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Claudia87

L'ultimo pezzo

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Tre commenti perché sono brevi tutti e tre. Spero siano sufficienti.

 

 

«Giro, giro tondo, casca il mondo, casca la terra, tutti giù per terra.»

Stupida canzoncina. Non riesco a togliermela dalla testa, continuo a ripeterla come un disco rotto da stamani mattina.

Un sorriso sbilenco mi muore sulle labbra. Non sono un disco, ma rotta lo sono di sicuro. Come una bambola decapitata e abbandonata in un angolo della stanza.

Sono così da diversi anni ormai, forte quanto una busta del supermercato. Di quelle bastarde che ti si rompono mentre fai una salita e tu perdi tutto per strada: le arance rotolano con la carta igienica, la dignità si frantuma con la bottiglia di vodka e la gioia scivola nel canaletto di scolo.

Stamani sono particolarmente giù, perché allo specchio, ancora troppo sobria per i miei gusti, non mi sono riconosciuta. Mi sono chiesta se insieme alle arance, da quella busta di vita, non mi siano rotolati via anche gli occhi.

Non è rimasto niente di me, l’alcool ha lavato via tutto quello che ero e in mezzo alla faccia mi sono rimasti solo due buchi neri circondati da occhiaie violacee. I capelli, un tempo lunghi e lucenti, sono diventati sterpaglia decolorata.

«Cin cin a me!»

Sollevo una mano verso il cielo, brindando alle nuvole, e tiro una lunga sorsata al mio vino da discount. Sento la bile in gola e vomito accasciandomi di lato.

Sangue. Ho vomitato sangue. Persino il sangue vuole abbandonarmi. Come rimproverarlo, persino l’asfalto lurido è meglio di me. Sorrido sputando via gli ultimi residui di vita stronza.

Alzo gli occhi al cielo. Mi infastidisce, oggi è davvero troppo celeste, troppo leggero, troppo felice. Cazzo cielo, potresti essere meno felice? Non vedi come sto, qui, abbandonata dal mio stesso sangue? Non è gentile splendere così tanto, abbi pietà di me.

Scusa hai ragione, non devi avere pietà, sono io che non sono stata abbastanza forte.

Mai abbastanza figlia, mai abbastanza perfetta, mai abbastanza madre e nemmeno abbastanza moglie. Non sono stata abbastanza per nessuno.

I miei genitori mi volevano perfetta ed ineccepibile, ma li ho delusi irrimediabilmente rimanendo incinta troppo giovane e per giunta non sposata. Un vero sacrilegio, ma tranquilli, nessun problema, via con il matrimonio riparatore!

Riparatore che parolona per dire che basta un cerotto per nascondere la ferita. Poco importa se l’interno marcisce, l’importante è quello che vedi fuori.

Eravamo due bambini che si sono ritrovati a dover fare i genitori, senza conoscersi veramente, tutti i sogni buttati nel cesso. Le notti insonne, le bollette da pagare, la vita che pesa, ma il cerotto magico ha fatto il suo dovere.

Fino a che un bel giorno, mio marito mi ha detto che aveva un’altra.

Crack. Il cerotto si era staccato, rivelando tutto il marcio che aveva nascosto. Più o meno come ricordarsi di alzare il divano dopo diversi anni, e trovarci sotto brandelli di sogni rinsecchiti e impolverati. Cosa era rimasto di me? Spazzatura.

Certo avevo mia figlia. Ma i figli non sono oggetti, non sono nostri. Si mettono al mondo, ci si sacrifica per loro e poi giustamente fanno la loro via.

Io invece sono qui che mi domando come sia possibile arrivare a questo punto a soli 40 anni.

Ho iniziato a bere, perché si sa che insomma, un bicchierino scalda e conforta. Un bicchierino, due, tre, dieci, cento, mille. Almeno l’alcool è caldo, ti rende leggera, spezza le catene del pensiero ossessivo, spenge i perché, accende i colori, ti distrugge il fegato, lo stomaco, la vita.

Cerco di rialzarmi da terra. Basta, ho deciso, cercherò di smettere fino a che sono in tempo.

Mi ripulisco la bocca dal vomito e mi stiro goffamente la maglietta sporca. Raddrizzo la schiena e muovo un passo dietro l’altro, forte della mia nuova promessa.

