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Stellina_90

L'angosciante autopromozione

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Personalmente, il rammarico al pensiero che un capolavoro possa rimanere sconosciuto per mancanza di promozione supererebbe di molto l'eventuale soddisfazione di aver ottenuto buoni risultati di vendita con un'opera di qualità inferiore.

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A parte che l'autopromozione ormai è diventata una strada obbligata, il problema vero però è più a monte.

Per un qualsiasi artista, scrittori compresi, il problema principale è l'opera che sta realizzando, tutto il suo essere e assorbito da quella necessità fisica, intellettuale ed emozionale che, se pur a diversi livelli, lo condiziona.

E finito il lavoro vieni preso da quello successivo, se non addirittura prima.

Quindi il fermarsi per intraprendere un lavoro di promozione di un'opera che per te è già nel dimenticatoio è estremamente frustrante.

O hai scritto il libro della tua vita, l'unico che volevi scrivere, e passi il resto della tua vita a cercare di divulgarlo al meglio, o smadonni per il tempo che stai sottraendo a nuove idee e a nuovi stimoli.

Personalmente adoro i racconti che ho scritto, non perchè siano belli, ma perchè rappresentano quello che ero nel momento in cui li ho realizzati, ma una volta pubblicati e lasciati liberi di volare fuori dal cassetto, quello che mi interessa è la nuova idea che mi ronza dentro.

La vecchia concezione dell'editoria, io scrittore mi preoccupo di scrivere, tu editore ti preoccupi di divulgare, nella sua essenza funzionava benissimo, ma quel mondo ormai è finito, nonostante quello che dicono le case editrici, il mondo è cambiato e siti come questo ne sono la prova.

L'autopromozione è un vero casino, devi prima scrivere un libro, e questa è la cosa più facile, poi devi fare l'editing, con tutte le sue regole e i suoi tiramenti, realizzando infine la copertina.

Poi devi trasformare il tuo libro in ebook, trovare chi ti stampa il cartaceo e trovare le piattaforme giuste per esporlo.

Fatto questo il tuo libro sparisce in un mare di altri libri, sommerso da migliaia di altri titoli altrettando degni di attenzione.

E quando lo scrivi quello nuovo?

Anche la notte diventa corta.

Qualcosa mi dice che se è vero che siamo su una strada nuova, ancora non abbiamo idea di come sia fatta e soprattutto come bisogna percorrerla.

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26 minuti fa, Gianfranco Pereno ha detto:

La vecchia concezione dell'editoria, io scrittore mi preoccupo di scrivere, tu editore ti preoccupi di divulgare, nella sua essenza funzionava benissimo, ma quel mondo ormai è finito

 

Hai detto meglio di me quello che cercavo di dire, il tuo post riassume tutto con sincerità.

 

Io avevo cercato di lanciare una provocazione, sapendo che alla maggior parte degli autori non sarebbe piaciuto sentirlo: perché impegnati, o in previsione di esserlo, come anche io stesso, nell'autopromozione. Escludendo l'intervento dell'editore che ha altri interessi, credo però che un punto di vista diverso, per quanto controverso, vada considerato e non accusato di ingenuità o poca conoscenza (purtoppo conosco questo mondo fin troppo bene). I dubbi non sono sempre indecisione, ma opportunità per cambiare. O per pensare, magari solo pensarci, se è il caso di provare a recuperare modelli che funzionavano.

 

Ribadisco che l'autopromozione c'è e ci sarà, ma che il suo abuso, oggi, sta diventando controproducente. E che oggi, più che mai, noi autori abbiamo bisogno degli editori, che selezionino chi vale, e che lo aiutino a farsi conoscere se non ha la forza di farlo da solo (se ce la fa da solo ben venga una cosa non esclude l'altra).

 

Si è parlato di autori che se ne stanno seduti ad aspettare. Io preferisco quelli che se ne stanno seduti... a scrivere.

