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Vampiria

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Commento.

 

Tutti parlano di vampiri. Vi è chi ne tesse le lodi, invidiandone la forza, la velocità, l’eleganza e, non ultima, l’immortalità, mentre alcuni non vedono altro che la mostruosità di spietati predatori che nulla più possiedono di umano. Quest’ultima tesi è senza dubbio la più attendibile.

Miriadi di storie d’amore, d’odio e vendetta sono state raccontate nel corso delle epoche, ma la verità è che un cuore che ha cessato di battere non può provare emozioni né sentimenti. Soltanto memorie, vaghe e confuse come un sogno che al risveglio non si riesce più ad afferrare.

Visioni sfuocate rievocano fiocamente quella che era la mia vita prima che si trasformasse in eterna e solitaria morte, nel dì in cui tutto cessò di essere e divenne l’essenza dannata dell’assenza di un’anima pura.

Quelle in cui state per addentarvi con morbosa curiosità sono le più vivide reminescenze di ciò che accadde da allora in poi.

Fu una lunga e dolorosa discesa all’inferno la metamorfosi che fece di me la creatura che sono, un viaggio dal quale tornò solo una parte della donna il cui cadavere giaceva, lacerato dal patimento, sulla riva del fiume che ogni giorno amavo contemplare, di nascosto, al crepuscolo.

Non ero sola, quella sera, ma quando me ne resi conto era già troppo tardi per fuggire. Il mio destino fu scritto da un bacio al contempo delizioso e straziante, tanto repentino da non farmi provare terrore né allarme, lento al punto che avrei potuto contare ogni singola goccia del sangue che usciva dalle ferite che mi squarciavano la gola. Sentii le palpebre farsi pesanti e, in pochi attimi, scivolai in un dolce, pacifico senso di torpore, sorretta da braccia sconosciute. Una voce mi sussurrò all’orecchio parole che non compresi e, improvvisamente, un liquido caldo cadde a piccole stille sulle mie labbra divenute frementi, impazienti di bagnarsi ancora. Non ero più stordita: quella sorta di magico fluido aveva riportato in me un fervore che definirei quasi brutale. Bramavo bere, ne avvertivo un’esigenza irrazionale, animalesca. Ma prima che potessi assecondare il mio nuovo istinto, un spasimo profondo e soffocante sconquassò il mio petto, propagandosi velocemente agli arti. Scossa da violenti sussulti caddi a terra, i polmoni oppressi da un invisibile fardello. Annaspavo alla disperata ricerca d’aria, aumentando la mia pena ad ogni tentativo. Mi illusi di trovare sostegno nel suolo su cui languivo, conficcando le unghie nel terreno fino a spezzarle. Il mio cuore si stava fermando e non vi era niente che io potessi fare, se non attendere e ascoltare la funerea melodia dei miei ultimi, deboli battiti.

Quando mi svegliai ero ancora distesa accanto alla riva del fiume, dovevano essere passate molte ore. Attorno a me non vi era altro che buio ma, con stupore, appresi che non ne ero intimorita. In qualche modo, potevo distinguere nitidamente tutto ciò che si celava dietro l’oscurità: la mia mente lo percepiva pur senza l’ausilio dei sensi. Mi guardai intorno incuriosita per alcuni istanti poi, d’un tratto, capii: io vedevo. Per la prima volta in vita mia potevo farlo davvero, oltre la luce, oltre le tenebre.

Sentivo il rumore dell’acqua e lo scalpiccio delle foglie provenire dal bosco che si ergeva a qualche centinaio di metri di distanza. Potevo udire chiaramente ogni suono, ogni sibilo delle creature notturne che lo popolavano e, al pari di un felino, ad ogni nuovo fruscio mi voltavo per individuarne la fonte. Mi alzai in piedi con slancio, fiera, ammaliata dalle ignote meraviglie che scorgevo nella notte.

