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Stellina_90

L'angosciante autopromozione

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Hai tralasciato il punto centrale del mio esempio che non sto a ripetere, ovvio che un libro non va a male.

 

Il fatto di comprare il libro di un autore perché attivo sui social è personale. Io per esempio non ho mai comprato un libro per questo, al massimo ho cominciato dopo a seguire i profili degli autori apprezzati.

 

Se è per vendere un prodotto, si guadagna più con altri prodotti che coi libri. Con cui invece si fa letteratura.

 

Se invece il libro è solo un prodotto, si satura il mercato con autori che si auto promuovono, e non si capisce più niente. Così anche Volo e la Parodi diventano degli scrittori, e agli altri che magari lo sono sul serio non rimane più niente.

 

Perché dovrei vivere di scrittura? Rispondo con una battuta: se può farlo uno come Volo, perché non io?

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4 minuti fa, konradin ha detto:

Hai tralasciato il punto centrale del mio esempio che non sto a ripetere, ovvio che un libro non va a male.

 

Il fatto di comprare il libro di un autore perché attivo sui social è personale. Io per esempio non ho mai comprato un libro per questo, al massimo ho cominciato dopo a seguire i profili degli autori apprezzati.

 

Se è per vendere un prodotto, si guadagna più con altri prodotti che coi libri. Con cui invece si fa letteratura.

 

Se invece il libro è solo un prodotto, si satura il mercato con autori che si auto promuovono, e non si capisce più niente. Così anche Volo e la Parodi diventano degli scrittori, e agli altri che magari lo sono sul serio non rimane più niente.

 

Perché dovrei vivere di scrittura? Rispondo con una battuta: se può farlo uno come Volo, perché non io?

 

Comprare un libro, e perché comprarlo, è sempre una scelta personale. Te non compri sconosciuti, ma solo chi ha già un nome e un seguito, quindi ti comporti esattamente come chi compra Volo. Quindi non vuoi fare autopromozione, eppure sei la dimostrazione che l'autopromozione funziona. Perché tenere social, contatti e anche partecipare a eventi, è autopromozione.

 

Il resto, quello fatto dalla CE a pagamaneto, si chiama marketing.

 

Poi cosa vuol dire che si satura il mercato con autori che si autopromuovono? Quindi siccome te non hai voglia di farlo, gli altri non dovrebbero farlo perché così ti oscurano? Non capisco.

 

Uno scrive un lbro, lo pubblica, e poi fa anche autopromozione nei modi che ritiene più opportuni.

 

Poi se per te non vale, e non serve a nulla, è una valutazione personale. Ma non puoi pretendere che gli altri la smettano.

 

 

 

 

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1 ora fa, konradin ha detto:

Io non pretendo un bel niente, se la situazione va bene così, teniamocela così, anzi contribuiamo a legittimarla.

 

Non credo di essere il solo a non capire di che situazione tu stia parlando. E se ti riferisci alle CE che non fanno promozione, anche riconoscendo che c'è un problema, noi che ci si può fare?

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1 ora fa, JPK Dike ha detto:

 

Non credo di essere il solo a non capire di che situazione tu stia parlando. E se ti riferisci alle CE che non fanno promozione, anche riconoscendo che c'è un problema, noi che ci si può fare?

 

Non tutto piove dall'alto, nel suo piccolo ognuno è un individuo che agisce, un consumatore.

Già in questa piccola discussione c'è stato un editore, poteva essere un'occasione per fare delle osservazioni, invece ci si è limitati ad assentire e prendere tutto per oro colato.

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4 ore fa, konradin ha detto:

Se un autore vende 100 copie, mettiamo a 1 euro l'una, guadagna 100 euro, e non in un anno, ma in tutto.

Un editore che invece pubblica a getto continuo autori ci mantiene l'azienda, e può tranquillamente disinteressarsi totalmente del singolo autore e della sua promozione; così non servono più autori validi che possano affermarsi, ma solo persone che ti vendono un centinaio di copie del loro stesso libro.

E questo, secondo me, è un problema. Che ognuno è libero di ignorare

Se un autore vende 100 copie con una ce che gli fa il conto deposito (quindi anticipa nulla) e il 40/50% di sconto di euro ne guadagna 500, senza avere rischiato né anticipato soldi...