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1 ora fa, Gianfranco Pereno ha detto:

Quindi il fermarsi per intraprendere un lavoro di promozione di un'opera che per te è già nel dimenticatoio è estremamente frustrante

è sempre una questione personale. Conosco un sacco di scrittori che dopo avere scritto un libro adorano farlo conoscere, fare presentazioni, parlare con la gente, rispondere alle domande, contribuire alla sua conoscenza e diffusione...

Modificato da Spartaco per Tempesta Ed.
refuso

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verissimo, e sono convinto che questo sia parte del mestiere di scrivere, far presentazioni e parlare con la gente è fondamentale, personalmente penso al libro come  a un ampliamento di chiacchiere tra amici a tavola, dove dentro puoi trovare idee, problemi, situazioni che andrebbero maggiormente approfondite e con più calma, dove il lettore trovi dei temi su cui pensare e che diventino anche per lui temi di discussione e confronto.

Ma purtroppo queste serate o incontri si esauriscono presto nel ristretto cerchio delle amicizie e delle conoscenze, senza una distribuzione capillare del libro difficilmente si riesce a creare un interesse tale da permettere una interazione tra autore e pubblico. E la distribuzione è impensabile per l'autopromozione.

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1 ora fa, konradin ha detto:

Escludendo l'intervento dell'editore che ha altri interessi, credo però che un punto di vista diverso, per quanto controverso, vada considerato e non accusato di ingenuità o poca conoscenza (purtoppo conosco questo mondo fin troppo bene)

Visto che a parte @Spartaco per Tempesta Ed. sono intervenuto soltanto io, vorrei capire dove e in che modo ti avrei accusato di ingenuità.

Tu hai espresso la tua opinione legittima, io ho risposto con la mia.

Il problema dell'autopromozione è reale e molto sentito, ma siamo arrivati a un punto che non vedo come se ne potrebbe fare a meno. Tu lanci una provocazione (come le definisci tu stesso), parli di recupero dei vecchi modelli, ma in concreto non si capisce a cosa tu ti riferisca... Come si fa a recuperare un qualcosa di superato? Sarebbe come dire che era più bello quando ci si parlava faccia a faccia e non si perdeva tempo dietro a un computer o un telefonino. Già. Però nel frattempo sono arrivati internet, gli smartphone, Zuckenberg, ecc.

 

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@lapidus appunto non mi riferivo a te ma all'altro de te citato. Quindi non avevi motivo per sentirti chiamato in causa. Ed è già la seconda volta questa settimana in cui una persona si sente chiamata in causa senza che io l'abbia fatto (mi è successo in un'altra discussione).

Forse devo tornare a lavorare sulla mia scrittura, o almeno su quella "da forum", visto che si continua a distorcere il significato, citare solo una parte del discorso tralasciando il resto, e così via.

Per quanto riguarda invece l'accusa di ingenuità e poca aderenza alla realtà o concretezza, hai pensato bene di metterla nel tuo ultimo messaggio, magari per ripicca, non so, non importa, va bene così.

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@konradin Mi scuso se ho frainteso, però, anche rileggendo, non è che il tuo intervento fosse proprio chiaro, anzi.

Quanto al fatto di citare solo una parte del discorso o di averti fatto una ripicca... lasciamo perdere, dai.

Buona continuazione.

 

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2 ore fa, Gianfranco Pereno ha detto:

Ma purtroppo queste serate o incontri si esauriscono presto nel ristretto cerchio delle amicizie e delle conoscenze, senza una distribuzione capillare del libro difficilmente si riesce a creare un interesse tale da permettere una interazione tra autore e pubblico.

Non sono d'accordo

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Io credo talmente nella promozione che sarei disposto a regalare il mio romanzo d'esordio (oppure offrirlo ad un prezzo ridicolo) in giro per l'Italia pur di crearmi una base di lettori disposti a comperare gli altri o in ogni caso a seguirmi come autore. Credo fermamente che per avere un discreto successo il potenziale lettore debba essere incuriosito, avere una motivazione buona all'acquisto e riconoscere l'autore come un qualcosa di piacevole con cui proseguire un rapporto iniziato per caso. Ci sono band che aprono i concerti di artisti famosi, ci sono autori affermati che si occupano di "affiancare" altri colleghi, ci sono i trailer al cinema e gli spot in tv. La parola d'ordine deve essere "lo voglio"!