Il sapore metallico del sangue mi riempiva la bocca. Deglutii e, solo allora, una raccapricciante, fulminea apparizione attraversò la mia coscienza, destando in essa l’ultimo barlume di chiara memoria: il ricordo della mia dipartita. Indietreggiai come percossa da un veemente impatto e mi portai le mani alle tempie cercando di scacciare il susseguirsi delle immagini che, ininterrotte, infestavano la mia testa sofferente. Rivolsi gli occhi al firmamento senza luna che mi sovrastava e, rinunciando a ogni residuo della mia natura terrena, urlai. Attinsi all’inesplorata forza che scorreva prepotente nelle mie vene, simile a una scarica elettrica, ed essa tramutò il mio bestiale grido in un’insana risata, agghiacciante, sadica.

Avevo sete, e l’avrei soddisfatta molto presto. Mi addentrai nel bosco e seguii un sentiero dismesso. Era la via più breve per raggiungere il mio villaggio, ma nessuno ci passava da anni, a causa di una serie di fatali aggressioni che la gente del posto attribuì inizialmente ai lupi e, in seguito, a misteriose belve il cui nome veniva pronunciato solo dai più coraggiosi. Mi ero domandata spesso cosa potesse incutere tanto sgomento, senza mai trovare una risposta. Del resto, a una fanciulla indifesa e impressionabile qual ero, certi segreti non andrebbero rivelati. Ma ora, finalmente, conoscevo l’identità di quei diabolici esseri: ero una di loro, da quel giorno fino all’eternità.

Giunsi all’ingresso del villaggio. Le strade apparivano deserte, eppure i miei sensi mi dicevano che qualcosa, qualcuno, si nascondeva nel buio, da qualche parte. Non mi ci volle molto tempo per adocchiare l’uomo, visibilmente ubriaco, che importunava una ragazza minuta, incapace di opporsi alle molestie. La giovane aveva gli occhi colmi di lacrime e angoscia e, non appena mi vide, mi scrutò con aria implorante mentre il maiale che la immobilizzava le stava sollevando la gonna. In un attimo fui accanto ai due. L’uomo, sbigottito, lasciò andare la sua preda e si rivolse a me con un tono arrogante, per dirmi di non immischiarmi, chiunque io fossi. Fece per tornare verso l’oggetto della sua lussuria, ma lo bloccai afferrandolo per il colletto della camicia. Stizzito, tentò di colpirmi. Schivai il suo pugno, quasi divertita, e immediatamente reagii stringendo il colletto con tanta forza che il suo volto divenne livido nel giro di pochi secondi. Allentai la presa e, senza che finisse di prendere fiato, lo spinsi via, con rabbia. Sentii il suono sordo del suo schianto contro il muro, e l’odore del sangue che probabilmente stava perdendo dalla nuca.

Scrutai la ragazza: tremava impaurita, seduta in un angolo. Mi inginocchiai accanto a lei e le poggiai la mano sulla guancia, accarezzandola. Sembrò calmarsi, mi ringraziò. Le sorrisi, poi premetti sulla gota, volgendo con gentilezza il suo viso di lato. Quando il collo fu bene in vista affondai i canini nella carne tenera, attingendo per interminabili minuti al suo calore, inebriante e delicato. Non oppose la minima resistenza, era troppo stremata per farlo. Emise solo un flebile lamento, un mugolio sommesso a sottolineare il fugace dolore che il mio morso le aveva inflitto. Poi, più niente. Ingorda, bevvi a lente sorsate il suo sangue, e ne fui esaltata fino a sentirmi sciogliere dentro, mentre la linfa vitale che le stavo sottraendo si fondeva con i miei organi corrotti, ritemprandoli.

Mi staccai da lei nell’attimo in cui anche l’ultima goccia l’ebbe abbandonata. Liberai dalla mia morsa quell’organismo resosi inutile e, ancor prima che si accasciasse a terra, ripulii con la lingua le sbavature scarlatte sulle mie fauci, ardenti dell’estasi del primo pasto.

