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Stellina_90

L'angosciante autopromozione

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@haganeyuri grazie mille per la dettagliata spiegazione in tutti i passaggi.
L'idea del punto terzo mi piace, il problema è che non vivo più in Italia e per fare eventi qui dovrei prima investire su una traduzione in lingua spagnola (o inglese, ce ne son tanti).
Ma vedendo quanto costa non mi conviene affatto.
Dovrei vedere come farmi pubblicità via internet.

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accipicchia questo dettaglio m'era sfuggito... però magari dove vivi esiste una nutrita comunità italiana desiderosa di aggregarsi e parlare di libri no? 

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Sì, ma sono perlopiù pensionati. Dubito gli potrebbe interessare il fantasy (che è il mio genere).
Mi arrangio via web, poi beh se vende bene, se non vende amen, io scrivo perché mi piace :)

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Ho letto con attenzione gli interventi di stellina, jpk dike, spartaco, yaxara, butch, writerock, dolcenera, silverwillow e haganeyuri. Ritengo che un dato di fatto sia incontrovertibile: se nessuno conosce il mio libro, nessuno lo leggerà. Faccio notare che ho detto "leggerà", non comprerà. Penso che ogni scrittore desideri che la sua opera venga letta e, possibilmente, valutata. Poi viene la vendita e con essa i suoi problemi. Sposterei quindi la discussione sul tema dell'autopromozione sull'aspetto del farsi conoscere. Io scrivo perché tu legga, altrimenti cosa scrivo a fare? Certo, molti diranno che scrivono per un insopprimibile bisogno, ecc., ecc. Però, parliamoci chiaro, ognuno di noi vorrebbe essere prima di tutto letto e, possibilmente apprezzato. Si tratta di un desiderio che sta alla base di ogni atto di scrittura se ci guardiamo dentro onestamente. E non c'è nulla di cui vergognarsi: è nella natura stessa delle cose.

Quindi, se noi pensiamo prima di tutto a farci conoscere più che a vendere, molte delle nostre paure e delle nostre insicurezze (non so come si fa, sono uno scrittore mica un piazzista, ho paura di disturbare, mi vergogno come un cane, ecc. ecc.) vengono a cadere.

Dobbiamo essere consapevoli che il mondo là fuori è pieno di lettori che vogliono prodotti di qualità e non si stancano di cercarli. Bisogna solo intercettare i loro desideri facendoci appunto conoscere. Se ci riflettete un attimo prima di essere scrittori siamo stati e siamo (almeno spero) forti lettor,i quindi abbiamo già in mano gli strumenti essenziali per parlare ad altri lettori. E poi, alla fin fine, se siamo scrittori sapremo pur presentarci scrivendo, o no?

Detto questo e per non farla troppo semplice, saper scrivere non vuol dire anche conoscere le tecniche di marketing editoriale, ma una volta entrati nell'ottica di farci conoscere possiamo scoprire tutta una serie di stratagemmi utili al nostro scopo. La rete è piena di consigli e di suggerimenti scritti da persone veramente competenti e preparate e il bello è che questo materiale è spesso a disposizione gratuitamente. Quindi si tratta di rimboccarsi le maniche e di tornare a studiare. Ognuno sceglierà poi fra i tantissimi modi per promuoversi quello che è più nelle sue corde.

La mia proposta concreta è dunque la seguente: costruiamo un forum dedicato solo alla promozione dove scambiarci idee, suggerimenti, consigli, link e quant'altro. E dove, soprattutto, raccontare le nostre esperienze dirette perché dagli errori degli altri possiamo imparare molto.

Non crediate che sia chissà che esperto, sto iniziando anch'io e ho scoperto che ci sono moltissimi modi per far conoscere quanto abbiamo scritto e li condividerò man mano che la mia esperienza di autopromozione andrà avanti.