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@lapidus Cerco di essere il più chiaro possibile: abbiamo mezzi potentissimi, internet ci permette di proporre i nostri testi in modo democratico, senza limiti, di distanza, di costi, di timidezza personale ecc.

 

Attraverso un forum popolare come questo potremmo farci sentire presso i grandi editori e spingerli a riprendere il loro lavoro di selezione, utilizzando poi la loro macchina promozionale per fare conoscere gli autori al pubblico. Non credo io sia l'unico che, un tempo, comprava un libro di un autore mai sentito solo perché Einaudi, cosa che oggi non faccio più, non mi fido più.

 

I piccoli editori (quelli validi non quelli che si spacciano come tali) potrebbero: o diventare direttamente selezionatori per i grandi (invece si sbattersi per vendere libri al dettaglio come si fa ora); o continuare a pubblicare, e diventare il bacino in cui pescano i grandi (che a questo punto potrebbero evitare del tutto di leggere manoscritti), un po' come le piccole squadre di calcio fanno per i grossi club (pagando ovviamente).

 

Non so, magari c'è qualche buona idea, e per favore, lo chiedo col cuore in mano: non indichiamo tutto subito come irrealizzabile. In fondo tutto lo è, fino a un secondo prima di farlo.

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E' difficile. Non sempre fare la cosa giusta, seguire la logica, porta necessariamente risultati costruttivi. Gli innumerevoli blog di recensioni e segnalazioni, per esempio. A volte vedo gli stessi titoli pubblicizzati da più parti, poi vado al link di riferimento, anche per rendermi conto se questo tipo di autopromozione funzioni, e noto sempre le classifiche vendite ferme allo stesso punto. Anche la promozione vuole piattaforme adatte, non basta inviare il proprio lavoro da segnalare a una marea di siti. Diventa frustrante non notare alcun riscontro.

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Il problema infatti è la mancanza di riscontro, o piuttosto l'assoluta imprevedibilità, pensiamo al successo di alcuni post sui social che io stesso non mi so spiegare, alcune volte tantissimi like per un post buttato lì, e un altro scritto con cura ignorato, sfugge la logica, se c'è, che c'è dietro, algoritmi segreti...

 

Ma se questo lo si applica alla letteratura succede che l'era con mezzi senza precedenti come la nostra si trasforma in quella che ha prodotto i peggiori scrittori.

 

Se un grande scrittore infatti non è bravo nel tipo di autopromozione che va oggi di moda, rischia di rimanere sconosciuto, e questa è una grande perdita.

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Bungiorno a tutti.

Provo a dare anche il mio contributo, dato che sto per pubblicare anche io il mio primo libro.

 

Innanzitutto una correzione: qualcuno ha detto che scrivere il libro è la parte più facile di tutto il processo: non scherziamo. Probabilmente sarà la più appassionante, come è giusto che sia, visto che uno scrittore si nutre della sua passione per lo scrivere, ma scrivere un libro è tutt'altro che facile. Come dice John Grisham: "Tutto avrei pensato fuorchè scrivere uno libro fosse più pesante che stendere l'asfalto sulle strade del Texas a 50 gradi sotto al sole!"

