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Ella F.

Rosso Natale

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Eravamo tutti lì, nel salone addobbato per la festa. I canti natalizi infondevano gaiezza nei cuori, mentre il camino acceso rendeva l’atmosfera calda e accogliente, a dispetto della candida neve che all’esterno cadeva soffice e vaporosa. Ci divertivamo, coi sorrisi sulle labbra e una luce di autentica felicità che brillava negli occhi di ognuno: era un Natale perfetto, come quelli delle pellicole hollywoodiane.

Quando udimmo un forte rumore provenire dal tetto, qualcuno scherzò dicendo che le renne dovevano essere atterrate male. Una risata generale, poi di nuovo quel tonfo. Il buonumore venne smorzato per qualche secondo. Davide, il padrone di casa, decise di uscire a controllare: forse una delle decorazioni si era staccata dalla grondaia e il vento la faceva sbattere. Nulla di grave, comunque. Continuammo a festeggiare, come lui stesso ci aveva raccomandato. Sua moglie Lucia propose un brindisi:

– Al coraggio dell’uomo che sfida il gelo per noi! – disse, ironica e allegra.

I bicchieri vennero svuotati in fretta, riempiti e di nuovo svuotati, svariate volte. Ma Davide ancora non era rientrato. Un’angosciante immobilità piombò di colpo nella stanza, sguardi inquieti cercavano una risposta al di là delle finestre. Qualcosa non andava, a quel punto era chiaro. Che Davide fosse scivolato sul ghiaccio e avesse battuto la testa? Un paio di noi si offrirono di andare a cercarlo.

Dopo un tempo che parve infinito, avvertimmo un flebile picchiettio che, in breve, si fece più intenso e fragoroso, come se qualcuno stesse bussando alla porta con frenesia ed eccessiva insistenza. Esitante, Lucia andò ad aprire, le mani che tremavano e gli occhi sbarrati. Capimmo troppo tardi che ciò che avevamo sentito non era un bussare, ma un martellare. Davanti a Lucia c’era Davide, inchiodato alla porta, il volto tumefatto incorniciato dalle sue stesse braccia, disposte verso l’alto come in un inutile gesto di resa. Dalle raccapriccianti ferite che disegnavano la morte sul suo corpo straziato stillava, goccia dopo goccia, il poco sangue che ancora gli rimaneva. Rivolse un lacrimoso sguardo a sua moglie e tentò di parlarle per l’ultima volta, ma non poté: la lingua gli era stata strappata via, insieme a un dito della mano sinistra, quello dove portava la fede. L’urlo di Lucia riempì il silenzio per interminabili istanti e, intanto, la sua dolce metà spirava a pochi centimetri da lei.

Oltre la soglia, sullo sfondo di quell’insensata scena d'addio, si ergeva serafico l’abete abbellito da palline e nastri dorati. Nell’intermittenza delle luci colorate scoprimmo due nuovi, macabri ornamenti: i corpi di Enzo e Giorgio, usciti poco prima alla ricerca del loro ospite, penzolavano da un ramo scossi da prepotenti spasmi.

Mentre contemplavamo increduli e atterriti l’osceno spettacolo, comparvero alla nostra vista coloro che ne erano responsabili: quattro uomini mascherati da elfi, con mitragliatrici e grossi coltelli a sostituire i bastoncini di zucchero, capeggiati da un Babbo Natale che portava con sé doni orrorifici predetti dal ghigno sadico sul suo volto.

Senza sapere dove rifugiarsi, né se un riparo sarebbe davvero servito a evitare lo scempio che si stava compiendo quella notte, ciascuno cercò una via di fuga solo per scoprire che qualunque uscita era inaccessibile. Tutti vennero trovati, torturati in modi fantasiosi, trucidati come bestie tra le risate di compiaciuti macellai.

Rimasi a guardare, immobile, inalando gravemente l’odore del sangue che impregnava ogni cosa. La musica, ormai sovrastata da urla disperate, non aveva smesso di suonare.

Quando la confusione cessò, Babbo Natale venne verso di me. Era finita.

– Veniamo a noi – mi disse.

– Bene – risposi – ecco i tuoi soldi. Ora colpiscimi: quando arriverà la polizia dovrò fingermi una vittima.

Uno scoppio, lo schianto. Un dolore lacerante mi pervase.

Nel camino era rimasta soltanto la cenere, attorno a me sangue e cadaveri.

“Finalmente”, pensai prima di perdere i sensi vinta dalla debolezza, “avrò io il controllo”.

