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Fraudolente

Show don't tell & Co

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1 ora fa, Marcello ha detto:

Provate a editare un romanzo in cui il 99% delle battute di sostegno al dialogo sono "dico io" e "dice lui"; io sono quasi alla fine e sogno personaggi muti... :sorrisoidiota:

Ammiro la tua pazienza. Da lettrice sarei andata in tilt (con il conseguente istinto omicida all’opera)

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Il 20/11/2017 alle 15:45, Fraudolente ha detto:

io narro le storie che mi coinvolgono e alle quali partecipo emotivamente.

 

è solo immergendo il lettore nel punto di vista del personaggio che puoi emozionarlo veramente. Altrimenti lo riempi di paroloni e lo tieni fuori dalla storia. L'autore non ha spazio nella narrativa fatta bene: ci sono solo i personaggi. È un po' come la voce fuori campo nel cinema: è un espediente per accorciare i tempi e/o semplificare la vita allo sceneggiatore.

 

Il 20/11/2017 alle 15:45, Fraudolente ha detto:

qualcuno ha sancito che tutti noi dobbiamo scrivere allo stesso modo

Non è "qualcuno", ma 2000 anni di narrativa e studi su di essa da Aristotele a oggi.

 

Il 20/11/2017 alle 15:45, Fraudolente ha detto:

Perché io, come scrittore, non posso esprimere un mio giudizio?

 

E chi lo dice? Lo DEVI fare. Come autore implicito fai tutto quel che vuoi. "Lo scrittore deve essere come Dio nella creazione. Bisogna percepirlo ovunque, ma non vederlo mai" (Flaubert)

 

Il 20/11/2017 alle 15:45, Fraudolente ha detto:

In quale Bibbia lo hanno sancito?

nessuna bibbia.

The elements of style - Strunk

How fiction works - Hall

Poetica/retorica - Aristotele

Solo 4 che mi vengono in mente.

 

Il 20/11/2017 alle 15:45, Fraudolente ha detto:

dove sono i dati che provano che scrivere secondo certe regole faccia vendere di più?

Domanda priva di senso: gli scrittori italiani che vendono di più sono Francesco Totti, Fabio Volo, Licia Troisi e Melissa P.

Esempi di pessimo stile, pessime storie e grande marketing. Non scrivere per vendere, se hai a cuore la tua passione. Altrimenti fai meglio a diventare la nuova Ferragni e venderai tutti i libri che vuoi (mi aspetto un suo libro campione di incassi fra poco)

 

Il 20/11/2017 alle 15:45, Fraudolente ha detto:

Ho letto un brutto romanzo editato da un fanatico del “mostra e non raccontare”

È difficile scrivere in questo modo. Molto più facile spiattellare le cose raccontando come se l'autore scendesse dal cielo e le urlasse con un megafono.

Ci sono tanti romanzi "fanatici" e brutti. L'autore per primo ne è conoscenza di aver scritto qualcosa di brutto, proprio perché si rifà a delle regole. Adesso lui è in grado di migliorare, mentre gli autori che non seguono le regole piagnucoleranno perché "il mondo non capisce il mio talento".

 

Il 20/11/2017 alle 15:45, Fraudolente ha detto:

Non sarà perché tutte queste novità modaiole stanno rovinando i libri?

I libri sono stati rovinati da secoli in cui la teoria non era ancora ben compresa nonostante il pensiero di Aristotele e che ha prodotto i cosiddetti "mattoni". Successivamente, ormai, eravamo talmente intontiti che era più importante "darsi un tono" e leggere roba dal linguaggio aulico o con più pagine possibili per impressionare i vicini di ombrellone.

 

 

Queste sono regole per produrre buona narrativa. Così come ci sono regole per produrre buona musica (sai che esistono delle regole PRECISE per questo? Scale, tonalità...) e regole per scattare una fotografia. 

Perché la narrativa non deve avere regole? Consideri la narrativa un'arte minore e non degna di essere approfondita?

Lo scrittore bravo conosce tutte le regole, le sa applicare e sa anche quando è il momento di romperle. Oppure credi che Picasso non sapesse disegnare?

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@cxrnvs È pacifico che la scrittura sia fatta anche di regole, però il tuo punto di vista sembra quasi suggerire che sia fatta soltanto di regole.