 

Fatta questa debita puntualizzazione (dò per scontato che questo è quantomeno il mio punto di vista, oltre quello del "collega" John...) vorrei provare a riassumere cosa si può fare per l'autopromozione (Spartaco ci insegna che, ci piaccia o no, ormai i tempi la rendono necessaria, per ottenere qualche soddisfazione sul numero di copie vendute):

1) parenti e amici. Credo si parta tutti da qui.
2) chiedere a parenti e amici se ci possono indicare qualche "libreria amica". 
3) contattare queste librerie amiche per...? Chiedere di ospitare qualche copia del proprio libro? Organizzare incontri...? E se l'editore non fa il conto vendita (come nel mio caso), come convincere la libreria a provare a vendere qualche copia del proprio libro? Ecco... qui ben vengano tutti i suggerimenti possibili...
4) crearsi un proprio sito. Questo lo reputo indispensabile, soprattutto se si vuole iniziare una "carriera" di scrittore. Un pò meno se si è uno scrittore da one-book-shot...
5) Concorsi. Vale la pena partecipare? A quali? Io mi sono già iscritto al concorso internazionale di Como e mi iscriverò a quello di Sarzana. Ho dovuto annullare quello a Romanzi in Cerca di autore dato che dovrei passare a breve da inedito a edito
6) inviare copie di valutazione ai tanti siti che si occupano di recensioni. Mi sembra che su questa cosa non tutti sono d'accordo. Come mai?
7) Avere una propria pagina facebook (io non la ho e piegarmi a FB sarà un pò un sacrificio, ma vabbè, farò anche questo...)
8) ...altro...?

 

G.

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Riprendo l'esempio, fatto da un utente, di Fabio Volo. Innanzitutto, noi che scriviamo, sappiamo quanto tempo e attenzione richieda. Nel caso di Volo, tra tv radio e eventi dal vivo non so dove trovi il tempo, già solo per una prima correzione dei refusi; laddove io ho subito pesanti rallentamenti solo perché ristrutturavano un appartamento sopra di me e non riuscivo a concentrarmi.

 

Sfugge qualcosa sul lavoro dello scrittore, probabilmente perché Fabio Volo e altri non sono veri scrittori, ma personaggi che hanno aggiunto alle tante attività quella della scrittura. Vere e proprie macchine da promozione e autopromozione. Se infatti si ha dietro le spalle una schiera di editor e ghostwriter, ecco che produrre libri ed essere sempre presenti in tv non risulta più così arduo.

 

Tornando a noi, ammesso che uno percorra tutta l'Italia per vendere i propri libri, coi suo encomiabili sforzi riuscirà a vendere un buon numero di copie, diciamo centinaia. Questi numeri però non gli permetteranno né di guadagnare molto, né di diventare famoso. Mentre saranno molto apprezzati dal piccolo editore, semplicemente perché se lui ha altri dieci autori che vendono in quel modo, arriva alle vendite che una media casa editrice fa con un solo autore di discreto successo.

 

Il punto è affermarsi come scrittore, essere riconsciuti come tali dagli altri, e trovo spesso ridicoli quegli sconosciuti che si definiscono scrittori, io non ci riesco pur avendo pubblicato due libri con piccoli editori non a pagamento, uso la parola "autore". Non credo che l'autopromozione, tranne in casi sporadici, da sola serva a molto, se non a vendere un buon numero di copie se fatta bene, come descritto sopra.

 

Ma così non si diventa scrittori. E anche nel caso di Fabio Volo, cosa sarà di lui quando non riuscirà più a essere presente in tv a tutte le ore? Cioè: stiamo mettendo l'autopromozione davanti a tutto.

Vi sembra logico ricevere, come mi è successo, i complimenti di un agente importante, con l'aggiunta che purtroppo i grandi editori con cui lavora non sono disposti a investire su sconosciuti? Se fossi sconosciuto avrei bisogno di loro?

Vi sembra normale ricevere, da editori più piccoli, ma comunque con un discreto seguito, la richiesta di garantire un certo livello di autopromozione, in poche parole numero di presentazioni con clienti già disposti a comprare il libro, PRIMA che il contratto venga firmato? E senza che l'editore dica però come intende LUI contribuire alla promozione.

 

Per me c'è qualcosa che non funziona. Abbiamo tanti mezzi ma li stiamo usando male. Possibile che lo slogan della nostra epoca sia:

 

"Fabio Volo si the new Italo Calvino"?

