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Stellina_90

L'angosciante autopromozione

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Ciao a tutti,

ho letto con molto interesse la maggior parte degli interventi.

Personalmente, dopo aver frequentato un corso ben fatto presso prestigiosa scuola e conosciuto, in una sola serata, due (ben due) scrittrici emergenti/esordienti che, al primo libro, hanno subito pubblicato con una media casa editrice (non la stessa) e fatto il mini-botto, con interviste TV, giornali e un discreto successo, tanto che la rete restituisce immediatamente le loro informazioni e quelle dei loro libri senza fatica, sto rivedendo un po’ la mia posizione sulla questione (partivo da disincantato sostenitore dell’SP).

 

1) Conta, sicuramente, la capacità di sapersi muovere nel mondo editoriale. La prima delle due autrici è stata supportata dall’editore, che le ha chiesto di leggere il libro e ci credeva, che conosceva da un pezzo tramite amicizie.

2) Conta, sicuramente, la passione che si mette nel proprio lavoro, non solo come scrittore. La seconda autrice infatti, quella che mi ha fatto il corso, ci ha conquistati come persona disponibile, umile ma brillante, curiosa, simpatica (certo non guasta che sia anche bella). Il suo libro mi è piaciuto. Insomma, l’immagine conta, anche se sulle sue capacità tecniche non ho alcun dubbio tanto che sto cercando di “agganciarla” come editor e tutor. Per qualche scrittore, ovviamente, questo aspetto di contatto umano risulterà più piacevole o soddisfacente che per altri. Ma probabilmente ci si può fare l’abitudine e , perché no, prenderci gusto. Il prezzo del successo.

3) Conta, ovviamente, la voglia di mettersi sempre in discussione come scrittori e migliorarsi, leggere, far corsi, essere curiosi etc.

4) Padronanza del marketing digitale.

 

Credo adesso che i fattori 1 e 2 siano leggermente più veloci ed importanti rispetto al 4, a parità di 3, ma occorre comunque conoscere se stessi e stabilire il proprio ottimale mix tra di essi. Io comincio a pensare, dopo una esperienza di SP “forzato” e di autopromozione che darà risultati solo nel lungo periodo, se ne darà (ma me lo hanno detto le stesse CE che ho contattato, che mi hanno rifiutato per questo, e comunque si tratta di un saggio), che chi è un buon possessore delle qualità 1 e 2, a parità di qualità dello scritto, faccia prima a trovarsi una buona CE, passando attraverso riviste e concorsi, piuttosto che a ricorrere all’ Sp (ambedue le autrici in questione non mi sono sembrate dei draghi di informatica conoscitrici dei meccanismi Amazon o del SEO). Il tanto tempo (e pure soldi, volendo soffrire un po’ meno) da investire sulla rete, ad impazzire su campagne Amazon e Facebook, ad aggiornare il sito e il blog, non mi sembra un valido investimento iniziale per uno scrittore che sappia ben scrivere, che dovrebbe ricorrere marginalmente a queste cose, e di più ai contatti umani sul campo, che possono anche arricchire la sua esperienza umana e quindi la qualità della scrittura (due piccioni una fava). 

 

Insomma, crescita equilibrata nei quattro settori, non se ne può trascurare nessuno; quelli che si posseggono meno vengono con il tempo.

 

Poi vedremo: se proprio riviste e CE, dopo aver presentato racconti ed un romanzo ben scritti ed editati da terzi che considero validi, continuando a scrivere e far corsi (e non a controllare l’esito delle campagne) dovessero ignorarmi, il tempo di schiaffarmi su una piattaforma e riprendere la vecchia via c’è sempre.

 

 

 

 

 

 

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Rispondo volentieri ai tuoi più che condivisibili dubbi e paure. Parlo da scrittore per mestiere e vocazione, un binomio non scontato e non l'unico dei possibili del resto: nel mondo come sappiamo c'è chi scrive solo per mestiere, chi solo per vocazione. Farlo per entrambe le motivazioni è forse la cosa più impegnativa, in questo sono d'accordo con te.

Il problema è a mio parere credere che la fase della promozione sia scollegata da quella propriamente creativa: quando scrivi c'è sempre uno schermo fra te e chi legge, per incontrare il lettore devi attraversarlo e le presentazioni servono a questo. Scrivere poi articoli su temi diversi è anche un modo per esplorare nuovi temi, nuovi argomenti, leggere a tua volta, informarti prima di esprimere un parere. Non serve solo a promuoversi, anzi spesso è già un inizio della fase creativa.

 

Se scrivo di miti e leggende per esempio, sarà naturale interessarmi dell'argomento anche aldilà della composizione letteraria. Se incido musica, sarà naturale tenermi aggiornato delle nuove uscite e parlarne: la promozione altro non è che quello. Internet è un immenso database, ogni cosa che scrivi lascia una traccia che in definitiva porterà a te e al tuo lavoro. 