Se parliamo di saggistica, di divulgazione scientifica, etc., questo può anche andare bene, ma se si parla di narrativa le cose cambiano, perché la narrativa non è un'attività completamente razionale, ma è un qualcosa di ibrido che mescola inconscio e razionalità.

Spesso il primo impulso nello scrivere un romanzo o un racconto avviene in modo sotterraneo, non ben chiaro neppure all'autore, che riesce a ricostruirne la genesi soltanto in un secondo momento (e neanche sempre). Poi è chiaro che su quel primo abbozzo informe bisogna lavorare a lungo con la ragione e con le regole del mestiere, ma senza quel primo abbozzo non si farebbe niente.

 

Le analogie sono molto spesso ingannevoli, ma ci si intravede un certo parallelismo con la creazione di un essere umano: l'atto creativo di solito è spontaneo, impulsivo, irrazionale; poi per fare un decente essere umano bisognerà lavorarci sopra molti anni.

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Caro @cxrnvs, per curiosità sono andato a cercare la tua presentazione, anche per capire da che pulpito venga la predica.

Molto concisa:

Mi chiamo Luca, 35 anni, scrivo da due e dopo tutto questo tempo trascorso a non capire se i premi che vinco sono casuali o meritati, ho deciso di provare a confrontarmi col mondo reale.  

Ci tieni ai premi e all'opinione altrui, al giudizio esplicito dei tuoi lettori: altro non leggo. Quindi, quale necessario corollario, ti adegui a quello che i tuoi critici ed estimatori ti richiedono, non scrivi solo per il piacere tuo ma, e soprattutto, per piacere. Questo leggo nella tua scarna presentazione, e preciso che si tratta solo di una semplice impressione. 

Tuttavia, ecco che il tuo intervento, caro Luca, avvalora la mia ipotesi.

Le regole, per carità, sono le regole, ed è giusto conoscerle. Sei uno che preferisce mostrare, che si adegua alla moda albionica e imperante? Buon per te, e mi auguro che i tuoi "scritti" siano vera arte! 

Vedi, però, a ben pensarci, l'arte si può esprimere secondo più regole e con mille sfumature. Quanti sono i pittori che hanno interpretato e vissuto periodi diversi? Sembra che tu lo sappia, dato che giustamente scrivi:

1 ora fa, cxrnvs ha detto:

Lo scrittore bravo conosce tutte le regole, le sa applicare e sa anche quando è il momento di romperle. Oppure credi che Picasso non sapesse disegnare?

 

Non tollero l'intolleranza! (Bella questa...)

Come si può pretendere di avere ragione, e di essere gli unici dalla parte del giusto?

Dal confronto con chi la pensa in modo diverso dal tuo nasce l'apprendimento che porta alla crescita dell'artista. 

Non esiste il modo migliore... di esprimere l'arte.  E diversi sono i criteri per giudicarla. Disquisimmo sul Morandi e sulla sua merda d'artista. Io la reputo solo una cacata, altri un'opera d'arte figlia del progetto dell'artista. Si discute, ma non stiamo parlando di "matematica" o "grammatica", dove gli errori sono evidenti! Un testo sgrammaticato può essere autentica poesia, anche qualora il "poeta" non conosca regole!

 

1 ora fa, cxrnvs ha detto:

Queste sono regole per produrre buona narrativa.

Ok, hai le tue certezze! Io, sommessamente, ti invito a coltivare anche l'arte del dubbio.

 

E Aristotele, poi, perché lo citi?

 

Modificato da Fraudolente
Togliere una virgola per la gioia di "qualcuno"...
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52 minuti fa, Fraudolente ha detto:

una semplice impressione

Molto semplice e semplicistica. Pensa che dei concorsi a me interessa il montepremi e la zona, non il diploma. Col montepremi, infatti, pago il viaggio e il tour enogastronomico.

Avrei potuto scrivere nella presentazione "ho 80 anni e sono un serial killer di professione. Scrivo dal carcere per noia perché mi hanno messo in isolamento dopo che ho trucidato i miei compagni di cella". Non avrebbe cambiato di una virgola il mio ragionamento né sarebbe stata una presentazione utile a capire qualcosa di più. Preferisco mostrare quel che penso e non raccontarlo in due righe. Fine OT.

 

53 minuti fa, Fraudolente ha detto:

E Aristotele, poi, perché lo citi?