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Ospite gecosulmuro
Alle ‎05‎/‎02‎/‎2018 at 10:38, lapidus ha detto:

Il problema non è tanto quello di promuoversi, ma di evitare di farlo in modo dilettantesco e fastidioso

 

Alle ‎05‎/‎02‎/‎2018 at 13:15, Spartaco per Tempesta Ed. ha detto:

L'autore pubblica con una ce per usufruire anche della sua organizzazione di vendita messa in piedi con anni di lavoro

 

Sottoscrivo pienamente. Non è tanto l'auto promozione a essere il problema, quanto, appunto, il dilettantismo. Considero il rapporto con una CE imprescindibile, anche solo per farsi guidare, perciò ben vengano i "suggerimenti" di chi, con le pubblicazioni, ci mette il pane sulla tavola e sa come mettere in pratica la teoria. Starà all'autore, poi, indagare un po': vedere, ad esempio, quanti libri pubblica una data CE, di che tipo, se è conosciuta dalle librerie, cosa se ne dice nel forum, che è qui per questo, e infine scegliersela bene.

Modificato da gecosulmuro

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4 ore fa, Jhonjey ha detto:


6) inviare copie di valutazione ai tanti siti che si occupano di recensioni. Mi sembra che su questa cosa non tutti sono d'accordo. Come mai?
 

 

 

 

Io ho cercato di spiegarlo. L'idea sarebbe eccellente ma a mio parere purtroppo non efficace. Il "passaggio" sui siti di recensioni/segnalazioni ho notato che non fa vendere nemmeno una copia in più, nella maggioranza dei casi. Un conto sono i giornali, i programmi televisivi, le riviste serie di settore... ma là è impossibile arrivarci. Tutte le altre tipologie di blog saranno  pure simpatici, carini, anche ben fatti alcuni ,ma non spostano nulla a livello passaparola/vendite.

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5 ore fa, naty ha detto:

 

Io ho cercato di spiegarlo. L'idea sarebbe eccellente ma a mio parere purtroppo non efficace. Il "passaggio" sui siti di recensioni/segnalazioni ho notato che non fa vendere nemmeno una copia in più, nella maggioranza dei casi. Un conto sono i giornali, i programmi televisivi, le riviste serie di settore... ma là è impossibile arrivarci. Tutte le altre tipologie di blog saranno  pure simpatici, carini, anche ben fatti alcuni ,ma non spostano nulla a livello passaparola/vendite.

Sì, ma è meglio di niente. Alla lunga qualche risultato possono portarlo, dato che ci si può sempre risalire con una ricerca su Google. Proprio di recente una persona mi ha detto di aver acquistato il mio libro dopo aver letto una recensione su un blog. Certo... parliamo di un libro, non di centinaia. 

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Certo Writerock, tutto è possibile.:)

Intendevo come  molti, ingenuamente, lasciandosi prendere dall'entusiasmo, presumono che darsi da fare contattando tanti blog dia risultati logici e quasi matematici. Magari.

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@naty risultati immediati in termini di vendite certamente no. Tuttavia, per me le recensioni sono imprescindibili. Voglio dire... un libro può pure catturare il mio interesse mediante una efficace promozione ma a quel punto io, per comprarlo, ho bisogno di leggere alcune recensioni. E se sono di un blog letterario tanto meglio.

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Temo che per raggiungere certi numeri di vendita sia assolutamente necessario che il romanzo sia distribuito. Il lettore entra, rimane colpito dalla copertina (per me importantissima), da un'occhiata  alla quarta e la trova interessante, lo sfoglia e legge qualche riga. Chiede magari un consiglio al libraio e trova conferme nella rispettabilità della CE. Compra il libro. Non vedo altre strade, tutto il resto è un vendere le enciclopedie porta a porta. ;(

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@heightbox sono d'accordo, ma con ciò si presume che tu abbia pubblicato con una casa editrice importante, in grado di distribuirti in maniera capillare.