Basta essere te stesso, ma farlo in modo tale che tutta la tua attività di ricerca, documentazione, riflessione e discussione, osservandola dall'alto restituisca un labirinto coerente, dal quale si possa ritrovare sempre la strada verso il centro che dev'essere sempre il tuo ruolo di scrittore, artista o qualsiasi cosa tu voglia essere. Ricordarti che se lo fai per mestiere e vocazione, sei scrittore anche quando siedi sul cesso.

Nel risponderti a questa domanda se ci pensi, sto lasciando io stesso una traccia, un sentiero lastricato di briciole che tu o qualcun altro potrà seguire, per risalire a me: chi sono, cosa scrivo e perché. Anche questo è promozione, eppure la mia risposta è sincera, non due righe di testo con un redirect che nessuno seguirà. Certo se lo fai solo per mestiere o solo per vocazione, può diventare molto noioso, ma quando riesci a combinare questi due aspetti dentro di te, allora promuoverti diventa semplicemente una parte del tuo lavoro.


La stessa legge vale in qualsiasi aspetto del marketing: come dice il proverbio, non c'è miglior pubblicità d'un cliente soddisfatto. Ecco pensa alla promozione come a un momento in cui sei te stesso, una fase in cui raccogli le idee condividendo impressioni. Spero di aver dato un piccolo contributo a sciogliere i tuoi dubbi. Ti ho solo confuso ancor  più le idee?

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Il 2/9/2018 alle 09:39, Regina Cleopatra ha detto:

Ricordarti che se lo fai per mestiere e vocazione, sei scrittore anche quando siedi sul cesso.

 

Il 2/9/2018 alle 09:39, Regina Cleopatra ha detto:

Spero di aver dato un piccolo contributo

Assolutamente!    :)

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Il 30/11/2017 alle 09:06, Yaxara ha scritto:

Scusa, @Stellina_90 , nella mia mente ha preso corpo l'immagine di video di Instagram modello "promozione scrittore" a base di...

"Buongiorno, Instagrammini miei! Oggi vi parlo dell'impresa dei miei peperoni ripieni, così epica che è seconda solo al mio libro a pagina N!"

"Salve, cari Instagrammini! Questo video vi parla del rompicapo del circuito elettrico, un enigma complesso eguagliato solo dal dilemma del mio personaggio Sigsberto..."

"Ciao, instagrammini! Vedete quanto sono lunghi i miei capelli? Quanto la fluente chioma della bella Floribalda che nel mio libro..."

Ok, domando scusa, la smetto.

Condivido il tuo incubo in toto ed è una delle ragioni per cui suppongo che il self publish non faccia per me. Sono totalmente negata per il marketing e il solo pensarci mi fa sentire ridicola. Su Facebook seguo passivamente un gruppo di scrittori Sci-fi e fantasy in cui gli iscritti pubblicizzano i loro libri. Non so se ci sia gente che se la crede un sacco (e in questo caso li invidio), ma usano mezzi e termini a dir poco imbarazzanti. Forse vorrebbero sembrare simpatici, ma a me suonano soltanto patetici. E non vorrei ricadere nello stesso patetismo, piuttosto mi accontento che il libro sia letto da 10 persone.

Considerazioni personali: in un mondo ideale la qualità del prodotto dovrebbe essere sufficiente a garantirne la pubblicità. Purtroppo in questo web 2.0 è preponderante chi grida più forte. Non sono sicura che valga necessariamente "quello che grida più forte ovunque" e avere quindi account su tutti i social dell'orbeterracqueo, ma almeno su uno sì. Si tratta di una regola del gioco, può non piacere, ma bisogna metterla in conto.

Per il resto, ti quoto in pieno, ma purtroppo non ho soluzioni da proporre.

 

riprendo questa discussione perchè mi interessa molto. Sono cosciente del fatto che i social siano uno dei più importanti mezzi di pubblicità e diffusione ma sono l'anti-me. Detesto mostrare foto dei mie pasti, di come mi vesto per uscire e soprattutto scrivere frasi sciocche tipo slogan che mi riguardano. Preferirei pubblicare una mia foto nuda piuttosto che dire a cani e porci come mi sento oggi.  Per questo motivo amo i forum, si può dialogare e approfondire. A questo punto proporrei di creare un sito o un blog per social timidi. Una formula diversa di contatto on line, perchè io credo che molti siano stufi. Sto facendo un master come HR e mi dicono di aggiornare linkedin per pubblicizzarmi. Saluta, pubblica, fai amicizia, fai storyteling, fai rete, fai branding :noo:

io credo che si possa inventare un modo per usare questo mezzo in maniera più dignitosa. 

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Non ho letto tutta la discussione, ma dico la mia. 