Avevo ucciso una persona innocente, e nonostante questo non provavo alcun rimorso. Avrei potuto punire l’uomo che voleva farle del male, ma non ne avvertii il bisogno. L’unico motivo per cui l’avevo ferito era il disturbo che mi arrecava frapponendosi tra me e la mia cena. No, non avrei mai potuto cibarmi di lui, tant’era pieno d’alcol e vecchio, per giunta. Volevo qualcosa di meglio, e la ottenni con estrema facilità.

Mi allontanai, poi udii le urla di una donna: doveva aver trovato i resti dello scempio che avevo appena compiuto. Incurante, continuai il mio cammino verso un rifugio presso cui riposare le membra. Non ero stanca, ma sapevo che l’aurora non avrebbe tardato a rischiarare il cielo. Vagai nell’oscurità, sicura, senza che alcuna inquietudine mi crucciasse. Mi sentivo a casa: il mondo intero era il mio regno, non avrei dovuto temere nulla, mai più. Tornai al fiume e lo risalii, diretta a un vecchio mulino derelitto dove il mio sonno non sarebbe stato turbato. Quando arrivai, cercai un alloggiamento in cui non avrebbe potuto filtrare nemmeno un raggio di luce. Mi sitemai infine in quello che un tempo doveva essere stato il deposito: non vi erano finestre, solo un massiccio portone di legno rovinato dai tarli e dall’ineluttabile succedersi delle stagioni. Per tutta la giornata successiva stetti lì, immersa in un grave assopimento, e non appena fu il tramonto tornai a cacciare, occultata dalle ombre, nei più angusti anfratti del luogo che mi aveva dato i natali.

Nei mesi successivi tutto rimase uguale, dormivo e provvedevo al mio sostentamento ghermendo a ogni calar del sole altri sventurati martiri con offensive che diventavano di volta in volta più sanguinarie. L’efferatezza cresceva dentro di me divorando completamente la già poca sensibilità di spirito che ancora si annidava nel mio esanime cuore,  e ben presto ebbi la conferma che, ormai, altro non ero se non una bestia senza misericordia. Avevo condotto a un penoso trapasso padri di famiglia, candide giovinette e sacerdoti, perfino. Poi, in una notte che sembrava identica a tutte le altre, mi imbattei nella vittima che mai, nemmeno nelle mie più effimere e maligne fantasie di predatrice, avrei immaginato di poter sacrificare: un bambino di otto anni soltanto. Lo incontrai nel bosco, infreddolito e spaventato, chiaramente molto debole, forse stremato dalla fame. Di norma, un così misero banchetto non avrebbe attirato la mia attenzione.  Tuttavia vi era qualcosa, nel suo sguardo, che mi infastidiva. Una compassione, un sincero dispiacere che non potevo sopportare. Continuava a fissarmi, con occhi sgranati e lucidi, provocando in me una tanto dissennata furia che, in maniera del tutto involontaria, mostrai i miei denti affilati in un ghigno carico di ostilità. Gli chiesi chi fosse, ma non rispose. Mi aspettavo che scappasse, invece rimase immobile, a guardarmi. Ne ero intimorita, pur non conoscendo realmente la ragione di tal vile condotta. Così mi limitai ad attaccare, determinata a sopprimere una volta per tutte quella minaccia e, con essa, la sgradevole sensazione che mi procurava. Balzai su di lui e azzannai il suo piccolo collo, dissetandomi non per necessità, bensì per mero diletto. Quando fui soddisfatta, lasciai che il suo corpicino dilaniato si afflosciasse sul manto di foglie secche che ricopriva il terreno. Qualcosa di aberrante accadde in quell’istante. Mentre crollava si rivolse a me, lo stesso sguardo pieno di pietà, e con il suo ultimo fiato mi chiamò:

― Mamma...

