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Anna Magic

Paura dell'autocensura o di non averne

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Ecco, io temo di non riuscire a rompere tutti i tabù nel dire quello che penso e che sento. Nello stesso tempo, ho un po' paura di farlo, pur desiderandolo.

Ricordo una simpatica intervista a Carlo Lucarelli in cui gli si chiedeva se avesse mai avuto "paura che la mamma leggesse" i suoi scritti. Simbolicamente, è un po' questo.

Capita anche a voi? Come affrontate l'inibizione emotiva di fronte alla scrittura su argomenti delicati ecc.?
 

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@Anna Magic esiste la possibilità di scrivere con uno pseudonimo. Se non vuoi collegare la tua vita privata a ciò che scrivi, e i motivi possono essere svariati, è una soluzione.

Per quel che mi riguarda, la questione è sempre per chi sto scrivendo. Un forum? Una pubblicazione? Un gioco tra amici? Un carteggio privato? Questo delinea i limiti della mia autocensura. Credo che i contesti siano differenti e almeno per me, è diverso il modo di avvicinarmi a tematiche che posso ritenere sensibili.

Se parliamo di un testo che può essere letto da tutti, dove come dici vuoi toccare un tema che consideri tabù, e non vuoi sentirti giudicata da chi conosci, come ho detto sopra prova a scrivere sotto pseudonimo. Osserva come reagisce chi legge, questo potrebbe trasmetterti più familiarità con certi temi e magari in futuro darti più sicurezza nello scriverne.

 

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Dipende un po' dal tabù che si vuole infrangere e dal pubblico che intendi raggiungere.

Si è sfiorato l'argomento nel topic sulle scene di sesso, certi sono bloccati all'idea che qualcuno che li conosce pensi "uh, ma allora tizio ha questo in mente!".

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 @Anglares  certo, esistono gli pseudonimi e sono una cosa interessante :occhiluce: Ma io parlo soprattutto di censura interna, quella che ti inibisce anche quando sei solo di fronte a pagine che nessuno pubblicherà mai. Mi chiedevo se sono la sola ad averne :nuo:

@Yaxara  Sì, dell'argomento sessuale abbiamo già parlato, ti ringrazio di essere intervenuta anche qui :evvai: Per me ce ne sono degli altri, ma è probabile che siano gli stessi per tutti (paura di sembrare psicopatico/criminale/sadico/reietto ecc.). Ho visto un'intervista di Stephen King al riguardo, divertente.

 

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@Anna Magic di pensieri bizzarri ne capitano a tutti, se uno dovesse lasciar andare il proprio inconscio liberamente, probabilmente neanche si riconoscerebbe. Da questo punto di vista tutti hanno pensieri che possono ritenere imbarazzanti e dunque ecco i famosi freni inibitori. Da una parte comunicare qualcosa che va oltre il proprio senso delle cose imbarazza, dall'altra stupisce. Ognuno ha la sua soglia di discrezione a riguardo, ma è qualcosa che c'è in tutti.

 

P.S. Una cosa che non centra nulla, ho visto che leggi anche Dorfles, uno dei più illuminati conoscitori dell'arte contemporanea. 

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@Anglares Ma sì, in fondo ho aperto questa discussione per ridere di me stessa e per ricavarne eventuali aneddoti. In realtà è naturale che la scrittura diventi anche uno scavo in regioni inesplorate, che forse sono le stesse dei sogni notturni. Lo trovo un argomento affascinante e divertente, e mi pongo la sfida di superare le mie barriere. Anche se a volte mi vengono da esperienze davvero toste, non voglio definitivamente soccombere ai loro effetti.

 

(Sì, ho avuto la fortuna di incontrare Dorfles anche di persona. Eccezionale)

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Alle 11/10/2017 at 03:06, Anna Magic ha detto:

Capita anche a voi? Come affrontate l'inibizione emotiva di fronte alla scrittura su argomenti delicati ecc.?

 

No, per niente. Tu sei al servizio della storia. Se la storia ha bisogno di scene esplicite, che così sia. Privarla di quei fatti (come lo può essere il sesso o la violenza, per esempio) non la rende completa. Mancherà di qualcosa.

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@valsiwho Certo, sono d'accordo con te, infatti non amo il mio atteggiamento e sto proprio ora cercando di infrangerlo. Solo che tra il dire e il fare... Ma non mi do per vinta :))

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12 ore fa, Anna Magic ha detto:

@valsiwho Certo, sono d'accordo con te, infatti non amo il mio atteggiamento e sto proprio ora cercando di infrangerlo. Solo che tra il dire e il fare... Ma non mi do per vinta :))

 

Prova a scrivere queste scene. Se non riuscirai all'inizio non preoccuparti, arriveranno da sole. Un consiglio che posso darti è quello di leggere romanzi in cui sia il sesso, sia la violenza vengono trattati liberamente. 