Per noialtri, che al massimo possiamo aspirare a riempire le librerie della sola nostra città/paese, il discorso è più complicato. In questo senso ritengo fondamentale che il nostro romanzo sia disponibile in e-book, perché un lettore magari 5 euro per uno sconosciuto li investe, rispetto ai 12-13 euro del cartaceo.

E poi ti confesso che io, più che nelle librerie, la ricerca del romanzo da leggere la faccio soprattutto in rete e valuto ogni tipo di libro che mi capiti davanti, se suscita il mio interesse. Insomma, è sempre un discorso soggettivo. Ovviamente, per arrivare ai grandi numeri, non c'è ricetta vincente. Ma soprattutto, se c'è, ti devi sbattere tutti i giorni.

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Ci si deve porre anche la domanda (in fase di autopromozione) del target di riferimento. Ci sono varie tipologie di lettori tra cui "gli occasionali" da tre romanzi all'anno letti in ferie e che acquistano d'impulso o per sentito dire, i "grandi lettori" che sono ferrati in materia, in genere diffidano degli esordienti e più inclini verso autori già conosciuti, ci sono "quelli che si fidano solo del libraio" , "quelli che trascorrono in rete ore" e leggono incipit e pretendono un capolavoro dopo l'altro ecc... Promuoversi al meglio significa raggiungere quei lettori che normalmente non rivolgono le loro attenzioni a prodotti come il nostro. Molto difficile e complicato.

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Alle 7/2/2018 at 12:03, Jhonjey ha detto:

1) parenti e amici. Credo si parta tutti da qui.
2) chiedere a parenti e amici se ci possono indicare qualche "libreria amica". 
3) contattare queste librerie amiche per...? Chiedere di ospitare qualche copia del proprio libro? Organizzare incontri...? E se l'editore non fa il conto vendita (come nel mio caso), come convincere la libreria a provare a vendere qualche copia del proprio libro? Ecco... qui ben vengano tutti i suggerimenti possibili...
4) crearsi un proprio sito. Questo lo reputo indispensabile, soprattutto se si vuole iniziare una "carriera" di scrittore. Un pò meno se si è uno scrittore da one-book-shot...
5) Concorsi. Vale la pena partecipare? A quali? Io mi sono già iscritto al concorso internazionale di Como e mi iscriverò a quello di Sarzana. Ho dovuto annullare quello a Romanzi in Cerca di autore dato che dovrei passare a breve da inedito a edito
6) inviare copie di valutazione ai tanti siti che si occupano di recensioni. Mi sembra che su questa cosa non tutti sono d'accordo. Come mai?
7) Avere una propria pagina facebook (io non la ho e piegarmi a FB sarà un pò un sacrificio, ma vabbè, farò anche questo...)

 

Mi autocito... 

 

8) BookTrailer...  La mia casa editrice li ha prodotti per alcuni suoi libri, e sono tentato anche io... nel qual caso farei fare solo qualcosa che unisce immagini, musica e alcune frasi del mio libro, senza voce parlante... Voi cosa ne pensate in merito?

 

G.

 

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Il Book Trailer mi sembra il meno utile, perché dovrei guardarne uno (di un autore sconosciuto poi)? Faccio prima con quarta di copertina e recensioni degli utenti sui siti di vendita libri (di quelle ufficiali ormai non mi fido perché potrebbero essere fatte su commissione).

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Alle 2018/2/7 at 12:48, konradin ha detto:

Riprendo l'esempio, fatto da un utente, di Fabio Volo. Innanzitutto, noi che scriviamo, sappiamo quanto tempo e attenzione richieda. Nel caso di Volo, tra tv radio e eventi dal vivo non so dove trovi il tempo, già solo per una prima correzione dei refusi; laddove io ho subito pesanti rallentamenti solo perché ristrutturavano un appartamento sopra di me e non riuscivo a concentrarmi.

