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Stellina_90

L'angosciante autopromozione

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7 ore fa, JPK Dike ha detto:

Inoltre il fatto che fili e che sia comprensibile non è né semplice né scontato da rendere. Sono inoltre gli stessi aggettivi che userei per gente come King, Martin e anche Follet. Corretti, semplici, veloci, comprensibili e logicamente validi.

 

La complessità la ricercano nei personaggi, nella storia e negli avvenimenti. Non nella prosa.

 

Se acquisto un libro, pretendo che sia scritto come si deve, secondo le regole, e che non ci siano errori e refusi: insomma, che lo abbia scritto un tizio che abbia padronanza della lingua e che sia stato editato da un professionista. 

Stiamo parlando dei requisiti minimi perché un libro sia "degno" di pubblicazione.

Altre, e molto più importanti e rare, sono le caratteristiche di un "buon" libro:

- la trama, per la gioia di @JPK Dike;

- la personalità dell'autore, cioè come interpreta, mostra e racconta;

- lo stile, cioè il "modo" di comporre il testo (comporre in senso musicale).

 

La trama è frutto di ricerche e fantasia, ed è più valida se  "originale".

La personalità è l'inevitabile non trasparenza.

Lo stile è quello che, ad esempio, ti emoziona, facendoti ridere, piangere, commuovere, terrorizzare, e chi più ne ha...

 

Questi requisiti ti consentono di distinguere un autore da un altro autore, e l'uomo dall'automa.

 

Temo che stiamo finendo OT: forse dovremmo discuterne altrove...

 

Modificato da Fraudolente
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Comunque l'autopromozione o la promozione serve a molto poco. In ogni caso un autore pesca dal bacino di utenti di cui dispone una CE per il suo genere, o dal bacino personale.

 

Se come me siete soli e avete iniziato da poco dallo zero assoluto, l'unica soluzione è accumulare un lettore alla volta, che ti contatta e ti commenta. E non c'è formula magica, marketing, pubblicità che tenga. Devi avere la fortuna che il lettore giusto noti il tuo libro, magari trovandolo tra i consigli simili di amazon.

 

E non ce n'è altre. Forse solo rilasciare tanti scritti, così da far leggere a questi lettori più cose possibili. Si devono innamorare di cosa scrivi e di come lo scrivi. Il solo pensiero incoraggiante è che i lettori ci sono, esistono, e non sono tutti rubati dalle grandi CE.

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Alle 9/2/2018 at 09:26, Jhonjey ha detto:

 

Mi autocito... 

 

8) BookTrailer...  La mia casa editrice li ha prodotti per alcuni suoi libri, e sono tentato anche io... nel qual caso farei fare solo qualcosa che unisce immagini, musica e alcune frasi del mio libro, senza voce parlante... Voi cosa ne pensate in merito?

 

G.

 

Io mi affiderei a qualcuno che li fa di professione. Per esempio Gli scrittori della porta accanto hanno un prezzo base molto basso (70 euro mi sembra). Il fai da te, se non si è davvero preparati è sempre penalizzante.

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Grazie @Ezbereth

Consiglio molto utile, anche se girando un po' sul WEB ho visto che i prezzi più o meno sono quelli...

Io a dire il vero un po' ci capisco di computer per cui in due settimane mi sono messo sotto e mi sono anche fatto il booktrailer (oltre la locandina)... 

Anzi, amici del blog, se qualcuno va sul mio sito e mi da un parere ne sarei molto grato (la faticaccia è stata tanto, speriamo ch il risultato finale ne sia valsa la pena).

 

Comunque grazie ancora per il suggerimento...

 

Gianni

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Alle 16/3/2018 at 17:08, Jhonjey ha detto:

Grazie @Ezbereth

Consiglio molto utile, anche se girando un po' sul WEB ho visto che i prezzi più o meno sono quelli...

Io a dire il vero un po' ci capisco di computer per cui in due settimane mi sono messo sotto e mi sono anche fatto il booktrailer (oltre la locandina)... 

Anzi, amici del blog, se qualcuno va sul mio sito e mi da un parere ne sarei molto grato (la faticaccia è stata tanto, speriamo ch il risultato finale ne sia valsa la pena).

 

Comunque grazie ancora per il suggerimento...

 

Gianni

Prego!