Passo davanti ad una gelateria e decido di portare un gelato a mia figlia. Non le sono stata più molto dietro, e voglio provare a parlarle. Frugo nelle tasche e trovo due spiccioli con cui compro un bel cono di cialda al cioccolato. Sicuro gli piacerà e mi perdonerà.

Riprendo il cammino verso casa trotterellando, adesso un poco più felice, con il cioccolato che cola giù dal cono sporcandomi le mani. Mi sento una bambina.

Apro il portone di casa e corro in camera da mia figlia.

«Guarda amore, ti ho portato il gelato!»

Lei si gira e alza i suoi occhi castani verso di me. Occhi grandi, tristi e pieni di rabbia. Occhi che mi inchiodano al muro.

«Dove sei stata fino ad ora mamma? Sei sporca di vomito e piena di polvere. Io non ce la faccio più ad andare avanti così!» Grida.

Grida e piange e la sua voce mi si pianta addosso come una lama di fuoco.

«Mi fai schifo».

Crack. Sento l’ultimo pezzo del mio cuore sbriciolarsi e cadere a terra, insieme al cono e al gelato al cioccolato. Stupida. Sono una stupida idiota. Non basta uno stupido gelato per rimediare a tutto il male che ho fatto.

Ripulisco a terra il disastro che ho combinato, e con quello straccio pulisco via anche l’ultimo pezzo di cuore che mi rimaneva.

Prendo il cappotto e torno fuori strascicando i piedi. Adesso il cielo sta diventando scuro, la giornata è finita, e con lei, sento che sta calando il sipario anche sulla mia vita.

«Giro giro tondo, casca il mondo, casca la terra, tutti giù per terra.»

 

 

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3 ore fa, Claudia87 ha detto:

Ops, dovevo postarlo in racconti brevi! 

Intendi Frammenti? Il racconto, oltre a superare il limite massimo di quella sezione (ma non di questa), mi sembra completo. Frammenti è per testi brevi e incompleti; in Racconti puoi postare anche testi brevissimi, purché completi. :D

 

Ora ti lascio il mio commento:

3 ore fa, Claudia87 ha detto:

Stupida canzoncina. Non riesco a togliermela dalla testa, continuo a ripeterla come un disco rotto da stamani mattina. [stamani significa questa mattina]

 

Stamani sono particolarmente giù [niente virgola] perché allo specchio, ancora troppo sobria per i miei gusti, non mi sono riconosciuta. [qui ti consiglierei di anticipare non mi sono riconosciuta, ponendolo subito dopo specchio. In un primo momento è poco chiaro a chi si riferisce ancora troppo sobria... perché il soggetto di quella frase appare dopo.]

 

Non è rimasto niente di me, l’alcool ha lavato via tutto quello che ero e in mezzo alla faccia mi sono rimasti [ripetizione] solo due buchi neri circondati da occhiaie violacee. I capelli, un tempo lunghi e lucenti, sono diventati sterpaglia decolorata.

 

Sollevo una mano verso il cielo, brindando alle nuvole, e tiro una lunga sorsata al del mio vino da discount.

 

Sangue. Ho vomitato sangue. Persino il sangue lui vuole abbandonarmi.

 

Cazzo, [virgola] cielo, potresti essere meno felice?

 

Scusa, [virgola] hai ragione, non devi avere pietà averne, sono io che non sono stata abbastanza forte.

 

Mai abbastanza figlia, mai abbastanza perfetta [oltre a stonare con le altre definizioni (figlia, madre e moglie), usi perfetta anche nella frase successiva. Meglio toglierla qui], mai abbastanza madre e nemmeno abbastanza moglie.

 

Un vero sacrilegio; [qui sta bene un punto e virgola] ma tranquilli, nessun problema, via con il matrimonio riparatore!

 

Riparatore: [qui, invece, i due punti] che parolona per dire che basta un cerotto per nascondere la ferita. Poco importa se l’interno marcisce, l’importante [hai già scritto poco importa; qui meglio cambiare, magari con ciò che conta] è quello che vedi fuori.

 

Le notti insonne insonni, le bollette da pagare, la vita che pesa, ma il cerotto magico ha fatto il suo dovere.