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14 minuti fa, Spartaco per Tempesta Ed. ha detto:

Se un autore vende 100 copie con una ce che gli fa il conto deposito (quindi anticipa nulla) e il 40/50% di sconto di euro ne guadagna 500, senza avere rischiato né anticipato soldi...

 

Il punto non è quanto guadagni un autore, ma se c'è la possibilità che da autore che vende i propri libri si trasformi in scrittore vero.

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Alle 5/2/2018 at 13:15, Spartaco per Tempesta Ed. ha detto:

L'autore, dal canto suo, avrà una sua serie di contatti che non potrà semplicemente "passare" alla ce ma dovrà seguire per conto suo, con il supporto ovviamente, della sua ce.

Al mio livello, autore sconosciuto, non puoi che contare sugli amici e sul passaparola. Le piccole case editrici non hanno la forza per investire in pubblicità, e gli editori importanti non se la sentono di rischiare il loro denaro sugli scrittori "emergenti".

A peggiorare ulteriormente la faccenda, il mercato dei libri è in crisi, i lettori sono pochi e gli scrittori troppi. Ciliegina sulla torta, il livello culturale "medio" è in inesorabile declino, e la qualità della produzione letteraria in conseguente decadenza: il libro di Fabio Volo è un bestseller. Non ci resta che "sognare"... 

Ma io non mollo, e continuo a scrivere. 

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Però credo che uno sconosciuto possa farsi conoscere più scrivendo racconti e articoli, scambiando opinioni ecc., invece di affannarsi a vendere i suoi libri.

Qualcuno dirà subito che una cosa non esclude l'altra: il problema è che si sta spazzando via tutto questo sottobosco culturale, a favore della vendita al dettaglio e di guadagni comunque marginali.

Così veramente non ci rimane più niente in mano con cui convincere gli editori.

Io non posso essere d'accordo con chi dice che un autore prima dovrebbe trovarsi i clienti e poi usare il suo seguito per ottenere un contratto.

Perché così solo i Volo della situazione si fanno strada, e uno magari bravo davvero rimane non pubblicato o pubblicato solo per modo di dire.

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16 minuti fa, konradin ha detto:

Perché così solo i Volo della situazione si fanno strada, e uno magari bravo davvero rimane non pubblicato o pubblicato solo per modo di dire.

Eh, sì! Come non darti ragione?

 

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Discussione interessante. :) Mi permetto di dire la mia:

11 ore fa, konradin ha detto:

Io non posso essere d'accordo con chi dice che un autore prima dovrebbe trovarsi i clienti e poi usare il suo seguito per ottenere un contratto.

Condivido.

Ma anche su questo sono d'accordo:

17 ore fa, JPK Dike ha detto:

Poi l'autopromozione è fondamentale. Tanto per un self, quanto per un autore Mondadori. E' la costruzione della propria immagine su internet e nel panorama dell'editoria. Lo fanno tutti. Ma proprio tutti. E l'autopromozione non serve a vendere, ma serve, attraverso il contatto diretto con i lettori, a farsi una fan base

 

Nello specifico, quello che farei io è: innanzitutto troverei un editore da "miss nessuno" (bel nome, potrei cambiare avatar), dopodiché mi metterei sì in gioco per autopromuovermi. Mi costruirei un'immagine a partire dalla pubblicazione e ci giocherei dentro all'infinito: ci metterei la faccia e mi spenderei al meglio delle mie possibilità, come imprenditore di me stessa, perché oltre al prodotto, vende anche l'immagine a cui questo è associato. Sarei come scrittore la prima copertina dei miei libri, prima ancora della copertina materica in sé, ma questo non perché partirei come qualcuno (anzi, ho un nome d'arte e sono inamovibile nel mantenerlo), ma perché a partire dal libro quel qualcuno lo vorrei diventare.

Questa la mia idea, condivisibile o meno :)

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Cerco di andare al punto (dolente). Tutto quello che un autore fa per promuoversi va bene, l'impegno, l'entusiasmo, sono positivi.