Cito i suoi scritti. Trattano di retorica, di come sia da sempre stata più efficace la retorica coinvolgente e diretta rispetto a quella aulica e pomposa. Trattano di costruzione delle scene e della trama. 

 

1 ora fa, Fraudolente ha detto:

Come si può pretendere di avere ragione, e di essere gli unici dalla parte del giusto?

Sappiamo che se lascio cadere un cocomero dal tetto, rompo il cocomero e non il marciapiede. Lo sappiamo perché qualcuno ha studiato empiricamente e teoricamente la situazione proponendo dei casi generici che predicono la situazione specifica. Raccontare è tirare fuori il lettore dalla narrazione. Significa non immergerlo nella storia. Significa spesso trattarlo come un deficiente che non riesce a capire la situazione in cui si trovano i personaggi. Scrivere "Tizio è avaro" significa appendere un cartello al collo di una sagoma di cartone. Mostrarlo mentre si comporta da avaro, invece, rende il lettore partecipe dell'essenza del personaggio.

Poi, per carità, ci sta tutto, anche dire "Abbatté il primo nemico di slancio,spinta dell'impeto della corsa. Poi ne vennero infiniti altri, senza interruzione." e vendere migliaia di copie con questa schifezza. 

 

1 ora fa, Fraudolente ha detto:

e mi auguro che i tuoi "scritti" siano vera arte! 

Purtroppo i miei scritti fanno ancora abbastanza schifo. Sto imparando. Abbi pazienza. :D

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1 ora fa, massimopud ha detto:

tuo punto di vista sembra quasi suggerire che sia fatta soltanto di regole

 

Le basi per fare una casa sono: fondamenta, ferro, cemento.

Poi da lì possiamo fare un ecomostro all'italiana o Casa Batllò. Le fondamenta e le regole sono le stesse.

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14 minuti fa, cxrnvs ha detto:

Le basi per fare una casa sono: fondamenta, ferro, cemento.

Concordo con molte delle cose che affermi, ma – a mio parere, s'intende – sei troppo rigido.  Una casa senza fondamenta non si regge, un testo di narrativa può reggersi qualunque sia il criterio che è stato usato per scriverlo.  

Certo, molto dipende da chi lo scrive e qual è l'argomento... :)

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59 minuti fa, cxrnvs ha detto:

Raccontare è tirare fuori il lettore dalla narrazione. Significa non immergerlo nella storia. Significa spesso trattarlo come un deficiente che non riesce a capire la situazione in cui si trovano i personaggi.

Sì, condivido. Lessi da bambino Vacanze Matte di Richard Powell e non capii l'ironia. Lo rilessi da "quasi" adulto e mi divertii come un matto ripercorrendo la mia ingenuità.

Mettiamola così: raccontare "bene" è un'arte difficilissima, mentre mostrare e "dialogare" è molto più "semplice": guarda un po', ho girato la frittata!

Tu, però, non polemizzare soltanto, ma cerca di riflettere su quello che "ti" ho scritto...

 

1 ora fa, cxrnvs ha detto:
2 ore fa, Fraudolente ha detto:

E Aristotele, poi, perché lo citi?

Cito i suoi scritti. Trattano di retorica, di come sia da sempre stata più efficace la retorica coinvolgente e diretta rispetto a quella aulica e pomposa. Trattano di costruzione delle scene e della trama. 

Lascerei in pace Aristotele, che credo si scandalizzerebbe nel sentirci battibeccare "citandolo"... 

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22 ore fa, Thea ha detto:

@ValeErre quelli a cui stavo pensando sono in terza persona. Perchè dici che non si può variare? Invece di dire "era arrabbiato" si trova una perifrasi senza diversa, così si mantiene viva l'attenzione e non si annoia il lettore.

 

Sì ma, come giustamente ha già puntualizzato camparino, bisogna inventarsi descrizioni che risultino naturali. Ovvio che si può variare ma non sempre perché, almeno io, in caso contrario avrei l'impressione di qualcosa di costruito. Se il protagonista di un libro di 250 pagine si arrabbia ogni due secondi, non ti puoi inventare le streghe ogni singola volta. Ovvio che non si possono ripetere sempre le stesse cose: personalmente, dopo aver descritto per bene il personaggio all'inizio, per variare preferirei lasciare la battuta di dialogo senza descrizione di tanto in tanto. Va bene lo show ma non può diventare un mero esercizio di "bravura". In questo caso, opinione personale, "less is more"...