Ah, già, e le vendite? Se lavoreremo con lo stesso impegno con cui abbiamo lavorato per scrivere il nostro romanzo i risultati, ne sono sicuro, arriveranno. Non faremo i fatturati di Ken Follett o di Stephen King, ma avremo l'orgoglio di essere stati letti e, si spera, apprezzati dal nostro piccolo pubblico. Saremo inoltre sempre più invogliati a proseguire in questa fantastica avventura che è lo scrivere.

Un saluto a tutti, attendo le vostre risposte e spero che insieme riusciremo a costruire qualcosa di utile per tutti.

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3 ore fa, magritte ha detto:

Però, parliamoci chiaro, ognuno di noi vorrebbe essere prima di tutto letto e, possibilmente apprezzato. Si tratta di un desiderio che sta alla base di ogni atto di scrittura se ci guardiamo dentro onestamente. E non c'è nulla di cui vergognarsi: è nella natura stessa delle cose.

Perfettamente d'accordo.

 

3 ore fa, magritte ha detto:

Se ci riflettete un attimo prima di essere scrittori siamo stati e siamo (almeno spero) forti lettor,i quindi abbiamo già in mano gli strumenti essenziali per parlare ad altri lettori. E poi, alla fin fine, se siamo scrittori sapremo pur presentarci scrivendo, o no?

Questo sì, il mio timore, e per quel che vedo, anche di altri commentatori, è principalmente il "metterci la faccia".
Tralasciando le furbate e le creste sui biglietti dell'aereo :P non è facile mettersi a parlare davanti a un pubblico, per via anche solo delle assurde e inutili aspettative che ci si può fare e che potrebbero tragicamente infrangersi, tipico esempio, l'avere quattro gatti che forse per un po' ascoltano e tutti gli altri che passano oltre.

Essere psicologicamente preparati a situazioni demotivanti se non addirittura demoralizzanti è, credo, lo scoglio della situazione.
Soprassedendo, ovviamente, sulla scarsa autostima e la scarsa fiducia nelle proprie capacità che potrebbe portare a pensare "la mia opera non è così bella/epica/glamour/figa da poterci far sopra un discorso trascinante".
Ovviamente, qui siamo perlopiù nel reame delle seghe mentali, un buon 99% di questo polpettone ansiogeno esiste solo e unicamente nella propria testa.

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4 ore fa, magritte ha detto:

Ho letto con attenzione gli interventi di stellina, jpk dike, spartaco, yaxara, butch, writerock, dolcenera, silverwillow e haganeyuri. Ritengo che un dato di fatto sia incontrovertibile: se nessuno conosce il mio libro, nessuno lo leggerà. Faccio notare che ho detto "leggerà", non comprerà. Penso che ogni scrittore desideri che la sua opera venga letta e, possibilmente, valutata. Poi viene la vendita e con essa i suoi problemi. Sposterei quindi la discussione sul tema dell'autopromozione sull'aspetto del farsi conoscere. Io scrivo perché tu legga, altrimenti cosa scrivo a fare? Certo, molti diranno che scrivono per un insopprimibile bisogno, ecc., ecc. Però, parliamoci chiaro, ognuno di noi vorrebbe essere prima di tutto letto e, possibilmente apprezzato. Si tratta di un desiderio che sta alla base di ogni atto di scrittura se ci guardiamo dentro onestamente. E non c'è nulla di cui vergognarsi: è nella natura stessa delle cose.

Quindi, se noi pensiamo prima di tutto a farci conoscere più che a vendere, molte delle nostre paure e delle nostre insicurezze (non so come si fa, sono uno scrittore mica un piazzista, ho paura di disturbare, mi vergogno come un cane, ecc. ecc.) vengono a cadere.

Dobbiamo essere consapevoli che il mondo là fuori è pieno di lettori che vogliono prodotti di qualità e non si stancano di cercarli. Bisogna solo intercettare i loro desideri facendoci appunto conoscere. Se ci riflettete un attimo prima di essere scrittori siamo stati e siamo (almeno spero) forti lettor,i quindi abbiamo già in mano gli strumenti essenziali per parlare ad altri lettori. E poi, alla fin fine, se siamo scrittori sapremo pur presentarci scrivendo, o no?