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Alle 10/2/2018 at 18:09, Mathiel ha detto:

E' che non tutti gli scrittori vogliono apparire.

Alcuni sono timidi e nascosti, amano la penombra; sono sensibili sì, ma socialmente 'goffi'.

Io, per esempio, se mai diventassi davvero una scrittrice, vorrei che parlassero soltanto le mie opere, anche perché del resto non c'è molto da dire, e non credo faccia la differenza per chi legge. Preferirei scomparire in ciò che scrivo per lasciare affiorare solo il messaggio attraverso la parola, e sentirei tutto il resto come una forzatura.

Credo dipenda dalla personalità di ognuno, e dalla sua concezione di ciò che significa scrivere (ma anche leggere).

Quando leggo non me ne frega niente dell'autore e della sua biografia: chiunque sia, gli sono grata per le emozioni che mi trasmette la sua voce. 

Forse la mia è una visione fallimentare, soprattutto di questi tempi. Ma è più forte di me, che posso farci?

 

Alle 12/2/2018 at 20:09, Gianfranco Pereno ha detto:

Nulla da dire, ma continuo a pensare che un problema di base sussiste, o faccio il mestiere dello scrittore ( nel senso che la mia esigenza è scrivere, indipendentemente dal mio livello qualitativo) o faccio il mestiere del pubblicitario (chiamatelo pure con il nome che volete). L'autopromozione è ormai obbligatoria, ma questo non vuol dire che sia giusto farla. Ripeto un concetto che ho già espresso qualche giorno fa, se uno ha scritto il libro della sua vita ha tutti i diritti di impegnarsi a promuoverlo in tutti i modi possibili, ma se uno ha l'esigenza di scrivere, di raccontare storie, esprimere sensazioni, ma perchè diavolo deve anche diventare a forza un esperto di marketing?


Sono particolarmente in accordo con questi due commenti e mi ci rivedo.
Io stessa non ho idea di che faccia abbiano gli autori e spesso non mi interesso minimamente di cosa facciano nella vita, dove vivano e che eventuali titoli di studio abbiano.
Cioé tutta quella roba che ti mettono nella quarta di copertina e che io trovo totalmente irrilevante e persino un po' troppo invadente e imbarazzante, se mi immagino al posto dell'autore/autrice in questione.
Mi infastidirirebbe dover dire dove vivo, che lavoro faccio, cosa ho studiato...per non parlare del dovermi fare una foto, per carità.

Le uniche foto da fototessera che uso fare sono quelle dei documenti e so che pochi le vedranno.

 

C'è da dire che la stessa linea di pensiero la applico pure a cantanti, pittori, insomma un po' a tutti gli artisti, guardo a ciò che producono, basta.
Mi piacerebbe lo stesso per me, che si guardasse a cosa faccio anziché alla mia persona, dal momento che non mi reputo un personaggio "interessante", una di quelle persone che si fa un canale YouTube dove ti parla di una cosa incessantemente, tipo quelle ragazze che fanno i tutorial di Make-up e comprano vagonate di prodotti per fare le review e provano millemila trucchi diversi, ne seguo alcune per curiosità e interesse e hanno veramente vagonate di contenuti, roba che veramente è come un lavoro part-time.

È affascinante da osservare, quella dedizione assoluta e quasi ossessiva, ma per me francamente...angosciante, non trovo parola migliore per rendere l'idea.

Io non ho quell'ossessiva costanza ad oltranza, per nessuna cosa nella vita, eccetto respirare, quello non posso mollarlo per più di 1 minuto.

Per quanto scrivere sia la mia passione, l'idea di dover produrre materiale in serie per farne mostra su riviste ecc. al fine di farmi conoscere o che altro è proprio una cosa che non fa per me.
Sfornare racconti nella speranza di attirare pubblico per un romanzo è qualcosa che non mi riuscirebbe intenzionalmente, sarebbe semmai un effetto collaterale, tipo che mi è venuta voglia e l'ho fatto.

Ammiro chi riesce a fare una cosa con costanza, e non perché ci si costringe, ma addirittura con voglia ed entusiasmo, ma a me la costanza non appartiene.

Sono troppo volubile, troppo a sentimento, se ho la voglia lo faccio altrimenti no.
Sono così quando scrivo, sono così quando disegno; ho l'idea e ci lavoro, poi segue un periodo di defaticamento, non vado tutto in una volta e i periodi di riposo non sono affatto brevi, in genere.

