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Stellina_90

L'angosciante autopromozione

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Argomento spinoso: autopromozione.

 

Da più parti te lo dicono: devi farti conoscere! devi farti vedere!

Blog, profili Instagram, pagine Facebook, convention, eventi, siti web, account Twitter, canali YouTube...le vie dell'autopromozione sembrano veramente infinite e...sembra che l'autopromozione non basti mai! e che oggi tutti questi passaggi siano indispensabili per essere conosciuti.

 

È realmente così? ma soprattutto...

Che succede se non sei il tipo? che succede se sei una persona pigra che non ha proprio voglia di inventarsi ogni 2-3 giorni qualcosa da scrivere?

Vedo blog di make-up dove si postano anche ricette di cucina e altri argomenti non legati al tema.

Lo posso anche capire, non è facile parlare sempre dello stesso argomento, trovare ogni volta qualcosa di nuovo da dire.

Farlo per un singolo blog può pure essere fattibile, farlo per ogni singolo canale social e non che esista al mondo, può diventare stressante, per le persone cui piace questo tipo di attività, angosciante per chi invece ne farebbe volentieri a meno.

Che succede se non hai voglia di farti un account per ogni social principale esistente e postare assiduamente?

Che succede se non hai voglia di viaggiare per mezzo paese per partecipare ad ogni singolo evento possibile e immaginabile (e qui oltre alla voglia c'è da considerare il fattore economico...il permesso per uno stand ha dei costi, fosse anche solo il pagamento del suolo pubblico)?

Che succede se non hai intenzione di improvvisarti promotore marketing e fare tale marketing sulla tua persona?

Che succede se non hai proprio l'attitudine al cercare il pubblico, al "correre appresso alla gente"?

 

Un valido prodotto parla da sé? o lo si deve sempre pubblicizzare?

Certo, la realtá dimostra che il marketing può far vendere un prodotto, ma anche che si tratta di un fuoco di paglia, che si esaurisce tanto rapidamente quanto feroce è la sua vampa.

Uno può scegliere di fare l'eremita ma che succede se l'editor "pretende" che tu faccia una o più (se non tutte!) delle cose elencate?

E se ottenessi un pubblico e quelli ti chiedessero di mostrarti più vicino?

Che succede se non vuoi?

 

In fin dei conti, se anche mettessimo da parte il fattore economico, l'autopromozione e la cura del pubblico sono cose che richiedono tempo.

E poiché il tempo è una valuta che non torna mai indietro, dobbiamo scegliere saggiamente per cosa siamo disposti a spenderlo.

Spendere tempo su qualcosa che mette a disagio o non convince o si reputa magari addirittura superflua, risulterebbe odioso a chiunque.

 

Consigli di qualche asociale che ha magari scoperto che non è poi così angosciante come si pensa? o che, paradossalmente, ha rinforzato la sua idea?

Dato che il tema non è trattato mi piacerebbe sapere quali sono le vostre esperienze o cosa ne pensate.

 

Giusto per parlare di me, visto che è la sezione degli incubi da scrittore:

Io non saprei come comportarmi, dico la verità: che il marketing sia un fattore che conta, lo so. Che la presenza sui social conti, lo dimostrano ampiamente tutti quelli diventati famosi quasi solo per quello.

Il problema è che ti deve piacere.

Chi posta continuamente roba su Instagram e Twitter sicuramente ama quello che fa, altrimenti non avrebbe nemmeno iniziato.

Io so, però, di non essere quel tipo di persona.

Sono il tipo di persona che non apre i messaggi di WhatsApp per non sentirsi in obbligo di rispondere al comparire della malefica spunta blu.

Il tipo di persona cui persino i parenti stretti chiedono perché non abbia mai nulla da raccontare - e che devo raccontare? che l'ultimo impianto elettrico che ho installato è stato...come tutti gli altri che ho fatto? che ho mangiato pasta gamberetti e zucchine? cosa aspettano di sentirsi dire le persone, esattamente, quando ti chiedono "cosa hai da raccontare"? per me è un mistero insondabile.

L'idea di dover trovare addirittura un argomento nuovo ogni settimana solo per tenere alto il livello di interesse su di me è una cosa che proprio mi risulta aliena.

Probabilmente è per quello che sui social si vedono fioccare i post sulle ricette di cucina o la foto dell'ultimo taglio di capelli.

Io è da 11 anni che non mi faccio una tinta o un taglio di capelli, anche perché li voglio lunghi fino al sedere, quindi non ci penso proprio a farmi tagli alla moda che - ironia! -  diventano ogni anno più corti, dal long bob fino al pixie.

 

Insomma, sarei un disastro, sono troppo sprovveduta sul tema e priva di attitudine.

E mettermi a parlare di come faccio i peperoni ripieni o quanto m'è piaciuto Stranger Things mi sembra privo di senso, a quel punto tanto vale che davvero mi metto a commentare le installazioni elettriche dei miei clienti.

 

Fatta la doverosa premessa sul mio caso personale e poste le domande, sia generiche che specifiche,

A voi la parola :D

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@Stellina_90 Che ti ci devi sbattere, e ogni lettura è una guerra. E per tirarne fuori qualcosa ne servono almeno 15/16. Ogni 15 letture succede qualcosa: un commento, un contatto, una email... è un lavoro a tempo pieno, però se non si ha voglia di farlo diventa quasi impossibile.