Detto questo e per non farla troppo semplice, saper scrivere non vuol dire anche conoscere le tecniche di marketing editoriale, ma una volta entrati nell'ottica di farci conoscere possiamo scoprire tutta una serie di stratagemmi utili al nostro scopo. La rete è piena di consigli e di suggerimenti scritti da persone veramente competenti e preparate e il bello è che questo materiale è spesso a disposizione gratuitamente. Quindi si tratta di rimboccarsi le maniche e di tornare a studiare. Ognuno sceglierà poi fra i tantissimi modi per promuoversi quello che è più nelle sue corde.

La mia proposta concreta è dunque la seguente: costruiamo un forum dedicato solo alla promozione dove scambiarci idee, suggerimenti, consigli, link e quant'altro. E dove, soprattutto, raccontare le nostre esperienze dirette perché dagli errori degli altri possiamo imparare molto.

Non crediate che sia chissà che esperto, sto iniziando anch'io e ho scoperto che ci sono moltissimi modi per far conoscere quanto abbiamo scritto e li condividerò man mano che la mia esperienza di autopromozione andrà avanti.

Ah, già, e le vendite? Se lavoreremo con lo stesso impegno con cui abbiamo lavorato per scrivere il nostro romanzo i risultati, ne sono sicuro, arriveranno. Non faremo i fatturati di Ken Follett o di Stephen King, ma avremo l'orgoglio di essere stati letti e, si spera, apprezzati dal nostro piccolo pubblico. Saremo inoltre sempre più invogliati a proseguire in questa fantastica avventura che è lo scrivere.

Un saluto a tutti, attendo le vostre risposte e spero che insieme riusciremo a costruire qualcosa di utile per tutti.

 

Andrebbe stampato e appeso in piazza :) Aggiungo solo una cosa. Se si smettesse di pretendere di essere letti da migliaia di persone dopo solo un libro (o cinque per quel che vale) allora si potrebbe cominciare a vedere la questione da un punto di vista più neutrale e ottimista. Se il nostro primo libro viene letto, e apprezzato da 10 sconosciuti, questo è già un successo. Tutto quello che resta da fare è canalizzare questi 10 sconosciuti su un social, conoscerli, scrivere un secondo libro, e fare in modo che questo sia letto dai 10 vecchi più altri 10 e così via. Nel mentre che si fa questo altri avranno letto il primo libro, e saranno giunti al secondo. Ve lo dico. Nel tempo che scriverete il terzo, raggiungere e sorpassare anche le 100 letture sarà una passeggiata.

 

Detto questo la questione rimane una sola: assicurarsi di scrivere un libro scorrevole e piacevole. Il resto, grande o piccolo, verrà da sé.

 

 

  • Confuso 1

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Sono d'accordissimo con @magritte: a me in verità interesserebbe che una decina di totali sconosciuti leggessero il mio romanzo. E se due lo apprezzassero sarebbe il non plus ultra!

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@magritte sottoscrivo parola per parola. In uno dei miei post ho iniziato a scrivere i passi compiuti per pubblicizzare il mio libro e i risultati sono ottimi, spero serva a qualcuno. Un altro forum?Devo dire che in questo forum si parla molto di scrittura e poco di marketing. Forse bisognerebbe creare una sezione apposita, ricca e strutturata come quella delle case editrici e agenzie. Si potrebbe anche creare un ebook ad hoc, in modo da dare a tutti le idee che si sono rivelate vincenti.

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19 ore fa, Stellina_90 ha detto:

Perfettamente d'accordo.

 

Questo sì, il mio timore, e per quel che vedo, anche di altri commentatori, è principalmente il "metterci la faccia".
Tralasciando le furbate e le creste sui biglietti dell'aereo :P non è facile mettersi a parlare davanti a un pubblico, per via anche solo delle assurde e inutili aspettative che ci si può fare e che potrebbero tragicamente infrangersi, tipico esempio, l'avere quattro gatti che forse per un po' ascoltano e tutti gli altri che passano oltre.