Pronunciata quella parola toccò il suolo e, in me, i ricordi affiorarono veloci, caotici. Rividi il parto, il giorno delle nozze, e i quieti momenti passati con la mia famiglia. Ero stata e una madre e una moglie, ma avevo scordato l’amore che provai in vita. Nel mio spirito inaridito non vi era spazio per altri che per me stessa. Dovevo sopravvivere, e questo era tutto. Contemplai il cereo cadavere del bimbo, sangue del mio sangue, e infine compresi cosa mi impauriva di quegli occhi: erano i miei. Ma ora che si erano spenti, non provavo più nessuna apprensione, né dolore o rimpianto. Era solo un altro caduto, sostanza di cui nutrirmi senza pentimento. Le profane passioni dell’uomo non erano più affar mio. Per secoli portai orrore e panico in molte città, lasciandomi alle spalle una scia di morte rossa come il rubino, brillante dello sdegno dei defunti condannati alla perpetua ricerca di una pace che non avranno mai. Ancora oggi, mentre riporto le cronache delle mie gesta immonde, agogno e pazientemente attendo che il vespro cali sulle terre di cui ho fatto il mio convivio. E voi, stolti mortali, paventate la razza eletta! Perché chiunque potrebbe essere il prossimo. Anche tu.

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@Ella F. Ma dai. Bravissima. Finalmente un vampiro. Ha un effetto piacevole, come la mano di un vecchio amico. Scrittura rotonda, gotica, perfetta per il contenuto. Un premio anche al coraggio che sfida i benpensanti letterari. W i vampiri!

Ciao

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Ciao @AdStr, grazie per aver letto e commentato. Le tue puntuali osservazioni saranno utilissime a migliorare il racconto.

Nello specifico, ora che me lo fai notare, in effetti ho davvero esagerato con gli aggettivi. E grazie per la nota sul trapassato, che brutto inciampo! Anche rispetto all'infiltrazione giudicante, hai ragione: data la narrazione in prima persona, stona. Da rivedere!

Sulle altre considerazioni:

11 minuti fa, AdStr ha detto:

Il periodo è bello e anche ciò che esprime. Ma se "urlai" lo mettessi subito e non dopo l'inciso, non credi che sarebbe più forte come urlo?

Sì è vero, arriva prima, diventa quasi improvviso e quindi colpisce di più. Non ci avevo pensato.

 

14 minuti fa, AdStr ha detto:
On ‎24‎/‎11‎/‎2017 at 21:49, Ella F. ha detto:

Avevo ucciso una persona innocente, e nonostante questo non provavo alcun rimorso. Avrei potuto punire l’uomo che voleva farle del male, ma non ne avvertii il bisogno. L’unico motivo per cui l’avevo ferito era il disturbo che mi arrecava frapponendosi tra me e la mia cena. No, non avrei mai potuto cibarmi di lui, tant’era pieno d’alcol e vecchio, per giunta. Volevo qualcosa di meglio, e la ottenni con estrema facilità.

Questo passaggio, per come l'ho percepito io, serve per giustificare al lettore le azioni della neo-succhiasangue. Ma credi che serva davvero?

In fondo lei non ha bisogno di giustificazioni.

In realtà la mia intenzione era quella di sottolineare lo stupore della protagonista nello scoprirsi priva di scrupoli e di pietà. Mi sa che non ci sono riuscita molto bene :D

 

16 minuti fa, AdStr ha detto:
On ‎24‎/‎11‎/‎2017 at 21:49, Ella F. ha detto:

Le profane passioni dell’uomo non erano più affar mio

Perché profane?

Volevo trasmettere il senso di disprezzo della vampira verso gli umani. Forse è meglio usare "vili"?

 

20 minuti fa, AdStr ha detto:

Ok, il rubino è rosso ed è la prima cosa a cui si pensa. Cosa ne dici di provare una similitudine più originale, ricercata?

 Giusto. Cercherò un termine meno banale!

 

 

Comunque niente male come presupposto, se "rompi le scatole" così anche in gara, mi sa che verrà fuori qualcosa di molto interessante ;):pedosguardo:

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On 24/11/2017 at 21:49, Ella F. ha detto:

Soltanto memorie reminescenze, vaghe e confuse come un sogno: al risveglio ormai inafferrabili

Non che ci fosse niente di sbagliato nella frase. Ho provato, anche per mero mio esercizio stilistico, a modificarla secondo il mio gusto, sperando di darti qualche spunto.