 

Vedo che sei lettrice. Io sono self. Ti domando questo: cosa ti potrebbe spingere a leggere un mio libro?

 

La risposta che ti darai, è la risposta al tuo 3D.

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1 ora fa, JPK Dike ha detto:

Ti domando questo: cosa ti potrebbe spingere a leggere un mio libro?

 

La risposta che ti darai, è la risposta al tuo 3D

Innanzitutto, grazie per avermi risposto :)

 

La domanda che fai è non proprio semplice, ma ci proverò a istinto, senza pensare troppo: io valuto il "tipo" o il "tema" diciamo del libro. Mi deve ispirare, deve avere quel quid.

Solitamente, parte di quel quid è l'ambientazione e l'idea di base, dunque la trama, per quanto scarnamente presentata nel retro della copertina.

Se poi tu avessi uno stile di scrittura "buono", non so come definirlo, quell'italiano non dico forbito, ma ben strutturato, con un ampio vocabolario, un libro scritto, insomma, da una persona che ha letto tanti libri di buona qualitá nella sua vita, allora stai sicuro che mi avrai conquistata.

 

Il problema è: e se fossi io sola a dar valore a queste cose?

Sento molti dire "scrivi come mangi" e robe così. Ma che significa? scrivere con un lessico limitato alle parole che l'italiano medio conosce? che se scrivi un verbo tipo "stormire", la gente piglia il Devoto Oli perché gli risulta una parola aliena? ecco, quello mi preoccupa, del panorama letterario odierno. Perché a me l'italiano scarno di chi non ama leggere e al massimo legge la gazzetta, non piace, lo trovo troppo un linguaggio da vita d'ogni giorno, non quella melodia che ti trascina in un luogo fantastico creato dalla tua mente.

Per fare un paragone, è la stessa differenza che corre tra il vedere un pentagramma e il conoscerne la lettura e sentire la musica semplicemente guardandolo.

Quello, è ciò che mi spingerebbe a leggere un libro.
Ovvio che se non so che esiste, non lo posso fare, ma considerando che ci sono libri sponsorizzatissimi che non hanno un briciolo della qualità intesa come la intendo io, viene logico chiedersi: chi fa più notizia, il libro o l'autore? chi stanno promuovendo dei due, realmente?
Ovvio che se conta solo l'aspetto social, allora il libro è relativo e in tal caso è inutile il solo provarci, se non sei il tipo da metterti "in mostra", nel senso di cercare di vendere la propria immagine piuttosto che quella del libro; quello so giá di non saperlo fare, a meno di non andare per tutt'altra strada, cioè mettermi in mostra io per conto mio e poi a un certo punto saltar fuori con "ah, e ho scritto questo! leggetelo, pls! <3".

Tremendo O.O

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@Stellina_90 Partiamo col dire che un libro non scompare con il tempo. Se hai scritto una cosa decente, sarà decente a 3 giorni dalla pubblicazione, così come a 1 anno e 3 giorni. Quindi l'obbiettivo è scrivere una cosa decente, e la base della decenza è la leggibilità. Se un libro viene letto da inizio a fine, siamo al punto 0. Dciamo un 6-.

 

Poi lo si fa leggere in giro. Non importa farlo leggere a migliaia di persone; basta anche qualche decina, selezionata, non comprata, che possa dare un giudizio.

 

Allora si può pensare di scrivere un secondo, e a questo punto è il momento di alzare l'asticella. Da 6- passare a un lavoro da 6+, e ancora farlo leggere.

 

A questo punto avremo due libri decenti, leggibili, e le poche decine di lettori, potrano diventare quasi un centinaio... e così via.

 

Tu dici un vocabolario esteso. A me basterebbe che si principiasse da un bagaglio di dettagli esteso. Anche usando parole base e comuni, ma cominciare a pescare dettagli, e costruire frasi del tipo: azione, dettaglio, azione. Azione, azione, dettaglio. Dialogo, dettaglio, azione.

 

Allora cominciando a costruire una prosa così composta si avrebbe una scrittura più profonda, non muovendoci da un dizionario basilare.

 

Poi alle volte mi si chiede come si fa a deciere se quello che si scrive è buono, senza un editor/giudice a priori che lo legga o lo selezioni. La risposta è che non lo so, non realmente. Ci si può costruire regole, usi comuni, trucchi per cui scegliere una scena, un dialogo, invece di un altro. Quindi credo sia necessario scrivere con ragione.

 

Tutte queste cose qua, e altre, per me sono fondamentali ben prima di pensare a pubblicità, marketing, incontri... e via discorrendo.

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@JPK Dike grazie per la spiegazione più dettagliata, sicuramente è conosolante sapere che:

6 minuti fa, JPK Dike ha detto:

Non importa farlo leggere a migliaia di persone; basta anche qualche decina, selezionata, non comprata, che possa dare un giudizio.

 

6 minuti fa, JPK Dike ha detto:

A questo punto avremo due libri decenti, leggibili, e le poche decine di lettori, potrano diventare quasi un centinaio... e così via.

Già questo mi va benissimo, la preoccupazione era che per raggiungere tale risultato mi dovessi impelagare in qualcosa che sincueramente non credo mi riesca perché non fa' proprio parte del mio modo di relazionarmi.