 

Fino a che, [virgola] un bel giorno, mio marito mi ha detto che aveva un’altra.

 

Certo, [virgola] avevo mia figlia.

 

Almeno l’alcool è caldo, ti rende leggera, spezza le catene del pensiero ossessivo, spenge spegne i perché, accende i colori, ti distrugge il fegato, lo stomaco, la vita.

 

Cerco di rialzarmi da terra. Basta, ho deciso, cercherò [ripetizione] di smettere fino a che sono in tempo.

 

Passo davanti ad a una gelateria e decido di portare un gelato a mia figlia.

 

Sicuro gli le piacerà e mi perdonerà.

 

Apro il portone di casa e corro in camera da di [l'uso di da non è scorretto, ma non rende esplicita l'appartenenza della camera] mia figlia.

 

«Guarda, [virgola] amore, ti ho portato il gelato!»

 

«Dove sei stata fino ad ora finora, [virgola] mamma? Sei sporca di vomito e piena di polvere. Io non ce la faccio più ad andare avanti così!» Grida.

 

Adesso il cielo sta diventando scuro, la giornata è finita e, [qui meglio mettere la virgola dopo e, non prima] con lei, sento che sta calando il sipario anche sulla mia vita.

Un buon testo; andrebbe rivisto ma è gradevole e interessante. La protagonista mi piace; è una donna infelice, vittima di scelte sbagliate e incapace di migliorare. L'unico altro personaggio è sua figlia che appare poco e niente; è giusto così, perché la storia riguarda solo la madre.

Farei a meno degli avverbi in -mente, nel tuo testo possono essere sostituiti senza problemi. Attenta alla punteggiatura, mentre lo stile va bene. Scorrevole e ben strutturato.

Bello. :) 

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9 minuti fa, Black ha detto:

Intendi Frammenti? Il racconto, oltre a superare il limite massimo di quella sezione (ma non di questa), mi sembra completo. Frammenti è per testi brevi e incompleti; in Racconti puoi postare anche testi brevissimi, purché completi

No @Black , l'autrice lo aveva postato per errore in racconti lunghi e poi mi ha chiesto in mp di spostarglielo.  

Sono io non vi ho avvertito in staff (per la cronaca le ho anche spiegato che tre commenti piccini non si sommano per farne uno bello corposo :)).

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Ciao. @Claudia87 Premetto che mi trovo in imbarazzo a correggere le "cose degli altri", ma se questo è da regolamento lo faccio volentieri. Trovo il pezzo molto coinvolgente ed emotivamente diretto, senza fronzoli e crudo. spero non sia un tuo sfogo o uno stato d'animo , ma solo molta sensibilità.

Alleggerirei in alcune parti...come tutti gli scrittori italiani, tendi ad appensantire le frasi (io, mio, me stessa, gli ...o ripetizioni etc ). per esempio secondo me "decapitata" rende già l'dea. per il resto mi pare un pezzo chiaro, esaustivo. ti viene da chiederti come andrà a finire e se ci sarà mai un po' di pace per questa povera donna?

Brava

<<Giro, giro tondo, casca il mondo, casca la terra, tutti giù per terra.»

Stupida canzoncina. Non riesco a togliermela dalla testa, continuo a ripeterla come un disco rotto da stamani mattina.

Un sorriso sbilenco mi muore sulle labbra. Non sono un disco, ma rotta lo sono di sicuro. Come una bambola decapitata e abbandonata (rendeva già l'idea) in un angolo della stanza.

Sono così da diversi anni ormai, forte quanto una busta del supermercato. Di quelle bastarde che ti si rompono mentre fai una salita e tu perdi tutto per strada: le arance rotolano con la carta igienica, la dignità si frantuma con la bottiglia di vodka e la gioia scivola nel canaletto di scolo.

Stamani sono particolarmente giù, perché allo specchio, ancora troppo sobria per i miei gusti, non mi sono riconosciuta. Mi sono chiesta se insieme alle arance, da quella busta di vita, non mi siano rotolati via anche gli occhi.