Essere psicologicamente preparati a situazioni demotivanti se non addirittura demoralizzanti è, credo, lo scoglio della situazione.
Soprassedendo, ovviamente, sulla scarsa autostima e la scarsa fiducia nelle proprie capacità che potrebbe portare a pensare "la mia opera non è così bella/epica/glamour/figa da poterci far sopra un discorso trascinante".
Ovviamente, qui siamo perlopiù nel reame delle seghe mentali, un buon 99% di questo polpettone ansiogeno esiste solo e unicamente nella propria testa.

 

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Se non siamo convinti noi stessi per prima del valore di quanto abbiamo scritto come possiamo pensare di convincere gli altri? Vedo dal tuo profilo che sei lettrici quindi presumo tu non abbia scritto ancora nulla. Il mio consiglio è: buttati e scrivi senza pensare per ora all'autopromozione. Concentrati sulla scrittura e produci qualcosa di valido, utilizza le tue energie per questo scopo. Poi penserai al resto. Le seghe mentali sono pericolose ma se le conosci le eviti.

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19 ore fa, JPK Dike ha detto:

 

Andrebbe stampato e appeso in piazza :) Aggiungo solo una cosa. Se si smettesse di pretendere di essere letti da migliaia di persone dopo solo un libro (o cinque per quel che vale) allora si potrebbe cominciare a vedere la questione da un punto di vista più neutrale e ottimista. Se il nostro primo libro viene letto, e apprezzato da 10 sconosciuti, questo è già un successo. Tutto quello che resta da fare è canalizzare questi 10 sconosciuti su un social, conoscerli, scrivere un secondo libro, e fare in modo che questo sia letto dai 10 vecchi più altri 10 e così via. Nel mentre che si fa questo altri avranno letto il primo libro, e saranno giunti al secondo. Ve lo dico. Nel tempo che scriverete il terzo, raggiungere e sorpassare anche le 100 letture sarà una passeggiata.

 

Detto questo la questione rimane una sola: assicurarsi di scrivere un libro scorrevole e piacevole. Il resto, grande o piccolo, verrà da sé.

 

 

Beh, non esageriamo, non sono mica Martin Lutero. Scherzi a parte, mi fa piacere che concordi con me e ritengo assolutamente essenziale che la prima regola per una buona autopromozione sia partire da un testo ben scritto, ben impaginato, ben titolato, con una buona copertina e con un'altrettanto buona quarta di copertina. Da qui si può sicuramente partire bene.

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3 ore fa, qeimada ha detto:

@Yaxara cosa stai facendo di concreto per pubblicizzare il libro? Comincia a mettere il libro in firma qui. Pubblicizzarlo è un lavoro, al pari di scriverlo.

 

Hai ragione e ho provveduto subito.

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3 ore fa, qeimada ha detto:

@magritte sottoscrivo parola per parola. In uno dei miei post ho iniziato a scrivere i passi compiuti per pubblicizzare il mio libro e i risultati sono ottimi, spero serva a qualcuno. Un altro forum?Devo dire che in questo forum si parla molto di scrittura e poco di marketing. Forse bisognerebbe creare una sezione apposita, ricca e strutturata come quella delle case editrici e agenzie. Si potrebbe anche creare un ebook ad hoc, in modo da dare a tutti le idee che si sono rivelate vincenti.

Sono d'accordo sul fatto di creare una sezione apposita dedicata alla promozione che sfoci in un ebook, si tratta solo di iniziare :)

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10 minuti fa, magritte ha detto:

ritengo assolutamente essenziale che la prima regola per una buona autopromozione sia partire da un testo ben scritto, ben impaginato, ben titolato, con una buona copertina e con un'altrettanto buona quarta di copertina.

Diciamo che le mie seghe mentali derivano principalmente dal fatto che, a quanto pare, questo non basta.
Come hanno saggiamente fatto notare altri, per quanto un libro sia valido, si deve trovare il modo di farne conoscere l'esistenza, perché la regola "il prodotto buono si vende da sé", a quanto pare, vale solo per il cibo e gli elettrodomestici.