8 minuti fa, JPK Dike ha detto:

Tu dici un vocabolario esteso. A me basterebbe che si principiasse da un bagaglio di dettagli esteso. Anche usando parole base e comuni, ma cominciare a pescare dettagli, e costruire frasi del tipo: azione, dettaglio, azione. Azione, azione, dettaglio. Dialogo, dettaglio, azione.

 

Allora cominciando a costruire una prosa così composta si avrebbe una scrittura più profonda, non muovendoci da un dizionario basilare.

Per me, il vocabolario esteso è una cosa fondamentale, di cui sento presto la mancanza, me ne accorgo se non c'è e rimango con quella voglia inespressa di un "qualcosa di più"; ho visto belle idee "rovinate" da un linguaggio troppo semplice e lineare, intendiamoci è una mia ossessione, il linguaggio andava benissimo, ma a me non basta.
Il bagaglio di dettagli lo considero il minimo sindacabile, tanto che nemmeno ho pensato di nominarlo, se non c'è quello siamo sotto il livello di decenza minimo che reputo accettabile, da parte di me stessa in primis.
Trovo noiose le letture dove in un dialogo la gente "disse" e "rispose" senza assumere espressioni facciali o compiere alcun movimento di sorta durante la conversazione.
Si può dare per scontato? certo, ma visto che è un libro e non un film, queste cose "ovvie" vanno descritte.
Sennò è una sfilza molto descrittiva e impostata di "Tizio fece/andò/disse" e, eventualmente "Caio ripose".
Può avere una trama originalissima, essere una cosa stratosferica, ma mi sembrerá di aver letto qualcosa di vuoto.
Mio parere, so di essere fissata su questa cosa. Che finché non va a scapito della comprensione del testo, va pure bene.

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5 ore fa, Stellina_90 ha detto:

Trovo noiose le letture dove in un dialogo la gente "disse" e "rispose"

Ciao Stellina. "Disse, rispose, rise, sorrise, andò, fece" hanno la valenza di punteggiatura. Mica trovi noiose le virgole, no?

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6 ore fa, Stellina_90 ha detto:

ho visto belle idee "rovinate" da un linguaggio troppo semplice e lineare

Siamo su pianeti diversi. Io credo alle frasi che colpiscono, espresse in modo piatto.

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@Stellina_90 se non ti fai promozione succede che vendi nulla se sei auto pubblicata e poco se hai una CE alle spalle. Il problema è far emergere il tuo libro tra le decine di migliaia di altri libri, spesso altrettanto buoni, che il mercato offre. La questione economica è un falso problema perché se hai una CE sfrutti la rete dib vendita sua, le presentazioni le fai nella tua zona poi se è una CE che ti riconosce una percentuale sul tuo venduto puoi recuperare le spese. Dici che non ti piace 'raccontare' ma... Allora come cosa scrivi?

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Scusa, @Stellina_90 , nella mia mente ha preso corpo l'immagine di video di Instagram modello "promozione scrittore" a base di...

"Buongiorno, Instagrammini miei! Oggi vi parlo dell'impresa dei miei peperoni ripieni, così epica che è seconda solo al mio libro a pagina N!"

"Salve, cari Instagrammini! Questo video vi parla del rompicapo del circuito elettrico, un enigma complesso eguagliato solo dal dilemma del mio personaggio Sigsberto..."

"Ciao, instagrammini! Vedete quanto sono lunghi i miei capelli? Quanto la fluente chioma della bella Floribalda che nel mio libro..."

Ok, domando scusa, la smetto.

Condivido il tuo incubo in toto ed è una delle ragioni per cui suppongo che il self publish non faccia per me. Sono totalmente negata per il marketing e il solo pensarci mi fa sentire ridicola. Su Facebook seguo passivamente un gruppo di scrittori Sci-fi e fantasy in cui gli iscritti pubblicizzano i loro libri. Non so se ci sia gente che se la crede un sacco (e in questo caso li invidio), ma usano mezzi e termini a dir poco imbarazzanti. Forse vorrebbero sembrare simpatici, ma a me suonano soltanto patetici. E non vorrei ricadere nello stesso patetismo, piuttosto mi accontento che il libro sia letto da 10 persone.

Considerazioni personali: in un mondo ideale la qualità del prodotto dovrebbe essere sufficiente a garantirne la pubblicità. Purtroppo in questo web 2.0 è preponderante chi grida più forte. Non sono sicura che valga necessariamente "quello che grida più forte ovunque" e avere quindi account su tutti i social dell'orbeterracqueo, ma almeno su uno sì. Si tratta di una regola del gioco, può non piacere, ma bisogna metterla in conto.

Per il resto, ti quoto in pieno, ma purtroppo non ho soluzioni da proporre.

 

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3 minuti fa, Yaxara ha detto:

 

Considerazioni personali: in un mondo ideale la qualità del prodotto dovrebbe essere sufficiente a garantirne la pubblicità.

Sarei d'accordo ma, in un mondo dove ogni settimana escono migliaia di libri nuovi e centinaia di questi sono buoni, come si fa a emergere se non ci si fa conoscere?

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Adesso, Spartaco per Tempesta Ed. ha detto:

Sarei d'accordo ma, in un mondo dove ogni settimana escono migliaia di libri nuovi e centinaia di questi sono buoni, come si fa a emergere se non ci si fa conoscere?