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@Anna Magic Ciao Anna. Se vuoi vederla da un altro punto di vista.

Per me l'autocensura è un riflesso difensivo. Mi impedisce di scrivere troppe scemate, intendo.

Poi, come dice la reclame dell'Aids, "gli argomenti delicati, se li conosci, li eviti".

Però io non sono un engagé:P

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Ospite Andrea.Dee
Alle 11/10/2017 at 03:06, Anna Magic ha detto:

Ecco, io temo di non riuscire a rompere tutti i tabù nel dire quello che penso e che sento. Nello stesso tempo, ho un po' paura di farlo, pur desiderandolo.

Ricordo una simpatica intervista a Carlo Lucarelli in cui gli si chiedeva se avesse mai avuto "paura che la mamma leggesse" i suoi scritti. Simbolicamente, è un po' questo.

Capita anche a voi? Come affrontate l'inibizione emotiva di fronte alla scrittura su argomenti delicati ecc.?
 

 

A te non risalgono se non lo scrivi. Se fai domanda come magazziniere non collegano il tuo nome ai fatti tuoi. Se fai domanda per un posto di livello la scrittura può anche essere un valore aggiunto. Poi è ovvio che se racconti dei rapporti sessuali con le pazienti che hai incontrato quando sei stato in manicomio, ecco forse qualche datore di lavoro un po' scemo potrebbe scartarti.

Per il resto, l'arte è espressione di se stessi, se togli quello allora possiamo anche smettere.

Modificato da Andrea.Dee

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A me sembra poco pratico obbligarmi a scrivere qualcosa che poi mi metterebbe a disagio. C'è talmente tanto da scrivere che automaticamente parto da quanto mi è più congeniale. Sono il primo lettore di me stesso (e per il momento, in  attesa di un'eventuale pubblicazione, anche quasi l'unico) e so cosa non amo leggere. Le scene di sesso, per esempio, da lettore mi annoiano a morte. 

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Alle 16/12/2017 at 17:20, butch ha detto:

A me sembra poco pratico obbligarmi a scrivere qualcosa che poi mi metterebbe a disagio. C'è talmente tanto da scrivere che automaticamente parto da quanto mi è più congeniale. Sono il primo lettore di me stesso (e per il momento, in  attesa di un'eventuale pubblicazione, anche quasi l'unico) e so cosa non amo leggere. Le scene di sesso, per esempio, da lettore mi annoiano a morte. 

 

Dipende come vengono raccontate. Se le scene in questione sono scritte alla 50 sfumature di grigio, ti do pienamente ragione. Ma se hanno un fine particolare, ovvero quello di creare chiaroscuri nei personaggi o ancora meglio, descrivere la brutalità di tale scena, allora il sesso non è più 50 sfumature di grigio, bensì piccoli (e contati sulle dita di una mano) episodi in cui hanno la propria importanza narrativa. Mi viene in mente l'Arminuta, per esempio.  

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Ad essere sincera, nella vita di tutti i giorni io sono una persona molto timida e difficilmente mi apro o parlo di tutto. Sono piuttosto inibita se andiamo a vedere. Quando scrivo, invece, mi trasformo, qualunque tipo di scena la scrivo senza remore. Poi magari qualche pensiero me lo faccio su come un eventuale lettore potrebbe prenderla, ma nel momento in cui scrivo non penso al dopo, esiste solo quello che sto scrivendo 

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Alle 11/10/2017 at 03:06, Anna Magic ha detto:

Ricordo una simpatica intervista a Carlo Lucarelli in cui gli si chiedeva se avesse mai avuto "paura che la mamma leggesse" i suoi scritti.

 

Ho scritto alcune pagine scabrose su di un presbitero pedofilo del tredicesimo secolo. Il romanzo era dedicato a mio padre, persona religiosissima e  che, all'epoca, aveva la bella età di novantotto anni compiuti. Si chiamava Giuseppe ed è morto ultracentenario... Dotato di uno spiccato senso dell'umorismo, quando arrivò al brano incriminato si limitò a queste parole: la prossima volta devi scriverne una versione  ad usum Peppini...

La difficoltà di affrontare argomenti "scabrosi" non appartiene ai nostri lettori, ma a noi scrittori.

 

@L'antipatico @heightbox @JPK Dike, forse savrei dovuto dirlo a Sarinsaretta...)

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Non affrontare certi temi quando la storia lo richiede è da codardi, scriverne invece quando non sono mecessari da venditore di fumo. 

 

Noi hisogna scrivere ciò che è necessario scrivere. Personalmente ho toccato qualche tema caldo, ed è stato abbastanza traumatico. Questo in particolare ci ho solo girato attorno, ma se piove di quel che tuona, nei prossimi libri dovrò affrontarlo. 

 

Bisogna vedere cosa succede ai miei personaggi prima. 

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