Qualche ora più tardi mi trovavo all'ospedale mentre l’edizione mattutina del notiziario riportava l’episodio di scellerata furia che aveva coinvolto gli azionisti di un noto gruppo immobiliare, riuniti per la festa natalizia aziendale.

– Ma per fortuna – disse compassato il giornalista – una persona è sopravvissuta. Un vero e proprio miracolo di Natale.

Già. Grazie, Babbo.

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@Ella F. racconto rapido, più che breve, ma mi è piaciuto. La scrittura è, appunto, troppo rapida, a volte superficiale: usi a volte troppi aggettivi, che appesantiscono le frasi

On 21/11/2017 at 10:08, Ella F. ha detto:

Un’angosciante immobilità piombò di colpo nella stanza, sguardi inquieti cercavano una risposta al di là delle finestre

e a volte sorvoli su altri dettagli che meriterebbero più spazio per essere efficaci

On 21/11/2017 at 10:08, Ella F. ha detto:

Senza sapere dove rifugiarsi, né se un riparo sarebbe davvero servito a evitare lo scempio che si stava compiendo quella notte, ciascuno cercò una via di fuga solo per scoprire che qualunque uscita era inaccessibile. Tutti vennero trovati, torturati in modi fantasiosi

Nel complesso, però, lo scritto rende bene: riesci a creare una buona tensione all'inizio, con il rumore non spiegato e la scomparsa del padrone di casa che obbliga gli invitati alla festa (e il lettore) al dubbio che ci sia qualcosa che non vada. Il ritrovamento dei primi cadaveri è improvviso, colpisce e angoscia. Il tono piatto, adeguato al protagonista-narratore del racconto, con cui racconti il tutto, poi, aggiunge un senso di irrealtà e disagio alla vicenda narrata.

La parte su cui sarebbe meglio soffermarsi ulteriormente è quella della carneficina: troppo rapida, troppe poche descrizioni. Il lettore è curioso (in maniera morbosa, perché con la prima parte del racconto l'hai abituato bene) a conoscere come gli invitati sono stati trucidati, quali torture messe in atto.

Ammetto, infine, di aver trovato poco piacevole il finale: il fatto che il narratore che, fino a questo momento, era rimasto neutro e distaccato dalla vicenda, assuma un ruolo preciso, toglie un po' di energia al racconto. Anche l'aggiunta di un movente per il gesto di violenza peggiora il tutto: il movente non giustifica comunque l'estrema brutalità messa in atto, né l'enorme spargimento di sangue e la crudeltà degli assassini. Avrei preferito che il tutto restasse inspiegato, irrisolto, come la descrizione (quasi da cronaca) di un episodio di 'ordinaria follia'.

Un saluto!

 

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On 21/11/2017 at 10:08, Ella F. ha detto:

Sua moglie Lucia propose un brindisi:

Metterei un paio di virgole "Sua moglie, Lucia, propose..."

On 21/11/2017 at 10:08, Ella F. ha detto:

Un’angosciante immobilità piombò di colpo nella stanza, sguardi inquieti cercavano una risposta al di là delle finestre.

Che cos'era successo? Sembra che tutti si accorgano in contemporanea del fatto che Davide non è rientrato.

On 21/11/2017 at 10:08, Ella F. ha detto:

Qualcosa non andava, a quel punto era chiaro.

 

On 21/11/2017 at 10:08, Ella F. ha detto:

Dalle raccapriccianti ferite che disegnavano la morte sul suo corpo straziato

Trovo un po' infelice l'espressione "che disegnavano la morte"

On 21/11/2017 at 10:08, Ella F. ha detto:

L’urlo di Lucia riempì il silenzio per interminabili istanti

"L'urlo riempì il silenzio" ? Dopo quella scena? 

On 21/11/2017 at 10:08, Ella F. ha detto:

L’urlo di Lucia riempì il silenzio per interminabili istanti e, intanto, la sua dolce metà spirava a pochi centimetri da lei.

"e, intanto" appesantisce. "La sua dolce metà" termine poco adatto alla scena descritta.

On 21/11/2017 at 10:08, Ella F. ha detto:

scena d'addio

?

On 21/11/2017 at 10:08, Ella F. ha detto:

scossi da prepotenti spasmi.

al massimo "potenti" o "atroci"

On 21/11/2017 at 10:08, Ella F. ha detto:

comparvero alla nostra vista coloro che ne erano responsabili

superfluo

On 21/11/2017 at 10:08, Ella F. ha detto:

predetti

?