 

Esatto, questo è il problema. E lo riconosco come un mio limite, perché non saprei davvero da dove cominciare. Per altro, in una sorta di favoletta della volpe e l'uva, talvolta mi chiedo se certi libri non abbiano una fama immeritata proveniente più dalla promozione che non dalla qualità in sé (almeno, per i blog vale spesso questa regola).

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2 ore fa, camparino ha detto:

Ciao Stellina. "Disse, rispose, rise, sorrise, andò, fece" hanno la valenza di punteggiatura. Mica trovi noiose le virgole, no?

 

Dipende uno quante ce ne mette. Se in un dialogo a due, ogni linea la chiude con disse, rispose, allora sì fa sanguinare gli occhi. E vale anche per dialoghi a più persone. E' necessario mettercene il meno possibile, affinché il lettore non le noti, ma mantenga sempre bene in testa chi dice cosa.

 

Poi uscire dal dualismo disse/rispose è necessario saperlo fare. In un libro letto qualche tempo fa ho trovato questa bestemmia qua:

 

"dialogo che non ricordo!" sussurrò.

 

 

 

 

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1 ora fa, Yaxara ha detto:

alvolta mi chiedo se certi libri non abbiano una fama immeritata proveniente più dalla promozione

Questo sicuramente e più di uno. Per questo ci vuole ancora più impegno perché è necessario combattere anche chi ha mezzi potenti.

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3 ore fa, JPK Dike ha detto:

 

Dipende uno quante ce ne mette. Se in un dialogo a due, ogni linea la chiude con disse, rispose, allora sì fa sanguinare gli occhi. E vale anche per dialoghi a più persone. E' necessario mettercene il meno possibile, affinché il lettore non le noti, ma mantenga sempre bene in testa chi dice cosa.

 

Poi uscire dal dualismo disse/rispose è necessario saperlo fare. In un libro letto qualche tempo fa ho trovato questa bestemmia qua:

 

"dialogo che non ricordo!" sussurrò.

 

 

 

 

Spoiler

 

OT:

Capitolo ottavo

 

/g/

 

- Buongiorno.
- Buongiorno. Oggi come va?

- Bene grazie, Patrice. Vogliamo cominciare?
- Oh sì, non vedo l'ora.

- Stai facendo del sarcasmo?

- Per carità.

- Come ti chiami?

- Mi chiamo Patrice LaVache.

- Nome da sposata?

- Il mio nome da sposata è Patrice Beadsman.

- Quanti anni hai?

- Ho cinquant'anni.

- Dove ti trovi?

- Mi trovo in una clinica a Madison, Wisconsin.

- Come si chiama la clinica?
- ...
- A chi assomigli?
- Assomiglio a John Lennon.

- Perché?

- Perché ho i lineamenti affilati e gli occhialini tondi alla John Lennon e i capelli castani a coda di cavallo.

- Come mai sei qui?

- ...

- Perché sei qui?

- Perché mi va.

- Da quanto tempo sei qui?

- Da anni e anni.

- Cosa vedi?

- Vedo un graticcio su cui mi devo arrampicare.

- Perché ti devi arrampicare su un graticcio?

- Perché mi trovo in cima al graticcio e devo arrampicarmi.

- Cos'ha che non va il graticcio?

- Ovest dichiara quattro cuori.

- Cos'ha che non va il graticcio?

- Il graticcio è bianco, con rampicanti spinosi. Mi graffiano la pancia la mia pancia è grassa.

- Cos'ha che non va il graticcio?

- Il graticcio è rotto in alto accanto alla finestra e si scolla dal muro e si schianta, il graticcio si schianta e i rampicanti spezzati sanguinano.

- Alto quanto?

- Posso respirare, per favore?

- Certo.

- ...

- Alto quanto?

- Quanto il sole; è uno schianto.

- Dove ti fai male?

- Mi faccio male alla schiena. Mi faccio male all'osso del collo. Esplodo come una vescica tra fiori e picche.

- Da che altezza cadi?

- ...

- ...

- Cado per anni e anni.

- Ti fai male?

- Sì.

- Cosa vuoi?

- Mi punisca, la prego.

- Dimmi per cosa vuoi essere punita.

- Per essermi arrampicata, e per essere caduta, e aver respirato.

- Chi c'era in cima al graticcio?

- Posso respirare, per favore?

- Certo.

- ...

- Chi c'era in cima al graticcio?

- Nessuno.

- Chi c'era in cima al graticcio?

- Una finestra.

- Di chi?

- Di John e Lenore. Di Clarice. La finestra di Lenore.

- Lenore era affacciata alla finestra?

- Si è schiantato.

- Il graticcio.

- Sì.

- Chi c'era con Lenore?

- Ho bisogno di respirare.

- Respira pure. Ecco, respira. Aspetta che ti asciugo le labbra.

- Grazie. Con Lenore c'era la governante di Lenore.

- Come si chiamava?

- Non conosco il nome della governante di Lenore.

- Chi era prigioniero?

- Respirare sarebbe bello.

- Lenore era prigioniera?

- Mio figlio è nei guai fino al collo, nel sud. Più alto del graticcio nel sud. Castigato dall'alto. Mio figlio sta bruciando in un posto bianco. Gli occhi di mio figlio adesso sono bianchi. Gli serve qualcosa per farsi scuro, nel gioco. Taglia.

- Patrice. Respira.

- Non ci riesco.

- Sì che ci riesci. Lo stai facendo. Guardati respirare, Patrice.

