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Komorebi

Il re di cuori

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Commento

 

Il re di cuori

Dentro la scatola guarda, e dimmi che ci vedi:
laggiù è il tarlo che divora, la zanzara a luce spenta,
la parola che non viene e il prurito

della ferita che non raggiungo.
Lì nel fondo vi è la cote che m'affili,
l’argano che mi sollevi e il martello che mi forgi,

temperami perché sia preciso, come quando ero nuovo.
Non porgermi le chiavi, ma liberami 
ché troppo stretto mi sono legato alle catene.

 

Voglio di un cristallo di neve
la solitudine e il coraggio,
non come gli uccelli volare in stormo.
Piangi del re di cuori la tristezza:
rassegnato nello sguardo,
si trafigge la testa con la spada

 

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20 ore fa, Komorebi ha detto:

Dentro la scatola guarda, e dimmi che ci vedi:

Mi piace subito il modo diretto di rivolgersi al lettore. Ha un sapore esotico il primo verso, come se fosse una specie di indovino a rivolgersi a chi legge.

 

20 ore fa, Komorebi ha detto:

laggiù è il tarlo che divora, la zanzara a luce spenta,
la parola che non viene e il prurito

della ferita che non raggiungo.

Il tarlo e la zanzara rinviano a qualcosa di fastidioso, un dolore sottile e pungente, come il prurito appunto. La ferita che non raggiungo è qualcosa che so che c'è ma non riesco a intervenirci su.

 

20 ore fa, Komorebi ha detto:

Lì nel fondo vi è la cote che m'affili,
l’argano che mi sollevi e il martello che mi forgi,

temperami perché sia preciso, come quando ero nuovo.

Il "vi è" mi stona un po' con lo stile moderno e giovane dei primi versi, preferirei un normale "c'è".

Più arcano questo pezzo. Mi sembra che il poeta si rivolga a qualcuno che non è il lettore. Io l'ho interpretato come un appello a Dio, perché lo "temperi come quando era nuovo", ovvero lo faccia rinascere.

 

20 ore fa, Komorebi ha detto:

Non porgermi le chiavi, ma liberami 

ché troppo stretto mi sono legato alle catene.

Non chiede un aiuto parziale (porgere le chiavi) ma totale (liberami) perché non può. Le catene che lo stringono se le riferisco al titolo (re di cuori) sono catene d'amore?

 

20 ore fa, Komorebi ha detto:

Voglio di un cristallo di neve

la solitudine e il coraggio,
non come gli uccelli volare in stormo.

Molto bella la metafora del cristallo di neve, la solitudine è facilmente intuibile, il coraggio meno ma mi piace molto questa caratterizzazione. 

Lo stormo degli uccelli, rifiutato, rinforza il concetto di solitudine, quindi la rinascita desiderata è una rinascita "libera" perché essere soli vuol dire non avere legami in fondo.

 

20 ore fa, Komorebi ha detto:

Piangi del re di cuori la tristezza:
rassegnato nello sguardo,
si trafigge la testa con la spada

Il verso di chiusura è il più bello. La tristezza nello sguardo e la spada che trafigge la testa è un'immagine forte (una curiosità, perché la testa trafitta e non il cuore?)

 

@Komorebi

Caro discepolo, commento per postare anch'io un umile componimento e ho scelto te (che fortuna eh) raramente lo faccio in poesia perché mi ritengo più dilettante e incapace che nella narrativa quindi perdonami le sciocchezze. Ti lascio solo una serie di impressioni soggettive. Oltre a ciò che ti ho scritto su, aggiungo che il testo mi sembra ben scritto, curato nella scelta delle parole e allo stesso tempo privo di eccessiva astrazione e ricerca di "effetti", il che me lo fa apprezzare.

Non ho capito in pieno a cosa ti sei voluto ispirare, per me il re si cuori è la metafora di un uomo che ama e viene amato ma che poi "rimpiange" la solitudine. Nella mia interpretazione l'amore è la zanzara, il prurito, la ferita, quindi assume un connotato negativo. Sono curioso di sapere se mi ci sono avvicinato. :)

A rileggerti!

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@Komorebi ciao; è la prima tua poesia che leggo.