Negli anni però le case editrici per modo di dire, che cioè basano il loro mercato sugli autori e non sui lettori (perché credono che i primi siano di più e meglio disposti a investire), hanno subito un'evoluzione.

Prima c'erano molte CE a pagamento. Poi ci si è accorti che si veniva facilmente smascherati, e anche grazie a forum come questo (quindi non è come ha detto qualcuno un posto solo per cercare informazioni, in cui noi non possiamo fare niente per cambiare la situazione e dobbiamo solo accettarla, e anzi molti editori lo leggono e intervengono pure), sono diminuite. Il marchio editore a pagamento è ormai diventato un marchio d'infamia. Però non saranno di certo spariti tutti. Ma si sono, come sempre accade, riorganizzati.

Sfruttando il discorso dell'autopromozione, molti (i ben intenzionati ci sono e ci saranno sempre, ma non è facile distinguerli in mezzo agli altri), non c'è più bisogno di chiedere soldi, perché basta pubblicare tanti autori che vendono i loro stessi libri (che puoi stampare quando vuoi grazie al Print On Demand, altra conquista del progresso che può essere sfruttata, come tutte, per secondi fini).

In questo senso l'autopromozione è un problema, altro che no. Perché ormai viene prima della pubblicazione stessa. Molti editori ti chiedono garanzie in questo senso ancora prima di farti vedere il contratto. Senza dire cosa offrono loro. Bisogna fidarsi, perché loro sono gli esperti e noi solo degli "esordienti". Be', non tutti siamo sprovveduti, e chi lo è può avvedersene, anche grazie a una discussione su un forum come tante. Quindi prima di buttarci a capofitto nell'autopromozione, cerchiamo di vedere se c'è dietro qualcosa di più ampio.

 

Invece di pubblicare prima un libro, potrebbe essere meglio farsi conoscere con articoli, racconti, dibattiti, sulle riviste on-line e simili. Non posti dove tutti pubblicano liberamente, ma dove c'è una selezione (ed esistono). Purtroppo molti editori preferiscono ormai investire il loro tempo nella ricerca di autori col libro già pronto che si auto-vendano, invece di cercare nelle riviste ecc. gli scrittori validi. Così diminuiscono, o comunque non hanno peso, tutte quelle realtà interessanti che ti permetterebbero di spiccare per quello che scrivi, non per il giro di clienti che sei in grado di assicurare.

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3 ore fa, Miss Ribston ha detto:

Nello specifico, quello che farei io è: innanzitutto troverei un editore da "miss nessuno" (bel nome, potrei cambiare avatar), dopodiché mi metterei sì in gioco per autopromuovermi. Mi costruirei un'immagine a partire dalla pubblicazione e ci giocherei dentro all'infinito: ci metterei la faccia e mi spenderei al meglio delle mie possibilità, come imprenditore di me stessa, perché oltre al prodotto, vende anche l'immagine a cui questo è associato. Sarei come scrittore la prima copertina dei miei libri, prima ancora della copertina materica in sé, ma questo non perché partirei come qualcuno (anzi, ho un nome d'arte e sono inamovibile nel mantenerlo), ma perché a partire dal libro quel qualcuno lo vorrei diventare.

Questa la mia idea, condivisibile o meno :)

 

Ed è per me la via giusta da seguire. Ci mancherebbe. E devi essere brava a costruirti la tua immagine, e ad abituare i tuoi lettori a un certo tipo di storia e di stile. Così quando vedono un tuo libro nuovo sanno esattamente cosa ci troveranno dentro, e lo compreranno a occhi chiusi. Questo non vuol dire non evolversi, ma solo farlo piano piano, una volta che avremo delle basi solide.

 

Quello che dice @konradin non è poi sbagliato. Però per me è un discorso abbastanza inutile. Noi come scrittori, e esordienti, cosa ci si può fare? Nulla di nulla. Se le Ce ormai lavorano così noi non possiamo farci nulla. E comunque abbiamo esempi del contrario (la Mondadori pubblica un Volo ma anche puri esordienti che non hanno un seguito), quindi potremo dire che Volo viene usato per fare il cash e finanziare quella che chiami letteratura.

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@JPK Dike L'unica cosa su cui totalmente non sono d'accordo è l'inutilità.