- ...

- Lenore era prigioniera?

- No, non era... prigioniera.

- Perché?

- Dio.

- Perché?

- Mio figlio.

- Chi era prigioniero, Patrice?

- ...

- Chi era prigioniero, Patrice?

- ...

- Buongiorno oggi come va.

 

/Fine OT. 

 

La scopa del sistema, DF Wallace

 

Modificato da MatRai

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@MatRai Sì, poi ci sono gli hardcore dei dialoghi xD

 

Certo botta e risposta così fa venire mal di pancia. Però ci sono autori come Asimov che lo fanno in maniera un po' meno estrema, e con dialoghi più corposi ed è una cosa super piacevole.

 

 

 

 

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@MatRai Dipende. Se è come sopra ho la nausea xD Ma se sono dialoghi corposi e scritti con tutti i crismi di questo mondo, allora li adoro. Ma mi devono dare qualcosa di più che semplici battute realistiche.

 

Ecco, un buon modo per farsi pubblicità è scrivere buoni dialoghi, e metterli fuori liberamente accessibili. Le persone con i dialoghi le attiri.

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@MatRai Dialoghi.

"Tua moglie grida quando fa l'amore?"

"Altroché. La sento fino dal bar"

 

"Che te fai di un portafoglio rotondo?"

"Ci metto gli assegni circolari"

 

 

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9 ore fa, JPK Dike ha detto:
12 ore fa, camparino ha detto:

Ciao Stellina. "Disse, rispose, rise, sorrise, andò, fece" hanno la valenza di punteggiatura. Mica trovi noiose le virgole, no?

Dipende uno quante ce ne mette. Se in un dialogo a due, ogni linea la chiude con disse, rispose, allora sì fa sanguinare gli occhi. E vale anche per dialoghi a più persone. E' necessario mettercene il meno possibile, affinché il lettore non le noti, ma mantenga sempre bene in testa chi dice cosa.

Stavo per rispondere a @camparino ma @JPK Dike mi ha preceduta xD 
Mi fanno noia quei dialoghi del tipo:

"blabla", disse Tizio.
"mumblemumble", rispose Caio.
"eh ma blabla!" disse.
"Uh...vabbé però mumblemumble" rispose.

Ripetere la sfilza "disse/rispose" ad nauseam, senza variazioni.
Magari ci fossero anche dei "fece" "rise" e anche dei sinonimi:

"blabla", affermò Tizio.
"mumblemumble", ribatté Caio.
"eh ma blabla!" puntualizzò.
"Uh...vabbé però mumblemumble" sbottò.

Se poi fanno altro, meglio ancora:
"blabla", affermò Tizio con aria saccente.
"mumblemumble", ribatté Caio, per nulla impressionato.
"eh ma blabla!" puntualizzò con un ghigno soddisfatto.
"Uh...vabbé però mumblemumble" sbottò, sbattendo un pugno sul tavolo, prima di alzarsi e andare via indignato.

 

9 ore fa, JPK Dike ha detto:

In un libro letto qualche tempo fa ho trovato questa bestemmia qua:

 

"dialogo che non ricordo!" sussurrò.

Perché bestemmia? non ti piacciono i dialoghi a voce bassa? :P
 

10 ore fa, Yaxara ha detto:

Scusa, @Stellina_90 , nella mia mente ha preso corpo l'immagine di video di Instagram modello "promozione scrittore" a base di...

"Buongiorno, Instagrammini miei! Oggi vi parlo dell'impresa dei miei peperoni ripieni, così epica che è seconda solo al mio libro a pagina N!"

"Salve, cari Instagrammini! Questo video vi parla del rompicapo del circuito elettrico, un enigma complesso eguagliato solo dal dilemma del mio personaggio Sigsberto..."

"Ciao, instagrammini! Vedete quanto sono lunghi i miei capelli? Quanto la fluente chioma della bella Floribalda che nel mio libro..."

Tu sì che mi capisci! proprio a quello mi riferivo. Brividi.

10 ore fa, Spartaco per Tempesta Ed. ha detto:

Dici che non ti piace 'raccontare'

Dico che non mi piace farlo sulla mia persona, magari dovendomi inventare di tutto per attirare l'attenzione, tipo il terribile esempio fatto poco prima da @Yaxara che, purtroppo, non è lontano dalla realtá.

10 ore fa, Spartaco per Tempesta Ed. ha detto:

Allora come cosa scrivi?

 

Sono un'appassionata del genere autobiografico xD scherzo. Mi piace scrivere fantasy.

 

10 ore fa, Yaxara ha detto:
10 ore fa, Spartaco per Tempesta Ed. ha detto:
10 ore fa, Yaxara ha detto:

Considerazioni personali: in un mondo ideale la qualità del prodotto dovrebbe essere sufficiente a garantirne la pubblicità.

Sarei d'accordo ma, in un mondo dove ogni settimana escono migliaia di libri nuovi e centinaia di questi sono buoni, come si fa a emergere se non ci si fa conoscere?

Esatto, questo è il problema. E lo riconosco come un mio limite, perché non saprei davvero da dove cominciare. Per altro, in una sorta di favoletta della volpe e l'uva, talvolta mi chiedo se certi libri non abbiano una fama immeritata proveniente più dalla promozione che non dalla qualità in sé (almeno, per i blog vale spesso questa regola).