 

On 24/11/2017 at 21:49, Ella F. ha detto:

Visioni sfuocate rievocano fiocamente

basta "sfuocate" a far capire che la rievocazione sarà "fioca". Poi gli avverbi meglio eliminarli, dicono i massimi esperti :asd: . Io non sono sempre d'accordo su questo dogma ma, in questo caso, direi di si.

 

On 24/11/2017 at 21:49, Ella F. ha detto:

nel dì in cui tutto cessò di essere e divenne l’essenza dannata dell’assenza di un’anima pura.

questo pezzo mi è piaciuto, molto. C'è un'assonanza strana che mi solletica positivamente l'udito.

 

On 24/11/2017 at 21:49, Ella F. ha detto:

contemplare, di nascosto, al crepuscolo

Superfluo, secondo me. Quel contemplare al crepuscolo da già il senso di una "esperienza intima".

 

On 24/11/2017 at 21:49, Ella F. ha detto:

tanto repentino da non farmi provare terrore né allarme, lento al punto che avrei potuto contare ogni singola goccia del sangue che usciva dalle ferite che mi squarciavano la gola.

Repentino o lento? Capisco cosa intendi. Proprio per questo staccherei le frasi, introducendo la seconda con un "poi".

 

On 24/11/2017 at 21:49, Ella F. ha detto:

Non ero più stordita: quella sorta di magico fluido aveva riportato in me un fervore che definirei quasi brutale

 

On 24/11/2017 at 21:49, Ella F. ha detto:

Scossa da violenti sussulti caddi a terra L'avevi detto già da prima che era stata colta da spasmi violenti

 

On 24/11/2017 at 21:49, Ella F. ha detto:

Rivolsi gli occhi al firmamento senza luna che mi sovrastava. Non mi convince il termine. Penso ad un "avvolgeva", ma non so se nemmeno questo sia particolarmente calzante.

 

On 24/11/2017 at 21:49, Ella F. ha detto:

Non mi ci volle molto tempo per adocchiare l’uomo, visibilmente ubriaco, che importunava una ragazza minuta, incapace di opporsi alle molestie ( o "di reagire" anche va bene)

On 24/11/2017 at 21:49, Ella F. ha detto:

candide giovinette e sacerdoti, perfino

 

 

Ciao @Ella F.. Due sono i motivi che mi hanno spinto a commentare questo testo, anzi tre.

1) Ricambiare la tua gentilezza

2) Mi sto accorgendo che commentare e "studiare" approfonditamente un testo aiuti tantissimo a migliorare ambo le parti (commentante e commentata)

3) Per studiare un'avversaria del prossimo contest di cui conosco ben poco :asd: .

 

Allora, passiamo al commento:

La tua scrittura mi sembra molto piena e molto ricercata. Sicuramente adatta al genere (fantasy, paranormale, horror) ma che, non ti nascondo, a tratti ho trovato troppo sovrabbondante, con un iper-aggettivazione che rallenta un po' il ritmo di lettura. 

Oltretutto il punto di vista "vampiresco" mi sembra un po' troppo lucido. Sebbene lei conservi alcune sensazioni/emozioni umane mi è parso che pensi troppo, rifletta troppo sulle cose, cosa che non mi aspetterei da un vampiro assetato di sangue, assuefatto allo stesso e dominato dall'istinto (questo, quantomeno nella prima parte. Poi, quando riacquista un po' di umanità nel post-incontro con il bambino, ci può stare) Proprio per questo, una narrazione meno carica e meno "spiegata" avrebbe potuto rendere meglio l'idea.

Questa è l'unica piccola critica che mi sento di fare (e prendila per quello che vale, non essendo io un gran conoscitore ne tanto meno un grande amante del genere).

 

Per il resto, non posso che farti i miei complimenti. Hai una scrittura molto ricca, e uno stile che mi sembra particolarmente maturo e consapevole. Ho apprezzato particolarmente la parte della trasformazione, resa in maniera magistrale. La storia è semplice, ma lineare e ben descritta. Ti sei concentrata sull'introspezione psicologica senza cadere nella banalità e nei cliche del genere. Il fatto che io, che in genere odio horror,vampiri e tutto ciò che concerne il paranormale, abbia apprezzato questo testo depone indubbiamente a tuo favore.