 

Ma poi, mi domando, perché questa equazione "passione = costanza/ossessione"? non si può essere appassionati di qualcosa senza praticarla assiduamente o pensarci ossessivamente? sarà che gli ossessivi sono quelli che più parlano e scrivono dell'argomento (ovvio, sono "ossessivi", parlano di continuo, è inevitabile che siano le voci più presenti) e quindi è da quello che deriva la mia percezione che da tutte le parti giunga questo unanime giudizio sul binomio passiona-costanza.

Binomio in cui non credo, personalmente, perché la verità è che se dovessi ragionare così, allora posso davvero dire che l'unica cosa che mi appassiona nella vita è respirare.

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9 ore fa, Stellina_90 ha detto:

Ma poi, mi domando, perché questa equazione "passione = costanza/ossessione"? non si può essere appassionati di qualcosa senza praticarla assiduamente o pensarci ossessivamente? sarà che gli ossessivi sono quelli che più parlano e scrivono dell'argomento (ovvio, sono "ossessivi", parlano di continuo, è inevitabile che siano le voci più presenti) e quindi è da quello che deriva la mia percezione che da tutte le parti giunga questo unanime giudizio sul binomio passiona-costanza.

Binomio in cui non credo, personalmente, perché la verità è che se dovessi ragionare così, allora posso davvero dire che l'unica cosa che mi appassiona nella vita è respirare.

 

Perché ossessione non è passione, tutto qui, però di solito passione è costanza, almeno di pensiero. Se ami qualcosa, quantomento una volta al giorno dovresti pensarci. Altrimenti è un hobby-passatempo.

 

L'ossessione invece è tutt'altra cosa. E' un po' come cercare di rompere un muro di mattoni a testate, sapere che non crollerà mai, ma continuare comunque a picchiarci la testa.

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Ciao a tutti,

ho letto con molto interesse la maggior parte degli interventi.

Personalmente, dopo aver frequentato un corso ben fatto presso prestigiosa scuola e conosciuto, in una sola serata, due (ben due) scrittrici emergenti/esordienti che, al primo libro, hanno subito pubblicato con una media casa editrice (non la stessa) e fatto il mini-botto, con interviste TV, giornali e un discreto successo, tanto che la rete restituisce immediatamente le loro informazioni e quelle dei loro libri senza fatica, sto rivedendo un po’ la mia posizione sulla questione (partivo da disincantato sostenitore dell’SP).

 

1) Conta, sicuramente, la capacità di sapersi muovere nel mondo editoriale. La prima delle due autrici è stata supportata dall’editore, che le ha chiesto di leggere il libro e ci credeva, che conosceva da un pezzo tramite amicizie.

2) Conta, sicuramente, la passione che si mette nel proprio lavoro, non solo come scrittore. La seconda autrice infatti, quella che mi ha fatto il corso, ci ha conquistati come persona disponibile, umile ma brillante, curiosa, simpatica (certo non guasta che sia anche bella). Il suo libro mi è piaciuto. Insomma, l’immagine conta, anche se sulle sue capacità tecniche non ho alcun dubbio tanto che sto cercando di “agganciarla” come editor e tutor. Per qualche scrittore, ovviamente, questo aspetto di contatto umano risulterà più piacevole o soddisfacente che per altri. Ma probabilmente ci si può fare l’abitudine e , perché no, prenderci gusto. Il prezzo del successo.

3) Conta, ovviamente, la voglia di mettersi sempre in discussione come scrittori e migliorarsi, leggere, far corsi, essere curiosi etc.

4) Padronanza del marketing digitale.