8 ore fa, Spartaco per Tempesta Ed. ha detto:

Questo sicuramente e più di uno. Per questo ci vuole ancora più impegno perché è necessario combattere anche chi ha mezzi potenti.

La vostra conversazione rende perfettamente l'idea del perché ho posto questo caso nella sezione "Incubi dello scrittore".



 

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Io, a parte dedicare una paginetta fb al mio romanzo e aggiornarla solo se ho qualcosa di interessante da aggiungere (raramente) o delle novità in vista (praticamente  mai) non faccio altro. So che dovrei sbattermi di più, ma non mi interessa. A me interessa scrivere qualcosa di cui non dovermi vergognare, cosa che succederebbe se invece mi trasformassi in un patetico piazzista di me stesso. Perché io non so quanta della mia dignità riuscirei a conservare se iniziassi a importunare il web alla perenne ricerca del lettore potenziale. Mi sento già abbastanza fastidioso quando invito dei perfetti sconosciuti a cliccare sulla pagina fb del mio libro, e infatti ormai lo faccio solo se loro per primi mi hanno chiesto di cliccare "mi piace" a "Rosticceria Vattelapesca". Che tra l'altro fa ottimi arancini.

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@Stellina_90 ciao. Ho letto il tuo post, scritto veramente bene. Capisco il tuo "non voler correre appresso alla gente", mi ci rivedo. Ma sui social è diverso. Non hai da correre dietro nessuno. Tu hai il tuo profilo, pubblichi ciò che ti pare e intanto la gente ti legge. Il punto è ricercare la propria originalità, o almeno la propria caratterizzazione. Cosa succederebbe se non ricorressi all'autopromozione? Nulla di grave: probabilmente non venderesti nessuna copia del tuo libro. Se invece lo facessi? Probabilmente ne venderesti qualcuna. E magari a quel qualcuno piace la tua storia e il tuo stile e ti consiglierà ad altre persone. Pubblicizzarsi è necessario. Non vedo altre soluzioni. Almeno per noi poveri scrittori mortali esordienti/emergenti. 

Nessuno, però, può dirti qual è il metodo migliore. Una strategia efficace per uno scrittore può rivelarsi disastrosa per un altro. Bisogna considerare molti fattori: genere, pubblico, capacità espositive, formazione.

Assodato che sia inutile fare una generalizzazione, ti riporto brevemente la mia esperienza.

Parti dal presupposto che, dal vivo, se penso di poter incontrare qualcuno interessato al mio libro, io cambio strada. Su internet, però, la situazione è diversa. Innanzitutto occorre una presenza stabile, ma non su tutti i social. Creerebbe solo dispersione. Io ho scelto un unico social: Facebook. Ho creato una mia pagina e quella è l'unica che alimento. Lì faccio confluire tutto ciò che riguarda il mio libro e la mia attività di scrittore. Scrivi che "non hai nulla da raccontare". Impossibile. Non devi parlare della tua vita privata, ci mancherebbe. A parte le curiosità riguardanti il tuo libro, puoi metterci riflessioni sulla scrittura, oppure puoi parlare delle tue letture o scrivere qualche aneddoto o breve racconto ispirato alla vita di tutti i giorni quando sei più ispirata. Le persone, in genere, sono affascinate da coloro che sanno scrivere. E tu devi essere in grado di sfruttare questo fattore. Col tempo scoprirai quali post hanno più seguito e magari ti verranno nuove idee.

Io mi sono dannato tanto per promuovere il mio libro. Ho frequentato blog, forum, gruppi, ho chiesto recensioni, ho organizzato blogtour e giveaway. Pur ricevendo ottimi commenti, non ho avuto un riscontro immediato nelle vendite. Di tanto in tanto, però, qualche sconosciuto mi faceva sapere che avrebbe comprato il mio libro. Poi un bel giorno ho avuto la fortuna di rientrare nell'offerta lampo di Amazon e ho fatto il botto. Sono arrivato secondo in classifica generale e da allora il romanzo vende con una certa regolarità (numeri bassi, intendiamoci). Molto probabilmente sarei arrivato secondo anche senza aver promosso il libro con tanto impegno in precedenza, però mi piace pensare che avevo creato una certa curiosità e ciò ha indotto molte persone a scaricarlo quando lo hanno visto in offerta. Nello stesso tempo, ora che il libro ha un nome meno sconosciuto, sto cominciando ad aumentare la presenza "fisica", con presentazioni, reading e via dicendo. 

Non so se la mia risposta sia stata soddisfacente. E' un tema lungo che non si può affrontare in poche battute.    

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Ma perché bisogna ammattirsi per cercare, in ogni dialogo, la variante a "disse"? Scrittori americani usano solo il "disse". Hemingway tutte 'ste menate non se le faceva sul sanguinare gli occhi usando solo il "disse".

 

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@Writerock  Grazie per la testimonianza incoraggiante!

 

@Stellina_90  Possiamo fare una colletta e assumere un social media manager per scrittori timidi e poco social :P Io in realtà ho un blog personale in cui scrivo la mia vita, ma non mi calcola nessuno (diciamo che è più un passatempo e un modo per prendermi in giro che una ricerca di big likes). Credo che per avere "successo" nei social, a parte una buona dose di fattore Q :asd:, si necessario anche essere un po' all'ascolto delle mode del momento, cosa per cui io sono serenamente negata (a meno che da domani su Twitter l'hashtag #GFVip non sia rimpiazzato da #OperaLiricaFranceseDel1600, ma ci credo poco). E vista la quantità di fuffa più o meno mainstream che si trova sui social, resta pur sempre un tiro di dadi.