 

Racconto che punta un po' sul colpo di scena del finale. Splatter. Scene troppo crude che non trovano giustificazione nel motivo del massacro. Una messa in scena per giustificare una carneficina su commissione.

Storia a parte, il testo necessiterebbe di una revisione. E, in ogni caso, con la fine assurdamente atroce di tutti gli altri "ospiti" della cena, è poco verosimile che la sopravvivenza miracolosa del mandante non desti qualche sospetto. Ma, ovviamente è l'autore che decide lo svolgimento degli eventi all'interno di una storia.

 

Alla prossima.

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Ciao @Ljuset,grazie per aver letto e commentato.

13 ore fa, Ljuset ha detto:

Che cos'era successo? Sembra che tutti si accorgano in contemporanea del fatto che Davide non è rientrato.

Mi rendo conto, dalla tua osservazione, di aver dato troppe cose per scontate (non solo qui ma in vari punti del racconto) e di aver reso difficile al lettore figurarsi la scena per come la immagino io. Cercherò di rimediare riempiendo i vuoti!

13 ore fa, Ljuset ha detto:

"L'urlo riempì il silenzio" ? Dopo quella scena?

Ecco un altro esempio: nella mia mente Lucia è la prima a vedere il cadavere perché è l'unica ad avvicinarsi e la porta non è del tutto aperta, non abbastanza da mostrare agli altri il corpo; è l'urlo di Lucia a rivelare l'accaduto al resto della comitiva.

13 ore fa, Ljuset ha detto:
On 21/11/2017 at 10:08, Ella F. ha detto:

scena d'addio

?

Quella tra Lucia e Davide, figurativamente parlando.

13 ore fa, Ljuset ha detto:
On 21/11/2017 at 10:08, Ella F. ha detto:

predetti

?

Intendevo dire che le crudeltà che avrebbe l'uomo compiuto o, meglio, le sue intenzioni potevano evincersi dall'espressione del viso. Ho immaginato uno sguardo da psicopatico insomma :D

 

Grazie ancora per le tue note, mi saranno utili!

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On 21/11/2017 at 10:08, Ella F. ha detto:

Eravamo tutti lì, nel salone addobbato per la festa

 

On 21/11/2017 at 10:08, Ella F. ha detto:

a dispetto della candida neve che all’esterno cadeva soffice e vaporosa

Non mi piace quell' "a dispetto" visto che la neve, per come la descrivi "candida/soffice/vaporosa" sembra quasi assecondare quel clima sereno, gioviale, e quindi anche "caldo" (in senso metaforico naturalmente) non ponendosi.

 

On 21/11/2017 at 10:08, Ella F. ha detto:

svariate volte Superfluo

On 21/11/2017 at 10:08, Ella F. ha detto:

picchiettio che, in breve, si fece più intenso e fragoroso

Un picchiettio "fragoroso" mi sembra un po' strano.  Inoltre al posto di "in breve", potresti usare "via via".

 

Qualche piccolo appunto, per il resto il racconto mi sembra ben scritto, oltre che ben condotto in un climax ascendente di disagio e orrore che parte dalla festosa atmosfera iniziale fino ad arrivare alla terribile rivelazione finale.

 

Se posso muoverti una critica, senza dilungarmi troppo visto che lo ha già fatto Komorebi, è quella dell'aver dedicato pochissimo spazio alla descrizione delle brutalità perpetrate ai danni dei malcapitati colleghi. Non sono un'amante del truculento ma, dato il contesto, credo che avresti dovuto descriverle in maniera più precisa e splatter, "sporcandoti più le mani" insomma.

 

Il finale, invece, a me è piaciuto. Il colpo di scena costituisce un quid pluris al racconto e, a mio parere, non lo snatura affatto, anzi contribuisce a rendere la vicenda ancor più inquietante. 

 

Un saluto.

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Ciao @Andrea28, grazie mille per le tue preziose osservazioni! Mi fa piacere che il racconto sia stato di tuo gradimento :rosa:

Riguardo allo "sporcarsi le mani": mi cimenterò senz'altro in una versione ampliata e più dettagliata; questo testo è un po' la mia bestia nera, nonostante ci abbia messo mano tante volte non riesco a sfruttarne a pieno le potenzialità. Ma prima o poi ne uscirò vincitrice :super::D

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2 ore fa, Andrea28 ha detto:

non ponendosi.

..in contrasto con lo stesso (refuso mio, e dire che avevo un ora per correggerlo :S)

 

@Ella F. Figurati, è stato un piacere. Buona fortuna per la tua battaglia contro la tua "bestia nera".

 

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