 

Credo adesso che i fattori 1 e 2 siano leggermente più veloci ed importanti rispetto al 4, a parità di 3, ma occorre comunque conoscere se stessi e stabilire il proprio ottimale mix tra di essi. Io comincio a pensare, dopo una esperienza di SP “forzato” e di autopromozione che darà risultati solo nel lungo periodo, se ne darà (ma me lo hanno detto le stesse CE che ho contattato, che mi hanno rifiutato per questo, e comunque si tratta di un saggio), che chi è un buon possessore delle qualità 1 e 2, a parità di qualità dello scritto, faccia prima a trovarsi una buona CE, passando attraverso riviste e concorsi, piuttosto che a ricorrere all’ Sp (ambedue le autrici in questione non mi sono sembrate dei draghi di informatica conoscitrici dei meccanismi Amazon o del SEO). Il tanto tempo (e pure soldi, volendo soffrire un po’ meno) da investire sulla rete, ad impazzire su campagne Amazon e Facebook, ad aggiornare il sito e il blog, non mi sembra un valido investimento iniziale per uno scrittore che sappia ben scrivere, che dovrebbe ricorrere marginalmente a queste cose, e di più ai contatti umani sul campo, che possono anche arricchire la sua esperienza umana e quindi la qualità della scrittura (due piccioni una fava). 

 

Insomma, crescita equilibrata nei quattro settori, non se ne può trascurare nessuno; quelli che si posseggono meno vengono con il tempo.

 

Poi vedremo: se proprio riviste e CE, dopo aver presentato racconti ed un romanzo ben scritti ed editati da terzi che considero validi, continuando a scrivere e far corsi (e non a controllare l’esito delle campagne) dovessero ignorarmi, il tempo di schiaffarmi su una piattaforma e riprendere la vecchia via c’è sempre.

 

 

 

 

 

 

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Rispondo volentieri ai tuoi più che condivisibili dubbi e paure. Parlo da scrittore per mestiere e vocazione, un binomio non scontato e non l'unico dei possibili del resto: nel mondo come sappiamo c'è chi scrive solo per mestiere, chi solo per vocazione. Farlo per entrambe le motivazioni è forse la cosa più impegnativa, in questo sono d'accordo con te.

Il problema è a mio parere credere che la fase della promozione sia scollegata da quella propriamente creativa: quando scrivi c'è sempre uno schermo fra te e chi legge, per incontrare il lettore devi attraversarlo e le presentazioni servono a questo. Scrivere poi articoli su temi diversi è anche un modo per esplorare nuovi temi, nuovi argomenti, leggere a tua volta, informarti prima di esprimere un parere. Non serve solo a promuoversi, anzi spesso è già un inizio della fase creativa.

 

Se scrivo di miti e leggende per esempio, sarà naturale interessarmi dell'argomento anche aldilà della composizione letteraria. Se incido musica, sarà naturale tenermi aggiornato delle nuove uscite e parlarne: la promozione altro non è che quello. Internet è un immenso database, ogni cosa che scrivi lascia una traccia che in definitiva porterà a te e al tuo lavoro. 

Basta essere te stesso, ma farlo in modo tale che tutta la tua attività di ricerca, documentazione, riflessione e discussione, osservandola dall'alto restituisca un labirinto coerente, dal quale si possa ritrovare sempre la strada verso il centro che dev'essere sempre il tuo ruolo di scrittore, artista o qualsiasi cosa tu voglia essere. Ricordarti che se lo fai per mestiere e vocazione, sei scrittore anche quando siedi sul cesso.

Nel risponderti a questa domanda se ci pensi, sto lasciando io stesso una traccia, un sentiero lastricato di briciole che tu o qualcun altro potrà seguire, per risalire a me: chi sono, cosa scrivo e perché. Anche questo è promozione, eppure la mia risposta è sincera, non due righe di testo con un redirect che nessuno seguirà. Certo se lo fai solo per mestiere o solo per vocazione, può diventare molto noioso, ma quando riesci a combinare questi due aspetti dentro di te, allora promuoverti diventa semplicemente una parte del tuo lavoro.


La stessa legge vale in qualsiasi aspetto del marketing: come dice il proverbio, non c'è miglior pubblicità d'un cliente soddisfatto. Ecco pensa alla promozione come a un momento in cui sei te stesso, una fase in cui raccogli le idee condividendo impressioni. Spero di aver dato un piccolo contributo a sciogliere i tuoi dubbi. Ti ho solo confuso ancor  più le idee?

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Il 2/9/2018 alle 09:39, Regina Cleopatra ha detto:

Ricordarti che se lo fai per mestiere e vocazione, sei scrittore anche quando siedi sul cesso.

 

Il 2/9/2018 alle 09:39, Regina Cleopatra ha detto:

Spero di aver dato un piccolo contributo

Assolutamente!    :)

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