Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Bango Skank

Un viaggiatore del tempo

Post raccomandati

Un viaggiatore del tempo

 

«Uh, era finito anche il latte, dici? Potevi chiamarmi, o mandare un messaggio.»

Mia sorella sorride e posa le buste della spesa sul tavolo della cucina. Io guardo lo smartphone, poi guardo lei e sospiro, scuotendo la testa. «C… ci ho pro… ato, ma…»

«Non preoccuparti, Marco» mi interrompe, abbracciandomi, «non preoccuparti. Colpa mia. Va tutto bene. Domani ti compro un telefono più semplice, ok?»

Mi lascio stringere e affondo la testa nel maglione di Elena. Sa di bucato fresco, sa di buono e di pomeriggi d’autunno lontani, passati a rincorrerci tra gli ulivi del nonno sulle colline ciociare. Sa di quando eravamo bambini e la vita sembrava un gioco da iniziare appena mamma apriva le finestre e ci urlava dolcemente di alzarci, e che la colazione era già pronta.

Si può urlare, dolcemente, poi? Forse no, ma nei miei ricordi è così: voce tonante eppure dolcissima. Quanti anni sono passati? Tanti, troppi. Anche se per me è come se fosse ieri.

Elena mi bacia sulla fronte. «Vai a lavarti le mani, così mi aiuti a preparare il pranzo. Ti va? Volevo fare la pasta coi peperoni, che dici?»

«I… ico ‘e va be… beissimo» rispondo, e mi alzo un po’ a fatica, facendole segno che ce la posso fare da solo. Ce la devo fare da solo: così ha detto la fisioterapista. Mi appoggio alla stampella e mi trascino in bagno. Mentre lavo le mani mi faccio forza e mi costringo ad alzare gli occhi allo specchio. Devo abituarmici, continuo a ripetere. Continuo a ripeterlo da mesi, ma è così difficile… è così dannatamente difficile abituarsi a questo viso da vecchio, a questo volto scavato e raggrinzito, a questi capelli che iniziano a diventare bianchi. L’unica cosa che riconosco sono gli occhi. Chissà, forse perché gli occhi sono lo specchio dell’anima, e l’anima non invecchia mai.

Già… l’anima non invecchia mai, ci diceva sempre mamma. Dio, quanto mi manca, la mamma.

Esco dal bagno e torno in cucina, piano piano. Non faccio in tempo a sedermi che si apre la porta. Entrano Stefano, il marito di mia sorella, e Alice, loro figlia. La piccola mi si butta al collo. «Zio, zio! Devo farti vedere una cosa» urla tutta contenta.

Alice ha dieci anni, quasi la stessa età che aveva mia sorella quando ebbi l’incidente. Ed è uguale a Elena. Guardo mia nipote e mi perdo in quegli occhi chiari, in quei capelli castani. E per un istante mi sembra che il tempo non sia mai passato. La stringo e la bacio.

Lei è la mia ancora, dice lo psichiatra. Un’ancora impigliata al fondale del mio passato, grazie alla quale resisto alle bufere di questo presente che non riconosco più.

Alice tira fuori un disegno. Mi riconosco nell’uomo rappresentato solo perché sotto c’è scritto: Zio Marco, il viaggiatore del tempo!

«Dovevamo disegnare il nostro eroe» fa mia nipote, «e io ho disegnato a te, che sei un viaggiatore del tempo come quelli dei film di fantascienza.»

Sorrido, ringraziando tra me e me la fantasia di Stefano, che un anno fa è riuscito a trasformare una specie di vegetale incapace di parlare e di muoversi in una sorta di supereroe. Lo zio risorto dal coma ventennale non è mai stato qualcosa di cui vergognarsi, ma un viaggiatore del tempo di cui andare fieri.

Mi ritrovo a guardare il disegno con gli occhi umidi. Arrossisco un po’ e accarezzo la testa di Alice.

«Dai Marco, dille grazie» fa mia sorella. Sa che mi vergogno a parlare davanti a mia nipote. Nonostante abbia fatto passi da gigante in questi mesi, quando sono con lei mi vergogno di questa voce che mi esce a fatica, strozzata. «La logopedista ha detto che ti devi sforzare» continua Elena. «Dai, provaci almeno.»

«’A… zzie…»

Mia nipote mi bacia, poi vola in bagno.

Dopo mangiato mi sposto in terrazza, e mi perdo in un panorama che continua ad affascinarmi, giorno dopo giorno. Ad affascinarmi e a farmi paura. Vent’anni fa da qui si vedeva solo la campagna, a valle. La statale tagliava in due campi e prati. Ora è tutto costruito. Lungo la strada ci sono ville e villette, negozi e distributori… c’è anche un centro commerciale.

Non ci accorgiamo mai dei piccoli, impercettibili cambiamenti che ci capitano davanti. Potrebbero tirar su una torre nel nostro giardino e non la noteremmo neanche, se mettessero solo un mattone al giorno. E una volta finita la guarderemmo senza notarla, come se fosse stata lì da sempre.