Non è rimasto niente di me, l’alcool ha lavato via tutto quello che ero e in mezzo alla faccia mi sono rimasti solo due buchi neri circondati da occhiaie violacee. I capelli, un tempo lunghi e lucenti, sono diventati sterpaglia decolorata.

«Cin cin a me!»

Sollevo una mano verso il cielo, brindando alle nuvole, e tiro una lunga sorsata al mio vino (virgola) da discount. Sento la bile in gola e vomito accasciandomi di lato.

Sangue. Ho vomitato sangue. Persino il sangue vuole abbandonarmi. Come rimproverarlo,(punto interrogativo) persino l’asfalto lurido è meglio di me. Sorrido sputando via gli ultimi residui di vita stronza.

Alzo gli occhi al cielo. Mi infastidisce, oggi è davvero troppo celeste, troppo leggero, troppo felice. Cazzo cielo, potresti essere meno felice? Non vedi come sto, qui, abbandonata dal mio stesso sangue? Non è gentile splendere così tanto, abbi pietà di me.

Scusa hai ragione, non devi avere pietà, sono io che non sono stata abbastanza forte.

Mai abbastanza figlia, mai abbastanza perfetta, mai abbastanza madre e nemmeno abbastanza moglie. Non sono stata abbastanza per nessuno.

I miei genitori mi volevano perfetta ed ineccepibile, ma li ho delusi irrimediabilmente rimanendo incinta troppo giovane e per giunta non sposata. Un vero sacrilegio, ma tranquilli, nessun problema, (due punti)via con il matrimonio riparatore!

Riparatore (lo metterei virgolettato) che parolona per dire che basta un cerotto per nascondere la ferita. Poco importa se l’interno marcisce, l’importante è quello che vedi fuori.

Eravamo due bambini che si sono ritrovati a dover fare i genitori, senza conoscersi veramente, tutti i sogni buttati nel cesso. Le notti insonne (i), le bollette da pagare, la vita che pesa, ma il cerotto magico ha fatto il suo dovere.

Fino a che un bel giorno, mio marito mi ha detto che aveva un’altra.

Crack. Il cerotto si era (è) staccato, rivelando tutto il marcio che aveva nascosto. Più o meno come ricordarsi di alzare il divano dopo diversi anni, e trovarci sotto brandelli di sogni rinsecchiti e impolverati (continuerei con la metafora  e metterei: "di polvere"). Cosa era rimasto di me? Spazzatura.

Certo avevo mia figlia. Ma i figli non sono oggetti, non sono nostri. Si mettono al mondo, ci si sacrifica per loro e poi giustamente fanno la loro via.

Io invece sono qui che mi domando come sia possibile arrivare a questo punto a soli 40 anni.

Ho iniziato a bere, perché si sa che insomma, un bicchierino scalda e conforta. Un bicchierino, due, tre, dieci, cento, mille. Almeno l’alcool è caldo, ti rende leggera, spezza le catene del pensiero ossessivo, spenge i perché, accende i colori, ti distrugge il fegato, lo stomaco, la vita.

Cerco di rialzarmi da terra. Basta, ho deciso, cercherò di smettere fino a che sono in tempo.

Mi ripulisco la bocca dal vomito e mi stiro goffamente la maglietta sporca. Raddrizzo la schiena e muovo un passo dietro l’altro, forte della mia nuova promessa.

Passo davanti ad una gelateria e decido di portare un gelato a mia figlia. Non le sono stata più molto dietro, e voglio provare a parlarle. Frugo nelle tasche e trovo due spiccioli con cui compro un bel cono di cialda al cioccolato. Sicuro gli piacerà e mi perdonerà.

Riprendo il cammino verso casa trotterellando, adesso un poco più felice, con il cioccolato che cola giù dal cono sporcandomi le mani. Mi sento una bambina.

Apro il portone di casa e corro in camera da mia figlia.

«Guarda amore, ti ho portato il gelato!»

Lei si gira e alza i suoi occhi castani verso di me. Occhi grandi, tristi e pieni di rabbia. Occhi che mi inchiodano al muro.

«Dove sei stata fino ad ora mamma? Sei sporca di vomito e piena di polvere. Io non ce la faccio più ad andare avanti così!» Grida.

Grida e piange e la sua voce mi si pianta addosso come una lama di fuoco.