 

Come detto, un superficiale lavoro di asciugatura del testo lo renderebbe un piccolo gioiellino.

 

Insomma, un'avversaria tosta, ci sarà da rimboccarsi le maniche per il contest :D .

 

Un saluto e buon fine settimana.

 

 

 

 

Modificato da Andrea28

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Ciao @Andrea28, grazie per essere passato, per i complimenti e, soprattutto, per le critiche. 

22 ore fa, Andrea28 ha detto:

basta "sfuocate" a far capire che la rievocazione sarà "fioca". Poi gli avverbi meglio eliminarli, dicono i massimi esperti  . Io non sono sempre d'accordo su questo dogma ma, in questo caso, direi di si.

Vero, hai ragione!

22 ore fa, Andrea28 ha detto:
On 24/11/2017 at 21:49, Ella F. ha detto:

nel dì in cui tutto cessò di essere e divenne l’essenza dannata dell’assenza di un’anima pura.

questo pezzo mi è piaciuto, molto. C'è un'assonanza strana che mi solletica positivamente l'udito.

Ti ringrazio! È la mia frase preferita :)

22 ore fa, Andrea28 ha detto:

Repentino o lento? Capisco cosa intendi. Proprio per questo staccherei le frasi, introducendo la seconda con un "poi".

Ho pensato a lungo a come rendere chiaro il concetto; concordo sulla necessità di maggior distinzione, ma "poi" darebbe l'idea di due momenti successivi, seppur in brevissima sequenza. La mia intenzione invece era quella di descrivere una sensazione soggettiva della protagonista circa un unico istante, che arriva all'improvviso ma sembra durare un'eternità.

22 ore fa, Andrea28 ha detto:

Scossa da violenti sussulti caddi a terra L'avevi detto già da prima che era stata colta da spasmi violenti

Mi era sfuggito!

 

Anche nelle note che qui non ho ripreso ho trovato degli utili spunti di riflessione, spero di riuscire a migliorare questo racconto, che amo molto. Ti confesso che questo testo (risalente tra l'altro a ben sette anni fa!), con il suo stile un po' altisonante e barocco, è stato più un esperimento che altro: di solito non scrivo così. Mi fa veramente piacereche sia stato apprezzato, e sono onorata di aver catturato l'attenzione di un un non amante del genere :P

Buon weekend ;)

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Ciao @Ella F., ho letto il tuo racconto e non ho potuto fare a meno di lasciare un commento.

Mi è piaciuto molto, sia per la trama che per la scrittura. Trovo lo stile riccamente aggettivato, che ad alcuni potrà sembrare pesante, perfetto per questo racconto, richiamando i capolavori della letteratura gotica. La narrazione in prima persona rende il tutto più suggestivo, mostrandoci la vicenda dal punto di vista del mostro, di cui non possiamo che sentirci attratti e provarne repulsione allo stesso tempo. E proprio la protagonista è il valore aggiunto, hai riportato il Vampiro (con "v" maiuscola) sui binari della tradizione, dopo la deriva snaturante che ha travolto questa creatura negli ultimi tempi. Sei riuscita a descrivere un orrore crudo e vuoto, che non guarda in faccia a nessuno, neppure al rapporto madre-figlio, una bestia amorale e spietata che pensa unicamente a nutrirsi e sopravvivere, esattamente come dovrebbe essere. Brava!

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@lucamenca grazie per le bellissime parole! :rosa:Sono felice che il racconto ti sia piaciuto e, in particolare, che tu abbia apprezzato la scelta di riportare la figura del vampiro sul filone gotico. Questo brano risale al 2010, periodo in cui imperversavano le rivisitazioni in stile Twilight che non ho mai apprezzato particolarmente, e nasce da una personale necessità di ripristinare quello che per me era l'ordine naturale delle cose. :eheh:

Sapere che sono riuscita in questo ambizioso intento non può che lusingarmi. :brillasguardo:

Alla prossima!