 

@simone volponi  Mi segnalo da sola l'OT, ma comunque: in un'altra discussione si parlava delle differenze fra uno stile di stampo anglosassone e quello italiano. Quando leggo in inglese, non mi sanguinano gli occhi a leggere "said X", "said Y", "said Z". In italiano (e anche in francese) sì. Credo che l'inglese come lingua si presti di più, o forse è un problema mio che sono più attenta alle ripetizioni in italiano. Ricordo di aver letto una traduzione del Signore degli Anelli prima dei film e prima che facesse il vero boom, era piena di "disse Gandalf, disse Frodo, disse Laqualunque" e lo trovai di una pesantezza rara. Con una traduzione "rinfrescata" le cose cambiarono.

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17 ore fa, Writerock ha detto:

Non so se la mia risposta sia stata soddisfacente.

Oltre che soddisfacente è stata anche dettagliata, grazie mille, è decisamente la più curata che abbia ricevuto fin'ora e, per quanto mi riguarda, anche incoraggiante.


Vato un attimino OT per rispondere a @simone volponi

15 ore fa, simone volponi ha detto:

Ma perché bisogna ammattirsi per cercare, in ogni dialogo, la variante a "disse"?

Personalmente, perché non mi piace, quindi utilizzo le molte varianti.

Non lo trovo un ammattirsi, per me è una divertente sfida riuscire a dire la stessa cosa con mille sinonimi e perifrasi, considera che ho la regola personale "mai la stessa parola in 4 righe", per quanto possibile (altrimenti si diventa matti per davvero).

Il risultato mi soddisfa molto, quindi continuo su questa strada, ovvio che Hemingway e gli scrittori anglofoni possono fare quel che gli pare, come chiunque altro. E io sono altrettanto libera di dire che non mi piace quel metodo e rifiutarlo.

Ogni tanto, comunque, pure io faccio gli scambi di battute secchi, senza parole aggiunte, tipo:

""E quindi ti ha detto X?"

"Non proprio. In realtà non ho mai detto che abbia detto..."
"Non fare storie e dimmi che t'ha detto!"

 

Ovvio che se faccio tutti i dialoghi così, risulteranno uguali, se invece alterno dialoghi con altre cose aggiunte ai dialoghi che ne sono del tutto privi, nel momento in cui uso i dialoghi "secchi" si percepisce una differenza, che per me si traduce in una maggiore concitazione e rapidità nello scambio di battute, almeno, a me crea quell'effetto vedere dialoghi di questo tipo.

Infatti, un esempio come quello riportato da @MatRai nel suo spoiler, a me fa venire la tachicardia, perché nella mia mente quel tipo di dialoghi sono abituata a leggerli a rotta di collo, me li immagino come quegli scambi di battute veloci che nella vita vera si fanno per pochi secondi, in genere; nemmeno in un litigio furioso gli scambi rapidi durano più di qualche battuta, anche solo perché si rimane fisicamente senza fiato.

Comunque...

15 ore fa, simone volponi ha detto:

'ste menate

...non nego che possano essere delle mere menate mie e a nessun altro quei dialoghi fanno tale effetto e manco ci pensano.

Però per me è così e ti assicuro che mi è davvero difficile ignorare la cosa, posso sforzarmi per i libri degli altri, ognuno ha il diritto sacrosanto al proprio stile, ma per me stessa assolutamente mai, non mi piace proprio.

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Ospite Dolcenera

Secondo me autopromuoversi oggi è molto importante, sia che tu ti sia autopubblicato sia che tu abbia pubblicato con una casa editrice piccola/media/grande.

Il modo intelligente di autopromuoversi per me è parlare di cose interessanti (dove per interessante si va dal divertente all'intelligente al commentare una notizia molto popolare in quei giorni al saper fare un ragionamento sensato in questo mondo internettiano dove spesso sembrano tutti cretini) e collegarci poi il tuo prodotto. Spammare solo il tuo prodotto non è una cosa che funziona: se non sei già famoso a nessuno interessa comprare il tuo libro. Ma se ti rendi invece piacevole allora la gente si interesserà a te e a quello che fai.

 

Io ho in mente un progetto da tempo, ma poiché ho i soliti casini della vita di tutti (lavoro full-time che non c'entra una cippa, una casa che ahimè ogni tanto va pulita, cibo da comprare e ingurgitare, corsi di formazione da seguire, libri, auto, viaggi, fogli di giornale) e sono una persona poco costante ogni volta mi perdo.

Appena deciderò di ripartire, credo a breve, potrei raccogliere un po' di info sull'argomento (tipo cosa mi sembra funzionare e cosa no) e parlarne sul forum se a qualcuno interessa.

 

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1 ora fa, Dolcenera ha detto:

potrei raccogliere un po' di info sull'argomento (tipo cosa mi sembra funzionare e cosa no) e parlarne sul forum se a qualcuno interessa.

A me interessa, hai già una follower (per restare in tema :P).

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@Stellina_90

On 29/11/2017 at 21:50, Stellina_90 ha detto:

Sono il tipo di persona che non apre i messaggi di WhatsApp per non sentirsi in obbligo di rispondere al comparire della malefica spunta blu.