Ma se provassimo a guardare fuori dalla finestra e a chiudere gli occhi, per riaprirli un istante dopo sul futuro… allora sì che rimarremmo a bocca aperta.  

Sospiro, e tiro fuori dalla tasca il mio talismano.

Il ricordo di quella notte, il biglietto del concerto. Una donna scarnificata con le ali da angelo, sovrastata dalla scritta NIRVANA. Roma, Palaghiaccio, 22 febbraio ’94, c’è scritto sotto. Trentaduemila lire. Non l’ho mai visto, quel concerto. È stata la prima cosa che mi ha rubato l’incidente, seguita da 22 anni di vita.

Mi rigiro quel biglietto tra le mani e penso a Kurt Cobain, morto suicida poco dopo; io l’ho pianto solo lo scorso anno. Penso alle lire, che non ci sono più. Nuovi soldi, nuovi gruppi musicali, nuove mode.

Un nuovo tutto.

Mi sono svegliato in un mondo che è cambiato troppo in fretta. Un ragazzo di diciotto anni nel corpo di un quarantenne che non riesce neanche a usare uno smartphone, o un computer. Che bel campione di viaggiatore del tempo, che sono.

Sembra ieri che giocavo a calcetto con gli amici. Ora quegli amici non si ricordano più di me, e si sono trasferiti tutti in città. Quando Elena mi ha fatto vedere sul computer i loro profili, o come accidente si dice, ho trovato quei visi così diversi da come li ricordo da sembrarmi quasi grotteschi.

Sembra ieri che sognavo di uscire con Marta, e immaginavo come sarebbe stato bello baciarla dopo averla invitata al cinema, fresco di patente. Baciarla sotto a uno spicchio di luna silenziosa e pallida, magari, dopo aver finito la serata in collina, con la scusa di vedere le stelle.

Chissà, se solo non mi fossi sempre vergognato di fare quell’invito…  

Scuoto la testa. Cosa sarebbe cambiato, in fondo? Ora lei vive in Inghilterra, è sposata e ha due gemelli. È ingrassata, e non è più l’angelo con la faccia da bambina impertinente che ricordo.

E io? Io sono solo un quarantenne zoppo, con ancora nella testa i sogni del diciottenne che ero prima di svegliarmi. Un viaggiatore del tempo, sì. Un viaggiatore del tempo che non ha mai neanche baciato una ragazza.

Ecco, forse se avessi trovato il coraggio di invitare Marta… magari sarebbe cambiato questo piccolo particolare, e avrei il ricordo di un bacio.

«Marco, sei pronto?» La voce di Elena mi distoglie da pensieri troppo malinconici. Annuisco e mi alzo. «Ma sei sicuro che vuoi festeggiare così? Voglio dire, potremmo…»

 «N… no. ‘Osì ‘a be… ne» rispondo con convinzione. Mia sorella scrolla le spalle, sorride e mi bacia. Poi mi aiuta a mettermi in spalla lo zainetto che ho preparato stamane, e ci avviamo alla porta. Dieci minuti dopo siamo in auto, diretti alle colline.

Oggi è una data importante. Un anniversario. Anche se mi sono trasferito da Elena da meno di un mese, fa un anno esatto che mi sono risvegliato. Ma non ho voluto un pranzo speciale, o una torta. Non ho voluto regali, o festeggiamenti. Non ho voluto nel modo più assoluto che mi portassero a vedere qualcosa, a scoprire com’è cambiato il mondo. Ogni volta che usciamo o che andiamo in città mi viene il mal di testa, e mi sento come un pesce cui hanno rubato l’acqua.

No, per l’anniversario di questa nuova vita ho chiesto a Elena di accompagnarmi sulle colline, dove nonno aveva quel pezzo di terra con gli ulivi. È rimasto come allora, ha giurato mia sorella.

Ed è vero. Quando arriviamo mi ritrovo a piangere, felice. Arriviamo sotto l’ulivo più grande, apro lo zaino e tiro fuori un telo leggero, su cui ci stendiamo. Chiedo a mia sorella di abbracciarmi e mi sento felice, perché sembra che il tempo, ora, non sia mai passato.

Sono un viaggiatore del tempo, sì. E oggi sono tornato indietro di vent’anni.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

L'ho già commentato per il MI per il quale ha partecipato e quindi qui mi limito a scrivere che reputo questo racconto veramente molto bello e toccante :) 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Molto toccante. Davvero un ottimo racconto. Mi sono piaciuti molto i suoi pensieri sul tempo passato senza averlo vissuto. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Questo è il classico racconto che avrei voluto leggere. A dir poco straordinario, profondo, toccante e ben scritto. Trovo che sia un elegante invito alla riflessione. Mi sono sentito preso per mano e accompagnato in questo, tanto breve quanto intenso, viaggio nel tempo. Dopo averlo letto, ho chiuso gli occhi ed ho assaporato la magia del tempo riassunto in quest'attimo di avvolgente e coinvolgente lettura. Complimenti davvero.

 

Ringrazio @M.T. per avermi ben consigliato di leggerlo.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×