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58 minuti fa, ValeErre ha detto:

Se il protagonista di un libro di 250 pagine si arrabbia ogni due secondi, non ti puoi inventare le streghe ogni singola volta

Esiste sempre la camomilla :sorrisoidiota:

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6 ore fa, Fraudolente ha detto:

Mettiamola così: raccontare "bene" è un'arte difficilissima, mentre mostrare e "dialogare" è molto più "semplice": guarda un po', ho girato la frittata!

Tu, però, non polemizzare soltanto, ma cerca di riflettere su quello che "ti" ho scritto...

 

Io penso il contrario. Scrivere "Lui si spaventò" è facile. Renderlo come se il lettore fosse dentro al personaggio è molto più difficile. Scrivere "Il corridoio era buio e faceva paura" è una porcata. Far provare la paura al lettore al punto da costringerlo a chiudere la porta della stanza è molto più difficile. E l'unico modo per ottenere questo effetto è immergersi nella storia. Hai mai provato a raccontare la giornata lavorativa quando torni da casa? Se "racconti" otterrai l'interesse dell'altra persona perché è un tuo famigliare. Se invece riporti discorsi diretti, voci, espressioni e gesti, l'interesse diventerà molto più profondo. 

 

7 ore fa, Marcello ha detto:

ma – a mio parere, s'intende – sei troppo rigido

Hai ragione. Sono molto rigido su queste cose. L'unico modo per ottenere almeno un 70% del risultato che si vuole ottenere è puntare al 100%. Qualcosa sfugge sempre. In tutti i campi.

 

 

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3 minuti fa, cxrnvs ha detto:

Scrivere "Lui si spaventò" è facile.

Stiamo dicendo la stessa cosa: "Lui si spaventò" è facile e brutto. Renderlo per immagini e sensazioni è meglio, ma è più semplice che raccontarlo in modo da coinvolgere il lettore. Non discuto su quale sia la tecnica migliore, ma su quale sia la più difficoltosa...

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4 ore fa, ValeErre ha detto:

Sì ma, come giustamente ha già puntualizzato camparino, bisogna inventarsi descrizioni che risultino naturali. Ovvio che si può variare ma non sempre perché, almeno io, in caso contrario avrei l'impressione di qualcosa di costruito. Se il protagonista di un libro di 250 pagine si arrabbia ogni due secondi, non ti puoi inventare le streghe ogni singola volta. Ovvio che non si possono ripetere sempre le stesse cose: personalmente, dopo aver descritto per bene il personaggio all'inizio, per variare preferirei lasciare la battuta di dialogo senza descrizione di tanto in tanto. Va bene lo show ma non può diventare un mero esercizio di "bravura". In questo caso, opinione personale, "less is more"...

 

Essere uno scrittore significa mescolare sempre le stesse parole per raccontare ogni volta qualcosa di nuovo. 

 

 

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17 ore fa, Fraudolente ha detto:

Stiamo dicendo la stessa cosa

Esatto. Ho l'impressione che in questi interventi alla fine siamo tutti d'accordo, il succo è: ci vuole equilibrio. Per non annoiare il lettore basta usare la creatività ed escogitare sempre nuove immagini, allo stesso tempo se uno sorride sorride e basta, senza star lì a spaccarsi la testa. Se trovo due sorride in una pagina di certo non ci faccio caso né sbadiglio.

Va bene con questa storia del mostrare e non raccontare troppo, però quando ci vuole la parte descrittiva e "tellata" non bisogna fare i timidoni. Poi magari viene anche bene se fatta con tutti i pezzi al loro posto e finisce per piacere. 

 

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Ospite e-allora-avanti
Il 1/10/2018 alle 00:10, Fraudolente ha detto:

Mi piacerebbe sapere come la pensano i "lettori" puri, e non solo gli autorucoli come me...

 

Sono un autorucolo anche io, e come tale, ma anche come lettore (anche se impuro), dico che non esiste una regola sempre valida.

Le fiabe sono "raccontate", in massima parte, e sono tra le più belle letture che si possano immaginare. Altri testi molto raccontati invece sono una palla micidiale. Lì è la noia che decide: se il raccontato è fatto bene e non un bla bla bla buttato lì per incuria o pigrizia, va benissimo e può essere stupendo.