L'ho già spiegato nel messaggio recente e anche in altri, facendo pure l'esempio di come il marchio NoEAP abbia costretto molte case editrici a correggere il tiro.

Ogni autore nel suo piccolo può rifiutarsi di partecipare a questo gioco, io cerco di farlo, alcune volte invece ci sono cascato, è normale.

Ma fatalismo e disfattismo sono inutili sul serio.

Faccio un altro esempio, per assurdo: se ci piangiamo solo addosso su Feltrinelli che non accetta manoscritti, tutto rimane così.

Ma, e stai sicuro che anche i grandi girano su internet tramite il loro ufficio marketing e simili, se per ipotesi giunge loro notizia che un post con migliaia di follower (e quindi clienti) parla in modo acceso di questo loro ingiusto modo di fare, vedi che si faranno sentire, perché è cattiva pubblicità per loro.

Questo è un modo utile di usare internet, invece di annaspare nell'anonimato autopromuovendosi ai limiti dello spam.

Io ho visto coi miei occhi il profilo Twitter di Ibs intervenire su ogni tweet per difendere Teresa Ciabatti durante lo Strega, a me hanno risposto senza che io li avessi interpellati più di una volta.

Ovvio che si tratta di persone pagate per farlo, che dietro la tastiera non c'è Berlusconi in persona.

Ma è solo per farti capire che non è tutto inutile e restano sordi solo finché non li sfiori sul serio.

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35 minuti fa, konradin ha detto:

@JPK Dike L'unica cosa su cui totalmente non sono d'accordo è l'inutilità.

L'ho già spiegato nel messaggio recente e anche in altri, facendo pure l'esempio di come il marchio NoEAP abbia costretto molte case editrici a correggere il tiro.

Ogni autore nel suo piccolo può rifiutarsi di partecipare a questo gioco, io cerco di farlo, alcune volte invece ci sono cascato, è normale.

Ma fatalismo e disfattismo sono inutili sul serio.

Faccio un altro esempio, per assurdo: se ci piangiamo solo addosso su Feltrinelli che non accetta manoscritti, tutto rimane così.

Ma, e stai sicuro che anche i grandi girano su internet tramite il loro ufficio marketing e simili, se per ipotesi giunge loro notizia che un post con migliaia di follower (e quindi clienti) parla in modo acceso di questo loro ingiusto modo di fare, vedi che si faranno sentire, perché è cattiva pubblicità per loro.

Questo è un modo utile di usare internet, invece di annaspare nell'anonimato autopromuovendosi ai limiti dello spam.

Io ho visto coi miei occhi il profilo Twitter di Ibs intervenire su ogni tweet per difendere Teresa Ciabatti durante lo Strega, a me hanno risposto senza che io li avessi interpellati più di una volta.

Ovvio che si tratta di persone pagate per farlo, che dietro la tastiera non c'è Berlusconi in persona.

Ma è solo per farti capire che non è tutto inutile e restano sordi solo finché non li sfiori sul serio.

 

Ok, ma non si può sempre stare a fare gli hater di turno e criticare. Lo sappiamo tutti che in Italia si pubblica gente al limite del decente. Però insomma è così, se alle CE sta bene, e a chi legge sta bene leggere certa gente, sono affari loro.

 

Condivido l'idea di fare qualcosa, ma non credo sia giusto o costruttivo distruggere chi ha scritto una ciofeca e ha avuto la fortuna di uscire con Feltrinelli. Chi se ne frega.

 

Se vuoi fare qualcosa di serio, mettiti sotto e cerca di imparare a scrivere come nessuno in Italia. Tu dici che Volo non sa scrivere. Io ti rispondo che difficilmente la sua si può chiamare buona prosa, ma nemmeno brutta prosa. I suoi sono libri semplici, veloci, chiari e con un filo logico. Da leggere sotto l'ombrellone o sul gabinetto, senza troppa attenzione.

 

E funzionano. E sono comprati perché si fanno leggere, e si fanno piacere. Vuoi scrivere meglio di lui? Costruisciti una prosa più complessa della sua, ma che ne mantenga la linearità e la semplicità.