 

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Ospite

@Ella F. complimenti per la bella storia! mi è piaciuta, da 1 a 10 almeno 8½.

Sarò banale, Dracula di Stoker l'ho molto apprezzato ma la figura del vampiro è stata modellata successivamente in tante opere diverse e non solo letterarie.

Leggere della tua vampira è stato un po' come incontrare nuovamente la creatura tradizionale!

 

Quel che ho preferito, è stato il piano psicologico della tua protagonista, il modo in cui hai descritto come una volta trasformata abbia perso praticamente tutti i suoi sentimenti e ne conservi solo una vaga reminiscenza quando incontra suo figlio, eppure questo non basta a ribaltare la sua nuova natura.

Inizialmente mi sarei aspettata una vampira/paladina, pronta a salvare la vita della fanciulla molestata e invece no, si è rivelata una vampira autentica, senza cuore e fine a sé stessa.

 

Ho trovato il tuo stile di scrittura abbastanza scorrevole, anche le descrizioni degli ambienti non sono eccessive ma sufficienti ad immaginarsi il contesto.

Come epoca storica, ho pensato si tratti del '700-'800?.

Siccome la protagonista aveva l'abitudine di recarsi al fiume, si parla di un villaggio, la fanciulla portava la gonna (che ho immaginato lunga e con la sottana) ed il bambino si trovava solo e spaurito nel bosco...sono elementi che per quanto potrebbero presentarsi anche ai giorni nostri penso siano per lo più tipici di quel periodo.

Spero di averci visto giusto ;)

 

 

 

 

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Il ‎03‎/‎07‎/‎2018 alle 15:33, Ospite ha detto:

@Ella F. complimenti per la bella storia! mi è piaciuta, da 1 a 10 almeno 8½.

Sarò banale, Dracula di Stoker l'ho molto apprezzato ma la figura del vampiro è stata modellata successivamente in tante opere diverse e non solo letterarie.

Leggere della tua vampira è stato un po' come incontrare nuovamente la creatura tradizionale!

 

Quel che ho preferito, è stato il piano psicologico della tua protagonista, il modo in cui hai descritto come una volta trasformata abbia perso praticamente tutti i suoi sentimenti e ne conservi solo una vaga reminiscenza quando incontra suo figlio, eppure questo non basta a ribaltare la sua nuova natura.

Inizialmente mi sarei aspettata una vampira/paladina, pronta a salvare la vita della fanciulla molestata e invece no, si è rivelata una vampira autentica, senza cuore e fine a sé stessa.

 

Ho trovato il tuo stile di scrittura abbastanza scorrevole, anche le descrizioni degli ambienti non sono eccessive ma sufficienti ad immaginarsi il contesto.

Come epoca storica, ho pensato si tratti del '700-'800?.

Siccome la protagonista aveva l'abitudine di recarsi al fiume, si parla di un villaggio, la fanciulla portava la gonna (che ho immaginato lunga e con la sottana) ed il bambino si trovava solo e spaurito nel bosco...sono elementi che per quanto potrebbero presentarsi anche ai giorni nostri penso siano per lo più tipici di quel periodo.

Spero di averci visto giusto ;)

 

 

 

 

Mi sa che sono arrivata talmente in ritardo da non trovarti neppure più iscritto/a al forum, ma se mai dovessi passare ancora da queste parti... :scusa:

Innanzitutto ti ringrazio per aver letto il mio racconto, sono lusingata che ti sia piaciuta e che tu ci abbia rivisto dentro un po' del Dracula di Stoker. Come avrai intuito è stata proprio quella la mia maggior finte di ispirazione ed essere riuscita a ricrearne, in parte, le atmosfere è per me un grande successo. Per quanto riguarda l'epoca storica, ci hai visto giusto. Anche se sarebbe interessante collocare una storia del genere al giorno d'oggi!

Grazie ancora per il tuo commento. :)

 

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