Il mostrato d'altra parte è l'unico modo per tirare la gente dentro la storia. Su questo non c'è raccontato che tenga, di chiunque sia. E' un fatto. Che poi usandolo ci sia chi non capisce storia e personaggi come vorresti che capisse, va benissimo: il libro è dell'autore finché non lo leggono, poi diventa del lettore e amen. 

Ma secondo me la scrittura fatta bene è fatta di vicinanza (mostrato) e lontananza (raccontato) come ballare col tuo lettore una di quelle belle danze folkloristiche di una volta, dove il tuo partner si avvicina, si allontana, ti prende, e ti lascia. Ci vogliono tutti e due per fare la danza più bella, coinvolgente, animata.

O se no, non lo so, è come dire che cos'è meglio tra mangiare e bere. Vedi tu, adesso cos'hai, fame o sete? E' uguale.

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Ho letto buona parte di questa interessante discussione, e mi è sorto un dubbio: per quanto riguarda i racconti, anziché i romanzi, vale anche la regola del show don't tell? Un racconto va raccontato o le scene si possono mostrare? Si può scrivere un racconto in prima persona al presente singolare tutto mostrato? Verrebbe uno schifo? Ma se un racconto non si racconta, allora perché si chiama racconto? :umh:

 

 

Perdonate la mia sconfinata ignoranza, ma sono nato oggi. In realtà nasco ogni giorno. Gné gné nghé kof ungwé papà cacca. 

 

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2 ore fa, Ngannafoddi ha detto:

per quanto riguarda i racconti, anziché i romanzi, vale anche la regola del show don't tell?

Penso proprio di sì (y)

 

2 ore fa, Ngannafoddi ha detto:

Un racconto va raccontato o le scene si possono mostrare?

Assolutamente mostrare. Un buon racconto deve essere "a presa diretta", secondo me.

 

2 ore fa, Ngannafoddi ha detto:

Si può scrivere un racconto in prima persona al presente singolare tutto mostrato?

Non lo so, prova ;)

 

2 ore fa, Ngannafoddi ha detto:

Ma se un racconto non si racconta, allora perché si chiama racconto? :umh:

Perchè racconti una storia, no? :libro:

 

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2 ore fa, Ngannafoddi ha detto:

Ma se un racconto non si racconta, allora perché si chiama racconto? 

 

Perché non si romanza come un romanzo.

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7 minuti fa, Mister Frank ha detto:

Assolutamente mostrare. Un buon racconto deve essere "a presa diretta", secondo me.

Siamo sicuri?

Io no. Non credo che esistano regole per scrivere un buon racconto.

Senza contare che i gusti cambiano con le generazioni, e che magari un giorno qualcuno decreterà tramontata questa moda dello "show don't tell".

 

A me tra l'altro la maggior parte della narrativa moderna non piace, certe voglie ho l'impressione di leggere delle sceneggiature più che dei romanzi. Soprattutto quelli italiani (ma ammetto di leggerne pochi, quindi la mia percezione potrebbe essere falsata), che sembrano tutti scritti dalla stessa mano, o quanto meno da autori usciti tutti dalla stessa scuola.

Tra l'altro, temo che anche le cose che scrivo io subiscano i ritocchi di questo maestro invisibile.

Deve esserci un editor da quattro soldi nascosto nel mio "Super Io".

 

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2 minuti fa, libero_s ha detto:

lo show don't tell è una cagata pazzesca! :D 

Posso dire che è una tortura pazzesca? Quando è tanto e quando è niente. Come si fanno a capire le giuste dosi di informazioni da dichiarare e quelle da mostrare? Vabbè, la formula matematica non c'è, ma se partiamo dal presupposto che la virtù sta nel mezzo, allora facciamo un 50/50? Che dite? Ovviamente scherzo eh! È un: "ma sì dai, mal comune mezzo gaudio".

Ecco che ritorna il mezzo, che sia veramente la proporzione giusta? xD

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3 ore fa, Ngannafoddi ha detto:

per quanto riguarda i racconti, anziché i romanzi, vale anche la regola del show don't tell?

Lo show, don't tell può essere applicato al di là della lunghezza del testo. :)

3 ore fa, Ngannafoddi ha detto:

Si può scrivere un racconto in prima persona al presente singolare tutto mostrato?