 

In tanti ho sentito criticave Volo come la Troisi. Poi sono andato a leggere lavori di questa gente, e per finire il primo capitolo (dove per inciso non succedeva nulla di nulla) mi serviva un pomeriggio di ferie. Poi prendo in mano uno della Troisi, e lei mi racconta una storia. In maniera semplice e banalotta, ma rapida e precisa.

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@JPK Dike Sono d'accordo con quello che dici, né mi metto a criticare tanto per, cerco solo di mettere in luce certe cose, anche in modo deciso, né sono tenuto a inchinarmi solo perché ci guadagnano dei soldi. I modi per farlo sono tanti e non sempre corretti.

Nello specifico tu sei sicuro che Volo e altri siano apprezzati per le loro caratteristiche, o che sia solo la macchina promozionale ad averceli portati?

Vado oltre, visto che ormai i grandi editori riescono a far digerire di tutto ai lettori a colpi di marketing, perché non farlo con opere di qualità (che non vuol dire cervellotiche, anzi la semplicità senza banalità è la cosa più difficile da ottenere)?

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43 minuti fa, konradin ha detto:

@JPK Dike Sono d'accordo con quello che dici, né mi metto a criticare tanto per, cerco solo di mettere in luce certe cose, anche in modo deciso, né sono tenuto a inchinarmi solo perché ci guadagnano dei soldi. I modi per farlo sono tanti e non sempre corretti.

Nello specifico tu sei sicuro che Volo e altri siano apprezzati per le loro caratteristiche, o che sia solo la macchina promozionale ad averceli portati?

Vado oltre, visto che ormai i grandi editori riescono a far digerire di tutto ai lettori a colpi di marketing, perché non farlo con opere di qualità (che non vuol dire cervellotiche, anzi la semplicità senza banalità è la cosa più difficile da ottenere)?

 

Alla prima domanda rispondo che sì,Volo e gli altri piacciono davvero. Gli ingranaggi pubblicitari li pompano tanto, ma se la loro roba non fosse leggibile non credo potrebbero avere un successo duraturo. Farebbero altrimenti come quello dei numeri primi. 3 libri in 8 anni e la mondadori che lo sbologna alla Einaudi, che cerca un po' di cash facile.

 

Perché non pubblicano roba di qualità? Perché probabilmente non ce n'è. E quello che fanno uscire è il meglio che trovano. Non ce la vedo la Mondadori a rifiutare un gran libro solo perché di uno sconosciuto. Semplicemente il 99.9% della roba che visionano è scadente, e di conseguenza pubblicano roba scadente. 

 

La percezione è la chiave della trasformazione. Tu sei sicuro di scrivere meglio di Volo, o è solo una percezione distorta derivante dal fatto che non ti piace cosa scrive e come lo scrive?

 

Prendi un suo paragafo, poi prendine uno tuo. Cerca le differenze. 

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10 minuti fa, AdStr ha detto:

Seguo la discussione con interesse da un po'. Sto cercando di farmi un'idea di tutti i punti di vista.

Da esterno, ossia da persona che non ha mai scritto libri e di conseguenza non ne ha mai pubblicati, fatico però a capire un aspetto:

perché l'autopromozione è considerata angosciante?

Non è parte integrante di ogni aspetto della vita?

Io mi ritrovo da sempre a dover essere il primo (e solo, il più delle volte) sponsor di me stesso. È l'unico modo per emergere, per farsi notare.

Poi magari nella scrittura funziona diversamente, non lo so.

Per questo chiedo.

Io, sinceramente, non lo trovo così angosciante. Anzi, spesso mi diverte pensare a nuove idee per promuovere la mia opera. Tuttavia, essendo noi autori, preferiremmo impiegare il nostro tempo per scrivere nuove storie, anziché studiare e impelagarci in un mondo (quello promozionale) di cui non conosciamo bene tutti gli aspetti. E, come spesso accade, il fatto di non ottenere risultati evidenti potrebbe creare angoscia.

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@JPK Dike mi sembra improbabile che nella nostra epoca non nascano scrittori di qualità come ne sono nati in ogni epoca. Ci sarà qualcosa nell'aria? O una questione genetica?

La conclusione più ovvia è che, se ci sono, non vengono pubblicati e sì, vengono talora preferiti quelli più scadenti perché si dà importanza ad altri aspetti, tipo essere già dei personaggi mediatici.