 

Sfugge qualcosa sul lavoro dello scrittore, probabilmente perché Fabio Volo e altri non sono veri scrittori, ma personaggi che hanno aggiunto alle tante attività quella della scrittura. Vere e proprie macchine da promozione e autopromozione. Se infatti si ha dietro le spalle una schiera di editor e ghostwriter, ecco che produrre libri ed essere sempre presenti in tv non risulta più così arduo.

 

 

Non scherziamo. Se la scrittura la interpretiamo come un lavoro, e ogni giorno scriviamo 3/4 ore, dalle 1000 alle 2000 parole, nel resto del tempo potremmo fare entrare cosa cacchio ci pare e avremmo tutto il tempo di fare di tutto di più. E Volo non fa differenza.

 

Poi l'autopromozione è fondamentale. Tanto per un self, quanto per un autore Mondadori. E' la costruzione della propria immagine su internet e nel panorama dell'editoria. Lo fanno tutti. Ma proprio tutti. E l'autopromozione non serve a vendere, ma serve, attraverso il contatto diretto con i lettori, a farsi una fan base.

 

E funziona. E dal nulla ti ritrovi a vendere in blocco tutti i libri che hai fuori. Vuoi per il passa parola, vuoi perché uno sconosciuto che ti vede attivo e pieno di contatti sui social, si fida e compra. Succede a me, succede a maggior ragione a un autore di una CE importante. Però deve scrivere e deve pubblicare di frequente.

 

Il problemma semmai è che una volta che riesci a vendere e farti conoscere, la piccola e media editoria non hanno più i mezzi per agganciarti. A quel punto, per avere un autore da centinaia di copie (che NON sono spiccioli, come a tanti piace dire) devi sganciare qualche soldo per i diritti sui suoi libri.

 

Tu dici che vendere centinaia di copie (che possono essere tranquillamente 2/3000 euro l'anno, quindi una buonissima tredicesima) non fa vivere di scrittura? E allora? Qual'è il problema? Vendi centinaia di copie, e aumenta i tuoi contatti. Continua a scrivere e pubblicare, vedrai che prima o poi una paghetta interessante te la fai. E poi scusa, dove sta scritto che bisogna vivere con la scrittura?

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Se un autore vende 100 copie, mettiamo a 1 euro l'una, guadagna 100 euro, e non in un anno, ma in tutto.

Un editore che invece pubblica a getto continuo autori ci mantiene l'azienda, e può tranquillamente disinteressarsi totalmente del singolo autore e della sua promozione; così non servono più autori validi che possano affermarsi, ma solo persone che ti vendono un centinaio di copie del loro stesso libro.

E questo, secondo me, è un problema. Che ognuno è libero di ignorare.

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9 minuti fa, konradin ha detto:

Se un autore vende 100 copie, mettiamo a 1 euro l'una, guadagna 100 euro, e non in un anno, ma in tutto.

Un editore che invece pubblica a getto continuo autori ci mantiene l'azienda, e può tranquillamente disinteressarsi totalmente del singolo autore e della sua promozione; così non servono più autori validi che possano affermarsi, ma solo persone che ti vendono un centinaio di copie del loro stesso libro.

E questo, secondo me, è un problema. Che ognuno è libero di ignorare.

 

Ma non è che vendi 100 copie e basta. Vendi 100 copie nei primi 4 mesi, poi continuerai a venderne nei mesi successivi. E nel mentre scrivi altri libri e vendi anche quelli. Attiri nuovi lettori che comprano quelli nuovi, e quello vecchio. Vedrai che alla fine dell'anno a un millino ci arrivi. E poi dopo ricominci l'anno nuovo, con la batteria di libri vecchi, e ci aggiungi nuovi lavori.

 

I libri non vanno a male dopo 1 anno che sono usciti xD Tutto sta nel costruirsi un brand come scrittore. Perché il prodotto sei tu, il libro è solo il mezzo con cui ti vendi.

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