«Mi fai schifo».

Crack. Sento l’ultimo pezzo del mio cuore sbriciolarsi e cadere a terra, insieme al cono e al gelato al cioccolato. Stupida. Sono una stupida idiota. Non basta un uno stupido gelato per rimediare a tutto il male che ho fatto.

Ripulisco a terra il disastro che ho combinato, e con quello straccio pulisco via anche l’ultimo pezzo di cuore che mi rimaneva.

Prendo il cappotto e torno fuori strascicando i piedi. Adesso il cielo sta diventando scuro, la giornata è finita, e con lei, sento che sta calando il sipario anche sulla mia vita.

«Giro giro tondo, casca il mondo, casca la terra, tutti giù per terra.»

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@barbara.romano Grazie mille per i tuoi appunti, li prenderò in considerazione. Verissimo, tendo ad appesantire le frasi con gli aggettivi possessivi, o troppi avverbi, è uno dei miei difetti principali che sto cercando di rimediare.

Per il resto tranquilla, non è uno sfogo mio personale nè una mia condizione, piuttosto una esercitazione sull'analisi dei personaggi. 

Grazie dei complimenti :)

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Ciao @Claudia87, complimenti per il racconto. Una riflessione intima e sofferente, desolante. Le tue metafore sono potentissime, hai scelto estremamente bene le parole:

On ‎20‎/‎11‎/‎2017 at 12:38, Claudia87 ha detto:

forte quanto una busta del supermercato. Di quelle bastarde che ti si rompono mentre fai una salita e tu perdi tutto per strada: le arance rotolano con la carta igienica, la dignità si frantuma con la bottiglia di vodka e la gioia scivola nel canaletto di scolo.

adoro questa frase!

 

Narri una vicenda "lampo": una madre alcolista prova a riconciliarsi con sua figlia portandole un gelato, trovandosi di fronte a un prevedibile rifiuto. Nonostante questo, però, la tua storia non è banale e ci dice molto di più, ci fa conoscere la disperazione che si nasconde dietro la brevissima scena a cui ci è dato assistere. Hai uno stile che cattura l'attenzione, incalzante. Qualche lacuna sintattica e grammaticale che ti è già stata fatta notare. Oltre a quelle riportate sopra a me sono saltate all'occhio queste due:

On ‎20‎/‎11‎/‎2017 at 12:38, Claudia87 ha detto:

fanno la loro via.

Refuso? Se intendevi dire "vita", suggerirei di parafrasare ( ad esempio "vanno per la loro strada") perché utilizzi lo stesso termine anche poche frasi sotto.

 

On ‎20‎/‎11‎/‎2017 at 12:38, Claudia87 ha detto:

Sollevo una mano verso il cielo, brindando alle nuvole, e tiro una lunga sorsata al mio vino da discount. Sento la bile in gola e vomito accasciandomi di lato.

Sangue. Ho vomitato sangue. Persino il sangue vuole abbandonarmi. Come rimproverarlo, persino l’asfalto lurido è meglio di me. Sorrido sputando via gli ultimi residui di vita stronza.

Alzo gli occhi al cielo.

Ripetizione.

 

Una bella prova, spero di rileggerti presto! (y)

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@Claudia87 Ciao!

Concordo con quanto hanno detto gli altri. 

Un racconto intenso.

Ti segnalo un paio di cosette.

On 20/11/2017 at 12:38, Claudia87 ha detto:

Un bicchierino, due, tre, dieci, cento, mille.

Che io sappia, l'alcolismo è una malattia. Un alcolista (ne ho conosciuti) si ubriaca con poco. Questi dieci, cento, mille bicchieri, immagino che fossero stati bevuti nell'arco del tempo.

On 20/11/2017 at 12:38, Claudia87 ha detto:

Persino il sangue vuole abbandonarmi. Come rimproverarlo, persino l’asfalto lurido è meglio di me.

ripetizione

Se editato seguendo tutti  i consigli, il racconto diventerebbe perfetto.