Poi non vuol dire che uno automaticamente sia pure scarso come scrittore, può essere entrambi, ma in un'arte così difficile diminuire le probabilità di trovarlo non è saggio.

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14 minuti fa, konradin ha detto:

@JPK Dike mi sembra improbabile che nella nostra epoca non nascano scrittori di qualità come ne sono nati in ogni epoca. Ci sarà qualcosa nell'aria? O una questione genetica?

La conclusione più ovvia è che, se ci sono, non vengono pubblicati e sì, vengono talora preferiti quelli più scadenti perché si dà importanza ad altri aspetti, tipo essere già dei personaggi mediatici.

Poi non vuol dire che uno automaticamente sia pure scarso come scrittore, può essere entrambi, ma in un'arte così difficile diminuire le probabilità di trovarlo non è saggio.

 

Per me invece perchè chi in Italia potrebbe essere un autore da bestsellers mondiali, comeci sono nel resto del mondo, per il fatto di essere nato nell'Italia moderna diventa fisico, chimico, pizzaiolo e meccanico. Non fa davvero l'artista. Noi italiani abbiamo perso la capacità di sognare e osare. 

 

@AdStr Ma non è Real Forte Querceta? Con in panchina quel matto di Pagliuca, lo stesso Pagliuca della mitica promozione in C della Lucchese sul campo della Correggese? Che ricordi. Fine OT.

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@AdStr restando in tema calcistico, come avevo già detto in altre discussioni, io non aspiro a essere come il Real Madrid. Mi accontenterei di una tranquilla Lega Pro.

 Io non parlerei di sopravvalutazione delle aspettative, quanto piuttosto di un'assoluta, quanto inattesa, immobilità. Una permanenza continua in terza categoria, se vogliamo.

Dunque l'autopromozione diventa una assoluta necessità con la quale uscire dall'anonimato e dall'inutilità di aver pubblicato un libro. Tutto questo dopo aver impiegato un sacco di tempo per scriverlo e per trovare l'editore disposto a pubblicarlo (con la conseguente, interminabile, attesa). Avendo utilizzato lo stesso tempo per consegnare le pizze come fattorino avrebbe riempito di maggiori gratificazioni il nostro portafogli e il nostro ego.

Da questa serie di situazioni, l'angoscia.

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E' che non tutti gli scrittori vogliono apparire.

Alcuni sono timidi e nascosti, amano la penombra; sono sensibili sì, ma socialmente 'goffi'.

Io, per esempio, se mai diventassi davvero una scrittrice, vorrei che parlassero soltanto le mie opere, anche perché del resto non c'è molto da dire, e non credo faccia la differenza per chi legge. Preferirei scomparire in ciò che scrivo per lasciare affiorare solo il messaggio attraverso la parola, e sentirei tutto il resto come una forzatura.

Credo dipenda dalla personalità di ognuno, e dalla sua concezione di ciò che significa scrivere (ma anche leggere).

Quando leggo non me ne frega niente dell'autore e della sua biografia: chiunque sia, gli sono grata per le emozioni che mi trasmette la sua voce. 

Forse la mia è una visione fallimentare, soprattutto di questi tempi. Ma è più forte di me, che posso farci?

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1 ora fa, JPK Dike ha detto:

 

Alla prima domanda rispondo che sì,Volo e gli altri piacciono davvero.

 

Una cosa è vendere, e un'altra è scrivere. Volo è la dimostrazione che, con una buona pubblicità in dote, chiunque può vendere.

Quello che mi preoccupa di @JPK Dike è la sua convinzione che chiunque, applicandosi e studiando, possa imparare un'arte. Ok, se tu ti impegni, puoi migliorare, ma gli stonati e gli afoni è meglio che non facciano i tenori... E la voce e l'intonazione di Fabio Volo e soci, in campo letterario, valgono ben poco. Almeno per me. 

Qualcuno, a parte i parenti, saprà tra cento anni chi sono Fabio Volo o Mauro Corona? Scommetto che di Hemingway o di Umberto Eco, invece, rimarranno opere e memoria.

