità per poter incontrare ancora il suo sguardo.

 

Complimenti Sergio.

Alla prossima.

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Alle 18/12/2017 at 16:32, GiuliaShumaniTutanka ha detto:

Allora, sono nuova e non credo di aver ben capito come si citano le frasi, comunque : 

 

A me è piaciuto molto questo racconto, mi ha catturato davvero, solo che purtroppo anche a me non è arrivato il significato "nascosto" se così lo vogliam chiamare.

 

Probabilmente le parole : mutandine, maglioncini e via dicendo mi hanno confuso, oppure son semplicemente io che son rimasta fossilizzata sul titolo e avendo letto tutto d'un fiato non mi sono fermata neanche un secondo a pensare a cosa stesse succedendo in realtà. 

A questo punto non so neanche se consigliarti di seminare qualche indizio riconducibile qua e là, forse così si allaccerebbe di più il finale al resto della storia. 

 

 

Intanto che tu l'abbia letto per me è già significativo. Anche un lettore frettoloso bisognerebbe catturare.  Io credo che la verità stia nel mezzo: tu a leggere con meno fretta e io a disseminare qualche indizio in più grazie di cuore, Giulia.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
14 ore fa, Sira ha detto:

Ciao @sergio mari,

questo frammento ha la stessa forza che ho riscontrato nel precedente  La sala da ballo: riesci a raccontare il dramma con una sensibilità e

un'intensità tale da sembrare autobiografico. I miei genitori sono stati entrambi vittime di questa malattia e per questo mi sento di poter dire

che hai affrontato il tema con una delicatezza e un'autenticità ammirevole.

 

Ti lascio qualche impressione del tutto personale e mi scuso se ripeterò cose già scritte ma non ho letto i commenti precedenti.

Snellirei un po': Le massaggio le gambe, ma ha freddo ancora. Le infilo il quarto maglioncino e la guardo sorridendo: adesso etc...

 

Anche qui come sopra: Prendiamo l'ascensore e mi dice: "C'è corrente"

 

La scopro e la guardo mi suonano come ripetizioni. Se invece scrivessi:  E' vero, al primo semaforo rosso la scopro di fianco con gli occhi chiusi. Già dorme la mia bambina.

 

Forse non è necessario far sapere al lettore che prima dell'ascensore c'è una rampa di scale, a meno che non sia importante per te...

Anche prima di uscire, per esempio,  ti soffermi su questo particolare

 

A parte queste osservazione, esclusivamente dettate da un gusto personale, mi è piaciuto davvero molto.

 

Vita vissuta, purtroppo. Sperare in un momento di lucidità per poter incontrare ancora il suo sguardo.

 

Complimenti Sergio.

Alla prossima.

 

Sira, grazie dei complimenti. In effetti qualche frase potrei scriverla meglio, ma tu hai fatto una cosa molto generosa: mi hai dato fiducia, mi hai confermato che scrivere di malattia si può e senza pietismi insopportabili. Il mio intento era ed è questo. Devo solo trovare il contenitore di tutto ciò, ossia in che forma esprimermi: un libro, un romanzo, un diario? Scrivere una storia - esterna - per poi calare il protagonista di tanto in tanto in questo privato. Non so. Tu che consigli mi daresti?

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Alle 6/1/2018 at 09:15, Thalia ha detto:

 A me i racconti strutturati così piacciono, anche con il colpo di scena. Mi è piaciuto essere disorientata dal titolo, perché il racconto di una normale quotidianità mi ha inquietato: ho pensato immediatamente "Sì, ma dove vuole arrivare? Questo "Padre" amorevole cos'è? Un divorziato? Un pedofilo? Uno sconosciuto di buona (e inspiegabile) volontà?" e poi alla fine la parola "Mamma" che mette un punto alla faccenda (almeno, dopo aver letto la conclusione, ho capito subito qual era la vicenda. O meglio, ho capito che ci fosse una patologia dietro, però non avevo capito che fosse cieca - da cosa dovrei dedurlo? C'è qualcosa che mi è sfuggito? - né che si trattasse precisamente di demenza (ma non credo che faccia molta differenza: purtroppo di questo genere di malattie ce n'è in abbondanza).