Per ora sono in fase di scrittura, quindi il problema non si pone nell'immediato, ma non ci si deve neanche adagiare per poi ritrovarsi a fare tutto di corsa in seguito.

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41 minuti fa, Stellina_90 ha detto:

la regola "il prodotto buono si vende da sé", a quanto pare, vale solo per il cibo e gli elettrodomestici

Certo il prodotto buono non si vende da solo se no non staremmo qui nemmeno a parlarne, però deve essere appunto buono. Questa è la premessa iniziale. Visto che sei in fase di scrittura ti consiglio vivamente di prenderti una piccola pausa e leggere (se non l'hai già letto) il libro di Stephen King "On writing" (c'è anche in italiano con lo stesso titolo). Penso che chiunque si accinga a scrivere non possa che trarne giovamento. Tra le tante idee che si trovano nel libro ce n'è una che mi ha molto colpito forse perché anch'io mi comporto così: King consiglia di scrivere pensando a un "lettore ideale", ossia in pratica alla persona cui si farà leggere per prima il manoscritto. Nel suo caso come nel mio la persona era la moglie e nel suo caso come nel mio si tratta di un lettore non certo accondiscendente nonostante gli ovvi rapporti affettivi. Questo lettore ideale è presente in tutta la stesura del manoscritto e aiuta a procedere. Rappresenta forse il primo lettore a cui ci autopromuoviamo.

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2 ore fa, magritte ha detto:

"lettore ideale", ossia in pratica alla persona cui si farà leggere per prima il manoscritto.

Mi viene difficile da immaginare, di solito seguo la regola "scrivi ciò che ti piacerebbe leggere" ed essendo io pretenziosa con la prosa e la coerenza interna della trama, uso la mia inflessibilità come metro di giudizio, poi passa al vaglio di mio marito, che non è da meno.

Quello che scrivo ora sarebbe la prima cosa che pubblicherei, le altre cose che ho scritto erano per fare pratica e per diletto.
Ammetto di aver sempre trovato antipatici i "consigli" di scrittura, perché molti autori non trattano l'argomento come un consiglio, bensì una lista di regole da seguire, le più odiose sono quelle sui ritmi di scrittura, senza ombra di dubbio. Impormi di scrivere un tot di ore ogni giorno mi risulta angosciante e forzoso. Certo, ci si deve sforzare, ma seguire pedissequamente un set di regole non fa per me, ma grazie del consiglio, che comunque è molto valido, a prescindere dalle mie esperienze e antipatie personali.

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18 ore fa, qeimada ha detto:

@Yaxara cosa stai facendo di concreto per pubblicizzare il libro? Comincia a mettere il libro in firma qui. Pubblicizzarlo è un lavoro, al pari di scriverlo.

 

Niente perché non ho ancora finito l'editing! :D Diciamo che mi interesso a come potrò fare in futuro. Ma ovviamente preferirei essere spalleggiata da una casa editrice. Vedremo :)

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Alle 12/12/2017 at 18:14, Stellina_90 ha detto:

Dovrei vedere come farmi pubblicità via internet.

Da un punto di vista pratico, farsi pubblicità via internet è semplicissimo. Produrre una pubblicità efficace, però, è l'esatto opposto.

Per darti un'idea di quanto possa essere complesso riuscire a creare un'ottima pubblicità, che possa portare a risultati effettive, esiste una vera e propria laurea in Linguaggi dei Media, in cui c'è almeno un corso completo incentrato sul Social Media Marketing... e in ogni caso, anche avendo a disposizione (o essendo noi stessi) degli specialisti in materia, la questione "pubblicità" è comunque subordinata al capitale che sei disposto a investire al riguardo.

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Ospite Andrea.Dee

Non è questione di non mi va di promuovere il mio libro / mi va di promuovere il mio libro. Se non pubblichi per le grosse (le grosse vere, non le medie o simil medie) devi metterci del tuo. Anche se la tua casa editrice va alle fiere e intrattiene rapporti con i librai, se aspetti lei vendi meno e magari fai anche una pessima figura perché non ti sbatti.