Per tornare all'autopromozione, se sei conosciuto, ti dai da fare e hai una tua "clientela", hai maggiori possibilità di emergere.

Se sei un personaggio famoso, sarà la notorietà a promuovere il tuo lavoro e, anche se non sai scrivere o hai qualcuno che lo fa per te, venderai quasi sicuramente molti libri. Anche se, in tal caso, definirti uno scrittore è solo un eufemismo.

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11 minuti fa, Fraudolente ha detto:

 

Una cosa è vendere, e un'altra è scrivere. Volo è la dimostrazione che, con una buona pubblicità in dote, chiunque può vendere.

Quello che mi preoccupa di @JPK Dike è la sua convinzione che chiunque, applicandosi e studiando, possa imparare un'arte. Ok, se tu ti impegni, puoi migliorare, ma gli stonati e gli afoni è meglio che non facciano i tenori... E la voce e l'intonazione di Fabio Volo e soci, in campo letterario, valgono ben poco. Almeno per me. 

Qualcuno, a parte i parenti, saprà tra cento anni chi sono Fabio Volo o Mauro Corona? Scommetto che di Hemingway o di Umberto Eco, invece, rimarranno opere e memoria.

Per tornare all'autopromozione, se sei conosciuto, ti dai da fare e hai una tua "clientela", hai maggiori possibilità di emergere.

Se sei un personaggio famoso, sarà la notorietà a promuovere il tuo lavoro e, anche se non sai scrivere o hai qualcuno che lo fa per te, venderai quasi sicuramente molti libri. Anche se, in tal caso, definirti uno scrittore è solo un eufemismo.

 

 Guarda che a cantare si impara, così come a suonare qualsiasi strumento. Nessuno è stonato, se impara a cantare ( può avere una voce migliore o peggiore). Poi non tutti diventano Bocelli o Kenji Kawai, c'è anche chi lavora in un'orchestra sinfonica, lavora nella crezione di colonne sonore a vario titolo di film e telefim e video giochi e così via.

 

E' evidente che un minimo devi essere portato. Ma l'arte non è esclusiva. Non si nasce artisti, ci si diventa. Anche e soprattutto imparando.

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2 minuti fa, AdStr ha detto:

Come insegnante di musica, non posso che sottoscrivere. :D

 

Ma lo sai che ho cominciato a scrivere a 26 anni perché non credevo di esserne capace. Mi ero autoconvinto che siccome non mi veniva né semplice né naturale, allora non potevo farlo. Credevo appunto che l'arte fosse innata, e me ne ero convinto perché tutti lo dicevano. E siccome a me scrivere riesce difficile e frustrante, non era possibile che potesse farlo uno come me.

 

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20 minuti fa, AdStr ha detto:

Come insegnante di musica, non posso che sottoscrivere. :D

Fecero una selezione per il coro del collegio. Ce la misi tutta, ma il maestro, con un certo tatto, mi avvisò: "Purtroppo, a volte l'impegno non basta..."

Eh, @AdStr, non ci sono più, nel bene e nel male, i maestri di una volta!

Modificato da Fraudolente

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9 minuti fa, JPK Dike ha detto:

 

 Guarda che a cantare si impara, così come a suonare qualsiasi strumento. Nessuno è stonato, se impara a cantare ( può avere una voce migliore o peggiore). Poi non tutti diventano Bocelli o Kenji Kawai, c'è anche chi lavora in un'orchestra sinfonica, lavora nella crezione di colonne sonore a vario titolo di film e telefim e video giochi e così via.

 

E' evidente che un minimo devi essere portato. Ma l'arte non è esclusiva. Non si nasce artisti, ci si diventa. Anche e soprattutto imparando.

 

Per cantare però devi studiare canto, non economia o altro.

Così scrivendo diventi scrittore, e non facendo il saltimbanco in tv.

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2 minuti fa, Luca Trifilio ha detto:

Io penso che chi voglia cimentarsi con questo difficilissimo mestiere tocchi una cosa soltanto: studiare e lavorare tanto, ogni giorno, per migliorarsi. Solo così si può sperare di ottenere un posticino al sole. Ma non è detto.

Proprio così, accidenti!

Dote naturale, volontà e un bel po' di c...

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