Certo! Anzi, nel caso di un racconto è più facile mostrare tutto senza risultare noiosi, data la brevità del testo rispetto al romanzo.

3 ore fa, Ngannafoddi ha detto:

Ma se un racconto non si racconta, allora perché si chiama racconto? 

In realtà dipende dal significato che dai a "raccontare". Raccontare, in generale, significa esporre (inteso come narrare) qualcosa; in questo senso, un racconto è l'esposizione di una storia.

Se invece ti riferisci al "raccontare" di "mostra, non raccontare", in quel caso sarebbe più corretto "mostra, non sintetizzare", ma poiché il raccontato in questa accezione non si limita a sintetizzare ed è comunque entrato nel vocabolario, si utilizza il termine "raccontare". :)

5 minuti fa, Lauram ha detto:

Come si fanno a capire le giuste dosi di informazioni da dichiarare e quelle da mostrare?

Con la pratica e l'esperienza. Scrivi più versioni di un racconto: uno tutto mostrato, uno tutto raccontato, uno metà mostrato e metà raccontato. Dallo in mano ai lettori. Chiedi quale è stato più emozionante, più interessante, più divertente. Quale è piaciuto di più.

 

Ricordiamoci che lo show, don't tell, come tutte le "regole" stilistiche, non è una vera e propria regola ma un suggerimento nato dall'esperienza: un testo che fa uso di mostrato immerge di più il lettore nella storia e viene apprezzato maggiormente. Questo non significa che raccontare sia sbagliato; anzi, esistono testi solo raccontati che sono dei capolavori. È importante però saper applicare lo show, don't tell per capire quando è necessario usarlo e quando non lo è. Il suo scopo non è eliminare il raccontato, ma evitarne l'abuso (come tutte le regole stilistiche, in pratica).

Infine, si tratta di una regola molto più antica di quanto si creda; l'unica "novità" è il nome che usiamo oggi per identificarla, peraltro risalente a circa cento anni fa. :) 

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Grazie a tutti. Adesso ho le idee schiarite. Siete sempre così gentili che un giorno racconterò un racconto su questa grande famiglia che è il Writer's Dream. Anzi mostrerò un racconto su di voi. Oppure ne racconterò metà e l'altra metà la mostrerò. Ecco. 

:occhiali:

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Lo show don't tell è una moda imposta in Italia con decenni di ritardo, specie ai piccoli autori che devono farsi le ossa nei laboratori dello scrittore-editor-editore di turno scucendo bigliettoni, di cui proprio i grandi editori se ne fregano quando si tratta di pubblicare lo scrittore famoso di turno. O geni assoluti come Lansdale, che Tell 'na cifra e se lo può permettere.

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10 minuti fa, Mister Frank ha detto:

Ciao, io mi chiamo Mister Frank! è show.

:nono: è una bugia: tu ti chiami in un altro modo.

:sorrisoidiota:

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10 ore fa, Black ha detto:
14 ore fa, Ngannafoddi ha detto:

Si può scrivere un racconto in prima persona al presente singolare tutto mostrato?

Certo! Anzi, nel caso di un racconto è più facile mostrare tutto senza risultare noiosi, data la brevità del testo rispetto al romanzo.

 

Certi autori di romanzi mostrando troppo annoiano. Mostrare dovrebbe vivacizzare, e non sopire. Quando si esagera nei dettagli si "castrano" la fantasia e l'intuito del lettore. 

Ecco il limite: mostrare quanto basta perché il lettore capisca senza che ci sia la necessità di spiegare. 

Ma, come mi piace ripetere, è solo la mia opinione!

 

Fatemi gongolare: est modus in rebus sunt certi denique fines, quos ultra citraque nequit consistere rectum.

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23 minuti fa, Fraudolente ha detto:

Fatemi gongolare: est modus in rebus sunt certi denique fines, quos ultra citraque nequit consistere rectum.

Che inutile sfoggio di cultura, non si poteva dire normalmente in italiano?

Ci sono certi modi di finire i rebus, oltre i quali, se esagerate col Nesquick avrete problemi consistenti al retto. :tze: 

 

Scusate, è stata una giornata pesante :facepalm: 

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10 ore fa, Fraudolente ha detto:

Fatemi gongolare: est modus in rebus sunt certi denique fines, quos ultra citraque nequit consistere rectum.

 

Tell? :asd:

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