 

Quindi

1. Profili social in cui posti recensioni, interviste, presentazioni, reading

2. Presentazioni e reading organizzati anche da te

3. Sito personale, possibilmente che non faccia schifo e sia ben indicizzato

4. Se hai un giro di persone che non siano i tuoi tre amici fissi e i parenti (sempre meglio avere un giro esterno, possibilmente di persone interessate a ciò che scrivi), butti la voce e dopo se compra uno comprano atri dieci, maledetti esclusi che si fanno prestare il libro per non spendere dodici euro e finanziare un emergente, o che ti scartano proprio perchè non sei famoso.

 

Detto questo, evita assolutamente la pubblicità tipica degli scrittori da facebook che riempono ogni buco possibile con la pubblicità del loro libro. Creati i tuoi spazi e rimani dentro quei confini, spammare ti fa sembrare disperato.

Modificato da Andrea.Dee

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Ormai c'è troppa autopromozione, anzi l'autore che si promuove da sé spesso viene visto come un dilettante, quindi finisce anche per essere controproducente.

 

Importa più ai piccoli editori che pubblicano autori poco noti, per vendere un minimo di copie, da sommare agli altri autori pubblicati. Ma così non si traduce in alcun vantaggio tangibile per il tuo futuro da scrittore.

 

Elena Ferrante, per esempio non solo non fa presentazioni, non si sa nemmeno chi sia.

 

Secondo me, prima bisogna diventare scrittori, poi viene il resto, a questo servono gli editori, sono loro gli esperti di promozione.

 

Lo scrittore può anche essere un tipo schivo e imprevedibile, ma se l'editore ci costruisce intorno uno personaggio, sempre se prima i suoi libri valgono, passa tutto in secondo piano.

 

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4 ore fa, konradin ha detto:

Ormai c'è troppa autopromozione, anzi l'autore che si promuove da sé spesso viene visto come un dilettante

Non sono assolutamente d'accordo. Conosco diversi scrittori che, non solo si autopromuovono, ma si organizzano dei veri e propri tour di presentazioni vendendosi i propri libri (tra l'altro guadagnadoci anche quasi il 50%) e non sono per niente visti come dilettanti, anzi.

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Se un autore ha già un suo pubblico, si promuove da sé, e vende anche i libri da sé, be', più che di semplice autopromozione stiamo parlando di autopubblicazione.

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16 ore fa, konradin ha detto:

Ormai c'è troppa autopromozione, anzi l'autore che si promuove da sé spesso viene visto come un dilettante, quindi finisce anche per essere controproducente.

Secondo me è vero solo in parte. Il problema non è tanto quello di promuoversi, ma di evitare di farlo in modo dilettantesco e fastidioso (magari tirandosela pure). 

La promozione la fanno tutti. Prendi Fabio Volo: di per sé non avrebbe un gran bisogno di pubblicità dato che pile e pile dei suoi libri occupano ogni libreria presente sul suolo italico. Eppure lui è ospite fisso da Fazio, presenta un po' ovunque i suoi libri e si presta a lunghe code di fan che gli chiedono una dedica. Insomma, fa un sacco di cose e, forse anche per questo, non passa mai di moda.

Nel cinema è uguale. Scorsa settimana è uscito il nuovo film di Ligabue, il quale ha da almeno vent'anni un pubblico di fedelissimi che lo seguirebbe in capo al mondo. Eppure sia lui che i suoi attori (peraltro già famosi di loro) sono comparsi in ogni programma televisivo per fare promozione.

16 ore fa, konradin ha detto:

Elena Ferrante, per esempio non solo non fa presentazioni, non si sa nemmeno chi sia.

Anche questa è una forma di marketing ;)

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@lapidus Concordo in pieno

 

12 ore fa, konradin ha detto:

Se un autore ha già un suo pubblico, si promuove da sé, e vende anche i libri da sé, be', più che di semplice autopromozione stiamo parlando di autopubblicazione.