Come frammento mi piace. In un contesto più ampio (un racconto completo, un romanzo) invece non so... proprio perché il colpo di scena finale mette un punto. Scrivere prima "Mia madre soffre di demenza" o aggiungere altro dopo (che so, che ci sono altre "Bambine") brucerebbe il sistema, perché uno sa cosa aspettarsi. E mi è piaciuto anche il linguaggio che devia l'attenzione del lettore (il maglioncino, le mutandine. Si pensa immediatamente a una bambina. Diversamente credo che sarebbe disturbante).

La sola cosa che non mi è piaciuta è la frase sugli occhi. In realtà là per là non l'ho nemmeno capita, mi sembra una poesia forzata, non ce la vedo bene nel quadro quotidiano. Per dare poesia al frammento è bastata la delicatezza di raccontare tutto come fosse una cosetta facile e in un certo senso allegra (la bimba che se la fa addosso, che sarà mai...) e poi chiarire tutto con una specificazione leggera e senza fronzoli troppo drammatici.  Oppure forse è proprio dal triangolo foto-occhi-posto che dovrebbe suggerire la cecità? Perché in quel caso sono io che non ci sono arrivata...

Sì Thalia, hai ragione, la frase sugli occhi suona così - in effetti parlo di demenza senile associata a una cecità, ma non sono stato abbastanza bravo a specificare. Penso che di - acciacchi - ne basterebbe uno. Il gioco l'hai compreso benissimo: parlo di altro, sembra, e poi invece malattia, mamma, anzianità, pazienza, riguardano gli adulti. Grazie per i suggerimenti e i complimenti.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Alle 5/1/2018 at 04:12, ManuelNucci ha detto:

A me è piaciuto. Per funzionare questo tipo di racconti devono essere capiti al momento giusto, né un attimo prima né un attimo dopo e io, a differenza di altri lettori, devo dire che l'ho capito esattamente nel momento giusto, all'ultima frase, ma è proprio quando questo accade che scatta la magia.  Mi è piaciuta molto anche la prosa e lo stile asciutto, anche se probabilmente qualche frase l'avrei scritta in modo diverso. Ad esempio la frase "In quale posto dei tuoi occhi hai messo la mia fotografia"  credo debba riferirsi al fatto che lei non lo riconosca, ma onestamente non è molto comprensibile. Io avrei scritto magari qualcosa di più scontato ma di più intellegibile, del tipo: "In fondo ai tuoi occhi, so che mi riconosci ancora." Per il resto, bravo.

Manuel, grazie, mi incoraggi e ne ho bisogno. Parlare di malattia e non essere - pietosi - era ed è il mio obbiettivo. Anche a te dico che non sono stato bravo a descrivere e quindi a rendere comprensibile che si trattava di una demenza senile insieme a una cecità. Credo che un malanno basti e avanzi. Ecco quella frase sugli - occhi - .razie per quello che hai detto.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Alle 3/12/2017 at 16:01, Amanda Greco ha detto:

Ci sono un paio di frasi che stonano secondo me: "ci dirigiamo sotto l’unico raggio di sole che questa giornata sembra concederci" avrei lavorato di piú questa frase, per romperne la superficie. Cosí la trovo un po' banale e non aggiunge molto alla narrazione. L'avrei eliminata o avrei cercato di elaborarla andando oltre. "In quale posto dei tuoi occhi hai messo la mia fotografia?" anche questa frase secondo me resta troppo in superficie, sembra voglia essere una frase ad effetto, ma la trovo forzata e anche questa non aggiunge molto alla storia secondo me. Per resto l'ho trovato scorrevole e intenso. Complimenti. 

Grazie, Amanda, per i consigli. In effetti  con il raggio di sole volevo intendere - vediamo 'sti due poveracci che giornata si prepara - e la frase sugli occhi - fotografia, credo di non essere stato bravo a far comprendere che si trattasse di una donna malata di demenza senile accompagnata anche da una cecità. Non volevo frasi ad effetto, ma davvero credo che non sono stato bravo a sviluppare bene certe cose. Graziee.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Alle 30/11/2017 at 11:47, Floriana ha detto:

Buongiorno @sergio mari :)

 

prima di tutto, manca il tuo commento se no rischi di essere richiamato. Il tuo frammento mi piace perchè è egnimatico. La bambina sembra avere qualche problema. Non riesco a capire se è una o sono due bambine. Il titolo è al plurale, come mai? La tua scrittura è molto schietta, asciutta e abbastanza scorrevole. Sembra un monologo. Non comprendo perchè scrivi:

 

se è nell'ascensore, perchè pensa alla finestra aperta?