A presto! :rosa:

 

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@Elisabeta Gavrilina @Ella F. ragazze grazie dei complimenti, onorata :)

Ho già provveduto a sistemare refusi (si era vita Ella) che le varie virgole e ripetizioni di parole. Adesso scorre che è un piacere. Vi ringrazio a tutti perché oltre a dover snellire lo stile dagli aggettivi o avverbi, io non riesco a rendermi conto delle incongruenze e degli errori che siano anche sbadataggini. Perciò avete migliorato notevolmente il mio racconto :)

Elisabetta sì ne conosco anche io...intendo nell'arco di un tempo che non è ovviamente una giornata..forse si capisce male

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1 ora fa, Claudia87 ha detto:

intendo nell'arco di un tempo che non è ovviamente una giornata..forse si capisce male

Per quanto mi riguarda rende bene l'idea, dà subito l'immagine di una progressione graduale. Anche perché nella frase precedente scrivi "ho iniziato a bere": si capisce che ha iniziato con un bicchiere e man mano ne ha aggiunti.

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@Claudia87 Ciao Claudia,

a me il racconto è piaciuto. Il personaggio in crisi di autostima c'è.

Ti dico le cose che secondo me lo migliorerebbero:

- togli il ritornello "tutti giù per terra" e metti il verso di una canzone, colpisce di più. Per esempio "mi ritorni in mente, bella come sei". Sai, fa contrasto con come è adesso;

- spingi meno l'acceleratore sul degrado (vomito, sporco); basta una sua considerazione allo specchio "Cristo, sono indecente";

- le cause (non colpiscono). Le sostituirei con un "non c'è un perché". Risulta più desolante.

Se scrivi qualcosa di altro, lo leggo volentieri.

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@camparino Buonasera, e grazie per i complimenti, sono contenta ti sia piaciuto.

 

Il ritornello bambinesco è voluto. Gli alcolisti quando sono ad uno stadio avanzato, su degli aspetti mentalmente regrediscono, quindi volevo trovare una filastrocca ossessiva e fanciullesca.

Il degrado fa parte del pacchetto purtroppo..Volevo che fosse iper realistico. Sono consapevole che il risultato è  molto crudo.

Grazie ancora a presto :) 

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@Claudia87 eccomi qui a commentare questo ultimo pezzo(non è chiaro se il tuo ultimo pezzo, inteso come testo, o se l'ultimo pezzo di vita della protagonista che scivola via insieme al gelato :) ) 

 

Premesso ciò (e premesso che ci ho messo mezz'ora per capire come taggarti con questa nuova configurazione del Wd, infatti sono entrato circa un milione di volte nel tuo profilo :eheh: ) non ho nulla da aggiungere rispetto a quanto già detto da chi mi ha preceduto per quanto concerne la stesura del testo. Passando al contenuto, devo ammettere che resto sempre di stucco nel leggere i tuoi scritti, trovi sempre parole, frasi, metafore, che rendono la lettura molto piacevole. Racconti con maestria emozioni, disagi, tumulti interiori. 

L'unico grave difetto di tutti i tuoi scritti è che finiscono sempre troppo presto :) ...dai su scrivi un bel romanzo.

A rileggerti. :rosa: 

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9 ore fa, wivern ha detto:

@Claudia87 eccomi qui a commentare questo ultimo pezzo(non è chiaro se il tuo ultimo pezzo, inteso come testo, o se l'ultimo pezzo di vita della protagonista che scivola via insieme al gelato :) ) 

 

Premesso ciò (e premesso che ci ho messo mezz'ora per capire come taggarti con questa nuova configurazione del Wd, infatti sono entrato circa un milione di volte nel tuo profilo :eheh: ) non ho nulla da aggiungere rispetto a quanto già detto da chi mi ha preceduto per quanto concerne la stesura del testo. Passando al contenuto, devo ammettere che resto sempre di stucco nel leggere i tuoi scritti, trovi sempre parole, frasi, metafore, che rendono la lettura molto piacevole. Racconti con maestria emozioni, disagi, tumulti interiori. 

L'unico grave difetto di tutti i tuoi scritti è che finiscono sempre troppo presto :) ...dai su scrivi un bel romanzo.

A rileggerti. :rosa: 

Ecco appunto come si tagga? :s mamma mia...

grazie per i complimenti Wivern, mi fa molto piacere ti sia piaciuto. Per il romanzo, è il sogno della vita, ce la farò :) siamo positivi

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