Continuo a non trovarmi d'accordo. L'autore pubblica con una ce per usufruire anche della sua organizzazione di vendita messa in piedi con anni di lavoro, della sua redazione, dei suoi contatti e anche della sua promozione. L'autore, dal canto suo, avrà una sua serie di contatti che non potrà semplicemente "passare" alla ce ma dovrà seguire per conto suo, con il supporto ovviamente, della sua ce. In questo modo, inoltre, l'autore andrà oltre il 10% delle sue royalties arrivando anche al 35/50% di guadagno su ogni copia venduta per sé. Non vedo perché dovrebbe vergognarsi a promuoversi e vendere il proprio lavoro. Non fanno così anche molti artisti che non si avvalgono delle gallerie d'arte?

Ad esempio c'è l'autore di un famoso libro sulla scienziata Ipazia che si organizzò un tour di oltre 200 librerie in tutta Italia, il volume in questione ha venduto, anche grazie a lui, 75.000 copie senza uscirne per questo screditato. Potrei fare tanti altri esempi di questo tipo...

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@lapidus i personaggi citati sono prima qualcos'altro e solo dopo scrittori, hanno già un loro seguito; niente di male se uno scrittore ce l'ha, ma cosa ne è di quelli bravi ma che ne sono sprovvisti? Un libro è anche un prodotto, ma non può essere solo un prodotto.

 

Più che di autopromozione si tratta poi di promozione, non saranno certo loro a organizzare tutto. Io come autore non mi tiro certo indietro se l'editore organizza una presentazione.

 

Purtroppo negli anni ho visto sempre di più gli editori sottrarsi a questo compito fondamentale.

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14 ore fa, Spartaco per Tempesta Ed. ha detto:

vendendosi i propri libri (tra l'altro guadagnadoci anche quasi il 50%)

 

immagino che l'altro 50% vada all'editore...

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33 minuti fa, konradin ha detto:

 

immagino che l'altro 50% vada all'editore...

Oggigiorno succede sempre più spesso, purtroppo, di leggere opinioni scritte senza sapere di cosa si parla. Vuole che le faccia una lista complete di quel 50% all'editore? Se vuole può anche leggerselo in un ottimo articolo scritto poco tempo fa dal nostro Niko. Comunque un 15% di stampa, poi l'editore deve pagare le spedizioni, la promozione, la redazione, gli affitti, l'inps, le tasse... pensa rimanga molto?

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@Spartaco per Tempesta Ed. rispondo non per intavolare una discussione con lei, ma solo per precisare che non intendo partecipare a nessuna forma di pubblicità. Non saprei altrimenti come spiegarmi la presenza su un forum per autori di un editore che non accetta esordienti (intendendo con questi anche chi ha giù pubblicato ma è poco noto).

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53 minuti fa, konradin ha detto:

@Spartaco per Tempesta Ed. rispondo non per intavolare una discussione con lei, ma solo per precisare che non intendo partecipare a nessuna forma di pubblicità. Non saprei altrimenti come spiegarmi la presenza su un forum per autori di un editore che non accetta esordienti (intendendo con questi anche chi ha giù pubblicato ma è poco noto).

Le rivelerò una cosa: la metà dei nostri autori sono assolutamente esordienti. Il nostro libro più venduto è di un esordiente. L'autore a cui abbiamo pubblicato ormai una decina di libri era un esordiente. Solo che gli autori che si sono seduti ad aspettare stanno sotto la media di vendite, gli autori che hanno collaborato attivamente stanno sopra la media con ampia soddisfazione di entrambi. In pratica hanno potenziato la nostra promozione.

Perché abbiamo scritto che non accettiamo esordienti? Perché riceviamo troppe proposte, è una sorta di filtro (anche caratteriale). Potremmo perdere il romanzo o il saggio del secolo? Non crediamo a queste cose, crediamo nelle "occasioni": la cosa giusta, nel momento giusto, al posto giusto...

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