A mio avviso, l'autopromozione ha senso solo ed esclusivamente in un’ottica di autopubblicazione. Se l’autore è indotto a fare “autopromozione” pur pubblicando con un editore, significa che quell’editore non sta facendo bene il suo mestiere, o non ha i mezzi per farlo bene, e quindi l'autore non avrebbe dovuto firmare il contratto. Se l’editore ha acquistato i diritti di sfruttamento economico dell’opera, è l’editore che deve occuparsi di promuoverla, perché è lui che compete la parte organizzativa, promozionale e commerciale (rispetto a cui dovrebbe aver fornito ampie garanzie all'autore, come prevede il contratto di edizione a termine). In genere, l’autore ha tutto l’interesse a contribuire alla promozione, ma questo vale soltanto a titolo di contributo all’interno di una strategia concertata il cui "direttore d’orchestra" deve essere l’editore, e non l'autore affidato alla propria stessa iniziativa. Ad esempio, se l’editore procura un’intervista all’autore, è ovvio che anche l’autore contribuisce, ma chi procura quella vetrina è l’editore, perché è lui ad avere i mezzi per farlo, ad avere le conoscenze giuste, a curare le "public relations", ad avere - si spera - un ufficio stampa e tanto altro, che non compete all'autore. 

Poi ci sono anche quegli autori "tuttofare", quei poeti esibizionisti che spammano i loro versi dappertutto, quei giornalisti locali che hanno 5000 amici su Facebook, e che sono i bocconi preferiti di certi piccoli editori che pubblicano a spese degli autori, o che pubblicano quando hanno la garanzia che l'autore lavorerà per loro, venderà libri per conto loro, farà opera di promozione sui social per loro. Tuttavia, a dispetto di tutta l'autopromozione che possa fare l'autore, quell'opera non avrà mai un vero mercato, perché la promozione non avverrà secondo dinamiche "fisiologiche".

In definitiva, ritengo che l'autore non abbia alcun “dovere” di essere social, anzi ha tutto il diritto (e in alcuni casi persino il dovere) di essere un asociale, come furono i più grandi scrittori. Quando pubblica con un buon editore, può essere un perfetto sconosciuto, o può essere soltanto uno pseudonimo di cui nessuno conosce l'identità (tipo Elena Ferrante). Piuttosto, è l’editore a dover essere social, è l'editore a dover essere conosciuto, è l'editore a dover fare promozione. Se l’editore non è social, è un perfetto sconosciuto, e se non ha nemmeno i mezzi per investire nella promozione di un libro, perché mai l’autore dovrebbe lavorare al suo posto, dopo aver ceduto i diritti di sfruttamento economico della sua opera? Sempre che tale opera abbia un qualche intrinseco valore, s'intende... in caso contrario, è evidente che parliamo di "vanity press", e in questo caso l'autopromozione dell'opera è parte integrante del processo autocelebrativo dell'autore, puramente fine a sé stesso. 

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Il 24/10/2020 alle 16:47, leopard ha scritto:

Saluta, pubblica, fai amicizia, fai storyteling, fai rete, fai branding

Ti capisco perfettamente. Un conto e fare e organizzare qualche presentazione, ma l'idea di dover ogni giorno scrivere qualche stupidata per farmi seguire mi uccide. Senza contare che non basta, dato che lo fanno quasi tutti e, per la maggior parte, i post su FB così come i video su YT sono letti e guardati da un numero irrisorio di persone.

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Il 6/9/2018 alle 11:43, Jhonjey ha scritto:

sei scrittore anche quando siedi sul cesso.

Soprattutto. Agatha Christie diceva che le trame le elaborava trastullandosi nella vasca da bagno. Ma anche quando si è in "dolce attesa" vengono spesso ottime idee.

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Sono perfettamente d'accordo con chi sostiene che un autore non debba auto pro muoversi, e che sarebbe compito dell'editore. 

Ma quanti editori fanno promozione? 

Ormai molti editori non fanno più nemmeno editing

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24 minuti fa, EnzoRossi ha scritto:

Ma quanti editori fanno promozione? 


La domanda sarebbe piuttosto: quali editori tu comprendi in quel "quanti editori"? ;)

In realtà, buona parte di editori non solo fanno promozione tramite i loro canali, e tramite il loro ufficio stampa, ma molti di loro pagano anche un'azienda per farla. 
Qui, ad esempio, c'è l'elenco degli editori promossi da PDE (che ormai fa solo promozione), e non sono nemmeno pochi o tutti "big": http://www.pde.it/editori/?l=all

Questo lo dico perché ogni tanto è bene tornare alla realtà del mondo editoriale, perlomeno di quei prodotti librari che si trovano in libreria (magari a volte con difficoltà, ma si trovano). Certo, finché si pensa che l'editoria sia quella che vive nel virtuale, che stampa in print on demand o quasi, non ci si pone nemmeno il problema della promozione o della presenza in libreria... ma questa editoria, per l'appunto, ha come target commerciale soprattutto agli autori, non i lettori, e questo spiega perché la promozione è quasi del tutto un optional

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