 

Buon appettito:P

Floriana

Floriana, grazie intanto per aver letto il mio racconto. Ti elenco le risposte alle tue domande:

Non è una bambina, ma è una madre.

E' una bambina - adulta - a causa delle demenza senile.

è una malattia che ti fa dire e pensare cose fantasiose oltre al fatto che è anche una non vedente.

Il problema comunque resta dello scrittore se chi legge fa, poi, tante domande. 

Resta la soddisfazione che nessuno abbia letto nel mio scritto forme di pietismo. Il mio intento è quello di arrivare a parlare di malattia (poi, ahimè, anche di morte) ma con dolcezza. Dai votri commenti, pare, dico pare, io sia sulla strada giusta. Va bene così, grazie.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Alle 2/15/2018 at 15:54, sergio mari ha detto:

Grazie, Amanda, per i consigli. In effetti  con il raggio di sole volevo intendere - vediamo 'sti due poveracci che giornata si prepara - e la frase sugli occhi - fotografia, credo di non essere stato bravo a far comprendere che si trattasse di una donna malata di demenza senile accompagnata anche da una cecità. Non volevo frasi ad effetto, ma davvero credo che non sono stato bravo a sviluppare bene certe cose. Graziee.

Ciao Sergio, sono solo dettagli, il racconto nel suo complesso lo trovo davvero molto bello! 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Alle ‎15‎/‎02‎/‎2018 at 15:43, sergio mari ha detto:

Devo solo trovare il contenitore di tutto ciò, ossia in che forma esprimermi: un libro, un romanzo, un diario? Scrivere una storia - esterna - per poi calare il protagonista di tanto in tanto in questo privato. Non so. Tu che consigli mi daresti

@sergio mari Credo che l'immediatezza e la brevità siano le componenti che rendono così piacevolmente fruibili questi frammenti. Credo che una raccolta di racconti, magari

legati da un filo conduttore comune, potrebbe essere una soluzione valida.

Semmai decidessi di provarci, fammelo sapere. Sarò tra i primi a leggerli.:)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Alle 18/2/2018 at 11:17, Mister Frank ha detto:

Mi piace il tuo stile, il taglio della scrittura e la voce della storia. Complimenti.

PS. Non ho letto i commenti di tutti, sorry! :D  

Grazie, Frank, sono pillole di incoraggiamento. Grazie ancora.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Alle 18/2/2018 at 01:02, Sira ha detto:

@sergio mari Credo che l'immediatezza e la brevità siano le componenti che rendono così piacevolmente fruibili questi frammenti. Credo che una raccolta di racconti, magari

legati da un filo conduttore comune, potrebbe essere una soluzione valida.

Semmai decidessi di provarci, fammelo sapere. Sarò tra i primi a leggerli.:)

Allora ho venduto il mio primo libro? Grazie.. Dovessi farlo uscire sarai la prima a saperlo, Sira.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Alle 17/2/2018 at 10:43, Amanda Greco ha detto:

Ciao Sergio, sono solo dettagli, il racconto nel suo complesso lo trovo davvero molto bello! 

Comunque le tue osservazioni mi aiuteranno per le prossime volte. Grazie, Amanda.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @sergio mari , ho letto il racconto,

 

intervengo solo per dire che mi è piaciuto, l'ho trovato scritto con mano felice, delicato e commovente.

Non sono sicuramente un genio, ma anche io ho compreso dalle prime battute che si trattava di una madre.

Sarà perché ne ho avuta una che se ne è andata ad 84 anni, quindi qualcosa del freddo, delle correnti d'aria a finestre chiuse e di molto altro, ho una certa consuetudine.

La mia di bambina, una volta ha espresso il desiderio che al momento del lasciarci le stringessi la mano.

Le invece le ho disubbidito e quando è successo lo stretta tra le braccia come una neonata.

 

A presto rileggerti, ciao e grazie.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

×