Mi colpisce molto la densità dell'ispirazione; è un fiume di parole, ben incanalato in un argine, che proviene - mi sembra - proprio dalla radice di un disagio e dal desiderio di suggerire, attraverso metafore molto belle, un avvicinamento all'indicibile.

Mi è piaciuta molto e non voglio darti alcun suggerimento anche se, se l'avessi scritta io, avrei limato alcune cose ma mi viene spontaneo non toccarla.

Trovo molto belli e forti questi versi:

21 ore fa, Komorebi ha detto:

la parola che non viene e il prurito

della ferita che non raggiungo.

 

21 ore fa, Komorebi ha detto:

temperami perché sia preciso, come quando ero nuovo.

 

Molto intenso e malinconico il finale, dove coinvolgi emotivamente il lettore 

21 ore fa, Komorebi ha detto:

Piangi del re di cuori la tristezza:
rassegnato nello sguardo,
si trafigge la testa con la spada

 

Grazie per averla condivisa. Ciao.

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@Joyopi lieto del tuo citatissimo commento! Riguardo al cristallo di neve: solitudine e coraggio derivano dal fatto che non esistono due fiocchi di neve uguali tra loro, come a dire che ci vuole coraggio a restare soli e unici.

Su zanzara, tarlo, ferita: tutto giusto, hanno connotazione negativa.

Riguardo al re di cuori: se guardi il re di cuori delle carte da gioco, vedrai che è proprio la testa che si trafigge da solo. E in questa immagine c’è piu o meno il senso della poesia: la sofferenza che ci infliggiamo da soli, i nostri limiti, le catene a cui noi stessi ci siamo legati. Da qui anche le immagini di ‘rinascita’, come giustamente hai visto tu: temperami come nuovo, fammi risalire (con l’argano) affilami. Il tu è generico: può essere Dio, può essere qualcuno che possa aiutare a curarci le ferite che noi stessi ci siamo inflitti.

Sul tipo di ferite, non specifico: se ci hai visto quelle d’amore, a me va bene xD

@Sinoe grazie mille anche a te del tuo intervento: sono contento ti sia piaciuta. Gli ultimi versi sono stati in realtà i primi che mi sono venuti in mente, poi da quelli si è sviluppato il resto della poesia. Per caso mi sono soffermato sulla figura dei re delle carte da gioco e quello di cuori è l’unico che si ferisce, come se soffrisse per qualcosa.

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Mi è piaciuto questo testo: la stesura, la fisicità e la richiesta d'attenzione, affetto che incorniciano i tuoi versi.

Il Re di cuori è una carta d'alto valore e porta l'inciso del pezzo che desidera essere letta nel profondo ma le carte Fante Regina e Re han doppia faccia.

Mi ha catturata l'entrata della seconda strofa che si presenta con un bel passaggio e vorrei infine complimentarmi  per l'intero brano.

 

Grazie

 

 

Carla

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Ciao @Komorebi

 

molto bella la tua poesia, solo che secondo me è troppo concentrata.

 

On 22/11/2017 at 22:25, Komorebi ha detto:

Il re di cuori

 

Dentro la scatola guarda, 

dimmi che ci vedi?
laggiù è il tarlo che divora,

la zanzara a luce spenta,
la parola che non viene e il prurito

della ferita che non raggiungo. Troppo pesante


Lì nel fondo,

vi è la cote che m'affili, che significa?


l’argano che mi sollevi e il martello che mi forgi,

temperami perché sia preciso, come quando ero nuovo. Anche qui è troppo pesante

 

Non porgermi le chiavi, ma liberami 
ché troppo stretto mi sono legato alle catene.

 

Voglio di (toglierei di)un cristallo di neve
la solitudine e il coraggio,
non come gli uccelli volare in stormo. Cosa significa?


Piangi del re di cuori la tristezza:
rassegnato nello sguardo,
si trafigge la testa con la spada

 

Conclusioni: Dovresti mettere più "a capi" e allergerire qualche frase. La poesia in se mi piace anche se non riesco a cogliere un messaggio. In certi punti sei egnimatico e difficile.

 

A rileggerti. Floriana

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