:lol:Non sei la sola. Man mano che mi avvicino a finire il mio libro ho lo stesso incubo. Come farò a promuoverlo? Conosco poche persone, e nessuno nel campo della scrittura in qualunque forma. Ho un profilo facebook che non uso da mesi. All'inizio era un novità, ma dopo un po' mi veniva il prurito ogni volta che lo aprivo e vedevo le stupidaggini che c'erano, per non parlare dei commenti entusiastici fasulli alle imbarazzanti fotografie. Eppure conosco molta gente che impazzisce per queste cose e posta ogni giorno tutto quel che gli viene in mente. Fra l'altro mi sento sempre in obbligo di mettere "mi piace" ad amici e parenti per timore che si offendano, e dopo un po' era diventato un peso e mi sentivo falsa. Tempo fa ho visitato per caso il profilo di uno scrittore nuovo (proprio per farmi un'idea di come funziona) e ci ho trovato ogni giorno la stessa identica pubblicità del suo libro. Stop. Manco a dirlo, non aveva nessun "mi piace".

Anch'io come te sono  poco influenzata dalla pubblicità, anzi, se un libro è troppo pubblicizzato spesso non lo leggo per principio. Di solito ho già le idee chiare su ciò che voglio leggere e a colpirmi sono soprattutto le trame. Il problema è che, come diceva qualcuno, se nessuno vede quella trama, le persone potenzialmente interessate non lo leggeranno. 

On 30/11/2017 at 09:06, Yaxara ha detto:

E non vorrei ricadere nello stesso patetismo, piuttosto mi accontento che il libro sia letto da 10 persone

Sono d'accordo su questo, alcuni autori si promuovono in modo quasi imbarazzante e, almeno per me, fastidioso più che attraente. Vorrei far conoscere il mio libro senza però stravolgere il mio carattere e sforzarmi di mostrarmi per quella che non sono. Dopotutto è ciò che scrivo che deve interessare, non le mie capacità imprenditoriali.

 

Proprio perché so di essere negata nelle "public relations" spero di riuscire ad appoggiarmi ad una casa editrice, anche piccola.

Ma per essere realista, mi sto anche interessando per l'autopubblicazione. Penso di fare una pagina facebook col titolo del libro, senza però mettere solo la pubblicità. Pensavo ad articoli sul fantasy in genere, sondaggi sui libri o personaggi preferiti, le mie letture, le novità, argomenti correlati. Ma non pubblicherò per forza ogni giorno anche se non  ho niente da dire. Farò anche il profilo twitter, perché pare che ormai siano tutti là, anche papi e presidenti.  In caso cercherò anche di fare promozioni, sia su amazon che su altri siti (il prezzo è una delle cose che io stessa guardo), magari regalandolo per un periodo. Per quanto non ami i social in genere, specie se diventano un obbligo invece che un piacere, farò uno sforzo, senza però stressarmi troppo.  Per me il mio libro è quasi un figlio, quindi penso che mi sforzerò di tirare fuori gli artigli per dargli almeno una possibilità. Se poi piace se la caverà da solo, altrimenti avrò almeno fatto tutto il possibile. 

On 1/12/2017 at 21:41, Dolcenera ha detto:

potrei raccogliere un po' di info sull'argomento (tipo cosa mi sembra funzionare e cosa no) e parlarne sul forum se a qualcuno interessa.

Sì, interesserebbe anche a me!

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@Stellina_90

Ciao, ti posso raccontare la mia esperienza che è ancora in corso. 

Punto primo: ho dovuto creare una pagina FB con il libro. Ti suggerisco di allegare delle belle foto, la copertina e la trama. 

Punto secondo: almeno una volta a settimana (per i primi 6/8 mesi) scrivi qualcosa inerente il tema del libro. Ti suggerisco di evitare le ricette di cucina, le opinioni politiche e religiose (ok, questa è un'ovvietà enorme); basta anche solo un buongiorno a tutti, oggi è una splendida giornata....ecc ecc.... credimi, non sono sciocchezze. 

Punto terzo: CONTATTA un'associazione culturale della tua città. Ce ne sono credimi. Organizzato tè o aperitivi letterari anche in biblioteca. Chi organizza in genere richiede una copia del tuo libro (e forse un offerta libera), se il romanzo è di suo gradimento, allora si da il via alle danze. Sono serate molto carine, dove qualcuno leggerà una pagina o due del tuo libro, l'organizzatore farà da anfitrione, e a fine lettura (45 minuti in genere) ci sono interventi e domande, e poi via all'aperitivo e alla vendita delle copie. A te ovviamente non interessa il ricavo delle 20 copie che potresti fare, quanto il fatto che la gente inizi a parlarne. 

Punto quarto: scatta o fai scattare molte foto da postare sulla pagina FB del tuo libro. 

Punto quinto: fai la stessa cosa in una libreria della tua città. Alla tua CE chiedi (pretendi) che un editor o l'editore stesso faccia da anfitrione e assicurati di avere qualcosa da bere da offrire a chi parteciperà, ovviamente pubblicizza l'evento tra amici e parenti e su FB. Si ti vergognerai come una ladra. Ma passa in fretta. 

Punto sesto: vedi il punto quarto. 

 

....insomma...citando la battuta di un famoso film: "è na catena d'affetti!"

 

Spero di esserti stata utile.

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